Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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giovedì 2 gennaio 2014

G8 2001: DOMICILIARI PER MORTOLA, LUPERI E GRATTERI. INTANTO IN FRANCIA SI’ AI NUMERI IDENTIFICATIVI.

Notizia scritta il 02/01/14 alle 18:03. Ultimo aggiornamento: 02/01/14 alle: 19:31




don't clean up 

Spartaco Mortola, Giovanni Luperi e Francesco Gratteri in manette – a cavallo della notte di San Silvestro 2013 – per i fatti del 21 luglio 2001, con il massacro della scuola Diaz durante il G8 a Genova: 93 manifestanti brutalmente picchiati, 63 dei quali finirono poi in ospedale, tre in prognosi riservata e uno addirittura in coma.
Con ben tredici anni di ritardo, proprio l’ultimo dell’anno, il 31 dicembre, i tre sono finiti in manette, in esecuzione della sentenza definitiva che ha confermato le condanne per 44 funzionari di polizia, solo 15 dei quali poi, concretamente, hanno ricevuto una qualche forma di reclusione.
I nomi di Mortola, Liperi e Gratteri sono ben noti a centinaia di migliaia di persone che 13 anni fa erano in piazza a Genova. Mortola, ex capo della Digos genovese e poi questore vicario a Torino, dovrà scontare otto mesi di  domiciliari, mentre per Giovanni Luperi, ex dirigente dell’Ucigos, poi capo-analista dei servizi segreti e ora in pensione, il conto è di un anno. Un anno di domiciliari pure per Francesco Gratteri, il «numero tre» della polizia italiana, superpoliziotto antimafia che ha coordinato le indagini su svariati attentati commessi dalla malavita organizzata. A tutti e tre, il tribunale di sorveglianza ha respinto l’istanza di servizi sociali.
Lo stesso tribunale di sorveglianza genovese aveva già deciso i domiciliari per sei funzionari e agenti di polizia condannati in via definitiva per il massacro alla scuola Diaz: si tratta di Filippo Ferri (all’epoca del G8 capo della squadra mobile di La Spezia, nei giorni scorsi reclutato dal Milan come “tutor” della sicurezza a Milanello), Fabio Ciccimarra (all’epoca dirigente della questura di Napoli), Nando Dominici (all’epoca capo della squadra mobile di Genova), Salvatore Gava (all’epoca funzionario della squadra mobile di Sassari), Massimo Nucera (agente del VII Nucleo del Reparto mobile di Roma, che denunciò falsamente di essere stato colpito da una coltellata) e il collega Maurizio Panzieri. A un settimo condannato, Carlo Di Sarro, all’epoca funzionario della Digos del capoluogo ligure, il tribunale di sorveglianza di Genova ha invece concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali. Ai nostri microfoni Vittorio Agnoletto, all’epoca dei fatti tra i portavoci del Genoa Social Forum. Ascolta. [Download

FRANCIA - Ancora polizia e dintorni e torniamo a parlare del numero identificativo. Mentre in Italia il ministro dell’Interno Alfano continua a dirsi “contrarissimo” a ogni modifica delle norme in tal senso, da ieri, 1 gennaio, in Francia tutti i poliziotti devono portare sulla loro uniforme un ”numero d’identificazione individuale”, che li renda riconoscibili durante qualsiasi intervento.
Una misura promessa in campagna elettorale dal presidente François Hollande ma che non piace ai sindacati di polizia, secondo cui “il governo" ha ceduto all’azione di lobbying di alcune associazioni”: un implicito riconoscimento, questo, al lavoro fatto da molte organizzazioni antirazziste e di movimento che fin dall’elezione di Hollande lottano perché la misura sia adottata.




Fonte:


mercoledì 24 luglio 2013

Genova, operai Ansaldo contro De Gennaro

Sciopero e corteo dei lavoratori per manifestare contro le scelte "belliciste" dei vertici di Finmeccanica [Ludovica Schiaroli]

 
 
 
 
martedì 23 luglio 2013 16:56
 
 

Un altro sciopero nel ponente genovese. Questa mattina dalle 9 alle 11 si sono fermati i lavoratori di Ansaldo Energia e Ansaldo STS per protestare contro le decisioni dei vertici Finmeccanica di cedere le aziende non strategiche per fare cassa.

Il corteo è partito dalla sede di Ansaldo Energia, ha attraversato corso Perrone, piazza Massena per poi confluire sul ponte di Cornigliano dove si è fermato davanti alla sede di Selex, altra azienda del gruppo Finmeccanica in sofferenza.
Un migliaio di persone tra operai impiegati e dirigenti hanno manifestato il loro disaccordo con i vertici di Finmeccanica . "Siamo stufi di vedere il cartello con su scritto vendesi su queste aziende", dichiara Aldo Bardi, "Le commesse arrivano e nonostante questo periodo di crisi noi siamo stati sul mercato senza fare nemmeno un giorno di cassa integrazione, eppure si continua a parlare di vendere. Non si capisce perché si vogliano cedere aziende in settori strategici per il Paese come i trasporto e l'energia", conclude il delegato Fiom.

Da un anno i sindacati aspettano risposte e le preoccupazioni riguardano soprattutto le ultime dichiarazioni di Pansa dove ribadiva la volontà di vendere "asset non strategici" e contemporaneamente affermava non esserci fondi italiani interessati all'acquisto.

Ma lo sciopero dà anche il "benvenuto" a De Gennaro, l'ex capo della polizia ricordato per la macelleria messicana della Diaz che dopo avere occupato il posto di sottosegretario ai servizi segreti nello scorso governo è stato nominato, poco più di un mese fa, direttore generale di Finmeccanica. Una nomina che non è piaciuta in Ansaldo: operai, impiegati e dirigenti hanno subito manifestato le loro preoccupazioni per il futuro industriale di Ansaldo, dove De Gennaro rappresenterebbe di fatto un elemento di continuità con le politiche di dismissione del "civile" iniziate da Orsi. Anche dal mondo politico sono state molte le voci che chiedevano un cambio di passo, dal PD a Sel al sindaco Marco Doria fino al cardinale Bagnasco, tutte manifestavano sorpresa per una nomina che "oltre a non avere competenze specifiche in materia" era fortemente in linea con il passato.

"Siamo molto preoccupati. Speravamo che le nuove nomine portassero anche un cambio di politiche industriali" dichiara Rosanna Oliveri, "invece De Gennaro e Pansa stanno procedendo sulla stessa linea di Orsi. L'unico elemento positivo in questa situazione è che rimarranno in carica solo un anno", conclude la responsabile Film Cisl per Ansaldo.

La situazione resta fluida. I sindacati attendono di essere invitati al tavolo dal ministro per avere chiarimenti circa le politiche industriali del gruppo, ma al momento tutto tace. In Parlamento Sel ha depositato una lunga interrogazione dove si chiedeva al governo di affrontare il caso Finmeccanica, discussa il giorno stesso in cui venivano nominati ai vertici del Gruppo De Gennaro e Pansa.

Sotto i peggiori auspici i lavoratori stanno valutando le prossime mosse. 




 
Fonte:

http://popoff.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=81969&typeb=0 
 

lunedì 5 novembre 2012

Alcune domande scabrose per un appuntamento inquietante

Di Salvatore Ricciardi:

A Firenze il prossimo fine settimana, dall’8 all’11 novembre, alla Fortezza da Basso si terrà:

 

 

«“Firenze 10+10/Unire le forze per un’altra Europa” non vuole essere una commemorazione, ma un appuntamento che ha 2 obiettivi: rispondere con un fronte comune di forze sociali a livello europeo alla crisi e alle politiche imposte dalle istituzioni dell’Ue e della Bce; creare alleanze per una strategia a lungo termine capace di costruire un’Europa sociale e dei cittadini. La presenza di tante realtà quali reti, movimenti, sindacati, associazioni, ONG, di varia provenienza e composizione va intesa come una ricerca di convergenze e di lavoro comune verso una forte e diffusa mobilitazione antiliberista che si ponga in alternativa all’Europa dei banchieri, alla supremazia del mercato, alle speculazioni finanziarie, al fiscal compact».                                                         


 Non una parola, sui massacri del luglio 2001 a Genova che precedettero la kermesse di Firenze nel 2002. Non una parola sui manifestanti buttati in carcere e sui poliziotti massacratori promossi.

«Dieci anni fa Firenze ospitò il primo European Social Forum. L’appuntamento costituì un momento straordinario nella costruzione di un demos di ampiezza continentale, che presentò analisi, proposte e soluzioni che avrebbero evitato all’Europa lo scontro con la terribile crisi economica, sociale e democratica in cui è ora impantanata». (dal sito http://www.euroalter.com/IT/network/eventi/552/)
A questo punto è obbligatorio porci qualche sgradevole domanda:

 

- a Firenze nel 2002, in quella kermesse definita “demos di ampiezza continentale”, con centinaia di migliaia di partecipanti, coccolati dal comune, dalla provincia, dalla regione, dalla stampa e tollerati dalle forze dell’ordine, cosa avvenne realmente? 
- ci domandiamo: non avvenne per caso che un’area del movimento volle candidarsi a “nuovo ceto politico”, presunto rappresentante delle diffuse figure della precarietà? E per questa candidatura, quel “ceto politico”, forse patteggiò (si o no?) il silenzio e l’acquiescenza sullo scempio perpetrato dalle forze dell’ordine l’anno prima alla Diaz, a Bolzaneto e nelle piazze del 
 
G8, e l’oblio per quei dieci che oggi vengono sbattuti in galera con 100 anni complessivi di condanna?
Se poi quelle e quei candidati a “ceto politico” non sono riusciti a occupare posti granché  importanti, può darsi sia dipeso dal fatto che posti liberi ne erano rimasti pochi o forse per effetto della meritocrazia.

 

Quando solidarizziamo con i compagni e le compagne incarcerate per le proteste contro il G8 a Genova 2001, e dobbiamo continuare a farlo con sempre maggior energia, non dimentichiamo il passaggio di Firenze-fortezza-da-Basso-2002, non dimentichiamo le responsabilità di una parte del movimento!
Questa è solo una faccia della medaglia. L’altra riguarda gli obiettivi di “Firenze 10+10”
«1) Costruire il consenso su un insieme di richieste per la radicale democratizzazione dello spazio europeo. Queste richieste e proposte saranno il soggetto di uno strutturato dibattito online prima dell’Assemblea.
2) Contribuire all’innovazione delle pratiche politiche dei movimenti, partiti e sindacati in Europa, con la convinzione che la democrazia non dipende solo dalle istituzioni, ma anche dalla capacità della cittadinanza attiva di sviluppare nuove pratiche politiche transnazionali. Il processo partecipativo che vogliamo stabilire per la costruzione dell’assemblea mira anche a mostrare che un differente modello di pratiche democratiche transnazionali è concepibile e implementabile».  (http://www.euroalter.com/IT/network/eventi/552/%29/)

Che vuol dire: “radicale democratizzazione dello spazio europeo…”?
Che vuol dire: “innovazione delle pratiche politiche dei movimenti, partiti e sindacati”?
Non una parola sulla disoccupazione e sull’intensificazione dello sfruttamento e della precarietà, sull’aumento della diseguaglianza sociale e della povertà, sulle politiche dei sacrifici dei governi, sui patti scellerati tra sindacati e governi contro chi lavora e chi cerca lavoro. Non una parola sulle politiche razziste europee contro l’immigrazione, sulla “fortezza europea”, sull’enorme aumento della popolazione incarcerata e di quella sottoposta a controllo psichiatrico, sulle politiche imperialiste dei governi italiani, e tanto, tanto altro ancora”.

Fonte:

http://contromaelstrom.com/2012/11/05/alcune-domande-scabrose-per-un-appuntamento-inquietante/

giovedì 5 luglio 2012

SENTENZA CORTE CASSAZIONE DIAZ IMPORTANTE MA INCOMPLETA E TARDIVA

Sentenza della Corte di Cassazione per i fatti della scuola Diaz: importante ma incompleta e tardiva secondo Amnesty International

 

 05/07/2012

Quella emessa oggi dalla Corte di Cassazione su quanto accaduto alla scuola Diaz di Genova nel luglio 2001 è, per Amnesty International, una sentenza importante, che finalmente e definitivamente, anche se molto tardi, riconosce che agenti e funzionari dello stato si resero colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani di persone che avrebbero dovuto proteggere.

Tuttavia, Amnesty International ricorda che i fallimenti e le omissioni dello stato nel rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8 di Genova sono di tale entità che queste condanne lasciano comunque l'amaro in bocca: arrivano tardi, con pene che non riflettono la gravità dei crimini accertati - e che in buona parte non verranno eseguite a causa della prescrizione - e a seguito di attività investigative difficili ed ostacolate da agenti e dirigenti di polizia che avrebbero dovuto sentire il dovere di contribuire all'accertamento di fatti tanto gravi. Soprattutto, queste condanne coinvolgono un numero molto piccolo di coloro che parteciparono alle violenze ed alle attività criminali volte a nascondere i reati compiuti.

Per Amnesty International, la conclusione di questo difficile processo non può rappresentare la fine del tentativo di dare piena giustizia alle vittime del G8 di Genova. Terminata la fase degli accertamenti delle responsabilità individuali, resta infatti tutta da fare un'analisi che porti a conclusioni condivise su cosa non funzionò a Genova nel 2001 a livello di sistema e su come fare in modo che ciò non si ripeta più.


Amnesty International continuerà a chiedere alle istituzioni italiane di:

· condannare pubblicamente le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di polizia 11 anni fa e fornire scuse alle vittime;

· impegnarsi ad assicurare che violazioni quali quelle accadute a Genova nel 2001 non si verifichino di nuovo attraverso l'attuazione di misure concrete per garantire l'accertamento delle responsabilità per tutte le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di polizia;

· introdurre nel codice penale il reato di tortura e adottare una definizione di tortura che includa tutte le caratteristiche descritte nell'articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura;

· creare un'Istituzione nazionale sui diritti umani in linea coi "Principi riguardanti lo statuto delle istituzioni nazionali" (Principi di Parigi);

· ratificare il Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura e istituire un meccanismo indipendente nazionale per prevenire torture e maltrattamenti;

· condurre una revisione approfondita delle disposizioni in vigore nelle operazioni di ordine pubblico, incluse quelle in materia di addestramento e dispiegamento delle forze di polizia impiegate nelle manifestazioni, di uso della forza e delle armi da fuoco e che tenga conto della necessità di introdurre elementi di identificazione individuale degli appartenenti alle forze di polizia nelle operazioni di ordine pubblico.



FINE DEL COMUNICATO                                                                                   Roma, 5 luglio 2012



Diaz: condanne confermate. Ma non paga nessuno


*

Intervista a Lorenzo Guadagnucci, che quella notte si trovava alla Diaz:

http://video.sky.it/news/cronaca/condanne_diaz_intervista_a_lorenzo_guadagnucci/v127038.vid







lunedì 25 giugno 2012

GENOVA NON E' FINITA. 10X100: FIRMATE L'APPELLO



GENOVA NON È FINITA.

DIECI, NESSUNO, TRECENTOMILA…

APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE E AL MONDO DELLA CULTURA

La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.
Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.
Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una “compartecipazione psichica”, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.
E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.
Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.

Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti.

Fonte: 

domenica 26 febbraio 2012

LE CARICHE ALLA STAZIONE DI TORINO... UN FILM GIA' VISTO. REGIA DI SPARTACO MORTOLA

26 febbraio 2012


Prima Caselli, poi Manganelli, poi Spartaco Mortola. Cariche a freddo e versioni di comodo. Una trappola a fine giornata per poter di nuovo associare la lotta dei No Tav alla violenza e al pericolo. Un film già visto...
Come abbiamo già scritto ieri quella alla stazione di Torino Porta Nuova contro i No Tav che tornavano verso Milano, Roma e Genova dopo la grande manifestazione in Valsusa è stata una provocazione bella e buona. Una provocazione studiata, concertata, preparata a dovere. Non si tratta di complottiamo. Basta leggere i ‘segnali’ lanciati a reti e quotidiani unificati nei giorni scorsi. Prima il procuratore di Torini Caselli – mandante della retata contro i No Tav in tutta Italia del 26 gennaio - che afferma di sentirsi minacciato, dà degli antidemocratici e addirittura dei camorristi a chi lo contesta. Poi la sfilza di dichiarazioni e prese di posizione a difesa del Procuratore, che ne adottano la stessa chiave di lettura: essendo un magistrato Caselli non può essere contestato, chi lo fa è un intollerante, un fascista, un antidemocratico. Anzi è un violento, un criminale. Brillano nella solerzia di tali dichiarazioni i dirigenti locali e nazionali del PD e le organizzazioni collaterali a questo partito: Legambiente, Anpi ecc.
Ma ancora non basta. Occorre mandare un segnale ancora più forte, più esplicito a quel popolo No Tav e a tutti quei movimenti sociali e popolari che in Italia resistono e si oppongono al regime bancariol-bocconiano di Monti e agli interessi trasversali dei poteri forti. E così il capo della Polizia Manganelli rispolvera il sempre utile spauracchio degli ‘anarchici’. Afferma, senza che giornalisti e politici gli chiedano di mostrare pezze d’appoggio di nessun tipo al suo allarme – che “gli anarchici hanno fatto il salto e sono pronti ad uccidere”. Dove? Ma naturalmente in Valsusa!
Ma non basta ancora. Perché ieri da Bussoleno a Susa hanno sfilato decine e decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia, e non solo dall’odiata e appetitosa valle piemontese. Uno dei cortei più affollati che in Italia si ricordi contro l’alta velocità e l’alta voracità delle coop bianche e ‘rosse’. L’intelligenza degli organizzatori e dei partecipanti smonta i progetti di chi voleva trasformare la giornata in una battaglia campale. Il corteo sfila determinato ma tranquillo, e tutto fila liscio. I telegiornali e i lettissimi siti web dei grandi quotidiani nazionali e locali non possono far altro che titolare sul carattere pacifico della manifestazione in Valsusa, e di raccontarne i contenuti in mancanza di botte, cariche, petardi. E quindi qualcuno, dentro gli apparati di sicurezza di questo paese, pensa di far scattarte un ‘piano B’ che evidentemente era stato già pensato e approntato.
Stanchi ma entusiasti per la riuscita della manifestazione, centinaia di manifestanti prendono i treni della Valsusa per raggiungere Torino, e da lì ripartire verso Milano, Roma, Genova, Firenze. Ma quando arrivano a Porta Nuova trovano la stazione letteralmente occupata da uno schieramento incredibile di poliziotti e carabinieri in versione ‘robocop’. Qualcuno comincia a chiedersi il perché di tanta militarizzazione a giornata di fatto conclusa. Tra i manifestanti ci sono sì gli ‘antagonisti’, gli ‘anarchici’, ‘gli squatter’ (ma i giornalisti che usano queste etichette ne conosceranno almeno il significato?). Ma ci sono anche famiglie, manifestanti non più giovincelli e non necessariamente vicini – politicamente e anagraficamente – ai centri sociali o ai collettivi universitari. E’ una delle caratteristiche fondamentali del popolo No Tav, che dopo 20 anni di lotta non ha gettato la spugna e anzi cresce e si rafforza.
Ma il clima a Porta Nuova si fa subito pesante: quando stretti sulle banchine dei binari i manifestanti si incolonnano per salire sui treni per Milano o per Genova a sbarrargli la strada trovano i celerini in assetto antisommossa. Diretti, raccontano i testimoni, dai funzionari della Polizia Ferroviaria. E chi è a dirigerela PoliziaFerroviariadi Torino? Un certo Spartaco Mortola. Vi ricordate chi è Spartaco Mortola?
Lo stesso che capitanò le Forze dell'Ordine nel febbraio2010 inValsusa, con i manifestanti presi a bastonate e rincorsi fin nei boschi. Ma soprattutto Mortola è l’ex capo della Digos di Genova ai tempi della macelleria messicana contro i manifestanti inermi nel 2001. Assolto a novembre in Cassazione per i fatti di Genova «perché il fatto non sussiste» (le prove false, le molotov, erano nel frattempo sparite) e assolto anche dall’accusa di aver istigato alla falsa testimonianza l´ex questore di Genova Francesco Colucci durante il processo per l´irruzione della polizia nella scuola Diaz al G8 del luglio 2001.
Un regista niente male per un film già visto. I manifestanti si avviano a salire sul loro treno ma scoprono che il biglietto cumulativo che avevano concordato con le ferrovie valeva solo per l’andata, ma non per il ritorno. Raccontano i testimoni sul sito NoTav.info: “Mentre era appena iniziata la trattativa per stabilire il costo del biglietto collettivo,la Polizia ha caricato violentemente i No Tav fermi al binario20 inattesa del loro treno. Non contenti, a trattativa finita e a prezzo concordato, hanno effettuato un’altra carica a freddo, prendendo alle spalle i NoTav che erano stati appena fatti passare a seguito della trattativa. Sono stati lanciati lacrimogeni addirittura dentro i vagoni dei treni: una vera e propria azione punitiva!”
Ancora: “Hanno cercato lo scontro in ogni modo, ad esempio spostando il treno sul binario 20, che è l'ultimo e di fianco ha l'edificio della Stazione, in modo che nessuno potesse scappare lateralmente e poterci schiacciare anche verso il muro. Sappi che ad un agente è scoppiato un lacrimogeno in mano ed è stato portato via, sicuramente intossicato. Sappi inoltre che il CS intanto si infilava pericolosamente nelle carrozze e che i poliziotti sono entrati a manganellare anche dentro alcuni corridoi. Hanno anche pestato due ragazze (all'apparenza minorenni) sedute accanto a noi. Lungo il muro dell'edificio, dove si trovano gli uffici del personale Trenitalia si trovavano anche transenne ammucchiate che hanno reso pericolosissima la fuga dei manifestanti rincorsi dai poliziotti”.
Quando tutto finisce le forze dell’ordine si affrettano a pulire la stazione e a far sparire le bende e i fazzoletti intrisi del sangue dei manifestanti sparsi sul pavimento. Intanto le agenzie di stampa cominciano a battere la notizia, naturalmente ripresa dai quotidiani, che tutto è cominciato quando contro i poliziotti che ‘affiancavano’ il personale di stazione nel controllo dei biglietti degli ‘anarchici’ sono stati lanciati sassi e petardi. In effetti qualche sasso è stato lanciato contro i celerini bardati con caschi, scudi e tute spesse cinque centimetri… Il brecciolino raccolto sui binari della stazione da qualche manifestante pestato durante la prima carica. Nei lanci di agenzia i lacrimogeni non ci sono, anzi viene riportata la smentita della Questura: “mai usati lacrimogeni a Porta Nuova”.

E comunque il risultato scientificamente ricercato è stato raggiunto: i titoli parlano di scontri, di ‘anarcoinsurrezionalisti’ e ‘autonomi’. Come da copione il popolo No Tav è di nuovo associato alla violenza, al pericolo.