Giovedì 26 Gennaio 2012 08:15
di
Sergio Cararo
I fascisti ci riprovano e la “nota agenzia”
Adn/Kronos gli dà ampio spazio. Rovesciare la storia della strage
dell’Italicus dell’agosto 1974 e addossare la colpa…al PCI!! La fonte?
Il fascista Mario Tuti, accusato della strage, killer nero fuori e
dentro le carceri italiane che si è fatto sdoganare dai "democratici".
Un vergognoso tentativo di manipolazione della storia.
Un vergognoso servizio della “nota agenzia” Adn/Kronos,
ieri è rimbalzata in diverse redazioni. Vi proponiamo il servizio così
come riportato dall’agenzia. Il nostro punto di vista lo troverete alla
fine di questo strampalata e vergognosa operazione di “rovesciamo
storico”.
Scrive l’Adn(Kronos di mercoledì 25 gennaio:
La strage dell'Italicus? ''E' l’unica dove ci sono molti e
concordanti indizi su una commistione tra servizi segreti deviati e,
questa volta, non i soliti partiti governativi, o il Movimento
Sociale…ma il Partito Comunista''. Parola di Mario Tuti, che per
quell'eccidio che il 5 agosto del 1974 fece 12 morti e una cinquantina
di feriti è stato processato, condannato e poi assolto.
Ma questa
non è la sola rivelazione dell’uomo nero del terrorismo neofascista
degli anni Settanta. In un'intervista rilasciata a Pino Casamassima e
pubblicata sul blog di Ugo Tassinari '”Fascinazione'', Tuti mette in
relazione la bomba esplosa all’uscita di una galleria di San Benedetto
Val di Sambro sul treno partito da Roma e diretto al Brennero con
l'omicidio di Alceste Campanile, dietro la quale, sostiene, ''ci sono
implicazioni innominabili''. Su Campanile, dice l'ex terrorista, la
verità, ''quella vera, porta dritto dritto all’Italicus''.
Insomma,
secondo Tuti, ricostruisce Casamassima, nell’attentato all’Italicus
sarebbe coinvolto il Pci, e Alceste Campanile sarebbe stato soppresso
''perché sa troppo e non ci si può fidare di uno come lui, fra l’altro
eccessivamente esuberante ed esposto a Reggio Emilia''.
Per
sostenere questa Tuti porta alcuni elementi a sostegno della sua tesi,
che, a suo avviso, vengono a comporre un puzzle che lascia poco spazio
ai dubbi. ''Nel corso del processo in cui ero imputato - racconta -
venne fuori un biglietto della polizia di Reggio Emilia che facendo
riferimento ad una fonte confidenziale, e quindi protetta anche di
fronte alla magistratura, riproponeva per la strage dell’Italicus una
pista legata ad ambienti dell’intellighenzia di sinistra di quella
città, e che era già stata indicata all’inizio delle indagini, ma poi
lasciata cadere''.
''Quando le persone indicate in quel biglietto
furono chiamate a testimoniare, una di queste, tale Scolari, docente
nella facoltà frequentata da Alceste, e dirigente del Partito Comunista,
si suicidò durante la notte, impiccandosi e lasciando un biglietto
molto confuso, in cui ricordava appunto la sua dedizione al partito e
l’angoscia per la citazione a testimoniare'', sottolinea l'ex terrorista
secondo cui ''alla base di quel gesto estremo doveva esserci qualcosa
di molto grave e sporco''. Anche perché, sottolinea, ''tutti i giornali e
i telegiornali diedero ampio rilievo alla notizia. Non solo, ma lo
stesso processo per l’Italicus venne sospeso perché il pubblico
ministero era corso a Reggio Emilia per consultarsi coi suo colleghi''.
Poi, ''quel biglietto coi nomi è sparito''.
''I risultati sono sotto
gli occhi di tutti - aggiunge - Furono prese le misure necessarie per
far cadere ogni cosa: infatti, nessuno menzionò più l’episodio di
Scolari e, se ci fai caso, quella dell’Italicus è la strage meno
ricordata di tutte'' perché ''è l’unica dove ci sono molti e concordanti
indizi su una commistione tra servizi segreti deviati'' e ''partito
comunista''. D'altra parte, aggiunge, ''quando un colonnello dei
carabinieri si prende senza battere ciglio una condanna a 4 anni per
proteggere la loro 'traduttrice' iscritta al partito comunista, nonché
compagna di un resistente greco, come l’Aiello…''.
Per Tuti, dunque,
ricomponendo il ''puzzle che comprende il suo professore suicida, il
biglietto del padre in cui coinvolgeva appartenenti al Pci,
l’oscuramento mediatico di quella strage, il colonnello dei carabinieri
e, infine, le plurime e discordanti confessioni di Bellini'' emerge
chiaramente ''la storia vera dell’Italicus e di Alceste Campanile''.
Tornando
alla pista nera dell’Italicus, l'ex terrorista racconta: ''Dopo la mia
assoluzione nel processo di primo grado, come richiesto anche dallo
stesso pubblico ministero e dalle parti civili delle vittime, che non
conclusero contro di noi - a parte le parti civili istituzionali come il
comune di Bologna, il cui avvocato, Montorsi, ex ufficiale dei
carabinieri, sarà poi indagato insieme a Gelli -, in Appello, dopo le
dichiarazioni dei cosiddetti pentiti neri, vale a dire Calore,
Vinciguerra, Bonazzi, Izzo: tutti concordi nell’escludere non solo la
mia colpevolezza per la strage, ma anche il semplice coinvolgimento coi
servizi o la massoneria, venni invece condannato! Formidabile, no?''.
E
aggiunge: ''Mentre dopo l’assoluzione per l’Italicus venni mandato nei
cosiddetti 'braccetti della morte' che erano il grado estremo di durezza
repressiva in Italia, tipo Guantanamo per intenderci, stranamente, dopo
la condanna in Appello per un delitto così grave e infamante, venni
mandato nel miglior carcere d’Italia: Porto Azzurro! Quasi una sorta di
scambio, che, implicitamente, mi diceva: “tieniti la condanna, tanto da
qui con un paio d’anni di buona condotta esci...”.

Quella che avete appena letto è la “marchetta” dell’Adn/Kronos al fascista Mario Tuti e ai suoi sdoganatori "democratici".
Dal 20 febbraio 2004 Mario Tuti è in regime di semilibertà nel
carcere di Civitavecchia dove deve rientrare la sera per dormire. A
decidere il nuovo regime carcerario dell'ex terrorista nero, condannato a
due ergastoli per tre omicidi e a 14 anni di reclusione per la rivolta
di Porto Azzurro, è stato il Tribunale di Sorveglianza di Firenze. Ora
Tuti lavorerà in una comunità di recupero di tossicodipendenti a
Civitavecchia e resterà consulente dell'Arci di Livorno, con cui ha
collaborato negli ultimi tre anni per la realizzazione di prodotti
multimediali. Il 20 gennaio 2000 il tribunale di sorveglianza di Milano
aveva dichiarato inammissibile l' istanza di semilibertà presentata dal
terrorista di destra. L'1 dicembre 2001, di nuovo, il tribunale di
sorveglianza di Firenze respinge la richiesta di semilibertà, ritenendo
necessario sperimentare prima la strada della concessione di permessi.
Il 28 dicembre 2002, Tuti esce di nuovo, in permesso di 4 ore, e visita
il museo "Fattori" di Livorno accompagnato dall'ex militante di Prima
Linea Marco Solimano, presidente della sezione livornese dell'Arci. La
causa della scarcerazione di MarioTuti sarà perorata anche da Luigi
Manconi.
Chi è MarioTuti, pezzo da novanta del terrorismo fascista in Italia?
Ma
chi è il fascista Mario Tuti? Era un noto fascista di Empoli. Tuti
viene arrestato il 28 luglio 1975 per l'omicidio di due poliziotti,
uccisi mentre perquisivano la sua abitazione, nell'ambito di un
'inchiesta sul Fronte nazionale rivoluzionario (di aperta ispirazione
fascista). Il Fronte Nazionale Rivoluzionario venne fondato da Mario
Tuti nei primi mesi del 1972 ed era attivo soprattutto in Toscana: Il
Fnr si rifaceva al fascismo “rivoluzionario” e agli ideali della
Repubblica Sociale Italiana. Rappresenta un punto di rottura tra la
vecchia guardia del fascismo golpista e la nuova generazione che punta
adopporsi anche con le armi al sistema. La formazione si sciolse in
seguito alla perquisizione e al ritrovamento dell'arsenale del gruppo a
casa dello stesso Tuti nel 1975, che si conclude con l'uccisione di due
agenti di polizia e con la fuga di Tuti, il quale verrà poi arrestato
sei mesi dopo. Condannato all'ergastolo, durante la detenzione nel
carcere di Novara uccide Ermanno Buzzi, un altro fascista riconosciuto
colpevole per la strage di Brescia (maggio 1974) e ritenuto un delatore.
Condannato per l'attentato ai treni della linea Firenze-Roma e per
quello all'Italicus, Tuti viene assolto in appello per il primo e, per
il secondo, la cassazione confermerà l'assoluzione della corte d'assise
di appello.
L’attentato sul treno Italicus dell’agosto1974 (12
morti) viene rivendicato con un volantino dall’organizzazione militare
fascista Ordine nero che proclama: “Giancarlo Esposti è stato vendicato.
Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le
bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come
ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia
sotto una montagna di morti”. Giancarlo Esposti era un fascista che era
stato ucciso il 30 maggio 1974 dai carabinieri in un campo paramilitare
a Pian Del Rascino, nelle montagne sopra Rieti. La polizia era
informata da tempo che Mario Tuti fosse un fascista con progetti
chiaramente eversivi e una donna aveva addirittura dichiarato a un
giudice che l'autore della strage dell’Italicus era proprio lui.
Risultato: la denuncia venne archiviata e la donna mandata in casa di
cura come mitomane. Il giudice che aveva raccolto e insabbiato la
dichiarazione si chiamava Mario Marsili ed era…. il genero di Licio
Gelli, il gran venerabile della loggia P2. Solo all'inizio del '75 viene
emesso un mandato di cattura contro Mario Tuti, che però riesce a
sfuggire all'arresto. Aspetta che i tre poliziotti andati per arrestarlo
suonino alla porta e poi spara loro addosso uccidendone due e ferendo
il terzo. Tuti riesce ad espatriare, prima ad Ajaccio e poi sulla Costa
azzurra. La polizia francese lo rintraccia a Saint-Raphael dove ha luogo
di nuovo uno scontro cruento, al termine del quale il killer fascista
viene arrestato.
Il contesto del 1974: quel plumbeo clima da colpo di stato
La
ricostruzione storica di un personaggio come Mario Tuti, rilanciata
dall’Adn/Kronos e dalla “fascisteria”, rovescia completamente il
contesto politico della strage sul treno Italicus arrivando a sostenere
che sia stato il Pci a organizzare l’attentato sul treno. Durante il
1974 ed anche nell’agosto di quell’anno, il Pci e la sinistra
rivoluzionaria italiana avevano ben altri problemi di cui preoccuparsi:
il clima da colpo di stato che è aleggiato nel paese durante buona parte
del 1974. Chi ha vissuto quel periodo lo ricorda bene perché ha dovuto
dormire fuori in casa diverse notti. Chi è più giovane è bene che
sappia.
I reduci del tentato golpe di Borghese del dicembre 1970
infatti non erano stati bloccati dalle autorità ed erano andati avanti
fino a tutto il 1974 nel programmare piani d’attacco contro il sistema
istituzionale. Queste manovre si svolgono prevalentemente a Roma, dove
il gen. Miceli, capo dei servizi segreti, aveva avuto qualche sentore
dei movimenti di Borghese, e dove nella trama cospirativa s’è trovata
traccia di cattolici legati ad ambienti del Vaticano e di individui
collegati alla P2, come denunciato alla magistratura romana dal
Ministero dell’interno Taviani nel 1974 e 1975. Si è anche parlato di un
golpe di destra che si sarebbe dovuto realizzare a Roma proprio
nell’agosto 1974 dopo la strage dell’Italicus, ma che poi viene
accantonato a seguito delle dimissioni in quell’agosto del presidente
americano Nixon.
Paolo Emilio Taviani, democristiano, membro di
Gladio e all’epoca ministro dell’Interno così descrive in sede di
Commissione Parlamentare sulle stragi l’allarme sul clima da colpo di
stato nel 1974:
“Debbo fare un cenno, sia pure breve, del falso
allarme nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1974. Quella notte io
dormii nella scuola della Pubblica sicurezza di Moena. Poco prima delle
quattro mi chiamò al telefono il Capo di Gabinetto: avvertiva che
circolavano strane voci a Roma di possibile colpo di Stato. Cinque
minuti dopo mi ritelefona che forse si trattava di falso allarme.
Chiamai il Vice capo della polizia. Mi disse che erano balle: una voce
proveniente dallo Stato Maggiore dell'Esercito. Poco dopo il Capo di
Gabinetto confermò: falso allarme. All'alba mi chiamò Rumor. Lo
rassicurai. Mi disse che gli aveva telefonato Nenni: che alcuni
socialisti erano andati a dormire fuori casa. Il falso allarme era
derivato da un equivoco: alcuni alti ufficiali della Scuola di guerra di
Civitavecchia si erano ritrovati a cena a Santa Marinella. Avevano
discusso sul problemi finanziari dei quali dovevano riferire al loro
Ministro. C'è da osservare ancora oggi come il clima fosse pesante. Non
somigliava a quello del Cile prima dell'avvento di Pinochet? La guardia
forestale di Borghese, rientrata in caserma dal Ponte Mollo, non
ricordava il colpo di Stato operetta di Santiago precedente quello vero?
Riconobbi tuttavia di aver commesso un errore a condurre con me in
Trentino il Capo della polizia. Da allora egli restò sempre a Roma
quando io mi spostavo fuori dalla capitale” (resoconto audizione
Commissione Stragi del 1/7/1997)
Un anno prima, nell’estate 1973, era stato scoperto il piano golpista
della Rosa dei Venti. Coinvolti ufficiali dell’esercito e dei
carabinieri italiani e ufficiali in servizio presso le basi Nato del
Nordest. Nel dicembre 1973 viene dichiarato lo stato d’allerta nelle
caserme italiane. Il 28 maggio 1974 c’è strage alla manifestazione
sindacale antifascista in piazza della Loggia a Brescia. Il 4 agosto
1974 c’è la strage dell’Italicus. Impossibile invece fare qui un elenco
completo delle aggressioni fasciste, degli assalti, dei piccoli
attentati, degli accoltellamenti…
In questo clima, il 14 novembre 1974 Pasolini firma sul Corriere
della sera un articolo intitolato “Che cos’è questo golpe?”. Scrive
Pierpaolo Pasolini “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che
viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a
sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della
strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili
delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i
nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti
ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime
stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più
recenti…».
Un documento riservato dell’ambasciata degli Stati Uniti in Italia
Un documento riservato e ufficiale nel carteggio tra l’ambasciata in
italia e il Dipartimento di Stato Usa, rivela cose interessanti.
L’ambasciatore Usa in Italia, Volpe, è a colloquio con due importanti
notabili della DC: Bernabei (allora presidente della Rai) e Bartolomei
(capogruppo),entrambi strettissimi collaboratori di Fanfani. I tre
discutono della situazione politica italiana e tutti si dicono
preoccupati dell’impatto delle misure di austerity sul paese e del fatto
che un eventuale opposizione dei sindacati e del Psi alle misure
antipopolari, agevoli l’ingresso del Pci nel governo che non veniva più
ritenuto un tabù anche da settori degli industriali. Nei mesi
precedenti c’era stata la strage fascista a Brescia e la sconfitta del
blocco moderato-rezionario nel referendum per il divorzio.
L’ambasciatore Volpe evidenziò come anche le vicende del terrorismo
neofascista che avevano insanguinato l’Italia negli ultimi mesi
erano
considerate da Bernabei perlopiù come espedienti che rischiavano di
dare maggiore potere contrattuale al Pci. «In più – riportò
l’ambasciatore – [Bernabei] sostenne che i recenti casi di terrorismo in
Italia giocavano direttamente a favore dei comunisti. Le pressioni
combinate della sconfitta referendaria, dell’attività terroristica
attribuita ai neofascisti, e la pressione dei sindacati stanno tutte
lavorando insieme per spingere alcuni leader
economici (e.g., Agnelli
e altri industriali del Nord) ed alcuni (non specificati) leader dei
partiti repubblicano e liberale così come molti del Psi a concludere che
un governo di “Salvezza nazionale” a sei partiti sia l’unica via
d’uscita. Comunque, entrambi i collaboratori di Fanfani esitarono
nell’indicare importanti democristiani che potrebbero favorire un
soluzione di questo tipo”.
(Fonte: Document Number: 1974ROME07690; Draft Date: 05 JUN 1974; C O N F I D E N T IA L; FM AMEMBASSY ROME TO SECSTATE WASHDC 5174; Subject: FANFANI COLLEAGUES VIEW ITALIAN STITUATION DARKLY; Drafter: n/a. Firmato Volpe. Cfr. in appendice: Documento 18)
Infine, ma non per importanza, l'uccisione del giovane di sinistra
Alceste Campanile a Reggio Emilia, sempre nel 1974, non c'entra
assolutamente niente con la vicenda dell'Italicus. Ci sono state
innumerevoli inchieste ufficiali e ufficiose con polemiche feroci anche
negli ambienti del Pci reggiano ed emiliano, ma in nessuna occasione -
anche quelle più controverse - è mai venuto fuori nessun collegamento
con la vicenda della strage dell'Italicus. La ricostruzione di Tuti è
surreale e del tutto strumentale, un pò come quella che sostiene che
Mussolini fosse un "grande statista".
Fonte: