Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


domenica 14 luglio 2013

14 luglio 1896: nasce Buenaventura Durruti



Domenica 14 Luglio 2013 05:17 

Buenaventura Durruti nasce nella città di Léon in Spagna il 14 luglio 1896. Il padre di Buenaventura è un ferroviere iscritto al 14 lugliosindacato dell'UGT, arrestato nel 1903 per aver partecipato ad uno sciopero sindacale.
All'età di 21 anni Durruti partecipa allo sciopero generale proclamato dall'UGT (Union general de trabajadores), in cui, a seguito degli scontri con le forze di polizia spagnole, 70 persone vengono uccise, 500 ferite e oltre 2000 arrestate. A causa della partecipazione allo sciopero Durruti perde il lavoro. Renitente alla leva, si sposta in Francia per poi rientrare nel 1920 a Barcellona, dove inizia la sua militanza nel CNT. La polizia spagnola è però sulle sue tracce, e Durruti così è di nuovo costretto a lasciare il paese. Passa gli anni dal 1924 al 1926 fra Cuba, Messico, Cile e Argentina, e sempre nel 1926 viene arrestato a Parigi. Un anno dopo viene scarcerato con l'obbligo di lasciare la Spagna. Vi rientrerà solo nel 1931.
Nel 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola, Durruti promuove la creazione del Comitato centrale di Milizie antifasciste della Catalogna, e si mette a capo di alcune migliaia di rivoluzionari antifascisti, formando quella che verrà chiamata Colonna Durruti, capace di ottenere una serie di importanti successi sul piano militare contro le truppe del generale Franco.
Durante la guerra, Durruti cercò in ogni occasione di impedire che si eccedesse nelle violenze. Fece suo "segretario" e collaboratore Jesus Arnal Pena, un prete cattolico che alcuni miliziani intendevano fucilare proprio in quanto prete, anche se nulla aveva a che fare con i fascisti; si rifiutò di colpire indiscriminatamente le popolazioni civili, e impedì ogni volta che gli fu possibile il compimento di "azioni" improvvisate e/o spontanee che avrebbero solo gettato discredito e disaffezione verso la causa rivoluzionaria, come quando a bordo di un aereo in perlustrazione sulla città di Huesca, si oppose al lancio di bombe a mano sui fedeli che stavano uscendo dalla messa. Il non lasciare libero sfogo agli istinti e al desiderio di vendetta dei suoi miliziani, non fu un elemento secondario o esclusivamente "caratteriale" di Durruti, bensì una fra le caratteristiche che già in vita gli valsero il rispetto e l'ammirazione di tutti i sinceri rivoluzionari.
Il 20 novembre 1936, a Madrid, scendendo dall'automobile su cui si trovava, Durruti viene colpito a morte da un proiettile, secondo la versione ufficiale del CNT sparato da un cecchino fascista. Visto il diametro del foro provocato dal proiettile, sorse il sospetto che il colpo fosse stato esploso da molto vicino, facendo sorgere numerose interpretazioni. Qualcuno disse che a sparare furono gli stalinisti, qualcuno che fu un colpo accidentale partito dall'arma di Durruti stesso, qualcuno addirittura che fu ucciso da qualche suo compagno. Qualunque sia la versione corretta, la notizia fu uno shock per tutta la Spagna antifascista. I funerali si tennero a Barcellona il 22 novembre 1936, e vi parteciparono almeno un milione di persone.
Nel suo elogio funebre, lo storico dell'arte e membro della Colonna Durruti Carl Einstein scrisse:
"Durruti, uomo sommamente concreto, non parlava mai di sé, della sua persona. Aveva escluso dalla grammatica il preistorico vocabolo "io". Nella Colonna Durruti si conosce solo la sintassi collettiva. I compagni insegneranno ai letterati a rinnovare la grammatica in senso collettivo. Durruti aveva compreso profondamente la potenza del lavoro anonimo. Anonimato e comunismo sono la stessa cosa. Il compagno Durruti ha operato ad una distanza stellare da ogni vanità delle vedettes di sinistra. Viveva con i compagni, lottava come compagnero. Così ha brillato come un esempio entusiasmante. Noi non avevamo nessun generale, ma la passione della lotta, la profonda dedizione verso la maggior causa, la rivoluzione, scorrevano dai suoi benevoli occhi nei nostri e i nostri cuori erano una cosa sola col suo che per noi continua a battersi sui monti. Sempre sentiremo la sua voce. Adelante, adelante. Durruti non era un generale, era il nostro compagno".

