Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


venerdì 7 giugno 2013

PARIGI. GIOVANE MILITANTE DI SINISTRA UCCISO DAI FASCISTI

Giovedì 06 Giugno 2013 18:30 


clement

In Francia un giovane militante della sinistra è morto a causa di un pestaggio, nel cuore di Parigi, da parte di una banda di skinheads neofascisti. Manifestazioni e arresti.


L'aggressione si è verificata mercoledì pomeriggio, intorno alle 18, nei pressi della stazione Saint-Lazare, nel IX arrondissement di Parigi. Clement Meric, 19 anni, è stato aggredito da una squadraccia composta da almeno tre fascisti, che apparterrebbero – secondo le prime ricostruzioni – alla JNR–Gioventù Nazionalista Rivoluzionaria, gruppo neonazista e skinhead francese. Sul luogo dell'aggressione era stato organizzato un mercatino per la vendita di vestiti, frequentato da molte persone, tra i quali anche la vittima che era insieme a tre amici. Quando sono arrivati i tre skinhead, tra cui una donna, sono volate invettive e spintoni. Poi però gli squadristi, ai quali si erano aggiunti dei 'rinforzi', hanno atteso che il ragazzo uscisse da un negozio e a quel punto Meric, secondo i primi risultati dell'inchiesta, è stato aggredito, "violentemente sbattuto al suolo" dal gruppo di estrema destra e "lasciato esanime" a terra. Clément è stato colpito con un tirapugni in pieno volto e ha sbattuto fortemente la testa contro un palo, perdendo subito conoscenza. “E’ stata un’aggressione molto violenta”, ha riferito un testimone. Il ragazzo è stato portato immediatamente in ospedale, ma non ce l’ha fatta e ieri sera i medici hanno dichiarato la sua morte cerebrale.

La presidente del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, ha subito affermato l’estraneità del suo movimento di estrema destra rispetto a quelli che ha definito comportamento “inaccettabile e inammissibile”.
Ma i coordinamenti antifascisti di Parigi e il Parti de Gauche guidato dall’ex socialista Jean-Luc Mélenchon hanno chiesto al ministro dell’Interno francese di individuare e arrestare immediatamente gli autori dell’aggressione omicida e hanno ribadito la loro richiesta affinché i gruppi neofascisti che si rendono responsabili di atti di violenza vengano sciolti. Anche l’organizzazione Sos Racisme in un comunicato ha espresso la sua emozione e il suo dolore per la morte del giovane antifascista e ha chiesto l’immediato scioglimento del JNR–Gioventù Nazionalista Rivoluzionaria. Da parte loro gli attivisti del comitato Action Antifasciste Paris-Banlieue hanno ricordato che Meric era arrivato a Parigi da Brest (Bretagna) per studiare Scienze Politiche, era attivo in un sindacato studentesco e nelle organizzazioni antifasciste.
In un comunicato il Parti de Gauche, nel quale Meric militava, parla di ritorno dell'orrore fascista e per questo pomeriggio alle 18.30 ha convocato una manifestazione antifascista a Parigi, in piazza Saint-Michel.

Aggiornamenti delle 18.30

Mentre piazza Saint-Michel si sta riempiendo di manifestanti antifascisti, dall'ospedale dove era ricoverato lo studente è giunta la notizia che Clement Meric è morto.
Intanto la polizia ha posto in stato di fermo finora sette estremisti di destra. I sospetti, affermano le forze di sicurezza, appartengono tutti alla destra più estrema e alcuni di loro sono membri del piccolo movimento 'Jeunesses nationalistes revolutionnaires (JNR) e del movimento affiliato, Troisieme Voie. In mattinata, il leader del gruppo neofascista JNR, Serge Ayoub, il cui nome di battaglia è 'Batskin', aveva respinto ogni coinvolgimento del suo gruppo di cui però associazioni antirazziste e partiti della sinistra chiedono ora lo scioglimento.


Ultima modifica Giovedì 06 Giugno 2013 18:42 

Fonte:

Sulle manifestazioni per ricordare Clement, leggi qui: 






mercoledì 5 giugno 2013

NEL GIORNO DELLA NAKSA PALESTINESE, INIZIANO OGGI A NETANYA I CAMPIONATI UNDER 21, NONOSTANTE LA CAMPAGNA PER SOSPENDERE IL TORNEO

La vignetta di Enzo Apicella. Nel giorno della Naksa palestinese, iniziano oggi a Netanya i campionati Under 21, nonostante la campagna per sospendere il torneo.


 mercoledì 5 giugno 2013 09:41


 


dalla redazione

Gerusalemme, 5 giugno 2013, Nena News - Inizia oggi nella città israeliana di Netanya la fase finale del campionato europeo di calcio Under 21. Centinaia i giornalisti europei accreditati per un evento che individui e organizzazioni europee hanno tentato di fermare. Tra loro personalità di spicco, come il vescovo sudafricano Desmond Tutu, che ha scritto alla UEFA per chiedere la sospensione del torneo perché celebrato in un Paese le cui basi affondano su pratiche razziste e di apartheid.

Un giorno pieno di significato, il 5 giugno. Oggi il popolo palestinese commemora la Naksa, il trasferimento forzato di altre migliaia di persone dopo la vittoria di Israele nella guerra dei Sei Giorni del 1967 e l'occupazione militare di Gerusalemme Est e Cisgiordania.

Leggi l'articolo di Nena News.



Fonte:

CISGIORDANIA, ORA ISRAELE DEMOLISCE ANCHE IN AREA A

Ridotte in macerie quattro case palestinesi, seppur ricadessero sotto il controllo di Ramallah. Dal 1967 la Valle del Giordano è uno dei principali target dell'occupazione.


mercoledì 5 giugno 2013 09:06

Demolizioni in Cisgiordania (immagine di repertorio)
Demolizioni in Cisgiordania (immagine di repertorio)

di Emma Mancini
 
Betlemme, 5 giugno 2013, Nena News - Non solo Area C. Ora i bulldozer israeliani demoliscono case palestinesi anche in Area A, che secondo gli Accordi di Oslo firmati nel 1993 da Israele e dall'OLP cade sotto il completo controllo militare e civile dell'Autorità Palestinese.

Ieri le forze israeliane hanno distrutto quattro abitazioni a Nuweima, nella Valle del Giordano, a Nord della città di Gerico. A renderlo noto il governatore della città palestinese che ha denunciato aspramente l'accaduto definendolo un'aperta violazione da parte israeliana.
Se per costruire in Area C è necessario il permesso dell'Amministrazione Civile israeliana - un permesso che nella stragrande maggioranza dei casi non viene mai concesso - in Area A non spetta ad Israele rilasciare documenti per la costruzione di strutture permanenti. Il Ministero della Difesa israeliano ha confermato le demolizioni di ieri perché le strutture sarebbe stato costruite illegalmente, senza però specificare che l'area in cui sono state implementate era zona sotto controllo dell'ANP. La COGAT, l'unità del Ministero responsabile per il rilascio dei permessi di costruzione in Cisgiordania ha fatto sapere che sulle quattro abitazioni pendevano ordini di demolizioni confermati da una sentenza della Corte Suprema del 14 novembre 2012.

Mohammed al-Zaid, 66 anni, padre dei quattro fratelli proprietari delle case demolite, ha detto all'agenzia stampa AFP che, nonostante le abitazioni si trovassero in Area A, l'Amministrazione Civile israeliana era stata avvertita della loro costruzione e aveva dato il consenso. Oltre 40 persone sono così rimaste senza un tetto sulla testa, senza ragione apparente.
"Questa è classificata come Area A e siamo preoccupati per le misure prese dalle autorita' di occupazione, che condanniamo con forza", ha commentato il governatore di Gerico, Majid al-Feytani.

La Valle del Giordano, una delle regioni più fertili dell'intera Palestina, è da sempre uno dei principali target dell'occupazione militare israeliana: la comunità palestinese ha subito nel corso dei decenni una serie di politiche di trasferimento forzato che hanno ridotto il numero dei residenti dalle 250mila unità del 1967 alle 60mila di oggi, quasi tutte concentrate nella città di Gerico (in Area C risiedono ormai solo 15mila palestinesi). L'87% della Valle del Giordano è Area C, il 7% Area B: ciò significa che l'Area A è ridotta al 6% del territorio, una porzione minima entro la quale le comunità palestinesi possono costruire e lavorare la terra senza restrizioni.

Dell'intera area, il 47% è stata unilateralmente dichiarata da Israele zona militare chiusa e il 20% riserva naturale. La Valle del Giordano ha così finito per diventare simile ad una prigione, chiusa da quattro checkpoint a Nord e a Sud.
A prosperare sono invece le colonie israeliane, 37 insediamenti per lo più agricoli dove vivono circa 9mila coloni e dove si producono gran parte dei prodotti poi venduti a prezzi stracciati all'interno dei Territori Occupati, una politica che ha provocato il crollo della produzione agricola palestinese. A ciò si aggiunge il totale controllo da parte di Israele delle risorse idriche di cui la Valle del Giordano è ricca, con un terzo delle falde acquifere dell'intera Cisgiordania. Nena News



Fonte:

AGGIORNAMENTI SULLA RIVOLTA IN TURCHIA

Martedì 04 Giugno 2013 20:50 


Il terzo morto ufficiale, ieri, ad Antiochia: un giovane ucciso da un colpo d’arma da fuoco. Ancora manifestazioni e scontri in tutto il paese. Oggi comincia lo sciopero di ‘avvertimento’ del sindacato Kesk nel settore pubblico.

Gli aggiornamenti

20.50 - 
Cala la sera su Piazza Taksim. E' stata la terza giornata senza incidenti con la polizia, che il governo ha ritirato sabato pomeriggio dalla spianata. Manifestanti e agenti anti-sommossa fino alla notte scorsa si sono scontrati duramente, ma in altri quartieri della megalopoli e in altre città. Sulle parecchie migliaia di giovani, e meno giovani, che questa sera presidiano la grande spianata, dopo le esplosioni delle granate assordanti e le nuvole bianche dei lacrimogeni dei giorni scorsi calano ora le note rassicuranti della musica classica. L'orchestra filarmonica Borusan ha deciso di esibirsi per i manifestanti. ''Anche i capulcu amano la cultura'' ironizza un giovane. Capulcu in turco vuol dire i vandali. Un termine che spopola su twitter da quando Erdogan tre giorni fa l'ha usato per minimizzare la protesta dei giovani, una rivolta, aveva detto, di ''3 o 5 capulcu''. Tutto su Taksim è diventato 'capulcu'. Nel pomeriggio i ragazzi hanno organizzato sedute di yoga 'per capulcu'. Poi, con qualche mattone (invece di usarli contro la polizia, come nei giorni scorsi) hanno costruito una biblioteca dei capulcu, con libri a disposizione dei manifestanti, accanto a un 'muro della solidarietà. Altri mattoni, sui quali anonimi posano pacchetti di biscotti, succhi di frutta, fazzoletti di carta, mele, bottigliette d'acqua. Su Taksim, spiega un ragazzo, ''fra le cariche della polizia é nata una grande famiglia''.

20.00 - Migliaia di manifestanti hanno di nuovo invaso piazza Taksim di Istanbul, nel quinto giorno di proteste anti-governative, estesesi a diverse città del Paese. I manifestanti scandiscono slogan contro il premier turco Recep Tayyp Erdogan e ne chiedono le dimissioni.

18.20 - 
E' stata per ora una giornata calma in Turchia, dopo gli scontri violenti della notte scorsa a Istanbul, Ankara, Smirne e Antiochia. Migliaia di manifestanti si sono concentrati nella centrale piazza di Kizilay, nel centro della capitale, chiusa su un lato da un fitto cordone di agenti in tenuta antisommossa. Dei manifestanti hanno offerto fiori ai poliziotti che chiudono la strada che porta agli uffici del premier Recep Tayyip Erdogan.

16.50 -
 Le violente proteste antigovernative in corso in numerose città della Turchia si sono estese anche nella parte settentrionale dell'isola di Cipro sotto occupazione militare turca dal 1974, nella cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), lo stato fantoccio proclamato unilateralmente nel 1983 e riconosciuto solo da Ankara ma non dalla comunità internazionale. Da sabato scorso, come mostrano le immagini delle tv turco-cipriote, centinaia di manifestanti, per lo più studenti, stanno inscenando dimostrazioni in diversi punti della capitale Lefkosa (come e' chiamata la parte Nord di Nicosia occupata) ma anche nelle città costiere di Famagosta, Kerynia e Morphou. Un gruppo di studenti si é radunato davanti alla sede dell'ambasciata di Turchia a Lefkosa scandendo slogan contro il premier turco Recep Tayyip Erdogan e, all'indirizzo dei manifestanti turchi, gridando frasi come ''auguri dall'isola di Cipro: Nicosia e piazza Taksim fianco a fianco contro il fascismo''. La polizia turco-cipriota ha cordonato la zona intorno alla sede diplomatica e vi sono stati brevi tafferugli fra dimostranti e agenti ma senza feriti.

16.30 - 
Si allarga l'adesione allo sciopero generale indetto in Turchia per oggi e domani dal sindacato Kesk (Confederazion dei sindacati del settore pubblico), contro la violenta repressione delle proteste di piazza degli ultimi giorni. Un altro dei sindacati più rappresentativi della Turchia, il Disk (Confederazione dei sindacati progressisti) ha annunciato la sua adesione alla giornata di sciopero di domani. Oggi, intanto, gli iscritti al Kesk si sono presentati al lavoro vestiti di nero e con un nastro nero al braccio, in segno di lutto per la morte di tre manifestanti, prima di smettere di lavorare alle 12, ora dell'inizio dello sciopero. L'astensione dal lavoro era stata indetta inizialmente contro una riforma nel settore del lavoro pubblico, ma é poi diventata un'espressione di solidarietà con i manifestanti.

16.10 - 
Sulle reti sociali diversi manifestanti turchi accusano la polizia di avere usato gas lacrimogeni scaduti contro la protesta antigovernativa dilagata negli ultimi giorni in tutto il paese. Alcuni di loro hanno ipotizzato che questa potrebbe essere la spiegazione degli effetti particolarmente forti sull'organismo dei manifestanti dei lacrimogeni. Su twitter @Fulyacondas ha pubblicato la fotografia di un candelotto esploso raccolto per terra a piazza Taksim a Istanbul sul quale c'é in turco la scritta ''Fabbricato nel 2006'' - ''Usare entro il 2011''. Molti manifestanti hanno denunciato il forte effetto tossico dei gas usati massicciamente dalla polizia a Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya e in altre città.
15.40 - Il manifestante morto nella notte negli scontri a Hatay (Antiochia, sud della Turchia) non sarebbe deceduto per un colpo d'arma da fuoco sparato dalla polizia. Lo riferisce la procura citando il primo rapporto dell'autopsia. I medici legali non avrebbero trovato ''nessun foro di entrata o di uscita di un proiettile'', ma hanno constatato una frattura nella scatola cranica di 3 centimetri per 2,5. Era stato il governatore di Hatay a riferire che Abdullah Comert, 22 anni, era morto per ''gli spari da parte di una persona non identificata''. Secondo il leader del Chp di Antiochia Servet Muallaoglu, il ragazzo é morto dopo essere stato colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno. Molti manifestanti hanno affermato negli ultimi giorni che in diversi casi gli agenti hanno sparato i candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo mirando proprio alla testa i dimostranti.

15.15 - Un interessante servizio della Tv di Mosca Russia Today - http://www.youtube.com/watch?v=o3_jyLp5FK0

15.00 - Un video sugli scontri di ieri ad Ankara: http://www.youtube.com/watch?v=uHc3t9yKlRo

14.25 -
Da Izmir dallo stesso Quartier generale della Polizia hanno fatto sapere che gli elementi in borghese che negli ultimi giorni hanno aggredito con mazze e bastoni gruppi di manifestanti...erano poliziotti in borghese. Nessun accenno però a eventuali punizioni o indagini.

14.15 -
Protesta degli avvocati contro la repressione e la limitazione alla loro agibilità all'interno del tribunale di Caglayan, ad Istanbul.
avvocati

14.00 - Video, una settimana di resistenza da Gezi Park a tutta la Turchia: http://www.youtube.com/watch?v=59XPBtofVGA



13.30 - Un interessante video con immagini, interviste e ricostruzioni della rivolta turca e sulle sue ragioni: http://www.youtube.com/watch?v=TJp6yCodAZE




13.00 -  
"La Turchia deve condurre un'indagine approfondita e indipendente sul comportamento delle forze di sicurezza nei confronti dei manifestanti scesi in piazza in tutta la Turchia". Lo chiede l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani. "Siamo preoccupati per le notizie di eccessivo uso della forza dal parte delle forze dell'ordine contro i manifestanti in Turchia" ha detto la portavoce Cecile Pouilly. "Accogliamo con favore l'ammissione delle autorità che può esserci stato un uso sproporzionato della forza e il loro appello a un'indagine sui funzionari di polizia che avrebbero infranto la legge e violato gli standard internazionali sui diritti umani" ha detto Pouilly ai giornalisti. "Queste indagini vanno condotte in modo tempestivo, completo, indipendente e imparziale, e i colpevoli vanno consegnati alla giustizia" ha aggiunto. Insomma dovrebbero essere le autorità governative turche a indagare sul loro stesso operato...

12.30 - 
La polizia turca ha sparato, nei giorni scorsi, gas lacrimogeni persino all'ingresso del pronto soccorso di piazza Taksim, dove venivano portati i dimostranti feriti negli scontri di Istanbul. Lo denuncia Amnesty International in un appello al premier turco Recep Tayyp Erdogan a porre fine alle violenze sui manifestanti.

12.20 - 
Dal 29 maggio, oltre 2000 persone sono rimaste ferite in diverse città della Turchia, quando la polizia ha usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i manifestanti. E' il bilancio fornito da Amnesty International in base a quanto riportato dall'Associazione medica turca. In particolare 1500 persone sono rimaste ferite a Istanbul, 414 ad Ankara, e 420 a Smirne. L'Associazione medica turca ha dichiarato che la maggior parte delle lesioni sono state causate dall'uso di idranti e lacrimogeni. Il conteggio non tiene conto dei feriti nelle altre città turche dove le manifestazioni, a volte imponenti, sono state attaccate brutalmente dalla polizia.

12.00 - 
La polizia turca ''ha fatto il suo lavoro'' negli ultimi giorni, ma ha subito ''provocazioni da parte di organizzazioni illegali''. Lo ha affermato oggi il vicepremier turco Bulent Arinc, che dirige il governo in assenza del premier Recep Tayyip Erdogan, in visita nel Maghreb. In una conferenza stampa Arinc ha anche accusato, come Erdogan due giorni fa, il Chp, il principale partito di opposizione, di essere dietro alle manifestazioni.

11.00 - 


10.35 - Al bilancio dei morti, informano fonti turche, va aggiunta una manifestante in coma dopo essere stata colpita da un lacrimogeno ad Istanbul. Secondo il governo, la rivolta ha fatto finora 160 feriti tra i poliziotti e 60 tra i civili. Cifre ridicole: per l'Associazione dei medici turchi i feriti sono 2.500 soltanto tra Istanbul e Ankara. E altrettanti gli arrestati.

10.20 - Il sindaco di Antalya, città sulla costa mediterranea della Turchia, si é rifiutato di fornire acqua per i veicoli dotati di cannoni ad acqua impiegati dalla polizia per disperdere le manifestazioni di questi giorni. Lo riporta l'agenzia Dogan, ricordando come il sindaco Mustafa Akaydin faccia parte del principale partito di opposizione a livello nazionale, il kemalista Partito repubblicano popolare (Chp). Akaydin ha respinto la richiesta della polizia di attingere ai tank pieni di acqua impiegati in genere dai vigili del fuoco, giustificando la sua decisione con i problemi che potrebbero esserci in caso di incendi. Il 'no' del sindaco é stato però aggirato dalla polizia, che ha ottenuto dal presidente del municipio Kerpez della città - che appartiene al Partito Giustizia e Sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyip Erdogan - l'ok a utilizzare le scorte d'acqua destinate all'irrigazione di aiuole e parchi. Dall'ufficio di Turan Eren, governatore di Antalya - carica non elettiva, ma di nomina governativa - é arrivato un monito al sindaco Akaydin ad assecondare le richieste della polizia.

Il bilancio della giornata di ieri
Continuano manifestazioni e scontri, soprattutto ad Ankara e in alcuni quartieri di Istanbul, e purtroppo continua a crescere anche il numero dei manifestanti uccisi dalla dura repressione delle forze di sicurezza. Il conteggio ufficiale dei morti è arrivato ieri sera a tre, con il decesso di un ragazzo di 22 anni, Abdullah Comert, ucciso da un colpo d’arma da fuoco durante una manifestazione ad Antakya (Antiochia, provincia di Hatay), città al confine con la Siria. Secondo alcune fonti Comert era un attivista del Partito repubblicano popolare (Chp), il principale partito di opposizione turco, socialdemocratico e nazionalista. Altre due persone hanno perso la vita nei giorni scorsi negli scontri che hanno infiammato il Paese. Un altro giovane manifestante di sinistra, Mehmet Ayvalitas, è morto a Istanbul dopo essere stato travolto da un'auto che si è lanciata contro un gruppo di dimostranti antigovernativi. A perdere la vita è stato anche un altro giovane, Ethem-Sarisuluk, alla quale un poliziotto ha sparato alla testa a bruciapelo sabato, durante una manifestazione nel centro di Ankara. Questo il bilancio ufficiale: in realtà il conteggio fornito dai coordinamenti dell’opposizione è ancora più alto, e parla di cinque vittime, includendo altri due attivisti uccisi a Istanbul durante i duri scontri di venerdì scorso. Moltissimi sono i manifestanti ricoverati negli ospedali del paese in gravi condizioni, colpiti alla testa dai candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo o da pallottole di gomma. Molti coloro che hanno perso un occhio o del tutto la vista a causa anche dell'effetto dei gas Cs usati in quantità industriale dalle forze di sicurezza.

Scontri duri si sono verificati ieri in molte città della Turchia. Mentre a Taksim decine di migliaia di persone manifestavano contro il governo, scontri sporadici si sono verificati ai margini della grande spianata e poi si sono spostati nel quartiere di Besiktas, dove i manifestanti da giorni assediano gli uffici del primo ministro Erdogan, attaccati e dati alle fiamme. Anche ad Ankara per tutto il giorno ieri e poi in serata i reparti antisommossa hanno tentato di sgomberare Piazza Kizilay con idranti e gas lacrimogeni sparati di nuovo dagli elicotteri, mentre i manifestanti hanno risposto lanciando pietre e bottiglie. Manifestazioni - spesso attaccate dalla Polizia - si sono tenute nella giornata di ieri anche a Bursa (dove a migliaia hanno bloccato l'autostrada), ad Adana, ad Antalya, a Izmir, a Mersin, Samsun, Trebisonda.

Questa mattina alle 11 intanto comincia uno sciopero di ‘avvertimento’ contro il governo che sta guadagnando numerose adesioni. A proclamarlo ieri, per 48 ore, è stato il Kesk, la Confederazione dei sindacati dei lavoratori pubblici. "Il terrore di Stato messo in atto contro proteste assolutamente pacifiche sta continuando in modo tale da minacciare la sicurezza della vite dei civili" scrive la confederazione, che conta circa 240 mila iscritti nel settore pubblico e che ha chiesto ad alre sigle sindacali e ai lavoratori non organizzati di mobilitarsi subito contro la repressione e contro il giro di vite antipopolare che il governo ha impresso alle politiche economiche negli ultimi anni. In queste ore la mobilitazione sembra crescere vista la chiusura di scuole e facoltà universitarie in particolare ad Istanbul e ad Ankara.

Ultima modifica Martedì 04 Giugno 2013 21:01 


Fonte:

martedì 4 giugno 2013

Cina, le ferite aperte di Tienanmen

di Riccardo Noury - 4 Giugno 2013

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 Fonte:http://lepersoneeladignita.corriere.it/2013/06/03/cina-le-ferite-aperte-di-tiananmen/

Sono passati 24 anni. Ma le autorità cinesi impediscono una ricostruzione indipendente e imparziale della repressione che cominciò la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 a Pechino. Una vicenda che rimane un tabù di stato.

 

Le immagini delle truppe dell'Esercito popolare di liberazione che assalgono manifestanti inermi, a Tiananmen e nei dintorni, la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, sono ancora nitide.

Sono passati 24 anni. Da allora, sistematicamente, le autorità cinesi impediscono una ricostruzione indipendente e imparziale della repressione che cominciò quella notte d'inizio giugno del 1989 a Pechino e proseguì per settimane e settimane; vietano le commemorazioni e perseguitano chi cerca di discutere pubblicamente di quello che rimane, dopo un quarto di secolo, un tabù di stato.

Anche quest'anno, il tabù resterà inviolabile: il 27 maggio l'attivista di Shenzhen Yu Gang è stato costretto a rimanere a casa, senza connessione telefonica e Internet; il giorno dopo 13 attivisti di Shandong sono stati arrestati prima che potessero radunarsi per una commemorazione e l'attivista online Yedu è stato posto agli arresti domiciliari e privato della connessione Internet.

Nel frattempo, l'idea del tempo che passa inesorabile e invano la dà il numero delle fondatrici delle Madri di Tiananmen rimaste in vita: da 150 che erano nel 1989, sono rimaste in 32, la maggior parte delle quali in cattive condizioni di salute.

Una di loro, Zhang Xianling, che aveva intenzione di recarsi a Hong Kong col marito per assistere a un evento musicale, è stata "invitata" dalla polizia a rinunciare poiché "la città era diventata caotica". Incurante dell'ammonimento, ha proseguito nei preparativi fino a quando ha ricevuto, stavolta dall'organizzazione del concerto, un altro "invito a non recarsi a Hong Kong in questo periodo particolare".

Poi ci sono i prigionieri di coscienza, attivisti e dissidenti condannati a lunghe pene detentive per aver preso parte alle manifestazioni del giugno 1989 o per aver cercato di commemorarle in piazza o parlarne su Internet negli anni successivi.

Chen Wei era uno dei leader del movimento studentesco di Tiananmen. È stato in carcere dal 1989 al 1991, poi dal 1992 al 1996 per "incitamento e propaganda controrivoluzionaria". Il 23 dicembre 2011 è stato condannato a nove anni per "incitamento alla sovversione dei poteri dello stato".

Chen Xi aveva partecipato alle manifestazioni del giugno 1989. In carcere fino al 1992, ha trascorso ulteriori 10 anni di carcere dal 1996 al 2005 e gliene sono stati inflitti altrettanti nel dicembre 2011 per "incitamento alla sovversione dei poteri dello stato".

Zhu Yufu alle manifestazioni di Tiananmen non aveva preso parte ma la sua solidarietà nei confronti degli studenti era nota. Nel febbraio 2012, aver scritto una poesia gli è costato una condanna a sette anni di carcere. È in cattive condizioni di salute.

Amnesty International ha ancora una volta chiesto alle autorità cinesi di riconoscere pubblicamente le violazioni dei diritti umani commesse 24 anni fa, avviare un'inchiesta indipendente per accertare e punire le responsabilità, fornire risarcimenti ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime e cessare di perseguitare gli attivisti per i diritti umani che vogliono commemorare pacificamente quei giorni del 1989.

Dal blog Le persone e la dignità

 

Fonte:

  http://www.cadoinpiedi.it/2013/06/04/cina_le_ferite_aperte_di_tienanmen.html


 

CONTINUANO DURI GLI SCONTRI IN MOLTE ZONE DI ISTANBUL

Lunedì 03 Giugno 2013 22:20 


22.00 - Continuano duri gli scontri in molte zone di Istanbul. In molti casi i celerini turchi hanno coperto i loro codici identificativi stampati sui loro caschi, segnale non certo incoraggiante. Molti attivisti segnalano che in vaste aree della Turchia è impossibile questa sera accedere a twitter. Anche questa sera si è ripetuta la protesta delle luci, alle 21, con migliaia di case che a quell'ora hanno acceso e spento le luci a intermittenza mentre la gente picchiava su pentole e altre stoviglie, o suonava i clacson delle auto, in una sorta di 'cacerolazo' contro Erdogan e la repressione. 

 

20.20 - Gli scontri sono ripresi anche nel popolare quartiere di Besiktas, a poca distanza da Taksim, dove da giorni migliaia di manifestanti protestano davanti agli uffici del Premier Erdogan, parte dei quali ieri sono stati attaccati e incendiati. I manifestanti cercano di proteggersi rafforzando le barricate con enormi contenitori d'acqua che hanno fatto rotolare giù dalle vie che portano a Taksim. Anche ai margini della piazza principale gremita di manifestanti gli scontri stanno aumentando di intensità, la polizia sta di nuovo usando i gas lacrimogeni contro i dimostranti che proteggono il Gezi Park.

20.00 - Piazza Taksim a Istanbul si è di nuovo riempita, sono moltissimi i manifestanti che l'hanno raggiunta da ogni parte della enorme megalopoli. All'inizio la manifestazione è andata avanti tranquilla ma poi ai margini della piazza, nelle vie che scendono verso la costa, sono scoppiati di nuovo scontri con le forze di sicurezza in assetto antisommossa che al contrario di ieri non si sono tenute alla larga e hanno più volte provocato i manifestanti. La polizia sta di nuovo facendo ampio uso di gas lacrimogeni, spray urticanti e granate assordanti e gli scontri aumentano di intensità.

19.00 - Ad Ankara la Polizia continua a inondare i manifestanti riuniti in piazza Kizilay, nel centro della città, con i gas lacrimogeni e le pallottole di gomma, a volte sparati anche dagli elicotteri o dalla sommità degli edifici più alti. Le forze di sicurezza nel pomeriggio hanno bloccato circa 1500 studenti di Scienze Politiche e altri 600 di Giurisprudenza che volevano entrare in piazza indossando le loro cappe. 
 

 Ultima modifica Lunedì 03 Giugno 2013 23:05


Fonte: