Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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giovedì 17 ottobre 2013

Mare monstrum

Scritto da Giulio Marcon, il manifesto | 16 Ottobre 2013  


SBARCHI
L'iniziativa militare-umanitaria Mare Nostrum ha finalità ambigue e tutte da verificare. Lo spiegamento di navi da guerra e velivoli di vario genere nel Mediterraneo sembra avere un duplice e contraddittorio scopo: soccorrere - come dice Letta - i profughi e gli immigrati delle carrette del mare e - come dice Alfano - il controllo delle frontiere. Tanto è vero che il vicepremier ha dichiarato: non è detto che se interviene una nave italiana porti i migranti in un porto italiano.
Il messaggio è chiaro. Il soccorso italiano potrebbe essere finalizzato solamente a riportare a "casa loro" i migranti. E quali saranno le "regole di ingaggio" delle navi, delle fregate e dei pattugliatori nell'esercitare, come dice Alfano, un «effetto deterrente con la possibilità di intercettare i mercanti di morte»? Ancora non è dato di sapere. E la questione delle regole di ingaggio non è di poco conto, visto come andarono le cose nel marzo 1997 quando la corvetta Sibilia (impegnata in analoga opera di pattugliamento nel Canale di Otranto) speronò la Kater I Rades, provocando oltre 100 vittime tra i migranti albanesi. Cosa significa avere un «effetto deterrente» e «intercettare i mercanti di morte»? Il rischio di nuovi incidenti è all'ordine del giorno. Che poi il governo pensi di portare avanti questa iniziativa raccordandosi con le autorità dei paesi di provenienza delle navi ci mostra tutto il carattere velleitario dell'operazione: si pensi a cosa voglia dire raccordarsi con il governo libico colluso con i trafficanti di migranti.
La miscela di comportamenti militari e afflato umanitario (a loro copertura) produce sempre effetti nefasti e ambigui e l'esperienza del passato, tra guerre umanitarie e imperialismo democratico, ci dimostra tutta l'ipocrisia di politiche belliciste e in questo caso securitarie che camuffano da buoni sentimenti interventi ispirati a pure logiche di potenza, di chiusura e egoismo nazionale. Colpisce poi come l'impostazione di un'iniziativa come questa riproponga il solito approccio: la riduzione di un dramma sociale e umano a problema di sicurezza. Lo stesso meccanismo che porta alla criminalizzazione del disagio sociale e al sovraffollamento delle nostre carceri di immigrati e di tossicodipendenti per piccoli reati che dovrebbero essere depenalizzati o affrontati in altro modo.
Invece di questa esibizione militar-umanitaria, il governo avrebbe fatto meglio ad affrontare i nodi veri del dramma dei migranti del mediterraneo: creare un corridoio umanitario per le navi, cancellare il reato di clandestinità e quello di favoreggiamento per chi - come i pescherecci siciliani - si è trovato spesso nel dilemma se aiutare o meno le barche dei migranti in difficoltà. Ma quello che, al fondo, sarebbe necessario è un cambio di rotta nelle politiche sulle migrazioni: accanto all'abrogazione della Bossi Fini, una politica positiva fondata sull'accoglienza, l'integrazione, la cooperazione internazionale.
Questa iniziativa, se prevarrà l'impostazione umanitaria, potrebbe portare aiuto e sollievo a tanti migranti. Se invece sarà l'approccio securitario e militarista a avere la meglio, allora il Mediterraneo rischia di trasformarsi in un Mare Monstrum per chi lo deve attraversare, con il terrore di essere speronato dalla corvetta di turno o di essere riportato indietro, magari negli stessi paesi in cui si rischia di tornare nelle mani dei "signori della guerra" o dei dittatori di turno. È una prospettiva da evitare: bisogna riportare nei porti le navi da guerra e le corvette e mettere in campo politiche di accoglienza e di rispetto dei diritti umani.



giovedì 29 agosto 2013

"E ora chiamatemi imperialista amico dei tagliagole": una riflessione sull'imminente attacco sulla Siria




