Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


giovedì 13 dicembre 2012

Il brigatista torturato chiede la revisione del processo. Vuole sapere tutto sulla squadra speciale guidata da Nicola Ciocia che praticava il waterboarding

dicembre 12, 2012
 
Dal blog http://insorgenze.wordpress.com/ di Paolo Persichetti:

Dopo le ammissioni di Nicola Ciocia, il funzionario di polizia che lo torturò, e la testimonianza dell’allora commissario Salvatore Genova, Enrico Triaca chiede la revisione del processo che portò alla sua condanna per calunnia. L’istanza depositata dagli avvocati Francesco Romeo e Claudio Giangiacomo davanti alla corte d’appello di Perugia non mira soltanto all’annullamento del processo farsa che finì con una condanna per calunnia ad un anno e quattro mesi di carcere, che si aggiunse a quella per appartenenza alle Brigate rosse ed in un primo momento anche per il sequestro Moro. L’obiettivo è quello di fare luce sull’esistenza di un apparato di polizia parallelo che con il mandato del governo venne messo in piedi per condurre le indagini sulle organizzazioni rivoluzionarie armate ricorrendo alla tortura.


di Marco Grasso e Matteo Indice

Il Secolo XIX 12 dicembre 2012

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Nicola Ciocia è l’uomo di spalle, di bassa statura con la chiera

Per piegare il terrorismo lo Stato italiano fece ricorso alla tortura. Un’accusa che allora, quando a lanciarla era Enrico Triaca, tipografo delle Br coinvolto nel sequestro Moro, finì con una condanna per calunnia. Era il 1978. Oggi, a trentaquattro anni di distanza, l’ex brigatista chiede la revisione del processo: «Era tutto vero». Un atto che potrebbe riaprire una delle pagine più oscure degli anni di Piombo: l’attività di alcuni corpi speciali, che agivano sotto copertura, conosciuti come “I cinque dell’Ave Maria” e “I vendicatori della notte”.
A confermare l’esistenza di un nucleo “parallelo” all’interno della polizia, nel corso degli anni, sono stati alcuni ex funzionari. Ne parlò Salvatore Genova, superinvestigatore che nel gennaio del 1982 liberò il generale americano James Lee Dozier, prigioniero delle Brigate Rosse. Poi anche Nicola Ciocia, anche lui ex poliziotto, che in quelle missioni speciali si celava dietro allo pseudonimo “Professor De Tormentis”. Ciocia, convinto che il fine giustificasse in mezzi («era per il bene dell’Italia»), raccontò la sua verità in un’intervista al Secolo XIX. Tra le rivelazioni anche quella di aver praticato ciò che allora veniva chiamato il «trattamento dell’acqua e sale». Una forma di interrogatorio divenuta famosa in tutto il mondo dopo la guerra in Iraq come waterboarding, tortura che simula l’annegamento del detenuto.
Quelli che fino a ieri erano frammenti sconnessi, adesso sono i pezzi di un mosaico coerente. A rimetterli insieme è una corposa indagine difensiva condotta da Francesco Romeo e Claudio Giangiacomo, avvocati di Triaca, e presentata alla Corte d’Appello di Perugia. In gioco non c’è solo l’annullamento di un processo, finito con una condanna a un anno e quattro mesi di carcere, arrivata dopo quella per banda armata.
L’obiettivo dichiarato del ricorso è quello di far luce su una delle pagine più oscure del dopoguerra italiano: «È molto facile indignarsi e criticare la tortura quando viene praticata in altri paesi – spiegano – È molto facile zittire con una condanna per calunnia, chi ha denunciato di essere torturato. È difficile, anzi, impossibile, affrontare la propria cattiva coscienza anche se appartiene al passato».
A descrivere il waterboarding è lo stesso Triaca, al blog Insorgenze, punto di riferimento della sinistra più estrema: «Fui prelevato dalla questura, bendato e caricato su un furgone. Mi introdussero in una stanza, mi spogliarono e mi legarono alle quattro estremità di un tavolo, con la testa fuori. Qui, accesa la radio al massimo, iniziò il “trattamento”. L’istinto è quello di agitarti nel tentativo di prendere aria, ma riesco solo a ingoiare acqua. “De Tormentis” dava gli ordini. Dopo un po’ che tieni la testa a penzoloni i muscoli cominciano a farti male e a ogni movimento ti sembra che il primo tratto della spina dorsale ti venga strappato dalla carne».
L’esistenza di una «struttura organizzata» emerse già in un’inchiesta della Procura di Padova degli anni Ottanta, che indagò sulle sevizie commesse ad alcuni membri delle Br, senza riuscire a individuarne gli autori. A colmare quel vuoto, nel 2007, è il capo della squadra, Nicola Ciocia: «I metodi forti sono stati usati, in emergenza e sempre dopo aver avuto la certezza oggettiva di trovarsi davanti il reo, le cui rivelazioni sarebbero state decisive per salvare delle vite. Ammesso, e assolutamente non concesso, che ci si debba arrivare, la tortura – se così si può definire – è l’unico modo in alcuni casi».
La vicenda è stata anche oggetto di un’interpellanza parlamentare, presentata dalla deputata radicale Rita Bernardini. A rispondere a nome del governo, notano però i difensori di Triaca, si è presentato Carlo De Stefano, sottosegretario agli Interni, all’epoca dei fatti «uno dei poliziotti che parteciparono al suo arresto».

Altri articoli e approfondimenti:


Ciocia-De Tormentis: “Torturavo per il bene dell’Italia”
Chi è “Tormentis”?
Condannato per calunnia dopo-aver-denunciato le torture, Triaca chiede la revisione del-processo
Enrico Triaca denunciò le torture ma fu condannato per calunnia. In un libro il torturatore Nicola Ciocia-alias De Tormentis rivela “Era tutto vero”. Parte la richiesta di revisione
Triaca: “De Tormentis mi ha torturato così”
Triaca: dopo la tortura l’inferno del carcere/ seconda parte
Che delusione professore! Una lettera di Enrico Triaca a Nicola Ciocia-professor De Tormentis



Fonte:

http://insorgenze.wordpress.com/2012/12/12/il-brigatista-torturato-chiede-la-revisione-del-processo-vuole-sapere-tutto-sulla-squadra-speciale-guidata-da-nicola-ciocia-che-praticava-il-waterboarding/ 



martedì 11 dicembre 2012

VICENZA PATRIMONIO VERGOGNOSO DELL'UNESCO



I video e le foto della fumogenata promossa da Alberto Peruffo sabato 8 dicembre per denunciare il vergognoso patrimonio Unesco ospitato dal territorio vicentino




giovedì 6 dicembre 2012

Bruno Valli

Mercoledì 05 Dicembre 2012 01:37
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5 dicembre 1974, pochi minuti prima di mezzogiorno. Qualche solerte cittadino ha avvertito la stazione dei carabinieri di Castel d'Argile che un "furgone sospetto" staziona nei pressi della località Argelato. Il brigadiere Andrea Lombardini si precipita sul posto, nonostante sia il suo giorno di riposo. Si avvicina al fiat 238 e chiede i documenti ai tre giovani seduti all'interno. La risposta risuona chiara nella bassa bolognese: una breve raffica parte dallo sten di uno dei ragazzi e uccide il carabiniere.
Il commilitone di Lombradini sceso dall'auto comincia anch'egli a sparare, ma dopo aver forato una gomma al furgone in sosta, viene disarmato dai compagni. La giornata doveva concludersi con una rapina al portavalori dello zuccherificio Siiz. I compagni costretti dagli eventi devono scappare per i campi.
Passano meno di 24 ore che gli inquirenti riescono ad arrestare Bruno Valli, Stefano Bonora e Claudio Vicinelli, infangati e infreddoliti che vagano per la bassa.
Subito dopo l'arresto giornali e tv si scavalcano a vicenda in una guerra a chi la ricostruisce più grossa. Il brigadiere, amato e compianto dalla popolazione; il suo giovane commilitone, un eroe di vent'anni che, sprezzante del pericolo, disarma i malviventi, salvo venire colpito al petto con il calcio di un mitra per essersi distratto all'ultimo respiro del collega; i tre rapinatori, gente di poco conto, che dall'ingresso in questura smettono i panni dei militanti tutti d'un pezzo, per gettarsi infamie l'uno sull'altro.
Queste ricostruzioni dei fatti a noi interessano solo per poterle mettere da parte, e poter ricordare il compagno Bruno Valli, figlio di una famiglia proletaria di Rodero, operaio, militante comunista, che si impiccò nel carcere di Modena il 9 dicembre 1974.
Chi lo ha potuto conoscere lo ricorda come un militante lucido e pronto ad ogni sacrificio; e in quella cella dove poi si uccise, dicono che scrisse con il suo sangue due parole supra un muro: "Libertà o morte".

Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/3397-5-dicembre-1974-il-compagno-bruno-valli-la-rapina-di-argelato

mercoledì 5 dicembre 2012

Alexandros Grigoropolous

ANDREAS GRIGOROPOLOUS, 16 ANNI. AMMAZZATO DALLA POLIZIA 
 ALEXANDROS GRIGOROPOLOUS, 16 ANNI. AMMAZZATO DALLA POLIZIA
Fonte: http://baruda.files.wordpress.com/2008/12/n1013059323_230481_7504.jpg?w=595



Dal blog di http://baruda.net/ di Valentina Perniciaro:

7 dicembre 2008

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Un campo di battaglia… così appare Atene dalle immagini che circolano in rete e dalle descrizioni della stampa internazionale. Ma non è la sola città greca ad aver vissuto una notte di guerriglia urbana: ci sono anche Salonicco, Patrasso, Creta e cittadine del nord del paese.
Un campo di battaglia composto da muri di fiamma, da negozi distrutti, macchine ribaltate e bruciate, banche (17 in pochi minuti) con vetri infranti.
Per tutta la notte sono andati avanti gli scontri nella capitale greca dopo la morte, ieri sera, di una ragazzo di 16 anni, Alexandros Grigoropolous, ammazzato con tre colpi di pistola allo stomaco, esplosi dall’arma di un poliziotto da una pattuglia.
Una rabbia inarrestabile dopo un omicidio avvenuto a freddo, nei confronti di un giovanissimo militante dei movimenti anarchici ellenici.
Una rabbia giusta, che non è riuscita a contenersi ed è esplosa ovunque, contro tutte le forze dell’ordine pubblico presenti nelle strade.


Fonte:

http://baruda.net/2008/12/07/atene-in-fiamme/

lunedì 26 novembre 2012

SIRIA, BOMBE A GRAPPOLO CONTRO STRUTTURE CIVILI: E' STRAGE DI BAMBINI


Cadaveri di bambini e madri disperate. Quello che prima era un brulicante spiazzo adibito a parco giochi è diventato uno scenario raccapricciante. Sono almeno dieci le persone morte a seguito del bombardamento (con le cluster bombs) di strutture civili in un sobborgo di Damasco, Dayr al-Asafir. Tra loro ci sono nove bambini.Nei media ufficiali siriani non c’è traccia dell’accaduto. Degli attivisti hanno diffuso un filmato in cui si mostrano alcune cluster bomb inesplose nei campi agricoli vicino alle case; su qualche bomba sono perfettamente visibili scritte in cirillico. Accusando l’alleato di Assad, un anziano signore afferma: “Ecco quello che la Russia ci manda”.

Transfobia: negano passaggio a una transessuale e poi la picchiano. Due denunciati a Roma.

25/11/2012 20:39

 Fiaccolata A NapoliUn'immagine di una fiaccolata contro la violenza sulle transessuali


Aveva chiesto un passaggio in auto a due uomini per fare ritorno a casa, ma di fronte alle sue insistenze i due l'hanno aggredita selvaggiamente, lasciandola sanguinante a terra per poi essere ricoverata in prognosi riservata. E' successo a una transessuale di origini brasiliane a Roma. I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma, con la collaborazione dei Carabinieri della Stazione Roma Tor Sapienza, hanno denunciato a piede libero due romani di 30 e 32 anni per aver aggredito selvaggiamente la transessuale. L'episodio è accaduto all'alba in Via Emilio Longoni, tra Via Prenestina e Via Collatina.
La trans, che era ubriaca, ha chiesto ai due ragazzi un passaggio in Via Appia Nuova, per fare ritorno a casa, ma questo le è stato negato. All'ennesima richiesta insistente fatta dalla trans, che ha anche colpito il veicolo con calci e pugni, i due sono scesi dall'auto e l'hanno aggredita ripetutamente sino a lasciarla sfinita a terra. Un passante ha notato la vittima con il volto insanguinato e ha chiamato soccorsi.
L'ambulanza ha accompagnato la transessuale in ospedale mentre, le immediate ricerche effettuate dai Carabinieri nella zona hanno permesso di rintracciare gli autori, poco distanti dal luogo del fatto, che erano rimasti con l'auto in panne. Le condizioni della vittima, che inizialmente è stata ricoverata in prognosi riservata per varie fratture al volto e vari ematomi alla testa, sono migliorate ma dovrà essere sottoposta ad un intervento maxillo-facciale.

EGITTO: ATTACCO SEDE FRATELLI MUSULMANI, UN MORTO. AVEVA 15 ANNI.


Foto ANSA
25 novembre, 22:40

 A Damanhour in delta Nilo. Vittima aveva 15 anni

 (ANSA) - IL CAIRO, 25 NOV - Un ragazzo è stato ucciso e 60 persone sono rimaste ferite nel corso di un assalto alla sede dei Fratelli Musulmani a Damanhour, nel delta del Nilo. Secondo fonti della sicurezza la vittima, 15 anni, è stata uccisa con una bastonata, mentre 25 persone, tra oppositori e sostenitori del presidente Mohamed Morsi, sono rimaste ferite da colpi d'arma da fuoco. Da giorni in Egitto si susseguono manifestazioni contro Morsi, accusato di 'svolta autoritaria' per aver rafforzato i propri poteri.