Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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venerdì 3 gennaio 2014

GAZA, ALTRO ATTACCO ISRAELIANO ALL'ALBA: NESSUN FERITO. MORTO GIOVANE PALESTINESE FERITO IERI.

Altro attacco israeliano all'alba: nessun ferito. Colpiti centri abitati e terre agricole. È morto il giovane palestinese ferito ieri alla gamba al confine Nord.


venerdì 3 gennaio 2014 09:34


 



 
AGGIORNAMENTO ore 10.30
È MORTO IL GIOVANE PALESTINESE FERITO IERI
Il 16enne Adnan Abu Khater, ferito ieri alla gamba dai soldati israeliani a Nord della Striscia di Gaza, a Est di Jabaliya, è morto oggi per le ferite riportate.

dalla redazione

Gerusalemme, 3 gennaio 2014, Nena News - Gaza si è svegliata all'alba di questa mattina con il suono degli F16 israeliani: l'aviazione ha lanciato una serie di bombardamenti dopo il lancio di un missile dall'enclave palestinese verso lo Stato di Israele, che non ha provocato danni.

Secondo l'esercito israeliano, le bombe avrebbero colpito "un'infrastruttura terroristica nel centro di Gaza e tre siti di lancio missili a Nord". Non ci sono notizie di feriti o morti nell'attacco.

Secondo fonti palestinesi, i bombardamenti hanno invece colpito un terreno agricolo vicino al campo profughi di Al-Maghazi, la città di Beit Hanoun e un altro quartiere a Est della Striscia.

Ieri, un giovane palestinese è stato ferito alla gamba dal fuoco aperto da un soldato israeliano al confine Nord della Striscia: secondo l'esercito, stava tentando di danneggiare la rete di divisione. Non è certo la prima volta che contadini e giovani palestinesi vengono feriti da cecchini posizionati al confine, dietro l'accusa di danneggiamento del Muro o della rete di divisione. Molto più spesso si tratta di residenti nella cosiddetta "buffer zone", zona cuscinetto lungo il confine tra Gaza e Israele, che si avvicinano per coltivare la terra o utilizzare i propri appezzamenti di terreno, intrappolati tra il muro e la buffer zone.

Violenze che proseguono, dopo l'uccisione la vigilia di Natale di una bambina di soli 4 anni e di un uomo, in risposta alla morte di un operaio che lavorava alla rimessa in sesto del muro di separazione, crollato a causa delle intense piogge. Violenze che si aggiungono allo stato di grave emergenza in cui versa Gaza da settimane: la mancanza di carburante - dovuta alla chiusura imposta sia dalle autorità israeliane che da quelle egiziane - ha ridotto al minimo l'elettricità, disponibile oggi per solo 4/5 ore al giorno, contro le 8 precedenti la crisi energetica.

Mancanza di corrente elettrica significa malfunzionamento di ospedali, sale operatorie e reparti di terapia intensiva, significa malfunzionamento delle pompe di raccolta dell'acqua nelle strade con il conseguente allagamento di interi quartieri. A metà dicembre oltre 10mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e trovare riparo nelle scuole dell'UNRWA e nelle stazioni di polizia. Nena News













Fonte:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=94469&typeb=0&Piovono-bombe-su-Gaza

sabato 7 dicembre 2013

TEST A TRAPANI BIRGI DEI NUOVI DRONI SQUALO

Sabato, 07 Dicembre 2013 17:34

 Di

 Antonio Mazzeo

 

Test a Trapani Birgi dei nuovi droni squalo
 
La Sicilia poligono sperimentale dei velivoli senza pilota destinati ai futuri scacchieri di guerra. Le società Piaggio Aereo Industries e Selex Es riferiscono di aver utilizzato a novembre la base del 37° Stormo dell’Aeronautica militare di Trapani Birgi per i test di volo del dimostratore P.1HH DEMO, il nuovo aereo a pilotaggio remoto realizzato nell’ambito del programma denominato “HammerHead” (Squalo Martello). Il drone è decollato da Birgi per la prima volta il 14 novembre sorvolando sul Mediterraneo per circa 12 minuti alla quota di 2.000 piedi e a una velocità di 170 nodi. Le operazioni sperimentali sono state condotte da un team congiunto Piaggio - Selex con il supporto del personale militare dello scalo siciliano. Nella sua breve attività aerea, il dimostratore è stato scortato da due caccia-addestratori MB.339 dell’Aeronautica militare. Ai test sperimentali hanno contribuito pure la Marina militare e l’Esercito. Un mese prima, infatti, il drone era stato trasferito in Sicilia a bordo della nave da sbarco “San Marco” dopo un ciclo di prove effettuato sulle piste dell’aeroporto di Decimomannu (Sardegna). Il velivolo fu imbragato nel porto di Cagliari da un elicottero CH-47 dell’Esercito italiano e successivamente posizionato sul ponte di volo della “San Marco” diretta a Trapani.
 
“Questo genere di programmi ad elevato contenuto tecnologico determina significative ricadute sull’acquisizione di competenze dell’industria italiana”, ha spiegato l’ufficio stampa del ministero della Difesa. “L’adozione e l’integrazione di tecnologie all’avanguardia a livello mondiale consentiranno un sensibile sviluppo  della capacità di controllo d’area, rendendo possibile la monitorizzazione simultanea ed in tempo reale di un’area di centinaia di Km quadrati, ampliando notevolmente le capacità operative e lo spettro dei possibili servizi fornibili dai sistemi a pilotaggio remoto”. L’Aeronautica militare guarda con particolare interesse allo sviluppo del velivolo prodotto da Piaggio Aereo Industries. Nel giugno 2013, il generale Claudio Debertolis, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, ha dichiarato che lo “squalo martello” potrebbe essere chiamato a sostituire i velivoli senza pilota Reapers, utilizzati dalle forze aeree in Afghanistan e Pakistan e da qualche mese pure nel Canale di Sicilia nell’ambito dell’operazione anti-migranti “Mare Nostrum”. Debertolis ha aggiunto che l’Italia potrebbe ordinare una decina di questi nuovi droni e che gli stessi potrebbero essere dotati di sistemi missilistici o bombe. “I P.1HH sono abbastanza grandi da poter ospitare armi al loro interno”, ha dichiarato il generale. Da drone-spia il velivolo diverrebbe così un drone-killer, consentendo così all’Aeronautica italiana di intervenire in Africa e Medio oriente con un micidiale sistema di morte. “Siamo intenzionati a inviare una lettera d’intenti ad altri paesi partner per promuovere il velivolo”, ha aggiunto il generale Claudio Debertolis. Secondo l’amministratore delegato di Piaggio Industries, Alberto Galassi, lo “squalo martello” è pure il migliore candidato per il programma dell’Unione europea di sviluppo di un prototipo MALE (medium-altitude and long-endurance), cioè in grado di volare a medie altitudine e per lungo tempo.
 
Il P.1HH “HammerHead” è la versione senza pilota del bimotore P.180 prodotto dalle officine Piaggio e utilizzato in ambito civile e militare da numerosi paesi al mondo. Con un’apertura alare di 15,5 metri, il drone può raggiungere la quota di 13.700 metri e permanere in volo per più di 16 ore. La missione è gestita da una stazione di terra, collegata attraverso un centro di comunicazione in linea di vista e via satellite che consente il controllo remoto dei sistemi di navigazione dell’aeromobile. Il velivolo è stato dotato da Selex ES (gruppo Finmeccanica) di torrette elettro-ottiche, visori a raggi infrarossi e radar “Seaspray 7300”. L’azienda italiana ha pure realizzato le apparecchiature di gestione e controllo del velivolo e del segmento di terra, sulla base del sistema SkyISTAR ideato - come specifica Selex - per “svolgere missioni di pattugliamento; intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR); individuare target puntuali e rispondere alle diverse minacce che spaziano dagli attacchi terroristici all’immigrazione illegale, alla protezione delle zone economiche esclusive, alle infrastrutture e siti critici”.
 
L’annuncio del primo volo sperimentale dello “squalo martello” da Trapani Birgi è stato fatto in occasione del Dubai Airshow 2013, la fiera internazionale del settore aereo, civile e militare, tenutasi recentemente negli Emirati Arabi Uniti. Dal 2006 Piaggio Industries è controllata in buona parte da Mubadala Aerospace, società aerospaziale della Mubadala Development Company, holding finanziaria del governo di Abu Dhabi e partner del colosso Lockheed Martin (il produttore dei controversi cacciabombardieri F-35 e del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS della Marina militare USA) e di Alenia Aermacchi (Finmeccanica) per realizzare i 48 velivoli d’addestramento M343 acquistati dagli Emirati. A fine novembre 2013, Mubadala Aerospace ha accresciuto la sua quota in Piaggio Aereo dal 33 al 41% a seguito di un aumento di capitale di 190 milioni di euro circa. Contestualmente anche Tata Ltd., società con sede a Londra ma dipendente dal gruppo indiano Tata, ha portato al 44,5% il proprio controllo azionario di Piaggio, mentre l’investitore italiano Piero Ferrari è cresciuto dall’1 al 2%. A vendere, il fondo d’investimento HDI, passato dal 33 al 12,5%.
 
Negli Emirati, Piaggio Aereo ha pure avviato una partnership strategica con Adasi (Abu Dhabi Autonomous System Investments), holding finanziaria con sede ad Abu Dhabi, per sviluppare un nuovo aereo pattugliatore multiruolo per missioni di sorveglianza (Mmppaa - Multirole Patrol Aircraft). L’accordo del valore di circa 100 milioni di euro prevede la progettazione e la realizzazione di due prototipi entro la fine del 2014. Nonostante l’industria aerea sia ormai in mano quasi esclusivamente a capitali arabi e indiani, il contratto è stato inserito nell’ambito dei programmi di cooperazione militare Italia-Emirati Arabi Uniti.
 
Il nuovo velivolo sarà destinato a missioni di sorveglianza aerea, pattugliamento terrestre, costiero e marittimo e persino a comunicazioni d’intelligence. L’Mmppaa avrà un’autonomia di volo di 10 ore, un raggio operativo di oltre 6.100 km, una velocità di crociera di 650 km all’ora e verrà equipaggiato con un radar di ricerca e sensori elettrottici ed infrarossi.
 
 
 
Fonte:
 

domenica 7 aprile 2013

OP ISRAEL 2.0: ATTACCATI CENTINAIA DI SITI ISRAELIANI

Sabato 06 Aprile 2013 23:56 

Attacchi Ddos, leaks di informazioni segrete e violazione di migliaia di account Facebook sionisti. Anonymous risponde così alla  violazione della tregua da parte di Israele dopo che in settimana Gaza è stata bombardata dagli F-16 israeliani.

op-israelAnnunciata un mese fa da rumors, tweet, post in rete ed anticipata dalla clamorosa azione ai danni del Mossad messa in atto dalle crew RedHack e Sector404, la seconda fase di #OpIsrael ha preso il via alle 16 di oggi, diverse ore prima che scoccasse l'ora X del count down (inizialmente prevista per la mezzanotte del 7 aprile).
 «Oggi è il primo giorno in cui molte cose cominceranno a cambiare. In un modo o nell'altro». È questo il messaggio (lanciato dall'account Twitter @Op_Israel) che ha dato via al walzer di tango down a cui sono stati sottoposti diversi network militari ed istituzionali di Tel Aviv. Un volume di fuoco intensissimo che fino a questo momento ha investito una quantità imprecisata di obiettivi: alcune fonti in rete parlano di 1300 siti defacciati. Altre, più caute, riportano numeri più bassi ma ugualmente significativi: sono almeno un centinaio, tra agenzie governative, banche e forze armate, i server finiti nel mirino. La lista degli obbiettivi è lunga: fra questi la Knesset, l'home page del primo ministro, quella della polizia  e del ministero delle infrastrutture nazionali.  Ma il vero piatto forte è un altro ovvero i 19000 account Facebook israeliani di cui le crew di hacker, almeno una ventina quelle coinvolte, hanno preso possesso: una ritorsione messa in atto come risposta alla recente chiusura di diversi profili di attivisti filo-palestinesi. Sono stati inoltre divulgati diversi leaks ottenuti in seguito a delle azioni di hacking: una di queste è quella del Latin Hack Team che ha violato i database del sito israelmilitary.com, il sito ufficiale di forniture militari dell'Israel Defence Force. Come risultato sono finiti on-line centinaia di numeri di carte di credito appartenenti a membri dell'esercito israeliano ed alcuni documenti secretati (la cui attendibilità non è però al momento dimostrata).
 L'account Twitter @Op_Israel è in continuo aggiornamento e si contano a decine i comunicati di rivendicazione che accompagnano ognuna di queste singole azioni. Il primo ad essere reso disponibile on-line è arrivato in forma di video: una press-release caricata su Youtube dove Anonymous ha spiegato le ragioni per cui ha interrotto la tregua, siglata il 21 novembre 2012 al termine dell'aggressione israeliana a Gaza (tregua a cui il network di hacktivisti si era fino a questo momento ufficialmente uniformato). Nel video si afferma che le ostilità nei confronti dello spazio digitale israeliano sono riprese a causa dell'atteggiamento di Tel Aviv verso il popolo palestinese: tra i motivi scatenanti, oltre alla violazione del cessate il fuoco di mercoledì notte (quando Gaza era stata nuovamente colpita dalle bombe degli F-16 con la stella di David), nel comunicato vengono citati anche le torture ed i maltrattamenti imposti ai prigionieri palestinesi nelle carceri sioniste, l'embargo su Gaza ed il moltiplicarsi degli insediamenti dei coloni nella West Bank.
 Questa prima fase di #OpIsrael 2.0, forse perché annunciata con largo anticipo, non ha però colto del tutto impreparati gli amministratori dei network governativi e militari israeliani i quali, pur limitandosi ad un atteggiamento di difesa passiva, sono riusciti a contenere i danni. In alcuni casi infatti i siti istituzionali colpiti sono stati ripristinati in pochi minuti. È ancora presto dunque per dire quale sarà il risultato di questa partita.


Fonte:
 

http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/7400-opisrael-20-attaccati-centinaia-di-siti-israeliani 

giovedì 31 gennaio 2013

ATTACCO ISRAELIANO CONTRO SIRIA, DAMASCO CONFERMA

Il raid aereo avvenuto la scorsa notte e' avvenuto ad una quindicina di km da Damasco e ha distrutto un centro ricerca militare e ucciso 2 persone.


mercoledì 30 gennaio 2013 17:06




 


Gerusalemme, 30 gennaio 2013, Nena News - Damasco conferma l'indiscrezione riferita da fonti diplomatiche occidentali all'agenzia di stampa britannica Reuters di un attacco compiuto la scorsa notte, intorno alle 2, dall'aviazione israeliana sul confine tra Libano e Siria. Obiettivo non un convoglio di armi diretto in apparenza al movimento sciita Hezbollah bensi' un centro ricerca militare ad una quindicina di km da Damasco.

Altri particolari non sono noti ma è certo, lo confermano anche rappresentanti della sicurezza di Beirut, che almeno 12 caccia con la Stella di David sono entrati nello spazio aereo libanese in tre ondate successive.

La notizia del raid aereo e' giunta dopo che ieri il capo dell'aviazione israeliana, il generale Amir Eshel, aveva lanciato l'allarme sulla presunta minaccia rappresentata dall'arsenale siriano mentre il regime di Bashar Assad starebbe precipitando nel caos. «Non possiamo permetterci di aspettare che scoppi una guerra» aveva affermato Eshel, lasciando intendere che Israele non attenderà che Hezbollah entri in possesso di armi più sofisticate, non necessariamente chimiche.

E' passata solo una settimana dalle elezioni legislative israeliane ma del quadro politico interno e dell'inizio delle consultazioni da parte del capo dello Stato Shimon Peres si parla ben poco. Ormai si parla solo di crisi siriana e del programma nucleare iraniano. Si respira di nuovo un'atmosfera di guerra imminente. Nena News




Fonte:

lunedì 14 gennaio 2013

Gaza, 14 gennaio 2009

14/01/2009

Di Vittorio Arrigoni:
 
Il mio pezzo per Il Manifesto di oggi:
 



Dal mare non più i suoi generosi frutti, nulla dell’amore per i suoi flutti che rispecchiano il cielo, solo la morte portata in dote da navi da guerra che arano il suo spettro liquido. Del mare proviamo a fare ancora corridoio salvifico, una breccia su questa terra martoriata, confiscata e imprigionata, stuprata in ogni suo palmo, ridotta ad un cimitero per salme che non trovano riposo. Da qualche giorno anche i funerali sono diventati target di attacchi dell’aereonautica israliana, come se i palestinesi uccisi meritassero un’ulteriore punizione anche da morti. Se un corridoio umanitario stenta a schiudersi per venire in soccorso ad una popolazione ridotta allo stremo delle forze, ci penserà la “Spirit of Humanity,” una delle nostre barche targata Free Gaza Movement. Salpata oggi da Larnaca, Cipro, cercherà di condurre sino al porto di Gaza, oltre a tonnellate di medicinali, una quarantina fra dottori, infermieri, giornalisti, parlamentari europei, attivisti per i diritti umani, rappresentanti di 17 diverse nazioni. Esseri veramenti umani, come me, come i tanti in Italia che mi testimoniano la loro indignazione, disposti a rischiare la vita piuttosto che continuare a restare seduti e ignavi nel salotto buono di casa, dinnanzi ad un televisore che rimanda solo una minima parte del massacro che ci sta affliggendo.
Il 29 dicembre i miei amici ci provarono con la “Dignity”, furono attaccati dalla marina israeliana che tentò di affondarli, lanciato l’SOS dovettero rifugiarsi in Libano coi motori in avaria e una falla nello scafo. Per puro caso non ci furono feriti gravi in quell’occasione, ci auguriamo che domani siano rispettate le loro vite e i diritti umani. 
Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria innaturale perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione. Una popolazione disperata che non trova più il pane e il latte per nutrire i suoi figli. Che non piange neanche più i suoi lutti perchè anche agli occhi è stata imposta una ferrea dieta. Il mondo intero non può ignorare questa tragedia, e se lo fa, non includeteci in questo mondo.  Ogni giorno invochiamo le forze che ci governano affinchè fermino questo genocidio in corso, per domani mattina chiediamo solo che la nostra piccola imbarcazione approdi a Gaza con il suo carico di compassione, pace, amore, empatia, che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani, e qualsiasi altro popolo del pianeta. Il mare come àncora di speranza, il mare come meta di distruzione.
Secondo l’agenzia di stampa Ma’an, e la Reuters conferma, gli Stati Uniti stanno per rifornire di 300 tonnellate di armi Israele, tramite due navi cargo in partenza dalla Grecia. Armi e una grande quantità di esplosivo e detonatori, tutto il necessario per spianare la Striscia da migliaia delle sue abitazioni. Sono già 120 mila gli sfollati da Gaza a Jabalia, ma i più, compresi diversi miei amici, non si sono mossi, non sanno dove rifugiarsi.
Giornalisti, dottori e becchini. Sono le professioni che lavorano di più qui a Gaza, senza sosta ormai da 16 giorni. Gli avvoltoi, oltre i caccia bombardieri, preoccupano e fomentano disprezzo, specie quelli che fino a ieri sedevano sulla stessa sedia del compianto Arafat, e ora anelano a venire a riprendersi il trono sulle ceneri di quel che di Gaza sarà.
Siamo giunti a 923 vittime, 4.150 i feriti, 255 i bambini palestinesi orribilmente trucidati. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Gira voce che Olmert avrebbe fatto sapere ai suoi che il raggiungimento di 1.000 vittime civili è il termine ultimo per arrestare questa brutale offensiva infanticida. Un pò come succede alla Vucciria di Palermo, dove i quarti di manzo goccialano sangue all’aperto, e si contratta la carne un tanto al chilo.
Le apparizioni di Ismail Haniyeh sullo schermo sono seguitissime dai palestinesi della Striscia. Non si può parlare di tregua senza contemporaneamente prefissare una fine dell’assedio. Continuare ad assediare una Gaza ridotta in macerie, non permettere il confluire di viveri e medicinali, impedire la fuoriuscita di malati e di feriti, significa condannarla ad una più lunga agonia. Questo il sunto delle parole del leader di Hamas, pronunciate stasera, che fanno breccia nell’opionione pubblica gazawi. Il discorso di un leader che avrebbe potuto fuggire a ripararsi altrove, e invece è rimasto qui a prendersi le bombe in testa come chiunque altro. Queste mie prose odierne sono state troncate sul nascere, dalla solita telefonata intimidatoria che ordina l’evacuazione prima di un bombardamento. Mi trovo nel palazzo dove risiedono i principali media internazionali, fra gli altri, Al Jazeera, Ramattan e Reuters. Abbiamo dovuto staccate i pc dalle pareti, precipitarci giù per le scale e riversarci in strada, dove con gli occhi incollati al cielo cerchiamo di scorgere da dove giungerà il fulmine distruttivo. Questa notte non ci saranno telecamere e reporters a documentare il massacro di civili, aleggia il fondato sospetto che le vittime innocenti saranno più del solito. Ancora per strada fisso Alberto e gli strizzo un’occhio, si avvicina e gli sussurrò in un orecchio se ritiene plausibile che le telefonata intimidatoria sia stato un segnale per noi due soli, dopo la scoperta di un sito statunitense di estrema destra che ci ha messo una taglia sulla testa: “ALLERTARE I MILITARI DELL’IDF PER COLPIRE L’ISM.
Numero da chiamare se localizzate i covi di Hamas con i membri dell’ISM. Dall’America chiamate 011-972-2-5839749. Da altri paesi non digitare lo 011. Aiutateci a neutralizzare l’ISM, che è ormai parte integrante di Hamas sin dall’inizio della guerra. BERSAGLIO ISM #1 PER LE FORZE AEREE ISRAELIANE E TRUPPE DI TERRA DELL’IDF: INVITO ALL’OMICIDIO DI VITTORIO ARRIGONI (FOTO SOTTO) CHE ATTUALMENTE ASSISTE HAMAS A GAZA.”. Dal sito “stoptheism.com”.
Non prendetevi la briga di visitarlo ne tantomeno di linkarlo ai vostri siti. E una testimonianza sociologica da tramandare ai posteri. Analizzando questi tempi, il futuro pronuncerà la sua sentenza inappellabile, di come l’odio fosse il sentimento più puro, e il livore verso il diverso muovesse eserciti e fosse il collante di intere masse di uomini,. Non è necessario che i miei detrattori e chi mi vorrebbe martire compongano quel numero, l’esercito israeliano sa benissimo dove trovarmi anche stanotte, sto sopra le ambulanze dell’ospedale Al Quds in Gaza City. 

Restiamo umani.

Vittorio Arrigoni


Fonte:

martedì 8 gennaio 2013

Gaza, 9 gennaio 2009

09/01/2009



Il dentifricio, lo spazzolino, le lamette e la mia schiuma da barba. I vestiti che indosso, lo sciroppo per curarmi una brutta tosse che mi affligge da settimane, le sigarette comprate per Ahmed, il tabacco per il mio arghilè. Il mio telefono cellulare, il computer portatile su cui batto ebefrenico per tramandare una testimonianza dell’inferno circostante. Tutto il necessario per una vita umile e dignitosa a Gaza, proviene dall’Egitto, ed è arrivato sugli scaffali dei negozi del centro passando attraverso i tunnel. Gli stessi tunnel che caccia F16 israeliani hanno continuato a bombardare massicciamente nelle ultime 12 ore, coinvolgendo nelle distruzioni le migliaia di case di Rafah  vicini al confine. Un paio di mesi fa mi sono fatto sistemare tre denti malconci, alla fine dell’intervento ricordo che ho chiesto al mio dentista palestinese dove si procurava tutto il materiale odontotecnico, anestetico, siringhe, corone in ceramica e ferri del mestiere, sornione, il dentista mi aveva fatto un cenno con le mani: da sotto terra.
Non vi è alcun dubbio che attraverso i cunicoli sotto Rafah passavano anche esplosivo e armi, le stesse che la resistenza sta impiegando oggi per cercare di arginare la temibile avanzata dei mortiferi blindati israeliani, ma è poca cosa rispetto alle tonnellate di beni di consumo che confluivano in una Gaza ridotta alla fame da un criminale assedio. Su internet è facile reperire foto che documentano come anche il bestiame passava per i tunnel al confine con l’Egitto. Capre e bovini addormentati e imbragati venivano fatti calare in un pozzo egiziano per riemergere da quest’altra parte e rifornire Gaza di latte, formaggi e carne. Anche i principali ospedali della Striscia si approvvigionavano clandestinamente al confine. I tunnel erano l’unica risorsa che ha consentito alla popolazione palestinese di sopravvivere all’assedio; un assedio che qui, ben prima dei bombardamenti, causava un tasso di disoccupazione del 60%, e  costringeva l’80% delle famiglie a vivere di aiuti umanitari.
I nostri compagni dell’ISM a Rafah ci descrivono l’ennesimo esodo a cui stanno assistendo. Carovane di disperati che su carretti trainati da muli o sopra mezzi di fortuna stanno lasciando le loro case dinnanzi all’Egitto. Copione già visto, i giorni precedenti erano piovuti dal cielo volantini che intimavano l’evacuazione, Israele mantiene sempre le sue minacce, ora stanno piovendo bombe. Gli sfollati di oggi passeranno la notte da parenti, amici e conoscenti a Gaza. Nessuno si fida più ad andare ad affollare le scuole delle Nazioni Unite, dopo il massacro di ieri a Jabalia. Moltissimi però non si sono mossi, non hanno alcun posto dove riparare. Passeranno la notte pregando un Dio che li scampi alla morte, dato che nessun uomo pare interessarsi alle loro esistenze. Finora sono 768 i morti palestinesi, 3.129 i feriti, 219 i bambini ammazzati.
Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. A Zaytoun, quartiere a Est di Gaza city, le ambulanze delle Croce Rossa hanno potuto accorrere sul luogo di una strage solo dopo diverse ore, dietro coordinamento dei vertici militari israeliani. Quando sono arrivati, hanno raccolto 17 cadaveri, e 10 feriti tutti appartenenti alla famiglia Al Samoui. Una esecuzione perfetta, nei corpicini dei  bambini morti, è possibile notare non schegge di esplosivo, ma fori di proiettile. Le ultime due notti negli ospedali di Gaza city sono state più tranquille del solito, abbiamo soccorso decine di feriti e non centinaia. Evidentemente dopo la strage della scuola di Al Fakhura l’esercito israeliano ha sfondato il budget quotidiano di morti civili da offrire in pasto ad un governo assetato di sangue in vista delle imminenti elezioni. Abbiamo sentore che già da stanotte torneranno a riempire gli obitori fino a far scoppiare.
A sirene spiegate continuiamo a scortare negli ospedali donne gravide, che partoriscono prematuramente. Come se la natura, la conservazione della specie, induca queste madri coraggio ad anticipare la messa al mondo di nuove vite per sopperire al crescente numero di morti. Il primo vagito di questi neonati, quando sopravvivono, sovrasta per un attimo il boato delle bombe. Leila, compagna dell’ISM, ha chiesto ai figli dei nostri vicini di casa di scrivere dei pensieri sull’immane tragedia che stiamo vivendo. Questi alcuni stralci dei loro temi, gli orrori della guerra osservati da uno sguardo puro e innocente, quello dei bambini di Gaza:
Da Suzanne, 15 anni: “La vita a Gaza è molto difficile. In realtà non si può descrivere tutto. Non possiamo dormire, non possiamo andare a scuola o studiare. Proviamo molte emozioni, a volte abbiamo paura e ci preoccupiamo perché gli aerei e le navi colpiscono 24 ore su 24. A volte ci annoiamo perché durante il giorno non c’è elettricità, e la notte ce l’abbiamo solo per circa quattro ore, e quando c’è, guardiamo il notiziario in TV. E vediamo bambini e donne feriti o morti. Così viviamo l’assedio e la guerra.”
Da Fatma, 13 anni: “E’ stata la settimana più difficile della mia vita. Il primo giorno eravamo a scuola, a dare l’esame del primo trimestre, poi sono iniziate le esplosioni e molti studenti sono stati uccisi o feriti, e gli altri sicuramente hanno perso un parente o vicino. Non c’è elettricità, cibo o pane. Che possiamo fare – sono gli israeliani! Tutti nel mondo festeggiano il nuovo anno, anche noi lo festeggiamo, ma in modo diverso.”
Da Sara, 11 anni : “Gaza vive in un assedio, come in una grande prigione: niente acqua, niente elettricità. La gente ha paura e non dorme la notte, e ogni giorno nuove persone vengono uccise. Fino ad ora, più di 700 sono state uccise e più di 3.000 ferite. E gli studenti davano gli esami del primo trimestre, così Israele ha colpito le scuole, il Ministero dell’educazione, e molti ministeri. Ogni giorno la gente chiede quando finirà, e aspettano altre navi di attivisti come Vittorio e Leila.”
Da Darween, 8 anni “Sono un bambino palestinese e non lascerò il mio paese così avrò molti vantaggi perché non lascerò il mio paese e sento il rumore di razzi così non lascerò il mio paese!.”
Meriam ha quattro anni. I suoi fratellini le hanno chiesto: “Cosa provi quando senti I razzi?” E lei ha detto: “Ho paura!”, e subito è corsa a nascondersi dietro le gambe del papà.
Gaza è tristemente avvolta nell’oscurità da dieci giorni, solo negli ospedali ci è concesso ricaricare computer e cellulari, e guardare la televisione con i dottori e i paramedici in attesa di una chiamata di soccorso. Ascoltiamo i boati in lontananza, dopo qualche minuto le reti satellitare arabe riferiscono esattamente dove è avvenuta l’esplosione. Spesso ci riguardiamo sullo schermo trarre fuori dalle macerie corpi, come se non bastasse averli visti in diretta. Ieri sera col telecomando sono capitato su una televisione israeliana. Davano un festival di musica tradizionale, con tanto di soubrette in vestiti succinti e fuochi artificiali finali. Siamo tornati al nostro orrore, non sullo schermo, ma sulle ambulanze. Israele ha tutti i diritti di ridere e cantare anche mentre massacra il suo vicino di casa. I palestinesi chiedono solo di morire di una morte diversa, che so, di vecchiaia.

Restiamo umani.

Vittorio Arrigoni


mercoledì 2 gennaio 2013

Gaza, 2 gennaio 2009

Dal blog http://guerrillaradio.iobloggo.com di Vittorio Arrigoni:


02/01/2009
 Il mio articolo per Il Manifesto di oggi:

angeli a pezzi

Il nuovo anno è subentrato a quello vecchio con gli stessi auspici di morte e desolazione, elevati alla massima potenza distruttiva. Mai viste così tante bombe crollare attorno a casa mia, dinnanzi al porto. Un'esplosione a meno di 100 metri, ha scosso violentemente i 7 piani del mio palazzo, facendolo oscillare come un pendolo impazzito. Per un momento abbiamo temuto venisse giù, i vetri delle finestre sono scoppiati tutti. Momenti di panico, ho pregato iddio che il nostro edificio fosse stato costruito con criteri antisismici, ben conscio della mia effimera illusione, Gaza poggia su di una striscia di terra che non trema. Il terremoto qui è innaturale, si chiama Israele. Sarà per questo che i governanti occidentali, così compassionevoli e caritatevoli, lesti nel mettersi una mano sul cuore e l'altra nel portafoglio, spesso per propaganda personale, quando si tratta di versare parole e fondi in soccorso delle popolazioni colpite da catastrofe naturali, dinnanzi a questa di catastrofe innaturale, progettata  a tavolino in ogni suo minimo dettaglio a Tel Aviv mesi fa, si mettono una mano dinnanzi agli occhi e all'altra a pararsi l'orecchio, e sembrano non prestare attenzione alle strazianti urla di dolore di corpi innocenti fatti a brandelli senza pietà. Disinteressarsi della costante  e progressiva distruzione di moschee (e siamo già ad 8), scuole, università, ospedali, decine e decine di edifici di civili. Proseguo nella mia disperata ricerca, di quegli amici che non rispondono più al mio telefono. Ahmed l'ho rintracciato a casa sua, una delle poche ancora in piedi, nel centro del quartiere Tal Alhawa di Gaza city, attorniata da uno scenario apocalittico che ricorda tanto il quartiere sciita di Beirut, dopo la pioggia di bombe del 2006, bombe di stessa fabbricazione e provenienza di quelle ci stanno cadendo addosso in questi giorni. Ahmed sta bene, i suoi familiari pure, ma sua madre se l'è vista davvero brutta sabato. E' un insegnante della scuola Balqees  delle Nazioni Unite, quel giorno si è trattenuta in aula più del consueto, è stata la sua salvezza. Molti suoi studenti in attesa alla fermata dei bus, sono rimasti seppelliti dalle macerie prodotte dalle esplosioni. Una bomba è caduta sull'auto di Ahmed, una utilitaria verde pistacchio, la stessa con cui giusto la sera prima scorazzavamo in cerca di pane in una città in cui la farina viene venduta a peso d'oro. Rafiq invece alla fine l'ho rintracciato al telefono, la sua voce cavernosa sembra provenire da un pozzo senza fondo, un cunicolo di tristezza e disperazione per aver appena appreso della morte di tre dei suoi migliori amici, durante l'attacco al porto.
In uno degli ultimi caffè aperti a Gaza, che riforniscono di caffeina e connessione internet, bombe ed energia elettrica permettendo, ho mostrato dallo schermo del mio laptop ad un paio di amici, amaramente sorridendo, la notizia di un morto e 382 feriti.
Non il computo delle vittime dei lanci di "razzi" Qassam su Israele di ieri, che fortunatamente non hanno fatto registrare alcun morto, ma i numeri della strage compiuta dai nostri botti di fine anno in Italia. Quelli di Hamas sono dei pivelli, ho detto ai miei amici, se credono di guerreggiare contro Israele con i loro giocattolini artigianali. Dovrebbero andare a scuola a Napoli per confezionare dei razzi veramente mortiferi, nei quartieri spagnoli si assemblano fuochi d'artificio ben più esplosivi dei qassam gazawi.
Intendiamoci, come pacifista e non violento aborro in maniera più totale e convinta qualsiasi attacco di palestinesi contro israeliani,
ma quaggiù siamo stanchi di sentire la cantilena che questa strage di civili è stata innescata di Israele in risposta ai lanci dei modesti "razzi" artigianali palestinesi. Per inciso, dal 2002 sino ad oggi i  qassam su Israele hanno prodotto 18 morti, qui sabato in una manciata di ore di civili morti negli ospedali ne abbiamo contati più di 250.
Chiedo conto agli avventori del caffè della tregua proposta dall'unione europea e cassata da Israele, che evidentemente possiede ampie scorte di materiale bellico nei magazzini militari da smaltire, scuotono tutti la testa.
Tregua c'è mai davvero stata, prima di questo feroce attacco su una popolazione inerme?
Solo nel mese di novembre, l'esercito israeliano ha fatto fuori ben 17 palestinesi (43 in tutto dall'inizio della..."tregua")
E ancora prima di allora, l'assedio criminale imposto a Gaza aveva prodotto più di duecento vittime fra i malati palestinesi. Malati con le carte in regola per essere ricoverati in ospedali all'estero ma impossibilitati a muoversi per la chiusura dei confini. L'assedio criminale israeliano aveva distrutto l'economia già precaria, provocando più del 60% di disoccupazione, costringendo l'80% delle famiglie palestinesi a vivere di aiuti umanitari. Aiuti che stentavano a filtrare oltre la cortina di ferro tesa da Israele attorno alla più grande prigione a cielo aperto del mondo: Gaza.
Da quel caffè alla fine abbiamo poi dovuto evacuare, e a gambe levate.
E' giunta l'ennesima  telefonata di minaccia: il locale sarebbe stato bombardato entro pochi minuti.
I crimini contro l'umanità di cui si macchia Israele in queste ore non conoscono limiti, e davvero pochi paragoni.
Ieri al campo profughi di Jabalia caccia F16 hanno lanciato missili contro un'ambulanza, sono morti un dottore, Ihab El Madhoun, e il suo infermiere di fiducia, Mohamed abu Hasira.
Per questa ragione oggi, noi, internazionali dell'ISM, abbiamo indetto una conferenza stampa dinnanzi alle telecamere di una delle televisioni palestinesi più popolari. Per informare Israele che da stanotte salteremo sulle ambulanze per dare una mano nei soccorsi, sperando che la nostra presenza, in quanto internazionali, funga da minimo deterrente a questi sanguinari crimini.
Anche se Israele mostra di non aver alcuna remora in questi giorni a massacrare civili, semmai una remora l'abbia mai avuta.
A volte quando ci troviamo fra di noi i discorsi si fanno molti cupi, è probabile che alla fine di questa massiccia terrificante offensiva,
qualcuno di noi andrà ad annoverare il drammatico conto dei morti, degli scomparsi.
Non ci pensiamo, andiamo avanti. 
Se il mondo "civile" tace e volta ignobilmente le spalle dinnanzi a questa tragedia, noi che ci consideriamo ancora umani, membri di una sola stessa famiglia che è l'umanità intera, faremo di tutto per fermare questa emorragia, occorre far presto, è un'emergenza.
restiamo umani
Vik
Vittorio Arrigoni


Fonte:





giovedì 27 dicembre 2012

QUATTRO ANNI FA PIOMBO FUSO, ARRIVA A GAZA "BENVENUTI I N PALESTINA"

In questo giorno quattro anni fa i cacciabombardieri israeliani si alzarono in volo e colpirono a varie ondate la Striscia di Gaza. Oltre 200 morti in un solo giorno.


adminSito
giovedì 27 dicembre 2012 10:11


Gaza, 27 dicembre 2012, Nena News - Nel quarto anniversario dell'inizio dell'offensiva israeliana «Piombo Fuso» (che durò dal 27 dicembre 2008 fino al 21 gennaio 2009), una delegazione della Freedom Flotilla Italia è arrivata al Cairo da dove raggiungerà, forse già oggi Gaza, nell'ambito della quarta missione internazionale «Benvenuti in Palestina», che comprende anche rappresentanze di molti paesi, tra queste delegazioni francesi, belghe, irlandesi, statunitensi ed una rappresentanza egiziana.

L'obiettivo è quello di testimoniare la solidarietà degli italiani alla popolazione di Gaza.

La delegazione - che include anche l'italiano di origine ebraica Marco Ramazzotti Stocken, già a bordo dell'imbarcazione a vela «Estelle» fermata lo scorso ottobre dalla Marina militare israeliana mentre navigava verso Gaza - ha in programma incontri all'ospedale «Al Awda» di Jabalia e con varie strutture che fanno capo all'ong progressista «Union of Work Health Committees» (che opera sia a Gaza che in Cisgiordania sui terreni dell'intervento sanitario, sociale e culturale), con il «Palestinian Center for Human Rights», con l'associazione «Ghassan Kanafani» e con le associazioni dei pescatori e dei contadini, oltre che con esponenti della sinistra politica palestinese.

Il rientro al Cairo è previsto il 2 gennaio. Nena News
 
Fonte:

domenica 18 novembre 2012

DUE BAMBINI PALESTINESI SONO STATI UCCISI A SEGUITO DI UN BOMBARDAMENTO ISRAELIANO: SALE A 48 IL NUMERO DELLE VITTIME


ORE 2:12

Due bambini palestinesi sono stati uccisi a Beit Lahya a seguito di un bombardamento israeliano. Sale a 48 il numero dei morti palestinesi.

ORE 01:56
Le Brigate Al-Qassam realizzano un video in cui il loro portavoce Abu 'Obeida, mette in guardia le forze israeliane dell'invasione via terra a Gaza. Ecco i passi salienti del discorso:

"Israele ha sbagliato, sta giocando col fuoco, sta sottovalutando la nostra potenza. L'uccisione del nostro leader non fa altro che aprire una nuova vittoria per noi. Faremo cadere i muri e libereremo il nostro popolo dal sionismo. Mercoledì 14 novembre, abbiamo fatto scoppiare molte sorprese che il nemico non è stato in grado di prevedere. Ci sono state più di 900 lanci di missili. La nostra risposta è stata dieci volte più grande di quella che abbiamo avuto durante Piombo Fuso. Abbiamo abbattuto aerei, abbiamo spaventato la popolazione e per la prima volta abbiamo raggiunto Tel Aviv. E abbiamo raggiunto anche la nostra capitale Gerusalemme e siamo riusciti a colpire importanti obiettivi. Abbiamo raggiunto anche un'importante sede militare a Gush Etzion, e altri luoghi come Ashqelon e Ber Sheva. Per la prima volta nella storia della resistenza siamo riusciti a far cadere un aereo militare F16 nelle acque di Gaza. Abbiamo anche fatto cadere un aereo di ispezione, abbiamo utilizzato il nuovo missile M75 e anche i missili Fajr di nostra produzione. Abbiamo sorpreso il nemico. Non è la nostra ultima azione, è solo l'inizio di una serie di azioni che faremo. Apriremo una maledizione che perseguiterà i sionisti. La scelta dei sionisti di entrare a Gaza via terra non ha senso perché Hamas ha dei missili che possono colpire a tre chilometri di distanza. Se durante la guerra di Gaza abbiamo resistito 22 giorni, ora possiamo resistere ancora di più. Di sicuro i vostri soldati non sono in grado di sopportare una lotta così lunga. Se avete il coraggio dite quali sono state le vostre vere perdite. Lancio un appello alla comunità islamica e a tutto il mondo arabo: non si tratta solo di una battaglia per Gaza ma per la Palestina e tutto il mondo arabo. Ci saranno altre sorprese".

 

Fonte:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41323&typeb=0 




lunedì 12 marzo 2012

DIVENTANO 23 LE VITTIME PALESTINESI DELL'AGGRESSIONE ISRAELIANA




 

Gaza – Speciale InfoPal. Nel bombardamento israeliano che questa mattina ha colpito la Striscia di Gaza, anche un uomo e la figlia sono rimasti uccisi.
I loro corpi sono stati rivenuti dai soccorsi a distanza di qualche ora dal raid che ha devastato il nord di Gaza, ma anche altre zone ad est e ad ovest del territorio palestinese assediato.
Mohammed al-Hasoumi, di 65 anni e la figlia 30enne sono stati ritrovati senza vita nei pressi della scuola Tal az-Za’tar.
Sale a 23 il numero dei palestinesi assassinati dalla furia omicidia di Israele scatenata da venerdì scorso contro la Striscia di Gaza.

Fonte: 


©  Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it

domenica 11 marzo 2012

16 MORTI E 30 FERITI A GAZA DAGLI ATTACCHI ISRAELIANI



Nelle ultime 24 ore, in tutta Gaza, gli attacchi aerei israeliani hanno ucciso 16 palestinesi, e ne hanno ferito altri 30.
Un Raid aereo israeliano ha ucciso almeno una persona e ne ha ferite altre 2 a Rafah, nel sud della striscia di Gaza. La loro moto è stata colpita da un missile sparato da un drone.
Le ultime morti sono state causate da droni israeliani che hanno sparato missili a Khan Younis uccidendo Abu Mansour Nusaira e Hussein Hamad questa mattina.
Le truppe israeliane hanno aperto il fuoco contro il corteo funebre di alcuni delle persone uccise la scorsa notte. Hanno sparato e ferito 4 persone al cimitero.
Ieri notte aerei da guerra israeliani hanno colpito il consiglio legislativo palestinese, e 3 persone sono state uccise in questo attacco ...
16 persone sono state uccise, e oltre 20 feriti finora in una serie di attacchi aerei. Molti siti e luoghi sono stati presi di mira lungo tutta la striscia di Gaza.
In un raid aereo nel centro di Gaza città la scorsa notte, un missile ha colpito un garage in Yarmouk Street. 4 persone sono rimaste ferite in questo attacco.
Un altro raid gli aiuti destinati ad una casa nel nord di Gaza.
In un comunicato la responsabile della politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton, ha detto che il blocco "sta seguendo con preoccupazione la recente escalation di violenza a Gaza e nel sud di Israele".
"Sono molto da deplorare le perdite di vite civili. E 'essenziale evitare un'ulteriore escalation e invito tutte le parti a ristabilire la calma. "
Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha condannato i razzi lanciati verso Israele dalla Striscia di Gaza in rappresaglia per gli omicidi.
Clinton ha detto in un incontro con il leader dell'opposizione Tzipi Livni a New York che "Israele ha il diritto di difendersi"
Anche la Francia ha chiesto moderazione e un ritorno alla calma in una dichiarazione rilasciata dal portavoce del ministero degli esteri Bernard Valero.
Parigi si è detta "molto preoccupata per il nuovo episodio di violenza a Gaza e nel sud di Israele", tanto più che i civili sono a rischio, dice la nota.
"Condanniamo il lancio di razzi e le conseguenze umanitarie di questa violenza e deploriamo le vittime civili", ha aggiunto.
L'Egitto, Sabato ha condannato l'aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza, chiedendo a Israele di porre immediatamente fine agli attacchi aerei che hanno causato la morte di almeno 15 palestinesi da Venerdì.
Il ministro degli Esteri Mohamed Kamel Amr ha detto che "l'Egitto è profondamente allarmato" per gli attacchi israeliani e chiede che si fermino immediatamente.
Ieri pomeriggio, un aereo israeliano F16 ha attaccato un'auto nel distretto di Tal el Hawa provocando la morte di due palestinesi, e lasciandone uno gravemente ferito. Una delle due vittime era Mahmoud Hanani, una delle 1.000 persone liberate nel recente scambio di prigionieri. Mahmoud aveva 44 anni ed è stato il segretario generale del Comitato della Resistenza palestinese.
I nomi dei 15 palestinesi uccisi tra gli abitanti di Gaza nelle ultime 24 ore:
Zuhair Al-Qaysi, 49 anni e suo genero Mahmoud 44 anni Hanani.
Yahya Dahshan 27,
Mohammad Haraha, 24
Obid Al-Gharabliu, 22
Hazem Qureqi, 22
Shadi Seeqali, 27.
Fayeq Sameer, 28
Motasem Hajjaj, 22
Ahmad Hajjaj, 22
Moahamd Al-Mogari, 25.
Mahmoud Nejam, 22
Moahamamd Al-Ghamri, 26
Hussain Barham, 51
Kamala Nusirah, 21

Mahdi Abu Shawish
Fonte:

gazatvnews.com
In the past 24 hours, across Gaza, Israeli airstrikes killed 16 Palestinians, and injured 30 others. Fresh Israeli air raids kills at least one person

lunedì 13 febbraio 2012

A GAZA I CACCIA ISRAELIANI UCCIDONO UN UOMO E FERISCONO IL FIGLIO.

Dalla pagina Facebook di  Rosa Schiano Stay Human
Ieri sera caccia israeliani hanno attaccato più zone nella Striscia di Gaza, tra cui l'zona est di Gaza city. Qui un uomo è morto, Abed Alkareem Azaitoonia, 71 anni, e suo figlio di 22 è gravemente ferito. L'uomo lavorava come guardiano in una fattoria di animali e si trovava all'interno quando un missile ha colpito la fattoria. La fattoria è distrutta e la maggior parte degli animali sono morti. Oggi alcuni ragazzi cercavano di raccogliere il mangime fra le macerie per quei pochi animali rimasti. Israele nei suoi comunicati dice di aver colpito obiettivi militari. Gli obiettivi colpiti stanotte, come anche nelle altre recenti incursioni, sono obiettivi civili. Guardate le immagini e diffondete, il mondo rimane in silenzio.