E alla fine il momento arrivò. Dopo due anni e mezzo di sangue e oltre 120mila morti, l’opinione pubblica scoprì che in Siria era in atto un massacro. E via di inni pacifisti, di post contro Obama, di “vi-siete-dimenticati-dell’Iraq?” vari. Per carità, ben venga alimentare un sentimento condiviso contro la guerra, al cui sviluppo il nostro giornale non si è sicuramente tirato indietro. E mi ritrovo pienamente in accordo con la linea di Emergency, che dice: “Ai morti già causati dalla guerra in Siria se ne aggiungeranno altri, perché scegliere le armi oggi significa decidere sempre, consapevolmente, di colpire la popolazione civile: nei conflitti contemporanei il 90% delle vittime sono sempre bambini, donne e uomini inermi”. Ma dove siamo stati, noi tutti, negli scorsi due anni e mezzo?
L’intervento paventato di Obama fa rabbrividire e abbiamo ancora tutti negli occhi, come una terribile sequenza di scene agghiaccianti tratte da un film dell’orrore, la distruzione “salvifica” in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia. Solo per rimanere nella contemporaneità e non citare altri ben noti esempi ancora vivi nell’immaginario collettivo. Da spettatori impotenti non possiamo che ridurre la Siria, i suoi morti e il suo futuro a un mero esercizio intellettuale da bistrot, di quelli che si fanno quando si è già detto tutto su calcio, meteo e Berlusconi. Nel nostro chiacchiericcio si formano fondamentalmente due schiere: quelli che “la guerra è brutta ma dobbiamo fermare un dittatore che sta sterminando il suo popolo” e quelli che “è tutto un bluff imperialista, c’è di mezzo anche il Mossad e Assad è amato dal suo popolo”. E via, in questo secondo caso, all’esaltazione dei Paesi non allineati, come se l’essere anti-americani esenti automaticamente da ogni analisi sul rispetto dei diritti umani e sul livello di democraticità.
Bene, vorrei che nel nostro bistrot ipotetico ci sia una terza tipologia di partecipante al dibattito. Quella delle persone che si informano, che da due anni e mezzo hanno un peso sullo stomaco per ciò che sta succedendo dall’altra parte del Mediterraneo. Quelli che sanno che in Siria operano gli shabiha, civili sciacalli al soldo del regime per reprimere nel sangue ogni dissenso. Quelli che allo stesso modo sanno che le ingerenze dei Paesi stranieri (Russia e Iran da un lato, Qatar, Arabia Saudita e Usa dall’altro), hanno letteralmente straziato la Nazione. E non è più tempo di fare il tifo. Non voglio più sentire interpretazioni geopolitiche basate sul sentito dire. Piuttosto si faccia un passo indietro e si cerchi di capire. Magari passeggiando per la città fermiamo qualche persona siriana, offriamo un caffè e facciamoci raccontare le loro storie.
Due mesi fa a Domiz, un campo rifugiati al confine tra Siria e Iraq, conobbi un ragazzo siriano che, per motivi di sicurezza della sua famiglia, mi chiese di non essere ripreso dalla telecamera. Era un soldato di Assad, a 25 anni aveva già molti uomini sotto di lui e tanta responsabilità sulle spalle. Poi un giorno il suo superiore gli chiese di mitragliare, insieme alla sua squadra, una schiera di civili disarmati. Sospettava che tra loro ci fossero informatori dell’Esercito libero. Così fu costretto ad aprire il fuoco verso vicini di casa e parenti. Decise di disertare. Da allora vive come un fantasma in un campo profughi nel deserto, senza aria condizionata (e credetemi, lì si raggiungono i 55 gradi) e con una tenda da condividere con altre sei persone. “Racconta la mia storia, fratello”, mi chiese supplicandomi. Ecco, devo a lui e alle decine di siriani che ho conosciuto negli ultimi due anni questo post.
Non possiamo cambiare le cose, non basta una petizione o una bandiera della pace sul proprio profilo Facebook per fermare la follia collettiva. Quello che però possiamo fare, e a questo punto diventa un obbligo morale al quale chi è sensibile al Medio Oriente non può fuggire, è cercare di capire e di essere pronti ad ascoltare, prima di sputare le nostre sentenze. Perché la follia omicida di al-Nusra e delle altre compagini qaediste infiltrate in Siria (in Rojava questi robot antropomorfi pseudo-religiosi hanno rapito 350 curdi yazidi, torturando alcuni di essi e tagliando la gola ad un uomo davanti agli altri rapiti) non ha nessuna giustificazione morale e la loro presenza i siriani la pagheranno a caro prezzo per anni e anni. Ma dare dei “tagliagola” a tutti i giovani ragazzi ancora sbarbati che cercano di difendere dal regime le proprie famiglie è intellettualmente disonesto oltre che privo di ogni rispetto.
Frontiere News continuerà a urlare NO alla guerra americana e a ogni soluzione che preveda attacchi stranieri. Ma tra l’essere contro la guerra e l’imperialismo occidentale e l’osannare un dittatore macellaio, persino più spietato del padre tiranno (amici anti-sionisti, avete dimenticato il massacro di Tel al-Zaatar perpetuato da Assad senior contro rifugiati palestinesi inermi?) ce ne passa. Quindi fatevi un esame di coscienza prima di dividere il mondo in buoni e cattivi e mettere nella prima lista chiunque vada “contro”. E ora chiamatemi imperialista amico dei tagliagole.



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domenica 28 luglio 2013

BARCONE NAUFRAGATO DAVANTI ALLE COSTE LIBICHE: 31 MORTI

 
Un barcone con migranti a Lampedusa (archivio)



Racconto dei 22 profughi giunti a Lampedusa: a bordo gommone rovesciato in tutto 53 migranti

28 luglio, 13:16

  LAMPEDUSA (AGRIGENTO) - Sarebbero 31, tra cui nove donne, le vittime del naufragio avvenuto venerdì sera davanti alle coste libiche. Lo hanno riferito i 22 superstiti, una volta giunti a Lampedusa. I profughi, provenienti dalla Nigeria, hanno raccontato che sul gommone che si è rovesciato si trovavano complessivamente 53 migranti.
I superstiti, provenienti oltre che dalla Nigeria anche Gambia, Benin e Senegal, hanno raccontato che il gommone si e' capovolto dopo tre giorni dalla partenza dalle coste libiche. Sono apparsi profondamente prostrati dalla lunga permanenza in mare e ancora sotto shock. L'allarme era scattato venerdì pomeriggio quando la Guardia Costiera di Palermo ha ricevuto una telefonata proveniente da un'imbarcazione carica di migranti. La centrale operativa delle Capitanerie a Roma, dopo aver localizzato il satellitare a 29 miglia dalle coste della Libia e aver contattato le autorità di Tripoli, ha dirottato nella zona due navi mercantili, entrambe battenti bandiera panamense. Una di queste, la Gaz United, durante le fasi di ricerca, ha avvistato in mare un gruppo di 20 superstiti, riuscendo a recuperarli. Poco dopo la stessa nave ha rintracciato un relitto di un gommone semiaffondato.
Altri due migranti sono stati invece tratti in salvo dalla seconda nave, la Gaz Sinergy. I profughi sono stati successivamente trasbordati sulla nave Kornati, battente bandiera maltese, e trasferiti a Lampedusa. Le ricerche dei dispersi nella zona del disastro, condotte dalle motovedette della Guardia Costiera e da alcuni mercantili, non hanno dato alcun esito. Oltre ai 22 scampati al naufragio ieri sono approdati a Lampedusa circa 450 migranti soccorsi nel giro di 24 ore. Il centro di prima accoglienza dell'isola è nuovamente al collasso, con circa 1100 presenze a fronte di una capienza massima di 350 posti.
Un altro barcone in difficoltà con 92 migranti a bordo, tra cui 16 donne, è stato soccorso questa mattina nel Canale di Sicilia, a circa 150 miglia da Lampedusa, in acque di competenza maltese. Gli immigrati sono stati raccolti dalla nave panamense Gaz Energy, la stessa che venerdì sera aveva tratto in salvo, insieme con la gemella Gaz United, 22 profughi che avevano fatto naufragio davanti alle coste libiche. I migranti saranno adesso trasbordati su una motovedetta della Guardia Costiera che li trasferira' in mattinata nel porto di Pozzallo (Ragusa), visto che il Centro di prima accoglienza di Lampedusa, che ospita in questo momento oltre un migliaio di persone, è ormai in overbooking.

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lunedì 22 luglio 2013

MOLTI PALESTINESI TRA 61 MIGRANTI IN NAUFRAGIO BARCONE MIGRANTI

L'imbarcazione e' affondata all'alba davanti alle coste turche a causa del sovraffollamento. Tra le vittime anche siriani e iracheni.

lunedì 22 luglio 2013 21:15


della redazione
  Roma, 22 luglio 2013, Nena News - Almeno 61 migranti, tra cui palestinesi e siriani, più della metà dei quali bambini, sono morti dopo che la loro barca è affondata alcune decine di metri al largo della costa occidentale della Turchia Egeo. Lo riferisce l'agenzia di stampa Reuters.

Tahsin Kurtbeyoglu, governatore del distretto di Menderes, nella provincia di Izmir, ha detto che l'imbarcazione e' affodata all'alba a causa del sovraffollamento. La sua destinazione era ignota ma la cittadina turca di Ahmetbeyli da dove era partita, a pochi chilometri dall'isola greca di Samos, è un punto di partenza comune per i migranti che cercano di entrare nell'Unione europea. "Il bilancio delle vittime è di 61, di cui 12 uomini, 18 donne, 28 bambini e tre bambini," l'ufficio del governatore di Smirne, ha detto in una dichiarazione. L'ufficio del governatore di Izmir ha aggiunto da parte sua che i sopravvissuti sono palestinesi e cittadini siriani, come molti dei morti. I media turchi hanno detto che c'erano anche gli iracheni sulla barca. Secondo l'Onu 1.500 immigrati, per lo più provenienti dall'Africa, sono morti nel tentativo di raggiungere le coste europee l'anno scorso con le rivolte in Tunisia e in Libia. Nena News 



Fonte:


mercoledì 23 gennaio 2013

L'ITALIA RESPINGE IN GRECIA I PROFUGHI BAMBINI

tromaktiko12 


gennaio 23, 2013 in Hot News, L'informazione di Blackout
 
Dopo aver intervistato 29 bimbi e adulti respinti dai porti nostrani, Human rights watch ha stilato un rapporto in cui denuncia il comportamento delle autorità italiane che imbarcano in massa verso la Grecia profughi provenienti da paesi in guerra. Agli adulti non viene data la possibilità di fare domanda d’asilo, ai bambini non viene concessa l’ospitalità prevista dalle stesse leggi italiane.
In Grecia, i profughi, spesso provenienti dall’Afganistan, sono sottoposti ad abusi delle forze dell’ordine, condizioni detentive inumane e degradanti in un ambiente ostile, segnato da violenze xenofobe.
Nell’ultimo anno si sono moltiplicate le aggressioni contro gli stranieri dei neonazisti di “Xrisi Argi”, coperti e appoggiati dalla polizia. Solo le ronde antifasciste nei quartieri pongono un argine alle violenze naziste.
La maggior parte dei profughi considera la Grecia e l’Italia tappe di un viaggio con destinazione Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, ma la legislazione europea, che impone di fare richiesta di asilo nel primo paese dell’Unione in cui si arriva, rende questo percorso molto difficile e rischioso.
Non è la prima volta che l’Italia entra nel mirino delle istituzioni umanitarie o transnazionali per il trattamento inflitto ad immigrati e richiedenti asilo.
Basti pensare alla condanna della corte di Strasburgo per tortura e trattamenti inumani per i respingimenti verso la Libia.

Ne abbiamo parlato con Gabriele Del Grande, blogger di Fortresse Europe.
Ascolta l’intervista: 

0.6794324241846584
Listen to




Fonte:

 

lunedì 19 novembre 2012

GAZA: SALE A 79 IL BILANCIO DEI MORTI

Gaza, 18 novembre 2012, Nena News

ORE 00.33

La 79esima vittima
dell'operazione militare israeliana è Mohammed Salameh Jundie, morto in un raid aereo nella di Al Shuja'ie.

ORE 00.31

Le Brigate Al Qassam, ala militare di Hamas, ha detto di aver lanciato 192 missili verso Israele, aggiungendo che uno è arrivato a Nord di Herzliya (Tel Aviv) per la prima volta. Il totale dei missili lanciati da mercoledì è di 1093.
 
ORE 00.24
Sale ancora il bilancio delle vittime
palestinesi: Imad Abu Hamde.
 
ORE 00.07
Khaled Meshaal, il capo dell'ufficio politico di Hamas, sarà domani in Egitto,
dove terrà una conferenza stampa alle 13 per discutere sulla situazione a Gaza e sui futuri scenari.

ORE 00.01

Il membro del Congresso Nazionale Libico, Mohammed Bashir, domani si recherà a Gaza per dare sostegno alla popolazione palestinese e per dimostrare l'appoggio della Libia.

ORE 23.51

Sondaggio della tv israeliana Channel Two
: il 73% dei cittadini israeliani intervistati è contrario ad una tregua, il 16% a favore. Alla domanda se Israele debba intervenire via terra, il 46% degli intervistati sono a favore, il 32% si oppone e il 22% è indeciso.

ORE 23.40

Dalle 18 ad ora, sono stati lanciati 7 razzi artigianali e 8 missili Grad verso Israele; 24 gli attacchi aerei dell'aviazione israeliana. Otto morti palestinesi e almeno otto feriti.

ORE 23.16

Gli attivisti egiziani entrati oggi a Gaza di fronte all'ospedale Shifa di Gaza City.



ORE 23.12

Circa 500 attivisti egiziani entrati oggi nella Striscia di Gaza per esprimere solidarieta' al popolo palestinese, sono ora sul piazzale antistante l'ospedale "Shifa".

ORE 23.02

Un altro bambino ucciso
da un bombardamento dell'aviazione israeliana contro Gaza City: si tratta di Hussein Jalal Nasr, 8 anni. A Sud di Rafah un missile ha centrato un'automobile: tre palestinesi uccisi.

ORE 22.47

Raid aereo su Rafah: è stata uccisa Sabha 'Aiesh al Hashah, 60 anni.

ORE 22.40

Manifestazioni di solidarietà con Gaza in 50 Paesi del mondo
. Siti web, arabi e stranieri, hanno documentato più di 50 marce di solidarietà con il popolo palestinese in molte città del mondo, tra cui New York, Milano, Parigi e Sydney, ma anche in Egitto, Libano, Iran, Malesia, Yemen.



ORE 23.35

La Marina israeliana ha aperto il fuoco contro obiettivi imprecisati.

ORE 22.03

Il leader di Fatah, Marwan Barghouti, dalla prigione israeliana in cui si trova ha invitato il presidente Abu Mazen a recarsi nella Striscia di Gaza.

ORE 21.57

Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha incontrato oggi a Gerusalemme il premier Netanyahu, il presidente Peres e il ministro degli Esteri Lieberman
. I vertici israeliani hanno precisato che accetteranno una tregua solo quando Hamas cesserà il lancio di missili.
Peres ha detto al ministro francese che Hamas non può affermare di combattere contro l'occupazione perché non c'è occupazione
: "Abbiamo volontariamente lasciato Gaza e loro sparano contro i nostri figli che vanno a scuola. Fabius ha detto di essere in contatto anche con l'Autorità Palestinese.

ORE 21.46

I nomi delle vittime palestinesi di oggi
:

Ibrahim Dalu (1 anno)
Yousef Dalu (10 anni)
Jamal Dalu (7 anni)
Ranin Dalu (5 anni)
Eyad Abu Khusa (18 mesi)
Tasneem Al-Nahhal (13 anni)
Gumana Abu Sufyan (1 anno )
Tamer Abu Sufyan ( 3 anni )
Sulafa Dalu
Samah Dalu
Tahani Dalu
Ahmad Abu Amra
Mohammed Al-Of
Samy Al-Ghfeir
Atiyya Mubarak,
Mo'men Hamada
Suheil Hamada
Abdallah Al-Mzanner
Tamer Salamah
Abu Sufyan
Ahmad Al-Nahhal
Nawal Abdelaal
Nabil Ahmad Abu Amra
Muhamed Abu Nuqira

ORE 21.33

È appena terminata la riunione trilaterale tra il premier israeliano Netanyahu, il ministro degli Esteri Lieberman e il ministro della Difesa Barak: deciso di ampliare gli attacchi contro la Striscia di Gaza e di prepararsi per l'invasione via terra.

ORE 21.29

Dopo tre giorni, i 20 camion di medicinali inviati dall'Autorità Palestinese alla Striscia di Gaza sono arrivati. Spediti giovedì, erano stati bloccati per tre giorni al checkpoint. Lo annuncia il ministro della Salute dell'ANP, Hani Abdeen.

ORE 21.25

Un'altra giovane vittima palestinese: Hussein Jalal Naser, un bambino di 8 anni, è stato ucciso in un raid aereo che ha colpito la sua casa a Nord di Gaza.

ORE 20.58

Si aggiungono altri due morti palestinesi: i due fratelli Nabil Hamed Abu 'Amra e Ahmad Hamed Abu 'Amra morti in un bombardamento israeliano contro Tel el Haua, Sud di Gaza.

ORE 20.51

Fonti mediche palestinesi riportano di centinaia di palestinesi feriti oggi in scontri con l'esercito israeliano in tutta la Cisgiordania. Solo a Tulkarem oltre 120 i feriti, di cui dieci colpiti da proiettili di gomma. Sette feriti a Betlemme.
Un neonato di 20 mesi è stato ucciso a Qalandiya.

ORE 20.35

Il sito internet dell'AIPAC, potente lobby ebraica negli Stati Uniti, è stato hackerato da Anonymous
. Lo riporta il gruppo Gaza Youth Breaks Out.
 
ORE 20.31
L'ambasciata statunitense in Israele ha sospeso i servizi consolari
e dato istruzioni ai dipendenti di non portare i figli a scuola se residenti nelle aree a Sud di Herzliya (Nord di Tel Aviv).
I dipendenti residenti a Beer Sheeva sono stati trasferiti temporaneamente a Nord di Herzliya.

ORE 20.25

Sono circa 500 gli attivisti egiziani che sono riusciti ad entrare oggi a Gaza dal valico di Rafah portando con sé forniture mediche
. "Vogliamo dire ai palestinesi che siamo dalla loro parte - ha commentato l'attivista Adam Mubarak all'AP - La nostra visita è un messaggio a Israele: non abbandoneremo i palestinesi di Gaza".

ORE 20.18

Il primo ministro turco Recep Erdogan ha annunciato che il ministro degli Esteri Davutoglu potrebbe arrivare a Gaza martedì insieme agli altri ministri della Lega Araba.

ORE 19.57

Il portavoce di Hamas, Ghazi Hamad, ha detto ad Al Jazeera che il 90% delle condizioni del cessate il fuoco discusse al Cairo sarebbero già state approvate.

ORE 19.43

L'aviazione israeliana ha bombardato un'area vicino all'ospedale Al Karama
, a Nord della Striscia, provocando danni consistenti all'edificio.

ORE 19.39

Oggi nel campo profughi di Qalandiya a Ramallah, un bambino di 20 mesi, Najib Ahmad, è morto in seguito a gravi ustioni causate da un lacrimogeno che è stato lanciato dentro la casa dove si trovava con la famiglia. Il lacrimogeno è stato lanciato dall'esercito israeliano durante le manifestazioni che ci sono state oggi nei pressi del campo profughi.

ORE 19.36

Il presidente dell'Autorità Palestinese Abbas, durante un meeting di governo, ha fatto appello oggi alla popolazione palestinese perché protesti pacificamente contro l'aggressione israeliana a Gaza. Secondo Ynet News, Abbas ha chiesto "al popolo palestinese di cominciare manifestazioni pacifiche".

ORE 19.33

Un uomo è stato ucciso a Gaza dopo che l'aviazione ha centrato l'edificio al-Safina, a Gaza City. Il bilancio delle vittime palestinesi sale a 71.

ORE 19.30

Diversi scontri ci sono stati nel campo profughi di Aida tra giovani palestinesi e forze israeliane: vicino al checkpoint 300 tra Betlemme e Gerusalemme, molti ragazzi hanno respirato il gas dei lacrimogeni e sono stati colpiti dai proiettili di gomma sparati dai soldati israeliani.
Testimoni sul posto hanno riferito che decine di palestinesi hanno lanciato pietre e bottiglie di vetro contro i soldati e una jeep israeliana ha preso fuoco dopo esser stata colpita da una molotov.

ORE 19.23

Cisgiordania e Gerusalemme Est: manifestazioni di protesta contro l'operazione israeliana a Gaza. Oltre 21 i feriti in scontri tra palestinesi e soldati israeliani. Ad Hebron, è rimasto gravemente ferito alla testa un bambino di 14 anni.

ORE 18.52

E' stato lanciato un missile sulla centrale elettrica di Hof Ashkelon causando un blackout nel villaggio israeliano.

ORE 18.51

Ynet News annuncia la sospensione delle attività accademiche all'Università di Haifa per due settimane a causa del lancio di razzi.

ORE 18.35

Il leader repubblicano Newt Gingrich
, ex presidente della Camera dei Rappresentanti statunitense (dal 1995 al 1999), ha detto oggi che Washington dovrebbe abbandonare l'idea di un processo di pace tra Israele e Palestina. "C'è una guerra permanente nella regione. Ci sono persone determinate a distruggere Israele. Passano le tregue a costruire nuovi armi per una nuova guerra. E poi arrivano e chiedono di parlare di processo di pace mentre accumulano armi".

ORE 18.30

Dalle 11.30 alle 18.45 di oggi dalla Striscia sono stati lanciati 37 missili artigianali, 37 missili Grad, 17 mortai verso Israele. L'aviazione israeliana ha compiuto 46 operazioni contro diversi target nella Striscia. Bilancio di 21 morti e 57 feriti tra la popolazione palestinese.

ORE 18.20

Il gruppo Fidaeen di Hebron "Le pantere della notte" hanno dichiarato di aver colpito con decine di molotov il campo militare Aldbuya nel cuore della città vecchia di Hebron. Due militari israeliani sono stati feriti.


Fonte:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41403&typeb=0&DIRETTA-Gaza-sotto-attacco

mercoledì 27 giugno 2012

Ustica, l'anniversario della vergogna

mercoledì 27 giugno 2012 14:55

 La presidente dell'associazione dei parenti delle vittime, Daria Bonfietti accusa: lo Stato ha sospeso i risarcimenti per non accettare che il Dc9 sia stato abbattuto.


Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione delle vittime della strage di Ustica
Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione delle vittime della strage di Ustica

"E' vergognoso e inaccetabile che dopo 32 anni si sappia che hanno abbattuto un aereo civile in tempo di pace e non si sappia chi è stato: non conoscere gli autori di quell'evento è il pezzo di verità che manca". Nell'anniversario della strage di Ustica è duro il messaggio della presidente dell'Associazione delle vittime Daria Bonfietti, lanciato durante la commemorazione tenutasi a Bologna, a Palazzo D'Accursio, insieme al sindaco Virginio Merola e al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, in rappresentanza delle due città tra cui volava il Dc 9 Itavia quando precipitò in mare, davanti alle coste siciliane, provocando la morte di 81 persone.

"Invito il governo e la diplomazia italiani ad attivarsi presso gli stati che hanno ricevuto le rogatorie in maniera un po' più determinata, forte e convinta affinché i Paesi alleati rispondano" ha continuato l'ex senatrice, ricordando che "il Belgio ha risposto e ha detto per la prima volta di avere delle cose da dire ma che non ce le dice per interessi superiori e militari, eppure si chiedeva solo della presenza di loro aerei a Solenzara".
"Allora - ha sollecitato Bonfietti - vogliamo chiedere al Belgio questa impossibilità di darci la sua versione?".

Ma il nodo da sciogliere resta la Libia. "Abbiamo presentato alla Procura di Roma un'istanza affinché si cerchi Abdel Salam Jalloud (ex primo ministro del regime di Gheddafi), che si dovrebbe ancora trovare in Italia, e lo si interroghi" ha proseguito la presidente dell'Associazione, ricordando che la Libia non ha mai risposto alle rogatorie, quando invece "Gheddafi ha sempre rivendicato di essere lui la vittima designata di quella notte, quindi crediamo che dalle carte possano emergere elementi in più per chiarire la verità".

E proprio il fronte libico è legata anche alla necessità di "fare luce sul Mig libico caduto sulla Sila e ritrovato 18 giorni dopo" la strage di Ustica.

E poi c'è ancora la questione dei risarcimenti alle famiglie, oltre 100 milioni che lo Stato dovrebbe versare ai parenti delle vittime, ma che è stato sospeso. Secondo Bonfietti "c'è fatica da parte delle istituzioni del nostro Paese ad accettare la verità che il Dc9 è stato abbattuto". "Quando il Tribunale civile di Palermo condanna il ministero della Difesa e quello dei Trasporti e quindi determina dei risarcimenti, ma l'Avvocatura dello Stato ne chiede la sospensione - ha rimarcato Bonfietti - io non contesto il fatto che il condannato usi le armi che il diritto prevede, ma contesto il fatto che l'Avvocatura stia chiedendo ai suoi ministeri di non accettare questa verità, non dando luogo ai risarcimenti".

"Ora aspettiamo l'appello, ma il dramma è che stato fissato al 2015 - ha spiegato l'ex parlamentare - e questa non è giustizia". In questo modo, "ci si vieta di vedere prevalere la verità e la responsabilità dei nostri ministeri".

Infine resta da capire il ruolo dei servizi segreti in tutta la vicenda che, secondo Bonfietti, "avrebbero dovuto essere gli occhi che controllano quanto di doloso avviene in Italia, ma purtroppo non sempre è stato così nella nostra storia". Anche per questo, l'associazione chiede ormai da anni di aprire gli archivi e di rendere disponibili le carte dell'intelligence italiana.

Fonte:

mercoledì 22 febbraio 2012

SIRIA: UCCISI TRE GIORNALISTI A HOMS

Due giornalisti occidentali e un siriano sono stati uccisi da bombe cadute sul centro stampa allestito nel quartiere Bab Amro di Homs, la città roccaforte dei disertori anti-Assad tenuta sotto pressione dalle truppe governative.


REDAZIONE

 

Roma, 22 febbraio 2012, Nena News – Dopo Jilles Jacquier, inviato della televisione francese, qualche ora fa altri due giornalisti occidentali, Marie Colvin e Remi Ochlik, sono rimasti uccisi a Homs, la città roccaforte dei disertori anti-Assad, tenuta sotto pressione dalle truppe siriane. Assieme a loro è stato ucciso un reporter siriano. Secondo i ribelli, i colpi sarebbero stati sparati dall’artiglieria dell’esercito regolare che da giorni circonda Homs. Da parte delle autorità di Damasco però non giungono conferme o smentite.
Gli occidentali uccisi erano due giornalisti noti. L’americana Marie Colvin aveva 55 anni e da diversi anni risiedeva in Gran Bretagna dove lavorava per il Sunday Times, per il quale ha coperto come inviata molte guerre e rivolte, compresi i conflitti in Iraq, in Cecenia, l’Intifada palestinese e le violenze in Sri Lanka. In quest’ultimo paese, nel 2001, rimase ferita gravemente da una scheggia di granata e perse un occhio. Quell’anno fu insignita del premio come miglior  inviato estero dell’anno dalla stampa britannica. Remi Ochlik, fotografo francese, 28 enne,  ha lavorato per diverse testate tra cui Le Monde, Paris Match, Time Magazine e The Wall Street Journal. L’anno scorso aveva vinto il “Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon” per tre fotoreportage intitolati «La caduta di Tripoli», «Egitto piazza Tahrir» e «La rivoluzione dei gelsomini».
Non è ancora noto invece il nome del reporter siriano ucciso, si sa soltanto che era originario della zona di Homs.
L’annuncio della morte dei tre giornalisti si è aggiunto al bilancio dei morti di oggi. Secondo le opposizioni sarebbero almeno 19 , tutti a Homs. Ma questo numero non ha ricevuto conferme da fonti indipendenti. Ieri sarebbero morte 98 persone, a Homs e e Idlib. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha esortato le autorità di Damasco ma anche i ribelli a una «decisione rapida» su una tregua umanitaria di due ore al giorno per consentire ai soccorsi di raggiungere le popolazioni colpite. «A Homs e in altre zone colpite, intere famiglie sono bloccate da giorni nelle loro case. Non possono uscire per ottenere pane, altro cibo o acqua, o cure mediche», ha detto il presidente del Cicr, Jacob Kellenberger.
A Damasco intanto continuano i preparativi per il referendum sulla nuova Costituzione. Ieri, di fronte al Parlamento, si è svolta una manifestazione non lealista ma autorizzata dal ministero degli interni. Un centinaio di persone, appartenenti per lo più al Partito social-nazionale siriano (Pssn), hanno chiesto la modifica dell’articolo 3 della nuova Costituzione, già presente in quella in vigore da 39 anni, che stabilisce la legge islamica base per la giurisprudenza e impone che il presidente della Repubblica debba essere musulmano. Nena News

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