Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


mercoledì 3 luglio 2013

ISTANBUL: I GIUDICI SALVANO GEZI PARK. PER ORA






Istanbul: i giudici salvano Gezi Park. Per ora 


Primo stop per i progetti faraonici del premier Erdogan e dell’Akp: un tribunale di Istanbul blocca i lavori a Gezi Park, anche se la decisione finale arriverà entro due mesi. Il vicepremier Atalay accusa la ‘diaspora ebraica’ di manovrare le proteste.


La Sesta Corte amministrativa di Istanbul ha respinto oggi un ricorso presentato dal governo dell’Akp (Partito per la Giustizia  e lo Sviluppo), in particolare dal Ministero della Cultura, contro la sospensione provvisoria dei lavori a Gezi Park decisa a fine maggio dai magistrati. La corte si é limitata a non accogliere la richiesta di revoca della sospensiva ed entro due mesi ha annunciato una decisione sul merito della distruzione di Gezi Park. Se il tribunale di Istanbul dirà no al governo di Recep Tayyip Erdogan il piccolo parco adiacente alla enorme Piazza Taksim resterà un parco e non verrà distrutto per far posto a una moschea, ad un centro commerciale e alla ‘ricostruzione’ di alcune moschee ottomane. Un progetto fortemente voluto dal sindaco della città e dal premier Erdogan e contro il quale a fine maggio erano scesi in campo alcuni collettivi e gruppi di artisti, intellettuali e attivisti che si erano accampati nel parco per bloccare le ruspe che già avevano iniziato i lavori di sbancamento nonostante la sospensiva del Tribunale Amministrativo. Il feroce intervento della Polizia contro le poche centinaia di manifestanti che si erano mobilitati a difesa del Gezi Parki aveva scatenato una vasta e trasversale protesta popolare sfociata in enormi manifestazioni represse altrettanto selvaggiamente dalla Polizia e dalla Gendarmeria, il cui saldo finora è di almeno 5 morti, migliaia di feriti e arrestati.

Stando a quanto riporta il quotidiano Hurriyet, la decisione è stata votata a maggioranza dai membri della Corte, trovando contrario il presidente. Il coordinamento di realtà sociali riunite in ‘Taksim Solidarietà’ ha salutato il pronunciamento del tribunale amministrativo come una grandissima vittoria, frutto della grande mobilitazione popolare contro la gentrificazione del centro di Istanbul e i piani speculativi dell’Akp a cui si sono legate le proteste di vasti settori sociali contro le difficoltà economiche, il tentativo di imporre una legislazione improntata alla moralità islamista, la mancanza di libertà di espressione, stampa e manifestazione, la destabilizzazione della vicina Siria.

Il no, seppur momentaneo, alle pretese del governo di Ankara, costituisce un primo importante stop alle mire politico-economiche del premier Erdogan, che nonostante la vasta e trasversale contestazione continua a puntare sull’asse con alcune potenti lobby economiche per ottenere l’appoggio necessario a cambiare la costituzione, trasformando la Turchia in una Repubblica Presidenziale, e farsi quindi eleggere il prossimo anno capo dello Stato con pieni poteri.

Anche oggi un esponente di punta dell’esecutivo è tornato ad accusare ‘forze straniere’ di essere dietro le proteste contro l’Akp. A esternare quanto Erdogan ha ripetuto più volte in queste settimane è stato oggi il vicepremier, Besir Atalay. “Gli incidenti di Gezi Park sono stati orchestrati dalla diaspora ebraica, che ha avuto un ruolo attivo in questi eventi" ha detto Atalay, citato dal quotidiano Hurriyet. Il vicepremier ha anche rilanciato le accuse contro le "forze straniere", senza dettagliare ulteriormente, come pure contro i media internazionali. Tutti attori di una "cospirazione" che ha funzionato "bene", ma che non riuscirà nel "tentativo di bloccare il cammino verso la Grande Turchia".  

 

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martedì 2 luglio 2013

HEBRON, GIOVANE PALESTINESE UCCISO DA SOLDATI ISRAELIANI

2/7/2013

Mutaz Sharawna 2 7 13 palinfo 

Al-Khalil (Hebron) – InfoPal. All’alba di martedì 2 luglio, il giovane palestinese, Mu’taz Idris Sharawna (19 anni), è deceduto negli scontri con le forze di occupazione, scoppiati nella cittadina di Dora, a sud di Hebron.
Fonti mediche e della sicurezza palestinese hanno riferito che il giovane sarebbe stato investito deliberatamente da un veicolo militare israeliano, a margine degli scontri scoppiati a Dora, all’alba di oggi.
Le fonti hanno spiegato che il giovane è caduto per terra dopo essere salito sul veicolo militare per piazzarvi una bandiera palestinese. Hanno aggiunto che il conducente l’avrebbe investito deliberatamente, mentre l’esercito israeliano ha tentato di ostacolare i soccorsi.
Dal canto suo, Walid Zallum,  direttore dell’ospedale pubblico di Hebron, ha riferito che il giovane è arrivato in ospedale in condizioni molto gravi, aggiungendo che i primi esami clinici hanno dimostrato che il giovane è stato colpito da un proiettile esplosivo, che gli ha trafitto la schiena fermandosi nell’addome, e danneggiando i suoi organi interni. Zallum ha comunque confermato che il giovane è stato investito.
Nel frattempo, le forze di occupazione hanno eretto numerosi posti di blocco agli ingressi della cittadina, intensificando la loro presenza. In queste ore prevale uno stato di alta tensione a Dora, mentre altri tre giovani sono stati arrestati dall’esercito israeliano, tra loro ci sarebbe anche il nipote della vittima, Bahaa’ Ismail Sharawna.

Foto di Pal.info


 © Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it


http://www.infopal.it/hebron-giovane-palestinese-ucciso-da-soldati-israeliani/ 

ABUSI SULLE DONNE IN PIAZZA TAHRIR

martedì 2 luglio 2013 09:07


 


Almeno 46 casi di violenza sessuale registrati al Cairo durante la manifestazione di domenica. Secondo l'ONU, il 99% delle egiziane ha subito molestie.

di Emma Mancini 
 

Roma, 02 luglio 2013, Nena News - Tornano le violenze sessuali, abusi contro le donne egiziane scese in piazza Tahrir domenica e di nuovo ieri contro il presidente Morsi.

Almeno 46 casi di violenza sessuale: a riportare i dati, relativi solo alle denunce sporte dalle donne abusate domenica 30 giugno è OpAntiSh, Operation Anti-Sexual Harassment, gruppo di volontari impegnato nelle piazze e nelle strade per prevenire le violenze e fornire sostegno nel caso di denuncia. "Uomini con dei bastoni, all'ingresso della stazione della metropolitana a Tahrir hanno attaccato delle donne".

Ieri erano centinaia di migliaia i manifestanti nella principale piazza della capitale: secondo il gruppo, ci sono stati almeno 17 casi di tentata violenza, in otto di questi sono intervenuti i volontari. Con le proteste, quindi, sono tornate le violenze, una vera e propria piaga negli ultimi mesi: dal secondo anniversario della rivoluzione egiziana, lo scorso 25 gennaio, ad oggi si sono moltiplicati i casi di violenza sessuale e abusi sulle donne che hanno preso parte alle manifestazioni. Violenze perpetrate da poliziotti, sostenitori di Morsi o semplici criminali.

Per questo in breve tempo sono nate delle vere e proprie ronde, squadre di difesa composte sia da uomini che da donne, per impedire gli stupri. E se ieri, ben 46 casi si sono registrati solo a Tahrir, nessuna denuncia è stata sporta nelle altre città dove si sono svolte manifestazioni. "Molti sono casi gravi che richiedono un trattamento fisico o psicologico", ha commentato Engy Ghozlan, una dei membri di OpAntiSh.

Che riceve il plauso del governo: il portavoce dei Fratelli Musulmani, Gehad al-Haddad, ha chiesto che vengano prese iniziative simile a OpAntiSh "per evitare che qualcosa accada ai cittadini durante le manifestazioni". Ma i volontari del gruppo rispediscono al mittente il consiglio: "Non crediamo nella presidenza e nelle preoccupazioni improvvise della Fratellanza sull'integrità delle donne e il loro diritto alla protezione, perché sappiamo quali sono le loro posizioni sull'uguaglianza di genere".

Secondo un rapporto pubblicato ad aprile dalle Nazioni Unite, il 99% delle donne egiziane ha subito nella sua vita almeno una forma di vessazione e abuso sessuale da parte di un uomo, dallo stupro alla molestia verbale. Una percentuale spaventosa a cui si tenta di porre un freno: oltre all ronde per la strada, sono nati gruppi - spesso online - per denunciare gli aggressioni e permettere alle donne di compiere un primo passo verso la denuncia ufficiale. Nena News




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domenica 30 giugno 2013

BASE PLUTO SMONTATA: VICENZA LIBERA DALLE SERVITU' MILITARI


30 giugno 2013
 


300 operai dell’Altrocomune rimuovono tutta la recinzione del sito militare sotto i Colli Berici

Vicenza libera dalle servitù militari: non è un sogno, è una pratica. Quella messa in campo questo pomeriggio da 300 operai dell’Altrocomune che, con caschetto, pettorina e cesoia, si sono presentati alle due del pomeriggio di fronte a Site Pluto - l’installazione militare statunitense sotto i Colli Berici - smontandone completamente la recinzione.

IL VIDEO


All’interno i militari statunitensi non hanno potuto far altro che guardare e insultare; fuori, donne e uomini armati di semplici cesoie hanno lavorato per più di mezzora alla rimozione di centinaia di metri di reti e filo spinato, tra canti e cori.
Base Pluto è un retaggio della Guerra Fredda, con bunker atomici inaccessibili alle autorità italiane di cui gli statunitensi continuano a detenere il controllo. L’anno scorso avevano annunciato un progetto di ammodernamento del sito, ma, dopo le mobilitazioni, hanno deciso di congelarlo. Questo sito, insieme alle altre basi militari statunitensi, deve essere subito riconsegnato ai cittadini di Vicenza.

IL VIDEO DI GLOBALPROJECT




Alla vigilia dell’inaugurazione della nuova base Usa al Dal Molin, dunque, un’altra base militare viene aperta: ma non dalla fanfara militare chiamata a suonare l’arroganza dello scarpone militare sul territorio vicentino, bensì da 300 operai dell’Altrocomune che hanno smontato la base Usa Pluto inseguendo un sogno comune: quello di vedere Vicenza libera dalle servitù militari.
"Le mobilitazioni di questi anni - hanno ricordato i manifestanti al megafono - hanno impedito agli statunitensi di realizzare un aeroporto al Dal Molin, costringendoli a rinunciare a metà dell’area - oggi diventata il Parco della Pace - e realizzando, nell’altra metà, una cattedrale nel deserto. Mobilitarsi significa strappare, metro dopo metro, il territorio alle basi di guerra. E’ con queste premesse che si apre la campagna "Vicenza libera dalle servitù militari": le truppe Usa devono andarsene, a partire dalle basi che essi stessi dicono di non utilizzare".
L’iniziativa arriva alla vigilia dell’inaugurazione della nuova base Usa al Dal Molin, il prossimo 2 luglio: una cerimonia sotto tono dopo che, lo scorso 4 maggio, gli statunitensi hanno dovuto rinunciare ad aprire le porte della struttura militare alla città a causa della mobilitazione della comunità locale.
Per la stessa sera noi torneremo in piazza con una fiaccolata: non rincorreremo gli statunitensi nelle loro scadenze, ma costruiremo la nostra agenda di mobilitazioni, iniziata quest’oggi con l’apertura di site Pluto. Il prossimo 7 settembre, nel pieno del Festival NoDalMolin, torneremo in tanti intorno alle recinzioni del Dal Molin.



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sabato 29 giugno 2013

EGITTO NEL CAOS, 7 I MORTI. USA PREOCCUPATI, DOMANI CORTEO ANTI MORSI

 29 giugno 2013 
 
Egitto nel caos, 7 i morti. Usa preoccupati, domani cortei anti Morsi © LaPresse
 
Washington (Usa), 29 giu. (LaPresse/AP) - Torna a infiammarsi l'Egitto. In vista della protesta nazionale contro Mohammed Morsi indetta dall'opposizione per domani, per le strade di diverse città si sono fronteggiati sostenitori e oppositori del presidente e molte sedi dei Fratelli musulmani sono state incendiate. Il bilancio degli scontri di questa settimana è di sette morti e almeno 85 feriti. Due delle vittime sono morte ieri ad Alessandria e una di loro è uno studente americano, che stava fotografando gli scontri in piazza Sidi Gabr. Domani ricorre l'anniversario dell'insediamento di Morsi alla presidenza e l'opposizione scenderà in piazza in tutto il Paese per chiederne le dimissioni, ma anche i sostenitori dei Fratelli musulmani scenderanno possibilmente in piazza. Intanto, mentre l'Egitto si prepara al peggio, gli Stati Uniti hanno diramato un avvertimento in cui invitano i cittadini americani a evitare i viaggi non essenziali in Egitto a causa della situazione di incertezza. Il dipartimento di Stato ha autorizzato "un numero limitato di membri dello staff diplomatico non essenziale" dell'ambasciata Usa al Cairo a lasciare l'Egitto insieme alle loro famiglie. E Obama dal Sudafrica ha fatto sentire la sua voce, dicendo che gli Usa sono preoccupati per le proteste in Egitto e stanno lavorando per proteggere l'ambasciata e i consolati Usa nel Paese.


L'EGITTO SI PREPARA ALLE PROTESTE DI DOMANI. L'opposizione intende portare nelle piazze domani milioni di persone contro Morsi. Ha fatto sapere infatti di avere raccolto 15 milioni di firme a favore delle dimissioni del presidente, cioè circa due milioni in più del numero di cittadini che ha eletto Morsi. Gli alleati del presidente, da parte loro, si sono detti pronti a difenderne il mandato anche "con il sangue" se necessario, dal momento che si tratta del primo presidente eletto liberamente. I cittadini, in un Paese che soffre già di blackout e carenza di carburanti, si stanno preparando al peggio facendo incetta di beni di prima necessità in modo da essere pronti nel caso in cui le manifestazioni dovessero degenerare e protrarsi a lungo. Vicino agli edifici chiave e ad alcune case sono state erette barricate e recinzioni e alcuni gruppi di cittadini si sono già organizzati per pattugliare i quartieri nel caso in cui si verifichino falle nella sicurezza. Al Cairo si prevede che le proteste si concentreranno nella zona del palazzo presidenziale, nel quartiere di Heliopolis. Già ieri gli oppositori si sono radunati davanti all'edificio, oltre che a piazza Tahrir, mentre i sostenitori si sono raccolti nella piazza antistante la moschea di Rabia el-Adawiya, non lontano dal palazzo.


GLI SCONTRI E LE VITTIME, MORTO UN GIOVANE AMERICANO. Violenti scontri si sono verificati ieri ad Alessandria, al Cairo e in diverse località del Delta del Nilo, a nord della capitale, come Samanod, Tanta e Bassioun. Ad Alessandria i disordini, con colpi d'arma da fuoco, sono scoppiati nei pressi della sede dei Fratelli musulmani, cui fa capo Morsi, la cui sede è stata incendiata dai manifestanti. Qui sono morte due persone, una delle quali è un cittadino statunitense, e i feriti sono almeno 85. Il dipartimento di Stato Usa ha identificato la vittima come il 21enne Andrew Pochter, uno studente originario Chevy Chase, in Maryland, che frequentava il Kenyon College di Gambier, in Ohio, e si trovava in Egitto per uno stage in una ong. A comunicare la sua identità è stata la portavoce del dipartimento di Stato, Marie Harf, che è intervenuta dal Medioriente dove si trova al seguito del segretario di Stato John Kerry.


OBAMA: PREOCCUPATI, PROTEGGERE AMBASCIATA USA. Dal Sudafrica, dove si trova in visita insieme alla moglie e le figlie, Barack Obama ha fatto sentire la sua voce. Gli Stati Uniti, ha detto, sono preoccupati per le proteste in Egitto e stanno lavorando per proteggere l'ambasciata e i consolati Usa nel Paese.


USA INVITANO AMERICANI A EVITARE VIAGGI IN EGITTO. L'amministrazione Obama ha lanciato nella notte un avviso ai cittadini americani chiedendo loro di evitare i viaggi non essenziali in Egitto a causa della situazione di incertezza nel Paese. L'avvertimento è stato diffuso poche ore dopo la notizia dell'uccisione del cittadino Usa ad Alessandria. Il dipartimento ha anche autorizzato "un numero limitato di membri dello staff diplomatico non essenziale" dell'ambasciata Usa al Cairo a lasciare l'Egitto insieme alle loro famiglie finché le condizioni non miglioreranno. Questo provvedimento non richiede a nessuno di partire, ma incoraggia il personale a farlo permettendo di muoversi a spese del governo.


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 http://www.lapresse.it/mondo/europa/egitto-nel-caos-7-i-morti-usa-preoccupati-domani-cortei-anti-morsi-1.355429

UN ALTRO MORTO E ALMENO DIECI FERITI NEGLI SCONTRI CON I MILITARI TURCHI

28.06.2013 Giornata ancora all'insegna degli scontri, ma in un'altra regione della Turchia.
A sud est, infatti, nella città di Lice, vicina alla più conosciuta Diyarbakir, una persona ha perso la vita. Si tratta di Medeni Yıldırım, ragazzo di 18 anni, ucciso durante una manifestazione con i compagni contro la costruzione di una nuova caserma militare nella città. 
Gli slogan erano forti ma assolutamente pacifici: "non vogliamo la guerra, vogliamo la pace".
Si parla di almeno 10 feriti negli scontri con i militari turchi.
E' la quinta vittima durante le manifestazioni in questo mese di giugno che sembra non finire mai...

Il gruppo hacker "RedHack" ha appena hackerato il sito dell'amministrazione di Lice per condannare l'accaduto:


http://www.lice.gov.tr/

Se in questo momento provate ad accedere vi comparirà la pagina seguente:
 
 Che il ragazzo possa riposare in pace.

 

Andrea Mazzone
 
 
Fonte:
 http://andreamazzone.blogspot.it/2013/06/shock-una-nuova-vittima.html

venerdì 28 giugno 2013

Monza, morire di prigione a ventidue anni

39 giorni di carcere sono costati a Francesco prima sedici chili poi la morte. La madre chiama Acad e dice: «Così non può essere naturale» [Checchino Antonini] 

giovedì 27 giugno 2013 13:40

di Checchino Antonini

Francesco Smeragliuolo, 22 anni, arrestato il 1° maggio scorso per una rapina. 39 giorni di carcere gli sono costati prima sedici chili e poi la vita stessa. E' morto nel carcere di Monza sabato 8 giugno e sua madre, Giovanna D'Aiello, vorrebbe vederci chiaro. Per questo s'è rivolta ad alcune associazioni come Antigone, A buon diritto e Acad, l'associazione contro gli abusi in divisa, appena costituita con l'obiettivo di fornire un numero verde per le denunce di malapolizia.

Alcuni attivisti di Acad avranno oggi stesso un colloquio con la donna.

«Sono sicura che non è morto di morte naturale, i suoi organi erano sani. Dopo averlo visto a colloquio in carcere, il lunedì prima della sua morte (3 giugno, ndr) avevo fatto presente che mio figlio stava male. Ha perso sedici chili in un mese. Avevo chiesto lo mettessero in una struttura adeguata, che lo aiutassero. Lui non aveva problemi di salute. Se aveva sbagliato, doveva rispondere per quello che aveva fatto, ma non è giusto che sia morto così. Voglio sapere cosa è successo, voglio la verità».

«Io mi rivolgerò a tutti, non mi fermo qui - ha proseguito - perché la morte di Francesco deve servire da monito per tanti ragazzi. Avrei voluto che morisse tenendo la sua mano nella mia. E invece è andata in questo modo atroce».

Esclusa l'ipotesi del suicidio. In una lettera recente alla fidanzata Francesco pensava "ai tanti progetti insieme". L'autopsia, disposta dal magistrato, avrebbe escluso che la morte sia avvenuta per cause violente o per intossicazione da farmaci o droghe. Il responso è stato il solito: "decesso causato da arresto cardiocircolatorio".

Dalla Casa circondariale nessuna spiegazione sul decesso, avvenuto nel pomeriggio di sabato 8 giugno. Il giovane si sarebbe sentito male ed è stato attivato il 118 in codice rosso. La direttrice si è limitata a dire: «C'è un'indagine in corso, bisogna attendere l'esito». Il 22enne di Cesano era stato tratto in arresto il primo maggio per una rapina avvenuta in una farmacia di Binzago, e dopo un inseguimento dei carabinieri fino a Cormano, dove si era schiantato contro un muro.

Le domande si rincorrono: fu pestato al momento dell'arresto? E che tipo di attenzioni ha potuto ricevere mentre si trovava in cella? Francesco ne avrebbe parlato con sua madre.

Sovraffollamento, scarsa applicazione della legge Smuraglia sul lavoro per i detenuti, scarso personale di polizia penitenziaria: la casa circondariale di Monza è una delle "carceri d'oro" degli anni '80, costruita con materiali scadenti a prezzi gonfiati. E ci piove dentro. Il teatro e la cappella sono inagibili. In molti laboratori e spazi ci sono infiltrazioni. Ha riferito un esponente grillino che l'ha visitato in aprile che: «Dentro l'istituto sono vietati cellulari, tablet, computer, chiavette USB, radio, qualunque mezzo per comunicare con l'esterno non solo per gli ospiti, ma anche per agenti, operatori, medici, insegnanti, educatori e visitatori. Anche la struttura del carcere è isolata dal resto della città».

In nessun caso potrà dirsi naturale la morte di un ventiduenne che perde sedici chili in 39 giorni di prigione. 




Fonte: