Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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venerdì 6 settembre 2013

Scoperchiato l'archivio di Gotti Tedeschi, ex presidente dello IOR

Scoperchiato l'archivio di Gotti Tedeschi, ex presidente dello IOR


E' quella che si dice una "miniera" o, meno prosaicamente, un verminaio. Dall'archivio dell'ex presidente dello IOR, Gotti Tedeschi, emergono migliaia gli scambi di mail, lettere, segnalazioni, richieste, vere e proprie raccomandazioni fra i massimi rappresentanti di Santa Sede e Cei negli anni del Pontificato Ratizinger e i vertici del PdL durante i governi Berlusconi e Monti. I documenti sono contenuti nell'archivio segreto dell'ex presidente dello Ior, un archivio che è agli atti nelle inchieste di ben tre Procure: Napoli, Roma e Busto Arsizio, le quali - per motivi e strade diverse - indagano sulla Banca del Vaticano e il suo ex presidente, licenziato in tronco dal Cardinal Bertone. Pochi ricordano che lo stratagemma per acquisire l'archivio di Gotti Tedeschi - il quale temeva per la propria vita - fu quello di fargli perquisire la casa dai carabinieri consentendo così ai magistrati di poter accedere agli archivi.

Le  migliaia di documenti, oggi non più riservati, rivelano una vera e propria trattativa segreta fra ministri, parlamentari e big del partito di Berlusconi con gli alti e altissimi prelati del Vaticano nell'era Ratzinger. Tra i nomi di Oltretevere emergono quelli di Papa Benedetto XVI, mons. George Ganswein, Tarcisio Bertone, Angelo Bagnasco. Tra i nomi della politica emergono invece Angelino Alfano, Giulio Tremonti, Alfredo Mantovano. Ma tra gli oggetti della trattativa ci sono anche Mario Monti e Corrado Passera.

I temi che ricorrono negli scambi epistolari dell'affaire Vaticano-PdL figurano la nomina di Lorenza Lei alla direzione della RAI, la legge sul biotestamento a ridosso del caso Englaro, la "sistemazione" della rogna sull'applicazione dell'Ici ai beni immobili ecclesiastici, le linee di credito necessarie per affrontare l'affaire San Raffaele dopo il crac di don Verzè, la 'preparazione' dell'arrivo al governo di Corrado Passera nella squadra dei tecnici del cattolicissimo Mario Monti.
"Migliaia di mail e documenti sequestrati per ordine della magistratura napoletana e poi trasmessi ai colleghi di Roma e Busto Arsizio - sottolinea il "Corriere della Sera" - ricostruiscono i retroscena dello scontro che ha portato fino alle dimissioni di Papa Ratzinger e ora alla sostituzione del segretario di Stato Tarcisio Bertone. Confermando come lo stesso Gotti, che ha sempre avuto un filo diretto con monsignor Georg Ganswein, segretario dell'allora Pontefice, sia rimasto vittima della disputa che ha riguardato soprattutto la gestione economica della Chiesa. Ma disegnano anche la tela di rapporti che orienta le scelte dei partiti e in questo caso svelano come sia proprio Bertone l'alto prelato al quale il banchiere si rivolge quando ha bisogno di sostenere la designazione di alcuni dirigenti Rai come Lorenza Lei".



Fonte:

lunedì 21 gennaio 2013

21 gennaio 1977

Il movimento? Cominciò a Palermo

di Luca Cumbo

E’ praticamente impossibile in poche righe riassumere il contesto storico-sociale che diede vita al Movimento del 1977, pertanto bisognerà accontentarsi di citare alcuni episodi chiave che stimolino una visione del periodo almeno in Italia. Comincerei dunque dal 34,37 % di voti preso dal Pci di Enrico Berlinguer alle elezioni del giugno 1976, il risultato più alto della sua storia. Berlinguer scelse però di appoggiare (o di non contrastare a dovere) alcune riforme economiche e sociali in senso liberista dell’Andreotti III, governo di minoranza che si reggeva sull’astensione del Pci, tradendo così le attese almeno dell’elettorato più giovane. Molti ritengono Berlinguer l’artefice del massimo radicamento del Pci in Italia, eppure fu proprio con lui che il partito, dopo l’apice del ’76, non fece altro che perdere costantemente voti. Sempre con Enrico Berlinguer si ha la prima visita di un dirigente comunista italiano negli Usa (1978, il «migliorista» Giorgio Napolitano), ma questa è – forse – un’altra storia.
Fatto sta che il 3 dicembre del 1976 il ministro della Pubblica Istruzione Franco Malfatti (Democrazia Cristiana) emana una famigerata circolare in cui viene rimesso in discussione il metodo dei piani di studio universitari liberalizzati, frutto del ’68, introduce il principio del numero chiuso per le iscrizioni, aumenta le tasse e abolisce gli appelli mensili per gli esami. Contemporaneamente le riforme della Pubblica Istruzione in cantiere non lasciano grandi speranze ai precari della scuola e dell’università. Il Senato accademico di Palermo è il primo in Italia a far propria la circolare. In risposta due grandi manifestazioni, il 20 e il 21 dicembre 1976 con almeno 10.000 studenti esigono il ritiro della Circolare Malfatti.
Passate le feste natalizie e rientrati i moltissimi fuori sede (vero motore della protesta a Palermo) riprendono assemblee e mobilitazioni finchè il 21 gennaio 1977 viene occupata la facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, la prima in Italia: aveva così inizio il cosiddetto Movimento del 1977.
La situazione di tutto l’ateneo palermitano rispecchiava quello della Sicilia di allora (e di oggi…). Dopo la Regione siciliana, con i suoi assessorati e “partecipate”, l’ateneo è la più grande azienda pubblica dell’isola, ambitissimo «centro di sottogoverno clientelare gestito da fameliche cricche accademiche legate a filo doppio con gruppi di potere mafiosi, conta 5.000 dipendenti in massima parte precari» così come riportato da un volantino del gennaio 1977 scritto dagli studenti. Curiosamente, anche il movimento della Pantera cominciò a Palermo, nella facoltà di Lettere e Filosofia1, forse perchè la Sicilia è il luogo dove dall’Unità d’Italia a oggi sono sperimentate le politiche repressive, quindi è anche il primo luogo dove si «testa» la risposta.
Tornando nel 1977, pur partecipando alle occupazioni e alle mobilitazioni, i collettivi studenteschi legati ai partiti sono più in disparte sia per indicazione degli stessi partiti d’appartenenza, sia per la volontà degli occupanti di contestare radicalmente tutti i partiti e sindacati indicati come parte integrante del «sistema». Una votazione del 25 gennaio 1977 del Collettivo di Lettere e Filosofia decide che i sindacati non possono entrare a parlare in facoltà. Non è raro trovare in facoltà scritte sui muri inneggianti a Marx e Gramsci, ma anche manifesti del tipo «PCI=Nuova Polizia». Innumerevoli sigle spesso in lotta fra loro e che oggi fanno quasi tenerezza, si spartiscono il pantheon rivoluzionario indicando il Pci, con argomentazioni e intensità diverse, quale principale nemico da affrontare: Ao (Avanguardia operaia), Aut. Op. (Autonomia operaia), LC (Lotta continua), Pdup (Partito di unità proletaria), Mls (Movimento lavoratori per il socialismo), Praxis (collettivo dell’omonima rivista), Dp (Democrazia proletaria), Pcmli (Partito comunista marxista leninista d’Italia), Gcr (Gruppi comunisti rivoluzionari) e tante altre sigle un po’ come – se posso scherzare – come in quella canzone di Rino Gaetano fino ad arrivare agli Im, gli Indiani Metropolitani che fanno il loro ingresso nelle assemblee ululando: «Siamo usciti dalle riserve, abbiamo dissotterrato l’ascia di guerra e faremo fuori i visi pallidi2 e i meticci3 che si oppongono alle nostre danze intorno al Totem della Lucida Follia»4.
La lotta studentesca si saldò con la lotta dei lavoratori e docenti precari dell’università di Palermo.
Nei giorni successivi occuparono come un’onda impetuosa le altre facoltà a Palermo e nel resto d’Italia: il 17 febbraio Luciano Lama, segretario Cgil, fautore della scala mobile per i salari5 e già partigiano nei Gap, veniva cacciato da La Sapienza di Roma.
Tutto questo accadeva 36 anni fa.
Mentre era allo studio l’insieme dei materiali per questa «scor-data» chi – come me – non ha l’età per avere vissuto direttamente le lotte del 1977, ma le ha scoperte sui libri o dai racconti di militanti “più navigati”, si rende conto che mutando semplicemente nomi e date, questo scritto avrebbe potuto essere tranquillamente il resoconto di una delle tante battaglie d’oggi per l’università pubblica, la democrazia e il lavoro.
Ci si rende conto che molti dei movimenti degli ultimi vent’anni hanno preso molto del lessico, dei contenuti e delle modalità del 1977, sono identiche o simili anche le fughe in massa da assurde assemblee gestite con altrettanto assurde modalità in cui, nel nome dell’orizzontalità assoluta, tutti contestano tutti, è tabù darsi regole (figuriamoci mettere ai voti…), ognuno è più rivoluzionario dell’altro, ognuno ne sa più dell’altro, ognuno è parte di un micro-collettivo che regolarmente poco dopo si spaccherà in altri collettivi sempre più micro, fino a quando verrà fuori l’esaltazione totale dell’ Individuo, come unico legittimo portare di istanze (presunte) rivoluzionarie.
A distanza di 36 anni da quella prima facoltà occupata, lungi dall’avere la presunzione di dare giudizi sommari sul Movimento del ’77, è legittimo farsi domande senza timori reverenziali e probabilmente questo esercizio è più facile, meno doloroso, per chi non ha vissuto direttamente quegli anni. Partendo dal presupposto che spesso il bersaglio preferito di queste mobilitazioni era il Pci, c’è da chiedersi a chi ha giovato quella modalità di lotta, che risultati ha portato questa continua delegittimazione che parte da quegli anni per arrivare ai giorni nostri in forma ormai compiuta.
A chi ha giovato la tendenza alla «distruzione dei mostri sacri», la tendenza all’impossibilità di costruire qualcosa che provi ad andare oltre il mero interesse/pensiero dell’ Individuo?
A distanza di 36 anni la storia ci dice che la morte (di nome o di fatto) del Pci e dei sindacati (come soggetto che rivendica diritti) non ha portato i frutti sperati. Il lavoro è stato sempre più mortificato, l’ambiente sempre più devastato, la politica estera sempre imperialista.
Vedere oggi personaggi come Toni Negri osannati e considerati guru negli Usa fa indubbiamente riflettere. Leggere l’interventismo imperialista di Adriano Sofri su «La Repubblica» fa riflettere. Le posizioni ultraliberiste e filoatlantiche dei Radicali degli ultimi anni fanno riflettere.
E’ intellettualmente onesto dunque domandarsi, da un punto di vista storico, se qualcuno dall’esterno e dall’interno poteva avere interesse a influenzare il Movimento verso determinate posizioni.
E’ lecito dunque domandarsi se certe forme di movimento degli ultimi anni, forme organizzative reticolari e parcellizzate che tanto devono al ’77, non facciano il gioco di qualcun altro propugnando forme di lotta che poi, nei risultati concreti, abbiano favorito e favoriscano più l’ultra-liberismo individualista di Monti che non il Sol dell’avvenire.

UNA PICCOLA NOTA DI DANIELE BARBIERI

Ottima la ricostruzione di Luca (quando le lotte partono dalle “periferie” quasi nessuno se ne accorge o ricorda) e molto interessanti le domande. Io, che invece c’ero, ho un punto di vista diverso ma ovviamente se ne parlerà un’altra volta. Solo tre veloci pignolerie: nel ’77 Sofri non c’era (di fatto Lc era sciolta anche se non tutti i suoi e le sue militanti avevano accettato quella decisione; Cgil e Pci molto (ma proprio molto) si delegittimatono da soli, giorno per giorno, tant’è che Lama – per dire – quel famoso giorno parlò all’università contro il parere (votato in assemblea) della Cgil università di Roma; i Radicali con il Movimento del ’77 c’entrano poco o nulla come presenza fisica nelle università mentre ovviamente sull’uso, in quegli anni, di certe loro proposte e/o metodologie il discorso è diverso e complesso.  (db)
 
NOTE
1 Il 6 dicembre del 1989.
2 Visi pallidi = borghesi
3 Meticci = PCI e altre sigle del Movimento
4 Tratto dal libro “Le compagne, i compagni, il movimento del ’77 a Palermo”, Ed. 100 Fiori, Palermo, 1978

lunedì 19 novembre 2012

Resoconto di una giornata particolare di un operaio della Carbosulcis

sabato 17 novembre 2012


Martedi 12 novembre ore 21.35 prendo il mezzo aziendale per recarmi a lavoro devo fare il turno notturno . Lavoro dalle 23.00 fino alle 07.00. Mercoledi 13 alle 07.10 riprendo il mezzo aziendale e mi faccio lasciare davanti alla vecchia miniera di Serbariu a Carbonia . Mi faccio un giro all’interno e noto tanti cellulari della polizia e molti uomini della Digos. Arrivo nella zona dove si doveva svolgere l’incontro con i ministri Passera e Barca . Mi rendo subito conto che la zona è recintata da transenne ed è stat formata una sorta di zona rossa. Penso in mezzo a tutto c'e' l'incontro con i ministri, un incontro "blindato" a cui solo pochi eletti potevano partecipare. Alle ore 08 00 mi incateno ad una transenna , intanto iniziano ad arrivare operai, pensionati , commercianti e tanti volti conosciuti in anni di lotte. Inoltre iniziano ad essere presenti parecchi mass-media , che iniziano a fare interviste ed a filmare . Il motivo per cui mi sono incatenato è molto semplice : è un protesta contro i rappresentanti del governo Monti e i suoi sudditi politici sardi . Governo e politica che manda in malora la scuola, la sanità e gli altri servizi pubblici, aggravano la devastazione del territorio e l’inquinamento, accrescono la disperazione e la miseria? Effetti collaterali, come le stragi di civili dei “missili intelligenti” a stelle e strisce! Colonizzano la mia Nazione sardigna che negli ultimi mesi vi è stata un ulteriore drammatica accelerazione della crisi economica. Esiste un malessere diffuso in atto in Sardegna e nel Sulcis, visibile da una grande ripresa del flusso migratorio. In Sardegna coi processi di deindustrializzazione in atto si sono persi e si stanno perdendo migliaia di posto di lavoro. Il paradosso del tutto è che molte di queste fabbriche in crisi hanno fatto danni gravissimi per quanto riguarda la salute dei cittadini. Pensate quanti lavoratori e cittadini sono stati esposti ad agenti cancerogeni, chimici, radiazioni.Poi le fabbriche chiudono e restano immensi danni al territorio. Molte volte per il puro profitto delle aziende si è ribaltata l’utilità ( posti di lavoro ) in devastazione ambientale depredando il territorio senza risarcimento. Intanto in Sardegna vi sono:- 13 carceri;- 66% delle servitù militari presenti in Italia;- Poligono di Quirra ecc. Questi sono stati i motivi della mia protesta, intorno alle 10.30 arrivano gli studenti, subito dopo gli operai dell’Alcoa la situazione inizia a farsi calda. Io allora mi sgancio la catena dalla transenna. Intorno alle 11.00 vengono rovesciate le transenne ed iniziano i primi scontri con tanto di manganellate e lanci di lacrimogeni. Le forze dell’ordine allora mettono due cellulari di traverso per impedire ai manifestanti di andare avanti. Dopo questi primi scontri e i primi lanci di lacrimogeni parlo con la mia collega Tiziana presente al sit-in di fronte alla miniera di Serbariu. Lei mi dice “quando ho visto i vari tafferugli, la mia parte incazzata e animale si trovava d'accordo e pensava che fuoco, fiamme e distruzione fossero la giusta risposta per la nascita di un mondo nuovo; tuttavia, la parte razionale chiede sempre se tutto cio' giova e a chi “. Ragiono e penso che a costoro che gestiscono il potere restano solo i manganelli e i lacrimogeni. Che possono frenare i movimenti per un attimo, ma alla lunga rischiano di “incattivirli”. Nel contempo i ministri non sono ancora arrivati , giungono a destinazione qualche ora dopo . Io penso tra di me “ prima di sapere l’esito della riunione “ e sono convinto che il governo in carica mente come e peggio di quelli precedenti. “Come”, perché racconta frottole di comodo, studiate alla bisogna, valide per un giorno e smentite il successivo. “Peggio”, perché si ripara dietro una presunta “serietà e onestà”, sbugiardata ad ogni passo concreto ma ribadita mediaticamente da un coro inqualificabile di leccapiedi. Durante la sera finisce la tanto attesa riunione con tanto di proclami !!!!!!! I lavoratori avevano capito che non avevano portato niente di utile al tavolo e si sono leggermente incazzati e hanno bloccato giustamente le uscite della miniera. A quel punto sono arrivati gli elicotteri per portare via quei pagliacci di ministri. Per i lavoratori la manifestazione era finita lì, perché avevano dato il messaggio che non è più il caso di venire a prendere per il culo la gente! Stavano già decidendo di andare via quando a qualcuno è venuta la brillante idea di dare l'ordine di sparare i lacrimogeni (ad altezza d'uomo) e da li sono nati i grossi scontri , che avete visto in tutti i mezzi di comunicazione. Quindi condivido senza se e senza ma , l’azione e la lotta prodotta dal popolo sardo sulcitano, che mercoledi 13 è stato provocato dalle forze dell’ordine ed ha giustamente reagito. Siamo un periodo di repressione disoccupati,operai delle fabbriche che chiudono e minatori sardi caricati mentre il ministro Passera fugge in elicottero dalle proteste. Studenti che manifestano chiedendo ai sindacati uno sciopero vero contro tagli e austerity che vengono presi a manganellate e arrestati. Mezzi di informazione servi del padrone ( tranne qualche eccezione ), vertici sindacali confederali e PD-UDC-PDL (i partiti di sostegno al governo della BCE) uniti nel propagandare la favoletta dei manifestanti violenti, nel voler separare i presunti "buoni" dai "cattivi", i lavoratori dagli studenti. In questi giorni non ci sono stati manifestanti violenti, presunti infiltrati o extraterrestri nei cortei ma solo decine di migliaia di studenti e lavoratori incazzati contro le politiche di austerity, la precarietà e la disoccupazione di massa. Ognuno ha manifestato con le proprie modalità ma tutti avevamo lo stesso obiettivo: levare un muro di resistenza all'arroganza di chi ci vuole cancellare il futuro per salvare i profitti di banche e imprese. 

sabato 3 novembre 2012

Monti resuscita il ponte sullo stretto e si piega alle lobby dei costruttori



Di CARLO LANIA

02.11.2012

Protestano comitati e associazioni ambientaliste: «Decisione pilatesca, il governo ci ripensi» Dopo averlo archiviato con la legge di stabilità, il governo contraddice se stesso e proroga di due anni di deroghe.

Stop al Ponte sullo Stretto di Messina. Anzi no. Il governo fa una repentina marcia indietro sulla già annunciata messa in soffitta del progetto del ponte che dovrebbe collegare la Sicilia alla Calabria. L'addio all'opera pubblica era stato dato con l'accantonamento nella legge di stabilità di 300 milioni di euro per il pagamento della penale dovuta al Consorzio che avrebbe dovuto realizzarlo, ma nel consiglio dei ministri della scorsa notte il governo ci ha ripensato. Se davvero ci sarà, lo stop al Ponte non verrà dato prima di due anni, tempo necessario - spiega una nota di palazzo Chigi - per «verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità». Nel frattempo non si starà però con le mani in mano, anzi si potrà continuare a cementificare: «In ogni caso - prosegue infatti Palazzo Chigi - durante il periodo di proroga, previa deliberazione del Cipe, potranno comunque essere assicurati sui territori interessati interventi infrastrutturali immediatamente cantierabili, a patto che presentino una funzionalità autonoma e siano già compresi nel progetto generale». Il sospetto è che la decisione sia frutto sia delle pressioni fatte in questi giorni dalla lobby del Ponte, sia della scelta di non spendere oggi, in piena crisi economica e con il governo che taglia i fondi anche ai malati di Sla, i 300 milioni già stanziati. Rimandando la patata bollente al prossimo governo, Monti/bis o no che sia.
Comunque stiano le cose, la retromarcia non è piaciuta a opposizione e associazioni ambientaliste, che nei giorni scorsi avevano salutato come un successo la decisione di mettere finalmente la parola fine a una storia decennale. Nella notte, invece, la brutta sorpresa del rinvio. «E' una decisione sbagliata, anzi è una non-decisione» scrive su Facebook Nichi Vendola. «Pensavamo fosse un capitolo finito - prosegue il leader di Sel e governatore della Puglia - pensavamo fosse chiaro che il progetto è insostenibile e irrealizzabile. Invece no. Il centrosinistra ha un'altra decisione da prendere con urgenza non appena sarà al governo del Paese».
In effetti l'addio al Ponte sembrava essere davvero definitivo. Lo stesso ministro dell'Ambiente Corrado Clini, nelle scorse settimane, aveva spiegato la contrarietà del governo alla realizzazione dell'opera, al punto da definanziarne la costruzione. Invece, complice la notte, l'ultimo consiglio dei ministri ha fatto slittare tutto di altri due anni. Motivando perdipiù la scelta come se le spiegazioni date solo qualche giorno prima non fossero mai state dette: «Tale decisione - spiega infatti palazzo Chigi - è motivata dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale. Ed è in linea con la proposta della Commissione europea dell'ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei». «Qualora in questo periodo di tempo non si giungesse a una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile - prosegue la nota - scatterà la revoca ex lege dell'efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina spa e il contraente generale, con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%».
Due anni durante i quali non è detto che non si continuino a spendere soldi. «Tenere in piedi il progetto del Ponte - denuncia infatti il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - significa continuare a pagare studi e magari costruire inutili opere di collegamento a un'opera che mai verrà costruita». L'associazione chiede quindi al governo di bocciare il progetto e procedere, subito dopo, a «sciogliere la Società Stretto di Messina». Critico anche il Wwf, che parla di «decisione pilatesca». «Il governo, dopo ben nove anni di studi, visto che il progetto preliminare è stato presentato nel 2003 ha già oggi tutti gli elementi per chiudere con il progetto, con il General Contractor, senza pagare penali, e con quell'ente inutile che è la Stretto di Messina spa», scrive l'associazione. Di «schiaffo all'Italia onesta» parla invece Angelo Bonelli. «Com'è possibile - si chiede il presidente dei Verdi - che un governo che taglia i fondi per l'assistenza ai malati di Sla non cancelli immediatamente un'opera che costerà più di 8,5 miliardi di euro e che rappresenta la sagra dello spreco e dell'inutilità».
Dal centrodestra si leva invece la voce soddisfatta dell'ex ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli: «E' certo - dice - che se il centrodestra tornasse a guidare il paese il Ponte sarebbe realizzato perché è un'opera che serve alla Sicilia, al Sud, all'Europa».

sabato 6 ottobre 2012

STUDENTI IN CORTEO IN TUTTA ITALIA; LA POLIZIA RISPONDE CON UNA MEGA MAGANELLATA IN TUTTA ITALIA...

05 ottobre 2012


 

Violente cariche delle forze dell'ordine contro gli studenti a Roma, Milano e Torino. Nel capoluogo piemontese, gli agenti hanno hanno fermati 15 manifestanti per essere identificati. Un fermato anche a Roma.  La manifestazione su Twitter. Guarda la FOTOGALLERY. (VIDEO)

5 ottobre, tornano in piazza in tutta Italia gli studenti e le studentesse dei licei e degli istituti tecnici, tornano in piazza contro il governo Monti e le sue politiche di austerity in una data lanciata dalla rete di collettivi studenteschi StudAut.

segui su InfoAut la diretta dalle piazze, su Twitter segui @StudAut e l'hashtag #5ott.


"Vergognosa repressione degli studenti che oggi, a migliaia, in diverse città italiane, Torino, Roma, Milano e tante altre, sono scesi in piazza contro i tagli di Profumo all'istruzione e alla formazione pubbliche - dichiara Paolo Ferrero, Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista - Aumentano le tasse in scuole e università, i costi di libri e trasporti, le strutture cadono a pezzi e la democrazia nei luoghi del sapere viene consapevolmente ridotta. Oggi siamo in piazza con gli studenti, come lo saremo il prossimo 12 ottobre, perché il mondo della formazione sta pagando un prezzo altissimo per colpa di Monti e dei “tecnici”. È scandaloso che il governo dei poteri forti invece che rispondere alle giuste rivendicazioni degli studenti mandi le forze dell'ordine a caricare i ragazzi in corteo".


"Solleva il cuore - dichiara Fabio Alberti, Segretario romano di Rifondazione Comunista - vedere migliaia di giovanissimi studenti colorare le vie di Roma in difesa di una scuola pubblica, democratica e veramente aperta a tutti. Si tratta di una importante lezione di senso civico - aggiunge - Gli studenti hanno dato un segnale a tutta la città: non bisogna rassegnarsi. Al dominio della finanza e alla abdicazione di una classe politica - conclude - i cittadini, studenti, lavoratori, devono prendere la parola e la strada. Altri devono raccogliere questo segnale. Una occasione sarà la manifestazione "no Monti" del 27 ottobre".

Dai promotori della No Monti Day solidarietà agli studenti oggi brutalmente manganellati nelle strade del nostro paese.


Il Comitato promotore della manifestazione No Monti Day, esprime piena solidarietà agli studenti che oggi a migliaia hanno manifestato in tutta Italia, contro il governo Monti e le misure di austerity imposte dai governi e dalle istituzioni finanziarie dell’Unione Europea.
Gli studenti sono stati brutalmente inseguiti e manganellati dalla polizia in diverse città, segno questo che tale era l’indicazione che veniva dal governo: stroncare sul nascere le proteste, soprattutto se vengono dalle nuove generazioni fortemente penalizzate e ipotecate sul futuro proprio dalle misure del governo Monti.
I promotori del No Monti Day sono solidali con gli studenti aggrediti e li invitano ad essere insieme in piazza il prossimo 27 ottobre alla manifestazione nazionale a Roma, con gli stessi obiettivi, con la stessa determinazione e con le stesse aspettative di cambiamento per il futuro.

Fonte:

http://www.osservatoriorepressione.org/2012/10/studenti-in-corteo-in-tutta-italia-la.html

venerdì 11 maggio 2012

Gianni De Gennaro, il capo della "macelleria messicana" nominato sottosegretario del governo Monti

11 maggio 2012

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio Mario Monti, «ha deliberato la nomina a sottosegretario di Stato della presidenza del Consiglio del Prefetto Gianni De Gennaro, che cessa dalle funzioni di Direttore del Dis». A darne conferma è il comunicato di Palazzo Chigi, emesso al termine del Consiglio dei Ministri.

Un'altra promozione per il protagonista numero uno degli abusi, le torture e i soprusi nei confronti dei manifestanti inermi durante le contestazioni al g8 di Genova del 2001.

domenica 26 febbraio 2012

LE CARICHE ALLA STAZIONE DI TORINO... UN FILM GIA' VISTO. REGIA DI SPARTACO MORTOLA

26 febbraio 2012


Prima Caselli, poi Manganelli, poi Spartaco Mortola. Cariche a freddo e versioni di comodo. Una trappola a fine giornata per poter di nuovo associare la lotta dei No Tav alla violenza e al pericolo. Un film già visto...
Come abbiamo già scritto ieri quella alla stazione di Torino Porta Nuova contro i No Tav che tornavano verso Milano, Roma e Genova dopo la grande manifestazione in Valsusa è stata una provocazione bella e buona. Una provocazione studiata, concertata, preparata a dovere. Non si tratta di complottiamo. Basta leggere i ‘segnali’ lanciati a reti e quotidiani unificati nei giorni scorsi. Prima il procuratore di Torini Caselli – mandante della retata contro i No Tav in tutta Italia del 26 gennaio - che afferma di sentirsi minacciato, dà degli antidemocratici e addirittura dei camorristi a chi lo contesta. Poi la sfilza di dichiarazioni e prese di posizione a difesa del Procuratore, che ne adottano la stessa chiave di lettura: essendo un magistrato Caselli non può essere contestato, chi lo fa è un intollerante, un fascista, un antidemocratico. Anzi è un violento, un criminale. Brillano nella solerzia di tali dichiarazioni i dirigenti locali e nazionali del PD e le organizzazioni collaterali a questo partito: Legambiente, Anpi ecc.
Ma ancora non basta. Occorre mandare un segnale ancora più forte, più esplicito a quel popolo No Tav e a tutti quei movimenti sociali e popolari che in Italia resistono e si oppongono al regime bancariol-bocconiano di Monti e agli interessi trasversali dei poteri forti. E così il capo della Polizia Manganelli rispolvera il sempre utile spauracchio degli ‘anarchici’. Afferma, senza che giornalisti e politici gli chiedano di mostrare pezze d’appoggio di nessun tipo al suo allarme – che “gli anarchici hanno fatto il salto e sono pronti ad uccidere”. Dove? Ma naturalmente in Valsusa!
Ma non basta ancora. Perché ieri da Bussoleno a Susa hanno sfilato decine e decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia, e non solo dall’odiata e appetitosa valle piemontese. Uno dei cortei più affollati che in Italia si ricordi contro l’alta velocità e l’alta voracità delle coop bianche e ‘rosse’. L’intelligenza degli organizzatori e dei partecipanti smonta i progetti di chi voleva trasformare la giornata in una battaglia campale. Il corteo sfila determinato ma tranquillo, e tutto fila liscio. I telegiornali e i lettissimi siti web dei grandi quotidiani nazionali e locali non possono far altro che titolare sul carattere pacifico della manifestazione in Valsusa, e di raccontarne i contenuti in mancanza di botte, cariche, petardi. E quindi qualcuno, dentro gli apparati di sicurezza di questo paese, pensa di far scattarte un ‘piano B’ che evidentemente era stato già pensato e approntato.
Stanchi ma entusiasti per la riuscita della manifestazione, centinaia di manifestanti prendono i treni della Valsusa per raggiungere Torino, e da lì ripartire verso Milano, Roma, Genova, Firenze. Ma quando arrivano a Porta Nuova trovano la stazione letteralmente occupata da uno schieramento incredibile di poliziotti e carabinieri in versione ‘robocop’. Qualcuno comincia a chiedersi il perché di tanta militarizzazione a giornata di fatto conclusa. Tra i manifestanti ci sono sì gli ‘antagonisti’, gli ‘anarchici’, ‘gli squatter’ (ma i giornalisti che usano queste etichette ne conosceranno almeno il significato?). Ma ci sono anche famiglie, manifestanti non più giovincelli e non necessariamente vicini – politicamente e anagraficamente – ai centri sociali o ai collettivi universitari. E’ una delle caratteristiche fondamentali del popolo No Tav, che dopo 20 anni di lotta non ha gettato la spugna e anzi cresce e si rafforza.
Ma il clima a Porta Nuova si fa subito pesante: quando stretti sulle banchine dei binari i manifestanti si incolonnano per salire sui treni per Milano o per Genova a sbarrargli la strada trovano i celerini in assetto antisommossa. Diretti, raccontano i testimoni, dai funzionari della Polizia Ferroviaria. E chi è a dirigerela PoliziaFerroviariadi Torino? Un certo Spartaco Mortola. Vi ricordate chi è Spartaco Mortola?
Lo stesso che capitanò le Forze dell'Ordine nel febbraio2010 inValsusa, con i manifestanti presi a bastonate e rincorsi fin nei boschi. Ma soprattutto Mortola è l’ex capo della Digos di Genova ai tempi della macelleria messicana contro i manifestanti inermi nel 2001. Assolto a novembre in Cassazione per i fatti di Genova «perché il fatto non sussiste» (le prove false, le molotov, erano nel frattempo sparite) e assolto anche dall’accusa di aver istigato alla falsa testimonianza l´ex questore di Genova Francesco Colucci durante il processo per l´irruzione della polizia nella scuola Diaz al G8 del luglio 2001.
Un regista niente male per un film già visto. I manifestanti si avviano a salire sul loro treno ma scoprono che il biglietto cumulativo che avevano concordato con le ferrovie valeva solo per l’andata, ma non per il ritorno. Raccontano i testimoni sul sito NoTav.info: “Mentre era appena iniziata la trattativa per stabilire il costo del biglietto collettivo,la Polizia ha caricato violentemente i No Tav fermi al binario20 inattesa del loro treno. Non contenti, a trattativa finita e a prezzo concordato, hanno effettuato un’altra carica a freddo, prendendo alle spalle i NoTav che erano stati appena fatti passare a seguito della trattativa. Sono stati lanciati lacrimogeni addirittura dentro i vagoni dei treni: una vera e propria azione punitiva!”
Ancora: “Hanno cercato lo scontro in ogni modo, ad esempio spostando il treno sul binario 20, che è l'ultimo e di fianco ha l'edificio della Stazione, in modo che nessuno potesse scappare lateralmente e poterci schiacciare anche verso il muro. Sappi che ad un agente è scoppiato un lacrimogeno in mano ed è stato portato via, sicuramente intossicato. Sappi inoltre che il CS intanto si infilava pericolosamente nelle carrozze e che i poliziotti sono entrati a manganellare anche dentro alcuni corridoi. Hanno anche pestato due ragazze (all'apparenza minorenni) sedute accanto a noi. Lungo il muro dell'edificio, dove si trovano gli uffici del personale Trenitalia si trovavano anche transenne ammucchiate che hanno reso pericolosissima la fuga dei manifestanti rincorsi dai poliziotti”.
Quando tutto finisce le forze dell’ordine si affrettano a pulire la stazione e a far sparire le bende e i fazzoletti intrisi del sangue dei manifestanti sparsi sul pavimento. Intanto le agenzie di stampa cominciano a battere la notizia, naturalmente ripresa dai quotidiani, che tutto è cominciato quando contro i poliziotti che ‘affiancavano’ il personale di stazione nel controllo dei biglietti degli ‘anarchici’ sono stati lanciati sassi e petardi. In effetti qualche sasso è stato lanciato contro i celerini bardati con caschi, scudi e tute spesse cinque centimetri… Il brecciolino raccolto sui binari della stazione da qualche manifestante pestato durante la prima carica. Nei lanci di agenzia i lacrimogeni non ci sono, anzi viene riportata la smentita della Questura: “mai usati lacrimogeni a Porta Nuova”.

E comunque il risultato scientificamente ricercato è stato raggiunto: i titoli parlano di scontri, di ‘anarcoinsurrezionalisti’ e ‘autonomi’. Come da copione il popolo No Tav è di nuovo associato alla violenza, al pericolo.



domenica 12 febbraio 2012

"Il posto fisso è noioso, abituatevi a non averlo", un giovane risponde alla sparata di Monti



- Il testo:
"Io non sono un tipo che si abitua, Mario.
Sarà che sono fatto male, che ho dei problemi... ma non mi abituo.
Sarà che son strano e il calcio non m'interessa. Non mi interessa il gossip e sono refrattario allo stile di vita che pubblicità e talk show cercano velatamente di iniettarmi nelle vene.
Certo, ho altri interessi... molto strani e socialmente poco rilevanti come la musica, la scrittura, la poesia... e l'attivismo. Sì, lo ammetto, sono colpevole: mi informo e faccio informare gli altri. Su che cosa? Su tutto quello che i media tacciono e che distorcono. E devo essere sincero: c'è tanto materiale!



Tornando a noi, Mario... non ti dispiacerà se ti chiamo Mario... E non "presidente" o magari "onorevole". Il fatto è che io non ti ho votato e quindi non sei il mio presidente. Lo sarai di chi ti ha votato, ma non mio... ah, scusa, nessuno ti ha votato, dimenticavo. E per quanto riguarda l'onorevole: io non uso quella parola. Ma, se la dovessi usare, la userei per qualcuno che ha dimostrato onore. E tu non rientri nella lista. Tornando a noi, dicevo, io non sono un tipo che si abitua, ma sono un tipo che nota le cose. Vedi, ci sono degli animali che per attaccare la preda si avvicinano molto lentamente per non essere notati e poi la azzannano. Lo fanno per sopravvivere, per necessità. Gli uomini, alcuni uomini, pur non agendo per necessità, riescono a fare "di meglio" perché sanno parlare e sanno fingere. Quindi ci sono uomini potenti che per ottenere quello che vogliono hanno imparato che non si può piegare un popolo usando la forza. Altrimenti questo, a lungo andare forma delle resistenze. Allora si ricorre a mezzi un po' più subdoli: li si fa abituare. Passo dopo passo: una carezza oggi, un buffetto domani, uno schiaffetto più in là... magari ci si inventa qualcosa che li convinca che è per il loro bene, che è necessario... una guerra, un attentato terroristico, una crisi economica... e magia! Ti ritrovi a spezzargli la schiena senza che loro battano ciglio... anzi magari ti ringraziano pure.

Come ti dicevo io non mi abituo. Non mi abituerò a uno Stato governato da una persona che nessuno ha votato. Non mi abituerò ad accettare come Presidente del Consiglio una persona che lavora per delle oligarchie occulte come il gruppo Bilderberg. Non mi abituerò mai ad accontentarmi con un sorriso a denti stretti della miseria che ci fate piovere dall'alto perché so che la ricchezza e la miseria di cui parlate non esistono: sono le persone a dare valore alle cose, non il contrario. So che ci sono abbastanza risorse per tutti, in Italia e nel mondo, ma che la finanza e l'economia che vi siete inventati ci giocano su perché tutto finisca nelle mani di pochi, mentre tutti gli altri rimangono ad azzannarsi nell'arena sanguinaria ma politicamente corretta chiamata mercato. Non mi abituerò a un'Italia fatta a pezzi con la scusa delle "Privatizzazioni necessarie" perché so che in realtà è una svendita, un ricatto per ripagare il debito colossale e inestinguibile che voi avete contratto con dei banchieri privati. Loro sono furbi non vogliono soldi, vogliono le nostre istituzioni, il controllo totale. Non mi abituerò ad avere paura dei mostri di carta che avete inventato, come il terrorismo di Al Qaeda, tanto da piagnucolare protezione e arrivare a chiedere uno stato di polizia o addirittura farmi impiantare un chip sottopelle per essere sempre rintracciato. E che dire dell'essere controllato ai limiti della follia con la scusa della lotta all'evasione fiscale: so benissimo che è solo una questione di controllo e non economica perché i veri evasori non li toccate mai!
 
Perciò mi dispiace caro Mario, ma io, e molte altre persone come me, non ci abitueremo mai. Non mi abituerò ad essere precario, a vivere di stenti, ammazzarmi di debiti, neanche se a dirmelo sei tu con la tua faccia tosta da senatore a vita (cazzo dev'essere noioso!) il tuo stipendio da 5 zeri e le compagnie segrete che frequenti e a cui stai svendendo l'Italia. Dovresti tu abituarti ad essere precario... goditela finché puoi, vai ai talk show, sentiti con i tuoi amici al Bohemian Grove, salutami Moloch... non durerà ancora a lungo".
Fonte:
http://www.nocensura.com/2012/02/il-posto-fisso-e-noioso-abituatevi-non.html