 Fonte:

TURI VACCARO ARRESTATO DOPO UN'AZIONE NONVIOLENTA CONTRO IL MUOS

13 luglio 2013 - Coordinamento regionale dei comitati No MUOS
 
Oggi il giudice Fabrizio Molinari del Tribunale di Gela ha convalidato l'arresto del pacifista Turi Vaccaro, fermato il 10 luglio a Gela dopo aver messo in atto un'azione di non violenza attiva, salendo su un'auto della polizia mentre gli attivisti No Muos manifestavano le ragioni No Muos alla parata militare che celebrava lo sbarco alleato di 70 anni fa.
Il processo è stato fissato per il prossimo 19 luglio. Le accuse contro Turi sono palesemente infondate: danneggiamento aggravato e resistenza e violenza a pubblico ufficiale. 
Video e testimonianze certificano l'assoluta pacificità della sua iniziativa, come sempre parte di un'etica individualista coerente con le sue posizioni pacifiste che lo vedono manifestare da oltre 30 anni ovunque il militarismo cerchi di imporre le sue logiche di violenza e di morte.
Il Coordinamento Regionale dei Comitati No Muos considera l'atto repressivo nei confronti di Turi Vaccaro un atto che colpisce tutti gli attivisti No Muos. L'intento è chiaro, ed è quello di intimidire chi lotta contro il Muos e la militarizzazione del territorio.
Il Coordinamento lancia un appello per una presenza massiccia il 19 luglio, giornata oltremodo simbolica per i siciliani, per esigere la liberazione di Turi; preceduta inoltre da una settimana di iniziative in sostegno al nostro amico e compagno.


Fonte:


 

sabato 13 luglio 2013

STRISCIA DI GAZA SEMPRE PIU' SOTTO ASSEDIO: VALICO DI RAFAH CHIUSO A TEMPO INDETERMINATO

 13/7/2013


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Al-Masry Al-Youm. Venerdì 12 luglio,  le autorità egiziane hanno chiuso il valico di Rafah a tempo indeterminato, ha reso noto una fonte ufficiale.
Il valico di Rafah, tra l’Egitto e la Striscia di Gaza governata da Hamas, era operante secondo nuove linee-guida dal 28 maggio 2011.
Il numero totale di persone che hanno attraversato il confine da allora è di 887.931.  442.875 persone sono entrate nel paese provenendo dalla Striscia di Gaza e 445.056 l’hanno lasciato attraversando il valico.

 © Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it



giovedì 11 luglio 2013

SREBENICA

  • 11 luglio 2013
  • 14.40
Il memoriale Potočari di Srebrenica, in Bosnia Erzegovina. (Dado Ruvic, Reuters/Contrasto)


L’11 luglio, in Bosnia Erzegovina, i musulmani commemorano il genocidio di Srebrenica, 18 anni dopo il massacro in cui sono stati uccisi dalle milizie serbobosniache circa ottomila uomini e ragazzi. Stasera saranno seppellite 409 vittime, identificate solo quest’anno.
L’11 luglio 1995, qualche mese prima della fine del conflitto nell’ex Jugoslavia (1992-1995), le milizie serbobosniache, guidate dal generale Ratko Mladić, attaccarono Srebrenica, enclave musulmana, dichiarata nel 1993 “zona protetta dall’ONU”, dove si erano rifugiati migliaia di musulmani durante il conflitto.
In pochi giorni sono stati uccisi circa ottomila uomini, i loro corpi sono stati trovati in diverse fosse comuni nel giro di diversi chilometri. Non si esclude che altre fosse non siano ancora state individuate.
“Quanto successo a Srebrenica 18 anni fa è stato descritto come la peggiore atrocità commessa in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale ed è stato riconosciuto come genocidio dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia”, ricorda Amnesty International


Fonte:

PROTESTE IN TURCHIA, UN ALTRO MORTO

Mercoledì 10 Luglio 2013 12:58 



Un'altra vittima della repressione del governo Erdogan e dei suoi liberal-islamisti: Ali Ismail Korkmaz, 19 anni, pestato il 3 giugno da una squadraccia non ancora identificata e morto oggi dopo settimane di coma.

