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Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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lunedì 28 gennaio 2013

EGITTO: RIPRESI GLI SCONTRI

Lo stato d'emergenza proclamato dal presidente islamista Mohammed Morsi non placa le proteste nel Sinai. Opposizione riunita per decidere su dialogo.

lunedì 28 gennaio 2013 11:15



Roma, 28 gennaio 2013, Nena News - Lo stato d'emergenza proclamato ieri sera dal presidente islamista Mohammed Morsi non placa le proteste nel Sinai.

Scontri violenti sono ripresi oggi a Ismailiya e Suez, disordini si registrano ad Assiut, finora meno toccata dalle proteste, e continuano i tafferugli anche al Cairo.

In queste ore sono in tanti che puntano l'indice contro Morsi accusato di non avere il polso per mettere fine a proteste che spesso sono atti di teppismo, come nel caso dei tifosi di calcio di Port Said che si lanciano all'assalto di prigioni e uffici pubblici per protestare contro la condanna a morte di 21 ultras trovati responsabili della strage di un anno fa allo stadio cittadino di 72 sostenitori della squadra avversaria dell'Ahly.

In questo clima che da giovedì scorso ha visto la morte di una sessantina di egiziani, il Fronte di salvezza nazionale di opposizione, si è riunito per decidere la risposta all'invito al dialogo lanciato di Morsi.

La corrente di sinistra guidata da Hamdin Sabbahi ha già rifiutato i colloqui, mentre un altro noto oppositore, Mohamed el Baradei, chiede che il presidente si impegni a formare un governo di unità nazionale e un comitato per la modifica della Costituzione. Nena News 



Fonte:

venerdì 4 gennaio 2013

Egitto, le opposizioni aprono a Morsi

Il Fronte Nazionale pronto al dialogo a patto di modificare la nuova Costituzione. Intanto la Procura del Cairo accusa i leader delle opposizioni di aver tentato un golpe.

adminSito




venerdì 4 gennaio 2013 10:55

Il presidente egiziano Morsi (Foto: AFP)
Il presidente egiziano Morsi (Foto: AFP)
 

dalla redazione

Roma, 4 gennaio 2013, Nena News - Dopo un mese di scontri e tensione, l'opposizione egiziana apre al presidente Morsi. Ieri il Fronte Nazionale - coalizione dei diversi gruppi di opposizioni laici, liberali e cristiani, al governo dei Fratelli Musulmani - si è detto pronto ad avviare il dialogo con la presidenza.

Ad alcune condizioni. Prima di tutto il "negoziato" dovrà fondarsi su un'agenda chiara ed ufficiale, in particolare riguardo alla nuova Costituzione del Paese, un testo controverso che ha portato in piazza migliaia di persone e che è stato approvato con un referendum popolare a cui ha partecipato solo un terzo della popolazione.

Il Fronte chiede inoltre la creazione di una commissione che si occupi di emendare e modificare alcuni articoli della Costituzione e che sia formata da esperti di entrambe le parti, governo e opposizione.

L'apertura giunge dopo la richiesta dello stesso presidente Morsi di sedersi al tavolo con le opposizioni per discutere del futuro del Paese, spaccato in due dal testo costituzionale e da alcuni decreti presidenziali considerati alla stregua di un colpo di Stato. A novembre Morsi aveva emesso un decreto con il quale si auto attribuiva poteri assoluti e si liberava del controllo degli altri poteri dello Stato, in primis della magistratura.

Un atto che ha provocato la rabbia del popolo egiziano, che ha ancora vivido il ricordo dei 40 anni di regime dittatoriale dell'ex presidente Hosni Mubarak. Una rabbia tanto forte da spingere le opposizioni a rifiutare di sedersi a tavolo con la presidenza. Ad un mese di distanza, però, arriva l'apertura che segue alle accuse mosse al Fronte dalla Procura del Cairo.

A fine dicembre il tribunale ha aperto un'inchiesta contro il Nobel per la Pace Mohammed El Baradei, l'ex presidente della Lega Araba Amr Moussa e il leader della sinistra Hamdeen Sabbahy, accusati di aver tentato di rovesciare il governo dei Fratelli Musulmani e di aver istigato al colpo di Stato contro il presidente Morsi, democraticamente eletto dal popolo egiziano.

Un'accusa che le opposizioni definiscono un tentativo di intimidazione per fermare le proteste popolari. Nena News

sabato 24 novembre 2012

EGITTO: DATI ALLE FIAMME GLI UFFICI DEI FRATELLI MUSULMANI

Il presidente egiziano ha emesso un decreto che intacca gravemente il potere giudiziario. Le opposizioni si sollevano: manifestazioni anti-Morsi in tutto il Paese.

Piazza Tahrir al Cairo, il cuore della rivoluzione egiziana
Piazza Tahrir al Cairo, il cuore della rivoluzione egiziana

AGGIORNAMENTO ORE 18.15
Il presidente egiziano Morsi ha parlato alla folla pro-islamista riunitasi sotto il palazzo presidenziale al Cairo, dicendo che l'Egitto è nel sentiero della democrazia e della libertà: "La stabilità politica, sociale ed economica è quello che voglio e quello a cui sto lavorando. Sono qui e starò qui per volere del popolo, con chiara legittimazione".

AGGIORNAMENTO ore 14.00:

Durante le manifestazioni in Egitto contro il presidente Morsi, i manifestanti hanno dato fuoco agli uffici dei Fratelli Musulmani in tre diverse città: a Suez, a Ismailiya e a Port Said. Raid nella sede del partito ad Alessandria, dove sono esplosi scontri tra gli oppositori e i sostenitori di Morsi. Duri scontri anche al Cairo, dove sono scesi in piazza centinaia di manifestanti guidati dalle opposizioni. Sarebbero 15 i feriti.

di Emma Mancini


Roma, 23 novembre 2012, Nena News
- Dopo aver ricevuto plausi da tutto il mondo per il raggiungimento della tregua tra Hamas e Israele, il presidente egiziano Morsi è costretto a tornare ai problemi di casa. Previste per oggi manifestazioni a Tahrir Square e nel resto del Paese contro Morsi e la sua decisione di modificare la costituzione a favore della poltrona che occupa.

Ieri il presidente egiziano ha emesso un decreto costituzionale con cui si auto-attribuisce i poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo. Alla magistratura viene tolto il potere di sciogliere l'Assemblea Costituente e il Consiglio della Shura, il diritto di veto e quello di annullamento di leggi e decreti presidenziali. Fino all'entrata in vigore della nuova Costituzione, nessun potere dello Stato può revocare le decisioni del presidente.

Il decreto di Morsi - che lui stesso ha definito una forma di protezione della rivoluzione egiziana e lo strumento per "distruggere le infrastrutture istituzionali del vecchio regime" - ha messo fine ad una settimana di protagonismo delle opposizioni in Assemblea Costituente: numerose le bozze proposte in questi giorni dalle fazioni laiche.

Le forze di opposizione si sono immediatamente sollevate
, facendo appello alla popolazione egiziana perché scenda in piazza oggi contro quello che considerano "un colpo di Stato senza legittimazione". La chiamata alla piazza è giunta ieri notte durante un meeting nel quartier generale del Partito Wafd, a cui hanno preso parte numerose figure di spicco dell'opposizione al governo dei Fratelli Musulmani: Mohamed El Baradei, Ayman Nour, Amr Moussa, George Ishaq e Hamdeen Sabbahy.

Durante la conferenza, le opposizioni hanno chiesto l'immediata revoca del decreto, pena il crollo sia della legittimità del presidente sia del consenso popolare: Morsi è accusato di "monopolizzare i tre poteri dello Stato e di annullare l'indipendenza della magistratura". Ma non solo: secondo gli oppositori, è necessario lo scioglimento dell'Assemblea Costituente e la creazione di un nuovo corpo a cui affidare il compito di redigere la legge fondamentale dello Stato egiziano.

El Baradei, Nobel per la Pace e leader nei primi giorni della rivoluzione contro il regime di Hosni Mubarak nel 2011, ha scritto nel suo account Twitter: "Il presidente si è autoproclamato nuovo faraone. Un grave attacco alla rivoluzione che potrebbe avere pericolose conseguenze".

Dure critiche anche da parte della magistratura egiziana, che vede nell'intervento a gamba tesa di Morsi "un assalto allo Stato di diritto e all'indipendenza giudiziaria, un atto che respinge l'Egitto indietro all'era preistorica". A puntare il dito contro il presidente è il capo del Judges Club, Ahmed Al-Zend, secondo il quale la dichiarazione di Morsi è volta a permettere al presidente, al ministro della Difesa e a quello degli Interni di tenere in scacco la magistratura.

Non solo: nel decreto, Morsi ha previsto il ritorno di fronte ai tribunali di coloro che repressero le rivolte di piazza. Una decisione che potrebbe riaprire anche il processo all'ex presidente Mubarak, condannato all'ergastolo. Nena News