Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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sabato 1 febbraio 2014

CARA E CIE DI ROMA SOTT'ACQUA!



VI CHIEDIAMO UN AIUTO PER I NOSTRI FRATELLI RECLUSI NEL CARA E NEL CIE DI ROMA COLPITI DALL'ALLUVIONE. INVITATE TUTTI I VOSTRI AMICI A QUESTO EVENTO E CERCHIAMO DI DIFFONDERE SU BACHECHE, GRUPPI, SITI E BLOG QUESTO EVENTO NEL QUALE SPIEGA LE CONDIZIONI DEL CARA E DEL CIE. CI SARANNO AGGIORNAMENTI NELL'EVENTO APPENA CI SARANNO NUOVE INFO.
CHIUNQUE ABBIA DELLE INFORMAZIONI PUò MANDARLE PER MESSAGGIO A CHUCKY VECCHIOLLA... POI VERRANNO INSERITE NELL'EVENTO.

Nel bel mezzo del diluvio su Roma, una occhiata a chi sta dentro a delle gabbie. Intanto gli “ospiti” del Cara di Castelnuovo del Porto che, secondo quanto racconta una diretta di Radio Onda Rossa, sono stati lasciati chiusi dentro mentre l’acqua saliva e si son trovati costretti a cercare scampo sui tetti. Il Centro - costruito su una piana alluvionale del Tevere - è completamente allagato mentre un operatore è gravemente ferito a causa di un corto-circuito. Nonostante la situazione sia critica pure nella zona di Ponte Galeria, le gabbie continuano a rimanere chiuse. Questa mattina, anzi, c’è stata una protesta giacché da tre giorni nella baracche non c’è l’acqua calda e i soldati non volevano distribuire la colazione a chi, nel Centro, non sta facendo lo sciopero della fame: i prigionieri hanno ammassato un bel po’ di masserizie di fronte alla caffetteria e hanno appiccato un piccolo incendio. Spento l’incendio, il cibo è subito arrivato.

FONTE: http://www.autistici.org/macerie/?p=29946

ASCOLTA LA DIRETTA: http://www.ondarossa.info/newsredazione/cara-e-cie-situazione-difficile-danni-della-pioggia

Inoltre ci viene segnalata una situazione che potrebbe essere pericolosa nel CIE di Ponte Galeria: tutta la zona è in condizioni critiche ma al momento non ci sono dichiarazioni su come si intende garantire la sicurezza dei reclusi e delle recluse.
Antirazzist* invitano a chiamare il centralino del CIE di Ponte Galeria per sollecitare prese in carico della situazione ed intervento per la sicurezza delle recluse e dei reclusi.
Nr.centralino: 06/65854224

P.S.: La data dell'evento è casuale

EVENTO CREATO DA: Chucky Vecchiolla membro del Coordinamento Nazionale delle Lotte




giovedì 30 gennaio 2014

MAI PIU' CIE! 15 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE A ROMA

Domenica 26 Gennaio 2014 16:37 

nocieMai più CIE – Diritti e accoglienza per tutti Sabato 15 febbraio 2014 corteo al Centro d'Identificazione ed Espulsione di Roma-Ponte Galeria 

Dopo le mobilitazioni dell’autunno per casa e reddito, la Roma Meticcia è tornata in piazza il 18 dicembre. Un corteo numeroso e determinato ha attraversato le strade della capitale nella “giornata internazionale dei migranti” per chiedere una legge organica che garantisca il diritto d’asilo, la chiusura dei CIE, un’accoglienza dignitosa contro il business delle cooperative a partire dal diritto all’abitare e l’abrogazione di tutti i provvedimenti legislativi in materia di immigrazione che minano la libertà e il diritto di scelta delle persone a muoversi e risiedere dove meglio credono. La mobilità transnazionale dei migranti sfida infatti le politiche neoliberali di austerity e confinamento, ponendo il tema della costruzione di un nuovo modello sociale, di una diversa modalità di vita in comune, che forza gli angusti confini degli stati nazionali ed al tempo stesso le retoriche bipartisan dell’accoglienza e del multiculturalismo. Mentre da piazza del Popolo qualche “forcone” rivendicava una “soluzione italiana” alla crisi, noi affermavamo con determinazione che “le lotte contro l’austerità non hanno frontiere”. Pochi giorni dopo in diversi nodi decisivi del sistema di governo dei flussi migratori esplodevano proteste auto-organizzate. A Mineo, nel CARA più grande d’Italia, i richiedenti asilo riprendevano la mobilitazione contro le condizioni di vita indegne e i tempi di attesa infiniti. A Lampedusa, i migranti intrappolati sull’isola e trattati come animali nel Centro di Prima Accoglienza chiedevano dignità e il trasferimento immediato. A Ponte Galeria, numerosi reclusi si cucivano la bocca e iniziavano uno sciopero della fame contro una detenzione ingiusta e illegittima e per la liberazione di tutti i migranti imprigionati nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Anche nel dibattito politico le questioni connesse con le migrazioni e con il carattere meticcio della nostra società sono all’ordine del giorno dall’inizio dell’autunno appena trascorso. Da una parte, la Lega Nord e le formazioni neofasciste continuano a usare il colore della pelle di un ministro per promuovere una campagna razzista e dare visibilità alle posizioni anti-immigrati. Dall’altra, dopo ogni nuova strage in mare o "scandalo" sulla gestione dei CIE, i partiti di governo si lanciano in false dichiarazioni d’intenti, senza avere in realtà intenzione di modificare le politiche di controllo dell’immigrazione, se non in senso peggiorativo o per operazioni di facciata. La questione del reato di clandestinità e l’emendamento ipocrita appena approvato al Senato sulla materia ne sono l’ultima dimostrazione. In questo contesto, crediamo necessario mobilitarci per rivendicare dal basso una radicale trasformazione delle leggi che governano la vita di migliaia di cittadini migranti. In continuità con le proteste degli ultimi mesi dentro e fuori i CIE, chiediamo l’immediata chiusura di questi lager, dove migliaia di persone vengono detenute senza aver commesso alcun reato, dove i diritti fondamentali vengono calpestati quotidianamente. I CIE costituiscono uno degli ingranaggi del sistema di governo dei flussi migratori, che rende la popolazione migrante illegale e ricattabile, ai fini dello sfruttamento nel/del lavoro e nella/della vita e della collocazione in un ruolo subalterno nella società. I CIE hanno un costo umano e un costo economico - di soldi pubblici - che non abbiamo più intenzione di pagare. Al momento, oltre la metà dei CIE italiani sono stati chiusi grazie alle rivolte e alle proteste che li hanno interessati. È arrivato il momento di chiudere anche Ponte Galeria! Proprio oggi i cittadini migranti detenuti in quel luogo si sono cuciti nuovamente la bocca, ricominciando lo sciopero della fame: perché le promesse fatte dai rappresentanti delle istituzioni dopo la protesta di dicembre non sono state mantenute, perché i CIE non si possono riformare ma vanno chiusi per sempre. Vogliamo sostenere questa mobilitazione, aprendo una campagna condivisa e includente per mettere fine all’orrore di Ponte Galeria. Vogliamo farlo con i migranti auto-organizzati delle occupazioni, i movimenti per il diritto all’abitare, le reti e le associazioni anti-razziste, le comunità straniere e tutti coloro che credono che non debba esserci alcuno spazio per i CIE e per le leggi discriminatorie. Vogliamo avviare questa campagna nel mese di febbraio, anche verso un 1 marzo di mobilitazione meticcia che non lasceremo alle passerelle dei politici, recuperandone il significato originario della partecipazione e della pratica dei diritti messa in atto dai migranti.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare a un’assemblea pubblica mercoledì 5 febbraio alle ore 17.00 al Nuovo Cinema Palazzo, per discutere insieme della campagna che ci porterà il 15 febbraio in corteo a Ponte Galeria per dire “mai più CIE” e “diritti e accoglienza x tutti”.

Reti antirazziste Movimenti per il diritto all'abitare

#cieNO

#FacciamoliUscire

#RomaMeticcia

Mercoledì 5 febbraio h. 17:00 Assemblea pubblica Nuovo Cinema Palazzo (piazza dei Sanniti 9A) Sabato 15 febbraio h.15:00 CORTEO AL CENTRO D’IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DI ROMA #MAIPIUCIE chiudiamo Ponte Galeria





Fonte:


http://www.infoaut.org/index.php/blog/migranti/item/10429-mai-piu-cie-15-febbraio-manifestazione-a-roma 


venerdì 20 dicembre 2013

Lampedusa lo sa, e noi pure!


Mercoledì 18 Dicembre 2013 14:12


Gli ultimi giorni sono stati densi di sgomento verso quanto accade all'interno dei CIE e dei CARA del nostro paese. Un impiccato e, soprattutto (per l'impatto mediatico che ha avuto), una scena di disinfestazione che sembra venire dai peggiori racconti sulle carceri di ogni tempo e luogo, accompagnati dalla notizia dell'ennesima morte in mare di stamattina: questo il freddo resoconto di tre avvenimenti registrati in Sicilia. Il primo al CARA di Mineo, il secondo al CIE di Lampedusa e il terzo a largo della stessa isola.
Lo scandalo urlato al Tg2 piuttosto che dai politicanti intervistati, da Alfano alla Boldrini, assume tutte le fattezze della sorpresa, dello sgomento: del punto di vista di chi evidentemente finge di non sapere. Sentire tutte le voci che reggono in piedi il sistema di carcerazione dei migranti indignarsi per quanto accaduto è quanto di più orrido possa esistere di fronte a sofferenze umane così grandi e a pratiche carcerarie che evidentemente sono la prassi e non l'eccezione all'interno di posti come il CIE di Lampedusa. Sentire Alfano assicurare che i responsabili pagheranno le conseguenze rende ben chiaro quale sia il risultato a cui tendono queste dimostrazioni di stupore, cioè, legittimare ancora una volta le politiche di chiusura delle frontiere allo spostamento delle persone.
Ecco, se questo è il prodotto dello stupore e dello sgomento verso le immagini passate in televisione, bisogna riuscire a non stupirsi e a metabolizzare quelle immagini per sintetizzare una rabbia che sia diretta verso chi progetta e permette che realtà come queste esistano quotidianamente. Noi non possiamo fingere di non sapere: sappiamo benissimo quello che accade ogni giorno nel Mediterraneo e dentro CIE e CARA, e sappiamo pure che le brutalità che si registrano al loro interno sono tanto sistemiche quanto l'esistenza stessa di questi centri. Sono luoghi tenuti appositamente ai margini dei nostri territori, posti al riparo da sguardi indiscreti e telecamere (evidentemente non del tutto al riparo), utilizzati per controllare gli spostamenti dei migranti e disciplinare i loro comportamenti.
Il problema del CIE di Lampedusa, infatti, non è l'uomo con la pompa che irriga il negretto come si faceva col DDT ad inizio del '900 negli USA, come il problema dei morti in mare non è lo scafista che lucra qualche migliaio di euro sulla vita dei migranti. O meglio questi sono corollari rispetto al centro del problema.
Sembra di poter riproporre la domanda retorica, fatta all'indomani del naufragio a largo di Lampedusa solo pochi mesi fa, circa la responsabilità ultima delle centinaia di migliaia di morti nel Mediterraneo. Bene, allora come oggi, la responsabilità va cercata nelle stesse sedi: tra le fila dei fautori di politiche anti-immigrazione che impongono le traversate su barconi di fortuna e prevedono la presenza di veri e propri lager sul territorio di questo paese e della fortezza Europa.
Sia ben chiaro che le responsabilità politiche ricadono a valanga su tutti i coinvolti. La disinvoltura con cui si lanciano i vestiti dei detenuti nel video in questione rende particolarmente odioso il secondino malcelato dietro l'etichetta di operatore. Ma la responsabilità in capo a lui, quanto a tutte le associazioni coinvolte in questo tipo di lavoro a sostegno dei centri, sarebbe stata la stessa se avesse svolto il suo compito con attenzione e gentilezza. E questo perché il suo compito, il suo infame lavoro, come quello di tutti coloro che stanno nella filiera di questi posti, permette l'esistenza stessa di queste pratiche e delle politiche che vi stanno dietro.
Il problema dei CIE, dei CARA e di tutte queste carceri speciali per immigrati non sta nelle situazioni di degrado o nella brutalità degli atteggiamenti al loro interno. Sta nella loro stessa esistenza, nel disegno criminale che ci sta dietro, e che implica di per sé degrado e brutalità. Sta nella scelta politica di criminalizzare i migranti proprio in quanto migranti, in tutte quelle pratiche tese a rendere lo straniero inferiore sia per status giuridico che per soggettività, subalterno alle dinamiche del mercato del lavoro e alle relazioni umane in genere in quanto costantemente ricattabile. E tutto inizia proprio da questi lager, posti in cui trascorrere fino ad un anno e mezzo per il solo fatto di non essere nato italiano, cioè con sangue italiano, figlio di italiani certificati da un atto di nascita o da una carta d'identità.
Se proprio dobbiamo stupirci, quindi, ci stupiamo per la sfacciataggine dimostrata da Alfano e Boldrini, non che neanche quelle fossero inaspettate per chi ha imparato a conoscere i comportamenti di governanti tanto colpevoli quanto ipocriti, ma perché è uno stupore che porta a una rabbia sicuramente meglio indirizzata e più proficua.



Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/10046-lampedusa-lo-sa-e-noi-pure 



Qui il video dei migranti dei migranti sogliati nudi e "disinfestati" nel centro di accoglienza di Lampedusa:



giovedì 3 ottobre 2013

MIGRANTI BLOCCANO IL CARA DI MINEO, LA POLIZIA CARICA

03 ottobre 2013

Mentre si fa la conta dei migranti  morti in queste ore al largo di Lampedusa e facciamo indegestione dei soliti comunicati da lacrime di coccodrillo da parte delle alte cariche dello Stato, migranti che si autorganizzano per rivendicare diritti vengono caricati e picchiati violentemente dalla polizia



Circa 200 migranti, originari di Gambia, Mali e Somalia, hanno bloccato per alcune ore la circolazione sulla statale 417, la Catania-Gela, all’altezza del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo. 

Il traffico in entrambe le direzioni è stato fermato dai manifestanti in protesta per le eccessive lungaggini negli esami delle richieste di asilo. I migranti hanno messo sassi in mezzo alla strada e alcuni si sono sdraiati sull’asfalto. Subito sono intervenute le forze dell’ordine e una ventina di poliziotti hanno sorvegliato i migranti con il supporto di altrettanti finanzieri dislocati dall’altro lato del blocco. La protesta è terminata quando gli agenti hanno effettuato delle cariche disperdendo i manifestanti, che si sono divisi tra l’interno del centro e le campagne limitrofe.

«È una protesta fisiologica», spiega Alfonso Distefano, membro della rete antirazzista catanese che segue anche la situazione all’interno del Cara. «A monte ci sono le lungaggini nel lavoro delle commissioni che hanno dimezzato il lavoro a fronte del numero di migranti, che è raddoppiato».

A dare vita alla protesta di oggi sono stati soprattutto gli immigrati provenienti dall’Africa subsahariana, «esasperati dalle condizioni di vita del centro», continua Distefano. I richiedenti asilo adesso si sono riuniti nel campo sportivo del Cara, mentre i dipendenti sono stati fatti uscire dalla struttura. 

Il traffico, secondo le informazioni fornite dalla polizia stradale, è ancora bloccato e le auto sono dirottate nelle strade adiacenti. Quella odierna è solo l’ultima di una lunga serie di manifestazioni che hanno visto protagonista il centro di Mineo. Una situazione, con la nuova ondata di sbarchi che si succedono quotidianamente, destinata solo a peggiorare.

fonte: ctzen 

lunedì 19 agosto 2013

CHIUDERE I CIE, COL FUOCO DELLE RIVOLTE

Un altro Centro di Identificazione ed Espulsione che chiude. Prima è toccato al Centro di Bologna, svuotato a marzo e chiuso per lavori di ristrutturazione che sarebbero dovuti durare un mese, ma ad oggi ancora non terminati. Qualche mese più tardi stessa sorte è toccata al Centro di Modena, svuotato prima di ferragosto e attualmente in ristruttrazione. Ora è il turno di Crotone,  chiuso «temporaneamente, ma a tempo indeterminato», per usare il vocabolario burocratese di cui solo i migliori Prefetti sono capaci. In attesa di notizie di prima mano, riportiamo quanto raccontato da alcune agenzia di stampa e quotidiani online. Nella notte del 10 agosto muore un recluso di 31 anni, per un malore dicono, a diversi giorni di distanza, la polizia e la Misericordia che gestisce la struttura. Una scintilla che fa scoppiare l’incendio: i reclusi del Centro, una cinquantina in tutto, danno vita ad una grande rivolta e in poche ore vengono distrutti i muri e l’impianto di videosorveglianza, poi incendiate le stanze e gli arredi. E così, con una struttura completamente inagibile e ingestibile, la Prefettura decide di chiudere i battenti e trasferire i reclusi in altri Centri.
Nelle prigioni per senza documenti ancora funzionati, il mese di agosto è iniziato in maniera tutt’altro che tranquilla. A Torino i reclusi resistono come possono alle violenze e ai soprusi delle guardie, in particolare dei finanzieri, che mantengono l’ordine a suon di schiaffi e botte. A Gradisca la sera dell’8 agosto i reclusi si rifiutano di entrare nelle camerate e la polizia decide di convincerli con manganelli e lacrimogeni: per non rimanere soffocati i reclusi spaccano alcune barriere di plexiglass che circondano il cortile dell’aria. Tre giorni dopo nuove proteste e nuovi lanci di lacrimogeni: alcuni reclusi salgono sui tetti, tentando forse di scappare, ma due cadono. Uno si ferisce gravemente, tanto che i medici non hanno ancora sciolto la prognosi. Per cercare di riportare la calma il Prefetto è costretto a cedere ad alcune richieste dei reclusi: vengono restituiti i telefoni, che nel Centro di Gradisca erano vietati da mesi, e viene riaperta la sala mensa, chiusa da tempo per evitare pericolosi assembramenti. Sabato 17 agosto mentre fuori dalle mura del Centro si radunano quasi duecento persone per portare solidarietà ai reclusi in lotta, questi distruggono nuovamente alcune barriere di plexiglass e salgono sui tetti, restandoci fino a tarda sera.


macerie @ Agosto 19, 2013



Fonte: