Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


Visualizzazione post con etichetta arresti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arresti. Mostra tutti i post

giovedì 26 dicembre 2013

TURCHIA, IL "RIMPASTO" NON BASTA: LA PIAZZA VUOLE LA CADUTA DEL GOVERNO ERDOGAN

Giovedì 26 Dicembre 2013 12:06 


istanbul
Sconvolgimenti nei piani alti e nuove esplosioni di rabbia sociale dal basso caratterizzano la Turchia in questi giorni. Lo scandalo - corruzione, bollato come "Tangentopoli" turca dal mainstream nostrano, tiene banco nelle ultime settimane sia nelle agende di un sempre più schizofrenico Erdogan che in quelle dei movimenti di opposizione. Nella tarda serata di ieri l'annuncio del Governo ha confermato la scelta del premier di sostituire in blocco dieci ministri, dopo che già i ministri dell'Economia, della Giustizia e dei rapporti con l'Unione Europea si erano dimessi, travolti dall'inchiesta che sta facendo venire a galla pubblicamente parte di quella rete di favoritismi, clientelismi e privilegi che di certo non rappresentavano una novità per la piazza anti-governativa.
Di fatto, sono ore concitatissime queste nei palazzi del potere di Ankara, accentuate dalle dichiarazioni esplosive di uno dei ministri "rimossi",il ministro dell'ambiente Bayraktar, che ha caldeggiato pubblicamente le dimissioni dello stesso Erdogan.
Alla maxi-retata che ha portato allo sconvolgimento interno all'AKP, e che a breve potrebbe portare ad ulteriori eclatanti risvolti giudiziari, si accompagna il congedamento di diverse centinia tra ufficiali ed agenti di Polizia.
Questo ulteriore giro di vite nella crisi governativa rischia di avere uno strascico indesiderato anche nei mercati finanziari, tant'è che la banca centrale ha già predisposto misure di protezione per la debole lira turca.
In questo scenario di forte incertezza, il movimento sta esercitando la sua pressione scendendo in piazza praticamente ogni giorno in diverse città del paese. Il rimpasto voluto da Erdogan, corollato dalle dichiarazioni di quest'ultimo riguardo ad un complotto ordito dall'estero, non ha placato la tensione nelle piazze che pretendono la caduta del premier protagonista degli ultimi 11 anni di ristrutturazione in chiave neoliberista del Paese.
 Ieri migliaia di persone sono scese in piazza, dopo le proteste di domenica, scandendo slogan come “Tre ministri non sono abbastanza, dimettetevi tutti!”, “La corruzione è dappertutto, la resistenza è dappertutto!”. Le mete della maggior parte dei cortei di ieri erano le sedi del partito AKP. A Istanbul, non appena i manifestanti hanno tentato di avvicinarsi alla sede del partito, la polizia ha iniziato a sparare gas lacrimogeni, pallottole di gomma e ha azionato gli idranti. I manifestanti hanno eretto barricate e risposto con fuochi d’artificio; i fronteggiamenti sono durati fino a tarda notte, almeno 4 persone sono state arrestate.
In attesa degli sviluppi di queste ore, un grosso concentramento che si prefigge di convergere verso Taksim sta rimbalzando nelle reti di movimento per domani alle 7 di sera ore locali: un ulteriore spartiacque nella storia conflittuale degli ultimi anni?





Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/10116-il-rimpasto-non-basta-la-piazza-vuole-la-caduta-del-governo-erdogan 

sabato 21 dicembre 2013

RAPITO L'INTERPRETE DEL FILM DI SAMANTHA COMIZZOLI SULLA PALESTINA


sabato 21 dicembre 2013

 



Mentre le associazioni in Italia stanno preparando le serate del tour del film “SHOOT”, sulla Resistenza Palestinese non violenta, di Samantha Comizzoli; è arrivata la brutta notizia. Venerdì mattina uno dei due protagonisti del film, Murad Shtaiwi di Kuffr Qaddum, è stato rapito da israele.

Le modalità sono, come al solito, alquanto dubbie ed è per questo che lo definiamo “rapimento” e non arresto.

Durante la notte c'è stato un raid dei soldati israeliani nel villaggio di Kuffr Qaddum e hanno arrestato due abitanti; poi, sono andati nella casa di Murad a devastarla un po' e lo hanno minacciato che se avesse continuato ad organizzare le manifestazioni del venerdì lo avrebbero arrestato.

Il venerdì mattina Murad ha ovviamente confermato la manifestazione e due ore prima dell'inizio, mentre camminava sulla strada principale, è stato vittima di un agguato. I soldati sono sbucati da un nascondiglio, lo hanno ferito ad una gamba e portato via. Murad non ha fatto resistenza. Da allora non si hanno più notizie.

Murad Shtaiwi è il coordinatore della lotta non violenta di Kuffr Qaddum e lavora per il Dipartimento della Pubblica Istruzione.

Purtroppo questa è la normalità, orribile, in Palestina e tutto quello che stiamo facendo è proprio per denunciare questi crimini e smuovere le autorità e l'opinione pubblica internazionale.


Il tour del film, che inizia proprio da Ravenna il 19 gennaio pomeriggio, servirà anche a denunciare questo ennesimo crimine grazie alle voci degli altri Palestinesi invitati in Italia: Hakima Motlaq Hassan di Asira e Odai Qaddomi di Kuffr Qaddum. Per la libertà di Murad, di tutti i prigionieri politici palestinesi (211 bambini), per la fine dell'occupazione della Palestina noi proseguiamo Resistendo.










mercoledì 23 ottobre 2013

LIBERATI TUTTI GLI ARRESTATI DEL 19 OTTOBRE

Mercoledì, 23 Ottobre 2013 16:03

Di Luca Fiore

Liberati tutti gli arrestati del 19 ottobre

La notizia è arrivata intorno alle 16 di oggi: il Gip, dopo ore di interrogatori e di camera di consiglio, ha deciso la scarcerazione immediata di tutti e sei i manifestanti arrestati sabato pomeriggio a Roma nel corso della manifestazione nazionale dei movimenti sociali.
La decisione è stata adottata dal Gip Riccardo Amoroso sulla base del fatto che nei confronti dei quattro dimostranti e delle due studentesse non esisteva alcuna prova della loro partecipazione agli scontri davanti al Ministero dell'Economia e delle Finanze, nonostante che nei loro confronti il Pm Luca Palamara avesse ipotizzato l'accusa di resistenza aggravata. Era evidente fin da subito l'estraneità dei fermati rispetto agli scontri, tra l'altro di lievissima entità, che avevano caratterizzato soltanto un episodio all'interno della grande e determinata manifestazione che ha poi portato all'assedio del Ministero delle Infrastrutture a Porta Pia. Eppure sei persone hanno dovuto trascorrere in carcere quasi quattro giorni, private della loro libertà personale e additate da tv e giornali come violenti. Che ora farebbero bene a chiedere scusa. Così come dovrebbero chiedere scusa coloro che decidendo il capo d'imputazione nei loro confronti avevano abusato in colpevole fantasia sostenendo che il fatto che i manifestanti in tasca o scritto a penna su un braccio avessero i numeri degli avvocati del Legal Team costituisse una 'aggravante' al reato già pesante di resistenza a pubblico ufficiale. E' bene che tutti, la prossima volta, portino con sé ai cortei il numero di un legale al quale affidarsi in caso di arresto perché come abbiamo visto sabato la repressione è cieca e colpisce nel mucchio.
Finché non è arrivata la notizia della liberazione, accolta da un'ovazione, da questa mattina alle 10 era in corso un presidio di massa davanti all'ingresso del carcere romano di Regina Coeli dove si stavano svolgendo gli interrogatori di garanzia dei sei compagni e compagne. "Tutti liberi tutte libere" è stato lo slogan più volte scandito dai circa 200 manifestanti che hanno anche esposto uno striscione con la scritta: "Chi devasta e saccheggia le nostre vite è lo Stato, liberi tutti" ed altri che facevano riferimento alla repressione contro le lotte sociali e il movimento No Tav. "Non accetteremo mai alcuna divisione tra buoni e cattivi, crediamo che l'intelligenza collettiva di una piazza sia responsabilità di tutti, sia quando va 'bene' che quando va 'male', e che nessuno debba mai sottrarsi a questo" affermano gli attivisti che stanno presidiando l'entrata del carcere sul Lungotevere.
Gli interrogatori, iniziati con forte ritardo, sono terminati poco dopo le 13 e poi i giudici si sono riuniti in camera di consiglio. Durante gli interrogatori gli avvocati della difesa hanno prodotto foto e filmati che attestano l'arbitrarietà degli arresti e della carcerazione per i loro assistiti e assistite, fermati dopo una carica in via XX Settembre davanti alla Sede del Ministero dell'Economia e delle Finanze che ha travolto alcuni spezzoni del corteo che stavano semplicemente passando nel momento in cui alcuni gruppi di dimostranti incappucciati hanno bersagliato l'ingresso e i celerini di petardi. In attesa per tutto il giorno davanti all'ingresso del carcere romano stamattina anche i genitori di alcuni degli arrestati, in particolare quelli di Sara e Celeste, le due universitarie di Napoli rinchiuse a Rebibbia da sabato scorso e stamattina trasferite a Regina Coeli per gli interrogatori.''Mia figlia - ha detto il padre di Celeste alle agenzie di stampa - si è fermata per aiutare una sua amica ad alzarsi da terra e poi è stata travolta dalla calca e gli agenti l'hanno fermata. Dalle immagini dei video si vede chiaramente che lei stava solo aiutando la sua amica ad alzarsi e io sono orgoglioso di questo gesto di solidarietà che ha avuto. Era a Roma solo per dimostrare democraticamente. L'avvocato mi ha detto che è serena in carcere. Abbiamo fiducia nella giustizia. Ieri sono andato al carcere a portarle un cambio, avrei voluto darle un libro di Sciascia ma non mi è stato permesso''.

2013-10-23 10.47.10


Stanotte anche Napoli si era riempita di cartelli e striscioni che chiedevano la liberazione degli arrestati alla manifestazione di sabato. Numerose statue e monumenti "hanno preso la parola" per amplificare questa rivendicazione.
Proprio a Napoli i movimenti e i collettivi studenteschi danno appuntamento per venerdì 25 ottobre per una nuova mobilitazione a sostegno delle parole d'ordine delle due giornate di lotta del 18 e 19 ottobre e per chiedere la liberazione immediata di tutti gli attivisti e i dimostranti arrestati. Scrivono i promotori nell'appello di convocazione del corteo che partirà alle 9,30 da Piazza del Gesù: "Per chiedere la libertà per tutti i manifestanti arrestati il 19 ottobre, e per tutti i ragazzi che sono in carcere solo per essersi ribellati a questo stato di cose, come già era successo il 14 dicembre del 2010 e il 15 ottobre del 2011. Per dimostrare a chi ci ha arrestato e criminalizzato che non ci hanno per nulla intimorito, anzi: che la nostra lotta continua e si allarga. Perché tutte quelle idee, quella rabbia, quei contenuti che erano in piazza a Roma trovino espressione anche nella nostra città, e magari cominci finalmente quella sollevazione di cui abbiamo tutti bisogno". 
A Napoli già per domani, giovedì 24 Ottobre, all'aula Matteo Ripa di Palazzo Giusso, è prevista una nuova assemblea pubblica a partire dalle 16.30 dopo quella già realizzata lunedì pomeriggio sfociata poi in un corteo improvvisato nelle vie del centro della città.


Ultima modifica il Mercoledì, 23 Ottobre 2013 16:36



Fonte:


domenica 20 ottobre 2013

ROMA, 19 OTTOBRE 2013


Sabato 19 Ottobre 2013

intestazione19o

Un primo commento: è stata una grande giornata di mobilitazione. Almeno 100,000 persone hanno manifestato contro l'Austerity e le politiche del governo Letta, nonostante il clima di paura creato ad arte dai media per scoraggiare la partecipazione al corteo. Ma come da copione, adesso inizia a circolare la trita e ritrita boiata sugli “infiltrati”. Dobbiamo dirlo con chiarezza: nessun infiltrato, nessun provocatore, nessun black bloc dall'estero (gli unici “neri” erano davanti a Casa Pound); solo una composizione sociale e militante, compagne e compagni che hanno praticato gli obiettivi che si erano posti. Assedio doveva esserci al ministero dell'economia, e assedio è stato. Far sentire la propria rabbia davanti al ministero del lavoro, all'ambasciata tedesca e ad altri obiettivi riconoscibili, e così è andata. Nessun servizio d'ordine ha impedito nulla, perchè la maturità del movimento non aveva bisogno. Dalla testa alla coda un corteo unito, che non si è fatto spezzare neanche dalle provocazioni della guardia di finanza e dei carabinieri. Non è stata una passeggiata - undici compagni sono attualmente ancora in stato di fermo – ma pompieri e politicanti per una volta sono stati alla finestra, limitandosi ad osservare, senza tirare fuori la solita favoletta della “trappola”, che come un disco rotto ci siamo dovuti sorbire da Genova 2001 in poi.
La settimana che ha preceduto il corteo già forniva indicazioni importanti per la mobilitazione di oggi; unità, maturità, per costruire una soggettività sociale in grado di fare dello scontro e del conflitto senza mediazioni il proprio dna: radicalità e pratica dell'obiettivo. Sono dunque segnali importanti quelli che vengono da questa manifestazione, che auspichiamo vengano riprodotti, in altri territori, in altre metropoli. Infine, un ringraziamento ad Anonymous per la precisione e puntualità degli attacchi.



20:45 si confermano 15 fermati tra compagni e compagne 5 romani, 2 napoletani, uno da pesarese, un albanese, un casertano, uno proveniente da Arezzo, un genovese, un ciociaro e uno di Barletta.
20:20 Prefetto e questore "salvano" la giornata in zona cesarini: disinnescato dagli artificieri ordigno "più forte e pericoloso di una bomba a mano". Sfidano il senso del ridicolo pur di rimanere attaccati alla poltrona in bilico.
19:50 Dal camion giunge la notizia che ci si sta organizzando per la cena
19:35 Le voci dalla piazza parlano di un clima sereno che le intimidazioni delle forze dell'ordine non hanno saputo scalfire.
19:27 La polizia continua a circondare la piazza.
19:48 Dal camion del corteo dicono che si sta organizzando la cena in piazza!
19:17 La piazza conquistata resiste e non cede di un passo. Continuano musica e interventi dal camion.
19:15 Carica a freddo sull'acampada a Porta Pia. La polizia provoca ulteriormente i manifestanti che stanno organizzandosi per la notte.
19:05 Continua l'acampada ci si prepara per la notte bianca del dissenso
BW9I2GmIIAAmmcy
18:58 Confermato il fermo di 11 persone.
18:43 Le tende continuano a moltiplicarsi. L'assedio si prepara per la notte.
18:30 Il servizio d'ordine del corteo si schiera davanti alla celere per difendere la piazza
IMG00565-20131019-1830
18:25 Porta Pia è conquistata le tende iniziano a spuntare a decine, l'assedio continua!
18:20 Il corteo sta convergendo su Porta Pia da due tragitti differenti
18:15 Sanzionata anche la sede di Trenitalia con molti petardi mentre un carabiniere lancia un lacrimogeno sulla folla dall'interno di una camionetta
18:13 Sanzionata l'ambasciata tedesca contro #merkel e #austerity
18:12 La testa del corteo è ormai giunta a Porta Pia di fronte al ministero delle Infrastrutture.
18:10 La coda del corteo si è ricomposta con la testa, si procede oltre il ministero dell'economia
18:05 Barricate in via quintino sella per proteggere il corteo
18:00 La testa del corteo è ormai quasi arrivata a Porta Pia mentre si susseguono gli scontri di chi è rimasto indietro
17:58 Il corteo riesce comunque a compattarsi e proseguire nonostante le cariche e provocazioni della guardia di finanza. Un cassonetto brucia di fronte al ministero dell'economia
17:57 Claudio in diretta su RadioBlackout:
 
17:55 Vengono effettuati i primi fermi, mentre l'assedio continua: si innalzano le prime barricate oer difendersi dalle cariche della Guardia di Finanza.
primi_fermicarrozinacariche
17:53 sviluppoeconomico.gov.it TangoDown! #19o #Assedio #Roma #SollevazioneGenerale
17:52 Caroselli di camionette contro i manifestanti
17:50 Lacrimogeni e cariche hanno diviso il corteo che risponde determinato cercando di ricompattarsi
17:45 Carica della polizia davanti al ministero dell'economia,
17:40 Sotto attacco sembrerebbero anche il sito del corriere e di repubblica
17:40 Anche la cassa depositi e prestiti è stata sanzionata con fumogeni e petardi
17:35 In tango down anche il sito del messaggero
ministero_fumogeno17:35 Fumogeni e petardi contro il ministero dell'Economia ribatezzato dal corteo ministero della #precarietà
17:30 Il comunicato di anonymous sul suo assedio ai ministeri 
17:30 Il Ministero è adesso completamente circondato da migliaia di manifestanti
17:25 Dal corteo volano uova verso il Ministero dell'Economia che sta per essere circondato, sanzionate anche una sede dei Monte dei paschi di Siena
17:20 Il corteo è a pochi metri dal ministero dell'economia. L' #assedio sta per cominciare!
17:00 Il corteo continua a crescere ormai più di centomila persone invadono Roma per assediare i ministeri
16:43 Adesso è il turno del sito della Cassa depositi e prestiti (Cassaddpp.it) in tango down
16:43 Anche Corteconti.it in tango down
16:40 Provocazione dei fascisti di CasaPound su via Farini il corteo prosegue, qualche lancio verso i fascisti protetti dalla polizia. Su twitter la gente si chiede perché casapound può scorrazzare con caschi e mazzi senza che vi siano sequestri?
fascifasci_mazze
16:40 Il sito del ministero delle infrastrutture e dei trastporti è giù : Tangodown http://mit.gov.it/anon_mit
16:35 Il corteo è ormai nei pressi del Ministero dell'Economia e delle Finanzea_merde
16:30 il corteo sta arrivando in piazza Esquilino, manca poco all'assedio
16:10 Dal corteo si dicono 70.000 partecipanti, mentre la testa giunge a Santa Maria Maggiore piazza San giovanni è ancora piena
16:00 Gian Luca su RadioOndarossa:
15:50 8 compagni di Modena fermati in macchina  mentre  raggiungevano il corteo
15:40 da Spinoza: "In Piazza San Giovanni centinaia di tende. Sembrava Decathlon a inizio giugno."
15:32 Da RadiOndarossa: dallo spezzone per il diritto all'abitare moltissime le mamme con carrozine in apertura del corteo: #19O qui la paura non è di casa
15:30 Dai migranti slogan contro la Bossi Fini e rabbia espressa per i morti di Lampedusa
15:20 Anche i cittadini dell'Aquila presenti alla manifestazioneaquila
15:10 Una studentessa di RadioBlackout  presente alla manifestazione:
15:05 La testa del corteo inizia ad imboccare via merulana, l'assedio ai ministeri si avvicinacasa
15:00 Fermato al  casello e ripartito pullman da Bologna

14:55 Anche i vigili del fuoco sono NoTav
vigili_urbanivvff2

14:55 Nella piazza anche Erri De Luca de_luca
14:50 Anche i pulman milanesi e bergamaschi sono nuovamente in marcia, mentre gli studenti dei diversi collettivi cittadini sono giunti nella piazza.
14:50 La Polizia dichiara tra i 50 ed i 60 mila manifestanti, la piazza stracolma obbliga il corteo a partire, movimento per la casa e  migranti in testa
14:40 Una prima diretta dalla piazza con i Blocchi Precari Metropolitani realizzata da RadioBlackout:
14:35 Pullman da Milano fermato a Roma Nord, Napoletani rilasciati dopo  le perquisizioni grazie allla minacciata occupazione dell'autostrada se non li avessero lasciati proseguire verso verso Piazza San Giovanni
14:30 Da tweet 99 Posse: Buona manifestazione ai tantissimi che ci sono, ai tantissimi che avrebbero voluto esserci ma non hanno potuto, e buone polemiche virtuali ai tastieristi.
14:30 Nonostante i tentativi di creare panico e paura i bar lungo il tragitto del corteo sono tutti aperti
14:25 Fermato pullmano proveniente da Firenze a Fiano, al momento è incorso la terza perquisizione successiva.
14:20 Nella piazza giungono anche le bandiere blu dei comitati per l'acqua pubblica
14:16 il pullman con i compagni di Brescia fermati alle porte di Roma è ripartito senza problemi e sta raggiungendo la città
14:15 Un manifestante  'armato' di megafono scandisce uno dietro l'altro i posti di Roma dove ci sono edifici occupati, e la risposta dei manifestanti ogni volta è "occupato!"
14:14 Gli studenti partiti dalla Sapienza anche loro giunti in piazza
migranti.jpg14:10 Lo spezzone dei migranti è giunto in Piazza San Giovanni.
14:00 Si confermano 14 fermi preventivi mentre su tutto il grande raccordo anulare si registrano numerosi posti di blocco
13:50 Pullman da #palermo appena arrivato a #Roma direzione piazza San Giovanni splende il sole . Tutti in piazza # sollevazione #19o #assedio
13:40 Bus da Napoli: La fermezza dei manifestanti presenti sui bus ha evitato un lungo e inutile fermo. Si riparte, non vediamo l'ora di raggiungere la piazza!
Si parte e si torna tutti insieme, cantando LAVORARE TUTTI! LAVORARE MENO! #19O

degage13:30 Partito il corteo degli universitari dalla Sapienza. Centinaia di studenti contro l'austerity. Le prime foto da Piazza San Giovanni parlano di una folla che cresce di minuto in minuto
13:09 I bus partiti da Napoli sono stati fermati a Roma Sud e stanno per essere perquisiti. Altri bus sempre da Napoli fermati alla prartenza, tutti identificati e sequestrate pericolosissime bandiere...
Nella notte, il viaggio dei #NoTav verso roma.



Piazza San Giovanni già affollata da ieri sera inizia a riempirsi di manifestanti in arrivo da Roma e da tutta Italia, molti i pullman che arrivano da fuori. Intanto i media continuano con il delirio securitario imbastito da ieri.
All'ingresso di Roma fermati i pullman in arrivo da Piacenza e da Pisa. Quelli partiti da Torino hanno trovato i caselli sgombri e la polizia con una volante sul carro attrezzi.
Molti i bus fermati e perquisiti all'entrata in Roma. Ma la determinazione è molta e non basta l'intimidazione a fermare il #19o.

wifiDa diverse ore sta circolando la voce (alimentata anche da alcuni giornali come Il Corriere della Sera di Roma, Il tempo ed il Giornale) che FFOO e questura di Roma si stiano prodigando per isolare le celle telefoniche dislocate lungo il tragitto del corteo del #19o. Anonymous Italia lancia l'appello agli abitanti di Roma sul percorso: tenete i wirless aperti!






Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/9352-diretta-dal-#19o 

venerdì 30 agosto 2013

MARE DI GAZA, MARINA EGIZIANA FERISCE DUE PESCATORI E NE ARRESTA 5

30/8/2013


Gaza-Ma’an. Nella mattinata di venerdì 30 agosto, due pescatori palestinesi sono stati feriti dal fuoco della Marina egiziana nei pressi del confine marittimo tra l’Egitto a Rafah, mentre altri cinque sono stati arrestati.
Fonti palestinesi hanno riferito che la Marina egiziana ha aperto il fuoco contro i pescatori, ferendone due: Ibrahim Abdullah al-Najjar, di 19 anni, e Wael Ismail al-Bardawil, di 21.
Hanno aggiunto che i feriti sono stati ricoverati nell’ospedale di Abu Yousef al-Najjar di Rafah.
Le stesse fonti hanno reso noti i nomi degli arrestati. Si è trattato di Mahmoud, Khaled, Maher e Ismail Basla, oltre a Khaled Abu Shalluf. Tutti gli arrestati sono residenti nella zona al-Mawasi, a Khan Younis.



© Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it

venerdì 16 agosto 2013

Sgomberi estivi a Roma

Venerdì 16 Agosto 2013 10:19 

sgomberocommSgomberato questa mattina lo spazio Communia, occupato dallo scorso aprile nello storico quartiere di San Lorenzo a Roma.
L'operazione di sgombero è stata eseguita all'indomani di ferragosto nella speranza di trovare una resistenza attenuata dalle ferie estive; i blindati hanno circondato l'edificio, militarizzando il quartiere e bloccando via dei Sabelli, e la celere ha fatto irruzione nello spazio.
Alcuni compagni hanno cercato di opporre resistenza allo sgombero, diversi sono stati identificati sul posto e sette trasferiti al commissariato di San Lorenzo. Immediatamente un presidio di solidali si è concentrato lì di fronte, chiedendo il rilascio immediato dei fermati.
Lo spazio Communia aveva trovato sede lo scorso 24 aprile in una ex fonderia abbandonata; numerosi i progetti in cantiere, dopo scuola popolare, aule studio e biblioteca, sportelli informativi per il diritto alla casa, laboratori, attività sociali e aggregazione.
La Roma di Marino mantiene quindi le aspettative di speculatori e palazzinari; le esperienze di occupazione e riappropriazione vanno ostacolate, e quale mese migliore di agosto per procedere con sfratti e sgomberi.

Di seguito il comunicato di Communia:
16 Agosto 2013
In una Roma deserta, stamattina verso le 9 i blindati della celere sono arrivati in Via dei Sabelli 102. La polizia ha sgomberato le Ex Fonderie Bastianelli dietro le pressioni del magistrato che ha voluto anche l’identificazione degli occupanti che erano all’interno di Communia. Occupanti che sono stati portati nel commissariato di San Lorenzo.
In seguito alla segnalazione fatta all’amministrazione municipale dagli occupanti di Communia, sono stati messi in sicurezza pochi giorni fa i marciapiedi corrispondenti alle ex-Fonderie Bastianelli. L’argomentazione della presunta inagibilitá delle ex-Fonderie, agitata strumentalmente dalla proprietá per ottenerne lo sgombero, perde quindi ogni consistenza. Eppure stamattina la polizia è arrivata a Communia.
Hanno pensato che con uno sgombero estivo potessero fermarci, ma il progetto di Communia che abbiamo costruito in questi mesi con tutto il quartiere di San Lorenzo non si arresta. La scuola popolare, lo sport, gli sportelli di assistenza gratuita, le mostre e le iniziative ritorneranno a San Lorenzo.
Non è uno sgombero che fermerà il nostro progetto
Oggi assemblea e conferenza stampa alle 16 in Piazza dei Sanniti.
#CommuniaResiste


Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/metropoli/item/8711-sgomberi-estivi-a-roma 

INIZIA IL CAMPO DI SOLIDARIETA' NEL CAMPO PROFUGHI DI AIDA (BETLEMME): NESSUNA PACE CON GLI OPPRESSORI

Riceviamo e pubblichiamo il report della prima giornata del campo di solidarietà organizzato dal centro Amal Al Mustakbal, nel campo profughi di Aida (Betlemme).
Quest’esperienza di lotta inizia proprio mentre Israele rilascia 26 tra i 104 prigionieri palestinesi che dovrebbe liberare nell’arco di un anno.
Mentre gli Stati Uniti garantiscono lo strapotere del colonialismo sionista, celebrando l’inizio dell’ennesima “fine” chiamata “accordi di pace” e bacchettando pateticamente Israele per i nuovi piani espansionistici, la repressione dell’occupazione continua perpetua con arresti nei confronti di chi difende la propria terra, come nel caso di tre ragazzi arrestati ieri a Kufr Qaddum.
Il rilascio dei 26 prigionieri palestinesi vorrebbe umanizzare l’ennesimo piano internazionale in appoggio al colonialismo israeliano. Tutto il mondo rivolge la propria attenzione ad un’ingiustizia chiamata “pace”, accordi che solo il potere crede appetibili.
Content*, in ogni caso, che 26 persone internate nelle carceri sono tornate nelle proprie comunità in festa, riabbracciando le persone care, vi proponiamo la prima di alcune interviste che 4 nostre compagne hanno documentato durante i loro incontri in Palestina.
Voci di donne palestinesi, testimonianze di tenacia, dignità e resistenza, alle quali daremo il massimo della visibilità.
Per accompagnare il report che leggerete, abbiamo quindi scelto la voce di Renan, prigioniera per 7 anni nelle carceri israeliane, recentemente rilasciata nello scambio per la liberazione del soldato israeliano Shalit. Renan fa parte di una famiglia di Nablus i cui membri sono stati tutti in carcere.

Voci di donne dalla Palestina: Renan prigioniera nelle carceri israeliane




14.08.2013

aida 

Oggi, primo giorno ufficiale del campo, è stata una giornata molto interessante.
Abbiamo iniziato questa mattina con le attività ludiche e di animazione presso il centro con i/le bambin* di Aida, una prima occasione per conoscerl* e stabilire un primo contatto.
Basandoci sulla favola araba “Il ritorno di Giubeina e la perla blu”, i/le bambin* faranno una serie di attività di riflessione sulla tematica del “ritorno” strutturate in quattro laboratori (teatro, fotografia, disegno, sport) che culmineranno con una rappresentazione teatrale durante la festa finale del campo di solidarietà.
Nel pomeriggio abbiamo avuto l’opportunità di incontrare un giovane ex prigioniero del campo profughi, detenuto per 5 mesi nella prigione di Ofer, nei pressi di Ramallah.
Rilasciato meno di un mese fa, Rashid (nome di fantasia) è un giovane compagno il cui unico capo di imputazione è quello di appartenere al Fronte Popolare, aver avuto fratelli già detenuti nelle infami carceri, e che ogni giorno lotta per resistere all’occupazione e per rivendicare il proprio diritto al ritorno.

aida2 

Il suo arresto, come quello di molti altri, si inserisce in un’ondata repressiva che ha colpito i giovani del campo di Aida 6 mesi fa, a seguito di proteste per l’uccisione di Mohammad Zaid Awwad Salayam di Hebron. Il racconto di Rashid è la testimonianza diretta delle condizioni dei detenuti palestinesi all’interno delle carceri israeliane e del vissuto delle loro famiglie.
Solitamente, i giovani vengono prelevati nel cuore della notte nelle loro abitazioni con incursioni mirate e portati via sotto gli occhi impotenti delle famiglie a cui non è concesso neanche un saluto.
La prigione israeliana di Ofer detiene circa 6000 palestinesi rinchiusi in celle  sovraffollate con una piccola finestra che non permette di guardare fuori; i detenuti sono privati della possibilità di incontrarsi, di potersi lavare e sono soggetti a continue pressioni psicologiche e violenze fisiche.
Esiste all’interno del carcere un’unica cucina gestita dai prigionieri i cui costi dei pasti ricadono direttamente sulle famiglie dei detenuti, poichè la direzione carceraria non fornisce alcun alimento.
Alcuni detenuti che hanno la cittadinanza anche indiretta gazawi, al momento della scarcerazione non vengono fatti tornare nei loro villaggi di origine, ma deportati in quella prigione a cielo aperto, che è la Striscia di Gaza.

Il prossimo incontro sarà con la popolazione del villaggio di Al Masaara…
Yallah
Shebab del summer camp


 Fonte:

mercoledì 7 agosto 2013

NO TAV: 3 ARRESTI E 17 FERMI DOPO LE CARICHE DELLA POLIZIA DURANTE I BLOCCHI PER LA TALPA

 
6 agosto 2013 at 21:50

 http://www.notav.info/wp-content/uploads/2013/08/BRApvJfCQAANof0.jpg

ore 02.10: tutti i No Tav sono usciti ad eccezione dei tre tratti in arresto. Tranne ai No Tav della valle a tutti e tutte sono stati notificati fogli di via dai due ai tre anni dai comuni di Chiomonte, Giaglione, Chianocco e Susa.
ore 01.40: usciti altri 3 No Tav, in totale fino adesso sono usciti 8 persone dei fermati. Agli ultimi 3 oltre la denuncia sono stati notificati dei fogli di via della durata di 2 anni da alcuni comuni di Val di Susa. Il presidio fuori il commissariato rimane in attesa che le altre 4 persone siano rilasciate.
ore 00.16: stanno uscendo i primi No Tav dalla caserma di via tirreno, tra di loro anche Nicoletta Dosio.
ore 23.50: i blocchi sulle autostrade si stanno rimuovendo ed i NoTav stanno tornando al presidio del vernetto lì vicino sempre  pronti in caso di necessità.
ore 22.30: la partecipata assemblea al presidio vernetto (rotonda chianocco) si è nuovamente spostata sull’autostrada bloccandola in entrambe le direzioni, all’assemblea è stata anche rilanciata l’iniziativa di sabato prossimo: “la protesta non ha età”.
ore 21.30: da un intervento di un avvocato su Radio Blackout si apprende che l’accusa è sicuramente di danneggiamento e violenza aggravata, non è ancora invece sicuro se verrà o meno data anche resistenza. Intanto il movimento risponde compatto: oltre 500 persone all’assemblea in corso in questo momento alla rotonda di Chianocco.
ore 20.30: tre delle persone fermate (una di bologna, una di milano ed una di treviso) sono state tratte in arresto e le altre dovrebbero essere rilasciate a breve. L’accusa sembrerebbe essere la solita resistenza aggravata.
ore 18.52: le persone caricate sui cellulari sono state portate in Via Veglia non Grattoni come detto in precedenza. Confermata l’assemblea di stasera alle ore 21 allo svincolo di Chianocco al Vernetto. Le persone fermate dovrebbero essere una ventina. La loro posizione è al vaglio degli inquirenti.
ore 18.31: scena clamorosa. Le 40 persone  (i numeri non sono ancora chiari) del presidio sono state portate via. Ora le camionette sono partite, con le persone che sporgevano dai cellulari con le bandiere no tav. L’autostrada è libera, per le statali usare la 24. Diversi anziani tra le persone portate via, tra cui Nicoletta Dosio.
Nicoletta direttamente dal cellulare della polizia per Radio Onda D’Urto
 ore 18.20: le persone fermate al presidio sono circa 40, tutte circondate dai poliziotti in assetto antisommossa. Pare che la polizia stia provando a caricare molte di queste persone sui cellulari per portarle in Questura, identificarle e prendergli le impronte digitali. Tutte le persone che sono attorno al presidio stanno facendo pressione per evitare che vengano portati via. C’è la conferma che uno dei camion fermati portava del cemento diretto al cantiere.
ore 18.00: la situazione al Vernetto è questa: se si cerca di avvicinarsi al presidio parte l’inseguamento all’uomo. Chi può salga in valle, da Borgone una stradina alternativa è via Ducco per San Didero – Bruzolo.
ore 17.50: Giunge notizia che il presidio al Vernetto di Chianocco, che da sulla statale, è riuscito ad individuare e fermare un trasporto diretto alla Clarea. La reazione della polizia non si è fatta attendere ed è intervenuta una carica, portando via due persone e tenendone diverse altre in stato di fermo sul posto.
Ancora non si sa chi è stato portato via, pare due giovani (un ragazzo ed una ragazza), mentre la decina di persone in stato di fermo è composta perlopiù da anziani della Valle che stavano al gazebo del presidio.
Al momento ci sono centianaia di persone sparse lungo la lunghezza della statale, ma rimbalza l’appello a dare immediata solidarietà.
Chiunque può accorra velocemente!
ps: alla faccia dei giornali che oggi in maniera scanzonatoria dicevano che tutti i trasporti erano transitati… il buon senso e l’intelligenza dei No Tav non si lascia ingannare! Forza No Tav!



Fonte:

sabato 3 agosto 2013

Presentazione dell'appello: "#senonconmartaquando?"



  

3 agosto 2013 at 09:35 

 

Nella notte di venerdì 19 luglio, centinaia di uomini e donne No Tav cercano di avvicinarsi alle recinzioni che espropriano una parte della Val Susa: terra di boschi e lavande, terra che dovrebbe dare frutti, terra che uomini e donne hanno vissuto e rispettato. Terra di lotte partigiane, sentieri che hanno visto combattere, e vincere, contro i nazisti. Ma quella terra ora è deserto, ruspe che scavano e abbattono, recinti e check point, gas che avvelenano, con le popolazioni civili, i loro campi e le loro vigne.

Una terra strappata al presente in nome di un “progresso” che avvelena le vite delle donne e degli uomini, impegnato a distruggere i valori e la dignità delle comunità. Un salto indietro nella storia.
Venerdì 19 luglio uomini e donne No Tav si avvicinano nel buio per battere sulle reti e gridare: “mia nonna partigiana me l’ha insegnato, tagliare le reti non è reato”.

Qualcosa è accaduto, venerdì notte, in Val Susa. Centinaia di agenti, esercito armato e attrezzato per la guerra, hanno assalito quegli uomini e quelle donne armati di torce e limoni e bottiglie d’acqua. Hanno chiuso loro ogni via d’uscita e, novella Diaz, hanno operato una mattanza. I più giovani, come testimoniano gli anziani della valle, hanno cercato di proteggere una via d’uscita ai più deboli, consentendoli di arrampicarsi sulla montagna, fuori dai sentieri chiusi dalle “forze dell’ordine”. Hanno pagato un prezzo altissimo, 63 feriti, 2 fermati, 7 arrestati.

Una nostra amica, Marta, 33 anni, pisana, viene fermata, colpita alle spalle durante la fuga. La sua testimonianza racconta le manganellate alla schiena mentre è schiacciata per terra dagli scarponi di agenti di cui non riesce neanche a vedere il volto. La notte è satura di gas e lei non è protetta da maschere, a differenza degli agenti. La trascinano in due, uno le stringe il collo, dell’altro restano sul suo braccio le impronte livide della stretta. La trascinano mentre altri intervengono. Uno alza il manganello e le spacca la bocca (6 punti esterni, 2 interni), altri le palpeggiano il seno e il pube. E’ un coro di insulti, un gridare “puttana”. Sanguinante la portano dentro il cantiere, gli insulti e gli sputi continuano, ci sono i magistrati e anche una donna poliziotto che non porta conforto ma altri sputi e insulti e molestie verbali.

Un medico di polizia raccomanda il ricovero immediato in Pronto Soccorso. Passeranno quattro ore. Quattro ore di sangue sul volto e sputi e insulti al suo essere donna.

Dal Pronto Soccorso la rilasceranno indagata a piede libero. Non è il caso di farla vedere a un giudice.

Ma la Diaz di Marta non è finita. Non è bastato il pestaggio, non sono bastate le violazioni al suo corpo di donna, non sono stati sufficiente “lezione” gli insulti e gli sputi e il ritardo nei soccorsi.

Marta non è stata zitta. Ha alzato la faccia ferita, è andata davanti alla stampa e ha osato raccontare.

Lei, l’unica dei fermati di quella notte d’inferno che poteva parlare.

E allora la caccia alle streghe riparte. Come donne conosciamo i toni e i modi e la violenza profonda di chi ti umilia e viola e insulta un’altra volta. Ed ecco spuntare l’UGL, sindacato di destra, a chiedere per Marta punizioni esemplari. Ed ecco un senatore della Repubblica, Stefano Esposito, Partito Democratico, divertirsi a twittare che Marta è bugiarda, che le manganellate giuste che ha preso se l’è cercate con la sua “guerra allo Stato” e che certo nessuna molestia c’è stata. Una follia di machismo, una banale arcaica prepotenza sulle donne umiliate e su Marta violata che si permette ancora di ribadire, dalle frequenze di una radio nazionale.

Come donne non possiamo tacere. Non possiamo tollerare che la terra, gli uomini e le donne continuino ad essere violati. Non possiamo più sopportare che la vita e i bisogni di tutte e di tutti siano travolti dall’arroganza dei pochi che su questo possono lucrare. Un arroganza che si crede onnipotente, che pensa di poter travolgere i corpi e le vite delle donne e degli uomini, con la violenza delle armi, prima, con quella degli insulti e della denigrazione e delle menzogne, poi.
Per Marta e i feriti della Val Susa esigiamo giustizia.

Per le donne violate esigiamo rispetto. Se il carnefice è pagato dallo Stato ne esigiamo di più.

Donne della Pisa No Tav

l’appello è in continuo aggiornamento, per firmarlo invia una mail a senonconmarta@gmail.com




Fonte:






 

venerdì 2 agosto 2013

PIANO PRAWER, PROTESTE E ARRESTI NEL GIORNO DELLA RABBIA

Migliaia di persone in piazza in tutta la Palestina storica contro il progetto di espulsione. A Gerusalemme arrestato un bambino, ad Aara almeno 20 manifestanti.

venerdì 2 agosto 2013 09:25

 La manifestazione ad Arara in Negev (Foto: Activestills/Oren Ziv)
La manifestazione ad Arara in Negev (Foto: Activestills/Oren Ziv)


dalla redazione

 

Betlemme, 2 agosto 2013, Nena News - Il Giorno della Rabbia del popolo palestinese contro la minaccia concreta di una nuova Nakba - il Piano Prawer - ieri ha visto scendere nelle piazze di tutta la Palestina storica migliaia di manifestanti. Numerose le città coinvolte e, alla fine della lunga giornata di protesta, anche gli arrestati dalle forze militari israeliane dispiegate ovunque. Gli organizzatori parlano di decine di arrestati, tra cui un bambino detenuto alla Porta di Damasco a Gerusalemme.

Le due manifestazioni principali si sono svolte in Negev, dove centinaia di poliziotti sono stati dispiegati per reprimere le proteste: hanno chiuso le strade principali e bloccato quelle laterali per impedire ai manifestanti di raggiungere il corteo. Ad Aara la polizia ha disperso la folla lanciando gas lacrimogeni e arrestando almeno 20 persone.

A Ramallah la marcia è partita dalla Muqata, la sede del presidente palestinese, ed è poi proseguita verso Nord: a bordo di cinque autobus circa 150 manifestanti hanno tentato di attraversare il checkpoint di Hizma per arrivare in Negev e prendere parte alla manifestazione principale, ma sono stati circondati dai soldati e fatti risalire con la violenza negli autobus. Un gruppetto è comunque riuscito a evitare i controlli e a bloccare la superstrada diretta verso il checkpoint.
Protesta anche a Tel Aviv, dove centinaia di manifestanti si sono ritrovati vicino alla città di Levahim, lungo la superstrada Tel Aviv-Be'er Sheva. Manifestazioni in sostegno delle comunità beduine palestinesi del Negev è giunta anche dal mondo arabo: proteste si sono tenute anche in Libano, Marocco e Giordania, contro un progetto che ricorda da vicino la Nakba del 1948. Il Piano Prawer prevede il trasferimento forzato e l'urbanizzazione di 40mila beduini, la confisca di oltre 80mila ettari di terre e la demolizione di 45 villaggi non riconosciuti dallo Stato di Israele. Nena News




Fonte:
















lunedì 29 luglio 2013

IL NO TAV PAURA NON NE HA!

Lunedì 29 Luglio 2013 07:33 


577160_400831976693314_1824645036_n
Aggiornamento ore 11.30: Le camionette e i blindati che si erano posizionati nel pressi del campeggio di Venaus sono andati via. Intanto è stata annunciata una conferenza stampa alle ore 16 di oggi, presso la Comunità Montana a Bussoleno. Una conferenza alla quale prenderanno parte, tra gli altri, il presidente della comunità montana Sandro Plano e il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano. Nel frattempo, giungono notizie più dettagliate rispetto alle perquisizioni di questa mattina. Per il momento risultano essere state perquisite e indagate un totale di 12 persone, tutte del comitato di Lotta popolare di Bussoleno: Luca di Bruzolo, Giulia, Martina, Lorenzo e William di Bussoleno, Andrea di Mompantero, mentre Rubina, Davide, Mattia B, Ruben, Dana, Mattia M. sono residenti a Torino.

 Corrispondenze da Radio Onda d'Urto:





Se il buongiorno si vede dal mattino...

ORA TIRANO FUORI "TERRORISMO E EVERSIONE"!
Decine di perquisizioni sono in corso da questa mattina in Val Susa e a Torino ai danni di divers* compagn* del Comitato di Lotta Popolare. Perquisiti anche i locali dell'Osteria La Credenza di Bussoleno. Un luogo di ritrovo e aggregazione conosciuto e frequentato da centinaia di persone (notav e non solo) viene di fatto additato come luogo di oscure trame... Perché l'articolo indicato nei mandati che accompagnano l'ennesima "operazione" targata Padalino & co. sono il 280 comma 1 n.3 cp e 10 e 121. 497/74, quello che indica "l'attentato con finalità terroristica e di eversione"
I reati contestati farebbero riferimento alla sera del 10 luglio, quando, tra molte altre iniziative, si verificò anche un'iniziativa al cantiere di Chiomonte, con taglio di reti.
Nei mandati si legge la volontà di ritrovare nelle case degli indagati [citiamo a braccio] "materiale esplosivo, contundente, atto al taglio di recinzioni e supporti audio-visivi e digitali che permettano il riconoscimento di eventuali complici". Come al solito sono stati sequestrati computer e altri dispositivi tecnologici di comunicazione. Così commenta ironico uno dei compagni perquisiti: “cercavano armi, si son presi computer e I-Phone”...
Ma aldilà delle battute, si profila un salto di qualità nell'operato dei Pm con l'elmetto. Non fanno arresti o misure disciplinari ma, quatti quatti, iniziano a far trapelare la possibilità di nuove maxi-inchieste con imputazioni gravissime che, anche in assenza di prove, possono permettere lunghe detenzioni cautelari. Evidentemente, non gli basta la figura di merda fatta con gli arresti della scorsa settimana (già tradotti ai domiciliari) e continuano a puntare in alto, verso la madre di tutte le imputazioni che Magistrati di questo calibro sognano proprinare alle lotte sociali e ai movimenti, specie quando questi non abbassano la testa!
Questo ennesimo atto intimidatorio - vera e propria provocazione - non deve lasciarci indifferenti e necessita una risposta determinata e corale del movimento, in difesa di quest* compagn* e di un luogo di aggregazione che è di tutti i Notav...


Fonte:

sabato 27 luglio 2013

IL FUNERALE DI BRAHMI. SIDI BOUZID SI DICHIARA REGIONE AUTONOMA.

Sabato 27 Luglio 2013 11:52 

1466068068_B97801967Z.1_20130726150228_000_G8E12GBI7.2-0
Aggiornamento 19h: mentre si avvicina la prima notte per la Regione Autonoma di Sidi Bouzid, la tensione è ancora alta nei pressi dell'ANC a Tunisi dove non cessano i tentativi dei manifestanti di unirsi davanti alla detestata istituzione della “transizione democratica”. Continuano ad arrivare anche i rinforzi alla celere con i gruppi speciali dal volto coperto dal passamontagna o accompagnati dai canilupo. Durante i rastrellamenti sono stati compiuti diversi arresti che preoccupano non poco le associazioni per i diritti dell'uomo visti anche i recentissimi episodi di molestie sessuali contro le militanti trattenute dalla polizia nel commissariato del centro città. Hamma Hammami, portavoce del Fronte Popolare, si è rivolto, durante una trasmissione radio, ai celerini ricordando loro l'instabilità del paese e quindi la possibilità per un futuro prossimo di venire giudicati da un tribunale per i crimini commessi anche in queste ore. Contemporaneamente il presidente dell'Assemblea Nazionale Costituente annunciava l'intenzione di rivolgersi alla popolazione tramite le televisioni in serata (realisticamente durante l'iftar) per intervenire su quanto accaduto durante il giorno. Ansar Achaaria, il partito salafita più consistente dello scenario dell'islamismo salafita tunisino, dal canto suo si è dissociato da ogni relazione con l'omicidio Belaid e Brahmi, dichiarandosi parte offesa in quanto, a loro detta, organizzazione dedita alla predicazione. Le ore successive all'iftar sarannno dirimenti per comprendere quale direzione prenderà questa lunga giornata di lotta che vede: l'ANC ormai prossima al collasso (mancano un pugno di dimissioni di deputati per essere formalmente sciolta), il governo in crisi insieme al partito di maggiornanza Ennahdha che a stento riesce a serrare i ranghi della base e della sua elites, una regione, quella di Sidi Bouzid, che dichiarandosi autonoma dà il segnale della possibilità dell'autogoverno e della secessione dalle istituzioni del regime, e la piazza della capitale che con tenacia non ha ceduto alla repressione per ore...  

Aggiornamento 17h: dopo più di un'ora di scontri la polizia sembrava essersi ritirata e i manifestanti avevano potuto riprendere posizione davanti all'ANC, aiutati anche dall'arrivo di quanti erano riusciti a superare e contrastare le cariche succedute al corteo funebre per Brahmi fuori dal cimitero Jellaz. Diverse fonti avevano registrato il movimento dei plotoni dell'esercito, la più parte assiepati dentro il giardino del palazzo dell'assemblea costituente. Situazione che aveva fatto pensare all'impiego dell'esercito al posto della polizia. Al contrario i celerini attendevano rinforzi... In questi minuti la polizia è tornata a caricare il sit-in con manganelli e lacrimogeni. Diversi deputati che avevano raggiunto il presidio sono stati pestati e portati in ospedale e si registrano i primi arresti tra i manifestanti. Ad aumentare la tensione c'è anche l'ingrossarsi delle file delle squadracce e dei supporter di Ennahdha a cui la polizia995942_498110926931371_1766985700_n-1invita da alcuni minuti di allontanarsi.         

Aggiornamento 16h: quanti stavano raggiungendo il sit-in davanti all'ANC dopo il corteo funebre per Brahmi, sono stati bloccati da diversi plotoni della celere. I manifestanti hanno tentato di cambiare strada ma a quel punto diversi plotoni di poliziotto hanno preso posizione anche alla coda del corteo. Dopo pochi minuti sono stati caricati brutalmente con manganelli e gas lacrimogeni. Fonti sul posto ci parlano della tenacissima resistenza popolare sotto lo scoppio del sole mentre fronteggia le bande di celerini.
La spinta per l'autonomia territoriale di Sidi Bouzid inizia a contagiare anche altre località e importanti città del paese. E' il caso di Kairouan, grande città del centro della Tunisia, dove il sit-in popolare per la caduta del regime ha reso pubblico questo documento:

In nome del popolo e del sangue dei martiri,
sotto questo governo in disfatta e incapace di ripulire le sue macchie, noi dichiariamo:
-è istallato un sit-in popolare davanti al governatorato
-il rifiuto totale di comunicazione con tutti i poteri locali illegittimi, e in primo luogo il governatore
-la creazione di un consiglio popolare temporaneo per gestire il sit-in e gli affari pubblici dell'intero governatorato.

Aggiornamento 15h: il corteo funebre che ha accompagnato il corpo di Brahmi, deposto vicino alla salma di Belaid, si è da poco concluso e le decine di migliaia di manifestanti si stanno dirigendo in corteo verso l'assemblea nazionale costituente per continuare la lotta. E' di questi minuti la notizia che la polizia sta attaccando ferocemente il sit-in davanti all'ANC distruggendo l'accampata, caricando a manganellate i presenti e lanciando numerosi lacrimogeni contro i manifestanti.
Intanto anche il fronte Ennahdha inizia a manifestare la crisi da tempo nascosta dal partito islamista: Sonya Toumaia, deputato per la fazione islamista, annuncia le dimissioni dall'ANC, e alcune fonti parlano che altri deputati “nadhoui” dovrebbero seguire l'esempio. Mancano solo altre 17 dimissioni e l'ANC sarebbe formalmente sciolta. Sembra che anche il ministro dell'educazione sia sul piede di annunciare le sue dimissioni dal governo.

Pagina in aggiornamento...

Notte di ferro e fuoco in Tunisia. Tutto il paese è stato attraversato dalla furia della popolazione tunisina rivolta contro tutte le istituzioni del regime guidato dai demo-islamisti di Ennahdha. Durissimi scontri con la polizia si sono verificati ovunque e a Gafsa, città storica dell'opposizione rivoluzionaria magrebina, durante gli incidenti con la polizia un compagno del Fronte Popolare Mohamed Mufti è stato ammazzato con un colpo di lacrimogeno sparatogli in testa da un celerino. Arrivano notizie anche di scontri tra diverse fazioni politiche come a Susa dove le squadracce di Ennahdha hanno attaccato un presidio dei nostalgici del regime di Ben Ali, organizzati nel partito, capeggiato da Beji Caid Essebis, Nidaa Tounes.
L'appello alla rivolta pacifica contro il regime pronunciato dal portavoce del Fronte Popolare Hamma Hammami sta facendo tremare le istituzioni tunisine: blocco dei servizi, del pagamento delle tasse, sciopero ad oltranza, presidio nei pressi dell'Assemblea Nazionale Costituente, e manifestazioni ovunque. Numerose le sedi di Ennahdha date alla fiamme.
In mattinata l'ex segretario di stato agli affari esteri Touhami Abdouli durante una lunga intervista a radio Mosaique FM ha annunciato che la regione di Sidi Bouzid si dichiara Regione Autonoma e che da oggi rifiuta di riconoscere tutte le istituzioni del potere centrale. Gli abitanti della regione hanno eletto un loro governatore, un certo numero di delegati, responsabili amministrativi, un consiglio regionale di saggi e un proprio senato. L'iniziativa sostenuta dai compagni e dalle compagne del Fronte Popolare durerà fino almeno allo scioglimento dell'assemblea nazionale costituente e del governo. La Sidi Bouzid rivoluzionaria invita tutte le regioni vicine (che ricordiamo sono parte del grande bacino minerario da sempre terra di lotta, dignità e rivolta) a seguire il suo esempio.
Il sindacato UGTT continua a presidiare tutte le proprie sedi, seguendo l'indicazione di un membro della segreteria centrale che ha dichiarato alla stampa che “qualsiasi attacco violento contro le nostre sedi o i nostri militanti, avrà una risposta repentina e organizzata ancora più violenta!”. Forte della riuscita completa dello sciopero di ieri questa volta l'UGTT sembra determinato a seguire la rabbia della popolazione, che nel pomeriggio di ieri è montata ancora di più quando sono iniziate a circolare le informazione a riguardo dell'uomo che il ministero degli interni aveva indicato come l'esecutore dell'omicidio Belaid e Brahmi: Marouen Nelhaj Salah, salafita combattente, è morto a giugno in Siria. Non pochi commentatori riconoscono nella disinformazione diffusa dalle conferenza stampa del ministero degli interni un disperato tentativo di calmare le acque e aggiungere del torbido per allontanare da Ennahdha l'accusa di mandante politico degli omicidi.
Intanto continuano le dimissioni dei deputati dell'Assemblea Nazionale Costituente (ad ora 53), mentre da più parti aumentano le accuse contro Ennahdha degli omicidi politici e di aver svenduto la rivoluzione e il paese all'America e alle corone del petrolio alleate.
La tensione resta altissima anche nella capitale: intorno alle 10 di questa mattina una macchina della polizia è stata fatta saltare nei pressi del commissariato della Goulette a pochi kilometri da Tunisi. Blindatissimo dai servizi di sicurezza il corteo funebre di Mohamed Brahmi, partecipato da migliaia e migliaia di tunisini e tunisine. Il corteo ancora incorso dovrebbe raggiungere il cimitero Jellaz dove solo 6 mesi fa è stato interrato il corpo del compagno Belaid.



Fonte: