Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


giovedì 14 febbraio 2013

DUE ANNI DI RIVOLUZIONE. IL BAHRAIN CONTINUA A UCCIDERE I SUOI RAGAZZI


 

http://frontierenews.it/wp-content/uploads/2013/02/bahrain-flags_1828191i.jpg

 

 

Un ragazzo. Un manifestante. Una voce alzata. Lui era Hussein al-Jaziri, un sedicenne ucciso questa mattina durante gli scontri con le forze governative a Dia, un villaggio sciita vicino a Manama. Nella manifestazione per il secondo anniversario dell’inizio della rivolta nel Bahrein, pallini di piombo lo hanno colpito, ammazzandolo.

Due anni di rivoluzione. Era il 14 febbraio 2011 quando il malcontento del popolo (a maggioranza sciita, circa il 70% dei 600mila abitanti) si unì in Piazza delle Perle per chiedere giustizia sociale al governo (dinastia sunnita al Khalifa). Allora la protesta – dichiarata dal governo come una strategia orchestrata dall’Iran per distruggere il Paese dall’interno – fu “gestita” grazie all’aiuto delle forze saudite ed emirate.

Arresti di blogger, gas tossici e sonic bombs sulla popolazione, carcere alle maestre che indicono uno sciopero. La strada per la libertà è costellata di dolore. “Ho documentato le violenze, gli omicidi, le torture“, ci ha raccontato Maryam al-Khawaja (leggi qui tutta l’intervista).

 

V.E.

 

Fonte:

 

http://frontierenews.it/2013/02/due-anni-di-rivoluzione-il-bahrein-continua-a-uccidere-i-suoi-ragazzi/

  

 

lunedì 11 febbraio 2013

ISRAELE: 202 GIORNI DI SCIOPERO DELLA FAME, SAMER STA PER MORIRE IN CARCERE





Nel carcere di Gerusalemme è in fin di vita Samer al-Issawi, un ragazzo palestinese arrestato senza un’accusa formale nei suoi confronti né tantomeno una condanna.
Samer è nato il 16 dicembre 1979 a Issawiya (da lì il suo cognome), un villaggio palestinese vicino Gerusalemme est. Partecipare alla prima Intifada gli costò una condanna, da parte di un tribunale militare, a 30 anni di prigionia. Rilasciato nel 2011 nello scambio di prigionieri in cui il carrista israeliano Gilad Shalit è stato liberato, Samer ha ottenuto l’amnistia.


UN NUOVO ARRESTO. Nel luglio del 2012 un nuovo arresto. Perché ha oltrepassato il confine del territorio da lui “calpestabile”, abusando della libertà di movimento limitata dalle autorità israeliane. Confine che, secondo quanto dichiarato dal padre di Samer, veniva spostato quasi ogni settimana. Il suo arresto è avvenuto senza un’accusa formale né tantomeno una condanna a suo carico; è stato semplicemente l’ennesimo caso di detenzione amministrativa.

LO SCIOPERO DELLA FAME. Nel 2011 Khader Adnan e Hana Shalabi rifiutarono il cibo dei carcerieri; sul loro esempio circa 2mila altri prigionieri palestinesi digiunarono per 66 giorni, al termine dei quali riuscirono a raggiungere un accordo (poi disatteso più volte dal servizio carcerario) per ottenere migliori condizioni. Con lo stesso spirito che ha guidato queste azioni di protesta pacifica, anche Samer, in seguito al suo arresto, ha iniziato uno sciopero della fame.

LA SALUTE COMPROMESSA. Dopo oltre 180 giorni senza cibo (a parte una lieve somministrazione di vitamine e liquidi per via endovenosa avvenuta, come ricorda NenaNews, dietro minaccia israeliana di iniettargli a forza del glucosio che, visto il suo stato di salute, probabilmente l’avrebbe ucciso) e dopo numerosi ricoveri in ospedale, lui fu ridotto alla sedie a rotelle, i suoi reni smisero di lavorare come avrebbero dovuto e il suo peso raggiunse i 48 chili. Come riportato dal blogger Abed Enen, la sera dell’11 febbraio la Croce Rossa ha comunicato quello che molti temevano: nel 202esimo giorno di sciopero della fame Samer “sta per morire”. Ai famigliari ha dichiarato: “O vinco la battaglia per la libertà e per la dignità, oppure muoio combattendo. Vi voglio bene”.

“NON STRINGERE QUELLA MANO”. Senza aver mai ricevuto un’accusa formale, Samer ha più volte chiesto udienze ai giudici. Alcune volte questi rifiutarono all’ultimo momento di concederla, rinviandola – dopo un’attesa di almeno 20 giorni – a corti militari. Altre volte veniva accettata, come quella volta in cui, di fronte al giudice e alla famiglia, venne picchiato dai soldati perché voleva stringere la mano alla madre. A proposito di quell’udienza, la sorella Shereen ha raccontato: “Ogni qual volta Samer ha cercato di stringere la mano a mia madre o anche solo di toccarla, i soldati israeliani glielo hanno impedito. E dato che Samer ci ha provato più volte, i soldati hanno assalito lui e la mia famiglia. È stato veramente brutale e disumano”.

UNA FAMIGLIA MARTORIATA, IN UNA TERRA MARTORIATA. La famiglia al-Issawi non è nuova ad arresti e uccisioni. La nonna di Samer è stata uccisa durante la prima Intifada, i suoi genitori sono stati arrestati nei primi anni ’70, suo fratello maggiore è stato ucciso negli scontri che hanno seguito l’eccidio nella Moschea di Abramo e anche i suoi sei fratelli e sorelle hanno affrontato arresti.

In questo momento anche i detenuti Ayman Sharawna, Jafar Azzidine, Tarek Qa’adan, e Yousef Yassin sono in sciopero della fame.


Valerio Evangelista



Fonte:

Oman, 21 prigionieri politici in sciopero della fame

Condannati a 18 mesi per partecipazione a manifestazioni di protesta e critiche al regime. Parlamento approva aumento del salario minimo per evitare nuove proteste.


lunedì 11 febbraio 2013 11:23






dalla redazione

  Roma, 11 febbraio 2013, Nena News - Ventuno attivisti detenuti in Oman hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro i continui rinvii dei processi in cui sono imputati. Il crimine che avrebbero commesso è quello di espressione: i ventuno attivisti sono accusati di aver utilizzato internet per criticare il governo o di aver preso parte a manifestazioni di protesta contro il regime.

Lo sciopero della fame è partito sabato nel carcere di Samayl, ha annunciato uno degli avvocati, Yaqoob al-Harthy. Uno dei prigionieri, Said al-Hashemi, è stato già punito con l'isolamento, accusato dalle autorità carcerarie di aver dato il via allo sciopero. "Said è stato messo in isolamento perché pensano che abbia istigato lo sciopero della fame - ha spiegato Harthy - Ma è solo uno dei prigionieri in protesta".

I ventuno attivisti sono stati condannati a 18 mesi di carcere per aver violato la cosiddetta "legge cyber" o per aver partecipato a manifestazioni non autorizzate. Una sentenza contro la quale hanno presentato appello alla Corte Suprema. Ma l'udienza è stata continuamente posposta.

In una lettera scritta sabato, i prigionieri scrivono:
"Come affermazione della nostra liberà volontà e in protesta contro le pratiche giudiziarie e il ritardo della decisione finale del tribunale, i prigionieri di opinione ed espressione annunciano l'avvio di uno sciopero della fame a tempo indeterminato a partire dal 9 febbraio 2013 , fino a quando la nostra oppressione non finirà, fino a quando la giustizia e l'imparzialità dell'Alta Corte non ci sarà riconosciuta e fino a quando la palese interferenza nel potere giudiziario in Oman non sarà fermata".

L'Oman è da tempo target dei gruppi di difesa dei diritti umani per le continue violazioni e la dura repressione di ogni forma di critica interna. Nel rapporto del 2012 di Amnesty International, l'associazione accusa il governo di eccessivo utilizzo della forza contro i manifestanti e della promulgazione di legge che autorizzano i vertici dello Stato a punire chiunque critichi il regime quarantennale del sultano Qaboos.

Da gennaio ad aprile 2011, a seguito delle rivoluzioni esplose in Tunisia ed Egitto, anche l'Oman era sceso in piazza - nel silenzio dei media internazionali - per chiedere riforme che migliorassero le condizioni di vita della popolazione: aumento dei salari, abbassamento del costo della vita, riforme politiche democratiche, rispetto della libertà di espressione e di critica.

Richieste mai soddisfatte dal regime dell'Oman che aveva risposto con la repressione delle proteste di piazza e con un rimpasto di governo che ben pochi cambiamenti ha realizzato nei successivi due anni.
Sabato scorso, il parlamento dell'Oman ha approvato un aumento del salario minimo per evitare nuove sollevazioni da parte della popolazione. L'obiettivo è spostare i lavoratori verso il settore privato e diminuire così il tasso di disoccupazione: dal primo luglio il salario minimo nel settore privato salirà a 325 rial al mese (844 dollari), un aumento di oltre il 60% rispetto al passato e che interesserà circa 122mila lavoratori. Nena News



Fonte:


DUE ATTIVISTI DELL'ISM, TRA CUI MARCO, 54ENNE DI ROMA, SONO STATI ARRESTATI E RISCHIANO L'ESPULSIONE DOPO UNA NUOVA PROTESTA NEL VILLAGGIO CANAAN

Posted on by claudiot


Marco ha deciso di resistere alla deportazione ed urgono DONAZIONI per far fronte alle spese legali.

fonte: palsolidarity.org

Aggiornamento del 10 febbraio: attivista ISM in sciopero della fame!


Dave e Marco sono detenuti nel carcere di Givone rischiano la deportazione.
Uno di loro, Marco Di Renzo (54 anni), ha deciso di iniziare uno sciopero della fame da stasera (ieri sera per chi legge) in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi e per protestare contro la sua espulsione illegittima. Ha deciso anche di smettere di prendere i suoi farmaci per la pressione sanguigna, esponendo la sua vita a seri rischi date le sue condizioni di salute dovute ad una precedente tiroidectomia.
Le accuse contro di lui sono la presenza in una zona militare chiusa e l’aver aggredito un soldato con la sua macchina fotografica, accusa questa completamente falsa.

 canaan2 




Fonte:

domenica 10 febbraio 2013

NASCE IL VILLAGGIO DI CANAAN. SUBITO SGOMBERATO DA ISRAELE

Nella notte costruito un nuovo villaggio palestinese a Sud di Hebron, zona tra le più drammaticamente colpite dall'occupazione. L'esercito arresta 5 manifestanti.

sabato 9 febbraio 2013 10:41


 

  
dalla redazione

Betlemme, 9 febbraio 2013, Nena News - I Comitati Popolari proseguono nella lotta: nella notte è stato costruito un nuovo villaggio palestinese di protesta contro le politiche di colonizzazione israeliana e l'affermazione della proprietà palestinese delle terre nei Territori Occupati.

Ieri notte è toccato ad Hebron: dopo Bab al-Shams in area E1, Bab al-Karamah a Beit Iksa e Al-Manatir a Nablus, teatro della nuova creativa forma di protesta sono state le colline a Sud di Hebron, una delle zone più duramente sottoposte all'occupazione militare israeliana.

Un gruppo di circa trenta attivisti palestinesi ha tirato su le tende del neonato villaggio di Canaaan. L'obiettivo era accogliere questa mattina altri gruppi di attivisti che lavorassero le terre agricole di proprietà dei contadini palestinesi e sotto ordine coatto di confisca.

Immediata la reazione dell'esercito israeliano che ha attaccato il villaggio, espulso gli attivisti e distrutto le tende, costruite in un'area vicino la città di Yatta. Tre palestinesi e due internazionali sono stati arrestati. I soldati hanno lanciato sui manifestanti acqua putrida, una donna è rimasta ferita.

"Siamo venuti qui per costruire un nuovo villaggio palestinese in terra palestinese e per utilizzare liberamente la terra su cui abbiamo il diritto di vivere", ha detto uno degli attivisti presenti, Younis Araar, coordinatore del Comitato Popolare locale. "La preparazione per la costruzione di Canaan è cominciata una settimana fa - ha proseguito Araar - Abbiamo costruito le tende e subito l'esercito è arrivato. Siamo rimasti sorpresi dall'incredibile dispiegamento militare".

Una presenza militare che nelle Colline a Sud di Hebron non manca mai: tra zone militari chiuse, colonie e buffer zone, l'area a Sud della Cisgiordania è tra le più drammaticamente colpite dalle politiche israeliane. A Sud di Yatta sono otto i villaggi palestinesi su cui pesa la minaccia di trasferimento forzato per l'implementazione della cosiddetta Firing Zone 918, area di esercitazione militare unilateralmente dichiarata da Tel Aviv.

In piena Area C, sotto il totale controllo militare e civile israeliane, le comunità palestinesi a Sud di Hebron vivono in condizioni al limite della decenza: nessun servizio pubblico, confische continue e espulsioni fanno da corollario ad attacchi e aggressioni da parte dei coloni israeliani, considerati tra i più violenti e fanatici della Cisgiordania. Nena News




Fonte:


sabato 9 febbraio 2013

Donne a Tunisi

 


Cos'è un regime? Governo con la forza e menzogna sistematica.
Guardavo per distrazione il Tg2, pochi minuti fa. Nei sottotitoli a rotazione che scorrono in basso allo schermo una frase scioccante: "Tunisia, migliaia di persone al fnerale del leader dell'opposizione Belaid, solo uomini alle esequie".
Ma come?, mi chiedo. Belaid, il partito comunista, lo sciopero generale, com'è possibile "solo uomini"?
Poi scorrono le immagini, uguali per tutti i canali. Un milione e mezzo di persone in piazza, un paese fermo e senza più collegamenti con l'esterno... e centinaia di migliaia di donne a volto scoperto, al massimo con un foulard sui capelli.
Un lancio falso. Una "notizia" ossessivamente per mezz'ora, in modo subliminale. "Solo uomini", quindi gli integralisti, al qaeda, i nemici... Quando arrivano le immagini chi si accorge più che le donne, invece, ci sono e forse sono anche maggioranza? Chi ha raccontato allo spettatore che gli integralisti, amici dell'Occidente nostro, stanno invece al governo e sono i mandanti di quest'omicidio politico?
Cos'è un regime? Governo con la forza e menzogna sistematica. Qui da noi. 

Ultima modifica Venerdì 08 Febbraio 2013 21:03 



Fonte:

http://www.contropiano.org/it/corsivo/item/14409-donne-a-tunisi 

venerdì 8 febbraio 2013

TUNISIA: SECONDO GIORNO DI RABBIA E SCONTRI DOPO L'OMICIDIO DI BELAID

Giovedì 07 Febbraio 2013 17:49

 


Nuovi scontri a Tunisi ed in altre città, assaltate ovunque sedi di Ennahda e del governo. Domani i funerali del dirigente comunista assassinato mentre gli islamisti si spaccano sulla proposta del loro premier di formare un governo tecnico. E' tornata altissima man mano che la giornata trascorreva la tensione in tutta la Tunisia, dove per il secondo giorno consecutivo decine di migliaia di giovani, lavoratori e attivisti di sinistra sono scesi in piazza per esprimere la loro rabbia contro il regime islamista. Come ieri, alcune manifestazioni sono sfociate in scontri o in assalti alle sedi del partito Ennahda o di altre istituzioni.

E’ molto tesa la situazione nel centro di Tunisi dove da stamattina migliaia di persone sono in strada a protestare dopo l’omicidio, ieri, del dirigente comunista Chokri Belaid. In mattinata centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa erano stati schierati a difesa del Ministero degli Interni in avenue Bourguiba, ma con le ore il numero di manifestanti è aumentato e sono esplosi pesanti scontri. I manifestanti continuano a lanciare pietre contro le forze di sicurezza che rispondono con un fitto lancio di granate lacrimogene, molte delle quali vengono rispedite indietro dai giovanissimi col volto coperto.
Tra i manifestanti anche molte ragazze, che urlano slogano contro il governo ed Ennahdha.
Le agenzie di stampa segnalano che un ragazzo dalla pelle scura, di una ventina d'anni, è stato arrestato nel pomeriggio a pochi metri dalla sede del Ministero dell'Interno, circondato da barriere metalliche e transenne di plastica per impedire a chi protesta di avvicinarsi.

Anche a Monastir centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l'uccisione di Chokri Belaid. La polizia ha realizzato fitti lanci di lacrimogeni e pesanti cariche anche con l’uso di grandi jeep lanciate contro i manifestanti. Teatro dei disordini il lungomare della città, che si trova a pochi chilometri da Sousse, nel sud della Tunisia. Anche a Monastir la maggior parte dei manifestanti sono giovanissimi. Alcuni hanno sfidato apertamente gli agenti.

La sede di Ennahda a Siliana è stata presa d'assalto ed incendiata oggi pomeriggio da una folla inferocita composta da migliaia di persone che hanno dapprima marciato attraversando il centro della città.

Anche nella provincia di Gafsa si sono registrati scontri tra forze dell'ordine e manifestanti, che hanno assaltato la sede del governatorato lanciando bombe molotov. Un testimone riferisce che la sicurezza ha disperso la folla lanciando gas lacrimogeni. Secondo radio Mosaique, unico media a dare questa notizia, nei violenti scontri di questa mattina a Gafsa un ragazzo sarebbe rimasto ucciso.

Un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione negli uffici del governatorato di Jendouba, nella Tunisia nordoccidentale. Durante la protesta non si sono comunque registrati atti di violenza. I manifestanti hanno intonato slogan contro il governo di Hamadi Jebali ed hanno chiesto espressamente al governatore di allontanarsi, accusandolo di essere un 'prodotto' del potere di Ennahda.

La polizia, schierata questa mattina a protezione del palazzo del Governatore a Sousse, ha lanciato delle granate lacrimogene per allontanare un migliaio di manifestanti che cercavano di avvicinarsi all'edificio. Ieri la polizia, secondo quanto riferito da alcuni manifestanti, ha usato delle pallottole di caucciù, molto pericolose e in grado di provocare gravi lesioni al volto.

Il ministero dell'Istruzione superiore di Tunisi ha annunciato in una nota che domani e sabato non si terranno corsi negli atenei, che rimarranno chiusi fino a lunedì. Domani in Tunisia si celebrerà una giornata di lutto nazionale in memoria di Chokri Belaid, in concomitanza con le esequie del dirigente comunista assassinato. Nonostante il tempo inclemente a migliaia hanno accompagnato il feretro di Chokri Belaid dall'ospedale Charles Nicolle - dove ieri é stata eseguita l'autopsia - all'abitazione dei genitori, a Djebel Jelloud, nella prima periferia sud di Tunisi. Domani il feretro, dopo la preghiera del pomeriggio, si muoverà dall'abitazione dei genitori per raggiungere il cimitero di Djellaz, il più importante della capitale.

E per domani l'Union Tunisienne Generale du Travail (Ugtt), principale sindacato tunisino con circa 500 mila iscritti, ha proclamato uno sciopero generale al quale hanno aderito anche altre associazioni professionali come quelle degli avvocati e dei giornalisti; un appello allo sciopero generale sempre per domani è stato lanciato anche dal Fronte Popolare, coalizione di partiti di sinistra del quale fa parte il partito di Belaid, i Patrioti Democratici. Intanto già oggi stanno incrociando le braccia avvocati e giudici tunisini, in una protesta a cui si sono uniti i docenti dell'università di Manouba, alle porte di Tunisi.

Dopo la denuncia da parte di Nadia Daoud, una giornalista vicina di casa di Belaid, è stato arrestato l'autista di Chokri Belaid, accusato di aver parlato con uno dei componenti del commando che poco dopo ha assassinato il dirigente comunista. Secondo fonti giornalistiche l'autista avrebbe ricevuto una telefonata da un alto esponente del partito Nida Tounes, partito fondato il 20 aprile 2012 da Beji Caid Essebsi, considerato un nostalgico della dittatura di Ben Alì. Zied Tahri sarebbe ora sotto interrogatorio.

Un video, che sta girando sul web, mostra che già lo scorso anno Chokri Belaid era nel mirino degli integralisti islamici. Nel video, che risalirebbe alla scorsa estate, si vedono dei giovani ''barbus'' (come vengono chiamati i salafiti) che, davanti alla moschea di Zarzis (nel sud dellaTunisia), insultano alcuni esponenti dell'opposizione laica. Soprattutto Belaid, minacciato di morte e sfidato ad andare a Zarzis. La città di recente ha acquistato la fama di roccaforte dell'islam piu' duro, tanto che, nei giorni scorsi, ha ospitato, per un sermone, il predicatore kuwaitiano Nabil Al Awadhi, promotore del progetto per fare indossare il velo alle bambine.

Intanto si fa sempre più evidente e profonda la spaccatura all’interno del partito islamico Ennahda. Che oggi ha fatto sapere di non essere affatto d’accordo con l’annuncio dato ieri sera dal premier Hamadi Jebali – esponente degli islamisti – sullo scioglimento dell’attuale esecutivo tripartito e la formazione di un governo tecnico ad interim che porti il paese a rapide elezioni.
Il capo del gruppo parlamentare di Ennahda – che conta su 89 seggi rispetto ai 217 totali - ha spiegato che Jebali ha fatto il suo annuncio senza aver consultato "né la coalizione governativa né il movimento Ennahda". Ancora più duri i giovani del partito: sulla pagina Facebook del Movimento giovanile sono state inserite una foto di Jebali in bianco e nero e un'altra a colori segnate con una croce rossa, a testimonianza della bocciatura dei giovani del partito riguardo la possibile formazione di un governo tecnico. ''Vattene Jebali, Ennahda resta al potere, il popolo ha scelto Ennahda e non Jebali'', hanno scritto i giovani. 

 
Ultima modifica Giovedì 07 Febbraio 2013 18:51