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Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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sabato 14 dicembre 2013

IL PIANO PRAWER NON E' PASSATO

Il piano di trasferimento dei beduini del Naqab è al momento sospeso. Analisi dei possibili scenari futuri e la lezione della mobilitazione palestinese. 

venerdì 13 dicembre 2013 15:06



di Roberto Prinzi

 
Roma, 13 dicembre 2013, Nena News - Il Piano Prawer almeno per ora non è passato. Ad annunciarlo è stato uno dei suoi architetti, l'ex ministro israeliano Benny Begin, in una conferenza stampa convocata ieri nel Quartiere Generale della Difesa a Tel Aviv. Begin ha detto che il premier Netanyahu ha accettato la sua proposta di bloccare il disegno di legge ma non ha precisato se il piano sarà del tutto accantonato o se è solo temporaneamente sospeso.

Begin, figlio del famoso leader di destra Menachem, non ha nascosto l'insoddisfazione ed il fastidio per la dura opposizione al suo piano: "Destra e sinistra, ebrei ed arabi insieme, hanno sfruttato la sofferenza dei beduini riscaldando l'ambiente per un tornaconto politico". Begin si è poi difeso da quanti lo avevano criticato perché, a loro dire, non aveva ascoltato la popolazione beduina nell'elaborare il Piano. Durante la scrittura del progetto di legge, infatti, "abbiamo ascoltato più di 1000 beduini e in seguito alle loro osservazioni abbiamo introdotto dei cambiamenti".

"Io personalmente" - ha aggiunto - "ne ho incontrati 600, e non li abbiamo sentiti, ma ascoltati attentamente". Il parlamentare del Likud (destra) ha rivendicato con orgoglio di aver "fatto il massimo" affinché il piano diventasse legge, ma pragmaticamente ha aggiunto: "a volte bisognare guardare in faccia la realtà".

Le parole di Begin di ieri non sorprendono. Tre giorni fa, infatti, il parlamentare aveva negato le dichiarazioni del governo dopo le partecipate proteste della comunità palestinese d'Israele il 30 novembre scorso. Allora il primo ministro Netanyahu disse che il piano sarebbe stato eseguito perché era stato "accettato dalla comunità beduina". Intervenendo alla Commissione della Knesset degli Interni e dell'Ambiente, Begin era stato risoluto: "Io voglio che sia chiaro che, contrariamente a quanto è stato riportato nelle scorse settimane, io non ho mai detto che i beduini sono favorevoli al mio piano. Non lo potrei mai dire perché non gliel'ho mai presentato. Gli emendamenti apportati alla legge non sono stati presentati agli abitanti. Pertanto non è possibile sapere se le modifiche abbiano incontrato il loro favore. Non sono capace di stabilire quanto [i beduini, ndr] sostengano la legge".

Parole che non lasciano spazio ad elaborate congetture e che mettono per l'ennesima volta in imbarazzo il governo israeliano che per settimane aveva ripetuto che il Piano Prawer/Begin aveva già incassato il sostegno della popolazione beduina. Alle dichiarazioni di Begin avevano fatto seguito quelle di Yariv Levin (anche lui del Likud) secondo cui il piano attuale non avrebbe avuto la maggioranza all'interno del governo. Non avendo così i numeri necessari per l'approvazione della legge alla seconda e terza lettura, il governo avrebbe preferito ieri sospendere il piano evitando una clamorosa debacle parlamentare.
 
Il Piano Prawer
 

Il Piano Begin-Prawer, introdotto per la prima volta nel 2011, è un progetto del governo israeliano di estrema destra che prevede la distruzione di 35 villaggi beduini non riconosciuti da Tel Aviv (e di conseguenza privati delle infrastrutture basilari e sotto costante minaccia di demolizione), l'espulsione e il trasferimento forzato di 70.000 beduini palestinesi in nuove township e la confisca di oltre 800.000 dunam di terra [un dunam corrisponde all'incirca a mille metri quadrati].

Il piano ha suscitato sin dall'inizio le dure critiche della popolazione locale, delle associazioni della società civile e dell'intera comunità palestinese. Sono state organizzate tre partecipate giornate di protesta (l'ultima delle quali il 30 novembre) duramente represse dalla polizia. Molti attivisti israeliani e palestinesi hanno sottolineato come sia stata proprio la violenza del 30 novembre ad avere attirato l'attenzione ("tardiva") dei media israeliani.

Ma se opposizione c'è stata da parte della sinistra dentro e fuori la Knesset, non bisogna sottovalutare la contrarietà al piano espressa anche da settori dell'estrema destra di governo. Secondo i falchi, infatti, "l'offerta [ai beduini, ndr] è troppo generosa". Soprattutto se viene "ceduta" ad una popolazione che è considerata dagli estremisti di destra "voce di minoranza" (nel migliore dei casi) e "popolazione occupante che cospira con i palestinesi della Cisgiordania per prendere possesso della terra degli ebrei" (nel peggiore).
 
Le reazioni politiche

 
Alla notizia della sospensione del Piano Prawer, la sinistra parlamentare e non, le ONG e l'intera comunità palestinese hanno esultato. Adalah, il centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele, ha definito il ritiro del progetto come "il maggior risultato nella storia della comunità palestinese d'Israele". Tuttavia, nonostante la gioia, Adalah mantiene la concentrazione alta: "La cancellazione della proposta di legge è solo un inizio. La lotta al Piano Prawer continua. I piani del governo per il Naghev porteranno alla demolizione, evacuazione e confisca delle case e delle terre dei beduini, tra cui il villaggio di Atir Umm al-Hieran, che saranno distrutti per essere sostituiti da una colonia ebraica e da una foresta".
Non trattengono la soddisfazione la sinistra parlamentare e i politici arabi. Dov Khanin (Hadash) si è augurato che "questo successo possa rappresentare la fine di un lungo capitolo nello scontro tra lo Stato ed i cittadini beduini e segni l'inizio di un dialogo tra le due parti". Anche Meretz (sinistra sionista) con Rozin ha esultato: "Tiro un sospiro di sollievo insieme agli abitanti del Neghev, i beduini e gli ebrei, per il congelamento del Piano Prawer. E' tempo d'investire i soldi che lo stato voleva sprecare per il trasferimento dei beduini per collegare i villaggi all'acqua, all'elettricità e alle altre infrastrutture". Un raggiante Tibi (Lista Araba Unita) ha lodato il coraggio delle migliaia di palestinesi scese in strada per "difendere la loro terra".
Tra i falchi del governo se la battaglia è persa non lo è la guerra. Miri Regev (Likud) è come suo solito chiarissima: "E' importante arrivare a regolamentare la situazione nel Neghev. Ho detto che bisogna porre fine alla conquista della terra dello Stato da parte dei beduini". "La legge che è arrivata alla Knesset" - ha aggiunto - "subirà delle modifiche in base al documento di intesa che è stato rivelato in commissione due settimane fa". Sarebbe interessante sapere se quella intesa con i beduini di cui parla è la stessa che Begin, suo collega di partito, ha negato categoricamente ieri.
 
I possibili scenari

 
Per ora, dunque, il progetto di "reinsediamento/trasferimento" (a seconda di chi parla) dei beduini è fermo. Tre sono gli scenari ipotizzabili al momento. Un primo più favorevole ai beduini: Netanyahu rinuncia all'idea di "pulizia etnica" del Neghev e si accontenta di proseguire l'attuale politica (magari incaricando un'altra commissione che però potrebbe impiegare molto tempo, se non anni, per arrivare a qualche decisione). Questa opzione sarebbe leggermente migliore dell'applicazione del Progetto Prawer per i beduini ma continuerebbe a condannarli ad una vita di stenti, precarietà, paura, ad appelli ai tribunali intervallati dalla distruzione delle loro case - come i casi al-Araqib e Umm al-Hiran dimostrano.

Questo primo scenario è il più facile da realizzare e creerebbe al governo pochi problemi con la Corte Suprema Israeliana. Tuttavia, le dichiarazioni di Regev e di Levin, l'estremismo di Casa Ebraica e del Ministro degli Esteri Lieberman di Yisrael Beitenu sembrano lasciare poco spazio a questa prima opzione. Una seconda ipotesi potrebbe vedere i falchi del governo prendere il sopravvento sulle voci "moderate" della coalizione di Netanyahu. In un contesto del genere maggiori sarebbero le pressioni sul premier per un nuovo e più radicale piano di sradicamento con poca o nessuna compensazione per i beduini.

Gli ostacoli alla realizzazione di questo piano potrebbero essere rappresentati dagli elementi più "moderati" (si legga pragmatici) del governo e dalle reazioni della Corte Suprema. Bisogna però ricordarsi che, come è accaduto con gli "infiltrati" pochi giorni fa, il governo Netanyahu ha saputo facilmente aggirare la sentenza della Corte Suprema con alcuni emendamenti che hanno cambiato di poco i principi della prima bozza contro gli immigrati.

L'eventuale coinvolgimento dei media mainstream non dovrebbe rappresentare un problema per i sostenitori di questo secondo scenario a meno che la repressione operata da Tel Aviv non dovesse rivelarsi estremamente brutale. Escludendo poche voci di dissenso, la stampa e la televisione locale, infatti, non si lamentano più di tanto quando non sono coinvolti ebrei (il fatto che siano rimasti in silenzio, o, nel migliore delle ipotesi, abbiano coperto gli eventi relativi al Piano Prawer con riluttanza ne è una dimostrazione).
Il terzo scenario, il più difficile da realizzare visto l'attuale governo di estrema destra, è che Netanyahu apra un immediato dialogo con i beduini, riveda i piani fatti dai leader locali e dalle ONG e inizi a riconoscere i villaggi del Neghev ed i diritti basilari dei loro abitanti. Difficile che si realizzi in pratica soprattutto se si tiene conto che il conciliatorio e "moderato" Begin di questi giorni è l'ideatore del piano ed esponente dello stesso partito di estrema destra dove militano falchi come Regev.
 
Il lascito della lotta anti-Prawer

 
Qualunque sia lo scenario che si verrà a creare la sospensione del Piano Prawer è un grande successo raggiunto innanzitutto da chi lotta dal basso. Pertanto è comprensibile che la comunità palestinese la rivendichi come una sua "vittoria": i palestinesi della Palestina storica hanno ostacolato la proposta di legge marciando e lottando uniti subendo la brutale repressione della polizia israeliana (15 manifestanti sono ancora in prigione) e, in alcuni casi, della stessa Autorità Palestinese.
Le tre giornate anti-Prawer hanno inoltre ribadito quanto sia profondo il divario tra palestinesi e i loro governanti. I primi lottano per mantenere la propria presenza sulla loro terra, i secondi svendono i pochi dunam rimasti per assicurarsi una piacevole e tranquilla vecchiaia. Non è solo Prawer contro cui i palestinesi stanno lottando. Non lo stanno facendo solo per i beduini e per il Neghev o per la "nuova Nakba" in corso.

La generazione Oslo sta rivendicando una nuova gestione del potere, sta gridando di essere unità al di là delle appartenenze di partito, di non svendere la terra per la quale generazioni di palestinesi sono morti e poeti ed intellettuali ne hanno declamato e cantato la bellezza. Indicano ai loro governanti quale è la strada da seguire soprattutto nelle ore in cui a Ramallah il delegittimato Abbas continua a "dialogare per la pace".

Insomma non bisogna chiedersi soltanto se Prawer passerà ma quanto ancora l'Autorità Palestinese e gli sceriffi di Hamas a Gaza resteranno asserragliati nei loro fortini. La bomba sociale è un fiume in piena. La solidarietà ai prigionieri, la lotta di Bab al-Shams e l'orgoglio dei palestinesi d'Israele - gli "stranieri nella loro terra" - sono un grido di libertà al di là dei risultati ottenuti, al di là dei cupi scenari che sono all'orizzonte. Lo slogan "Prawer non passerà" cantato dalle migliaia di manifestanti in Galilea, nel Naqab, a Ramallah e Gaza è un messaggio di rivendicazione politica, di esistenza e di appartenenza e non è esagerato definirlo di rivolta.

Il giovane poeta e giornalista Alì Mawasi ha sintetizzato perfettamente il senso di queste giornate: "Con la rabbia, sì con la rabbia, con la nostra unità nazionale: da Gerusalemme, dalla Galilea, dal Triangolo, dalla Cisgiordania, da Gaza ed il Neghev. Il piano è caduto ma non ancora il progetto sionista. Ci sarà una quarta giornata di rabbia, perché ogni nuovo piano dovrà cadere. Ora cambiamo lo slogan: Prawer non è passato!". Nena News





Fonte:


 

mercoledì 28 agosto 2013

FUOCO INCROCIATO CONTRO CIVILI PALESTINESI

Amjad Odeh, un passante, e' stato ucciso dalla polizia palestinese. La sua uccisione si unisce a quella di tre giovani di Qalandiya lunedi' colpiti a morte dai soldati israeliani.

mercoledì 28 agosto 2013 11:49

 

di Sonia Grieco


  Nablus (Cisgiordania), 28 agosto 2013, Nena News - Con la morte ieri di Amjad Odeh, di 37 anni, è salito a 15 il numero di palestinesi uccisi in scontri dall'inizio del 2013. Odeh però non è stato colpito a morte da forze militari israeliane bensì durante un blitz delle forze di sicurezza dell'Autorita' nazionale palestinese (Anp) nel campo profughi di Askar, vicino a Nablus, Cisgiordania.

La notizia ha fatto salire la tensione nel campo, con decine di abitanti che hanno lanciato pietre contro i poliziotti palestinesi, mentre i residenti del vicino campo di Al-Fara hanno bloccato per protesta la strada principale che collega Nablus a Tubas. Una morte che accresce rabbia e dolore in una popolazione colpita duramente dalle recenti operazioni delle unità speciali israeliane.

Lunedì tre giovani palestinesi sono stati uccisi e altri venti sono rimasti feriti durante gli scontri scoppiati in seguito a un'altra operazione di polizia nel campo di Qalandiya, tra Gerusalemme e Ramallah, per la cattura di un palestinese rilasciato un mese fa. Gli agenti delle unità speciali, hanno riferito testimoni, hanno aperto il fuoco sulla gente che protestava uccidendo Younes Abu Sheikh, 23 anni, Robin Zayed, 34, e Jihad Aslan 27. L'Anp ha chiesto un'indagine internazionale sull'accaduto e ha sospeso i negoziati, ripresi qualche settimana fa dopo tre anni su pressione del segretario di Stato americano, John Kerry.

Il numero di vittime quest'anno è cinque volte superiore a quello registrato nello stesso periodo dell'anno scorso e dal 2009 le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso oltre 55 palestinesi in Cisgiordania, secondo i dati dell'associazione israeliana per i diritti umani B'Tselem. I soldati hanno autorità assoluta in Area C, la parte della Cisgiordania sotto il controllo militare e civile israeliano, ma compiono regolarmente blitz e incursioni anche in Area A, che pure sarebbe sotto l'autorita' dell'Anp. Inoltre, queste morti restano impunite, giustificate da esigenze di sicurezza che autorizzano l'impiego di proiettili veri contro manifestanti disarmati. Alla fine dell'anno scorso, l'ex ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, aveva ordinato ai soldati di aprire il fuoco contro ogni possibile minaccia.

Il risultato di questa politica è una strage lenta e silenziosa le cui vittime sono soprattutto giovani, che sta esasperando gli animi dei palestinesi dei Territori e indebolisce ulteriormente i già fragili tentativi di negoziato ripresi poche settimane fa dopo tre anni di stallo. Su questo fronte si fanno pochi passi in avanti, anche per la determinazione di Tel Aviv a proseguire nella sua politica sugli insediamenti, con l'annuncio lo scorso 25 agosto di un nuovo progetto edile nella colonia di Ramat Shlomo, a Gerusalemme Est: 1.500 nuovi appartamenti che si aggiungono ad altre unità abitative nei Territori occupati.

Una provocazione che mette in cattiva luce l'Anp, arrivato al tavolo dei negoziati con un debole sostegno da parte di una base sfiduciata e criticato anche dalle altre fazioni politiche per non essere riuscito a porre condizioni a Israele. Così i negoziati sponsorizzati da Kerry paiono fermi prima ancora di iniziare e l'Anp si sta giocando la sua reputazione, mentre nei Territori occupati aumenta la tensione e la frustrazione dei palestinesi. Nena News  



Fonte:

lunedì 19 novembre 2012

GAZA: SALE A 79 IL BILANCIO DEI MORTI

Gaza, 18 novembre 2012, Nena News

ORE 00.33

La 79esima vittima
dell'operazione militare israeliana è Mohammed Salameh Jundie, morto in un raid aereo nella di Al Shuja'ie.

ORE 00.31

Le Brigate Al Qassam, ala militare di Hamas, ha detto di aver lanciato 192 missili verso Israele, aggiungendo che uno è arrivato a Nord di Herzliya (Tel Aviv) per la prima volta. Il totale dei missili lanciati da mercoledì è di 1093.
 
ORE 00.24
Sale ancora il bilancio delle vittime
palestinesi: Imad Abu Hamde.
 
ORE 00.07
Khaled Meshaal, il capo dell'ufficio politico di Hamas, sarà domani in Egitto,
dove terrà una conferenza stampa alle 13 per discutere sulla situazione a Gaza e sui futuri scenari.

ORE 00.01

Il membro del Congresso Nazionale Libico, Mohammed Bashir, domani si recherà a Gaza per dare sostegno alla popolazione palestinese e per dimostrare l'appoggio della Libia.

ORE 23.51

Sondaggio della tv israeliana Channel Two
: il 73% dei cittadini israeliani intervistati è contrario ad una tregua, il 16% a favore. Alla domanda se Israele debba intervenire via terra, il 46% degli intervistati sono a favore, il 32% si oppone e il 22% è indeciso.

ORE 23.40

Dalle 18 ad ora, sono stati lanciati 7 razzi artigianali e 8 missili Grad verso Israele; 24 gli attacchi aerei dell'aviazione israeliana. Otto morti palestinesi e almeno otto feriti.

ORE 23.16

Gli attivisti egiziani entrati oggi a Gaza di fronte all'ospedale Shifa di Gaza City.



ORE 23.12

Circa 500 attivisti egiziani entrati oggi nella Striscia di Gaza per esprimere solidarieta' al popolo palestinese, sono ora sul piazzale antistante l'ospedale "Shifa".

ORE 23.02

Un altro bambino ucciso
da un bombardamento dell'aviazione israeliana contro Gaza City: si tratta di Hussein Jalal Nasr, 8 anni. A Sud di Rafah un missile ha centrato un'automobile: tre palestinesi uccisi.

ORE 22.47

Raid aereo su Rafah: è stata uccisa Sabha 'Aiesh al Hashah, 60 anni.

ORE 22.40

Manifestazioni di solidarietà con Gaza in 50 Paesi del mondo
. Siti web, arabi e stranieri, hanno documentato più di 50 marce di solidarietà con il popolo palestinese in molte città del mondo, tra cui New York, Milano, Parigi e Sydney, ma anche in Egitto, Libano, Iran, Malesia, Yemen.



ORE 23.35

La Marina israeliana ha aperto il fuoco contro obiettivi imprecisati.

ORE 22.03

Il leader di Fatah, Marwan Barghouti, dalla prigione israeliana in cui si trova ha invitato il presidente Abu Mazen a recarsi nella Striscia di Gaza.

ORE 21.57

Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha incontrato oggi a Gerusalemme il premier Netanyahu, il presidente Peres e il ministro degli Esteri Lieberman
. I vertici israeliani hanno precisato che accetteranno una tregua solo quando Hamas cesserà il lancio di missili.
Peres ha detto al ministro francese che Hamas non può affermare di combattere contro l'occupazione perché non c'è occupazione
: "Abbiamo volontariamente lasciato Gaza e loro sparano contro i nostri figli che vanno a scuola. Fabius ha detto di essere in contatto anche con l'Autorità Palestinese.

ORE 21.46

I nomi delle vittime palestinesi di oggi
:

Ibrahim Dalu (1 anno)
Yousef Dalu (10 anni)
Jamal Dalu (7 anni)
Ranin Dalu (5 anni)
Eyad Abu Khusa (18 mesi)
Tasneem Al-Nahhal (13 anni)
Gumana Abu Sufyan (1 anno )
Tamer Abu Sufyan ( 3 anni )
Sulafa Dalu
Samah Dalu
Tahani Dalu
Ahmad Abu Amra
Mohammed Al-Of
Samy Al-Ghfeir
Atiyya Mubarak,
Mo'men Hamada
Suheil Hamada
Abdallah Al-Mzanner
Tamer Salamah
Abu Sufyan
Ahmad Al-Nahhal
Nawal Abdelaal
Nabil Ahmad Abu Amra
Muhamed Abu Nuqira

ORE 21.33

È appena terminata la riunione trilaterale tra il premier israeliano Netanyahu, il ministro degli Esteri Lieberman e il ministro della Difesa Barak: deciso di ampliare gli attacchi contro la Striscia di Gaza e di prepararsi per l'invasione via terra.

ORE 21.29

Dopo tre giorni, i 20 camion di medicinali inviati dall'Autorità Palestinese alla Striscia di Gaza sono arrivati. Spediti giovedì, erano stati bloccati per tre giorni al checkpoint. Lo annuncia il ministro della Salute dell'ANP, Hani Abdeen.

ORE 21.25

Un'altra giovane vittima palestinese: Hussein Jalal Naser, un bambino di 8 anni, è stato ucciso in un raid aereo che ha colpito la sua casa a Nord di Gaza.

ORE 20.58

Si aggiungono altri due morti palestinesi: i due fratelli Nabil Hamed Abu 'Amra e Ahmad Hamed Abu 'Amra morti in un bombardamento israeliano contro Tel el Haua, Sud di Gaza.

ORE 20.51

Fonti mediche palestinesi riportano di centinaia di palestinesi feriti oggi in scontri con l'esercito israeliano in tutta la Cisgiordania. Solo a Tulkarem oltre 120 i feriti, di cui dieci colpiti da proiettili di gomma. Sette feriti a Betlemme.
Un neonato di 20 mesi è stato ucciso a Qalandiya.

ORE 20.35

Il sito internet dell'AIPAC, potente lobby ebraica negli Stati Uniti, è stato hackerato da Anonymous
. Lo riporta il gruppo Gaza Youth Breaks Out.
 
ORE 20.31
L'ambasciata statunitense in Israele ha sospeso i servizi consolari
e dato istruzioni ai dipendenti di non portare i figli a scuola se residenti nelle aree a Sud di Herzliya (Nord di Tel Aviv).
I dipendenti residenti a Beer Sheeva sono stati trasferiti temporaneamente a Nord di Herzliya.

ORE 20.25

Sono circa 500 gli attivisti egiziani che sono riusciti ad entrare oggi a Gaza dal valico di Rafah portando con sé forniture mediche
. "Vogliamo dire ai palestinesi che siamo dalla loro parte - ha commentato l'attivista Adam Mubarak all'AP - La nostra visita è un messaggio a Israele: non abbandoneremo i palestinesi di Gaza".

ORE 20.18

Il primo ministro turco Recep Erdogan ha annunciato che il ministro degli Esteri Davutoglu potrebbe arrivare a Gaza martedì insieme agli altri ministri della Lega Araba.

ORE 19.57

Il portavoce di Hamas, Ghazi Hamad, ha detto ad Al Jazeera che il 90% delle condizioni del cessate il fuoco discusse al Cairo sarebbero già state approvate.

ORE 19.43

L'aviazione israeliana ha bombardato un'area vicino all'ospedale Al Karama
, a Nord della Striscia, provocando danni consistenti all'edificio.

ORE 19.39

Oggi nel campo profughi di Qalandiya a Ramallah, un bambino di 20 mesi, Najib Ahmad, è morto in seguito a gravi ustioni causate da un lacrimogeno che è stato lanciato dentro la casa dove si trovava con la famiglia. Il lacrimogeno è stato lanciato dall'esercito israeliano durante le manifestazioni che ci sono state oggi nei pressi del campo profughi.

ORE 19.36

Il presidente dell'Autorità Palestinese Abbas, durante un meeting di governo, ha fatto appello oggi alla popolazione palestinese perché protesti pacificamente contro l'aggressione israeliana a Gaza. Secondo Ynet News, Abbas ha chiesto "al popolo palestinese di cominciare manifestazioni pacifiche".

ORE 19.33

Un uomo è stato ucciso a Gaza dopo che l'aviazione ha centrato l'edificio al-Safina, a Gaza City. Il bilancio delle vittime palestinesi sale a 71.

ORE 19.30

Diversi scontri ci sono stati nel campo profughi di Aida tra giovani palestinesi e forze israeliane: vicino al checkpoint 300 tra Betlemme e Gerusalemme, molti ragazzi hanno respirato il gas dei lacrimogeni e sono stati colpiti dai proiettili di gomma sparati dai soldati israeliani.
Testimoni sul posto hanno riferito che decine di palestinesi hanno lanciato pietre e bottiglie di vetro contro i soldati e una jeep israeliana ha preso fuoco dopo esser stata colpita da una molotov.

ORE 19.23

Cisgiordania e Gerusalemme Est: manifestazioni di protesta contro l'operazione israeliana a Gaza. Oltre 21 i feriti in scontri tra palestinesi e soldati israeliani. Ad Hebron, è rimasto gravemente ferito alla testa un bambino di 14 anni.

ORE 18.52

E' stato lanciato un missile sulla centrale elettrica di Hof Ashkelon causando un blackout nel villaggio israeliano.

ORE 18.51

Ynet News annuncia la sospensione delle attività accademiche all'Università di Haifa per due settimane a causa del lancio di razzi.

ORE 18.35

Il leader repubblicano Newt Gingrich
, ex presidente della Camera dei Rappresentanti statunitense (dal 1995 al 1999), ha detto oggi che Washington dovrebbe abbandonare l'idea di un processo di pace tra Israele e Palestina. "C'è una guerra permanente nella regione. Ci sono persone determinate a distruggere Israele. Passano le tregue a costruire nuovi armi per una nuova guerra. E poi arrivano e chiedono di parlare di processo di pace mentre accumulano armi".

ORE 18.30

Dalle 11.30 alle 18.45 di oggi dalla Striscia sono stati lanciati 37 missili artigianali, 37 missili Grad, 17 mortai verso Israele. L'aviazione israeliana ha compiuto 46 operazioni contro diversi target nella Striscia. Bilancio di 21 morti e 57 feriti tra la popolazione palestinese.

ORE 18.20

Il gruppo Fidaeen di Hebron "Le pantere della notte" hanno dichiarato di aver colpito con decine di molotov il campo militare Aldbuya nel cuore della città vecchia di Hebron. Due militari israeliani sono stati feriti.


Fonte:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41403&typeb=0&DIRETTA-Gaza-sotto-attacco