Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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mercoledì 11 settembre 2013

11 settembre 1943: raffiche naziste all'opificio di Corso Regina

Mercoledì 11 Settembre 2013 05:10 

È l'11 settembre 1943, dopo i primi momenti di euforia seguiti alla dichiarazione dell'armistizio, tra la popolazione torinese comincia 11 settembrea farsi strada la consapevolezza che la guerra non è affatto finita e che, anzi, si sta entrando in un momento decisivo, quello in cui è necessario sempre più combattere in prima persona contro l'occupante tedesco e i suoi scagnozzi fascisti. Il giorno precedente Adami Rossi, comandante militare di Torino, aveva consegnato la città ai tedeschi, che nel pomeriggio si erano insediati negli uffici di Corso Oporto.
Ada Gobetti, nell'incipit del suo "Diario partigiano", rende perfettamente l'idea dei primi, brevissimi, momenti di entusiasmo e, infine, della disillusione che pervade tutti i torinesi: "Quando ci ripenso, oggi, mi pare impossibile d'aver potuto essere, in quei giorni, così fanciullescamente superficiale e felice, con uno spirito quasi di innocenza, uno stato d'animo di vacanza. L'unica cosa seria forse era la sensazione che, come nella più bella vacanza, tutto questo non poteva durare; e l'attesa di qualcosa che ci avrebbe ben altrimenti e più profondamente impegnati. Quel giorno, dunque, quando vidi passare le automobili tedesche, ebbi improvvisa la sensazione che la vacanza fosse finita. Non che i rendessi conto, neanche parzialmente, della realtà della situazione. Continuavo anzi a ragionare con il solito stolto, incosciente ottimismo. (...) Erano passate poche ore soltanto dalla riunione del mattino, quella gioia, quell'entusiasmo del sentirsi veramente uno tra molti, quel senso di fraternità conquistato attraverso il comune sperare e il comune soffrire: era mai possibile che quella forza fosse stata illusione?"
La mattina dell'11 settembre Torino è una città irreale, muli e cavalli dei soldati che hanno abbandonato di fretta le armi brucano sui corsi e sui viali, e la popolazione, provata ed affamata da anni di guerra, entra nelle caserme e nelle industrie abbandonate per cercare cibo, cuoio, vestiti, mentre i primi partigiani cominciano ad organizzarsi, procurarsi armi ed organizzare la Resistenza.
All'inizio di Corso Regina, quasi sul fiume Po, in un quartiere a densa presenza operaia e artigiana, c'è l'opificio militare, una struttura di più di 24.000 metri quadrati, abbandonata di gran lena dai soldati nei giorni precedenti, che ospita un enorme magazzino pieno di scarpe, vestiti, coperte e stoffe. Alla ricerca di qualcuno di questi generi indispensabili, ormai introvabili dopo tre anni di guerra, arrivano persone non solo dal quartiere Vanchiglia, ma da tutta la città.
A mezzogiorno i tedeschi, che avevano già fatto una prima perlustrazione la sera precedente, arrivano all'opificio attraversando il ponte Regina Margherita, e per disperdere coloro che andavano e venivano con sacchetti, carretti e biciclette, cominciano a sparare raffiche di mitragliatrice e a lanciare granate all'interno della struttura. È il panico, la gente scappa da tutte le parti, ma sull'asfalto restano nove morti e diciassette feriti: sono operai, manovali, casalinghe, che ancora stringono in mano una coperta, o un pezzo di cuoio.
Il caposquadra dei vigili del fuoco, chiamati un'ora dopo a spegnere l'incendio provocato dagli stessi tedeschi, annota nella propria relazione: "I militi della Croce Rossa avevano trasportato via i feriti e i morti che si trovavano sulla strada lasciando le chiazze di sangue sul terreno [...] con la condotta ho fatto lavare in modo da non lasciare più traccia".
Una settimana dopo le SS ritornano nel borgo per arrestare alcune persone riconosciute durante il saccheggio, circondano un'abitazione in Corso Tortona 4, e gli abitanti dell'edificio, per paura di una perquisizione, lanciano dalle finestre tutto ciò che avevano preso dall'opificio militare.

Le fabbriche riprendono a funzionare nei giorni successivi, dopo numerose minacce da parte dei tedeschi, e dal 12 viene imposto il coprifuoco alle 8 di sera: ma già i primi nuclei di ribelli si sono organizzati, chi è salito in montagna, chi invece sta mettendo in piedi la guerriglia nella città.
È di nuovo Ada Gobetti che racconta la sensazione provata in quei giorni da tutti coloro che negli anni successivi avrebbero lottato e dato la propria vita per la libertà: "Capivo, pur confusamente, che s'iniziava per noi un periodo grave e difficile, in cui avremmo dovuto agire e lottare senza pietà e senza tregua, assumendo responsabilità, affrontando pericoli d'ogni sorta. (...) In momenti simili, parole e programmi erano inutili. Avremmo fatto giorno per giorno quel che avremmo sentito di dover fare."



Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2491-11-settembre-1943-raffiche-naziste-allopificio-di-corso-regina 


domenica 7 aprile 2013

7 aprile 1944: gli assalti ai forni e le donne di Ponte di Ferro

Dal blog di Valentina Perniciaro, http://baruda.net/

Roma, tra il febbraio e l’aprile del 1944, è schiacciata dalla morsa della fame, è una città sfinita, murata dall’occupante nazista. È il momento peggiore della guerra: bombardamenti, attentati, rastrellamenti, rappresaglie, gli Alleati sono fermi ad Anzio, non vanno né avanti né indietro, gli uomini al fronte o prigionieri o nascosti o non se ne sa più niente; i figli e i vecchi da sfamare.
L’approvvigionamento di una città di quasi due milioni di abitanti come Roma si presenta soprattutto come un problema di trasporti, visto che i rifornimenti di viveri arrivano non solo dal Lazio, ma anche da regioni molto più lontane; se fino al gennaio 1944 gli alimenti, nonostante gli attacchi aerei alle linee ferroviarie, erano ancora trasportati con i treni merci, donne_nella_resistenzadopo lo sbarco alleato a Nettuno e l’aggravarsi della situazione per tutte le ferrovie dell’Italia centrale, i trasporti avvengono per mezzo di autocarri. Quotidianamente partono 100 autocarri per il rifornimento della città. Ma i viveri che arrivavano non sono comunque sufficienti, tanto che l’Ufficio alimentare dell’Amministrazione militare vede nella parziale evacuazione della città l’unica possibile “soluzione”, ma, prevedibilmente, il tentativo non viene mai fatto. Interi quartieri restano senza pane. Poveri e ricchi sono ugualmente costretti a ricorrere al mercato nero. I romani mangiano, quando ne trovano, carrube lesse, pane di vegetina, bucce di patate bollite; bruciano mobili d’arredamento per scaldarsi e cucinare. La città sopravvive sospesa in una atmosfera di terrore, fame e freddo.
La situazione economica alimentare va sempre peggiorando e la popolazione trae motivo di ulteriore pessimismo dalle recenti disposizioni circa l’aumento del prezzo del pane e la ritardata distribuzione di parte della già modesta razione di pasta. Si vorrebbe una energica e fattiva azione da parte delle autorità per arrestare la corsa al rialzo dei prezzi che, se favorisce l’ingorda speculazione dei commercianti e dei cosiddetti borsari neri, pregiudica ed esaspera i consumatori ed in special modo wlaresistenzatrasteverequelli appartenenti alle classi meno abbienti o a quelle costrette a vivere del reddito fisso.
A complicare ulteriormente una situazione già inquietante, da una parte gli Alleati, che mitragliavano i convogli di viveri diretti in città, dall’altra gli occupanti che sequestravano per il loro uso, ma soprattutto per una sorta di deontologia dell’occupazione, intere partite di generi alimentari. L’idea che i tedeschi tenessero tutti i depositi sequestrati per il loro uso e consumo, è molto diffusa.
Ulteriori problemi provoca un vertiginoso ma invisibile (perché clandestino, non ufficiale) aumento della popolazione: dai Castelli, da Genzano, da Albano, dalle campagne intorno ad Anzio e Nettuno, arrivano a Roma intere famiglie di disastrati che cercano alloggio nelle scuole, nelle caserme o nell’ala abbandonata di qualche ospedale, un incremento silenzioso che va ad accelerare un andamento già crescente della popolazione romana, prima del ventennio fascista. Si calcola che oltre 200.000 persone vivessero in alloggi di fortuna in condizioni inumane e senza lavoro. E trovare cibo diventa ancora più difficile.
Gli ospedali sono pieni di bambini denutriti, e si contano numerosi casi di piccoli deceduti per fame e malattie da denutrizione: forse più di trecento, una strage, altre vittime innocenti da inserire nell’elenco di atrocità commesse dai nazifascisti a Roma e in Italia.
Dopo l’attentato di via Rasella del 23 marzo, la rappresaglia tedesca non si ferma alla strage delle Fosse Ardeatine, ma vuole colpire il maggior numero di persone possibile. Così, per ordine diretto del generale Maeltzer, la razione di pane dei romani viene ridotta da 150 a 100 grammi al giorno. Oltretutto è pane nero, spesso ammuffito.
Ai primi di aprile del 1944, dopo il catastrofico e lungo inverno, le condizioni alimentari si fanno intollerabili portando allo stremo la popolazione. La situazione nel settore del pane peggiora in modo drammatico con l’approssimarsi del fronte. A metà aprile, a causa delle difficoltà dei trasporti e dei disordini creati dalla lotta partigiana, la distribuzione ufficiale subisce un’ulteriore diminuzione; a quel punto ci si rende conto che non solo circolano 50.000 carte per il pane falsificate, ma anche che ingenti quantitativi di farina sono stati venduti di contrabbando dagli organi addetti alla distribuzione.psiup
Protagoniste di un così oscuro periodo sono le donne che da sole, con ogni mezzo, con l’astuzia o la violenza, cercano di sopravvivere alle miserie della guerra. È così che avvengono i primi assalti ai forni, destinati a diventare sempre più frequenti; sono le donne spinte dal bisogno che li pensano e li organizzano spontaneamente anche se qualche volta c’è dietro l’aiuto e l’impulso dei gruppi femminili della Resistenza. Si passano parola, vanno all’assalto provviste di sporte per metterci dentro quel po’ che riusciranno a prendere, usano i figli come scudo; sono le donne che si organizzano per assalire i forni ove si panifica il pane bianco per fascisti e nazisti.
Gli assalti avvengono nei quartieri di Trionfale, Borgo Pio, Via Leone Quarto. A guidarle in questi quartieri sono le sorelle De Angelis, Maddalena Accorinti ed altre.
In via Leone IV, davanti alla sede della Delegazione rionale, scoppia una rabbiosa protesta contro la sospensione della distribuzione di patate e farina di latte. Nella stessa strada viene assaltato il forno De Acutis, ma qui c’è il consenso dello steso proprietario, che distribuito il pane e la farina, si dà alla clandestinità.
Sempre fra i Prati e il Trionfale, zona di piccola e media borghesia, avvengono assalti ai panifici in via Vespasiano, via Ottaviano e via Candia.
Il 1° aprile 1944, di fronte a un forno di via Tosti, nel quartiere Appio, una forte manifestazione di donne contro la riduzione della razione di pane, dà inizio ad una nuova e disperata serie di assalti ai forni.
“Sabato primo aprile, al forno Tosti, quartiere Appio, la fila era interminabile: le donne attendevano da più di due ore l’arrivo dell’ordine di distribuzione e non si2550_67020193277_618018277_2260848_380951_n capiva perché tardassero tanto ad aprire. Esasperate le donne protestavano ad alta voce, erano furibonde, e c’era tra loro chi temeva che non ci fossero neppure quei cento grammi per tutti. [] aveva cominciato una in prima fila in faccia ai militi [che vigilavano alla porta]: “Ci ho quattro creature che me se magnano puro a me se je porto sta crioletta de cento grammi! Ve volete da’ na mossa! Buffoni!”. Un milite la prese per il braccio e la portò fuori dalla fila, le donne cedettero che la volessero arrestare e cercarono di strapparla dalle mani della GNR: seguì un parapiglia, tutte strillavano, insultavano; poi d’improvviso, rotta la fila, si ammassarono tutte davanti alla porta del forno. La porta forzata cedette e tutte entrarono [] le donne trovarono, oltre al pane nero, anche sacchi di farina bianca, forse pronti per la panificazione per le alte gerarchie fasciste o per le truppe di occupazione tedesche”.
Nei giorni a seguire e per tutto il mese di aprile, furono attaccati camion carichi di pane, come a Borgo Pio dove la folla assale un camion, scortato da militi fascisti, che trasporta pane per una caserma. Tale è l’improvvisa e inaspettata irruenza delle assalitrici che i militi possono fare ben poco e si trovano il camion completamente saccheggiato. Altri assalti hanno lugo a forni in tutti i quartieri, costringendo i tedeschi a scortare ogni convoglio e a presidiare ogni punto di distribuzione.
L’episodio più tragico avviene all’Ostiense, al Ponte di Ferro. Il 7 aprile 1944 decine di persone si ritrovarono di fronte al mulino Tesei per chiedere pane e farina; si diceva che quel mulino producesse pane destinato ai militari tedeschi. Le donne dei quartieri limitrofi (Ostiense, Portuense e Garbatella) avevano scoperto che il forno panificava pane bianco e che probabilmente aveva grossi depositi di farina. La folla cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne riuscirono ad entrare. Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle disperate, lasciò che entrassero e che si rifornissero di pane e farina, ma qualcuno avvertì la polizia tedesca che arrivò quando le donne erano ancora sul posto. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l’intervento delle SS tedesche, che bloccarono la strada, molte donne riuscirono a scappare, ma dieci di loro furono prese, afferrate di forza, portate sul ponte e lì fucilate in fila, contro la ringhiera. A monito della popolazione i tedeschi ne lasciano i cadaveri sulla spalletta del ponte fino alla mattina dopo quando alcuni lattonieri e sfasciacarrozze della zona vengono costretti a caricare le povere salme su di un camion. Da allora non si è mai saputo dove siano state portate e sepolte.
Le dieci vittime innocenti della furia nazi-fascista furono: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo.
Durante un nuovo assalto, quello avvenuto il 2 maggio, all’indomani delle manifestazioni del giorno prima, una guardia della PAI (la Polizia Africa Italiana che funge da servizio d’ordine per conto del Governo fascista repubblicano), accorsa per sedare il tumulto uccide con una fucilata una donna del Tiburtino III, Caterina Martinelli, madre di sei figli.
Cade sul selciato con sei sfilatini nella borsa della spesa, una pagnotta stretta al petto, in braccio una bambina ancora lattante: stramazza a terra sopra la figlia che sopravvive ma che avrà poi la spina dorsale lesionata. Una specie di monumento alla madre affamata.
Il giorno dopo, sul marciapiede ancora insanguinato, un cartello antifascista ricorda la vittima. Quel cartello, subito fatto togliere dalle autorità, tornerà come lapide a Roma liberata.
Mario Socrate, partigiano gappista e poeta, così testimonia di quell’episodio: “… ci fu l’assalto al forno e uno della Pai sparò e uccise una donna. Allora noi facemmo una manifestazione, e io quel giorno stesso ho scritto la lapide e la mettemmo al punto dov’era ancora il sangue a terra”. Fu lui a scrivere le parole che si possone leggere ancora oggi nella lapide sulla facciata di una casa in via del Badile 16:
Il 2 maggio 1944 in questo luogo durante un assalto al forno per cercare il pane per i suoi figli venne uccisa dalla violenza fascista Caterina Martinelli «io non volevo che un po’ di pane per i miei bambini non potevo sentirli piangere tutti e sei insieme».

Fonti :



venerdì 28 dicembre 2012

Fratelli Cervi


Gelindo (classe 1901), Antenore (1906), Aldo (1909), Ferdinando (1911), Agostino (1916), Ovidio (1918), Ettore (1921).Tutti nati a Campegine (Reggio Emilia), tutti fucilati il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia, tutti Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.
I fratelli Cervi (il maggiore aveva 42 anni, il più giovane 22) e il patriota Quarto Camurri, con loro ristretto prima nel carcere dei Servi e poi in quello di San Tomaso, avrebbero forse potuto salvarsi. Dopo la cattura i Cervi (il padre Alcide, già in età avanzata, dopo la sparatoria e la resa, decisa per non coinvolgere le donne e i bambini, era stato separato dai figli) erano stati a lungo interrogati e seviziati, ma i fascisti non ne avevano cavato nulla. Ad un certo punto - si racconta - giunsero a dirgli: "Volete il perdono? Mettetevi nella Guardia Repubblicana". Risposero: "Crederemmo di sporcarci". Nemmeno i quattro dei Cervi che erano ammogliati ed avevano figli, compreso Gelindo che ne aveva un altro in arrivo, cedettero alle lusinghe. Allora li presero e li portarono tutti al poligono di tiro.

Non si sa quanto abbia pesato, nella decisione di non cedere, l'influenza che Aldo, il più "politicizzato" dei Cervi, esercitava da anni sui fratelli e sui contadini della zona, ai quali aveva insegnato nuovi sistemi d'irrigazione. Aldo - scrisse Piero Calamandrei - non perdeva occasione per educare se stesso e gli altri. "Quando dopo molti anni di accanita fatica di braccia, la famiglia Cervi poté permettersi il lusso di acquistare un trattore, Aldo andò a prenderlo in consegna a Reggio: e sulla strada che porta a Campegine i vicini lo videro tornare trionfante, al volante della macchina nuova, sulla quale aveva issato, come una bandiera internazionale, un gran mappamondo". Oggi la loro casa di Campegine è stata trasformata in un museo.

 

domenica 30 settembre 2012

L'ECCIDIO DI MONTE SOLE

LA STRAGE DI MARZABOTTO 



L'eccidio di Monte Sole (noto anche come strage di Marzabotto, dal maggiore dei tre comuni colpiti) è un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste del 16mo Reparto Esplorante comandato dal Maggiore Walter Reder tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nell’area di Monte Sole in provincia di Bologna, nel quadro di un'operazione di rastrellamento di vaste proporzioni contro la Brigata Stella Rossa.

Sicuramente l’azione nasce dalla volontà del feldmaresciallo Albert Kesselring di dare un duro colpo ai partigiani della Stella Rossa e ai civili che li sostengono ma, per l’efferatezza e capillarità delle azioni contro semplici civili appare evidente che di fatto lo scopo ultimo è l’eliminazione della popolazione civile in quanto tale.
Gli italiani infatti sono visti come traditori dopo l’armistizio con gli alleati.

Il modus operandi del Reparto comandato da Reder prevede che le varie Compagnie si distribuiscano a ventaglio nella valle in modo da rastrellare tutti i nuclei abitativi e radunare gli abitanti in sacche, per poter poi facilmente procedere alla loro eliminazione fisica.

Alla fine dei sette giorni di operazione si contano 770 vittime civili, fra donne, vecchi, bambini, neonati.
Immediatamente la stampa fascista nega la strage dalle colonne de Il Resto del Carlino, additando come menzognere le voci in circolazione; solo dopo la Liberazione l'entità del massacro è stata resa pubblica.


domenica 12 agosto 2012

LA STRAGE DI SANT'ANNA DI STAZZEMA

Sant’Anna di Stazzema, alta Versilia, è il paese protagonista di uno dei massacri più efferati condotti dai nazisti in ritirata.
12 agosto 1944, diversi reparti delle SS comandati dal generale Max Simon circondano il paese all’alba, accompagnati da fascisti in veste di guide che poi parteciperanno all’eccidio. Gli abitanti, particolarmente numerosi essendo divenuta questa una zona di sfollamento, pensano ad una ‘normale’ operazione di rastrellamento e si preoccupano pertanto di nascondere nei boschi circostanti gli uomini, soprattutto giovani in età di leva e quindi scambiabili per partigiani.
Nei giorni precedenti l’eccidio alcuni scontri fra tedeschi e garibaldini avevano palesato ai partigiani la difficoltà di continuare a mantenere le posizioni in questa zona e si erano spostati più a sud. Il territorio era dunque privo di partigiani, pretesto per l’azione e possibile risorsa per la popolazione.
In poche ore vengono massacrate con particolare crudeltà 560 persone, in gran parte bambini, donne e anziani di cui solo 390 identificabili. La vittima più giovane è Anna Pardini, di 20 giorni.
Non si è trattato di una ‘normale’ rappresaglia. Come è emerso dalle indagini della Procura Militare della Spezia, si è trattato - come per l’eccidio di Monte Sole -,  di una azione premeditata. L'obiettivo era quello di sterminare la popolazione, in linea con la ‘soluzione finale’ portata avanti dai nazisti nei vari territori occupati.

L’elenco delle vittime

Elenco incompleto



1. Adoni Lilia nei Pavolini anni 37 di Piombino
2. Andreotti Amalia ved Ricci anni 85 di Pietrasanta
3. Antonucci Antonietta nei Poli anni 55 di Pietrasanta
4. Antonucci Lia di età imprecisata
5. Ardussi Teresa anni 51 di Genova
6. Babboni Aristea anni 42 di Seravezza
7. Bacci Ettorina anni 30 di Pietrasanta
8. Baldi Enza anni 8 di Pietrasanta
9. Baldini Vincenzo anni 29 di Forte dei Marmi
10. Balloni Marco anni 8 di Pietrasanta
11. Balloni Tullio anni 21 di Pietrasanta
12. Barbieri Enrico Francesco Giuseppe anni 7 di Pietrasanta
13. Bartelloni Maria anni 53 di Camaiore
14. Bartolucci Adolfo anni 61 di S. Anna
15. Bartolucci Alfredo anni 31 di S. Anna
16. Bartolucci Anna nei Fieri anni 70 di S. Anna
17. Bartolucci Enzo anni 3 di S. Anna
18. Bartolucci Franco di Ariodato anni 35
19. Bartolucci Irma nei Pieri anni 35 di S. Anna
20. Bartolucci Isola nei Bottati anni 50 di S. Anna
21. Bartolucci Velio anni 7 di S. Anna
22. Bartolucci Wilma anni 7 di S. Anna
23. Battistini Alida anni lO di S. Anna
24. Battistini Allibio anni 16 di S. Anna
25. Battistini Cesare anni 48 di Pietrasanta
26. Battistini Clara anni 30 di S. Anna
27. Battistini Emilio anni 45 di S. Anna
28. Battistini Gilda anni 20 di S. Anna
29. Battistini Mario anni 13 di S. Anna
30. Battistini Palmira anni 50 di S. Anna
31. Battistini Pietro di Luigi anni 43
32. Battistini Sabatino di anno 79 di S. Anna
33. Battistini Sabina nei Federigi anni 23 di S. Anna
34. Battistini Ultimo anni 5 di S. Anna
35. Battistini Umberto anni 7 di S. Anna
36. Bazzichi Rosa nei Navari anni 42 di Seravezza
37. Belli Wemer nei Bigotti anni 38 di Seravezza
38. Bemabò Angelo anni 33 di S. Anna
39. Bemabò Argene nei Bartolucci anni 32 di Pietra santa
40. Bemabò Armida nei Bertelli anni 58 di S. Anna
41. Bemabò Cesella nei Federigi anni 65 di Stazzema
42. Bemabò Flora anni 5 di S. Anna
43. Bemabo Gelsomina anni 32 di S. Anni
44. Bemabò Maria di Sisto anni 31
45. Bemabò Soave anni 18 di S. Anna
46. Bemabò Vivalda anni 40 di S. Anna
47. Benassi Maria Luisa nei Pierotti anni 33 di Pietrasanta
48. Benassi Saveria anni 21 di Pietrasanta
49. Bernabò Bruno anni lO fonti Vangelisti e Federigi
50. Bernabò Giuseppina nei Bottari anni 60 di S. Anna
51. Bernabò Guglielma anni 39 di S. Anna
52. Bernabò Iole anni 26 di S. Anna
53. Bernabò Severina nei Bartolucci anni 29 di S. Anna
54. Berretti Adelia anni 19 di S. Anna
55. Berretti Aldo anni 9 di S. Anna
56. Berretti Anna anni 35 di S. Anna
57. Berretti Argentina anni 46 di S. Anna
58. Berretti Clorinda anni 12 di S. Anna
59 Berretti Dante anni 56 di S. Anna
60 Berretti Elda anni 17 di S. Anna
61. Berretti Laura anni 61 tutte le fonti
62. Berretti Maria Giovanna anni 23 di S. Anna
63. Berretti Mirelia (detta Petronilda) anni 21 di S. Anna
64. Berretti Rosina anni 7 di S. Anna
65. Berretti Giuseppe anni 28 di S. Anna
66. Berretti Lina anni 13 di S. Anna
67. Bertelli Adolfa o Adelma anni 55
68. Bertelli Angelo anni 31 di S. Anna
69. Bertelli Antonio anni 59 di S. Anna
70. Bertelli Augusto anni 31 di Pietrasanta
71. Bertelli Aurora anni 14 di S. Anna
72. Bertelli Disma anni 22 di S. ArnIa
73. Bertelli Evelina nei Fieri anni 37 di S. Anna
74. Bertelli Lilia (Lina) anni 23 di S. Anna
75. Bertelli Livia Anna anni 19 di S. Anna
76. Bertelli Luigi anni 4 di S. Anna
77. Bertelli Maria anni 22 di S. Anna
78. Bertelli Maria Ven nei Pierini anni 31 di S. Anna
79. Bertelli Nadiria anni 3 di S. Anna
80. Bertelli Orietta anni 13 di S. Anna
81. Bertelli Pierina anni 19 di S. Anna
82. Bertelli Rina anni 23 di S. Anna
83. Bertelli Rinaldo anni 26 di S. Anna
84. Bertelli Santina nei Bottari anni 35 di S. Anna
85. Bertelli Settirnio anni 29 di S. Anna
86. Bertelli Siria di Antonio anni 19
87. Bertelli Umberto anni 5 di S. Anna
88. Bertelli Pietro anni 63 tutte le fonti
89. Bertelloni Maria di Eugenio anni 53
90. Bertellotti Ada nei Salvatori anni 40 di Forte dei Marini
91. Bertellotti Marianna anni 60 di Pietrasanta
92. Bertellotti Paride di Egisto anni 68
93. Bertellotti Pia nei Ghilardini anni 64 di Forte dei Marini
94. Bertellotti Pietro anni 73 di Stazzema
95. Bertolucci Anna fu Luigi anni 70
96. Bertolucci Ennio anni 70
97. Bertolucci Marianna anni 63 di S. Anna
98. Bertuccelli Ada di Benedetto anni 20
99. Bianchi Giuseppe di Pietro di Camaiore
100. Bibolotti Bianca anni 55 di Pietrasanta
101. Bibolotti Genny nei Marsili anni 28 di Pietrasanta
102. Bibolotti Oriana (Doriana) anni 60 di Pietrasanta
103. Bibolotti Teresa anni 63 di Pietrasanta
104. Bibolotti Umberto anni 62 di Pietrasanta
105. Bigotti Wener anni 38 di Seravezza
106. Bonati Giuseppe Franco anni 7 di La Spezia
107. Bonuccelli Adriana anni 9 di S. Anna
108. Bonuccelli Alda (Ada) anni 20 di Camaiore
109. Bonuccelli Amedeo anni 60 di Camaiore
110. Bonuccelli Angela anni 51 di Camaiore
111. Bonuccelli Elisa nei Lencioni anni 54 di Camaiore
112. Bonuccelli Emanuela anni 20 di Stazzema
113. Bonuccelli Franco anni 14 di Seravezza
114. Bonuccelli Gino Silvestro anni 38 di Camaiore
115. Bonuccelli Gorizia Maria nei Gamba anni 29 di Stazzema
116. Bonuccelli lrina anni 20 di S. Anna
117. Bonuccelli Maria anni 18 di Camaiore
118. Bonuccelli Maria Rosa anni 1 di Camaiore
119. Bonuccelli Paola anni 22 di Camaiore
120. Bonuccelli Raffaello anni 61 di Camaiore
121. Bottari Ada anni 19 di S. Anna
122. Bottari Alduina anni 43 di S. Anna
123. Bottari Amerigo anni 60 di S. Alma
124. Bottari Armando anni 12 di S. Anna
125. Bottari Giuseppina anni 38 di S. Alma
126. Bottari Ivo anni 8 di S. Anna
127. Bottari Lorenzo anni 47 di S. Anna
128. Bottari Luisa almi 67 di S. ArnIa
129. Bottari Miranda anni 9 di S. Anna
130. Bottari Osvaldo anni 9 di S. Anna
131. Bottari Rolando anni 12 di S. Anna
132. Bottari Rosina di Nello anni 7
133. Bottari Amaldo anni l l di Pontestazzemese
134. Bottari Clorinda anni 12
135. Bottari Emanùele anni 36 di Pietrasanta
136. Bottari Federigo almi 50
137. Bottari Ginevra anni 39 di Massa
138. Bottari Romana anni 8 tutte le fonti
139. Brelletti Laura nei Pieri anni 35 di S. Anna
140. Bresciani Rosalba nei Bertelli anni 32 di Pietrasanta
141. Buratti Bruno Marino anni 9 di Pietrasanta
142. Buratti Chiara anni 48 di Pietrasanta
143. Buratti Nara anni 13 di Pietrasanta
144. Cagnoni Gioia anni l l di Seravezza
145. Cappiello Francesco anni 28 di Napoli
146. Cappiello Giuseppina anni 25 di Napoli
147. Cappiello Maria Grazia anni l di Napoli
148. Cappiello Nina anni 22 fonte
149. Carpini Maria Rosa nei Ficini anni 42 di Pietrasanta
150. Castelli Lina anni 22
151. Castello Raffaella anni 24 di Pietrasanta
152. Cinquini Maria anni 26 di Seravezza
153. Cinquini Tiziana anni 26 di Seravezza
154. Costa Elvina anni 18 di Pietrasanta
155. Da Prato Nello anni 36 di Pietrasanta
156. Dal Torriore Liliana al1lli 28 di Camaiore
157. Danesi Cirino Luigi anni 55 di Marliana
158. Danesi Severo Giovanni anni lO di Pavia
159. Dazzi Cannela anni 51 di Pietrasanta
160. Dazzi Corrado anni 68 di Pietrasanta
161. Dazzi Nicolina anni 3 di Pietrasanta
162. Dazzi Teresa almi 63 di Pietrasanta
163. De Martino Antonio anni 41 di Castellammare di Stabia
164. De Martino Ciro anni 3 di Castellamare di Stabia
165. De Martino Luigi anni 24 di Castellamare di Stabia
166. Del Polito Firma anni 43 di Forte dei Marmi
167. Della Latta Carlo anni 9 di Camaiore
168. Della Latta Carmine (Corinna) anni 3 di Camaiore
169. Della Latta Davino anni 6 di Camaiore
170. Della Latta Domenico anni 12 di Camaiore
171. Della Latta Giuseppe anni 14 di Camaiore
172. Donati Ilde negli Scipioni anni 39 di La Spezia
173. Edifizi Enio anni 4 di Montignoso
174. Evangelisti Emma anni 44 di Seravezza
175. Famocchi Assunta anni 51 di S. Anna
176. Farnocchi Adelfa nei Berretti anni 50 di S. Anna
177. Farnocchi Bruna nei Pardini anni 36 di S. Anna
178. Farnocchi Gianfranco anni 6 fonte Bergamini
179. Farnocchi Giuseppa nei Gamba anni 52 di S. Anna
180. Farnocchi Severina anni 47 di S. Anna
181. Federigi Gianfranco anni 6 di S. Anna
182. Federigi Ida nei Bertolucci anni 42 di S. Anna
183. Federigi Isabella anni 19 di S. Anna
184. Federigi Ivana anni 1 di S. Anna
185. Federigi Mirta anni 2 di S. Anna
186. Federigi Silvana anni 3 di S. Anna
187. Ficini Giorgio anni 14 di Pietrasanta
188. Flaver M Luigia nei Danesi anni 46 di Pavia
189. Galleni Ulisse anni 53
190. Gamba Carlo Andrea anni 67 di Pietrasanta
191. Gamba Claudio anni 1 di S. Anna
192. Gamba Maria anni 23 di S. Anna
193. Gamba Maria Franca anni 5 di Pietrasanta
194. Gamba Maria Grazia anni 20 di Pietrasanta
195. Gamba Sila anni 37 di Pietrasanta
196. Gamba Silvia anni 54 di S. Anna
197. Garbati Luigi anni 50 di Pietrasanta
198. Garibaldi Andreina anni 33 di Pietrasanta
199. Garibaldi Lia anni 5 di Pietrasanta
200. Garibaldi Luciana anni 9 di Pietrasanta
201. Genovesi Dina anni 36 di Pietrasanta
202. Gherardi Pia nei Garbati anni 53 di Stazzema
203. Ghilardini Efisio anni 74 di Forte dei Marmi
204. Ghilardini Lobelia nei Marchi anni 39 di Forte dei Marmi
205. Ghilardini Maria anni 1 di Forte del Marmi
206. Ghilardini Pia anni 64 di Forte dei Marmi
207. Giannecchini Leda anni 17 di Camaiore
208. Giovannini Dino anni 22 di Pietrasanta
209. Guadagnucci Bianca Elena anni 43 di Pietrasanta
210. Guidi Angelo anni 65 di Pietrasanta
211. Guidi Rosa Cesarina nei Bonuccelli anni 33 di Camaiore
212. Innocenti Dina nei Lencioni anni 32 di Camaiore
213. Innocenti Paola nei lencioni anni 22 di Camaiore
214. Kurz Carla nei Barberi anni 31 di Forte dei Marmi
215. Lari Ginevra anni 29 di Pietrasanta
216. Lazzareschi Albertina nei Barbieri anni 37 di Pietrasanta
217. Lazzeri Angelica nei Pierotti anni 48 di Stazzema
218. Lazzeri Cesare anni 59 di S. Anna
219. Lazzeri don Innocenzo anni 33
220. Lazzeri Giuseppa anni 56 di Pietrasanta
221. Lazzeri Venezia anni 56 di Pietrasanta
222. Lencioni Dina (Assuntina) anni 18 di Camaiore
223. Lencioni Maria Grazia anni 7 di Camaiore
224. Lencioni Piero anni 2 di Camaiore
225. Lencioni Vincenzo armi 62 di Camaiore
226. Luisi Angelina anni 64 di S. Anna
227. Luisi Emilia anni 20 di Pontestazzemese
228. Luisi Giuseppa anni 30 di S. Anna
229. Luisi Giuseppina anni 24 di Pontestazzemese
230. Luisi Maria anni 65 di S. Anna
231. Luisi Marianna anni 53 di S. Anna
232. Luisi Marietta anni 55 di S. Anna
233. Luisi Renato di Vallecchia
234. Mancini Adelia nei Bertelli anni 24 di S. Anna
235. Mancini Albertina detta Lina anni 19 di S. Anna
236. Mancini Aemida di Emesto anni 58
237. Mancini Claudina nei Moriconi anni 24 di S. Anna
238. Mancini Daniele anni 69 di S. Anna
239. Mancini Dante anni 78 fonte
240. Mancini Dina nei Bertelli armi 50 di S. Anna
241. Mancini Doralice anni 77 di S. Anna
242. Mancini Egisto anni 69 di S. Anna
243. Mancini Elvira nei Bertelli anni 58 di S. Anna
244. Mancini Gelsomina nei Pardini anni 41 di S. Anna
245. Mancini Giulia nei Battistini anni 48 di S. Anna
246. Mancini Ida anni 53 di S. Anna
247. Mancini Ida anni 24 di Camaiore
248. Mancini Isola anni 50 di S. Anna
249. Mancini Norma anni 1 di S. Anna
250. Mancini Pasqualina nei Gamba anni 22 di S. Anna
251. Mancini Romilda
252. Mancini Sestilia anni 17 di S. Anna
Mancini Silvia nei Famocchi anni 52 di S. Anna
253. Mancini Ultima nei Federigi amli 23 di S. Anna
254. Manguzzo Vittorio anni 36 di Pietrasanta
255. Marchetti Ada anni 32 di Pietrasanta
256. Marchetti Annina anni 80 di Pietrasanta
257. Marchetti Cesare anni 86 di Pietrasanta
258. Marchetti Gina anni 28 di Pietrasanta
259. Marchetti Giuliana anni 8 di Pietrasanta
260. Marchetti Giuliano anni 8 di Pietrasanta
261. Marchetti Guido anni 55 di Pietrasanta
262. Marchetti Maria anni 52 di Pietrasanta
263. Marchetti Mario anni 29 di Pietrasanta
264. Marchi M Sole anni l di Forte dei Marini
265. Marchi Oreste anni 40 di Forte dei Marmi
266. Marchini Flora M Gina nei Bonati anni 3 l di La Spezia
267. Marcuccetti Fortunala nei Baldi anni 26 di Pietrasanta
268. Martini Salvatori Maria Pia anni 5 di Forte dei Marmi
269. Mazzei Vittorio anni 43 di Pietrasanta
270. Mazzei Vittorio Sauro anni 21 di Pietrasanta
271. Micheletti Guido anni 55 di Pietrasanta
272. Micheletti Matteo anni 80 di Pietrasanta
273. Moriconi Alma nei Bemabò anni 32 di S. Anna
274. Moriconi Assunta anni 44 di S. Anna
275. Moriconi Bruno anni 9 di S. Anna
276. Moriconi Nara anni 2 di S. Anna
277. Moriconi Rosa anni 15 di S. Anna
278. Nati Lola anni 24 di Pietrasanlta
279. Navari Bianca anni 59 di Pietrasanta
280. Navari Francesco anni 81 di Pietrasanta
281. Orsi Giancarlo anni 7 di Pietrasanta
282. Pacini Ivo
283. Palmeri Cesare anni 26 di Stazzema
284. Paone Maria anni 32 di Castellammare di Stabia
285. Pardini Anna di giorni 20 di S. Anna
286. Pardini Isola anni 68 di Pietrasanta
287. Pardini Maria Angelica nei Mancini anni 38 di S. Anna
288. Pardini Maria anni 16 di S. Anna
289. Pardini Oriella anni 14 di S. Anna
290. Pardini Santina nei Battistini anni 44 di S. Anna
291. Pardini Sara al\l\i 9 di S. Anna
292. Pardini Teresa anni 21 di S. Anna
293. Pavolini Claudio anni 12 di Piombino
294. Pavolini Fulvia anni 6 di Piombino
295. Pavolini Fulvio anni 41 di Piombino
296. Pavolini Giovanna anni lO di Piombino
297. Pavolini Giovanni anni 14 di Piombino
298. Pavolini Silvio anni 5 di Piombino
299. Pea Gilda anni 50 di Pietrasanta
300. Pea Olga
301. Pieri Luciana anni 5 di S. Anna
302. Fieri Alice anni 12 di S. Anna
303. Fieri Alvila anni 14 di S. Anna
304. Fieri Angela anni 14 di S. Anna
305. Fieri Attilia anni 20 di S. Anna
306. Fieri Enzo anni 3 di S. Anna
307. Pieri Ercolina nei Pierini anni 45 S. Anna
308. Pieri Evangelina nei Petissi anni 38 di S. Anna
309. Fieri Gabriello anni 73 di S. Anna
310. Fieri Galliano anni 36 di S. Anna
311. Fieri Giuliana anni 3 di S. Anna
312. Fieri Ilva nei Bertelli anni 23 di S. Anna
313. Fieri Lilia o Lidia anni 3 di S. Anna
314. Pieri M Grazia anni 5 di S. Anna
315. Pieri M Graziella Lida anni 7 di S. Anna
316. Pieri Marietta anni 36 tutte le fonti
317. Pieri Marisa anni 12 di S. Anna
318. Pieri Natale anni 39 di S. Anna
319. Pieri Roberto anni 5 di S. Anna
320. Pieri Romana anni 8 di S. Anna
321. Pieri Romano anni 10 di S. Anna
322. Pieri Sabina nei Mancini anni 57 di S. Anna
323. Pieri Sofia anni 79 di S. Anna
324. Pierini Alfredo anni 45 di S. Anna
325. Pierini Letizia negli Ulivi anni 42 di S. Anna
326. Pierini Luciano anni 13 di S. Anna
327. Pierini Renzo anni 3 di S. Anna
328. Pierini Zita anni 18 di S. Anna
329. Pieroni Alberto anni 11 di. Pietrasanta
330. Pieroni Anna Maria anni 17 di Pietrasanta
331. Pieroni Augusto anni 13 di Pietrasanta
332. Pieroni Franco Giuseppe anni 7 di Pietrasanta
333. Pieroni Luigi Adolfo anni 16 di Pietrasanta
334. Pierotti Elio almi 14 di Stazzema
335. Pierotti Paola anni 4 di Pietrasanta
336. Pierotti Zaira nei Bonucelli anni 66 di Camaiore
337. Pierotti Aldo anni 40 di Pietrasanta
338. Pierotti Alessandro anni 3 di Pietrasanta
339. Pierotti Clara anni 18 di Stazzerna
340. Pierotti Evangelina anni 45 di Pietrasanta
341. Pierotti Giorgio anni 51 di Pontestazzernese
342. Pierotti Ida nei Guidi anni 61 di Pietrasanta
343. Pierotti Maria nei Ricci anni 38 di Pietrasanta
344. Poli Luciana anni 16 di Pietrasanta
345. Poli Soma di età imprecisata
346. Polidori Giannina anni 53 di Seravezza
347. Prezioso Bianca nei Tucci anni 38 di Livorno
348. Prosperi Mario arn1i 32 di Seravezza
349. Puliti Zanobio anni 52 di Pietrasanta
350. Raffaelli Franca anni 18 di Camaiore
351. Raffaelli Pietro di Capezzano P.
352. Ricci Amalia anni 68 di Pietrasanta
353. Ricci Giorgio anni 14 di Pietrasanta
354. Ricci Paolo anni 5 di Pietrasanta
355. Romiti Mario anni 28 di Pietrasanta
356. Rosi Antonia nei Giannecchini anni 43 di Camaiore
357. Sacchi Elisa Margherita anni 47 di Pietrasanta
358. Sacchi Maria Grazia anni 16 di Pietrasanta
359. Sacchi Niccolina anni 42 di Pietrasanta
360. Salvatori Luigi anni 54 di Forte dei Marn1i
361. Santini Sonia anni 6 di Pietrasanta
362. Scalero Costantino anni 62 di Genova
363. Scalero Gina anni 52 di Genova
364. Scalero Maria Luisa anni 17 di Genova
365. Scalero Rosetta anni 24 di Genova
366. Scipioni Giuseppe anni 9 di La Spezia
367. Scipioni Luigi anni 38 di La Spezia
368. Scipioni Mario anni 13 di La Spezia
369 . Silicani Enzo anni 21 di Pietrasanta
370. Silicani Angela anni 61 di Stazzema
371. Stagetti Uliana anni 61 di Pietrasanta
372. Stagi Maria di Pietrasanta
373. Tartarelli Maria anni 60 di Pietrasanta
374. Tognetti Anna anni 87 di Pietrasanta
375. Tucci Anna Maria anni 18 di Livorno
376. Tucci Carla anni 3 di Livorno
377. Tucci Eros anni 13 di Livorno
378. Tucci Feliciano anni 10 di Livorno
379. Tucci Franca anni 6 di Livorno
380. Tucci Luciana anni 14 di Livorno
381. Tucci Maria di 3 mesi di Livorno
382. Tucci Maria Grazia anni 8 di Livorno
383. Ulivi Amabilia anni 38 di S. Anna
384. Ulivi Italo anni 65 di S. ArnIa
385. Ulivi Lidia anni 18 di S. Anna
386. Ulivi Maria anni 35 di S. Anna
387. Ulivi Rosaria nei Bertelli anni 64 di S. Anna
388. Vangelisti Donati Flora di età imprecisata
389. Vangelisti Moriconi Angelo anni 33
390. Vecoli Egisto anni 36 di Pietrasanta
391. Vecoli Mita anni 19 di Camaiore
392. Vecoli Piero anni 12 di Camaiore
393. Zanetti Dina nei Gamba anni 29 di Pietrasanta

Fonte:

http://www.santannadistazzema.org/sezioni/LA%20MEMORIA/pagine.asp?idn=1035

venerdì 10 agosto 2012

10 AGOSTO 1944: I QUINDICI DI PIAZZALE LORETO

È l'alba di giovedì 10 agosto 1944, quindici antifascisti detenuti nel carcere di San Vittore a Milano, vengono prelevati dalle proprie celle e caricati su un camion. Sono Umberto Fogagnolo, partigiano arrestato per aver affrontato un repubblichino durante un selvaggio pestaggio ad un operaio, Domenico Fiorani, socialista, Vitale Vertemati, collegamento tra varie bande partigiane, Giulio Casiraghi,tornato dal confino ed addetto alla ricezione dei messaggi da Londra, Tullio Galimberti,disertore e gappista, Eraldo Soncini,già ricercato dall'8 settembre ed infine catturato dalle SS, Andrea Esposito, partigiano garibaldino, Andrea Ragni, catturato durante un'operazione per recuperare armi, Libero Temolo, sappista, Emilio Mastrodomemico, comandante dei Gap, Salvatore Principato, di Giustizia e Libertà, Renzo del Riccio,antifascista scampato alla deportazione, Angelo Poletti, partigiano presso la Isotta Fraschini, V10 agostoittorio Gasparini, curatore di una radio trasmittente clandestina e Gian Antonio Bravin, gappista del III gruppo.
Alle sei e dieci del mattino i quindici antifascisti vengono fatti scendere in Piazzale Loreto, e vengono giustiziati da un plotone di esecuzione della legione autonoma Ettore Muti, corpo militare della Rsi, operante soprattutto tra il milanese ed il cuneese,tristemente famoso per la quantità e la ferocia di crimini e rastrellamenti perpetrati.
La strage di Piazzale Loreto viene compiuta come rappresaglia per un attentato compiuto tre giorni prima contro un camion tedesco, che era parcheggiato in Viale Abruzzi. Nell'attentato non era rimasto ucciso nessun soldato tedesco, ma avevano invece perso la vita sei cittadini milanesi.
Nonostante il bando di Kesserling preveda rappresaglie solo nel caso di morti tedeschi (in particolare prevede che vengano fucilati dieci italiani per ogni tedesco ucciso), il capitano delle SS Theodor Saevecke pretende la fucilazione di quindici antifascisti in seguito all'attentato del 7 agosto, e compila egli stesso la lista dei condannati a morte.

Dopo la fucilazione i cadaveri dei quindici antifascisti vengono lasciati sotto il sole per tutto il giorno. Un cartello con scritto "Assassini" è posto al loro fianco, e i fascisti della Ettore Muti rimangono a controllare che nessuno vi si avvicini, impedendo ai parenti di portare via i corpi, e continuando ad insultare i corpi. Solo in tarda serata, grazie alla mediazione del cardinale Schuster, i corpi vengono finalmente lasciati alle proprie famiglie.
Sui alcuni cadaveri verranno ritrovate, nascoste nelle tasche interne dei vestiti e vergate con scrittura incerta su minuscoli pezzi di carta, lettere ai familiari e ai compagni, scritte pochi momenti prima della fucilazione.

"Il mio ultimo pensiero è per voi, W Italia", Umberto Fogagnolo10 agosto 2
"Pochi istanti prima di morire a voi tutti gli ultimi palpiti del mio cuore. W l'Italia", Domenico Fiorani
"Il mio pensiero alla mia cara moglie e ai miei cari figli, il mio corpo alla mia fede", Giulio Casiraghi
"Siamo a San Vittore ci mandano in Germania forse per me è finita, ma voi dovete continuare la lotta anche per il vostro paparino che vi bacia bacia bacia sempre tanto", Eraldo Soncini
"TEMOLO LIBERO coraggio e fede sempre fede ai miei adorati sposa e figlio e fratelli, coraggio coraggio ricordatevi che io vi ho sempre amato abbracci vostro Libero", Libero Temolo


Ai quindici di Piazzale Loreto di Salvatore Quasimodo
Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d'un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell'ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano :
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita.


Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2279-10-agosto-1944-i-quindici-di-piazzale-loreto

venerdì 23 marzo 2012

FOSSE ARDEATINE: IDENTIFICATI TRE CADUTI NELL'ECCIDIO DEI NAZISTI

Nuovi nomi vittime Fosse Ardeatine: sono Marco Moscati, Salvatore La Rosa e Michele Partito

I carabinieri del Ris danno un nome certo a tre delle vittime dei nazisti finora rimaste ignote: Marco Moscati, Salvatore La Rosa e Michele Partito

di Redazione 23/03/2012
Tre nuovi nomi tra le vittime di mano nazista avvenute durante l'occupazione di Roma fecero: si tratta di Michele Partito che si aggiunge a quelli di Marco Moscati, Salvatore La Rosa uccisi nel 1944 durante l'eccidio delle Fosse Ardeatine. Rimangono ora nove (su 335) i caduti "noti, ma non identificati" e "ignoti" nei sepolcri del sacrario romano. Gli indizi sulla probabile identità di Moscati (i resti si trovano nel sacello numero 283) e La Rosa (sacello 273) erano emersi già lo scorso anno.
Ora, al termine di ulteriori e complesse analisi, fa sapere il ministero della Difesa, si è raggiunta la "ragionevole certezza" (pari ad oltre il 99% delle probabilità). Mentre per Partito (sacello 155) la probabilità è al 92%. Le indagini hanno avuto impulso dalla richiesta partita dalla comunità ebraica e dall'Anfim al presidente della Repubblica ed al ministro delle Difesa. Il ministero ha chiesto l'intervento del Ris dei carabinieri di Roma per esame del dna dei resti. Sono state, pertanto, avviate ricerche, in Italia e all'estero, per individuare i parenti più prossimi dei caduti "noti ma non identificati", al fine di ottenere il previsto assenso formale per poter prelevare i campioni biologici. L'attività si è prolungata a causa della complessità degli esami su reperti risalenti al 1944 e per assumere ulteriori informazioni di tipo antropometrico, anch'esse utili per l'identificazione.
E per ogni nome si dipana una storia. Quella di persone rastrellate dai nazisti (detenuti, fermati, ebrei) e massacrati come atto di rappresaglia per l'attacco partigiano in via Rasella del giorno precedente, che causò la morte di 33 tedeschi.
Marco Moscati, giovane partigiano di origine ebraica che combatteva nei Castelli Romani ed era soprannominato 'Marchello', aveva 28 anni quando fu ucciso alle Fosse Ardeatine insieme al fratello Emanuele. Era stato arrestato dalla polizia fascista dopo una delazione. Aveva tentato di fuggire dal carcere di Regina Coeli ma era stato preso a piazza del Popolo. I parenti di Marco per anni si sono battuti con l'obiettivo di raggiungere l'identificazione dei resti.

Salvatore La Rosa era un militare che aveva abbracciato la lotta partigiana. Rosina Stame si dice "felice" per i nomi ritrovati. "Le persone - spiega - non sono numeri. Ai diversi, a cominciare dagli ebrei, fu apposto un numero che non rappresenta nulla. Nel numero non si evidenzia la persona. Adesso siamo nel 2012 ed è arrivato il momento che si dia un nome a quelli che fino ad oggi e per troppi anni sono stati solo numeri". Domani, in occasione del discorso per la ricorrenza dell'eccidio, Stame chiederà nuovamente "che la scienza, che ha patto passi da gigante, non si fermi e ci si batta per identificare tutti i caduti". E tra gli ignoti, ricorda Carla Di Veroli, assessore alla Cultura e alla Memoria dell'XI Municipio che ospita il sacrario, "continuano a rimanere, nel gruppo dei 75 ebrei, quattro persone da identificare di cui tre stranieri. Auspico che il ministero della Difesa faccia un'indagine a livello europeo per chiedere ai Paesi se nei loro archivi risultano esserci persone con i nomi che non sappiamo ancora oggi abbinare ai numeri dei sacelli".

Fonte:

http://www.romatoday.it/cronaca/nomi-vittime-fosse-ardeatine.html 



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giovedì 15 marzo 2012

Strage di Monchio, Susano e Costrignano

Appennino modenese.
Questi borghi oggi fanno parte del comune di Palagano ma, durante la guerra, facevano parte del comune di Montefiorino.
Nei primi giorni di marzo del 1944 si erano avuti in queste zone diversi scontri fra partigiani e soldati nazifascisti, conclusisi con la morte di circa una decina di fascisti e un ufficiale nazista.
I tedeschi decidono quindi di intervenire in modo massiccio, con una imponente rappresaglia per ostacolare il diffondersi del partigianato, e inviano nella zona un reparto di paracadutisti della divisione corazzata Hermann Goring, sotto il comando del capitano Kurt Cristian von Loeben, e reparti della G.N.R. di Modena.
Questi il 18 marzo circondano la valle all’alba e danno inizio al cannoneggiamento delle frazioni di Monchio, Susano e Costrignano. A causa dei bombardamenti agli abitanti è resa praticamente impossibile la fuga.
Alle cannonate fa seguito la rappresaglia con i mezzi corrazzati, i quali entrano nei borghi dando inizio a un vero e proprio massacro. Vengono risparmiati inizialmente, per essere poi fucilati nel pomeriggio a Monchio, solo alcuni uomini necessari al trasporto del frutto delle razzie.
Alla fine di quello che viene definito uno sterminio a tutti gli effetti, si conteranno 139 civili morti.

Fonte: