Domenica 02 Giugno 2013 16:45
1000
feriti, 1000 arresti e due morti. La protesta di Taksim si è
trasformata in rivolta e si è estesa a tutto il paese, manifestazioni e
scontri in 90 città, milioni in piazza. Erdogan ha accusato il colpo.
Oggi nuove manifestazioni e nuovi scontri.
E’
stata una giornata campale, quella di ieri, ad Istanbul ed in tutta la
Turchia. Basta vedere i dati – per quanto sommari e incompleti – forniti
da media e istituzioni per rendersi conto del fatto che quella che era
nata come una protesta localizzata per la difesa di un parco nel centro
di Istanbul sia presto diventata una ribellione generalizzata e
trasversale contro vari aspetti della politica del governo
islamico-liberista dell’Akp e del premier Erdogan in particolare. Ieri
il ‘sultano’, con un durissimo e minaccioso comunicato, aveva ribadito
la linea dura, avvertendo i manifestando che il centro commerciale e la
moschea nel fazzoletto verde ai margini di Piazza Taksim si sarebbe
fatto ad ogni costo e che l’ordine sarebbe stato riportato. Ma già alle
15 era evidente che a mobilitarsi non erano più solo le associazioni
ecologiste, i movimenti antagonisti e i partiti di estrema sinistra. In
piazza, a Istanbul e non solo, erano nel frattempo scesi vasti settori
sociali trasversali, tutti uniti dal ripudio della brutalità della
polizia e dall’autoritarismo del governo. Dai militanti dei partiti di
centrosinistra a quelli dei sindacati a un popolo variegato che ha
covato per anni la rabbia nei confronti delle manie di grandezza e i
progetti faraonici attraverso i quali l’ex sindaco di Istanbul ha
cercato in questi anni di rafforzare il suo potere e i legami con
l’oligarchia turca.
Quando Istiklalm il lungo viale dello shopping e
della movida, era ormai invaso da decine di migliaia di manifestanti e
ai margini di piazza Taksim erano già iniziati duri scontri con i
reparti antisommossa della polizia, una telefonata del presidente della
Repubblica Gul ha ‘consigliato’ a Erdogan un passo indietro. E così poco
prima delle 16 alle migliaia di celerini che occupavano Piazza Taksim è
arrivato l’ordine di ritirarsi, lasciando campo libero ad una marea
umana che si è gonfiata man mano che altri cortei giungevano dalla
sponda asiatica e da quella europea. Una marea umana che ha gridato
all’unisono “libertà, giustizia, dimissioni”, “fermiamo il fascismo”,
esplicitando che quella scoppiata poche ore prima era una rivolta di
massa e con precisi obiettivi politici. Mentre alle finestre delle case e
degli uffici attorno a Taksim comparivano ritratti del fondatore della
Turchia laica – e autoritaria – Ataturk, la piazza festeggiava la
vittoria sul regime, mentre i camerieri dei ristoranti o i lavoratori
degli hotel offrivano acqua e limoni ai manifestanti ancora in lacrime
per l’effetto degli spray urticanti e dei lacrimogeni.
Che i
media turchi, e anche italiani, giustifichino i moti di ieri come
conseguenza della rabbia giovanile contro le limitazioni alla vendita
dell’alcool nelle ore notturne appare assai riduttivo, se non offensivo.
I
numeri, dicevamo. Secondo le autorità turche solo ieri la polizia ha
arrestato in tutta il paese ben 939 persone, che si sommano ad altre
centinaia detenute tra giovedì e venerdì soprattutto a Istanbul. I
feriti, secondo le autorità, sarebbero ‘solo’ un centinaio, ma fonti
mediche parlano almeno di 1000 feriti, alcuni dei quali gravi. Alcuni
hanno perso o perderanno completamente la vista, colpiti in pieno volto
dalle spolette dei lacrimogeni Cs sparate ad altezza d’uomo. Altre
asfissiate da nubi di gas tossici - gettati sulla folla addirittura
dagli elicotteri - vietati dalla convenzioni internazionali, compreso un
‘nuovo’ gas arancione il cui scopo dovrebbe essere quello di marcare,
macchiare chi ne viene investito per poterlo riconoscere in seguito e
arrestare. Altre ancora con arti fratturati o teste spaccate.
Un video sul gas arancione:
La
parola 'morti' continua ad essere tabù, nessuno osa pronunciarla
ufficialmente. Ma dopo le associazioni mediche turche anche Amnesty
International conferma oggi che almeno due persone hanno perso la vita
durante gli scontri delle ultime 48 ore. Sulla rete girano immagini
terribili di gente accasciata incosciente a terra in mezzo a pozze di
sangue, di giovani travolti dai bulldozer e dai blindati della Polizia. I
reparti antisommossa hanno usato in molti casi pallottole di gomma e
non sono mancati i casi in cui i poliziotti hanno sparato sulla folla.
Ad esempio ad Ankara, dove un poliziotto a sparato alla testa di un
manifestante a breve distanza (http://s7.directupload.net/images/130602/oyxpcyd9.swf). In realtà il bilancio delle vittime della repressione potrebbe essere assai più consistente.
I
media parlano di ‘decine di migliaia di manifestanti’ ma le immagini di
una enorme piazza Taksim gremita di gente parlano chiaro: solo a
Istanbul in piazza c’erano molte centinaia di migliaia di manifestanti,
ed altrettanti nelle circa 90 città dove ieri si è protestato contro
Erdogan. A milioni sono scesi in piazza, per lo più in modo pacifico. Ma
scontri durissimi, barricate, fionde e lanci di razzi e di molotov si
sono visti in almeno una decina di città.
E il dato più
significativo di ieri è stata l’estensione della protesta di massa ad
una città, Ankara, che è assai più conservatrice e conformista della
cosmopolita e tollerante Istanbul. Nella capitale sono scese in piazza
molte migliaia di persone, e gli scontri sono durati ore nonostante la
brutalità della polizia che ha addirittura fatto ricorso ai taser e ai
bastoni elettrificati contro i manifestanti. Ma dopo gli scontri, in
serata, anche il popolo laico di Ankara ha voluto festeggiare la presa
di Taksim, a lungo vietata alle organizzazioni progressiste e ai
sindacati a suon di botte, arresti e denunce. Quando è calato il buio
migliaia di auto si sono riversate nei viali della capitale, addobbate
con le bandiere turche e i ritratti di Ataturk e con i clacson
strombazzanti. Nel frattempo altre migliaia di persone hanno invaso la
centrale arteria commerciale di Tunali, cantando ''Tayyp vattene''.
Molti i giovani che ostentavano bottiglie di birra, in polemica con la
campagna di ‘moralizzazione’ che vede impegnate le autorità dell’Akp.
“Moralizzazione” contestata anche da diverse coppie che si baciavano
sulla bocca.
Ma la pausa negli scontri ad Ankara è durata poco. Oggi
pomeriggio la polizia ha di nuovo attaccato con lacrimogeni e idranti
alcune centinaia di attivisti dell'opposizione che tentavano di
avvicinarsi agli uffici del premier Erdogan, di cui i contestatori
chiedono le dimissioni. Oggi pomeriggio si segnalano di nuovo scontri
anche a Izmir.
Invece ad Istanbul questa mattina gruppi di
attivisti hanno cominciato a dedicarsi alla pulizia di Piazza Taksim;
armati di scope, palette e sacchi dell'immondizia hanno raccolto pezzi
di vetro, bossoli di proiettili di gomma, candelotti lacrimogeni
esplosi, insieme a montagne di rifiuti e sassi ereditati dalle quasi 30
ore di battaglia conclusesi con l'occupazione della piazza. Poi nel
pomeriggio di oggi prima a centinaia, poi di nuovo a decine di migliaia,
attivisti di organizzazioni di sinistra e dei sindacati e delle
organizzazioni giovanili hanno cominciato di nuovo ad affluire nella
spianata in un clima almeno per ora più disteso rispetto ai giorni
scorsi. Alcuni provocatori hanno tentato di aggredire un gruppo di
attivisti curdi, difesi però da cordoni di manifestanti al grido di
"uniti contro il fascismo" mentre sulla spianata cominciava un concerto
del Grup Yorum. Band i cui componenti sono stati nei mesi scorsi
arrestati ed in alcuni casi torturati dalla polizia. Ma a quel tempo
nessun media italiano se ne occupò...
Ultima modifica Domenica 02 Giugno 2013 17:13
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