Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


Visualizzazione post con etichetta grecia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta grecia. Mostra tutti i post

martedì 3 dicembre 2013

ITALIA-ISRAELE: NESSUN VERTICE SULLE NOSTRE TESTE

3 dicembre, 2013 - 00:00

2 DICEMBRE 2013 - NESSUN VERTICE SULLE NOSTRE TESTE!

Oggi si tiene a Roma un vertice tra il "nostro" capo di governo Letta e Nethanyau, primo ministro israeliano.

L'Italia è il quarto partner commerciale nel mondo di Israele, il secondo in Europa, col quale ha stretto numerosi accordi di cooperazione, commercio e ricerca in vari campi tra cui esportazioni di gas israeliano, produzione di energie rinnovabili, comparto aereospaziale, sicurezza informatica, Expo 2015 di Milano, agricoltura innovativa, ricerca biomedica e compravendita di sistemi di sorveglianza di produzione israeliana (usati nella costruzione del muro dell'Apartheid e destinati ad essere installati sulle coste delle grandi isole e del meridione italiano contro i migranti).

A trarre maggiore profitto dalla situazione palestinese sono le industrie che speculano sulla morte delle persone, prima su tutte il "fiore all'occhiello" dell'industria italiana Finmeccanica (primo produttore di armi in Italia) di cui fa parte Telespazio che oggi abbiamo contestato, senza dimenticarci di tutte le altre "degne compari" concentrate nel quadrante nord-est (Vitrociset, Alenia, Selex, solo per citarne alcune).

La Palestina infatti è un "laboratorio" a cielo aperto in cui si sperimentano tecniche e tecnologie di oppressione, in cui le aziende belliche studiano l'efficacia delle loro nuove creazioni: aerei drone senza pilota usati per bombardare e controllare i palestinesi e telecamere di ultima generazione per controllarli; il tutto con l'aperto consenso della comunità internazionale che legittima e appoggia l'operato di Israele.

Un esempio che ben dimostra la stretta connessione tra i 2 governi, le industrie belliche e non per ultima l'università è stata la conferenza tenutasi a La Sapienza sul tema della guerra cibernetica (cyber-war), organizzata dai centri di ricerca de La Sapienza e dell'università di Firenze in collaborazione con partner privati come Vitrociset, Finmeccanica e Maglan (quest'ultima società israeliana di difesa ed informazione leader nel settore della cyber-guerra), a cui erano invitate le più alte cariche dell'esercito italiano e vari ministri.

Nel periodo in cui chiede sacrifici da fame alle classi sociali più disagiate, il governo delle larghe intese, come i precedenti, continua nella politica di cooperazione con Israele, soprattutto in campo militare: ne sono dimostrazione le recenti esercitazioni militari congiunte tra Italia, Israele, U.S.A. e Grecia e l'acquisto dei tristemente noti F-35.

COMPLICI E SOLIDALI CON IL POPOLO PALESTINESE



Fonte:

venerdì 20 settembre 2013

Un ex-albadorato: Fyssas era stato puntato

ImageProxy (4)

Atene

Un ex-membro del battaglione d’assalto di Alba Dorata di Nikaia fornisce alcune informazioni sul modus operandi del gruppo. Dichiara che l’assassino di Fyssas, reo confesso, era il vice-comandante del battaglione e che il 34enne era stato puntato per la sua attività antifascista. L’ex membro di Alba Dorata rivela chi fa da guida al gruppo e quale deputato di Alba Dorata viene informato di ogni mossa, affinché dia al capo la “luce verde”.
“G. Patèlis ci diceva che dovevamo avere l’ok di Lagòs e che lui informava il capo. Se il capo dava l’ok, uscivamo in strada. Che si trattasse di fare delle scritte sui muri o di aggredire i pakistani, dovevano prima essere informati Patèlis e Lagòs”, sostiene l’ex membro di Alba Dorata.
Secondo lui, il battaglione d’assalto di Nikaia ha la gerarchia, la struttura e l’organizzazione di un’organizzazione criminale paramilitare. Racconta che la sua sede si trova negli uffici, da dove vengono impartiti gli ordini per gli attacchi contro gli stranieri e per le altre attività. È là che vengono custodite le armi, che vengono fatte sparire ogni volta che c’è un controllo da parte della polizia.
L’ex membro di Alba Dorata sostiene che le perquisizioni della polizia sono “concordate”, visto che un poliziotto della caserma di Nikaia è un albadorato e dà informazioni al nucleo di Alba Dorata, mentre si prende la responsabilità di “ripulire” chi viene colto in flagranza di reato.
Alle domande più specifiche sull’omicidio di Pavlos Fyssas risponde: “so che lo avevano preso di mira perché aveva delle canzoni antifasciste. In certi versi bestemmiava contro gli albadorati”.
Rispetto all’agguato realizzato quella sera dai membri di Alba Dorata e a chi potrebbe essere stato chiamato dalla caffetteria di via P.Tsaldari dice: “Patèlis! Tutti hanno il numero di telefono di Patèlis e chi ha fatto quella telefonata avrà sicuramente chiamato lui o qualcuno che lo avrebbe informato in seguito. Patèlis avrà avvisato Lagòs. E Lagòs poi Michaloliakos. Quando facevo parte del gruppo locale di Nikaia, ci avevano detto che funzionava così”.

Fonte: news.in

Traduzione di Atene Calling



mercoledì 23 gennaio 2013

L'ITALIA RESPINGE IN GRECIA I PROFUGHI BAMBINI

tromaktiko12 


gennaio 23, 2013 in Hot News, L'informazione di Blackout
 
Dopo aver intervistato 29 bimbi e adulti respinti dai porti nostrani, Human rights watch ha stilato un rapporto in cui denuncia il comportamento delle autorità italiane che imbarcano in massa verso la Grecia profughi provenienti da paesi in guerra. Agli adulti non viene data la possibilità di fare domanda d’asilo, ai bambini non viene concessa l’ospitalità prevista dalle stesse leggi italiane.
In Grecia, i profughi, spesso provenienti dall’Afganistan, sono sottoposti ad abusi delle forze dell’ordine, condizioni detentive inumane e degradanti in un ambiente ostile, segnato da violenze xenofobe.
Nell’ultimo anno si sono moltiplicate le aggressioni contro gli stranieri dei neonazisti di “Xrisi Argi”, coperti e appoggiati dalla polizia. Solo le ronde antifasciste nei quartieri pongono un argine alle violenze naziste.
La maggior parte dei profughi considera la Grecia e l’Italia tappe di un viaggio con destinazione Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, ma la legislazione europea, che impone di fare richiesta di asilo nel primo paese dell’Unione in cui si arriva, rende questo percorso molto difficile e rischioso.
Non è la prima volta che l’Italia entra nel mirino delle istituzioni umanitarie o transnazionali per il trattamento inflitto ad immigrati e richiedenti asilo.
Basti pensare alla condanna della corte di Strasburgo per tortura e trattamenti inumani per i respingimenti verso la Libia.

Ne abbiamo parlato con Gabriele Del Grande, blogger di Fortresse Europe.
Ascolta l’intervista: 

0.6794324241846584
Listen to




Fonte:

 

lunedì 14 gennaio 2013

Gaza, 14 gennaio 2009

14/01/2009

Di Vittorio Arrigoni:
 
Il mio pezzo per Il Manifesto di oggi:
 



Dal mare non più i suoi generosi frutti, nulla dell’amore per i suoi flutti che rispecchiano il cielo, solo la morte portata in dote da navi da guerra che arano il suo spettro liquido. Del mare proviamo a fare ancora corridoio salvifico, una breccia su questa terra martoriata, confiscata e imprigionata, stuprata in ogni suo palmo, ridotta ad un cimitero per salme che non trovano riposo. Da qualche giorno anche i funerali sono diventati target di attacchi dell’aereonautica israliana, come se i palestinesi uccisi meritassero un’ulteriore punizione anche da morti. Se un corridoio umanitario stenta a schiudersi per venire in soccorso ad una popolazione ridotta allo stremo delle forze, ci penserà la “Spirit of Humanity,” una delle nostre barche targata Free Gaza Movement. Salpata oggi da Larnaca, Cipro, cercherà di condurre sino al porto di Gaza, oltre a tonnellate di medicinali, una quarantina fra dottori, infermieri, giornalisti, parlamentari europei, attivisti per i diritti umani, rappresentanti di 17 diverse nazioni. Esseri veramenti umani, come me, come i tanti in Italia che mi testimoniano la loro indignazione, disposti a rischiare la vita piuttosto che continuare a restare seduti e ignavi nel salotto buono di casa, dinnanzi ad un televisore che rimanda solo una minima parte del massacro che ci sta affliggendo.
Il 29 dicembre i miei amici ci provarono con la “Dignity”, furono attaccati dalla marina israeliana che tentò di affondarli, lanciato l’SOS dovettero rifugiarsi in Libano coi motori in avaria e una falla nello scafo. Per puro caso non ci furono feriti gravi in quell’occasione, ci auguriamo che domani siano rispettate le loro vite e i diritti umani. 
Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria innaturale perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione. Una popolazione disperata che non trova più il pane e il latte per nutrire i suoi figli. Che non piange neanche più i suoi lutti perchè anche agli occhi è stata imposta una ferrea dieta. Il mondo intero non può ignorare questa tragedia, e se lo fa, non includeteci in questo mondo.  Ogni giorno invochiamo le forze che ci governano affinchè fermino questo genocidio in corso, per domani mattina chiediamo solo che la nostra piccola imbarcazione approdi a Gaza con il suo carico di compassione, pace, amore, empatia, che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani, e qualsiasi altro popolo del pianeta. Il mare come àncora di speranza, il mare come meta di distruzione.
Secondo l’agenzia di stampa Ma’an, e la Reuters conferma, gli Stati Uniti stanno per rifornire di 300 tonnellate di armi Israele, tramite due navi cargo in partenza dalla Grecia. Armi e una grande quantità di esplosivo e detonatori, tutto il necessario per spianare la Striscia da migliaia delle sue abitazioni. Sono già 120 mila gli sfollati da Gaza a Jabalia, ma i più, compresi diversi miei amici, non si sono mossi, non sanno dove rifugiarsi.
Giornalisti, dottori e becchini. Sono le professioni che lavorano di più qui a Gaza, senza sosta ormai da 16 giorni. Gli avvoltoi, oltre i caccia bombardieri, preoccupano e fomentano disprezzo, specie quelli che fino a ieri sedevano sulla stessa sedia del compianto Arafat, e ora anelano a venire a riprendersi il trono sulle ceneri di quel che di Gaza sarà.
Siamo giunti a 923 vittime, 4.150 i feriti, 255 i bambini palestinesi orribilmente trucidati. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Gira voce che Olmert avrebbe fatto sapere ai suoi che il raggiungimento di 1.000 vittime civili è il termine ultimo per arrestare questa brutale offensiva infanticida. Un pò come succede alla Vucciria di Palermo, dove i quarti di manzo goccialano sangue all’aperto, e si contratta la carne un tanto al chilo.
Le apparizioni di Ismail Haniyeh sullo schermo sono seguitissime dai palestinesi della Striscia. Non si può parlare di tregua senza contemporaneamente prefissare una fine dell’assedio. Continuare ad assediare una Gaza ridotta in macerie, non permettere il confluire di viveri e medicinali, impedire la fuoriuscita di malati e di feriti, significa condannarla ad una più lunga agonia. Questo il sunto delle parole del leader di Hamas, pronunciate stasera, che fanno breccia nell’opionione pubblica gazawi. Il discorso di un leader che avrebbe potuto fuggire a ripararsi altrove, e invece è rimasto qui a prendersi le bombe in testa come chiunque altro. Queste mie prose odierne sono state troncate sul nascere, dalla solita telefonata intimidatoria che ordina l’evacuazione prima di un bombardamento. Mi trovo nel palazzo dove risiedono i principali media internazionali, fra gli altri, Al Jazeera, Ramattan e Reuters. Abbiamo dovuto staccate i pc dalle pareti, precipitarci giù per le scale e riversarci in strada, dove con gli occhi incollati al cielo cerchiamo di scorgere da dove giungerà il fulmine distruttivo. Questa notte non ci saranno telecamere e reporters a documentare il massacro di civili, aleggia il fondato sospetto che le vittime innocenti saranno più del solito. Ancora per strada fisso Alberto e gli strizzo un’occhio, si avvicina e gli sussurrò in un orecchio se ritiene plausibile che le telefonata intimidatoria sia stato un segnale per noi due soli, dopo la scoperta di un sito statunitense di estrema destra che ci ha messo una taglia sulla testa: “ALLERTARE I MILITARI DELL’IDF PER COLPIRE L’ISM.
Numero da chiamare se localizzate i covi di Hamas con i membri dell’ISM. Dall’America chiamate 011-972-2-5839749. Da altri paesi non digitare lo 011. Aiutateci a neutralizzare l’ISM, che è ormai parte integrante di Hamas sin dall’inizio della guerra. BERSAGLIO ISM #1 PER LE FORZE AEREE ISRAELIANE E TRUPPE DI TERRA DELL’IDF: INVITO ALL’OMICIDIO DI VITTORIO ARRIGONI (FOTO SOTTO) CHE ATTUALMENTE ASSISTE HAMAS A GAZA.”. Dal sito “stoptheism.com”.
Non prendetevi la briga di visitarlo ne tantomeno di linkarlo ai vostri siti. E una testimonianza sociologica da tramandare ai posteri. Analizzando questi tempi, il futuro pronuncerà la sua sentenza inappellabile, di come l’odio fosse il sentimento più puro, e il livore verso il diverso muovesse eserciti e fosse il collante di intere masse di uomini,. Non è necessario che i miei detrattori e chi mi vorrebbe martire compongano quel numero, l’esercito israeliano sa benissimo dove trovarmi anche stanotte, sto sopra le ambulanze dell’ospedale Al Quds in Gaza City. 

Restiamo umani.

Vittorio Arrigoni


Fonte:

mercoledì 5 dicembre 2012

Alexandros Grigoropolous

ANDREAS GRIGOROPOLOUS, 16 ANNI. AMMAZZATO DALLA POLIZIA 
 ALEXANDROS GRIGOROPOLOUS, 16 ANNI. AMMAZZATO DALLA POLIZIA
Fonte: http://baruda.files.wordpress.com/2008/12/n1013059323_230481_7504.jpg?w=595



Dal blog di http://baruda.net/ di Valentina Perniciaro:

7 dicembre 2008

orig_c_0_articolo_435339_immagine atene01g

Un campo di battaglia… così appare Atene dalle immagini che circolano in rete e dalle descrizioni della stampa internazionale. Ma non è la sola città greca ad aver vissuto una notte di guerriglia urbana: ci sono anche Salonicco, Patrasso, Creta e cittadine del nord del paese.
Un campo di battaglia composto da muri di fiamma, da negozi distrutti, macchine ribaltate e bruciate, banche (17 in pochi minuti) con vetri infranti.
Per tutta la notte sono andati avanti gli scontri nella capitale greca dopo la morte, ieri sera, di una ragazzo di 16 anni, Alexandros Grigoropolous, ammazzato con tre colpi di pistola allo stomaco, esplosi dall’arma di un poliziotto da una pattuglia.
Una rabbia inarrestabile dopo un omicidio avvenuto a freddo, nei confronti di un giovanissimo militante dei movimenti anarchici ellenici.
Una rabbia giusta, che non è riuscita a contenersi ed è esplosa ovunque, contro tutte le forze dell’ordine pubblico presenti nelle strade.


Fonte:

http://baruda.net/2008/12/07/atene-in-fiamme/

lunedì 22 ottobre 2012

ESTELLE: COMUNICATI STAMPA SULLA DETENZIONE DEI MEMBRI DELL'EQUIPAGGIO


 


Dror Feiler accusato di “aiutare consapevolmente il nemico”

Comunicato stampa di Ship to Gaza Sweden

21 ottobre 2012

Dror Feiler, uno dei portavoce di Ship to Gaza Sweden, è stato separato, domenica, dagli altri passeggeri svedesi con la motivazione che è un cittadino israeliano e dovrebbe rispondere alle accuse in quanto tale.

Come sicuramente sanno le Autorità israeliane, questo non è vero. Feiler, sebbene sia nato e vissuto in Israele, ha lasciato il Paese quarant’anni fa, in parte come protesta contro la politica di occupazione. E’ da molti anni cittadino svedese e non ha più la cittadinanza israeliana. Cosa vogliano ottenere le autorità israeliane con le loro osservazioni, palesemente false, non è chiaro.

I passeggeri svedesi hanno deciso, insieme alla maggior parte del resto dell’equipaggio/passeggeri, di non firmare il documento che contiene la confessione di ingresso illegale in Israele. Nove degli altri passeggeri – un italiano, tre spagnoli e cinque greci, hanno scelto di firmare il documento e sono quindi stati deportati nei loro rispettivi Paesi.

I tre cittadini israeliani – Reut Mor, Elik Elhanan e Yonatan Shapira – sono stati sottoposti a un’udienza preliminare domenica mattina. Il giudice ha deciso di rigettare la loro richiesta di celebrare il processo a porte aperte.
Sono accusati di:
- aiutare consapevolmente il nemico;
- aver incitato la ribellione:
- aver agito contro un provvedimento legale, infrangendolo, cioè il divieto di accesso a Gaza

La loro detenzione è quindi stata estesa a 48 ore, entro le quali si terrà un’altra udienza.
La stessa accusa è stata ora rivolta contro il cittadino svedese Dror Feiler.

Fonte:

http://shiptogaza.se/en/Pressrum/Pressmeddelanden/dror-feiler-accused-%E2%80%9Daiding-enemy-knowingly%E2%80%9D

Traduzione di Elena Bellini
https://www.facebook.com/groups/WeAreAllOnTheFreedomFlotilla2/

----------------------------------------------------------------------------------------------------
Preoccupazione internazionale per Jim Manly e l’equipaggio di Estelle

Comunicato stampa di Freedom Flotilla Coalition - per diffusione immediata

La Freedom Flotilla Coalition è preoccupata per il trattamento dell’equipaggio di Estelle da parte delle autorità israeliane

Montreal, 21 ottobre 2012, ore 11.45

Estelle è stata attaccata dall’IDF alle 10 di mattina di sabato. Diciotto ore dopo, l’equipaggio non ha ancora incontrato i rappresentanti consolari o gli avvocati. Le testimonianze sull'uso della forza e dei taser durante l’attacco a Estelle aumentano i nostril timori sulle condizioni dei membri dell’equipaggio.

La Freedom Flotilla Coalition è anche preoccupata per alcuni report secondo cui i membri israeliani dell’equipaggio sono stati trasferiti al carcere di Ashkelon per essere perseguiti.

“Nonostante la conferma della deportazione di alcuni dei membri dell’equipaggio (quelli provenienti da Grecia e Italia), siamo profondamente preoccupati per la perdurante detenzione degli altri, compreso Jim Manly” ha detto Ehab Lotayef, sottolineando che Manly è un ex parlamentare canadese (1980 – 88) e ministro della Chiesa Unitaria in pensione.

“Chiediamo a tutti i governi di incrementare la pressione sul governo israeliano per assicurare che l’equipaggio di Estelle venga trattato con dignità, che i loro diritti come attivisti nonviolenti vengano rispettati e perché tutti loro vengano immediatamente rilasciati” ha detto Lotayef.

Per maggiori informazioni: 
Ehab Lotayef: 514-941-9792   Sandra Ruch: 416-716-4010       Nino Pagliccia: 604-831-9821     

Fonte:

http://www.gazaark.org/2012/10/21/release-international-concern-for-jim-manly-and-the-crew-of-the-estelle/

Traduzione di Elena Bellini 
 https://www.facebook.com/groups/WeAreAllOnTheFreedomFlotilla2/

domenica 21 ottobre 2012

PALESTINA. FERMATO IL VIAGGIO DI "ESTELLE" VERSO GAZA


Abbordata in acque internazionali la nave "Estelle" della Freedom Flottilla III diretta a Gaza. La Marina militare israeliana la circonda e la costringe a invertire la rotta verso il porto di Ashdod. 

 

 

di Cecilia Dalla Negra 

 

La mattinata era cominciata con una bella immagine: una foto che mostrava persone di spalle sulla costa di Gaza, sguardo verso il mare, in attesa dell’arrivo di Estelle.

Il veliero della Freedom Flottilla III, partito tre mesi fa dal Mare del Nord, era diretto verso la Striscia di Gaza: “Estelle sta navigando verso il sole. Sono le 7 del mattino e tutto sembra calmo”, si leggeva nel primo aggiornamento odierno di Ship to Gaza Svezia, che dalla partenza della nave ha aggiornato minuto per minuto migliaia di utenti sui suoi spostamenti. 

Poi, alle 10,20, le prime notizie rimbalzano sui social network: i passeggeri della nave – 30 persone tra membri del parlamento di Svezia, Grecia, Norvegia e Spagna e attivisti internazionali – fanno sapere che 5, forse 6 navi della marina militare israeliana li stanno circondando.

L’imbarcazione, a quanto risulta dalle informazioni diffuse, si trovava in quel momento a 17 miglia nautiche dalla località egiziana di Arish, in acque internazionali, e a 30 miglia nautiche di distanza dalla sua destinazione finale: la costa di Gaza. 

La notizia fa il giro del web, gli attivisti e le reti solidali si attivano. Dall’italiano Marco Ramazzotti Stockel, della Rete Ebrei contro l’Occupazione, a bordo della nave, arriva il videomessaggio pre-registrato che invita ad attivarsi per dimostrare solidarietà ad Estelle, e soprattutto perché se ne parli sui media.

Lo spettro della Mavi Marmara – l’imbarcazione della prima Flottilla che venne assaltata dall’esercito israeliano e che vide 9 dei suoi passeggeri uccisi dai militari – è un ricordo ancora vivo, un crimine ancora impunito.

Il messaggio è chiaro: non lasciare da sola Estelle. La rete risponde: passano pochi minuti, e vengono annunciate manifestazioni in solidarietà a Barcellona, Madrid, Napoli, Firenze. 

A Roma appuntamento il prossimo 23 ottobre alle 17, davanti a Palazzo Chigi. 

Poi la conferma ufficiale: l’esercito israeliano prima, via Twitter, poi Tel Aviv con un comunicato, confermano l’abbordaggio. E’ circa mezzogiorno quando arriva anche la nota della Farnesina: “Su istruzione del ministro Giulio Terzi – si legge – l’ambasciata italiana a Tel Aviv si è immediatamente attivata e, in raccordo con la Farnesina, segue costantemente l’evolversi della situazione per assicurare ogni assistenza affinché venga garantita l’incolumità del nostro connazionale che risulta imbarcato sulla Flottilla”. 

La nave, da quanto risulta attualmente, sarebbe stata abbordata dalla marina militare israeliana e condotta forzatamente nel porto israeliano di Ashdod.

Nel comunicato, Tel Aviv sottolinea inoltre che il raid “è stato condotto in conformità al diritto internazionale” e solo “dopo che tutti i tentativi di impedire alla nave di raggiungere la Striscia di Gaza erano stati effettuati, sia attraverso contatto diretto che per via diplomatica, senza alcun risultato”. 

I passeggeri sarebbero stati ripetutamente raggiunti telefonicamente, secondo l’esercito, ma non avrebbero dimostrato “volontà di cooperare, ignorando gli inviti a cambiare rotta. La decisione è stata quindi di salire a bordo e condurre la nave nel porto di Ashdod”. 

Un’affermazione falsa, se verrà confermato che la nave, al momento dell’assalto, si trovava in acque internazionali.

E una reazione ampiamente prevista, visti i tentativi da parte israeliana di impedire al veliero di giungere a destinazione. Nei giorni scorsi Israele si era rivolto anche alle Nazioni Unite invitandole ad intervenire per fermare Estelle, e annunciando che altrimenti la reazione sarebbe stata autonoma. 

Una nave partita per portare alla popolazione civile di Gaza, da anni sotto assedio israeliano, strumentazione medica, sedie a rotelle, stampelle e stetoscopi. E ancora, strumenti musicali e palloni da calcio, libri e giocattoli per bambini, 41 tonnellate di cemento per una ricostruzione ancora negata da Israele, dopo la devastazione dell’offensiva “Piombo Fuso” del 2008.

E 2 alberi di ulivo, per portare anche un simbolo di pace nella Striscia. 

La “nave che sembra uscita dalle fiabe”, come l’aveva definita il suo capitano, Dror Feiler, era partita dalla Svezia e aveva toccato i porti di Norvegia, Francia, Spagna e Italia, sempre accolta da manifestazioni di solidarietà. L’ultima a Napoli, per salutare Estelle e il suo equipaggio, augurare buona fortuna, assicurare che l’attenzione sarebbe stata mantenuta alta durante tutto il suo tragitto verso Gaza. 

Un viaggio che si è interrotto stamattina. Forse perché, come si legge tra i tanti tweet inviati in rete, il veliero portava con sé anche “Rachel Corrie, Vittorio Arrigoni, gli attivisti della Mavi Marmara e una speranza di giustizia”.

Che a Gaza, ancora una volta, non doveva arrivare. 

 

Per seguire gli sviluppi su Twitter #Estelle @FreedomFlotIta e @ShiptoGazaSthlm

 

20 ottobre 2012 

Fonte:

http://www.osservatorioiraq.it/palestina-fermato-il-viaggio-di-estelle-verso-gaza

lunedì 13 febbraio 2012

LA RABBIA DI ATENE

Di Valentina Perniciaro

Il Parlamento greco è letteralmente circondato, impacchettato dalla rabbia senza speranza di più di 200.000 persone.
In tutta la Grecia la popolazione è in piazza, se si pensa che solo a Patrasso i numeri del corteo sfiorano le trentamila persone: tutti sono in piazza, per difendere quel poco che è rimasto da difendere, nella devastazione totale dello stato.
In tutto il paese stanno occupando prefetture e municipi, ovunque le banche vengono attaccate, così come i simboli del capitalismo.
Gli scontri a Syntagma, piazza adiacente al parlamento greco, vanno avanti da 4 ore…



pare ci sia solo un ferito in cattive condizioni, mentre tutta la città è prigioniera delle tonnellate di lacrimogeni e gas urticanti che la polizia spara senza tregua su tutti i vari spezzoni del corteo.
Per quanto si sia spezzato, per quanto abbiano chiuso tutte le fermate centrali della metropolitana per evitare che ci si potesse trovare rifugio, per quanti milioni di euro in sostanze chimiche stanno spendendo per mandare tutti a casa,
la situazione non sembra mutare.
Gli scontri e i fronteggiamenti con la celere si stanno spostando nelle strade intorno alla centrale e omai satura di lacrimogeni piazza Syntagma: la facoltà di legge è stata attaccata dalla polizia che poi è arretrata velocemente.
Tutti sono ancora in piazza in questo momento, in una situazione di rabbia collettiva non certo stoppabile da blindati o gas.
Nessuno può tornare a casa ora come ora,
anche perché nessuno può nemmeno più permettersela una casa.
L’avete voluta voi la guerra totale: qualche migliaio di persone sta semplicemente rispondendo alle vostre richieste.


Fuoco su fuoco, cari miei, perché tanto da perdere non c’è rimasto più niente.
E la dignità ce la teniamo stretta!

LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO!
Un solo appunto sulla stampa: basta aprire la stampa francese, quella spagnola, quella inglese…e poi quella italiana per capire dove siamo.
Guardate i titoli, che gli articoli li eviterei…bastano i titoli per capire che paese inutile siamo e come questi fantomatici giornalisti a stipendio pieno (altro che i 4 euro a pezzo) abbiano veramente superato il limite, da tempo ormai.
“Follia Black bloc”; “I black bloc assaltano il parlamento”; “manifestazione dispersa dalla rabbia black bloc”.
Dovete morire. Punto.
Così scoprirete che anche il becchino che vi sotterra è vestito di nero….brrrrr, che paura, e se fosse un black bloc?? Ha pure la pala!!

AGGIORNAMENTO ORE 19.45 ora italiana:
cala il freddo e la temperatura. Ma la piazza, le piazze, continuano ad essere incandescenti e stracolme.
Si prevede una lunga notte per Atene, perché la voglia di tornare a casa non c’è…



c’è quella di riprendersi tutto

ORE 22:
Decine di banchi ed alcuni palazzi sono completamente in fiamme…e le strade ancora piene.
Sono 54 le persone refertate in ospedale fino a questo momento.
Ad Atene sembra giorno, il fuoco fa una luce e un calore che si sentono fino a qui!

ORE 23:
*La sede del comune di Atene è occupata, ma arrivano notizie di alcuni arresti.
*La facoltà di legge è sotto attacco dei reparti speciali M.A.T. e ci sono alcune centinaia di persone intrappolate all’interno.
Le strade continuano ad essere disordinatamente piene, con gruppi di persone ovunque e continui focolai di scontri con la polizia,
tra i palazzi in fiamme.
*I commissariati dei quartieri di Exarchia e dell’acropoli sono assediati dai manifestanti (devo scrivere Black bloc almeno vi sentite più a vostro agio?)
*Arriva notizia anche dell’esproprio di un’armeria, ad Omonia.

* Se poi provate ad andare sul sito della Polizia greca…NON CI RIUSCITE! ;-)
ops..ore 23.35, anche quello del Primo ministro
ore 00.45 oooops, anche quello del Parlamento!
E nemmeno un minuto dopo…la Banca Nazionale: è un gioco divertentissimo!

*Dalla città di Volos arrivano altre notizie “calde”… visto che la sede del municipio è in fiamme.
La sede locale dell’ufficio delle imposte è stata razziata, e svuotata dei suoi faldoni, poi distrutti.
MEZZANOTTE: L’assembla all’interno della facoltà di legge, assediata da ore dalla polizia ha deciso di resistere e di proseguire l’occupazione, chiamando la popolazione a prendere le strade e continuare a lottare. “Nulla è finito, è tutto solamente iniziato ora! La facoltà di legge è uno dei centri della lotta e continuerà ad esserlo”.

In tutta Atene è impossibile prelevare. Tutti i bancomat sono stati chiusi: quei pochi soldi se li tengono stretti.

IL NUOVO MEMORANDUM E’ PASSATO AD AMPIA MAGGIORANZA!


 





  CON 400 EURO AL MESE NON SI VIVE, CI SI RIBELLA


 Fonte: