Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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venerdì 16 agosto 2013

VENERDI' DELLA RABBIA IN EGITTO

venerdì 16 agosto 2013 10:24

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 20 
80 MORTI IN PIAZZA RAMSES, EDIFICI IN FIAMME
Sarebbero 80 i morti solo in Piazza Ramses al Cairo. Lo riferiscono fonti locali. In gran parte sono attivisti e simpatizzanti dei Fratelli Musulmani. La polizia avrebbe sparato anche dagli elicotteri. Nella piazza sono stati dati alle fiamme alcuni edifici. Notizie di numerosi morti arrivano anche da altre citta', a conferma che quella di oggi e' stata un'altra giornata di sangue in tutto il Paese.
AGGIORNAMENTO ore 18.30
FRATELLANZA: AL CAIRO ALMENO 45 VITTIME

Secondo il braccio politico dei Fratelli Musulmani, il partito Giustizia e Libertà, al Cairo le forze di sicurezza avrebbero ucciso almeno 45 persone, oltre 250 i feriti. Per il Ministero della Salute, in tutto il Paese, le vittime sarebbero 27.
AGGIORNAMENTO ore 16.30
TRE MORTI A FAYOUM. SI DIMETTE PORTAVOCE DEL FRONTE DI SALVEZZA

Tre vittime a Fayoum fanno salire ancora il bilancio delle vittime che tocca ormai quota 40. A livello politico, dopo le dimissioni del vicepresidente ad interim El Baradei, giungono anche quelle di Khaled Dawd, portavoce del Fronte di Salvezza Nazionale, ombrello delle opposizioni al regime di Morsi e oggi sostenitori dell'esecutivo provvisorio. Secondo alcuni osservatori, un'ammissione di colpa per aver avallato e sostenuto un golpe che si sta rivelando incapace di gestire la crisi egiziana.
AGGIORNAMENTO ORE 16.00 25 MORTI IN PIAZZA RAMSES, FRATELLI MUSULMANI
I Fratelli Musulmani denunciano che ci sarebbero stati 25 morti a Piazza Ramses, al Cairo, dove si fronteggiano i sostenitori del deposto presidente, Mohammed Morsi e la polizia. La televisione di Stato egiziana riferisce che 12 persone hanno perso la vita negli scontri scoppiati dopo la preghiera di mezzogiorno a nord ed est del Cairo.
AGGIORNAMENO ore 15.30
OTTO MORTI A DAMIETTA, SCONTRI AD ALESSANDRIA

Secondo fonti mediche, sarebbero stati uccisi almeno otto manifestanti a Damietta, facendo salire il bilancio di oggi a dodici morti. Scontri in corso ad Alessandria e Tanta.
AGGIORNAMENTO ore 14.30
QUATTRO MORTI A ISMAILIYA, UN POLIZIOTTO UCCISO AL CAIRO

Sono in corso le manifestazioni indette dai sostenitori del presidente Morsi. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, ad Ismailiya le forze di sicurezza avrebbero ucciso quattro persone, undici i feriti.
Al Cairo un poliziotto è stato ucciso ad un checkpoint. A Tanta, la polizia lancia gas lacrimogeni per disperdere la folla, che sta lanciando pietre in risposta. I manifestanti stanno marciando verso la sede del governatorato.
AGGIORNAMENTO ore 11.35
L'ESERCITO CIRCONDA TAHRIR SQUARE, TAMAROD A DIFESA DEI COPTI

Le forze armate egiziane hanno chiuso con filo spinato tutte le entrate e le uscite per Tahrir Square. La piazza simbolo della rivoluzione del 25 gennaio 2011 è circondata da veicoli blindati. Chiusa anche la fermata della metropolitana in attesa delle manifestazioni di oggi.
Intanto, dopo gli attacchi alle chiese copte, il gruppo Tamarod - la campagna di raccolta firme che ha avviato le proteste anti-Morsi di luglio e il successivo intervento dell'esercito - ha detto che difenderà le chiese e le moschee, in particolare i luoghi di culto cristiani presi di mira da gruppi islamisti nei giorni scorsi.
dalla redazione

Roma, 16 agosto 2013, Nena News - Il Venerdì della Rabbia attende oggi l'Egitto, ormai ad un passo dalla guerra civile. Dopo i durissimi scontri dei giorni scorsi (con un bilancio che oscilla tra le 500 e le 700 vittime), i sostenitori del deposto presidente Morsi hanno indetto per oggi manifestazioni contro il golpe militare in tutto il Paese. "Manifestazioni contro il colpo di Stato partiranno dalle moschee del Cairo e si dirigeranno verso piazza Ramsis - ha annunciato il portavoce dei Fratelli Musulmani, Gehad Al-Haddad - Dopo gli arresti e le uccisioni che stiamo subendo, le emozioni sono troppo forti per essere guidate da qualcuno". Ovvero, difficile prevedere cosa accadrà nelle piazze, soprattutto dopo l'ordine dato dal Ministero degli Interni a polizia ed esercito: aprite il fuoco contro chiunque attacchi le forze di sicurezza o gli edifici governativi.

L'Alleanza per il Sostegno della Legittimità fa altrettanto e chiama milioni di egiziani a scendere in strada dopo la preghiera del venerdì, da 28 diverse moschee della capitale: "La nostra rivoluzione è pacifica. La violenza non è la nostra dottrina e il vandalismo è usato dai leader del golpe militare per mantenere il controllo del Paese".

A livello internazionale, si muove l'Unione Europea. Oggi l'inviato speciale di Bruxelles in Medio Oriente, Bernardino Leon, ha fatto sapere che le forze armate egiziane hanno rifiutato un accordo di pace con la Fratellanza, qualche ora prima dei sanguinari sgomberi di mercoledì. L'accordo era stato raggiunto con l'aiuto della UE e degli Stati Uniti: "Avevamo un piano politico sul tavolo, accettato dalla Fratellanza. L'esercito avrebbe potuto accettare tale opzione".

I ministri degli Esteri della UE si vedranno nei prossimi giorni, al massimo martedì come richiesto dall'italiana Emma Bonino, per affrontare la questione della crisi egiziana. Intanto la Danimarca chiede la sospensione dei progetti bilaterali con l'Egitto e la Svezia lo stop ai finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale.

Richieste che seguono alla decisione dell'amministrazione statunitense di interrompere le esercitazioni militari congiunte con l'Egitto, previste per il prossimo mese, seppur Obama continui ad affermare di non voler prendere le parti né dell'esercito né degli islamisti. Gli errori della comunità internazionale stanno venendo a galla, insieme alle loro atroci conseguenze. L'appoggio incondizionato alla Fratellanza - previa accettazione di determinati parametri economici e misure liberiste, così da ottenere i prestiti dell'FMI - hanno trascinato l'Egitto in una crisi economica peggiore dell'era Mubarak. Una crisi che si è aggiunta alle politiche antidemocratiche e non inclusive dei Fratelli Musulmani, provocando la rabbia popolare e il conseguente intervento militare.

Il risultato è una guerra civile. Nena News



 Fonte:

mercoledì 14 agosto 2013

EGITTO NEL CAOS: E' STATO DI EMERGENZA

Si parla di 300 morti. Arrestati leader del movimento islamista. Sostenitori di Morsi incendiano tre chiese coopte e attaccano edifici governativi.

mercoledì 14 agosto 2013 09:26

 
AGGIORNAMENTO ore 17.30
DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA, EL BARADEI SI DIMETTE

Ad annunciarlo è la tv di Stato egiziana: da oggi per un mese il Paese è in stato di emergenza. Il governo ha imposto anche coprifuoco notturno per 30 giorni al Cairo e in 10 province egiziane e ha ordinato all'esercito di ristabilire l'ordine.
Continua a salire il bilancio dei morti: i Fratelli Musulmani parlano di almeno 300 vittime, la metà secondo il governo ad interim.
A livello politico la prima "vittima" è il vicepresidente e leader delle opposizioni a Morsi, Mohammed El Baradei, che ha annunciato poco fa le sue dimissioni.
dalla redazione
Roma, 14 agosto 2013, Nena News - Sarebbero almeno cento i morti e 2mila i feriti (gli ultimi aggiornamenti, non confermati, parlano di 250 morti e oltre 5mila feriti) per le cariche della polizia egiziana volte a sgomberare le piazze el Nahda e Rabaa al Adawiyeh, i due presidi che tengono i Fratelli Musulmani al Cairo per protestare contro il golpe militare del 3 luglio e la destituzione del presidente islamista Mohamned Morsi. Lo comunica Gihad el Haddad, il portavoce dei Fratelli Musulmani. Altre fonti riferiscono di un bilancio più basso.

Le forze di sicurezza affermano di avere il controllo di piazza el Nahda. Fratelli Musulmani e polizia si scambiano accuse sull'uso armi da fuoco. Secondo diverse agenzie di stampa, questa mattina la polizia ha attaccato i due sit-in dei sostenitori dei Fratelli Musulmani, in Al-Nahda Square e alla moschea di Rabaa Al-Adawiya: i poliziotti hanno circondato i manifestanti e lanciato gas lacrimogeni.

L'agenzia di stato Mena ha riportato la notizia di un incendio appiccato dai sostenitori del deposto presidente Morsi contro una chiesa copta a Sohag, città nel centro del Paese. I manifestanti hanno lanciato contro la chiesa di Mar Gergiss delle bombe incendiarie. Date alle fiamme anche due chiese nella provincia di El-Menia.
Scontri in corso ad Alessadria, dove i manifestanti islamisti hanno dato fuoco ad un edificio governativo nel quartiere di Kom el-Deka e si sono scontrati con le forze di sicurezza. A Luxor, gli scontri si stanno svolgendo in piazza Abu Haggag: i sostenitori di Morsi hanno attaccato alcuni negozi e incendiato auto della polizia. A Giza presa di mira una stazione di polizia.

Intanto il generale Abdel Fattah Othman, del Ministero dell'Interno, ha annunciato l'arresto di alcuni leader della Fratellanza: "Abbiamo arrestato alcuni leader dei Fratelli Musulmani ma è presto per annunciare i loro nomi". Nena News




Fonte:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=82543&typeb=0 

mercoledì 10 luglio 2013

Egitto, Hazem el Beblawi nuovo primo ministro

Mohammed el Baradei e' il vice premier con delega agli affari esteri. Il nuovo primo ministro incontra i favori dei salafiti ma non della Fratellnza che prosegue le proteste.

martedì 9 luglio 2013 17:23

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 20
MIGLIAIA IN PIAZZA A FAVORE DI MOHAMMED MORSI
Sono molte migliaia i sostenitori dei Fratelli Musulmani in piazza Rabaa al-Adawiya, al Cairo, per partecipare alla manifestazione in sostegno del presidente deposto dai militari Mohamed Morsi, per chiedere la sua liberazione e il ripristino della "legittimita'".

  Il Cairo, 9 luglio 2013, Nena News - Il presidente ad interim egiziano, Adly Mansour, ha nominato l'ex ministro delle Finanze, Hazem el Beblawi, primo ministro di un governo di transizione, e l'ex numero uno dell'Aiea, Mohamed El Baradei, vicepresidente con delega agli Affari esteri. Anche il partito islamico salafita al Nour appoggia la nomina di Beblawi mentre sta ancora valutando quella dell'ex premio Nobel per la Pace.

La nomina di el Beblawi sembra accrescere la rabbia dei Fratelli Musulmani per il colpo di stato militare della scorsa settimana e la destituzione del presidente eletto Mohammed Morsi. Il movimento islamista ha già respinto la Road Map annunciata da Adly Mansour per tentare di uscire dalla grave crisi politica che rischia di sfociare in una guerra civile. E per oggi i Fratelli Musulmani hanno convocato nuove massicce manifestazioni di protesta.

L'itinerario politico tracciato da Mansour prevede la lomina di un comitato costituente incaricato di presentare modifiche alla costituzione da sottoporre a referendum. Poi arriveranno le elezioni legislative e, una volta insediato il nuovo Parlamento, nel giro di una settimana dovranno essere convocate anche le elezioni per un nuovo presidente.

In particolare il documento prevede che entro 15 giorni sia istituita una commissione costituente che entro due mesi presenti alla presidenza gli emendamenti alla Costituzione voluta dai Fratelli Musulmani e sospesa nel colpo di stato della scorsa settimana. Gli emendamenti saranno quindi sottoposti a referendum popolare entro un mese dalla loro presentazione. Svolta la consultazione popolare, entro due mesi, cioe' entro la fine dell'anno, si dovranno tenere le elezioni parlamentari. Solo allora, con una nuova costituzione e un Parlamento funzionante, saranno indette nuove elezioni presidenziali.

Ad annunciare la scorsa notte le proposte del presidente ad interim sono stati i mezzi d'informazione egiziani al termine di una giornata drammatica segnata dal massacro al Cairo di 51 sostenitori di Morsi sui quali ha aperto il fuoco la Guardia Repubblicana. Nena News



Fonte:

lunedì 28 gennaio 2013

EGITTO: RIPRESI GLI SCONTRI

Lo stato d'emergenza proclamato dal presidente islamista Mohammed Morsi non placa le proteste nel Sinai. Opposizione riunita per decidere su dialogo.

lunedì 28 gennaio 2013 11:15



Roma, 28 gennaio 2013, Nena News - Lo stato d'emergenza proclamato ieri sera dal presidente islamista Mohammed Morsi non placa le proteste nel Sinai.

Scontri violenti sono ripresi oggi a Ismailiya e Suez, disordini si registrano ad Assiut, finora meno toccata dalle proteste, e continuano i tafferugli anche al Cairo.

In queste ore sono in tanti che puntano l'indice contro Morsi accusato di non avere il polso per mettere fine a proteste che spesso sono atti di teppismo, come nel caso dei tifosi di calcio di Port Said che si lanciano all'assalto di prigioni e uffici pubblici per protestare contro la condanna a morte di 21 ultras trovati responsabili della strage di un anno fa allo stadio cittadino di 72 sostenitori della squadra avversaria dell'Ahly.

In questo clima che da giovedì scorso ha visto la morte di una sessantina di egiziani, il Fronte di salvezza nazionale di opposizione, si è riunito per decidere la risposta all'invito al dialogo lanciato di Morsi.

La corrente di sinistra guidata da Hamdin Sabbahi ha già rifiutato i colloqui, mentre un altro noto oppositore, Mohamed el Baradei, chiede che il presidente si impegni a formare un governo di unità nazionale e un comitato per la modifica della Costituzione. Nena News 



Fonte:

venerdì 4 gennaio 2013

Egitto, le opposizioni aprono a Morsi

Il Fronte Nazionale pronto al dialogo a patto di modificare la nuova Costituzione. Intanto la Procura del Cairo accusa i leader delle opposizioni di aver tentato un golpe.

adminSito




venerdì 4 gennaio 2013 10:55

Il presidente egiziano Morsi (Foto: AFP)
Il presidente egiziano Morsi (Foto: AFP)
 

dalla redazione

Roma, 4 gennaio 2013, Nena News - Dopo un mese di scontri e tensione, l'opposizione egiziana apre al presidente Morsi. Ieri il Fronte Nazionale - coalizione dei diversi gruppi di opposizioni laici, liberali e cristiani, al governo dei Fratelli Musulmani - si è detto pronto ad avviare il dialogo con la presidenza.

Ad alcune condizioni. Prima di tutto il "negoziato" dovrà fondarsi su un'agenda chiara ed ufficiale, in particolare riguardo alla nuova Costituzione del Paese, un testo controverso che ha portato in piazza migliaia di persone e che è stato approvato con un referendum popolare a cui ha partecipato solo un terzo della popolazione.

Il Fronte chiede inoltre la creazione di una commissione che si occupi di emendare e modificare alcuni articoli della Costituzione e che sia formata da esperti di entrambe le parti, governo e opposizione.

L'apertura giunge dopo la richiesta dello stesso presidente Morsi di sedersi al tavolo con le opposizioni per discutere del futuro del Paese, spaccato in due dal testo costituzionale e da alcuni decreti presidenziali considerati alla stregua di un colpo di Stato. A novembre Morsi aveva emesso un decreto con il quale si auto attribuiva poteri assoluti e si liberava del controllo degli altri poteri dello Stato, in primis della magistratura.

Un atto che ha provocato la rabbia del popolo egiziano, che ha ancora vivido il ricordo dei 40 anni di regime dittatoriale dell'ex presidente Hosni Mubarak. Una rabbia tanto forte da spingere le opposizioni a rifiutare di sedersi a tavolo con la presidenza. Ad un mese di distanza, però, arriva l'apertura che segue alle accuse mosse al Fronte dalla Procura del Cairo.

A fine dicembre il tribunale ha aperto un'inchiesta contro il Nobel per la Pace Mohammed El Baradei, l'ex presidente della Lega Araba Amr Moussa e il leader della sinistra Hamdeen Sabbahy, accusati di aver tentato di rovesciare il governo dei Fratelli Musulmani e di aver istigato al colpo di Stato contro il presidente Morsi, democraticamente eletto dal popolo egiziano.

Un'accusa che le opposizioni definiscono un tentativo di intimidazione per fermare le proteste popolari. Nena News

sabato 24 novembre 2012

EGITTO: DATI ALLE FIAMME GLI UFFICI DEI FRATELLI MUSULMANI

Il presidente egiziano ha emesso un decreto che intacca gravemente il potere giudiziario. Le opposizioni si sollevano: manifestazioni anti-Morsi in tutto il Paese.

Piazza Tahrir al Cairo, il cuore della rivoluzione egiziana
Piazza Tahrir al Cairo, il cuore della rivoluzione egiziana

AGGIORNAMENTO ORE 18.15
Il presidente egiziano Morsi ha parlato alla folla pro-islamista riunitasi sotto il palazzo presidenziale al Cairo, dicendo che l'Egitto è nel sentiero della democrazia e della libertà: "La stabilità politica, sociale ed economica è quello che voglio e quello a cui sto lavorando. Sono qui e starò qui per volere del popolo, con chiara legittimazione".

AGGIORNAMENTO ore 14.00:

Durante le manifestazioni in Egitto contro il presidente Morsi, i manifestanti hanno dato fuoco agli uffici dei Fratelli Musulmani in tre diverse città: a Suez, a Ismailiya e a Port Said. Raid nella sede del partito ad Alessandria, dove sono esplosi scontri tra gli oppositori e i sostenitori di Morsi. Duri scontri anche al Cairo, dove sono scesi in piazza centinaia di manifestanti guidati dalle opposizioni. Sarebbero 15 i feriti.

di Emma Mancini


Roma, 23 novembre 2012, Nena News
- Dopo aver ricevuto plausi da tutto il mondo per il raggiungimento della tregua tra Hamas e Israele, il presidente egiziano Morsi è costretto a tornare ai problemi di casa. Previste per oggi manifestazioni a Tahrir Square e nel resto del Paese contro Morsi e la sua decisione di modificare la costituzione a favore della poltrona che occupa.

Ieri il presidente egiziano ha emesso un decreto costituzionale con cui si auto-attribuisce i poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo. Alla magistratura viene tolto il potere di sciogliere l'Assemblea Costituente e il Consiglio della Shura, il diritto di veto e quello di annullamento di leggi e decreti presidenziali. Fino all'entrata in vigore della nuova Costituzione, nessun potere dello Stato può revocare le decisioni del presidente.

Il decreto di Morsi - che lui stesso ha definito una forma di protezione della rivoluzione egiziana e lo strumento per "distruggere le infrastrutture istituzionali del vecchio regime" - ha messo fine ad una settimana di protagonismo delle opposizioni in Assemblea Costituente: numerose le bozze proposte in questi giorni dalle fazioni laiche.

Le forze di opposizione si sono immediatamente sollevate
, facendo appello alla popolazione egiziana perché scenda in piazza oggi contro quello che considerano "un colpo di Stato senza legittimazione". La chiamata alla piazza è giunta ieri notte durante un meeting nel quartier generale del Partito Wafd, a cui hanno preso parte numerose figure di spicco dell'opposizione al governo dei Fratelli Musulmani: Mohamed El Baradei, Ayman Nour, Amr Moussa, George Ishaq e Hamdeen Sabbahy.

Durante la conferenza, le opposizioni hanno chiesto l'immediata revoca del decreto, pena il crollo sia della legittimità del presidente sia del consenso popolare: Morsi è accusato di "monopolizzare i tre poteri dello Stato e di annullare l'indipendenza della magistratura". Ma non solo: secondo gli oppositori, è necessario lo scioglimento dell'Assemblea Costituente e la creazione di un nuovo corpo a cui affidare il compito di redigere la legge fondamentale dello Stato egiziano.

El Baradei, Nobel per la Pace e leader nei primi giorni della rivoluzione contro il regime di Hosni Mubarak nel 2011, ha scritto nel suo account Twitter: "Il presidente si è autoproclamato nuovo faraone. Un grave attacco alla rivoluzione che potrebbe avere pericolose conseguenze".

Dure critiche anche da parte della magistratura egiziana, che vede nell'intervento a gamba tesa di Morsi "un assalto allo Stato di diritto e all'indipendenza giudiziaria, un atto che respinge l'Egitto indietro all'era preistorica". A puntare il dito contro il presidente è il capo del Judges Club, Ahmed Al-Zend, secondo il quale la dichiarazione di Morsi è volta a permettere al presidente, al ministro della Difesa e a quello degli Interni di tenere in scacco la magistratura.

Non solo: nel decreto, Morsi ha previsto il ritorno di fronte ai tribunali di coloro che repressero le rivolte di piazza. Una decisione che potrebbe riaprire anche il processo all'ex presidente Mubarak, condannato all'ergastolo. Nena News

mercoledì 25 gennaio 2012

EGITTO: LA RIVOLUZIONE UN ANNO DOPO CONTINUA

Oggi grande manifestazione in Piazza Tahrir per il primo anniversario della sollevazione contro Hosni Mubarak. Bilancio di un anno esaltante. Ma la rivoluzione non e' terminata, continuera'

 

GIULIA SUDANO

Il Cairo, 25 gennaio 2012, Nena News – “#25Jan C’è ancora speranza”, “#25Jan la seconda parte sta per cominciare”. Il canale Twitter #25Jan è un fiume in piena. Straripa delle speranze e della voglia di riscatto dei giovani egiziani, determinati più che mai in vista del primo anniversario dell’inizio della rivoluzione a impedire che quest’ultima resti incompiuta. E’ partito il conto alla rovescia per il prossimo 25 gennaio. La schiacciante vittoria elettorale delle forze islamiche nell’elezione della camera bassa del parlamento e i feroci scontri di fine novembre e metà dicembre fra manifestanti e militari nei pressi di Piazza Tahrir, sembrano aver dato alla ricorrenza un significato e un’importanza che vanno al di là del semplice cerimoniale. Per i movimenti rivoluzionari, il 25 gennaio rappresenta un nuovo trampolino di lancio per far ripartire il processo di cambiamento, iniziato con la caduta del presidente Mubarak e in seguito tradito dal Consiglio Supremo delle Forze Armate che ne ha assunto ad interim i poteri esecutivi.
Gli scontri di metà dicembre, la cui immagine simbolo è divenuta la scena del pestaggio e del parziale denudamento di una donna velata da parte di un gruppo di soldati, hanno profondamente segnato la società egiziana. Un numero crescente di politici, giornalisti, attivisti, ha reagito richiedendo il rapido passaggio dei poteri esecutivi dal consiglio dei militari a un’autorità civile. Nel corso di una conferenza stampa lo scorso 20 dicembre, la Coalizione della Gioventù Rivoluzionaria e il gruppo “We are all Khaled Said” (Siamo tutti Khaled Said-uno dei gruppi promotori della manifestazione del 25 gennaio 2011) hanno avanzato la proposta di anticipare le elezioni presidenziali alla data simbolica del 25 gennaio. La proposta, oltre a generare i forti dubbi degli analisti politici per la breve tempistica e per le conseguenze dell’elezione di un presidente con eccessivi poteri prima della redazione della nuova costituzione, ha incassato il netto rifiuto dei Fratelli Musulmani. Non ha avuto migliore fortuna Ibrahim Eissa, caporedattore del quotidiano Al-Tahrir, con la sua idea del passaggio immediato di consegne dal Consiglio Supremo delle Forze Armate al futuro presidente della Camera, in attesa delle elezioni presidenziali previste il prossimo giugno. I Fratelli Musulmani hanno rifiutato poiché non intendono accettare proposte che si discostino dalla dichiarazione costituzionale, a cui tutte le forze politiche hanno aderito lo scorso marzo. Mentre, le forze liberali e secolari hanno declinato lo scenario proposto da Eissa, perché favorirebbe i Fratelli Musulmani, in quanto detentori della maggioranza parlamentare. La terza ipotesi in circolazione, già emersa nel corso degli scontri di fine novembre, consiste nella formazione di un consiglio presidenziale temporaneo, a cui lo SCAF affiderebbe i suoi poteri esecutivi in attesa delle elezioni presidenziali.
Il dibattito sul passaggio dei poteri esecutivi dai militari a un’autorità civile è stato portato in strada lo scorso 4 gennaio da decine di attivisti, capitanati da Alaa Abdel-Fattah, il blogger egiziano rilasciato il giorno di Natale dopo circa due mesi di carcere per l’accusa di aver incitato alla violenza contro le forze armate, nel corso della manifestazione del 9 ottobre dei copti cristiani davanti a Maspero (edificio della tv di stato). E’ stata un’interessante occasione di confronto di diversi e anche contrastanti punti di vista. Abdel-Fattah ha sottolineato la necessità che i cittadini mantengano alta la pressione sui parlamentari neoeletti affinché realizzino le domande della rivoluzione e ha ribadito che la responsabilità politica della popolazione non può esaurirsi nel semplice voto. Haitham El-Shawaf, coordinatore generale dell’Alleanza delle Forze Rivoluzionarie che riunisce circa 60 partiti e movimenti rivoluzionari,  ha rifiutato invece l’idea di cedere l’autorità esecutiva all’attuale parlamento dominato dalle forze islamiche.
La posizione di El-Shawaf è esemplificatrice di un pericoloso antagonismo che va prefigurandosi fra molti gruppi rivoluzionari, che sentono di mantenere la legittimità “rivoluzionaria”, e i partiti politici, che hanno ottenuto la legittimità “rappresentativa” derivante dal processo elettorale. Nell’attuale contesto politico post-elezioni, se il blocco rivoluzionario si contrapporrà al nuovo parlamento, divenuto il detentore della legittimità popolare grazie all’elevata affluenza elettorale (circa il 50%), correrà il grave rischio di perdere la propria credibilità e legittimità simbolica. Del resto, gli scontri iniziati lo scorso 19 novembre avevano già evidenziato la presenza di numerosi segmenti della società contrari alla proteste verso i militari, perché convinti che potessero ostacolare la transizione democratica del paese e incrementare le perdite economiche, già stimate intorno ai 7,5 miliardi di dollari dal gennaio scorso. Una realtà confermata dai numeri della piazza che non si sono mai avvicinati all’obiettivo prefissato del milione. A questo proposito, è significativo riportare anche le parole pronunciate nel corso della manifestazione del 4 gennaio dall’attivista Ziad Aly, pubblicate dal quotidiano egiziano Al-Ahram il giorno seguente: “mi guardo intorno e quel che vedo sono le solite facce […] non potremo essere efficaci fino a quando un maggior numero di persone non si unirà a noi”.
Le iniziative dei movimenti giovanili e degli attivisti, finalizzate a richiamare i propri sostenitori in piazza il 25 gennaio e ad accrescere la consapevolezza degli obiettivi e delle richieste rivoluzionarie,  si moltiplicano sempre di più con l’avvicinarsi dell’attesa ricorrenza. Ad esempio, l’Associazione Nazionale per il Cambiamento, guidata da Mohammed El-Baradei, sta promuovendo numerose campagne per coinvolgere i cittadini a partecipare alle manifestazioni del 25 gennaio, inclusa una campagna porta-a-porta per distribuire cd e posters che documentano le violazioni commesse dai militari. La Coalizione della Gioventù Rivoluzionaria del 25 gennaio sta pianificando come coinvolgere gli egiziani nelle zone rurali a partecipare alle manifestazioni. Il movimento del 6 Aprile, uno dei principali organizzatori delle manifestazioni che hanno portato alla caduta del presidente Mubarak l’11 febbraio 2011, ha annunciato giovedì scorso di voler organizzare delle marce quotidiane in preparazione dell’ “Iniziativa dell’Unità” che ha programmato il 25 gennaio, con lo scopo di coordinare tutte le attività dei rivoluzionari nel restante periodo di transizione politica.
Prosegue anche la campagna “Liars” (Bugiardi), promossa da numerosi attivisti e movimenti, a seguito degli scontri fra manifestanti e militari davanti la sede del consiglio dei ministri il 16 dicembre, per incrementare la consapevolezza del pubblico sulle violazioni commesse dal Consiglio Supremo delle Forze Armate.  La campagna si è ormai estesa in tutto il paese in maniera spontanea e decentralizzata con lo scopo di diffondere un’informazione alternativa rispetto a quella promossa dai media statali sui fatti accaduti in piazza Tahrir fra novembre e dicembre scorsi. Ogni cittadino può organizzare in un luogo pubblico una proiezione dei video e delle foto che mostrano gli abusi dei militari contro i manifestanti negli scontri degli ultimi mesi, perché, come ripetono i promotori su Twitter, “la campagna non ha coordinatori ed è una proprietà pubblica”.
Le forze rivoluzionarie sono determinate a continuare la loro azione per portare a termine la rivoluzione e il primo anniversario del suo inizio rappresenta un importante appuntamento politico. Ad ogni modo, la partita rivoluzionaria non si gioca a Piazza Tahrir il 25 gennaio, ma tutti i giorni nelle strade, nelle moschee e nei vari luoghi di aggregazione sociale del paese. Molti attivisti ne sono ormai consapevoli. La rivoluzione continua. Nena News

Fonte:

http://nena-news.globalist.it/?p=16581