Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


sabato 6 ottobre 2012

STUDENTI IN CORTEO IN TUTTA ITALIA; LA POLIZIA RISPONDE CON UNA MEGA MAGANELLATA IN TUTTA ITALIA...

05 ottobre 2012


 

Violente cariche delle forze dell'ordine contro gli studenti a Roma, Milano e Torino. Nel capoluogo piemontese, gli agenti hanno hanno fermati 15 manifestanti per essere identificati. Un fermato anche a Roma.  La manifestazione su Twitter. Guarda la FOTOGALLERY. (VIDEO)

5 ottobre, tornano in piazza in tutta Italia gli studenti e le studentesse dei licei e degli istituti tecnici, tornano in piazza contro il governo Monti e le sue politiche di austerity in una data lanciata dalla rete di collettivi studenteschi StudAut.

segui su InfoAut la diretta dalle piazze, su Twitter segui @StudAut e l'hashtag #5ott.


"Vergognosa repressione degli studenti che oggi, a migliaia, in diverse città italiane, Torino, Roma, Milano e tante altre, sono scesi in piazza contro i tagli di Profumo all'istruzione e alla formazione pubbliche - dichiara Paolo Ferrero, Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista - Aumentano le tasse in scuole e università, i costi di libri e trasporti, le strutture cadono a pezzi e la democrazia nei luoghi del sapere viene consapevolmente ridotta. Oggi siamo in piazza con gli studenti, come lo saremo il prossimo 12 ottobre, perché il mondo della formazione sta pagando un prezzo altissimo per colpa di Monti e dei “tecnici”. È scandaloso che il governo dei poteri forti invece che rispondere alle giuste rivendicazioni degli studenti mandi le forze dell'ordine a caricare i ragazzi in corteo".


"Solleva il cuore - dichiara Fabio Alberti, Segretario romano di Rifondazione Comunista - vedere migliaia di giovanissimi studenti colorare le vie di Roma in difesa di una scuola pubblica, democratica e veramente aperta a tutti. Si tratta di una importante lezione di senso civico - aggiunge - Gli studenti hanno dato un segnale a tutta la città: non bisogna rassegnarsi. Al dominio della finanza e alla abdicazione di una classe politica - conclude - i cittadini, studenti, lavoratori, devono prendere la parola e la strada. Altri devono raccogliere questo segnale. Una occasione sarà la manifestazione "no Monti" del 27 ottobre".

Dai promotori della No Monti Day solidarietà agli studenti oggi brutalmente manganellati nelle strade del nostro paese.


Il Comitato promotore della manifestazione No Monti Day, esprime piena solidarietà agli studenti che oggi a migliaia hanno manifestato in tutta Italia, contro il governo Monti e le misure di austerity imposte dai governi e dalle istituzioni finanziarie dell’Unione Europea.
Gli studenti sono stati brutalmente inseguiti e manganellati dalla polizia in diverse città, segno questo che tale era l’indicazione che veniva dal governo: stroncare sul nascere le proteste, soprattutto se vengono dalle nuove generazioni fortemente penalizzate e ipotecate sul futuro proprio dalle misure del governo Monti.
I promotori del No Monti Day sono solidali con gli studenti aggrediti e li invitano ad essere insieme in piazza il prossimo 27 ottobre alla manifestazione nazionale a Roma, con gli stessi obiettivi, con la stessa determinazione e con le stesse aspettative di cambiamento per il futuro.

Fonte:

http://www.osservatoriorepressione.org/2012/10/studenti-in-corteo-in-tutta-italia-la.html

ARTICOLI SUL 15 OTTOBRE 2011


Condanne pesantissime contro alcuni manifestanti arrestati il 15 ottobre del 2011 durante la cosiddetta manifestazione degli indignados italiani nel centro di Roma. Carlo Seppia condannato a cinque anni.

Ancora una pena spropositata comminata da un tribunale italiano nei confronti di un manifestante. Infatti i giudici della settima sezione penale del tribunale di Roma hanno inflitto cinque anni di reclusione a Carlo Seppia (di San Miniato), arrestato con l'accusa di aver contribuito "ad alimentare l'incendio" del blindato dei carabinieri preso d'assalto dai manifestanti in Piazza San Giovanni al termine della manifestazione dei cosiddetti Indignados del 15 ottobre 2011 nel centro della capitale. Su quella camionetta qualcuno scrisse con la vernice spray 'Carlo vive', ricordando quanto avvenne a Genova nel luglio del 2001.
Una manifestazione contestata dai settori più radicali del movimento perchè considerata un tentativo da parte del centrosinistra di strumentalizzare le ragioni di chi protestava non solo contro il governo Berlusconi ma anche contro le politiche di rigore e austerity imposte ai paesi europei dalla cosiddetta troika e che di lì a neanche due mesi portarono alle dimissioni forzose del governo di destra e all'instaurazione del cosiddetto governo Monti.

Una pena enorme quella inflitta dal tribunale di Roma ma che comunque è stata ampiamente ridotta rispetto ai nove anni di reclusione chiesti dal pm Francesco Minisci. Il 28enne è stato condannato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e  devastazione, in concorso con altre dieci persone. Secondo l'accusa tando al capo di imputazione, il manifestante avrebbe lanciato all'interno del blindato "del liquido infiammabile, cercando di aprire la portiera del mezzo ed incitando i correi ad avvicinarsi allo stesso veicolo, al fine di opporsi al personale dei carabinieri". Contro di lui i giudici della settima sezione penale hanno ammesso come parti civili il Comune di Roma, l'Ama, l'Atac e l'Arma dei Carabinieri.

Dopo il suo arresto, all'indomani dei fatti del 15 ottobre, un lungo elenco di gruppi sociali e politici toscani aveva sottoscritto un appello per la sua liberazione. Ne riportiamo alcuni stralci:

"Carlo Seppia non appartiene ad alcun gruppo politico: è uno dei tanti “indignati” che partecipano a manifestazioni, cortei e iniziative contro la crisi; (...) Il volto di Carlo non era coperto. Era andato da solo al corteo, girando per tutti gli spezzoni, fino a Piazza San Giovanni. Quando la foto che lo ritrae vicino al blindato in fiamme è apparsa sulla stampa, Carlo non è fuggito ma è rimasto nella sua abitazione, ha continuato la vita di sempre, ha consegnato spontaneamente lo zainetto e i vestiti indossati durante il corteo. (...) Inaccettabile è e rimane il comportamento della Polizia e dei Carabinieri che hanno caricato indiscriminatamente i manifestanti in Piazza San Giovanni, dividendo il corteo e aggredendolo con idranti e blindati lanciati a tutta velocità: un comportamento che ci riporta alle giornate di Genova 2001, e che conferma la volontà del governo di reprimere con la violenza e con il carcere il movimento anti liberista".

E' stata invece aggiornata al 19 novembre l'udienza a carico di Alessandro Pirri, un altro manifestante, accusato di aver lanciato alcuni oggetti contro le forze dell'ordine e di aver fatto parte del gruppo che incendio' un immobile del Ministero della Difesa, utilizzato dall'Esercito e dalla Guardia di Finanza, e distrusse la statua della Madonna di Lourdes prelevandola dalla Chiesa dei SS Marcellino e Pietro in via Merulana. 

Ultima modifica Giovedì 04 Ottobre 2012 19:11

Fonte:

http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/11613-15-ottobre-2011-5-anni-di-galera-a-un-manifestante


Per saperne di più dal blog di Valentina Perniciaro altri post scritti subito dopo la manifestazione del 15 ottobre 2011:

http://baruda.net/tag/15ottobre/

  

venerdì 5 ottobre 2012

FRANCESCO MASTROGIOVANNI, ANNULLAMENTO DISEGNO LEGGE SULLA TORTURA, ALBERTO PATISHTAN, WIKKI LAW. - DAL MESSICO CONTRO IL CARCERE

 3 ottobre, 2012 - 18:54


Ieri prima udienza per la morte di Francesco Mastrogiovanni, ucciso dopo essere stato legato al letto di contenzione per 85 ore. Viene annullato in parlamento il disegno di legge per inserire nel Codice penale il reato di tortura contro le forze dell'ordine. Un compagno del Nodo Solidale ci racconta delle gravi condizioni di salute di Alberto Patishtan rinchiuso nelle carceri messicane. Intervista dagli Usa con la militante abolizonista Wikki Law.

Fonte:

http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/contro-il-carcere-310


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Dal Messico per Alberto e contro il carcere:
 

http://www.10x100.it/?p=1011

giovedì 4 ottobre 2012

Nuove informazioni sul caso di Niki Aprile Gatti


Niki Aprile Gatti 

[La Tribuna] Ora nuove informazioni sulla vergogna del traffico internazionale di dati e l’omicidio di Niki Gatti . Banca Centrale mette sotto commissariamento la società finanziaria Sibi ex Sofisa sa. Dallo studio del Presidente della finanziaria, indicato come collaboratore del Sismi, fu inviato l’avvocato che assistette Gatti durante l’ultimo interrogatorio. Sibi uguale Sofisa, Sofisa uguale Oroscop, Oroscop uguale Operazione Premium, Premium uguale Niki Aprile Gatti.
Forse questa volta Banca Centrale ha l’occasione di scoprire uno dei segreti più vergognosi della storia sammarinese, quello che portò alla morte (apparentemente per suicidio, ma sul quale si nutrono fortissimi dubbi) del giovane di 26 anni che lavorava come esperto informatico alla Oroscop di San Marino. Ieri l’autorità di vigilanza, ai sensi della legge 165/2005 ha disposto la procedura di amministrazione straordinaria perla SIBI Finanziaria Spa (…)
Fra il 19 e il 23 giugno a 2008 accade però qualcosa di inquietante: sebbene in isolamento e nell’impossibilità di comunicare con chiunque, il 20 giugno Niki ricevette in carcere un telegramma inviato da casa sua in cui veniva indicato il nome dell’avvocato che avrebbe dovuto nominare perla sua difesa in sostituzione di quello che lo aveva assistito fino a quel momento. L’avvocato era collaboratore dello studio di Bologna di Umberto Guerini, noto in Repubblica per la difesa di Antonio Toniolo, e meno noto, ma ufficialmente presente quale presidente del Consiglio di Amministrazione della Sofisa, la società che nel 2009 cambiò denominazione in Sibi Finaziaria, la stessa che ieri Banca Centrale ha posto sotto commissariamento. (…)

domenica 30 settembre 2012

L'ECCIDIO DI MONTE SOLE

LA STRAGE DI MARZABOTTO 



L'eccidio di Monte Sole (noto anche come strage di Marzabotto, dal maggiore dei tre comuni colpiti) è un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste del 16mo Reparto Esplorante comandato dal Maggiore Walter Reder tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nell’area di Monte Sole in provincia di Bologna, nel quadro di un'operazione di rastrellamento di vaste proporzioni contro la Brigata Stella Rossa.

Sicuramente l’azione nasce dalla volontà del feldmaresciallo Albert Kesselring di dare un duro colpo ai partigiani della Stella Rossa e ai civili che li sostengono ma, per l’efferatezza e capillarità delle azioni contro semplici civili appare evidente che di fatto lo scopo ultimo è l’eliminazione della popolazione civile in quanto tale.
Gli italiani infatti sono visti come traditori dopo l’armistizio con gli alleati.

Il modus operandi del Reparto comandato da Reder prevede che le varie Compagnie si distribuiscano a ventaglio nella valle in modo da rastrellare tutti i nuclei abitativi e radunare gli abitanti in sacche, per poter poi facilmente procedere alla loro eliminazione fisica.

Alla fine dei sette giorni di operazione si contano 770 vittime civili, fra donne, vecchi, bambini, neonati.
Immediatamente la stampa fascista nega la strage dalle colonne de Il Resto del Carlino, additando come menzognere le voci in circolazione; solo dopo la Liberazione l'entità del massacro è stata resa pubblica.


mercoledì 19 settembre 2012

Ambientalista, pacifista e poeta: il sogno spezzato di Miccoli




Claudio, studente ventenne ucciso nel 1978 dai fascisti
9 ottobre 2011 - Antonella Cilento
Fonte: Il Mattino

Ha quest'aria serena da santo indù, o da eroe risorgimentale con barba e capelli leonini Claudio Miccoli nella foto che lo ritrae, appena ventenne. Ha già un'aria adulta, ben più adulta di chi oggi ha vent'anni, proprio com'era degli uomini in altri tempi. Serio, forse malinconico di fronte alla macchina fotografica, ma fiducioso. Ecco un pezzo di storia recente, la storia di un eroe che non voleva diventarlo.
Per quanto abusata e fuori moda sia la parola «eroe», specie in questi anni cosmetici e pubblicitari, pure ne esistono e sono assai spesso persone comuni, che compiono gesti che dovrebbero essere normali ma che l'ignavia della collettività rende straordinari. Ambientalista e pacifista in tempi in cui non era ancora una tendenza occuparsi di ambiente, nucleare e pacifismo, Claudio Miccoli è testimone per impedirci di dimenticare. In questi giorni ricorre l'anniversario della sua morte: ucciso a colpi di spranga la notte del 30 settembre 1978 e morto dopo sei giorni d'agonia in ospedale, questo ragazzo, che saliva sulle montagne di Civitella Alfedena ad osservare gli uccelli per conto del WWF, ci parla di un mondo che sembra già lontanissimo e che pure è presente nel nostro quotidiano, che lo ha, bene o male, determinato. Ci parla degli anni in cui si era fascisti o comunisti - e Claudio, anche se era su posizioni chiaramente di sinistra, non apparteneva ad alcun partito o schieramento, il pacifismo non essendo una scelta politica di alcun partito nell'Italia di allora e di oggi - e in cui gli scontri si radicalizzavano in continue violenze, una vera e propria guerra civile, eredità, è stato scritto, della mancata pacificazione dopo Salò, nonostante la fine della Seconda Guerra. Prima di essere vorticosamente assorbiti nella pappa senza senso degli ultimi vent'anni, che ha divorato idee e convinzioni per restituirne in buoni sconto da supermercato, offerte Sky, tangenti e prostituzione istituzionalizzata, la Napoli in cui cresceva Claudio Miccoli, studente del liceo scientifico «Vincenzo Cuoco», che gli ha anche intestato la Biblioteca, era al centro di mille tensioni, non diversamente da oggi.
E non diversamente da oggi, mi fa notare Francesco Ruotolo, che negli anni ha curato con attenzione e passione la memoria di Claudio, insieme al fratello minore di Miccoli, Livio, settembre era un mese caldo, quasi estivo, e la sera del sabato a Piazza Sannazaro tanti erano, come Claudio, occupati a mangiare la pizza dal ristorante soprannominato «Il Marchese». Era con amici più giovani e chiacchierava, tranquillo. Ad uno dei suoi amici spuntava dalla camicia, come a tanti in quegli anni, una copia di Lotta Continua e questo era bastato perché un gruppetto di fascisti armati aggredisse, senza alcuna ragione o provocazione, i ragazzi. Solo perché portavano una barba folta o i capelli lunghi, come li aveva Claudio, segnale certo di idee libertarie da ormai due secoli e in ogni paese dell'Occidente. Erano tutti fuggiti, anzi, Claudio si era adoperato per mettere al riparo gli amici più giovani di lui.
E poi, correndo lungo Salita Piedigrotta per andare a prendere la metropolitana e togliersi dal tafferuglio, aveva incontrato di nuovo i fascisti armati e aveva chiesto loro: ma perché professate le vostre idee con le armi? Nessuna risposta, ovviamente, salvo un primo colpo in testa. Claudio era riuscito a salire ancora verso la chiesa di Piedigrotta benché ferito, ma altri diciassette colpi l'avevano steso definitivamente. Questa storia che molti in città conoscono, per esserne stati testimoni diretti o coinvolti emotivamente dai fatti, produceva subito un'onda di dolore e una ferma volontà di ottenere rispetto. Corone, fiori, striscioni, comparvero al mattino davanti alla chiesa, dove era caduto Claudio.
La lapide, che venne posata poco tempo dopo a cura dei suoi compagni di scuola, al centro di Piazza Sannazaro, nell'aiuola spartitraffico, recitava: «A Claudio Miccoli, venti anni, uno di noi, ucciso dalla barbarie fascista. I compagni non dimenticheranno». Per anni parenti e amici si sono riuniti a ricordare intorno a questa pietra. E per anni questa lapide è stata oggetto di continue profanazioni e distruzioni.
Persino dopo il completo restauro con una nuova iscrizione («A Claudio Miccoli, vittima a vent'anni dell'intollerenza e della violenza, per non dimenticare!»), avvenuto nel 1998 con tanto di inaugurazione, una croce celtica il giorno dopo campeggiava sul ricordo di Claudio, subito ripulito.
Il processo portò alla condanna di alcuni dei responsabili, ma con pene lievissime a paragone dell'omicidio gratuitamente perpetrato. La famiglia di Miccoli ha scelto, nello spirito pacifista del figlio, di non accanirsi in ricorsi, che avrebbero comminato sicuramente pene maggiori ma non riportato in vita Claudio. Ha scelto con grande dignità e superiorità morale di portare invece nelle scuole il messaggio, da sempre scandaloso, di chi non offende e non colpisce e ama la vita, non la sopraffazione. Claudio abitava nella zona di Poggioreale, in via Lahalle, e oggi una strada gli è intestata (via Claudio Miccoli, pacifista 1958-1978), fra le torri di fronte al Cimitero del Pianto, volute a misura delle famiglie da Democrazia Proletaria: una rara lotta vinta, pacifica anche questa; che sarebbe di certo piaciuta al ragazzo che, il 4 giugno 1978 nel suo diario, pochi mesi prima di morire in modo tanto inaspettato, scriveva poesie e, con triste profezia, in una diceva: «Non ho lottato perché volevo lottare, ma perché mi ci avete costretto. Non ho colpito perché volevo colpire, ma perché sono stato colpito. Io che non volevo colpire, sono stato colpito! Non volevo lottare, e ho dovuto farlo. Non ho vinto perché volevo vincere, ma perché mi avete sconfitto».
A ricordare l'uomo e i suoi valori, anche Civitella Alfedena gli ha intestato una strada e, ancora a Napoli, nell'Istituto Leonardo da Vinci, l'aula magna gli ha dedicato uno spazio. Il Comitato Claudio Miccoli ha costruito, nel tempo, un sito Internet, pubblicato tre libri, intestato a Claudio un premio di poesia perché la memoria dei più giovani - gli adulti, in fondo, sono già persi - sia alimentata e si rafforzino convinzioni e valori umani imprescindibili. Infine, Francesco Ruotolo mi mostra alcune foto a colori - il tempo trascorso denunzia persino il supporto: le nostre polaroid sono scomparse dalla circolazione, sostituite dal digitale, rivoluzione veloce. Le foto ritraggono l'ascesa al rifugio di montagna dove Claudio s'inerpicava per osservazioni per conto del WWF. Livio Miccoli e Francesco Ruotolo, a dorso di mulo ci hanno portato una lapide. Anche su questa targa, posta in cima ad una sella di monte distante da ogni furia umana, si legge un'altra poesia di Claudio.
Gli ultimi versi sono autentico monito ai distratti e agli arroganti, quasi un'eco dei meravigliosi versi di Kavafis che incitano a non fare della nostra vita una stucchevole estranea, che chissà se Claudio conosceva ma certo interpretava con la sua disposizione matura alla meditazione e al senso della vita: «Quando salii più su, tra grida di cornacchie dicenti: noi esistiamo, che di tanto in tanto si sentivano salendo su in cima, vidi i gracchi. Essi parlavano con le loro ali: vedete, noi non siamo aria ma è come se lo fossimo, solo, noi, muovendoci, abbiamo uno scopo. Viviamo, amiamo su queste cime, il vento è nostro fratello e la pioggia non ci è nemica perché noi realizziamo unità con ciò che ci è intorno e viviamo. Non perdetevi in sciocchezze, fate così anche voi».

Fonte:

martedì 18 settembre 2012

Walter Rossi





Dal libro “In Ordine Pubblico” di autori vari – 2003 – curato da Paola Staccioli - Editore Associazione Walter Ross:

“Il clima di quello scorcio di settembre del 1977 era a Roma molto teso. Le azioni fasciste contro i militanti della sinistra si susseguono a ritmo serrato. Il 27 due studenti sono feriti a colpi di arma da fuoco all’EUR e la sera del 29 Elena Pacinelli, 19 anni, è colpita da tre proiettili in piazza Igea, luogo di ritrovo dei giovani del movimento. Per venerdì 30 viene organizzato un volantinaggio di protesta nel quartiere della Balduina. In viale medaglie d’oro i compagni di Elena, dopo aver subito un’aggressione con sassi e bottiglie partita dalla vicina sede del MSI, vedono un blindato della polizia avanzare lentamente verso di loro, seguito da un gruppo di fascisti che lo utilizza come scudo. Tra costoro c’è anche Andrea Insabato, autore nel 2000 di un attentato contro “Il Manifesto”. Dopo aver fatto fuoco contro i giovani di sinistra i missini arretrano, mentre gli agenti si scagliano su chi tenta di soccorrere Walter Rossi, 20 anni, militante di Lotta Continua colpito alla nuca. Proseguendo la corsa, il proiettile ferirà lievemente un benzinaio. Walter arriverà privo di vita in ospedale. Cortei e manifestazioni percorrono l’Italia nei giorni successivi, mentre sedi e ritrovi dei fascisti vengono devastati e dati alle fiamme. Durante i funerali 100 mila persone salutano Walter con le note dell’Internazionale.
Nessun provvedimento sarà preso nei confronti dei poliziotti presenti: 10 nel furgone blindato, 3 in una volante vicina e due o tre in borghese che si muovevano a piedi, secondo quanto dichiarato dal dirigente, dott. Falvella. Il fermo dei missini avverrà solo 1 ora e un quarto dopo gli spari. I 15 arrestati, tra i quali Riccardo Bragaglia, risultato positivo al guanto di paraffina, saranno ben presto scarcerati e prosciolti dall’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio, e in seguito da quella di rissa aggravata, contestata anche a quattro compagni di Walter. Il missino Enrico Lenaz, arrestato il 4 ottobre, tornerà libero dopo pochi giorni. Nel 1981 alcuni pentiti indicarono nei fratelli Fioravanti e in Alibrandi i possibili assassini. Cristiano Fioravanti, arrestato per appartenenza ai Nar, ammise di essere stato presente ai fatti armato di una pistola, a suo dire difettosa, fornitagli da Massimo Sparti. Attribuì ad Alessandro Alibrandi il colpo mortale e a Fernando Bardi la detenzione dell’arma omicida. In seguito alla morte di Alibrandi in uno scontro a fuoco con la polizia il procedimento penale fu archiviato. Fioravanti venne condannato a nove mesi e 200 mila lire di multa solo per i reati concernenti le armi.
La vicenda giudiziaria si è definitivamente chiusa nel 2001 con l’incriminazione di tre compagni di Walter per falsa testimonianza e il non luogo a procedere, per non aver commesso il fatto, nei confronti di Cristiano Fioravanti, che ora vive libero, sotto altro nome, protetto dallo stato.”

L’ASSOCIAZIONE
L’Associazione si è costituita nel 1997, a vent'anni di distanza dall’assassinio di Walter.
Il suo obiettivo è quello di individuare i responsabili dell’omicidio, ma anche di raggiungere la verità sulle uccisioni di altri militanti della sinistra e sulle stragi e gli attentati che hanno insanguinato il nostro paese nell’ambito di quel processo di stabilizzazione violenta del potere che si è espresso attraverso la strategia della tensione.
Una verità che deve essere innanzi tutto giudiziaria – per questo abbiamo chiesto e ottenuto la riapertura dell’inchiesta, archiviata pure se un noto pentito fascista aveva confessato di essere stato presente, armato, al momento dell’omicidio – ma anche e soprattutto storica, per rendere giustizia alla memoria di quegli anni, sconfiggere la criminalizzazione delle lotte, opporre un rifiuto al revisionismo storico che intende relegare l'antifascismo e il comunismo fra i fatti ormai superati, che ci vorrebbe uniformati e integrati in una società basata sull’ingiustizia e l’oppressione.
Per questo l’Associazione è attualmente impegnata nella proposta di un collegamento fra le varie realtà che si occupano di giustizia, verità e antifascismo, con l’obiettivo di costruire una rete di informazione e discutere la possibilità di realizzare annualmente una Giornata della verità e della memoria.

Fonte: