Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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mercoledì 20 novembre 2013

LANDER E' LIBERO. ADESSO LIBERI TUTTI!

  •               di Marco Santopadre
Lander è libero. Adesso liberi tutti!
“Lander assolto”. La notizia è arrivata ieri all’ora di pranzo, poco prima che nel Lucernario occupato da pochi giorni all’interno dell’Università La Sapienza di Roma iniziasse un incontro con due giovani baschi, uno dei quali sotto processo a Madrid, insieme ad un’altra quarantina di compagni e compagne, esclusivamente per aver militato in una organizzazione giovanile di massa – Segi – che la Spagna ha prima messo fuori legge e poi dichiarato ‘terroristica’. 
Dopo 2 giorni passati nel carcere di Regina Coeli, dieci mesi ai domiciliari in una casa occupata a Garbatella e poi quasi 7 mesi di carcere a centinaia di chilometri da casa, Lander Fernandez ha potuto recuperare ieri sera la libertà. Insieme ad Aingeru Cardano, il suo amico e compagno che torturato dalla polizia, firmò una dichiarazione in cui asseriva che nel 2002, durante una manifestazione a Bilbao contro la repressione spagnola del movimento basco di liberazione nazionale, Lander era presente quando un autobus, vuoto e in sosta, venne incendiato da alcuni dimostranti. Appena finito il periodo di isolamento totale al quale era stato sottoposto senza la possibilità di comunicare con la famiglia e neanche con un avvocato – una ‘incomunicaciòn’ di 5 giorni nelle mani della polizia che permette abusi e torture nei commissariati – Aingeru si affrettò a dichiarare davanti al giudice che la sua ‘confessione’ era falsa e che aveva dichiarato solo ciò che i carcerieri e i torturatori volevano sentirsi dire per cessare gli abusi. Ma per la legge spagnola le dichiarazioni estorte sotto tortura sono prove, ed è su questo elemento che spesso la Audiencia Nacional di Madrid intenta processi che portano a condanne di anni di carcere per reati che in un contesto non infinatamente emergenzialista come quello basco (o meglio, spagnolo) comporterebbero lievi pene se non addirittura solo una multa.
Questa volta, per fortuna, non è andata così: Lander è stato assolto. Contro di lui, hanno dovuto ammettere i giudici del tribunale speciale di Madrid, non c’è nessuna prova. Lo avevano sostenuto da subito coloro che quando il giovane basco fu arrestato a Roma nel giugno del 2012 dalla polizia italiana iniziarono a denunciare un’operazione di natura tutta politica, sottolineando che Lander era da anni sottoposto a una pesante persecuzione da parte dei tribunali spagnoli.
Ma nonostante documenti e testimonianze i giudici e i ministri italiani incaricati di decidere se concedere o no l’estradizione preferirono girare la testa dall’altra parte di fronte alle denunce di Amnesty International, dell’Onu e della stessa Unione Europea, che da anni mettono sotto accusa un sistema giudiziario e carcerario spagnolo che utilizza sistematicamente la tortura, che viola i diritti processuali degli imputati per motivi politici. Anche la stampa italiana ha preferito trattare la questione scopiazzando le veline del Ministero degli Interni di Madrid e riportando notizie false, completamente inventate e tese esclusivamente a dare in pasto alla già intossicata opinione pubblica dello Stato Spagnolo un mostro da sbattere in prima pagina.

Da giornalisti e giudici incompetenti e complici della repressione non avremo risposte, eppure di domande da fare ne avremmo molte: perché estradare Lander a Madrid quando era evidente che contro di lui non c’erano prove? Perché continuare a dare credito ad un paese come la Spagna che non tratta i baschi diversamente da come la Turchia tratta i curdi? Perché neanche appelli firmati da intellettuali e parlamentari italiani di diversa ispirazione politica hanno rotto un sistema ben oliato di complicità tra le istituzioni italiane e quelle spagnole? Chi risarcirà Lander e la sua famiglia per gli anni passati in carcere e per la continua e pesante diffamazione subita dai mezzi di informazione?
Mentre i familiari e gli amici – che a Roma non sono meno di quelli di Bilbao – si godono la liberazione di Lander e la fine – speriamo definitiva – di una lunga e pesante persecuzione nei suoi confronti, il pensiero va a tutti e a tutte coloro che sono rinchiusi nelle carceri francesi e spagnole, o in esilio, a causa della loro militanza politica e sociale nel movimento indipendentista basco. Nei giorni scorsi una ventina di militanti hanno recuperato la loro libertà, dopo decenni di prigione, grazie alla bocciatura da parte del Tribunale Europeo dei Diritti Umani di una norma – la dottrina Parot – che Madrid si era inventata alcuni anni fa per prolungare artificiamente le già pesanti condanne inflitte ai militanti indipendentisti. Ma proprio in questi giorni centinaia di persone sono sotto processo perché accusate di aver militato in diverse organizzazioni – principalmente Segi e Batasuna – nonostante queste fossero state dichiarate fuorilegge perché ‘emanazione dell’Eta’. Nessun reato specifico viene loro contestato, se non quello di aver continuato ad esercitare il loro diritto di fare politica alla luce del sole, violando assurdi divieti. Assurdi quanto la pena che il tribunale franchista ereditato dalla ‘Spagna democratica’ vuole infliggere ad alcuni attivisti del movimento No Tav basco che osarono lanciare una torta in faccia alla governatrice della Navarra ed esponente dell’estrema destra liberista e cattolica da sempre sostenitrice dell’alta velocità. Se in Spagna anche lanciare torte è ‘terrorismo’ la solidarietà e la denuncia non possono riposare neanche un minuto.
Lander è libero, ora liberi/e tutti/e!

Di seguito il comunicato del comitato "Un caso basco a Roma":

http://uncasobascoaroma.noblogs.org/post/2013/11/19/lander-e-aingeru-sono-di-nuovo-liberi/

 
Ultima modifica il Martedì, 19 Novembre 2013 12:38 
 
 
 
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sabato 10 agosto 2013

USA: ammazzato con il taser a 18 anni, per un graffito

USA: ammazzato con il taser a 18 anni, per un graffito
Morire per un graffito, a soli 18 anni: è accaduto a Israel Hernandez-Llach, teenager di origini colombiane, trasferitosi da qualche anno in Florida, e nonostante la sua giovane età già diventato un noto muralista. Conosciuto come Reefa, martedì all’alba il giovane stava facendo dei graffiti sul muro di un Mc Donald’s abbandonato a Miami Beach. Quando é stato intercettato da una pattuglia dalla polizia, intorno alle cinque del mattino, ha cercato di scappare, ma i solerti agenti lo hanno inseguito. E per bloccarlo, forse stanchi di correre, i poliziotti lo hanno colpito al torace con il taser, la pistola elettrica definita ‘arma non letale’ e da tempo in dotazione alle forze di polizia degli Stati Uniti e di altri paesi. Reefa é caduto a terra ed é morto poco dopo in ospedale, al Mount Sinai Hospital, forse per un arresto cardiaco dicono i medici. 
''Gli agenti sono stati costretti a usare il taser per evitare uno scontro fisico'' si è giustificato il locale capo della polizia Ray Martinez al quotidiano Miami Herald. Ma secondo due degli amici di Reefa, testimoni di quanto accaduto, i poliziotti si sono congratulati uno con l'altro dopo averlo colpito con il taser. ''Era per terra e loro si divertivano'' afferma uno dei ragazzi, Thiago Souza. L'altro, Felix Hernandez, riferisce di aver visto cinque poliziottti inseguire Reefa. La sorella del ragazzo, Offir Hernandez, ha spiegato che il fratello ''voleva cambiare il mondo attraverso l'arte''. ''Vogliamo delle risposte, voliamo sapere cosa è successo'' denuncia ora. Reefa era uno scultore, pittore e fotografo, oltre a dilettarsi nell'eseguire graffiti sui muri degli edifici abbandonati, una passione che gli è stata fatale. L'avvocato della famiglia, Todd McPharlin, ha ricordato ai media locali che chiederà l'apertura di un'indagine indipendente sulla vicenda. "La polizia lo aveva già avvertito che se lo avesse trovato ancora una volta lo avrebbe riempito di botte", ha detto al Miami Herald Tracy West, una parente del ragazzo.
Secondo un rapporto di Amnesty International tra il 2008 e il 2011 negli Stati Uniti - dove i taser sono molto usati dalla polizia - sono morte 334 persone, dopo essere state colpite dalla micidiale arma. Le vittime salgono a 500 negli Stati Uniti dal momento della sua introduzione nelle dotazioni delle pattuglie, nel 2001. E nel 90% dei casi letali coloro che sono stati colpiti da un "uso eccessivo della forza" erano disarmati.
L'Onu nel 2007 aveva sostenuto che l'uso di queste armi "causa dolori acuti, costituendo una forma di tortura". 



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martedì 23 luglio 2013

TURCHIA: "DISTRUGGETE GEZI PARK". PURGHE NEI MEDIA E ARRESTI

Turchia: “distruggete Gezi Park”. Purghe nei media e arresti

Un tribunale amministrativo dà ragione a Erdogan, le ruspe potrebbero tornare a distruggere il parco dove la polizia ha attaccato un migliaio di manifestanti che assistevano a… un matrimonio. Decine i giornalisti licenziati o costretti alle dimissioni per le loro critiche al governo.
Qualche settimana fa i media di tutto il mondo avevano dato grande risalto a una decisione di alcuni tribunali turchi che bocciava il piano del governo Erdogan e del sindaco di Istanbul diretti a trasformare il parco Gezi, nel centro della metropoli sul Bosforo, in una spianata di cemento. Ma la ‘festa’ è durata poco perché poche ore fa un tribunale amministrativo regionale ha annullato in appello la decisione adottata il 31 maggio dalla sesta Corte amministrativa della città che aveva accolto un ricorso di un'associazione decidendo la sospensione dei lavori di abbattimento degli alberi nel fazzoletto verde. Dopo la decisione presa alla fine di maggio le autorità dell’Akp avevano presentato ricorso ma a inizio luglio la Corte amministrativa di Istanbul l'aveva respinto, negando l’accoglimento della richiesta di revoca della sospensiva, mentre la sentenza di merito sul progetto è attesa entro due mesi. Il braccio di ferro continua ma è evidente che i liberal-islamisti hanno forti agganci all’interno della magistratura e che quindi il progetto speculativo nel centro di Istanbul – un centro commerciale, una casera ‘ottomana’ e una moschea al posto del boschetto - è ancora in ballo. Secondo il quotidiano Hurriyet, inoltre, l’ultima sentenza di fatto dà il via libera ai lavori perché é operativa immediatamente, senza dover aspettare il pronunciamento del Consiglio di Stato.
E, al di là dell’esito della disputa giudiziaria, a ricordare i metodi del governo Erdogan ci ha pensato durante il finesettimana la polizia che, in assetto antisommossa è intervenuta contro un migliaio di persone che si erano radunate proprio intorno al parco in occasione delle nozze tra due attivisti. I reparti antisommossa hanno attaccato i convenuti con manganelli, cannoni ad acqua e lacrimogeni. I due giovani sposi, conosciutisi durante le proteste di fine maggio, avevano deciso di sposarsi proprio al margine di Piazza Taksim, ma il divieto di manifestare evidentemente vale per tutti, ma proprio tutti. Mentre gli arresti di oppositori continuano, come è avvenuto ad Antakya (Antiochia), sulla costa turca a pochi chilometri dalla frontiera con la Siria, dove 28 attivisti sono stati arrestati all’alba di ieri durante una delle ennesime retate compiute dalla polizia contro chi ha partecipato alle manifestazioni antigovernative degli ultimi mesi. Così come continuano le purghe contro i giornalisti che si sono permessi di violare la ferrea censura – ed autocensura - che da sempre caratterizza il sistema mediatico turco.

Secondo i dati forniti dal Sindacato dei Giornalisti Turchi (Tgs) almeno 22 cronisti sono stati licenziati per la loro copertura delle proteste antigovernative ed altri 37 costretti alle dimissioni. ''Questi licenziamenti e queste dimissioni sono per lo più collegati con le politiche di censura seguite da diversi media sulla protesta di Gezi Park'' ha affermato il presidente del Tgs di Istanbul Gokhan Dumus che ha aggiunto: ''I nostri colleghi hanno lavorato duramente per garantire il diritto all'informazione del pubblico, e lo hanno pagato con il loro posto di lavoro. Alcuni sono stati censurati, altri hanno visto i loro programmi tv chiusi''. ''Alcuni giornalisti sono stati licenziati per dei tweets che avevano mandato. Uno per avere inviato il messaggio 'Ciao' a un manifestante di Gezi''. Tra i reporter presi di mira i più noti sono Tugce Tatari, editorialista del quotidiano Aksam, e Hasan Comert, giornalista esperto di cultura. Da parte sua il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (Cpj) denuncia che il governo di Tayyip Erdogan ''é impegnato in un'ampia offensiva per ridurre al silenzio i giornalisti critici attraverso detenzione, procedure legali e intimidazione ufficiale'' in ''una delle più vaste campagne di repressione della libertà della stampa nella storia recente''. 

Ultima modifica il Martedì, 23 Luglio 2013 12:40 

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lunedì 8 luglio 2013

ISTANBUL: LIBERATO FOTOREPORTER ITALIANO ARRESTATO E INTERROGATO

Lunedì 08 Luglio 2013 18:36 



Dopo Daniele Stefanini un altro fotoreporter italiano è finito in cella ad Istanbul. Si tratta del 24enne Mattia Cacciatori, arrestato sabato sera durante la repressione di una manifestazione nel centro della metropoli turca.

Sabato pomeriggio e poi per molte ore durante la notte la polizia turca si è scatenata contro alcune migliaia di dimostranti tornati in piazza nel centro di Istanbul per riprendersi Gezi Park dopo l’annuncio da parte delle autorità della sua riapertura al pubblico. Mentre alcuni uomini in abiti civili scorazzavano nelle vie laterali alla Istiklal Caddesi machete alla mano, aggredendo alcuni dimostranti, gli agenti antisommossa si sono accaniti soprattutto contro giornalisti e fotoreporter ‘colpevoli’ di documentare la loro efferatezza. Alla fine della nottata di cariche e rastrellamenti gli arrestati sarebbero stati 59, decine di feriti, tra i quali ben 12 giornalisti. Alcuni dei quali sono finiti in manette. Tra questi il fotoreporter italiano Mattia Cacciatori, portato via dalla polizia mentre stava filmando le violenze degli agenti contro i manifestanti. 

''Mi hanno arrestato, sono sul furgone insieme ad altre persone, arrestate anche loro, e mi stanno portando nella stazione centrale di Aksaray'' ha scritto lui stesso in un messaggio invitato ai familiari appena dopo il fermo.

Immediatamente è scattato l’allarme, e l’associazione Articolo 21 e i familiari del 24enne di San Giovanni Lupatoto (Verona) hanno allertato le autorità italiane, chiedendo e ottenendo il loro immediato interessamento. Il giovane fotoreporter, ex consigliere comunale poi dimessosi per dedicarsi a tempo pieno ai fotoreportage ‘di guerra’, ha contattato di nuovo ieri la famiglia, affermando di essere in buone condizioni ma di essere ancora in stato di detenzione e sotto interrogatorio.

Il 22 giugno Cacciatori era partito per Istanbul, per raccontare per immagini la protesta contro la distruzione del parco e contro il governo Erdogan. Cacciatori é il secondo fotografo italiano finito in cella a Istanbul durante la repressione del governo dell’Akp contro le manifestazioni popolari che ormai da un mese riempiono le piazze della Turchia: Daniele Stefanini, 28 anni, livornese, il 17 giugno era stato arrestato e malmenato dalla polizia, perdendo la macchina fotografica. Era era stato liberato il giorno dopo solo grazie all’intervento delle autorità italiane.
Secondo le autorità italiane anche Cacciatori sarebbe dovuto tornare presto in Italia, ieri si era detto probabilmente entro la giornata di oggi, "appena esaurite le procedure previste dalle autorità turche".
E la notizia della sua liberazione è arrivata nel tardo pomeriggio di oggi, diffusa prima dalla Giunta Regionale Veneta e poi confermata dalla Farnesina. Poche ore prima Cacciatori avveva ricevuto il permesso da parte delle autorità turche di chiamare la madre, Anita Zerman. ''Matteo - ha detto la donna - é stato informato che ero preoccupata e così ha potuto fare questa telefonata per tranquillizzarmi. E' ancora in stato di fermo, la data della liberazione non si conosce''. La signora Zarman ha riferito alle agenzie di stampa che ''Matteo mi ha detto che é stanco, stufo e sporco, ma sereno. Perché sa che le cose stanno andando bene''.
Per lui le cose, per fortuna, sono andate relativamente bene, anche se è stato due giorni in cella in un paese straniero solo perché documentava le violenze della polizia turca contro manifestanti inermi e colleghi giornalisti. Ma nelle carceri turche sono rinchiusi, nel completo disinteresse e silenzio del 'mondo libero', parecchie decine di giornalisti e mediattivisti turchi e kurdi. Per loro le cose, in genere, non vanno affatto bene.

 
 
 
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Ultima modifica Lunedì 08 Luglio 2013 18:56

mercoledì 3 luglio 2013

ISTANBUL: I GIUDICI SALVANO GEZI PARK. PER ORA






Istanbul: i giudici salvano Gezi Park. Per ora 


Primo stop per i progetti faraonici del premier Erdogan e dell’Akp: un tribunale di Istanbul blocca i lavori a Gezi Park, anche se la decisione finale arriverà entro due mesi. Il vicepremier Atalay accusa la ‘diaspora ebraica’ di manovrare le proteste.


La Sesta Corte amministrativa di Istanbul ha respinto oggi un ricorso presentato dal governo dell’Akp (Partito per la Giustizia  e lo Sviluppo), in particolare dal Ministero della Cultura, contro la sospensione provvisoria dei lavori a Gezi Park decisa a fine maggio dai magistrati. La corte si é limitata a non accogliere la richiesta di revoca della sospensiva ed entro due mesi ha annunciato una decisione sul merito della distruzione di Gezi Park. Se il tribunale di Istanbul dirà no al governo di Recep Tayyip Erdogan il piccolo parco adiacente alla enorme Piazza Taksim resterà un parco e non verrà distrutto per far posto a una moschea, ad un centro commerciale e alla ‘ricostruzione’ di alcune moschee ottomane. Un progetto fortemente voluto dal sindaco della città e dal premier Erdogan e contro il quale a fine maggio erano scesi in campo alcuni collettivi e gruppi di artisti, intellettuali e attivisti che si erano accampati nel parco per bloccare le ruspe che già avevano iniziato i lavori di sbancamento nonostante la sospensiva del Tribunale Amministrativo. Il feroce intervento della Polizia contro le poche centinaia di manifestanti che si erano mobilitati a difesa del Gezi Parki aveva scatenato una vasta e trasversale protesta popolare sfociata in enormi manifestazioni represse altrettanto selvaggiamente dalla Polizia e dalla Gendarmeria, il cui saldo finora è di almeno 5 morti, migliaia di feriti e arrestati.

Stando a quanto riporta il quotidiano Hurriyet, la decisione è stata votata a maggioranza dai membri della Corte, trovando contrario il presidente. Il coordinamento di realtà sociali riunite in ‘Taksim Solidarietà’ ha salutato il pronunciamento del tribunale amministrativo come una grandissima vittoria, frutto della grande mobilitazione popolare contro la gentrificazione del centro di Istanbul e i piani speculativi dell’Akp a cui si sono legate le proteste di vasti settori sociali contro le difficoltà economiche, il tentativo di imporre una legislazione improntata alla moralità islamista, la mancanza di libertà di espressione, stampa e manifestazione, la destabilizzazione della vicina Siria.

Il no, seppur momentaneo, alle pretese del governo di Ankara, costituisce un primo importante stop alle mire politico-economiche del premier Erdogan, che nonostante la vasta e trasversale contestazione continua a puntare sull’asse con alcune potenti lobby economiche per ottenere l’appoggio necessario a cambiare la costituzione, trasformando la Turchia in una Repubblica Presidenziale, e farsi quindi eleggere il prossimo anno capo dello Stato con pieni poteri.

Anche oggi un esponente di punta dell’esecutivo è tornato ad accusare ‘forze straniere’ di essere dietro le proteste contro l’Akp. A esternare quanto Erdogan ha ripetuto più volte in queste settimane è stato oggi il vicepremier, Besir Atalay. “Gli incidenti di Gezi Park sono stati orchestrati dalla diaspora ebraica, che ha avuto un ruolo attivo in questi eventi" ha detto Atalay, citato dal quotidiano Hurriyet. Il vicepremier ha anche rilanciato le accuse contro le "forze straniere", senza dettagliare ulteriormente, come pure contro i media internazionali. Tutti attori di una "cospirazione" che ha funzionato "bene", ma che non riuscirà nel "tentativo di bloccare il cammino verso la Grande Turchia".  

 

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venerdì 14 giugno 2013

ISTANBUL: LA TRAPPOLA DI ERDOGAN

Venerdì 14 Giugno 2013 09:56 


Erdogan alterna minacce ai manifestanti con presunte aperture: incontrando alcuni rappresentanti della 'Piattaforma Taksim' promette che rispetterà la decisione dei tribunali su Gezi Park. Le manifestazioni continuano.

“Il governo di Ankara rispetterà la decisione del Tribunale” che prevede la sospensione dei lavori per la demolizione del Gezi Park a Istanbul per la costruzione di un centro commerciale. Lo ha reso noto il portavoce del partito al governo Akp, Huseyin Celik, dopo il vertice di quattro ore avvenuto durante la notte tra il primo ministro Recep Tayyip Erdogan e una delegazione di 16 rappresentati dei manifestanti tra cui alcuni membri della 'Piattaforma Taksim' e otto artisti che hanno espresso il loro sostegno alla protesta. Facendo riferimento a una sentenza del Tribunale sulla sospensione del progetto che il governo aveva previsto per il Gezi Park, Celik ha detto che se non verrà accolto l'appello presentato dal governo – che vuole rimuovere il parco per costruirvi una moschea, un centro commerciale e una ‘ricostruzione’ di antiche caserme ottomane - l'area sarà mantenuta a parco. Nel caso in cui il progetto venisse invece approvato in appello, il governo terrà un referendum sul destino di Gezi Park. ''La Turchia é uno stato di diritto. E' impossibile che il ramo esecutivo compia un atto illecito. C'é una decisione della Corte e il governo si deve adeguare'', ha detto Celik, precisando che il parco non sarà toccato fino all'ulteriore pronunciamento del Tribunale. Durante il vertice si é anche discusso dell'uso sproporzionato della forza da parte della polizia turca contro i manifestanti. ''Hanno chiesto sensibilità su questo argomento. Se verrà provato (che un ufficiale, ndr) ha commesso un reato, sarà punito come prevede la legge'', ha dichiarato Celik. Durante un incontro con la stampa, il portavoce dell'Akp ha anche ribadito l'appello ai manifestanti ad abbandonare la protesta a Gezi Park. ''Mi rivolgo ai giovani che fanno parte del movimento ambientalista. Tornate nei vostri caldi letti a casa'', ha detto.

Per quanto riguarda la decisione di abbandonare la protesta di piazza, i manifestanti lasceranno che ognuno decida come crede. ''Tutto é iniziato per la sensibilità rispetto al parco. Le persone sensibili decideranno in proprio, così come da sole hanno deciso di intervenire dopo le violenze'' della polizia sui manifestanti, ha detto Eyup Muhcu della Piattaforma Taksim. Tra gli otto artisti che hanno incontrato Erdogan anche Halit Ergenc, primo attore della serie televisiva 'Suleyman il Magnifico', secondo cui il primo ministro ha ascoltato attentamente i loro timori e le soluzioni proposte. ''Ci hanno garantito che non compieranno alcuna azione che sia incompatibile con la decisione della Corte'', ha detto.

Ma l'ipotesi ventilata dal governo di tenere un referendum a Istanbul sulla sorte di Gezi Park sembra più che altro una boutade. Tra l'altro inammissibile dal punto di vista legislativo, ha detto ieri il presidente del Consiglio di Stato turco, Huseyin Karakullukcu, ricordando come ci sia già una sentenza che boccia il progetto del governo per il parco, emessa dal Tribunale Amministrativo di Istanbul il 31 maggio. "Non lo definirei referendum - ha detto Karakullukcu, citato dal sito del quotidiano Hurriyet - sarebbe una sorta di sondaggio sulle opinioni dei cittadini, perché non si può tenere un referendum contro la decisione di un giudice. Nello stato di diritto, la decisione di un giudice é vincolante".

Insomma il governo utilizza toni concilianti, dice alcune bugie e continua ad alternare il bastone della repressione alla carota del 'dialogo'. Poco dopo l'inizio dell'incontro tra il premier turco e i “delegati del movimento” di protesta di Istanbul, la polizia antisommossa ha di nuovo attaccato con gas lacrimogeni e idranti alcune centinaia di manifestanti che protestavano nel centro di Ankara, a pochi metri dalla residenza del premier dove si sta svolgendo l’incontro. Cinque i dimostranti fermati dalla polizia.

Intanto per oggi pomeriggio i rappresentanti della 'Piattaforma Taksim' hanno annunciato una cerimonia di commemorazione delle vittime della protesta, quattro finora quelle confermate dalle autorità ma in numero superiore se ci considerano alcuni dimostranti che si trovano ormai in stato di coma irreversibile a causa dell’impatto in zone vitali di pallottole di gomma o spolette di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo dai reparti antisommossa.

Ieri il premier aveva ribadito che la sua pazienza era terminata e che entro ieri sera tutti i dimostranti avrebbero dovuto abbandonare il Gezi Park. Qualche ora prima aveva chiesto ai ‘veri ecologisti’ di abbandonare il parco e di lasciare da soli ‘i terroristi’ che si erano ‘infiltrati nella protesta’. Nell’ennesima dichiarazione paternalistica e minacciosa Erdogan aveva anche rivolto un invito alle ‘madri’ affinché riportassero a casa i loro figli impegnati nella protesta. Per tutta risposta ieri in serata molte mamme sono scese a manifestare in piazza Taksim e nel corso di una catena umana hanno simbolicamente chiesto alle mamme dei poliziotti di riportare a casa loro i loro figli.
Poco prima in molti quartieri di Istanbul é andata di nuovo in scena la protesta delle luci - a migliaia hanno acceso e spento le luci nei loro appartamenti - mentre nelle strade manifestanti sbattevano pentole una contro l'altra o suonavano i clacson delle loro auto in segno di opposizione al governo e alla repressione e in solidarietà con i manifestanti. 

Ultima modifica Venerdì 14 Giugno 2013 10:27




venerdì 7 giugno 2013

PARIGI. GIOVANE MILITANTE DI SINISTRA UCCISO DAI FASCISTI

Giovedì 06 Giugno 2013 18:30 


clement

In Francia un giovane militante della sinistra è morto a causa di un pestaggio, nel cuore di Parigi, da parte di una banda di skinheads neofascisti. Manifestazioni e arresti.


L'aggressione si è verificata mercoledì pomeriggio, intorno alle 18, nei pressi della stazione Saint-Lazare, nel IX arrondissement di Parigi. Clement Meric, 19 anni, è stato aggredito da una squadraccia composta da almeno tre fascisti, che apparterrebbero – secondo le prime ricostruzioni – alla JNR–Gioventù Nazionalista Rivoluzionaria, gruppo neonazista e skinhead francese. Sul luogo dell'aggressione era stato organizzato un mercatino per la vendita di vestiti, frequentato da molte persone, tra i quali anche la vittima che era insieme a tre amici. Quando sono arrivati i tre skinhead, tra cui una donna, sono volate invettive e spintoni. Poi però gli squadristi, ai quali si erano aggiunti dei 'rinforzi', hanno atteso che il ragazzo uscisse da un negozio e a quel punto Meric, secondo i primi risultati dell'inchiesta, è stato aggredito, "violentemente sbattuto al suolo" dal gruppo di estrema destra e "lasciato esanime" a terra. Clément è stato colpito con un tirapugni in pieno volto e ha sbattuto fortemente la testa contro un palo, perdendo subito conoscenza. “E’ stata un’aggressione molto violenta”, ha riferito un testimone. Il ragazzo è stato portato immediatamente in ospedale, ma non ce l’ha fatta e ieri sera i medici hanno dichiarato la sua morte cerebrale.

La presidente del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, ha subito affermato l’estraneità del suo movimento di estrema destra rispetto a quelli che ha definito comportamento “inaccettabile e inammissibile”.
Ma i coordinamenti antifascisti di Parigi e il Parti de Gauche guidato dall’ex socialista Jean-Luc Mélenchon hanno chiesto al ministro dell’Interno francese di individuare e arrestare immediatamente gli autori dell’aggressione omicida e hanno ribadito la loro richiesta affinché i gruppi neofascisti che si rendono responsabili di atti di violenza vengano sciolti. Anche l’organizzazione Sos Racisme in un comunicato ha espresso la sua emozione e il suo dolore per la morte del giovane antifascista e ha chiesto l’immediato scioglimento del JNR–Gioventù Nazionalista Rivoluzionaria. Da parte loro gli attivisti del comitato Action Antifasciste Paris-Banlieue hanno ricordato che Meric era arrivato a Parigi da Brest (Bretagna) per studiare Scienze Politiche, era attivo in un sindacato studentesco e nelle organizzazioni antifasciste.
In un comunicato il Parti de Gauche, nel quale Meric militava, parla di ritorno dell'orrore fascista e per questo pomeriggio alle 18.30 ha convocato una manifestazione antifascista a Parigi, in piazza Saint-Michel.

Aggiornamenti delle 18.30

Mentre piazza Saint-Michel si sta riempiendo di manifestanti antifascisti, dall'ospedale dove era ricoverato lo studente è giunta la notizia che Clement Meric è morto.
Intanto la polizia ha posto in stato di fermo finora sette estremisti di destra. I sospetti, affermano le forze di sicurezza, appartengono tutti alla destra più estrema e alcuni di loro sono membri del piccolo movimento 'Jeunesses nationalistes revolutionnaires (JNR) e del movimento affiliato, Troisieme Voie. In mattinata, il leader del gruppo neofascista JNR, Serge Ayoub, il cui nome di battaglia è 'Batskin', aveva respinto ogni coinvolgimento del suo gruppo di cui però associazioni antirazziste e partiti della sinistra chiedono ora lo scioglimento.


Ultima modifica Giovedì 06 Giugno 2013 18:42 

Fonte:

Sulle manifestazioni per ricordare Clement, leggi qui: 






mercoledì 5 giugno 2013

AGGIORNAMENTI SULLA RIVOLTA IN TURCHIA

Martedì 04 Giugno 2013 20:50 


Il terzo morto ufficiale, ieri, ad Antiochia: un giovane ucciso da un colpo d’arma da fuoco. Ancora manifestazioni e scontri in tutto il paese. Oggi comincia lo sciopero di ‘avvertimento’ del sindacato Kesk nel settore pubblico.

Gli aggiornamenti

20.50 - 
Cala la sera su Piazza Taksim. E' stata la terza giornata senza incidenti con la polizia, che il governo ha ritirato sabato pomeriggio dalla spianata. Manifestanti e agenti anti-sommossa fino alla notte scorsa si sono scontrati duramente, ma in altri quartieri della megalopoli e in altre città. Sulle parecchie migliaia di giovani, e meno giovani, che questa sera presidiano la grande spianata, dopo le esplosioni delle granate assordanti e le nuvole bianche dei lacrimogeni dei giorni scorsi calano ora le note rassicuranti della musica classica. L'orchestra filarmonica Borusan ha deciso di esibirsi per i manifestanti. ''Anche i capulcu amano la cultura'' ironizza un giovane. Capulcu in turco vuol dire i vandali. Un termine che spopola su twitter da quando Erdogan tre giorni fa l'ha usato per minimizzare la protesta dei giovani, una rivolta, aveva detto, di ''3 o 5 capulcu''. Tutto su Taksim è diventato 'capulcu'. Nel pomeriggio i ragazzi hanno organizzato sedute di yoga 'per capulcu'. Poi, con qualche mattone (invece di usarli contro la polizia, come nei giorni scorsi) hanno costruito una biblioteca dei capulcu, con libri a disposizione dei manifestanti, accanto a un 'muro della solidarietà. Altri mattoni, sui quali anonimi posano pacchetti di biscotti, succhi di frutta, fazzoletti di carta, mele, bottigliette d'acqua. Su Taksim, spiega un ragazzo, ''fra le cariche della polizia é nata una grande famiglia''.

20.00 - Migliaia di manifestanti hanno di nuovo invaso piazza Taksim di Istanbul, nel quinto giorno di proteste anti-governative, estesesi a diverse città del Paese. I manifestanti scandiscono slogan contro il premier turco Recep Tayyp Erdogan e ne chiedono le dimissioni.

18.20 - 
E' stata per ora una giornata calma in Turchia, dopo gli scontri violenti della notte scorsa a Istanbul, Ankara, Smirne e Antiochia. Migliaia di manifestanti si sono concentrati nella centrale piazza di Kizilay, nel centro della capitale, chiusa su un lato da un fitto cordone di agenti in tenuta antisommossa. Dei manifestanti hanno offerto fiori ai poliziotti che chiudono la strada che porta agli uffici del premier Recep Tayyip Erdogan.

16.50 -
 Le violente proteste antigovernative in corso in numerose città della Turchia si sono estese anche nella parte settentrionale dell'isola di Cipro sotto occupazione militare turca dal 1974, nella cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), lo stato fantoccio proclamato unilateralmente nel 1983 e riconosciuto solo da Ankara ma non dalla comunità internazionale. Da sabato scorso, come mostrano le immagini delle tv turco-cipriote, centinaia di manifestanti, per lo più studenti, stanno inscenando dimostrazioni in diversi punti della capitale Lefkosa (come e' chiamata la parte Nord di Nicosia occupata) ma anche nelle città costiere di Famagosta, Kerynia e Morphou. Un gruppo di studenti si é radunato davanti alla sede dell'ambasciata di Turchia a Lefkosa scandendo slogan contro il premier turco Recep Tayyip Erdogan e, all'indirizzo dei manifestanti turchi, gridando frasi come ''auguri dall'isola di Cipro: Nicosia e piazza Taksim fianco a fianco contro il fascismo''. La polizia turco-cipriota ha cordonato la zona intorno alla sede diplomatica e vi sono stati brevi tafferugli fra dimostranti e agenti ma senza feriti.

16.30 - 
Si allarga l'adesione allo sciopero generale indetto in Turchia per oggi e domani dal sindacato Kesk (Confederazion dei sindacati del settore pubblico), contro la violenta repressione delle proteste di piazza degli ultimi giorni. Un altro dei sindacati più rappresentativi della Turchia, il Disk (Confederazione dei sindacati progressisti) ha annunciato la sua adesione alla giornata di sciopero di domani. Oggi, intanto, gli iscritti al Kesk si sono presentati al lavoro vestiti di nero e con un nastro nero al braccio, in segno di lutto per la morte di tre manifestanti, prima di smettere di lavorare alle 12, ora dell'inizio dello sciopero. L'astensione dal lavoro era stata indetta inizialmente contro una riforma nel settore del lavoro pubblico, ma é poi diventata un'espressione di solidarietà con i manifestanti.

16.10 - 
Sulle reti sociali diversi manifestanti turchi accusano la polizia di avere usato gas lacrimogeni scaduti contro la protesta antigovernativa dilagata negli ultimi giorni in tutto il paese. Alcuni di loro hanno ipotizzato che questa potrebbe essere la spiegazione degli effetti particolarmente forti sull'organismo dei manifestanti dei lacrimogeni. Su twitter @Fulyacondas ha pubblicato la fotografia di un candelotto esploso raccolto per terra a piazza Taksim a Istanbul sul quale c'é in turco la scritta ''Fabbricato nel 2006'' - ''Usare entro il 2011''. Molti manifestanti hanno denunciato il forte effetto tossico dei gas usati massicciamente dalla polizia a Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya e in altre città.
15.40 - Il manifestante morto nella notte negli scontri a Hatay (Antiochia, sud della Turchia) non sarebbe deceduto per un colpo d'arma da fuoco sparato dalla polizia. Lo riferisce la procura citando il primo rapporto dell'autopsia. I medici legali non avrebbero trovato ''nessun foro di entrata o di uscita di un proiettile'', ma hanno constatato una frattura nella scatola cranica di 3 centimetri per 2,5. Era stato il governatore di Hatay a riferire che Abdullah Comert, 22 anni, era morto per ''gli spari da parte di una persona non identificata''. Secondo il leader del Chp di Antiochia Servet Muallaoglu, il ragazzo é morto dopo essere stato colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno. Molti manifestanti hanno affermato negli ultimi giorni che in diversi casi gli agenti hanno sparato i candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo mirando proprio alla testa i dimostranti.

15.15 - Un interessante servizio della Tv di Mosca Russia Today - http://www.youtube.com/watch?v=o3_jyLp5FK0

15.00 - Un video sugli scontri di ieri ad Ankara: http://www.youtube.com/watch?v=uHc3t9yKlRo

14.25 -
Da Izmir dallo stesso Quartier generale della Polizia hanno fatto sapere che gli elementi in borghese che negli ultimi giorni hanno aggredito con mazze e bastoni gruppi di manifestanti...erano poliziotti in borghese. Nessun accenno però a eventuali punizioni o indagini.

14.15 -
Protesta degli avvocati contro la repressione e la limitazione alla loro agibilità all'interno del tribunale di Caglayan, ad Istanbul.
avvocati

14.00 - Video, una settimana di resistenza da Gezi Park a tutta la Turchia: http://www.youtube.com/watch?v=59XPBtofVGA



13.30 - Un interessante video con immagini, interviste e ricostruzioni della rivolta turca e sulle sue ragioni: http://www.youtube.com/watch?v=TJp6yCodAZE




13.00 -  
"La Turchia deve condurre un'indagine approfondita e indipendente sul comportamento delle forze di sicurezza nei confronti dei manifestanti scesi in piazza in tutta la Turchia". Lo chiede l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani. "Siamo preoccupati per le notizie di eccessivo uso della forza dal parte delle forze dell'ordine contro i manifestanti in Turchia" ha detto la portavoce Cecile Pouilly. "Accogliamo con favore l'ammissione delle autorità che può esserci stato un uso sproporzionato della forza e il loro appello a un'indagine sui funzionari di polizia che avrebbero infranto la legge e violato gli standard internazionali sui diritti umani" ha detto Pouilly ai giornalisti. "Queste indagini vanno condotte in modo tempestivo, completo, indipendente e imparziale, e i colpevoli vanno consegnati alla giustizia" ha aggiunto. Insomma dovrebbero essere le autorità governative turche a indagare sul loro stesso operato...

12.30 - 
La polizia turca ha sparato, nei giorni scorsi, gas lacrimogeni persino all'ingresso del pronto soccorso di piazza Taksim, dove venivano portati i dimostranti feriti negli scontri di Istanbul. Lo denuncia Amnesty International in un appello al premier turco Recep Tayyp Erdogan a porre fine alle violenze sui manifestanti.

12.20 - 
Dal 29 maggio, oltre 2000 persone sono rimaste ferite in diverse città della Turchia, quando la polizia ha usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i manifestanti. E' il bilancio fornito da Amnesty International in base a quanto riportato dall'Associazione medica turca. In particolare 1500 persone sono rimaste ferite a Istanbul, 414 ad Ankara, e 420 a Smirne. L'Associazione medica turca ha dichiarato che la maggior parte delle lesioni sono state causate dall'uso di idranti e lacrimogeni. Il conteggio non tiene conto dei feriti nelle altre città turche dove le manifestazioni, a volte imponenti, sono state attaccate brutalmente dalla polizia.

12.00 - 
La polizia turca ''ha fatto il suo lavoro'' negli ultimi giorni, ma ha subito ''provocazioni da parte di organizzazioni illegali''. Lo ha affermato oggi il vicepremier turco Bulent Arinc, che dirige il governo in assenza del premier Recep Tayyip Erdogan, in visita nel Maghreb. In una conferenza stampa Arinc ha anche accusato, come Erdogan due giorni fa, il Chp, il principale partito di opposizione, di essere dietro alle manifestazioni.

11.00 - 


10.35 - Al bilancio dei morti, informano fonti turche, va aggiunta una manifestante in coma dopo essere stata colpita da un lacrimogeno ad Istanbul. Secondo il governo, la rivolta ha fatto finora 160 feriti tra i poliziotti e 60 tra i civili. Cifre ridicole: per l'Associazione dei medici turchi i feriti sono 2.500 soltanto tra Istanbul e Ankara. E altrettanti gli arrestati.

10.20 - Il sindaco di Antalya, città sulla costa mediterranea della Turchia, si é rifiutato di fornire acqua per i veicoli dotati di cannoni ad acqua impiegati dalla polizia per disperdere le manifestazioni di questi giorni. Lo riporta l'agenzia Dogan, ricordando come il sindaco Mustafa Akaydin faccia parte del principale partito di opposizione a livello nazionale, il kemalista Partito repubblicano popolare (Chp). Akaydin ha respinto la richiesta della polizia di attingere ai tank pieni di acqua impiegati in genere dai vigili del fuoco, giustificando la sua decisione con i problemi che potrebbero esserci in caso di incendi. Il 'no' del sindaco é stato però aggirato dalla polizia, che ha ottenuto dal presidente del municipio Kerpez della città - che appartiene al Partito Giustizia e Sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyip Erdogan - l'ok a utilizzare le scorte d'acqua destinate all'irrigazione di aiuole e parchi. Dall'ufficio di Turan Eren, governatore di Antalya - carica non elettiva, ma di nomina governativa - é arrivato un monito al sindaco Akaydin ad assecondare le richieste della polizia.

Il bilancio della giornata di ieri
Continuano manifestazioni e scontri, soprattutto ad Ankara e in alcuni quartieri di Istanbul, e purtroppo continua a crescere anche il numero dei manifestanti uccisi dalla dura repressione delle forze di sicurezza. Il conteggio ufficiale dei morti è arrivato ieri sera a tre, con il decesso di un ragazzo di 22 anni, Abdullah Comert, ucciso da un colpo d’arma da fuoco durante una manifestazione ad Antakya (Antiochia, provincia di Hatay), città al confine con la Siria. Secondo alcune fonti Comert era un attivista del Partito repubblicano popolare (Chp), il principale partito di opposizione turco, socialdemocratico e nazionalista. Altre due persone hanno perso la vita nei giorni scorsi negli scontri che hanno infiammato il Paese. Un altro giovane manifestante di sinistra, Mehmet Ayvalitas, è morto a Istanbul dopo essere stato travolto da un'auto che si è lanciata contro un gruppo di dimostranti antigovernativi. A perdere la vita è stato anche un altro giovane, Ethem-Sarisuluk, alla quale un poliziotto ha sparato alla testa a bruciapelo sabato, durante una manifestazione nel centro di Ankara. Questo il bilancio ufficiale: in realtà il conteggio fornito dai coordinamenti dell’opposizione è ancora più alto, e parla di cinque vittime, includendo altri due attivisti uccisi a Istanbul durante i duri scontri di venerdì scorso. Moltissimi sono i manifestanti ricoverati negli ospedali del paese in gravi condizioni, colpiti alla testa dai candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo o da pallottole di gomma. Molti coloro che hanno perso un occhio o del tutto la vista a causa anche dell'effetto dei gas Cs usati in quantità industriale dalle forze di sicurezza.

Scontri duri si sono verificati ieri in molte città della Turchia. Mentre a Taksim decine di migliaia di persone manifestavano contro il governo, scontri sporadici si sono verificati ai margini della grande spianata e poi si sono spostati nel quartiere di Besiktas, dove i manifestanti da giorni assediano gli uffici del primo ministro Erdogan, attaccati e dati alle fiamme. Anche ad Ankara per tutto il giorno ieri e poi in serata i reparti antisommossa hanno tentato di sgomberare Piazza Kizilay con idranti e gas lacrimogeni sparati di nuovo dagli elicotteri, mentre i manifestanti hanno risposto lanciando pietre e bottiglie. Manifestazioni - spesso attaccate dalla Polizia - si sono tenute nella giornata di ieri anche a Bursa (dove a migliaia hanno bloccato l'autostrada), ad Adana, ad Antalya, a Izmir, a Mersin, Samsun, Trebisonda.

Questa mattina alle 11 intanto comincia uno sciopero di ‘avvertimento’ contro il governo che sta guadagnando numerose adesioni. A proclamarlo ieri, per 48 ore, è stato il Kesk, la Confederazione dei sindacati dei lavoratori pubblici. "Il terrore di Stato messo in atto contro proteste assolutamente pacifiche sta continuando in modo tale da minacciare la sicurezza della vite dei civili" scrive la confederazione, che conta circa 240 mila iscritti nel settore pubblico e che ha chiesto ad alre sigle sindacali e ai lavoratori non organizzati di mobilitarsi subito contro la repressione e contro il giro di vite antipopolare che il governo ha impresso alle politiche economiche negli ultimi anni. In queste ore la mobilitazione sembra crescere vista la chiusura di scuole e facoltà universitarie in particolare ad Istanbul e ad Ankara.

Ultima modifica Martedì 04 Giugno 2013 21:01 


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lunedì 3 giugno 2013

TURCHIA: LA RIVOLTA NON SI FERMA

Lunedì 03 Giugno 2013 18:30 




Izmir: attaccati uffici dell'Akp
Nella città costiera di Smirne (Izmir) i manifestanti hanno lanciato bombe molotov all’interno degli uffici del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, e le fiamme hanno distrutto una parte dell'edificio.

1700 arresti, migliaia di feriti, tre morti 
 
Stando all'ultimo bilancio diffuso dal ministro dell'Interno, sono oltre 1.700 le persone arrestate in tre giorni di proteste in 67 città del Paese e il numero dei feriti totali è arrivato a quota 1500. Secondo l'Associazione dei medici turchi, sarebbero 484 i manifestanti soccorsi negli ospedali di Istanbul da venerdì scorso mentre non si hanno cifre esatte da Ankara e da altre città nelle quali gli scontri sono stati ferocissimi come Izmir o Adana.
I coordinamenti creatisi in questi giorni tra i gruppi dell’opposizione sociale confermano alcune morti, nonostante ieri pomeriggio anche Amnesty International sia in parte tornata indietro su quanto aveva affermato ieri mattina in un comunicato. Si parla di due morti a Istanbul – due ragazze – e di un morto ad Ankara, freddato da un colpo di pistola esploso a bruciapelo da un poliziotto. Ma sono moltissimi i feriti in condizioni critiche, per la maggior parte raggiunti da pallottole di gomma o dalle spolette dei lacrimogeni sparati alla testa dai poliziotti.

turchiamani

Ultima modifica Lunedì 03 Giugno 2013 18:30 




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