Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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domenica 9 febbraio 2014

GLI ATTIVISTI NO MUOS, CONTINUAMENTE DENUNCIATI, PREPARANO DUE MANIFESTAZIONI: IL 22 FEBBRAIO CON IL COMITATO NO MUOS DI CATANIA, IL 1 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE ALLA SUGHERETA

Ingresso non autorizzato in una struttura militare, interruzione di pubblico servizio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Sono i reati contestati in questi mesi agli attivisti contrari alla costruzione dell’impianto di antenne satellitari dell’esercito Usa a Niscemi. Ieri, a Catania, hanno parlato dei propri problemi legali alla presenza di alcuni avvocati. E pianificato una prima manifestazione per giorno 22 febbraio, «per denunciare il paradosso di una attività repressiva, mentre sono state commesse violazioni nel cantiere».

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Dall’ingresso non autorizzato in una struttura militare, reato punibile con sanzione amministrativa, passando per l’interruzione di pubblico servizio, fino ad accuse ben più gravi, quali resistenza e violenza a pubblico ufficiale. «Reati per i quali molti di voi sono indagati, ma è difficile al momento fare ipotesi sull’iter», chiarisce l’avvocato Goffredo D’Antona ai militanti No Muos, ieri sera a Catania per fare il punto su una situazione giudiziaria dagli esiti ancora incerti. E non solo per quanto riguarda gli attivisti, ma anche per l’oggetto delle loro manifestazioni: l’impianto di antenne satellitari della marina militare Usa da poco concluso a Niscemi.
D’Antona fa parte del pool di legali che assiste i manifestanti, provenienti da tutta la Sicilia, raggiunti in questi giorni da decine di notifiche dalle procure di Caltanissetta e Gela per i reati che avrebbero commesso nel corso delle varie manifestazioni dell’ultimo anno contro la base Usa niscemse. «C’è un paradosso tra questa attività, repressiva, e le violazioni commesse nel cantiere», afferma l’avvocato Paola Ottaviano. «Un impianto costruito in area protetta, con illegittimità nell’iter autorizzatorio, mancanza del certificato antimafia per alcune ditte che vi lavorano. E anche profili di incostituzionalità», afferma il legale, che sta portando avanti un ricorso al tribunale amministrativo regionale, «sull’abusività della costruzione, il cui esito è atteso per il 27 marzo e che, se accolto, potrebbe cambiare realmente il quadro della situazione», afferma.
Nell’attesa, i militanti sono concentrati nell’organizzazione di due manifestazioni: la più grande sarà giorno 1 marzo e si svolgerà in contrada Ulmo, arrivando alla base militare che si trova dentro l’area protetta della Sughereta. «Giorno 22 febbraio ci sarà invece una mobilitazione a Caltanissetta, che arriverà fino in prefettura», ricorda Alfonso Di Stefano, del comitato No Muos di Catania. Sarà «un momento di denuncia della situazione, a Caltanissetta, dove non si agisce sui rilievi anche penali della costruzione», continua Ottaviano.
«La manifestazione sarà in contemporanea a quella nazionale contro la costruzione della Tav, andremo a informare la cittadinanza su quanto accade», afferma Elvira Cusa, uno dei membri più attivi del comitato No Muos di Niscemi. E’ venuta a Catania anche lei per esporre ai legali il suo caso, con varie denunce accumulate e una perquisizione e il sequestro di una macchina fotografia e del computer, nei giorni scorsi, in casa. «Anche un altro compagno ha subito una perquisizione», ricorda ai presenti. «Nuove denunce continuano a arrivare agli attivisti, soprattutto per l’ingresso in massa nella base del 9 agosto. Al momento siamo sette i legali a fare supporto ai denunciati, divisi tra Niscemi, Catania e Messina», conclude Ottaviano.

[Foto di Fabio D'Alessandro]




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mercoledì 4 dicembre 2013

DOMICILIARI A BAHAR. OBBLIGO DI FIRMA A MICHELE, COMPAGNO NO MUOS. ALLE FORZE DELL’ORDINE? LO SPRAY URTICANTE.

Notizia scritta il 03/12/13 alle 18:23. Ultimo aggiornamento: 03/12/13 alle: 19:17


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BAHAR - Bahar Kimyongur è fuori dal carcere. Il compagno turco-belga, in galera a Bergamo dal 21 novembre scorso su mandato internazionale della Turchia, ha ricevuto i domiciliari dal Tribunale di Brescia. Ora Bahar si sta recando a Massa, città toscana dove attenderà il processo vero e proprio riguardante la richiesta di estradizione in Turchia, legata alla sua attività di denuncia e controinformazione nei confronti dei crimini perpetrati sia ad Ankara che nel vicino ginepraio siriano proprio dal governo di Erdogan, padrone – padrone della Turchia.
Bahar dovrà rimanere  in una casa a Marina di Massa, in attesa del pronunciamento della Corte. Lo Stato Turco dispone di 40 giorni, a partire dal 21 novembre, giorno in cui l’attivista e giornalista belga è stato arrestato dalla Digos quando è arrivato all’aeroporto di Bergamo, per trasmettere all’Italia i documenti che corredano la richiesta di estradizione.
Da quando è stato arrestato il Clea – il Comitato per la libertà di espressione e associazione – ha organizzato petizioni e manifestazioni a Bruxelles. Oggi in un comunicato il Clea afferma che “la lotta in favore di Kimyongur dovrà necessariamente ora fare un salto di qualità”.
Presidi fuori dal Tribunale si sono tenuti anche a Brescia, in due diverse occasioni. Il servizio con Fiorina, del movimento di solidarietà con Bahar.

PALERMO - Udienza di convalida questa mattina, 3 dicembre, a Palermo per Michele, compagno No muos arrestato sabato durante le cariche effettuate dalla polizia per permettere il passaggio del corteo fascista malcelato dietro una fantomatica “rete No muos”. L’udienza si è conclusa, il compagno è stato liberato, anche se con l’obbligo di firma.

SARDEGNA - Sarà infine un processo in Corte d’Assise a Sassari a decidere se c’è stata un’associazione sovversiva con finalità terroristiche alle spalle di ‘A Manca pro s’indipendentzia’. Il Tribunale di Cagliari ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per 18 indagati legati alla formazione politica indipendentista comunista ‘A manca’, accusati di una serie di ordigni esplosi in Sardegna e rivendicati come Nuclei proletari per il comunismo (Npc) e Organizzazione indipendentista rivoluzionaria (Oir).   Il processo in Corte d’Assise a Sassari inizierà il 6 giugno 2014.

SPRAY URTICANTE - E in questo quadro di processi, udienze e repressione, prosegue la militarizzazione del paese. Spray al peperoncino in dotazione a poliziotti e carabinieri. La sperimentazione partirà infatti a gennaio a Roma, Milano e Napoli. Lo spray nebulizza un principio attivo a base di Oleoresin Capsicum, sostanza irritante, a 3 metri di distanza. Lo spray sarà inizialmente assegnato in via sperimentale ai poliziotti della Polfer Stazione e Volanti di Milano, nonchè ai carabinieri dei reparti operativi di Roma e Napoli. Sono esclusi, per ora, i reparti mobili. Nel caso di positivo riscontro della sperimentazione, l’uso della dotazione potrà però essere allargato.




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venerdì 18 ottobre 2013

ROMA: CARICA "A FREDDO" NEL QUARTIERE PIGNETO





 




Dal blog di Bob Fabiani http://bob-fabiani.blogspot.it/:


Oggi a Roma è una giornata di passione, la prima di "una due giorni" che da settimane e forse mesi, sta tenendo impegnati i Palazzi del Potere e dell'ordine sul fronte , sempre sensibile, dell'ordine pubblico. Mentre lo Sciopero Generale indetto dai Sindacati di Base prendeva il via, a metà mattinata, poco prima delle 12, in un quartiere di Roma, il Pigneto si registravano attimi di terrore. Che cosa è accaduto? -LA CRONACA Nel Quartiere popolare del Pigneto , non molto distante da Piazza S. Giovanni, meta ultima della manifestazione sindacale dell'Usb e di tutti gli altri sindacati di base e dei movimenti  che hanno aderito alla giornata di lotta contro il governo Letta e i programmi di austerità; un gruppo di studenti si trovava per le vie del quartiere per  distribuire un volantino in cui si spiegava tra l'altro il senso della manifestazione del 19 ottobre  che vedrà tra gli altri anche il movimento No Tav ma insieme ad altre realtà che sono in lotta per la rivendicazione dei diritti al welfare, all'abitare, all'istruzione e, che ha uno slogan eloquente "Una sola grande opera: casa e reddito per tutt*!"; un plotone di Carabinieri schieratosi in assetto antisommossa decideva, appunto, intorno alle ore 12, di effettuare una carica "a freddo". Si sono succeduti lunghi attimi di spavento e terrore per il quartiere. La carica repentina e muscolare dei carabinieri si è spinta fin tra i banchi del mercato. E' accaduto all'altezza dell'Isola Pedonale. In mazzo al parapiglia tra chi scappava - o tentava di farlo - (gli studenti,n.d.r.) ci si son trovate anche alcune donne che, in quel momento, si trovavano lì per fare la spesa: sono state letteralmente travolte al pari degli studenti. I carabinieri poi hanno provveduto ad effettuare diversi fermi. Ora ,in questi minuti, la polizia e i carabinieri, sempre in assetto antisommossa, si trovano vicino all'occupazione di via Fortebraccio. Questi i fatti. Nudi e crudi. -LA "STRATEGIA DELLA TENSIONE" FUNZIONALE AL POTERE. I fatti del Pigneto meritano un'analisi nell'immediata vigilia della manifestazione di domani, sabato 19 ottobre. Lo meritano per il semplice fatto che non si è trattato di una normale "azione di prevenzione" da parte delle forze dell'ordine e, se attentamente vagliate, dimostrano che in questo paese è in atto - ormai da molto tempo - uno "stato di polizia". Alzare il tiro come dimostrano i fatti del quartiere romano del Pigneto, a poche ore da una manifestazione che - si badi bene - non è una manifestazione indetta per "fare solo casino e terrorismo" - come qualche benpensante, solone, buontempone si è affrettato a dichiarare ad uso e costume di televisioni e media compiacenti con il "Pensiero unico imperante" ma, invece, una vera è propria manifestazione politica. Non di parte. E' una manifestazione che pone l'accento - come oggi lo Sciopero Generale del Sindacato di Base  - su aspetti fondamentali: mettere un freno alle spese folli (e in odore di mafia...) delle grandi opere anzi, sospenderle di netto e destinare quelle ingenti somme per risolvere un problema esplosivo (questo sì se non risolto può davvero degenerare...) quale quello dell'emergenza dell'abitare a Roma come altrove. Una manifestazione che evidentemente è mal digerita dal Potere, dalle lobby, dalle istituzioni repubblicane di questo paese. Non potendola vietare - siamo pur sempre in una pseudo-democrazia - allora ecco che, ad arte, e con tempismo davvero scientifico si torna "ai soliti sistemi".  Se ci si riflette gli ultimi mesi è stato tutto un crescendo (grottesco, menzogniero, ipocrita) rossiniano: fare in modo di crimanalizzare un movimento (in questo momento in Italia quello che più disturba il Palazzo è quello No Tav) e, allo stesso tempo creare intorno "un'aria ostile", infondere nella cittadinanza quella "dittatura del terrore" tipica dei regimi. Quando mancavano alcune settimane alla data della mobilitazione poi, si è provveduto a resuscitare il sempre funzionale "fantasma del brigatismo rosso". Ricorderete le lettere, le presunte lettere che alcuni mebri delle BR avrebbero indirizzato al Movimento No Tav. L'altro ieri, a Bologna si è provveduto a mettere sul tavolo  un altro piccolo tassello: far rinvenire dei volantini BR. Poi i fatti di questa mattina al Pigneto. Il quadro dunque è sempre lo stesso: mettere in circuito lo spauracchio dell'ordine pubblico per non parlare realmente dei contenuti che ci sono dietro una manifestazione come quella del 19 ottobre. E' la solita vecchia storia italiana. Tuttavia però ci sono sempre le "variabili impreviste e imprevedibili": una carica lanciata "a freddo" - come quella al Pigneto di questa mattina" poteva finire in tragedia. Capita un pò troppo spesso che, in questo paese, le forze dell'ordine si ritrovino a pestare inermi cittadini e, spesse volte sono donne (chiedere alle Donne No Muos; tra l'altro uno dei movimenti che parteciperanno alla manifestazione di domani;n.d.r.) stavolta addirittura in mercato. Come se Roma fosse improvvisamente piombata in un "teatro di guerra" di Damasco, Il Cairo o Tunisi. Un fatto di inaudita gravità: fermare in modo così violento un semplice volantinaggio la dice lunga sulla situazione che cova sotto la cenere di questo paese, ha un significato politico preciso e, allora, tornano alla mente, le parole della (re)investitura di Napolitano quando alla Camera disse che, non sarebbero stati tollerati dissensi di piazza e, chi si azzardasse a schierarsi contro il "pensiero unico" verrà severamente punito. Come accaduto al Pigneto. 

Bob Fabiani

  Link

-www.dinamopress.it;

-www.usb.it;

-www.notav.info
     





sabato 28 settembre 2013

NO MUOS: OCCUPATA LA REGIONE SICILIA, OGGI IL CORTEO

Sabato, 28 Settembre 2013 14:20

Scritto da  Redazione Contropiano

No Muos: occupata la Regione Sicilia, oggi il corteo Alla vigilia del corteo di oggi i No Muos hanno occupato ieri la Sala d’Ercole a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale della Sicilia. Una ventina di attivisti aderenti al movimento che protesta contro la militarizzazione del territorio di Niscemi e la costruzione di decine di mega antenne dannose per la salute si sono introdotti all’interno della sede istituzionale pagando il regolare biglietto e fingendosi normali turisti diretti alla Sala Palatina. 
Poi però gli attivisti hanno esposto degli striscioni dal balcone che dà su piazza Indipendenza, luogo dove oggi nel tardo pomeriggio si concluderà la manifestazione nazionale indetta dal Movimento No Muos.
Gli attivisti hanno poi trascorso la notte all’interno della Sala d'Ercole, l’aula consiliare, promettendo che non se ne andranno finché il governatore Crocetta non sospenderà i lavori per l’installazione delle antenne statunitensi in contrada Ulmo, nel comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta.




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lunedì 16 settembre 2013

Rostagno, il ricordo a 25 anni dall’omicidio tra un processo infinito e disinformazione



Di Leandro Perrotta | 1 settembre 2013

Sono passati venticinque anni dalla morte del sociologo, politico e giornalista, ucciso il 26 settembre 1988 a poca distanza dalla comunità Saman da lui fondata. E che per anni, in una delle ipotesi seguite per le indagini, è stata considerata come implicata nel delitto. Prima di arrivare al processo attuale e alla pista mafiosa. «Sono già 55 le udienze nel processo, che è complicatissimo e di cui nessuno parla», spiega il giornalista Lillo Venezia, che ieri, in un convegno alla Camera del lavoro di Catania, ha proposto la realizzazione di un centro di documentazione su Mauro Rostagno e il processo in corso a Trapani.


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 Sociologo, politico, giornalista: definire le tante anime di Mauro Rostagno, di cui quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario dell’omicidio, non è mai stato semplice. Il convegno organizzato ieri alla Camera del lavoro di Catania, dal titolo Ciao Mauro, non fa molta eccezione alla regola. «Forse, la definizione migliore è questa: “Un comunista che lottava contro il padrone della Sicilia, la mafia”», spiega Lillo Venezia, giornalista, citando il collega Riccardo Orioles. Una lotta per la quale ha perso la vita, anche se non c’è ancora una verità processuale che dica perché Rostagno quel 26 settembre del 1988 fu ucciso a Lenzi di Valderice, a poca distanza dalla Saman, la comunità che aveva fondato a pochi chilometri da Trapani. «Il processo ha già avuto 55 udienze, è molto complesso e nessuno ne scrive. O spesso lo fa usando provocazioni giornalistiche», ricorda Venezia. Che propone la costituzione di un centro di documentazione, che raccolga innanzitutto gli atti del difficile processo in corso. Per fare «memoria» di quello che fu il personaggio Rostagno, che da Torino arrivò in Sicilia, scegliendo «una dimensione locale, dopo essere stato al centro degli avvenimenti del ’68 in Italia», ricorda il professore di Storia contemporanea Luciano Granozzi.


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Per l’omicidio di Rostagno, tra i fondatori del movimento Lotta Continua, sono state negli anni fatte varie ipotesi: ucciso dalla mafia, o per gli intrecci tra questa e la massoneria e la politica di una Trapani che, afferma Graziella Porto, direttrice del mensile Casablanca, «era una città dove la mafia non esisteva». Negli anni la procura di Trapani ha seguito due piste, che hanno avuto grande spazio sui giornali, a differenza del processo attuale che segue la pista mafiosa. La prima rimanderebbe all’omicidio Calabresi, seguendo un filo logico che parte dalla sua storia nella sinistra extraparlamentare. La seconda rimanderebbe addirittura a una pista interna alla sua comunità Saman. «L’esperienza di Rostagno diede grande valore alla controinformazione e al giornalismo di inchiesta. Oggi purtroppo non possiamo dimenticare che un giornalista come Marco Travaglio, considerato dai giovani un maestro del genere, è tra i maggiori sostenitori della pista interna», conclude Granozzi.
«Molte leggende metropolitane vengono portate avanti ancora sulla morte di Rostagno», conferma Paolo Brogi, giornalista anche lui in gioventù a Lotta Continua. Ma quelle che sono notizie e fatti realmente emersi dal processo, non hanno avuto altrettanto successo sui media. «Il cadavere di Don Ciccio Messina Denaro, padre di Matteo che ordinò di uccidere Rostagno, fu trovato nei terreni dei D’Alì – racconta Brogi – Qualche mese fa il ministro della Giustizia Annamaria Cancelleri andò a Trapani a firmare un protocollo antimafia proprio a braccetto con il senatore Antonio D’Alì. Se avesse letto qualcosa del processo in corso non lo avrebbe fatto», ricorda Brogi. Che spende anche parole di stima nei confronti di Rino Giacalone, «l’unico giornalista che segue con costanza il processo, che è stato costretto a lasciare il suo posto nel quotidiano catanese e ora fa il collaboratore per il Fatto quotidiano», conclude Brogi, senza dire esplicitamente il nome del quotidiano La Sicilia.
Per Nadia Furnari, dell’associazione antimafie Rita Atria, «se i giornalisti facessero il loro lavoro, se i giornali facessero informazione, le parole di Rostagno citate avrebbero un senso, per fare memoria». E ricorda le posizioni antimilitariste di Rostagno, in particolare sulla base Nato di Sigonella, e come oggi non ci sia nulla di diverso con la lotta contro il Muos. Per lo scrittore Ottavio Cappellani, invece, il fatto che non si parli del processo Rostagno sui giornali è dovuto alle emergenze della cronaca su altri fatti di mafia, «come la trattativa Stato-mafia». Ma il motivo principale sarebbe che «il processo Rostagno è un fallimento della magistratura che non si può mostrare».
Daniele Lo Porto, segretario provinciale di Assostampa, annuncia che «l’associazione di categoria cercherà di dare supporto al centro di documentazione, ma non materiale, solo morale». Sara Fagone, della Cgil, nel portare i saluti del sindacato ai presenti conclude il suo intervento con una considerazione di carattere generale. «Non esistono eroi, solo persone che fanno bene e fino in fondo il proprio dovere». E così fu per il sociologo politico Mauro Rostagno, giornalista con uno stile unico nella sua radio tele Cine. «Tutta Trapani, arrivati alle due del pomeriggio, si fermava per guardare il suo telegiornale», ricorda Brogi.



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sabato 10 agosto 2013

NO MUOS: IN MIGLIAIA CONTRO LA BASE MILITARE

Venerdì 09 Agosto 2013 15:55

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Terminato il corteo NoMuos che rientra al campeggio dopo una giornata di lotta il cui apice è stato l'occupazione della base militare Usa. Dopo una prima carica delle forze dell'ordine i NoMuos non sono arretrati anzi hanno continuato a spingere riuscendo a entrare nella base. Entrati in massa i NoMuos hanno percorso quasi interamente la base per raggiungere i compagni sull'antenne da ieri. Solo a questo punto i NoMuos decidono di scendere e di unirsi al corteo per far ritorno al campeggio. Quella di oggi è stata una manifestazione capace di dimostrare la determinazione del popolo No Muos. Una giornata praticata da tutti e tutte, nella quale anche i bambini insieme alle mamme Nomuos hanno divelto reti per entrare nella base per occuparla simbolicamente.

ore 20.30:  Scendono dall'antenne i NoMuos per unirsi al corteo.

ore 20.00: Dopo aver percorso quasi interamente la base, i manifestanti sono arrivati alle antenne sulle quali ci sono i 7 attivisti.

ore 19.30: In più punti sono stati aperti dei varchi nelle reti. Le migliaia di manifestanti sono riusciti ad entrare nella base e si stanno dirigendo verso le antenne dove si trovano i sette attivisti che da ieri resistono sulle antenne.

ore 19.15: Centinaia di nomuos ha varcato la seconda recinzione e sono entrate nella base. Altre cariche sono susseguite, ma i manifestanti rimangono compatti.

ore 19.00: Un altro attivista è riuscito a salire un'antenna. Lo scopo dei manifestanti è entrare nella base da cittadini, cosa che gli è proibita da 22 anni. Se così non sarà, prevedono di restare a manifestare sulle antenne per almeno altri due giorni.

ore 18.46: Alcuni manifestanti, tra cui bambini, hanno sfondato la prima recinzione che delimita la base militare Usa. Chi si sta spingendo oltre con lo scopo di varcare la seconda, protetta dal filo spinato. Le forze dell'ordine caricano i nomuos che cercano di entrare nella base.

ore 18.30: Il corteo, procede lentamente mentre la testa è arrivata alla base. Una persona è riuscita a salire su un'antenna, mentre le migliaia di persone sono determinate ad entrare all'interno della base. Le forze dell'ordine sono in assetto antisommossa davanti al cancello 4.

ore 18.10: Sono circa 5mila le persone che stanno piano piano raggiungendo le reti. In testa al corteo stavolta non ci sono le mamme, ma tanti giovani, che intonano cori contro il governatore Crocetta. Presenti alla manifestazione anche diversi sindaci di città siciliane, come il primo cittadino di Messina e di Palagonia.
Ascolta Ivan, NoMuos (RadioBlackOut) 

ore 17.45: Il corteo è partito da circa 20 minuti. Migliaia di persone stanno in questo momento attraversando la riserva della sughereta al cui interno di trova la base militare. Le forze dell'ordine sono già schierate da alcune ore nei pressi mentre alcuni elicotteri stanno sorvolando la zona. I nomuos, compatti e determinati si dirigono verso la base.

Mentre continuano a resistere i nomuos che da oltre 20 ore sono aggrappati sulle antenne a diversi metri di altezza all'interno della base della marina militare statunitense, si appresta a partire il corteo previsto per oggi a Niscemi contro le antenne statunitensi. Una manifestazione nazionale che attraverserà la riserva della sughereta di Niscemi. Numerosi i pullman partiti da diverse città della sicilia e che hanno raggiunto il luogo da cui partirà il corteo che raggiungerà la base militare. Si contano a migliaia le persone che stanno partecipando al corteo di quest'oggi.



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domenica 21 luglio 2013

NO TAV, NO MUOS, SINDACATI DI BASE E CENTRI SOCIALI LANCIANO LA CAMPAGNA PER L'AMNISTIA SOCIALE. ADERISCI ANCHE TU!



Ormai siamo all’emergenza. L’intensità e la capillarità degli attacchi repressivi e preventivi mossi contro il semplice dissenso sociale crescono ogni giorno di più. Tutto ciò avviene mentre al deficit di legittimazione delle rappresentanze istituzionali si aggiunge anche la loro desovranizzazione di fronte all’azione di organismi sovranazionali come la Troika o le agenzie di rating che programmano il “pilota automatico”. Quanto più gli esecutivi sono svuotati di poteri reali (i parlamenti fanno parte del decoro da tempo), tanto più si incrementano i margini di intolleranza dei governi e si riducono gli spazi di agibilità politica per chiunque è costretto a dover subire le conseguenze di drastiche politiche economiche e sociali supportate da minacciose politiche penali. Sì, perché a quanto pare l’unica materia sovrana rimasta nelle mani dei governi è lo strumento della penalità. Perseguo, giudico e condanno, ergo come Stato nazionale esisto ancora.
E’ chiaro che di fronte ad una situazione del genere ogni forma di azione collettiva dovrà misurarsi, volente o nolente, con questo tipo di problema. Lo sa bene persino uno come Beppe Grillo che fresco di un 25% di consensi elettorali, cioè 2/3 di quelli espressi, ha dovuto rinunciare ad un presidio davanti a Montecitorio, vivamente sconsigliato dai vertici del Viminale. Un disegno di legge depositato in parlamento mira a sanzionare pesantemente ogni forma di contestazione sonora di piazza. Quanto basta per capire qual è il clima.
Se si vuole tornare a far respirare la società bisogna allargare il più possibile le maglie che la contengono. Non c’è critica dell’attuale società liberista che possa aver successo senza una contemporanea rimessa in discussione dell’apparato penale che la sostiene. Riassorbire la legislazione d’emergenza nella quale si annidano le tipologie di reato più insidiose, ma ancor di più la forma mentis che ispira l’azione della magistratura, ovvero l’idea che la materia sociale, l’azione collettiva, sia una questione di ordine pubblico se non di chiara eversione. Per farlo bisogna scardinare l’impalcatura giustizialista costruita negli ultimi decenni. Da qui l’esigenza, condivisa oggi, di aprire una vertenza per l’indulto e l’amnistia in favore dei reati politici, sociali e per sfollare le carceri.


Qui sotto le condivisioni fino ad ora pervenute

Adesioni collettive
ACAD, Associazione contro abusi in divisa onlus, Acoustic Impact, gruppo musicale, ASP (Associazione Solidarietà Proletaria), Assalti Frontali, gruppo musicale, ATTAC Italia, Azione antifascista Teramo, Banda Bassotti, gruppo musicale, BandaJorona, gruppo musicale, Baracca Sound, gruppo musicale, Blocchi Precari Metropolitani, Roma,Centro sociale 28 maggio, Rovato (BS), Coordinamento regionale dei Comitati NoMuos, Comitato Amici e Familiari Davide Rosci, Comitato di Quartiere Torbellamonaca, Roma, Comitato Piazza Carlo Giuliani-Genova, Communia, Spazio di mutuo soccorso, Roma, Confederazione COBAS, Confederazione COBAS Pisa, Confederazione COBAS Terni, Consiglio Metropolitano di Roma, CPOA Rialzo, Cosenza, CSA Depistaggio, Benevento, CSA Germinal Cimarelli, Terni, CSOA Angelina Cartella, Reggio Calabria, Ginko (Villa Ada Posse) & Shanty Band, gruppo musicale, ISM-Italia, Ital Noiz Dub System, gruppo musicale, L@p Asilo 31-Laboratorio per l’Autorganizzazione Popolare Asilo 31, Benevento, LOA Acrobax, Lavoratori Autorganizzati Ministero dell’Economia e delle Finanze, Legal Team Italia, Madri per Roma città aperta, Movimento No Tav, Occupazioni Precari Studenti OPS area Castelli romani, Osservatorio sulla repressione, Radici nel cemento, gruppo musicale, Radio Maroon, gruppo musicale, RAT-Rete Antifascista Ternana, Redgoldgreen, gruppo musicale, Rete Bresciana Antifascista, Rete 28 aprile Fiom-opposizione Cgil, Spazio Popolare Occupato S. Ermete, Pisa, Terradunione, gruppo musicale, Tribù Acustica, gruppo musicale, Unione Sindacale di Base, USB Umbria coordinamento Regionale, Wu Ming – scrittori, 99 Posse, gruppo musicale

Adesioni individuali
Alessandro Dal Lago, Alessandra Magrini (AttriceContro), Roma, Alfredo Tradardi, coordinatore ISM-Italia, Alfonso Perrotta, Roma, Andrea Bitonto, Anna Balderi, Ladispoli, Antonino Campenni, ricercatore Università della Calabria, Antonio Musella, giornalista, Napoli, Assia Petricelli, Beppe Corioni, Bianca «la Jorona» Giovannini, musicista, Carlo Bachschmidt, consulente tecnico processi G8, Carlo Pellegrino, medico chirurgo, Caterina Calia, avvocato, Roma, Cesare Antetomaso, giuristi democratici, Checchino Antonini, giornalista di Liberazione, Claudia Urzi, insegnante, Claudio Dionesalvi, insegnante, Cosimo Maio, Benevento, Cristiano Armati, scrittore, Daniele Catalano, Daniela Frascati, scrittrice, Davide Rosci, detenuto per i fatti del 15 ottobre 2011, Dario Rossi, avvocato, Genova, Daniele Sepe, musicista, Davide Steccanella, avvocato, Milano, Donatella Quattrone, blogger, Don Vitaliano Della Sala, parroco, Elena Giuliani, sorella di Carlo Giuliani, Emanuela Donat Cattin, Milano, Emidia Papi, Usb, Enrico Contenti, ISM-Italia, Ermanno Gallo, scrittore, cittadino, Erri De Luca, scrittore, Fabio Giovannini, scrittore e autore televisivo, Federico Mariani, Roma, Federico Micali, Francesca Panarese, Benevento, Francesco Barilli, coordinatore reti-invisibili.net, Francesco Caruso, ricercatore Università della Calabria, Francesco Romeo, avvocato, Roma, Franco Coppoli, Cobas Terni, Franca Gareffa, Dipartimento sociologia Università della Calabria, Franco Piperno, docente di Fisica, Università della Calabria, Fulvia Alberti, regista, Gabriella Grasso, Milano, Gigi Malabarba, Gilberto Pagani, avvocato, presidente Legal Team Italia, Giovanni Russo Spena, responsabile giustizia Prc, Giulio Bass, musicista, Giulia Inverardi, scrittrice, Giulio Laurenti, scrittore, Giuseppina Massaiu, avvocato,  Roma, Guido Lutrario, Usb Roma, Gualtiero Alunni, portavoce Comitato No Corridoio Roma-Latina, Haidi Gaggio Giuliani, Comitato Piazza Carlo Giuliani, Italo Di Sabato, Osservatorio sulla repressione, Laura Donati, Lello Voce, poeta, Lorenzo Guadagnucci, giornalista, Comitato Verità e Giustizia per Genova, Luciano  Muhlbauer, Ludovica Formoso, praticante avvocato, Roma, Luigi Fucchi, coordinamento regionale USB Umbria, Manlio Calafrocampano, musicista, Marco Arturi, Rete 20 aprile, Torino, Bersani, Attac Italia, Marco Clementi, storico, Marco Rovelli, scrittore e musicista, Marco Spezia, Tecnico della sicurezza su lavoro, Sarzana (SP), Mario Battisti, Roma, Mario Pontillo, responsabile carceri Prc, Massimo Carlotto, scrittore, Michele Baronio, attore, Mc Shark, Terradunione, musicista, Michele Capuano, regista-scrittore, Michele Vollaro, storico e giornalista, Miriam Marino, scrittrice, Rete ECO, AMLRP, Nicoletta Crocella, responsabile edizioni Stelle Cadenti, Nunzio D’Erme, Paolo Caputo, ricercatore Università della Calabria, Paolo Di Vetta, Blocchi Precari Metropolitani, Paolo Persichetti, insorgenze.wordpress.com, Paolo “Pesce” Nanna, comico periferico, Paola Staccioli, Osservatorio sulla repressione, Pino Cacucci, scrittore, Rasta Blanco, musicista, Renato Rizzo, segreteria romana Unione Inquilini, Roberto Ferrucci, scrittore, Roberto Vassallo, Direttivo CGIL Milano, RSU FIOM Almaviva Milano, Rodolfo Graziani, poeta, Salvatore Palidda, Università di Genova, Sergio Bellavita, portavoce nazionale Rete 28 aprile Fiom, Sergio Bianchi, casa editrice DeriveApprodi, Serge Gaggiotti (Rossomalpelo), cantautore, Sergio Riccardi, Silvia Baraldini, Simonetta Crisci, avvocato Roma, Stefano Poloni, Milano, Tamara Bartolini, attrice, Tatiana Montella, avvocato, Tiziano Loreti, Bologna, Vincenzo Brandi, ingegnere, ISM-Italia, Valentina Perniciaro, blogger baruda.net, Valerio Evangelisti, scrittore, Bologna, Valerio Mastandrea, attore, Valerio Monteventi, Bologna, Vincenzo Miliucci, Cobas, Vittorio Agnoletto, Wsw Wufer, musicista


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domenica 14 luglio 2013

TURI VACCARO ARRESTATO DOPO UN'AZIONE NONVIOLENTA CONTRO IL MUOS

13 luglio 2013 - Coordinamento regionale dei comitati No MUOS
 
Oggi il giudice Fabrizio Molinari del Tribunale di Gela ha convalidato l'arresto del pacifista Turi Vaccaro, fermato il 10 luglio a Gela dopo aver messo in atto un'azione di non violenza attiva, salendo su un'auto della polizia mentre gli attivisti No Muos manifestavano le ragioni No Muos alla parata militare che celebrava lo sbarco alleato di 70 anni fa.
Il processo è stato fissato per il prossimo 19 luglio. Le accuse contro Turi sono palesemente infondate: danneggiamento aggravato e resistenza e violenza a pubblico ufficiale. 
Video e testimonianze certificano l'assoluta pacificità della sua iniziativa, come sempre parte di un'etica individualista coerente con le sue posizioni pacifiste che lo vedono manifestare da oltre 30 anni ovunque il militarismo cerchi di imporre le sue logiche di violenza e di morte.
Il Coordinamento Regionale dei Comitati No Muos considera l'atto repressivo nei confronti di Turi Vaccaro un atto che colpisce tutti gli attivisti No Muos. L'intento è chiaro, ed è quello di intimidire chi lotta contro il Muos e la militarizzazione del territorio.
Il Coordinamento lancia un appello per una presenza massiccia il 19 luglio, giornata oltremodo simbolica per i siciliani, per esigere la liberazione di Turi; preceduta inoltre da una settimana di iniziative in sostegno al nostro amico e compagno.


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mercoledì 19 giugno 2013

ARRIVATO IL VERDETTO-FARSA DELL'ISS: VIA LIBERA AL MUOS

Mercoledì 19 Giugno 2013 15:19 


Vergognosa ma non inattesa "sentenza" dell'Istituto superiore della sanità. Contro ogni evidenza scientifica ed empirica, il radarone statunitense di Niscemi non nuocerebbe alla salute... Arriva oggi, completamente in sordina, il via libera al MUOS da parte dell'Istituto Superiore di Sanità, ente al quale il governatore siciliano Crocetta, dopo la sua blanda opposizione all'opera e dopo le pressioni USA e le conseguenti ritorsioni del governo italiano (si veda la citazione in giudizio davanti al Tar per la richiesta di 25mila euro al giorno di "danni" per ritardi nella costruzione), aveva accettato di affidare lo studio che avrebbe dovuto stabilire se il MUOS fosse pericoloso o meno, e che - com'era ampiamente prevedibile - oggi ha dichiarato il progetto "non pericoloso".
Almeno in linea teroica (lo dice l'ISS stesso). L'esito, ai "piani alti" del governo, lo davano tutti per scontato. Il ministro della Difesa Mario Mauro si era sperticato nel tessere le lodi al MUOS, dichiarandolo strategico e indispensabile, tralasciando volutamente il rischio ambientale e sulla salute dei cittadini, che evidentemente non importa. Sicuramente non si sarebbe permesso all'ISS di pronunciarsi se non si fossero avute preventive rassicurazioni sull'esito dello studio, che con alte probabilità si basa su quei dati approssimativi e in certi punti fuorvianti già in possesso delle autorità, e contestati fortemente dal prof. Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino, che aveva dimostrato la pericolosità del MUOS.
La lacunosa pronunciazione dell'ISS non tiene conto infatti della presenza delle 46 antenne NRTF, le cui emissioni sono già in violazione delle normative italiane (rilevazioni ARPA del 2013, peraltro effettuate con strumenti dalla potenza ridotta rispetto a quella necessaria), non tiene conto dell'alto tasso di leucemie e tumori nell'area di Niscemi (al di sopra della media nazionale) e non tiene conto della violazione della riserva ambientale insistente sulla sughereta di Niscemi. Quindi la "sentenza" dell'ISS è in partenza falsata, ma in tantissimi erano già preparati a questo esito, visto che in gioco ci sono gli interessi strategici, bellici ed economici della superpotenza USA. Il Governo USA con i suoi vertici militari e diplomatici ha più volte fatto esplicite pressioni sui vertici italiani per sbloccare il MUOS (rivelazioni di Anonymous di documenti riservati), che si inserice nell'ambito di una regione come base di guerra ad uso e consumo indiscriminato degli americani, definita dallo stesso Mauro e da altri esponenti delle forze armate USA e italiane "la portaerei del Mediterraneo". E adesso cosa succede? - Il blocco "istituzionale" della Regione Sicilia si fondava proprio su questo studio. Crocetta non potrà opporsi più al progetto, perché aveva accettato il gioco al ribasso proposto dal governo Italiano, spegnendo sempre di più la sua opposizione al MUOS. Stessa cosa formalmente accettata anche dal M5S che sull'opera ha lavorato solo in Sicilia senza mai portare il problema in parlamento. Il Movimento No MUOS adesso è messo in pericolo sia a livello repressivo che mediatico: questa novità "annunciata" contribuirà enormemente ad isolarlo, persino da quella buona parte dell'opinione pubblica che in un primo momento aveva preso in simpatia la vicenda delle "mamme" No Muos ma che adesso crederà alle rassicurazioni dell'ISS. E se prima la repressione della polizia (perquisizioni a vuoto, arresti preventivi e denunce) comunque ignorava il blocco temporaneo imposto dalla Regione, adesso troverà manforte e legittimazione "ufficiali".

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