Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


sabato 11 gennaio 2014

In memoria di Faber





«Certo, navigando non è che si incontrino soltanto Jamine o tavole imbandite con gatti in salmì spacciati per conigli selvatici, come si dice nella canzone Creuza de mä. Ci si può trovare anche di fronte alla tragedia, magari alla tragedia altrui, anche se condivisa, in quanto fratelli o figli della stessa cultura.
È il caso di Sidone, Sidùn in genovese. Sidone è la città libanese che ci ha regalato oltre all’uso delle lettere dell’alfabeto anche l’invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l’attacco subito dalle truppe del generale Sharon del 1982, come un uomo arabo di mezz’età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato. Un grumo di sangue, orecchie e denti di latte, ancora poco prima labbra grasse al sole, tumore dolce e benigno di sua madre, forse sua unica e insostenibile ricchezza.

La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo. Bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese: il Libano, la Fenicia, che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea.»


Fabrizio De André, intervista alla trasmissione "Mixer" (1984)









 



Fonte:





Qui la vergognosa CasaPound:


E' MORTO IL CRIMINALE SIONISTA ARIEL SHARON

11/1/2014 

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Qudsn.ps. Fonti mediche israeliane hanno da poco annunciato la morte dell’ex presidente del governo d’occupazione Ariel Sharon, dopo che nei giorni scorsi le sue condizioni di salute erano peggiorate e dopo otto anni di coma trascorsi in diversi ospedali israeliani.  
Il giornale israeliano “Yediot Ahronot” ha dichiarato nel proprio sito Internet che “dopo otto anni di coma s’è fermato il cuore di una delle personalità israeliane più importanti ad aver gettato le basi per la costruzione dello stato d’Isralele. Egli è l’ottantacinquenne Ariel Sharon, ex primo ministro”.  
Ha aggiunto che “Sharon fu uno dei principali capi militari nella storia dello stato d’Israele. Dopo la sua lotta contro la malattia ed il grave peggioramento delle condizioni di salute s’è arreso alla morte.”  
Ariel Sharon è nato a Kfar Malal il 26 febbraio del 1928.
Suo padre emigrò dalla Russia in Israele dopo la prima guerra mondiale. Sharon, che aveva una sorella maggiore, iniziò come giocatore del Maccabi Tel Aviv, ed influenzato dalla vita dei genitori, alte personalità militari russe, s’arruolò nelle fila dell’esercito israeliano.
Prese parte ai massacri organizzati con atrocità dalle bande sioniste contro i villaggi arabi di Gerusalemme e non. Nel 1942 entrò nell’Haganà inziando così la sua lunga carriera militare, in cui ricoprì importanti incarichi nella polizia nel 1947. All’età di vent’anni fu comandante di plotone e compì il massacro di Wadi al-Latrun a Gerusalemme occupata, nel quale riportò gravi ferite. Una volta guarito divenne ufficiale dei servizi segreti nell’unità che ha combattuto a Falluja, nell’interno della Palestina occupata, e nel 1950 si trasferì nella brigata Golani diventando comandante di una squadra segreta di ricognizione. Nel 1951 fu nominato ufficiale dei servizi segreti presso la direzione generale, e nel 1952 svolse un ruolo importante nel comando della zona settentrionale del paese, guadagnandosi così il grado di capitano. Successivamente si dedicò agli studi, ottenendo una laurea in Storia e in Studi sul Medio Oriente presso l’università ebraica. 
Yediot Ahronot ha affermato che Sharon fu “una persona controversa sia in Israele che fuori di esso. Alcuni israeliani vedono in lui un eroe, altri un ostacolo al processo di pace. Altri ancora lo descrivono come un criminale di guerra dato il ruolo militare avuto nell’invasione israeliana del Libano meridionale nel 1982.  
Nel 1983 fu costretto a dimettersi dalla carica di ministro dell’Esercito dopo che la Commissione speciale israeliana per le indagini sul massacro di Sabra e Shatila stabilì che egli non fece abbastanza per prevenirlo.
Nel 2001 vinse le eleizoni israeliane con una maggioranza schiacciante adottando posizioni politiche più moderate, e nel 2004 avviò il piano di disimpegno unilaterale israeliano dalla Striscia di Gaza.
Nel 2006 entrò in coma dopo un ictus cerebrale.   
Sharon fu accusato della responsabilità di numerosi crimini tra cui:  
  • il massacro di Qibiya nel 1953
  • L’uccisione e la tortura dei prigionieri egiziani nel 1967
  • l’invasione di Beirut
  • il massacro di Sabra e Shatila
  • Le incursioni nella moschea di al-Aqsa nel 2000
  • il massacro di Jenin nel 2002
  • l’operazione “scudo difensivo”
  • l’omicidio di diversi membri della resistenza palestinese, primo fra tutti quello dello sheykh Ahmad Yasin, fondatore di Hamas.

Traduzione di Salvatore Michele Di Carlo


 © "Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it" 






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mercoledì 8 gennaio 2014

ECCO CHI ERA IL COMMISSARIO CALABRESI

Da http://ilsanguepolitico.blogspot.it/, blog di Nicoletta Orlandi Posti:


Pasquale Valitutti è l'unico testimone vivente della tragica notte tra il 15 ed il 16 dicembre quando, dopo ore estenuanti di attesa, seduto dietro la porta dell'ufficio del commissario Calabresi, aspettava che Pinelli uscisse dalla stanza per essere interrogato.  "Saranno state le 11 e mezzo, grosso modo, in quella stanza succede qualcosa che io ho sempre descritto nel modo più oggettivo, più serio, scrupoloso, dei rumori, un trambusto, come una rissa, come se si rovesciassero dei mobili, delle sedie, delle voci concitate", racconta commosso ancora oggi. Il racconto che fa Pasquale Valitutti di quella sera è sempre lo stesso da 40 anni, non è mai cambiato di una virgola: Calabresi era in quella stanza quando Pinelli si gettò dalla finestra. "Il compagno Giuseppe Pinelli è stato materialmente assassinato dai signori: Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e Caracuta su mandato degli alti vertici di polizia e governo", ripete Lello. Se qualcuno si sente calunniato sporga denuncia e ci si dia la possibilità di un nuovo processo. Io continuo a chiedere giustizia e verità per il nostro compagno Giuseppe Pinelli. Si aprano gli armadi, si rimuova il segreto di Stato sulle stragi e si dica la verità su tutto quel periodo". Quanto alla figura di Calabresi, santificata dalla fiction di RaiUno, Lello ricorda, nella sua intervista rilasciata a Umanità Nova "che Calabresi ce l’aveva con gli anarchici da molto prima di Piazza Fontana, dalle bombe della fiera campionaria di Milano dell’aprile precedente, a quelle sui treni in estate. Lui era lo sbirro che lavorava sugli anarchici, ed era convinto che fossero dei bombaroli. A causa sua molti compagni sono stati in prigione parecchio tempo anche se poi assolti; a causa sua Pietro Valpreda se n’era andato da Milano, perché non ne poteva più di aver rotte le scatole da lui, e a causa sua Pino Pinelli veniva continuamente perseguitato". Quanto alle doti investigative del commissario Lello sostiene che "era un emerito incapace, perché di fronte a bombe di chiara matrice fascista, ha continuato a prendersela con gli anarchici solo perché noi costituivamo il suo “ambito di lavoro”. In secondo luogo, lui ha trattenuto Pinelli in questura oltre i limiti consentiti per legge senza avvisare il giudice, ed era il responsabile oggettivo della sua custodia. In terzo luogo, ha calunniato pubblicamente Pinelli durante la prima conferenza stampa, dicendo che era in qualche modo colpevole. In quarto luogo, durante il processo Calabresi-Lotta Continua, quando il giudice volendo vederci più chiaro chiese di riesumare il corpo di Pino, lui fece ricusare lo stesso dal suo avvocato. Si offendeva perché lo chiamavano assassino o “commissario finestra”, ma è lui che ha impedito che si andasse avanti verso la verità. Tutto questo è oggettivo. Questo era Calabresi".
Infine Lello racconta cosa pensava Pinelli di Calabresi: "Pino diceva che era un poliziotto falso e pericoloso, perché contrariamente ai suoi colleghi, che erano 'animaleschi', lui era capace di alternare momenti di finta confidenza e fiducia a momenti di durezza. Come tale tutti lo abbiamo conosciuto".



Fonte:




Qui il video di  una testimonianza sul caso Pinelli da parte di Pasquale Valitutti al corteo anarchico per Serantini del 12 maggio 2012 a Pisa: