Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


Visualizzazione post con etichetta qatar. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta qatar. Mostra tutti i post

mercoledì 23 ottobre 2013

Qatar, sentenza definitiva: 15 anni per il poeta del Gelsomino

Muhammed al Ajami e' stato condannato a 15 anni di carcere duro per la sua poesia sulla rivoluzione tunisina che punta l'indice anche contro emiri e re del Golfo
 




martedì 22 ottobre 2013 14:04



di Michele Giorgio

Roma, 22 ottobre 2013, Nena News - Nessuna clemenza per Ibn al-Dheeb colpevole di avere scritto in una poesia "siamo tutti Tunisia di fronte all'elite repressiva". Il poeta qatarino Muhammad al-Ajami, piu' noto come Ibn al-Dheeb, e' stato condannato dalla Corte di Cassazione di Doha a 15 anni di reclusione per quel verso ritenuto ostile all'emirato del Qatar. Il suo avvocato, Néjib al-Naimi, ha parlato di "sentenza politica" - sulla quale non ci sono dubbi - e ha auspicato un atto di grazia da parte del nuovo emiro, Tamim bin Hamad al-Thani. Grazia alla quale pochi credono. I regnanti assoluti del Qatar, impegnati con armi e soldi a "portare la democrazia" a casa del nemico Bashar Assad, non hanno alcuna intenzione di allentare la morsa della repressione a casa loro.



Poeta 36enne, al Ajami era stato arrestato per la sua poesia intitolata 'Gelsomino Tunisino' in cui si legge la "frase incriminata". La Cassazione lo ha riconosciuto colpevole di avere "incitato alla rivolta" contro l'emirato, stretto alleato degli Stati Uniti.

Organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno espresso parole di condanna fin dall'arresto del poeta. Amnesty International defini' la sentenza all'ergastolo pronunciata nel 2012, poi ridotta a 15 anni, come "un'oltraggiosa violazione della liberta' di espressione".

Al Ajami ha commesso un altro "reato", avere spiegato che l'ex emiro Hamad bin Khalifa al-Thani e gli altri sceicchi del Qatar "passano il tempo a giocare alla playstation".

La vicenda di al Ajami risale a un anno fa. Lo scorso 16 novembre fu arrestato e il 29 novembre condannato all'ergastolo per la poesia che, secondo le autorita', esortava la popolazione al colpo di Stato. "Il processo a cui è stato sottoposto non è stato equo", commento' Cecile Pouilly, portavoce dell'Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, riportando alla stampa l'irregolarità della procedura processuale e il fatto che il processo stesso si fosse tenuto a porte chiuse.

Gli avvocati del poeta e osservatori esterni infatti non furono ammessi in tribunale e lo stesso Al Ajami era assente al momento della lettura della sentenza.

Il successivo 27 gennaio, probabilmente per le pressioni internazionali, ad al Ajami la pena e' stata ridotta a 15 anni. Sentenza ora confermata dalla Cassazione.

La poesia "Tunisian Jasmine" era stata scritta da Al Ajami in sostegno alle rivolte della Primavera Araba. Ne riportiamo la traduzione, a cura di Marta Ghezzi per Osservatorio Iraq.

"Oh signor primo ministro, oh Mohammad al-Ghannoushi

se guardiamo al tuo potere, esso non deriva dalla Costituzione.

Non piangiamo Ben Ali, né piangiamo la sua epoca, che rappresenta solo un piccolo punto nella linea della storia.

La dittatura è un sistema repressivo e tirannico, la Tunisia ha annunciato la sua rivolta popolare.

Se critichiamo, critichiamo solo ciò che è meschino e infimo se cantiamo lodi, lo facciamo in prima persona.

La rivolta è iniziata con il sangue del popolo, ribelle, e ha dipinto la liberazione sui volti di ogni essere vivo.

Sappiamo che faranno ciò che vogliono e sappiamo che tutte le vittorie portano con sé eventi tragici, ma povero quel Paese che fa dell'ignoranza il suo governante e crede nella forza delle forze americane, e povero quel Paese che affama il suo popolo mentre il governo gioisce dei successi economici, e povero quel Paese i cui cittadini si addormentano con la cittadinanza e si svegliano senza, e povero quel sistema che eredita repressione.

Fino a quando sarete schiavi di tanto egoismo?

Quando il popolo prenderà coscienza del suo vero valore?

Quel valore che gli viene nascosto e che presto dimentica?

Perché i governi non scelgono mai il modo per porre fine al sistema del potere tirannico che sa della sua malattia e insieme avvelena il suo popolo, che sa che domani sulla sua sedia si siederà il suo successore.

Non tiene in conto che la patria porta il nome suo e della sua famiglia, quella stessa patria che conserva la sua gloria nelle glorie del popolo, quel popolo che risponde con una voce sola ad un solo destino: siamo tutti tunisini davanti all'oppressore!

I governi arabi, e chi li guida, tutti ugualmente ladri.

Quella domanda che toglie il sonno a chi se la pone, non troverà risposta in chi incarna l'ufficiale.

Se possiamo importare ogni cosa dall'Occidente, perché non importiamo anche i diritti e la libertà?



Fonte:

giovedì 29 agosto 2013

"E ora chiamatemi imperialista amico dei tagliagole": una riflessione sull'imminente attacco sulla Siria




E alla fine il momento arrivò. Dopo due anni e mezzo di sangue e oltre 120mila morti, l’opinione pubblica scoprì che in Siria era in atto un massacro. E via di inni pacifisti, di post contro Obama, di “vi-siete-dimenticati-dell’Iraq?” vari. Per carità, ben venga alimentare un sentimento condiviso contro la guerra, al cui sviluppo il nostro giornale non si è sicuramente tirato indietro. E mi ritrovo pienamente in accordo con la linea di Emergency, che dice: “Ai morti già causati dalla guerra in Siria se ne aggiungeranno altri, perché scegliere le armi oggi significa decidere sempre, consapevolmente, di colpire la popolazione civile: nei conflitti contemporanei il 90% delle vittime sono sempre bambini, donne e uomini inermi”. Ma dove siamo stati, noi tutti, negli scorsi due anni e mezzo?
L’intervento paventato di Obama fa rabbrividire e abbiamo ancora tutti negli occhi, come una terribile sequenza di scene agghiaccianti tratte da un film dell’orrore, la distruzione “salvifica” in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia. Solo per rimanere nella contemporaneità e non citare altri ben noti esempi ancora vivi nell’immaginario collettivo. Da spettatori impotenti non possiamo che ridurre la Siria, i suoi morti e il suo futuro a un mero esercizio intellettuale da bistrot, di quelli che si fanno quando si è già detto tutto su calcio, meteo e Berlusconi. Nel nostro chiacchiericcio si formano fondamentalmente due schiere: quelli che “la guerra è brutta ma dobbiamo fermare un dittatore che sta sterminando il suo popolo” e quelli che “è tutto un bluff imperialista, c’è di mezzo anche il Mossad e Assad è amato dal suo popolo”. E via, in questo secondo caso, all’esaltazione dei Paesi non allineati, come se l’essere anti-americani esenti automaticamente da ogni analisi sul rispetto dei diritti umani e sul livello di democraticità.
Bene, vorrei che nel nostro bistrot ipotetico ci sia una terza tipologia di partecipante al dibattito. Quella delle persone che si informano, che da due anni e mezzo hanno un peso sullo stomaco per ciò che sta succedendo dall’altra parte del Mediterraneo. Quelli che sanno che in Siria operano gli shabiha, civili sciacalli al soldo del regime per reprimere nel sangue ogni dissenso. Quelli che allo stesso modo sanno che le ingerenze dei Paesi stranieri (Russia e Iran da un lato, Qatar, Arabia Saudita e Usa dall’altro), hanno letteralmente straziato la Nazione. E non è più tempo di fare il tifo. Non voglio più sentire interpretazioni geopolitiche basate sul sentito dire. Piuttosto si faccia un passo indietro e si cerchi di capire. Magari passeggiando per la città fermiamo qualche persona siriana, offriamo un caffè e facciamoci raccontare le loro storie.
Due mesi fa a Domiz, un campo rifugiati al confine tra Siria e Iraq, conobbi un ragazzo siriano che, per motivi di sicurezza della sua famiglia, mi chiese di non essere ripreso dalla telecamera. Era un soldato di Assad, a 25 anni aveva già molti uomini sotto di lui e tanta responsabilità sulle spalle. Poi un giorno il suo superiore gli chiese di mitragliare, insieme alla sua squadra, una schiera di civili disarmati. Sospettava che tra loro ci fossero informatori dell’Esercito libero. Così fu costretto ad aprire il fuoco verso vicini di casa e parenti. Decise di disertare. Da allora vive come un fantasma in un campo profughi nel deserto, senza aria condizionata (e credetemi, lì si raggiungono i 55 gradi) e con una tenda da condividere con altre sei persone. “Racconta la mia storia, fratello”, mi chiese supplicandomi. Ecco, devo a lui e alle decine di siriani che ho conosciuto negli ultimi due anni questo post.
Non possiamo cambiare le cose, non basta una petizione o una bandiera della pace sul proprio profilo Facebook per fermare la follia collettiva. Quello che però possiamo fare, e a questo punto diventa un obbligo morale al quale chi è sensibile al Medio Oriente non può fuggire, è cercare di capire e di essere pronti ad ascoltare, prima di sputare le nostre sentenze. Perché la follia omicida di al-Nusra e delle altre compagini qaediste infiltrate in Siria (in Rojava questi robot antropomorfi pseudo-religiosi hanno rapito 350 curdi yazidi, torturando alcuni di essi e tagliando la gola ad un uomo davanti agli altri rapiti) non ha nessuna giustificazione morale e la loro presenza i siriani la pagheranno a caro prezzo per anni e anni. Ma dare dei “tagliagola” a tutti i giovani ragazzi ancora sbarbati che cercano di difendere dal regime le proprie famiglie è intellettualmente disonesto oltre che privo di ogni rispetto.
Frontiere News continuerà a urlare NO alla guerra americana e a ogni soluzione che preveda attacchi stranieri. Ma tra l’essere contro la guerra e l’imperialismo occidentale e l’osannare un dittatore macellaio, persino più spietato del padre tiranno (amici anti-sionisti, avete dimenticato il massacro di Tel al-Zaatar perpetuato da Assad senior contro rifugiati palestinesi inermi?) ce ne passa. Quindi fatevi un esame di coscienza prima di dividere il mondo in buoni e cattivi e mettere nella prima lista chiunque vada “contro”. E ora chiamatemi imperialista amico dei tagliagole.



Fonte:

venerdì 28 dicembre 2012

Qatar. Carcere a vita per al-Ajami, il poeta delle rivolte arabe

"La rivolta è iniziata con il sangue del popolo, ribelle, e ha dipinto la liberazione sui volti di ogni essere vivo", mentre "i governi arabi, e chi li guida, sono tutti, ugualmente, ladri". Ecco la traduzione del testo del 'poeta della rivoluzione'. 


di Anna Toro

Condannato all’ergastolo per “aver insultato il regime, offeso l'emiro al-Thani, e attaccato la Costituzione”, al-Ajami è l'autore della poesia Tunisian Jasmine, che qui potete leggere nella sua traduzione integrale.
Oggi, attivisti e intellettuali si mobilitano per salvarlo.
La sentenza, per il poeta qatariota Muhammad Ibn al-Dheeb al-Ajami, è arrivata a fine novembre, dopo un processo a porte chiuse rinviato per ben 5 volte.
Per mesi il poeta è stato sottoposto a un regime di isolamento assoluto, senza nessun contatto con famigliari e amici.
Visto che anche tutte le udienze si sono svolte in segreto, la causa ufficiale dell'arresto, avvenuto il 16 novembre di un anno fa, è ancora poco chiara.

In una copia della sentenza che Amnesty International è riuscita a procurarsi, non si fa infatti alcuna menzione dell'accusa, ma secondo gli attivisti per i diritti umani il tutto risalirebbe alla poesia, “Tunisian Jasmine”, scritta dal al-Ajami a sostegno delle rivolte arabe del 2011.

Ecco la traduzione della poesia:*
Oh signor primo ministro, oh Mohammad al-Ghannoushi
se guardiamo al tuo potere, esso non deriva dalla Costituzione.
Non piangiamo Ben Ali, nè piangiamo la sua epoca, che rappresenta solo un piccolo punto nella linea della storia.
La dittatura è un sistema repressivo e tirannico la Tunisia ha annunciato la sua rivolta popolare.
Se critichiamo, critichiamo solo ciò che è meschino e infimo
se cantiamo lodi, lo facciamo in prima persona.
La rivolta è iniziata con il sangue del popolo, ribelle, e ha dipinto la liberazione sui volti di ogni essere vivo.
Sappiamo che faranno ciò che vogliono e sappiamo che tutte le vittorie portano con sé eventi tragici,
ma povero quel paese che fa dell'ignoranza il suo governante e crede nella forza delle forze americane
e povero quel paese che affama il suo popolo mentre il governo gioisce dei successi economici e povero quel paese i cui cittadini si addormentano con la cittadinanza e si svegliano senza e povero quel sistema che eredita repressione.
Fino a quando sarete schiavi di tanto egoismo?
Quando il popolo prenderà coscienza del suo vero valore?
Quel valore che gli viene nascosto e che presto dimentica?
Perché i governi non scelgono mai il modo per porre fine al sistema del potere tirannico che sa della sua malattia e insieme avvelena il suo popolo che sa che domani sulla sua sedia si siederà il suo successore
Non tiene in conto che la patria porta il nome suo, e della sua famiglia, quella stessa patria che conserva la sua gloria nelle glorie del popolo, quel popolo che risponde con una voce sola ad un solo destino: siamo tutti tunisini davanti all'oppressore!
I governi arabi, e chi li guida, tutti, ugualmente, ladri.
Quella domanda che toglie il sonno a chi se la pone, non troverà risposta in chi incarna l'ufficiale.
Se possiamo importare ogni cosa dall'Occidente, perchè non importiamo anche i diritti e la libertà?


“Un potente appello perché si metta fine a delle condizioni intollerabili, una richiesta che negli ultimi due anni è stata espressa da milioni di persone in tutto il Nord Africa e il mondo arabo”, scrivono gli autori della petizione che chiede la liberazione del poeta, già firmata da numerosi intellettuali e artisti di tutto il mondo.
Amnesty International non ha mancato di denunciare le irregolarità durante il processo: come il fatto che gli osservatori, ma spesso perfino il suo avvocato, non siano stati autorizzati a entrare nella sala di udienza, e che al-Ajami era assente alla pronuncia del verdetto.
Per l'organizzazione per i diritti umani, la condanna all’ergastolo nei confronti del poeta qatariota “è manifestamente una violazione scandalosa della libertà di espressione”.
“E' deplorevole – continua il direttore per il Medio Oriente e Nord Africa, Phillip Luther – che il Qatar, che ama dipingersi agli occhi di tutto il mondo come un Paese promotore della libertà di espressione, vada avanti in ciò che appare come un flagrante abuso di questo diritto”.
Intanto l'avvocato del poeta, Nagib al-Naimi, ha già annunciato il ricorso in appello.

*traduzione dall'arabo a cura di Marta Ghezzi

Sotto, il video della poesia recitata in arabo.


28 dicembre 2012






Fonte:

domenica 18 novembre 2012

QUARTO GIORNO DI BOMBARDAMENTI CONTRO LA STRISCIA. BILANCIO: 46 VITTIME PALESTINESI

sabato 17 novembre 
 
Quarto giorno di bombardamenti contro la Striscia. Si teme un'invasione via terra dopo il richiamo di 75mila riservisti israeliani. Bilancio: 46 vittime palestinesi
 
dalla redazione

Gaza, 17 novembre 2012, Nena News
- Entra nel suo quarto giorno l'operazione militare israeliana contro la Striscia di Gaza: all'alba di oggi l'aviazione ha compiuto 4 raid contro il quartier generale di Hamas, distruggendolo. La giornata di ieri. La giornata di giovedì.

ORE 23:13

Conferenza stampa delle Brigate Al Qassam. Parla il portavoce Abu Obeida

ORE 22.40

E' morto un palestinese a Dir Balah
a seguito delle ferite riportate durante un bombardamento.

ORE 22.25

Scotland Yard ha riferito di aver arrestato un manifestante di fronte all'ambasciata israeliana a Londra, durante la protesta per l'operazione militare israeliana contro Gaza.

ORE 22.19

Il presidente egiziano Morsi ha chiesto alla presidente argentina Christina Kirchner di aiutarlo a assicurarsi il sostegno dei leader latinoamericani
per porre fine alle violenze a Gaza.
La Kirchner ha espresso solidarieta' con tutte le vittime, aggiungendo che sosterra' la richiesta della Palestina alle Nazioni Unite, il prossimo 29 novembre.

Ore 22.02

Il presidente egiziano Morsi ha detto che ci sono possibilita' di una tregua a breve, ma nessuna garanzia certa.

ORE 22.00

Sei feriti (quattro bambini e due donne) a seguito di un bombardamento israeliano contro una casa a Rafah.

ORE 21.45

L'IDF twitta: "La maggior parte degli arsenali di armi a Gaza sono nascosti all'interno di abitazioni civili".

ORE 21.42

Fonti ufficiali israeliani negano
la notizia resa nota pochi minuti fa da Ynet News: Israele non ha inviato delegati al Cairo per firmare il cessate il fuoco.

ORE 21.34

Il sito israeliano Ynet News riporta la notizia diffusa dalla tv Al-Mayadeen (affiliata ad Hezbollah): Israele mandera' un proprio funzionario al Cairo per firmare la tregua. Fonti palestinesi aggiungono che il cessate il fuoco comincera' a mezzanotte.La notizia non e' stata confermata da fonti ufficiali.

ORE 21:28

Centinaia di manifestanti aH abima Square a Tel Aviv contro l'attacco a Gaza



ORE 21.18

L'IDF ha dato il via libera all'apertura nella giornata di domani del valico di Kerem Shalom
per permettere l'ingresso di cibo e aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

ORE 21.15

Le Brigate Al Qassam, braccio armato di Hamas, hanno annunciato che terranno una conferenza stampa sulla situazione a Gaza
. Secondo alcuni commentatori, potrebbe trattarsi dell'occasione per annunciare il risultato dei meeting tenutisi al Cairo, durante i quali si e' parlato di tregua con Israele.

ORE 21.06

Il bilancio dei morti palestinesi sale a 45
: ucciso un giovane nel centro di Gaza, a Deir al-Balah.

ORE 20:55

Il quotidiano Haaretz riporta che, per motivi di sicurezza, la polizia israeliana starebbe organizzando per domani una retata per arrestare e deportare tutti i palestinesi residenti illegalmente in Israele

ORE 20:16

Dichiarazione shock del ministro degli interni israeliano Eli Yishai:"l'obiettivo dell'operazione militare è quello di riportare Gaza al Medio Evo. Solo allora Israele sarà sicuro per i prossimi 40 anni"

ORE 19:27

Altri 2 palestinesi sono stati uccisi da un bombardamento israeliano a sud di Khan Younis

ORE 19:18

Un palestinese è stato ucciso a seguito del lancio di un missile e tre persone sono rimaste ferite. Sale a 42 il bilancio dei morti palestinesi

ORE 19:16

Sei palestinesi, feriti durante gli attacchi israeliani, sono stati trasferiti per essere curati in Egitto

ORE 18.57

Il Qatar donera' 10 milioni di dollari al Cairo per il trattamento dei palestinesi feriti nell'operazione militare israeliana e trasferiti in Egitto.

ORE 18.50

Stanotte previsto meeting tra il premier israeliano Netanyahu, il ministro degli Esteri Lieberman e quello della Difesa Barak per valutare la situazione.

ORE 18.33

I 22 membri della Lega Araba hanno concluso il meeting al Cairo. Nabil el-Arabi, segretario generale della Lega, ha detto che non ci potra' essere stabilita' e pace nella regione fino a quando perdurera' l'occupazione israeliana della Palestina.
Domani al-Arabi (segretario generale Lega Araba), insieme al ministro degli Esteri dell'Autorita' Palestinese e ad altri quattro ministri arabi
, fara' visita a Gaza. La visita deve ancora essere confermata da Hamas.

ORE 18.09

Il vice ministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon, ha detto alla BBC: "Non vogliamo entrare a Gaza, ma se nelle prossime 24-36 ore saranno lanciati razzi, questo sara' la causa che provochera' l'invasione".

ORE 17.53

Nella riunione di oggi al Cairo la delegazione di Hamas ha chiesto all'Egitto di aprire il valico di Rafah al passaggio di beni a Gaza. L'Egitto, secondo fonti palestinesi, avrebbe rifiutato.

ORE 17.50

Il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, si e' detto pronto a visitare la Striscia di Gaza per esprimere solidarieta' alla popolazione palestinese. La Mezza Luna Rossa iraniana ha annunciato ieri l'invio di medicinali e medici per aiutare gli ospedali di Gaza nell'affrontare l'emergenza umanitaria.

ORE 17.41

Le Brigate Al Qassam, braccio armato di Hamas, hanno dichiarato di essere pronte ad un'invasione di terra delle forze israeliane e di essere in grado di combattere contro l'esercito di Tel Aviv. Ad essere schierate sarebbero le unita' Al-Murabiteen, cinque brigate divise in sottodivisioni, responsabili di difendere i confini ed evitare la penetrazione israeliana.

ORE 17.37

I ministri degli Esteri degli Stati membri della Lega Araba discuteranno oggi al Cairo la bozza di una dichiarazione ufficiale nella quale si chiede alla Lega di inviare una delegazione a Gaza e di sostenere gli sforzi egiziani per giungere ad un cessate il fuoco.

ORE 17.20

Il leader di Hamas, Osama Qadi, e' stato il target di un'operazione congiunta di IDF e Shin Bet (i servizi segreti israeliani). Le sue condizioni non sono note.

ORE 17.15

Fiaccolata in corso a Betlemme di fronte alla Basilica della Nativita' per chiedere la fine dell'aggressione militare contro Gaza.

ORE 17.11

Due i missili lanciati da Gaza e arrivati a Tel Aviv: il sistema antimissilistico Iron Dome, secondo l'IDF, ha intercettato il primo. Il secondo e' caduto in un'area deserta, non provocando ne' feriti ne' danni alle infrastrutture.

ORE 16:16

Carri armati israeliani si iniziano a muovere verso i confini di Gaza. Sempre più probabile un'invassione via terra nelle prossime ore.

ORE 15:53

Mario Monti, durante una telefonata al primo ministro israeliano Netanyahu si è dichiarato estremamente preoccupato per la crescente violenze nella Striscia di Gaza e ha chiesto di arrivare ad una tregua il prima possibile.

ORE 15:46

Le Brigate Al-Qassam dichiarano che un missile Fajr 5 ha colpito la città di Tel Aviv. Notizia confermata da Routers che riferisce di un esplosione. La radio israeliana dichiara che il sistema anti-missilistico "Iron Dome" avrebbe intercettato il missile.

ORE 15:43

BREAKING NEWS: Sirene risuonano nella città di Tel Aviv

ORE 15:40

Dal nostro inviato a Gaza: Un bombardamento aereo ha distrutto un edificio di tre piani a Tel al Hawa (Gaza City)

ORE 15.26

Sale a 41 il bilancio dei morti (compreso il leader delle Brigate Al Qassam, Ahmed Jaabari): ucciso Osama al Qadi s seguito di un'esplosione ad Est di Rafah. Tre palestinesi sono stati feriti.

ORE 15:20

Il ministro degli Esteri tunisino, Rafik Abdessalem, in visita all'ufficio del leader del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, distrutto oggi da un attacco aereo israeliano (foto Reuters)

ORE 14.51

La Lega Araba chiede protezione internazionale per il popolo palestinese. Atteso meeting al Cairo nel pomeriggio dei ministri degli Esteri della Lega.

ORE 14.45

I prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane hanno annunciato che domani faranno uno sciopero della fame in solidarietà con il popolo di Gaza.

ORE 14.42

Centinaia di giovani sono ancora impegnati in violenti scontri davanti alla prigione di Ofer: i manifestanti lanciano pietre e bottiglie di vetro vuote. Stanno arrivando numerosi autobus provenienti dall'Università di Beir Zeit.

ORE 14.38

Cinquecento manifestanti palestinesi sono scesi in piazza a Nazareth per protestare contro l'operazione militare israeliana a Gaza.

ORE 14.22

Fonti palestinesi riportano il bombardamento da parte dell'IDF di un edificio della polizia navale palestinese ad Ovest di Gaza. Inoltre, l'esercito israeliano sta intensificando gli attacchi a Nord.

ORE 14.20

Il checkpoint di Huwwara, a Nablus, è stato chiuso a causa dei duri scontri in corso tra manifestanti palestinesi e esercito israeliano.

ORE 14.16

Il portavoce della Jihad Islamica, Dawood Shihab, invita i ministri degli Esteri arabi a prendere una posizione ben precisa a sostegno della popolazione palestinese e della sua lotta e di garantire una copertura politica e mediatica dei fatti. Shihab esorta a fare dichiarazione formali e di prendere posizioni a livello internazionale per fermare l'operazione militare su Gaza.

ORE 14.15

Il re giordano Abdullah ha ordinato l'invio di materiale umanitario verso Gaza.

ORE 14.05

E' stata gravemente ferita alla testa una ragazza della Mezza Luna Rossa dopo che l'ambulanza su cui si trovava è stata colpita da una serie di lacrimogeni lanciati dall'esercito israeliano durante gli scontri a Ofer nei pressi di Ramallah.

ORE 13.54

In corso la riunione al Cairo tra il premier turco Recep Erdogan, l'emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani e il presidente egiziano Mohammed Morsi. Presenti anche il leader di Hamas, Khaled Meshaal, e quello della Jihad Islamica, Ramdan Shalah.

ORE 13.44

Secondo quanto riportato da Ma'an News, l'esercito israeliano ha aperto il fuoco contro i manifestanti palestinesi di fronte al carcere di Ofer, vicino Ramallah. Nel villaggio di Al Khader, vicino Betlemme, scontri accesi tra palestinesi e esercito israeliano.

ORE 13.26

Il ministro della Protezione Ambientale israeliano, Gilad Erdan, ha detto che se l'operazione militare contro Gaza dovesse continuare a lungo, le elezioni nazionali israeliane sarebbero posposte. Il ministro degli Esteri Lieberman ha detto che l'esercito è pronto all'intervento via terra.
 
ORE 13.15
Nel corso della mattinata di oggi fino a mezzogiorno, si sono contati: 17 missili, 29 Grad e 11 mortai lanciati verso Israele da Gaza; 46 bombardamenti israeliani sulla Striscia; otto morti palestinesi e almeno 29 feriti.
 
ORE 12.52
Sale a 39 il bilancio dei morti palestinesi a Gaza: nel quartiere Zeitoun di Gaza City è stato ucciso Muhammed Yassin.

ORE 12.50

Il Ministero dell'Agricoltura di Gaza ha emesso un rapporto sulle perdite nel settore agricolo dovute all'operazione israeliana: le perdite ammontano a 100 milioni di dollari. Gli obbiettivi dell'IDF sono spesso terreni agricoli ricchi di coltivazioni e frutteti. Il rapporto sottolinea che tali perdite avranno delle gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione della Striscia.
 
ORE 12.35
Le Brigate Al Qassam, ala militare di Hamas, inviano un sms a molti cittadini israeliani: "Trasformeremo Gaza in un cimitero per i vostri soldati". Ieri era stato l'esercito israeliano ad inviare 12mila sms alla popolazione di Gaza: "State lontano da Hamas, si apre la porta dell'inferno".

ORE 12.24

Il Ministero dell'Educazione di Gaza annuncia la sospensione delle lezioni scolastiche e universitarie a tempo indeterminato.

ORE 12.22

Sette palestinesi arrestati dalle forze israeliane durante una manifestazione al checkpoint di Huwwara nei pressi di Nablus.

ORE 12.18

Funzionari della diplomazia egiziana hanno detto al quotidiano Ha'aretz che l'Egitto sta mediando per ottenere un cessate il fuoco tra Hamas e Israele entro 24-28 ore.

ORE 12.11

I presidi previsti in Italia oggi in sostegno al popolo palestinese: da Roma a Bologna, da Torino a Genova fino a Catania e Brindisi. Vedi la lista completa.

ORE 11.57

Continuano le contestazioni in tutta la Cisgiordania. A Ramallah scontri di fronte al carcere israeliano di Ofer. A Jenin il corrispondente di al A Quds riporta che l'esercito israeliano sta lanciando numerosi lacrimogeni ai manifestanti palestinesi che si sono raggruppati di fronte al checkpoint di Al-Jamli. A Nablus contestazioni vicino al Hajez di Houwara: l'esercito israeliano ha risposto con proiettili di gomma e gas lacrimogeni, oltre 30 feriti.

ORE 11.49


Dopo un meeting al quartier generale dell'IDF, il capo dell'esercito israeliano, Benny Gantz, ha dato istruzioni per intensificare gli attacchi aerei su Gaza. 

 ORE 11:31
Un attacco aereo su Rafah a Sud di Gaza ha ucciso quattro persone, alzando il numero di morti a 38. "Quattro persone sono state uccise in un terzo raid su Rafah, diretto ad un gruppo di cittadini nel quartiere di Zuhur", ha detto Adham Abu Selmiya (portavoce dei servizi di emergenza di Hamas). Le fonti di sicurezza palestinese hanno dichiarato che le quattro vittime erano militanti di Hamas, Ali Manamch, Hossam Abdel Jawad e Assaf Gharwish (del campo di Maghazi) e Mukhlis Adwan (morto a Rafah).

ORE 11.08

Mohammed Omer, giornalista palestinese e studente della Columbia School of Journalism, comunica ad Al Jazeera: "Si sentono movimenti inconsueti di bulldozer e di tank vicino al confine a Est del campo profughi di Rafah, a Est di Khan Younis ed a Est di Gaza City. Non si sa in quale proporzione queste forze invaderanno realmente Gaza via terra".

ORE 11.04

Il ministro degli Esteri tunisino ha parlato alla folla a Gaza City, nel corso della visita alla Striscia.

ORE 10.52


Le diverse fazioni armate palestinesi impegnate nella risposta armata sono le Brigate al-Qassam, le Brigate al-Quds appartenenti all'ala militare della Jihad Islamica, le Brigate al-Ansar, le Brigate di Resistenza Nazionale del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina e le Brigate an-Nasser Salah Addin parte dell'ala militare dei Comitati di Resistenza Popolare.  

ORE 10.15
Dall'inizio dell'operazione militare israeliana, dalla Striscia di Gaza sono partiti 650 missili verso Israele: 27 sono caduti in aree residenziali, 219 sono stati intercettati dal sistema Iron Dome. L'aviazione israeliana ha colpito oltre 800 target nella Striscia (fonti esercito israeliano).

ORE 10.13

Secondo Al-Quds News il capo dell'ufficio politico di Hamas, Khaled Mishal, è arrivato al Cairo con una delegazione di Hamas. Anche il primo ministro turco Erdogan ha raggiunto la capitale egiziana.

ORE 10.07

L'esercito israeliano rende noto il ferimento di tre soldati a Sud di Israele per il lancio di un missile da Gaza.

ORE 9.53

Secondo il sito israeliano Ynet News, una batteria Iron Dome - sistema antimissilistico israeliano - è stata posizionata nell'area di Tel Aviv un'ora fa.

ORE 9.49

Secondo Al Arabiya News, l'aviazione israeliana ha colpito la sede dell'Università Islamica di Khan Younis, a Nord della Striscia di Gaza.

ORE 9.38

Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha parlato al telefono questa mattina con il segretario della Difesa americano, Leon Panetta, per aggiornarlo sugli sviluppi dell'operazione militare. Barak ha detto a Panetta che Israele è determinato a raggiungere gli obiettivi prefissi con l'operazione Pillar of Clouds.

ORE 9.28

Sale ancora il bilancio dei morti palestinesi (37 dall'inizio dell'operazione militare): secondo fonti palestinesi, un bombardamento israeliano contro il quartiere di Al-Zahour, vicino Rafah, ha provocato la morte di tre persone. Un altro palestinese è rimasto ucciso a Khan Younis, a Nord. Resi noti i nomi dei tre militanti di Hamas uccisi questa mattina nel campo di Maghazi: Ali Manameh, Hossam Abdel Jawad e Assaf Gharwish.

ORE 9.22

Il ministro degli Esteri tunisino, Rafik Abdessalem, è arrivato a Gaza da Rafah per una visita di solidarietà con la popolazione palestinese: "La delegazione tunisina guidata dal ministro Abdessalem - riporta un portavoce del Ministero dell'Interno di Hamas - è arrivata a Gaza e si sta dirigendo al quartier generale del governo distrutto questa mattina dagli occupanti. Lì incontrerà funzionari governativi".

ORE 9.16

L'aviazione israeliana ha colpito la casa del ministro dell'Interno di Hamas, nel campo profughi di Jabaliya, Nord di Gaza. Fonti mediche parlano di almeno 35 feriti.

ORE 9.08

Sindacati dei lavoratori e fazioni politiche si ritroveranno a mezzogiorno in Piazza Yasser Arafat a Ramallah per una manifestazione di protesta contro l'operazione militare israeliana.

ORE 9.05

Una delegazione tunisina è in questo momento al valico di Rafah, pronta ad entrare nella Striscia.

ORE 8.55

Il bilancio dei morti palestinesi sale a 33: uccisi nella notte tre militanti del braccio armato di Hamas, le Brigate al Qassam, in un raid aereo contro il campo profughi di Maghazi.

ORE 8.00

Il quartier generale del governo di Hamas è stato colpito oggi con quattro raid consecutivi dall'aviazione israeliana. "Il quartier generale del governo è stato completamente distrutto e le case vicine danneggiate a causa del barbaro bombardamento di Israele", ha confermato un funzionario di Hamas. Non ci sarebbero vittime ma numerosi feriti.

ORE 7.00

Da ieri sera all'alba di oggi l'aviazione israeliana ha compiuto 186 attacchi contro Gaza, i morti nelle ultime ore sono stati almeno 6. Il totale dei raid aerei e' di 830 da mercoledì. Il presidente Usa Barack Obama e il premier israeliano Benjamin Netanyahu nella notte hanno "discusso" al telefono di come fermare l'escalation ma in realtà è già tutto deciso. Israele attaccherà anche via terra. La mobilitazione di 75mila riservisti, della Brigata Golani e le dozzine di mezzi corazzati fermi alle porte di Gaza non lasciano dubbi sui prossimi passi del premier israeliano.