Si registra oggi una nuova vittima della repressione delle forze di sicurezza turche contro milioni di persone scese in strada a protestare contro il governo Erdogan e le sue politiche turbo-liberiste.
Il 3 Giugno scorso, nella città di Eskisehir - sud-ovest della Turchia - durante una delle tante manifestazioni convocate contro il progetto di speculazione governativa nel Gezi Park di Istanbul e contro gli arresti scatenati dalla polizia, un giovane dimostrante, Ali Ismail Korkmaz, di appena 19 anni, viene circondato da alcune persone in abiti civili e picchiato selvaggiamente con delle mazze di legno. Dopo l’aggressione lo studente universitario fu portato all’ospedale dove però viene obbligato a recarsi in commissariato per ‘sporgere denuncia’. Solo il giorno dopo il pestaggio quindi Korkmaz riesce a farsi visitare dai medici, che gli riscontrano una emorragia cerebrale. Il giovane viene trasferito all’ospedale di Osmangazi ed operato immediatamente, ma il ritardo nei soccorsi gli è stato fatale. Il 4 giugno è entrato in coma e dopo una lunga agonia oggi i sanitari hanno dato la notizia della morte del ragazzo.
La famiglia dello studente ha annunciato una denuncia contro l’ospedale di Eskisehir mentre polizia e magistratura proprio non ‘riescono’ a identificare gli assassini nonostante molte telecamere avessero registrato immagini dell’aggressione subita da Korkmaz. Che a questo punto diventa la quinta – o sesta, o settima, a seconda dei diversi bilanci forniti da diverse istituzioni – vittima della repressione del governo Erdogan contro il proprio popolo. 

Ultima modifica Mercoledì 10 Luglio 2013 13:05 



Fonte:

mercoledì 10 luglio 2013

Egitto, Hazem el Beblawi nuovo primo ministro

Mohammed el Baradei e' il vice premier con delega agli affari esteri. Il nuovo primo ministro incontra i favori dei salafiti ma non della Fratellnza che prosegue le proteste.

martedì 9 luglio 2013 17:23

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 20
MIGLIAIA IN PIAZZA A FAVORE DI MOHAMMED MORSI
Sono molte migliaia i sostenitori dei Fratelli Musulmani in piazza Rabaa al-Adawiya, al Cairo, per partecipare alla manifestazione in sostegno del presidente deposto dai militari Mohamed Morsi, per chiedere la sua liberazione e il ripristino della "legittimita'".

  Il Cairo, 9 luglio 2013, Nena News - Il presidente ad interim egiziano, Adly Mansour, ha nominato l'ex ministro delle Finanze, Hazem el Beblawi, primo ministro di un governo di transizione, e l'ex numero uno dell'Aiea, Mohamed El Baradei, vicepresidente con delega agli Affari esteri. Anche il partito islamico salafita al Nour appoggia la nomina di Beblawi mentre sta ancora valutando quella dell'ex premio Nobel per la Pace.

La nomina di el Beblawi sembra accrescere la rabbia dei Fratelli Musulmani per il colpo di stato militare della scorsa settimana e la destituzione del presidente eletto Mohammed Morsi. Il movimento islamista ha già respinto la Road Map annunciata da Adly Mansour per tentare di uscire dalla grave crisi politica che rischia di sfociare in una guerra civile. E per oggi i Fratelli Musulmani hanno convocato nuove massicce manifestazioni di protesta.

L'itinerario politico tracciato da Mansour prevede la lomina di un comitato costituente incaricato di presentare modifiche alla costituzione da sottoporre a referendum. Poi arriveranno le elezioni legislative e, una volta insediato il nuovo Parlamento, nel giro di una settimana dovranno essere convocate anche le elezioni per un nuovo presidente.

In particolare il documento prevede che entro 15 giorni sia istituita una commissione costituente che entro due mesi presenti alla presidenza gli emendamenti alla Costituzione voluta dai Fratelli Musulmani e sospesa nel colpo di stato della scorsa settimana. Gli emendamenti saranno quindi sottoposti a referendum popolare entro un mese dalla loro presentazione. Svolta la consultazione popolare, entro due mesi, cioe' entro la fine dell'anno, si dovranno tenere le elezioni parlamentari. Solo allora, con una nuova costituzione e un Parlamento funzionante, saranno indette nuove elezioni presidenziali.

Ad annunciare la scorsa notte le proposte del presidente ad interim sono stati i mezzi d'informazione egiziani al termine di una giornata drammatica segnata dal massacro al Cairo di 51 sostenitori di Morsi sui quali ha aperto il fuoco la Guardia Repubblicana. Nena News



Fonte: