Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


domenica 11 agosto 2013

«Sono gay, nessuno mi capisce». A Roma si uccide 14enne

11 agosto 2013


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Nuovo dramma dell'omofobia a Roma, si tratta di un 14enne suicida gettatosi dal terrazzo di casa. In un biglietto, il giovane avrebbe spiegato di sentirsi emarginato per la sua omosessualità. «La notizia del quattordicenne che l'altra notte a Roma si è tolto la vita perché non sopportava più di essere deriso e marginalizzato per la sua omosessualità ci fa sprofondare in un dolore terribile», ha commentato Flavio Romani, presidente di Arcigay.
«Quel gesto estremo - ha proseguito Romani - è una sconfitta dal peso insopportabile, che ci riporta la fotografia di persone esasperate, sole, emarginate, alle quali nessuno parla e nessuno trasmette la possibilità di un futuro migliore. Mentre i politici discutono di omofobia rassicurando i vescovi sul loro <<salvacondotto>>, la realtà con un tempismo tragico e maledetto ci sbatte in faccia il problema: è ai ragazzi e alle ragazze come questo quattordicenne che bisogna pensare quando si dibatte dell'omofobia.
Così come è al corpo massacrato di Andrea, la transessuale trovata senza vita dieci giorni fa a Termini, che bisogna pensare quando si parla di transfobia. Perchè questa è la realtà. Ed è una realtà ancora molto lontana dal cambiamento e che è un tunnel senza uscite per le persone che la vivono». «Il Parlamento italiano si accapiglia sull'estensione della legge Mancino, che è tutela minima e dovuta, riconosciuta da anni a molti gruppi e condizioni bersaglio di violenza e discriminazione, e non si interroga nemmeno su quanto questa legge sarà risolutiva dell'intero problema, nè riesce a mettere in agenda provvedimenti in grado di produrre un cambiamento nei luoghi scolastici, in quelli sportivi, nelle famiglie, nella cultura», ha sottolineato Romani.
Il ragazzo si è suicidato due notti fa buttandosi dal terrazzo della sua abitazione, dopo aver lasciato due messaggi, uno cartaceo e uno su una pen drive, con scritto: «Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia». Il ragazzo, nelle lettere, ha raccontato le prese in giro subite dai coetanei che lo avevano escluso dalla comitiva. Poi si è procurato tagli sulle braccia e all'inguine, prima di lanciarsi nel vuoto da un'altezza di 20 metri. Sulla vicenda indaga la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo contro ignoti. 

GAY CENTER DOPO SUICIDIO 14ENNE,
«SERVE DECRETO URGENTE»
Il governo approvi urgentemente un decreto legge contro l'omofobia, come è stato fatto per il femminicidio. È l'appello, rivolto al premier, Enrico Letta, da Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, dopo il suicidio di un 14enne gay a Roma. «La politica smetta di giocare sulla pelle dei gay ed il Presidente Letta approvi d'urgenza un decreto serio contro l'omofobia, come fatto per il femminicidio», chiede Marrazzo.
«C'è un fenomeno preoccupante che riguarda i giovani e il mondo della scuola dove si verificano un numero altissimo di discriminazioni verso ragazzi gay. Il governo a partire da Letta e dal Ministro dell'Istruzione Carrozza, mettano in campo politica concrete e campagne contro l'omofobia nelle scuole. Chiediamo che il prossimo anno scolastico inizi in tutte le scuole italiane con un ricordo di questo ragazzo», sottolinea il portavoce di Gay Center. 
«Questo suicidio come tanti altri casi di discriminazione che avvengono a scuola in famiglia e nei gruppi di amici è colpa di un'Italia ancora in gran parte omofoba», prosegue Marrazzo. «Nella ricerca che abbiamo elaborato su un campione di 4 mila studenti delle scuole superiori, tra i 14 ed i 18 anni, circa il 5% si sono dichiarati omosessuali, uno su 3 ha pensato almeno una volta al suicidio, ed oltre il 70% ha dichiarato che la propria scuola e la propria famiglia non sono accoglienti verso lesbiche e gay e sono spesso il primo luogo della discriminazione. La stessa omofobia che si scatena in parlamento ogni volta che si discute di una legge che vuole combatterla con una parte della politica che addirittura rivendica la libertà di opinione a scapito del diritto a non essere aggrediti e discriminati. Spesso chi denuncia i propri genitori o compagni di scuola per discriminazioni ed aggressioni poi continua a vivere in casa o a scuola con i propri aguzzini, questo non aiuta le vittime che vogliono denunciare, e provoca un senso di isolamento che può portare a gesti estremi», conclude il portavoce di Gay Center. 

PIAZZONI (SEL), SI APRA UN'AUTENTICA
RIFLESSIONE 
«Durante il dibattito alla Camera sulla legge scontro l'omofobia ci sono stati esponenti politici che hanno espresso perplessità sulla priorità della discussione. Li invito oggi a porsi la stessa domanda. Il ragazzo gay che si è suicidato a Roma è l'ennesima vittima dell'omofobia. Omofobia non è solo violenza manifesta ed espressa: omofobia è anche derisione pubblica, non accoglienza, paura di confessare il proprio segreto». Lo afferma la deputata di Sel Ileana Piazzoni. 

GRILLINI (GAYNET) «SUBITO UNA LEGGE»
Contro l'omofobia serve «con urgenza l'approvazione di una buona legge e l'estensione della Mancino-Reale (in vigore da ben 38 anni) ai reati commessi in base all'orientamento sessuale». È l'appello rivolto da Franco Grillini, presidente Gaynet Italia, dopo il suicidio di un 14enne a Roma. «I morti per omofobia ormai non si contano più. L'ultimo è un povero ragazzo di 14 anni sopraffatto dalle insolenze e dalle ingiurie dei bulli di quartiere e dall'incapacità dei coetanei di accettarlo nella cerchia degli amici», sottolinea Grillini. 



Fonte:




TRAGEDIA DELL'IMMIGRAZIONE A CATANIA. PRIVILEGIATA L'IPOTESI DELLA "NAVE MADRE"


11/08/2013
 
 
 

CATANIA. Potrebbero non essere stato un viaggio lungo quello dei migranti egiziani e siriani arrivati ieri a Catania con lo sbarco in cui sono annegati sei giovani.
È l'ipotesi al vaglio di investigatori e della Procura distrettuale che sembra privilegiare l'esistenza di una “nave madre” che avrebbe trainato il piccolo peschereccio in legno lasciandolo poi al largo della Sicilia. Tra i rilievi a sostegno di questa ipotesi anche lo stato di salute degli extracomunitari: provati e affamati, ma che non avevano segni evidenti di avere fatto una lunga traversata in mare.
Anche il piccolo di sette mesi ricoverato e dimesso poche ore dopo un controllo nell'ospedale Garibaldi di Catania è apparso ai medici in buone condizioni di salute: paffuto e non mostrava segni di sofferenza fisica, ma soltanto una non grave disidratazione. Il bambino è stato riconsegnato ai suoi genitori.
Erano più di cento, tra le sei vittime e i 94 soccorsi e rifocillati, i migranti che erano sull'imbarcazione arrivata ieri a Catania. Ne sono certi gli investigatori sulla base di diverse testimonianze. Alcuni extracomunitari sarebbero riusciti a fuggire appena toccata terra. Tra loro ci potrebbero anche essere i potenziali
scafisti che non sarebbero stati identificati nè tra le vittime nè tra i superstiti.
È ritenuta invece non verosimile da investigatori e Procura l'ipotesi che ci siano dispersi in mare, visto le buone condizioni meteo-marine di ieri nella zona.

FERMATI DUE VIVANDIERI MINORENNI. Due egiziani, di 16 e 17 anni, sono stati fermati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina da carabinieri e polizia. Secondo l'accusa avrebbero fatto parte dell'equipaggio dell'imbarcazione con mansione di vivandieri.
Dalle indagini delle procure distrettuale e per i minorenni di Catania è emerso che tre 'scafistì si sarebbero buttati in mare e sarebbero riusciti a fuggire prima dell'arrivo delle forze dell'ordine.
 
 
 
Fonte:
 

 

sabato 10 agosto 2013

NO MUOS: IN MIGLIAIA CONTRO LA BASE MILITARE

Venerdì 09 Agosto 2013 15:55

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Terminato il corteo NoMuos che rientra al campeggio dopo una giornata di lotta il cui apice è stato l'occupazione della base militare Usa. Dopo una prima carica delle forze dell'ordine i NoMuos non sono arretrati anzi hanno continuato a spingere riuscendo a entrare nella base. Entrati in massa i NoMuos hanno percorso quasi interamente la base per raggiungere i compagni sull'antenne da ieri. Solo a questo punto i NoMuos decidono di scendere e di unirsi al corteo per far ritorno al campeggio. Quella di oggi è stata una manifestazione capace di dimostrare la determinazione del popolo No Muos. Una giornata praticata da tutti e tutte, nella quale anche i bambini insieme alle mamme Nomuos hanno divelto reti per entrare nella base per occuparla simbolicamente.

ore 20.30:  Scendono dall'antenne i NoMuos per unirsi al corteo.

ore 20.00: Dopo aver percorso quasi interamente la base, i manifestanti sono arrivati alle antenne sulle quali ci sono i 7 attivisti.

ore 19.30: In più punti sono stati aperti dei varchi nelle reti. Le migliaia di manifestanti sono riusciti ad entrare nella base e si stanno dirigendo verso le antenne dove si trovano i sette attivisti che da ieri resistono sulle antenne.

ore 19.15: Centinaia di nomuos ha varcato la seconda recinzione e sono entrate nella base. Altre cariche sono susseguite, ma i manifestanti rimangono compatti.

ore 19.00: Un altro attivista è riuscito a salire un'antenna. Lo scopo dei manifestanti è entrare nella base da cittadini, cosa che gli è proibita da 22 anni. Se così non sarà, prevedono di restare a manifestare sulle antenne per almeno altri due giorni.

ore 18.46: Alcuni manifestanti, tra cui bambini, hanno sfondato la prima recinzione che delimita la base militare Usa. Chi si sta spingendo oltre con lo scopo di varcare la seconda, protetta dal filo spinato. Le forze dell'ordine caricano i nomuos che cercano di entrare nella base.

ore 18.30: Il corteo, procede lentamente mentre la testa è arrivata alla base. Una persona è riuscita a salire su un'antenna, mentre le migliaia di persone sono determinate ad entrare all'interno della base. Le forze dell'ordine sono in assetto antisommossa davanti al cancello 4.

ore 18.10: Sono circa 5mila le persone che stanno piano piano raggiungendo le reti. In testa al corteo stavolta non ci sono le mamme, ma tanti giovani, che intonano cori contro il governatore Crocetta. Presenti alla manifestazione anche diversi sindaci di città siciliane, come il primo cittadino di Messina e di Palagonia.
Ascolta Ivan, NoMuos (RadioBlackOut) 

ore 17.45: Il corteo è partito da circa 20 minuti. Migliaia di persone stanno in questo momento attraversando la riserva della sughereta al cui interno di trova la base militare. Le forze dell'ordine sono già schierate da alcune ore nei pressi mentre alcuni elicotteri stanno sorvolando la zona. I nomuos, compatti e determinati si dirigono verso la base.

Mentre continuano a resistere i nomuos che da oltre 20 ore sono aggrappati sulle antenne a diversi metri di altezza all'interno della base della marina militare statunitense, si appresta a partire il corteo previsto per oggi a Niscemi contro le antenne statunitensi. Una manifestazione nazionale che attraverserà la riserva della sughereta di Niscemi. Numerosi i pullman partiti da diverse città della sicilia e che hanno raggiunto il luogo da cui partirà il corteo che raggiungerà la base militare. Si contano a migliaia le persone che stanno partecipando al corteo di quest'oggi.



Fonte:

USA: ammazzato con il taser a 18 anni, per un graffito

USA: ammazzato con il taser a 18 anni, per un graffito
Morire per un graffito, a soli 18 anni: è accaduto a Israel Hernandez-Llach, teenager di origini colombiane, trasferitosi da qualche anno in Florida, e nonostante la sua giovane età già diventato un noto muralista. Conosciuto come Reefa, martedì all’alba il giovane stava facendo dei graffiti sul muro di un Mc Donald’s abbandonato a Miami Beach. Quando é stato intercettato da una pattuglia dalla polizia, intorno alle cinque del mattino, ha cercato di scappare, ma i solerti agenti lo hanno inseguito. E per bloccarlo, forse stanchi di correre, i poliziotti lo hanno colpito al torace con il taser, la pistola elettrica definita ‘arma non letale’ e da tempo in dotazione alle forze di polizia degli Stati Uniti e di altri paesi. Reefa é caduto a terra ed é morto poco dopo in ospedale, al Mount Sinai Hospital, forse per un arresto cardiaco dicono i medici. 
''Gli agenti sono stati costretti a usare il taser per evitare uno scontro fisico'' si è giustificato il locale capo della polizia Ray Martinez al quotidiano Miami Herald. Ma secondo due degli amici di Reefa, testimoni di quanto accaduto, i poliziotti si sono congratulati uno con l'altro dopo averlo colpito con il taser. ''Era per terra e loro si divertivano'' afferma uno dei ragazzi, Thiago Souza. L'altro, Felix Hernandez, riferisce di aver visto cinque poliziottti inseguire Reefa. La sorella del ragazzo, Offir Hernandez, ha spiegato che il fratello ''voleva cambiare il mondo attraverso l'arte''. ''Vogliamo delle risposte, voliamo sapere cosa è successo'' denuncia ora. Reefa era uno scultore, pittore e fotografo, oltre a dilettarsi nell'eseguire graffiti sui muri degli edifici abbandonati, una passione che gli è stata fatale. L'avvocato della famiglia, Todd McPharlin, ha ricordato ai media locali che chiederà l'apertura di un'indagine indipendente sulla vicenda. "La polizia lo aveva già avvertito che se lo avesse trovato ancora una volta lo avrebbe riempito di botte", ha detto al Miami Herald Tracy West, una parente del ragazzo.
Secondo un rapporto di Amnesty International tra il 2008 e il 2011 negli Stati Uniti - dove i taser sono molto usati dalla polizia - sono morte 334 persone, dopo essere state colpite dalla micidiale arma. Le vittime salgono a 500 negli Stati Uniti dal momento della sua introduzione nelle dotazioni delle pattuglie, nel 2001. E nel 90% dei casi letali coloro che sono stati colpiti da un "uso eccessivo della forza" erano disarmati.
L'Onu nel 2007 aveva sostenuto che l'uso di queste armi "causa dolori acuti, costituendo una forma di tortura". 



Fonte:



giovedì 8 agosto 2013

Roma: distrutta la targa per Valerio Verbano

  • Scritto da  Redazione Contropiano
Roma: distrutta la targa per Valerio Verbano

E' stata ritrovata frantumata in mille pezzi, tutti dispersi a terra, la targa in memoria di Valerio Verbano al Parco delle Valli, zona verde nell'area a nord est di Roma, nel quartiere di Montesacro. La notte scorsa, i soliti noti hanno prima distrutto due panchine di legno del parco e poi hanno completamente distrutto l'insegna in ricordo del giovane militante dell’Autonomia Operaia assassinato da un commando dei Nar il 22 febbraio del 1980 nella casa dove viveva con i genitori, in Via Monte Bianco, sotto i loro occhi.
A trentatrè anni di distanza nessuno è stato processato e condannato per uno degli omicidi politici più efferati compiuti dall'estrema destra fascista nella capitale contro un giovanissimo studente "colpevole" di essere antifascista e di aver raccolto in un dossier dettagliate informazioni, evidentemente scomode, sulle relazioni che intercorrevano tra i neofascisti e settori della politica.

La targa che dà il nome alla via interna al parco venne inaugurata nel 2006, in occasione del 26/mo anniversario dell’omicidio, dall'allora sindaco di centrosinistra Walter Veltroni.
Di seguito il comunicato diffuso da alcune realtà sociali e territoriali di Roma Nord:
1targaverbano"L'ennesimo atto di sfregio alla memoria e alla figura di Valerio Verbano e a tutta la città di Roma, a tutti gli antifascisti e le antifasciste: è stata distrutta la lapide all'interno del Parco delle Valli dedicata alla memoria di Valerio e inaugurata da Carla Verbano. 
Un gesto vigliacco e barbaro, figlio della cultura dell'odio neofascista, un gesto che s'inserisce nel quadro delle aggressioni di stampo squadrista nel territorio del III municipio, portate avanti da gruppi e organizzazioni i cui voti il Pdl e il centrodestra non hanno disdegnato all'ultima tornata elettorale. 
La targa in questione con ipocrisia definiva Valerio vittima della "violenza", come se questa possa essere neutra, chiediamo invece che finalmente la targa possa dire la verità esplicitando la matrice della violenza che ha assassinato Valerio. Per questo parteciperemo al consiglio municipale che si terrà proprio oggi a Piazza Sempione alle ore 14 e invitiamo tutt@ a partecipare".

Astra 19 Spa, Lab! Puzzle, Palestra Popolare Valerio Verbano, Centro di Cultura Popolare Tufello, Sinistra Anticapitalista III Municipio

             
Ultima modifica il Giovedì, 08 Agosto 2013 12:12 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte:
 

Fabrizio Pelli

Dal blog http://baruda.net/ di Valentina Perniciaro:

 
FABRIZIO PELLI
- Nasce a Reggio Emilia, l’11 luglio 1952
- Lavora come cameriere
- Milita nelle Brigate Rosse
- Viene arrestato a Pavia nel dicembre 1975
- Muore di leucemia nel carcere di San Vittore, Milano, l’8 agosto 1979

Documenti prodotti da organizzazioni armate
- Non ne sono stati prodotti, ma a Fabrizio Pelli vengono intitolate una Brigata e un’organizzazione armata a Salerno
Documenti prodotti da gruppi sociali
- Comitato di lotta del Campo dell’Asinara, “Onore al compagno Fabrizio Pelli” in: Controinformazione 16, Milano 1979
“Per ogni comunista la morte è un evento naturale e Fabrizio Pelli era comunista combattente.
Anche il mare più incurabile per un rivoluzionario è occasione di lotta e Fabrizio, con il suo comportamento, lo ha dimostrato a tutta la sua classe e ai suoi  nemici, in quest’ultima, solitaria battaglia.

Fabrizio Pelli _Questa foto aveva le sbarre, quelle che lo hanno tenuto costretto fino alla sua morte: sono state tolto, almeno così è LIBERO_
Fabrizio Pelli _Questa foto aveva le sbarre, quelle che lo hanno tenuto costretto fino alla sua morte: sono state tolto, almeno così è LIBERO_

Invano i corvi borghesi hanno atteso un suo cenno di debolezza per piegarlo, per ricondurlo al compromesso dentro l’ordine dell’oppressione. A nulla è servito tenerlo isolato fino all’ultimo istante, privato della posta e della vicinanza dei suoi compagni, negargli – come neppure il fascismo osava fare – di trascorrere le ultime ore di visita in compagnia dei suoi familiari, a casa sua.
La speranza delle iene è andata delusa di fronte ad un comunista che aveva maturato a fondo un principio essenziale: uomini che si rifiutano di interrompere la loro lotta, o vincono o muoiono, invece di perdere o morire!
Il Tribunale di Milano, così sollecito a concedere la libertà provvisoria per motivi di salute ai fascisti assassini di proletari come Braggion, non è che l’ultimo anello di una catena di infamie, cominciata proprio qui, all’Asinara, dove il medico Silvetti si guardò bene dal rilevare il reale stato di salute del compagno Fabrizio, quando nell’estate dello scorso anno cominciò ad accusare i sintomi della malattia.
I Campi di Trani, Fossombrone e Milano sono altrettanti anelli del suo progressivo annientamento che medici e direttori hanno perseguito con lucida e spietata determinazione in occulta armonia con i funzionari del ministero di Grazia e Giustizia. E non vogliamo dimenticare, in questo elenco di canaglie ancora viventi, carabinieri e poliziotti che hanno sottoposto i familiari di Fabrizio alle perquisizioni più vili e che in ogni modo hanno tramato per interrompere il proseguimento delle cure.
Noi proletari prigionieri del Campo dell’Asinara, che con Fabrizio abbiamo lottato e che, anche per il suo contributo, abbiamo rafforzato la nostra identità e la nostra organizzazione, oggi diciamo, senza alcuna retorica, che i suoi nemici sono anche i nostri, che i suoi assassini non resteranno impuniti!
Onore al compagno Fabrizio Pelli!
Onore a tutti i compagni caduti combattendo per il comunismo!”

Testimonianza al Progetto Memoria
- Renato Curcio, Roma 1994
“Ho conosciuto Fabrizio, Bicio per gli amici, nel 1969.
Aveva 17 anni ma, a Reggio Emilia, già da tempo aveva fatto parlare di sé. “Per un colpo di flobert indirizzato ai glutei di un politico del partito liberale”, mi dissero, tra l’ammirato e l’ironico i suoi compagni di allora.
Non aveva ancora 18 anni quando venne a Milano con tutte le sue curiosità per la metropoli. Ma ciò che veramente lo spingeva, in verità era una cosa sola: l’impegno militante a fianco di studenti e operai, di chiunque in qualsiasi modo lottasse, per cambiare le cose.
Si sentiva un po’ anarchico ma il fascino della rivoluzione bolscevica era su di lui così potente che trascorreva infinite notti a leggere, oltre ai testi canonici, qualsiasi saggio, opuscolo, libello che in qualche modo potesse arricchire le sue conoscenze. E se qualcuno per caso citava un’opera che gli era sfuggita, s’infuriava, non sembrandogli lì per lì possibile che quell’opera esistesse veramente. Se non era a volantinare, in qualche manifestazione o a organizzare qualche azione di lotta potevi star sicure che il suo tempo era speso in letture.
Politiche, s’intende. Una dedizione totale, senza mezze misure. Senza concedere a se stesso nemmeno gli spazi dell’esplorazione della vita.
Quando entrò nella lotta armata, nel 1971, se non era il più giovane certo si contendeva il primato. Proprio in relazione alla sua giovanissima età, con altri due compagni ci chiedemmo se fosse il caso di accoglierlo nella vita clandestina che, per ovvie ragioni, non è tra le più permissive. Ma a Bicio il carattere non faceva difetto e non ne volle sapere di tutti gli argomenti che gli mettevamo davanti per dissuaderlo.
Era molto orgoglioso e un po’ testardo. Capitava così che non accettasse di buon grado che altri gli insegnassero qualcosa. Ricordo che una volta si infuriò con un militante: non ritenendolo adeguatamente colto in dottrina marxista, gli negava il diritto di insegnarli a guidare l’automobile. L’altro, naturalmente, lo mollò giù dalla macchina, in piena campagna, dicendogli “Beh, ora vado a studiare, tu raggiungimi a piedi!”
Quando, nel 1975, dopo l’evasione da Casale, lo incontrai di nuovo, a Milano, Fabrizio si era innamorato. Nella sua vita era la prima volta. E  il calore di questa nuova e magnifica esperienza scioglieva tumultuosamente tutte le sue rigidezze. Della sua proverbiale rigorosità, in quei giorni non rimase traccia. A metà della riunione più delicata, lui si alzava e borbottava “Scusate…”, in pieno candore se ne andava a telefonare. Alla vita clandestina il suo stato di grazia causò qualche problema, ma alla sua vita personale certo fece un gran bene.
Ho appreso la notizia del suo arresto alla radio, pochi giorni prima di essere a mia volta arrestato. L’ultimo nostro incontro, dunque, avvenne in carcere, all’Asinara. Alcune divergenze politiche che poco prima del suo arresto lo avevano portato a distaccarsi dalle Brigate Rosse non avevano in alcun modo intaccato il nostro affetto. I giorni trascorsi nella stessa cella, al bunker dell’isola, furono così pieni di confidenze sulla nostra vita privata. Giocammo a scacchi –costruiti con la mollica di pane – ridendocela a più non posso sul nostro incontro qualche anno prima, con quel gioco. Nel tempo della clandestinità, a Torino. Sull’onda del duello tra Carpov e Fisher Bicio aveva deciso di “sapere tutto” sugli scacchi, proprio come qualche anno prima aveva fatto con la rivoluzione bolscevica. S’era quindi comperato una scacchiera , tanti libri, riviste e s’era sprofondato nello studio. Venne finalmente il giorno della prima prova. Si sentiva pronto e col sorriso diceva: adesso ti faccio vedere… Ci provai col fatidico “scacco del barbiere”: scacco matto in pochissime mosse. E la sua inesperienza ebbe la peggio. Come al solito andò su tutte le furie e per un bel po’ di tempo di scacchi preferimmo non parlarne più.
All’Asinara mi disse anche dei malori che poco dopo lo portarono, rapidamente, alla morte. Ma di cosa effettivamente si trattasse, in quel carcere senza alcuna servizio medico, non fu possibile stabilirlo. Non si lamentò mai delle mancate cure: per lui era scontato. E anche questo, ricordando Bicio, non può essere più dimenticato”.

Cartello Fabrizio 1-1 



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mercoledì 7 agosto 2013

NO TAV: 3 ARRESTI E 17 FERMI DOPO LE CARICHE DELLA POLIZIA DURANTE I BLOCCHI PER LA TALPA

 
6 agosto 2013 at 21:50

 http://www.notav.info/wp-content/uploads/2013/08/BRApvJfCQAANof0.jpg

ore 02.10: tutti i No Tav sono usciti ad eccezione dei tre tratti in arresto. Tranne ai No Tav della valle a tutti e tutte sono stati notificati fogli di via dai due ai tre anni dai comuni di Chiomonte, Giaglione, Chianocco e Susa.
ore 01.40: usciti altri 3 No Tav, in totale fino adesso sono usciti 8 persone dei fermati. Agli ultimi 3 oltre la denuncia sono stati notificati dei fogli di via della durata di 2 anni da alcuni comuni di Val di Susa. Il presidio fuori il commissariato rimane in attesa che le altre 4 persone siano rilasciate.
ore 00.16: stanno uscendo i primi No Tav dalla caserma di via tirreno, tra di loro anche Nicoletta Dosio.
ore 23.50: i blocchi sulle autostrade si stanno rimuovendo ed i NoTav stanno tornando al presidio del vernetto lì vicino sempre  pronti in caso di necessità.
ore 22.30: la partecipata assemblea al presidio vernetto (rotonda chianocco) si è nuovamente spostata sull’autostrada bloccandola in entrambe le direzioni, all’assemblea è stata anche rilanciata l’iniziativa di sabato prossimo: “la protesta non ha età”.
ore 21.30: da un intervento di un avvocato su Radio Blackout si apprende che l’accusa è sicuramente di danneggiamento e violenza aggravata, non è ancora invece sicuro se verrà o meno data anche resistenza. Intanto il movimento risponde compatto: oltre 500 persone all’assemblea in corso in questo momento alla rotonda di Chianocco.
ore 20.30: tre delle persone fermate (una di bologna, una di milano ed una di treviso) sono state tratte in arresto e le altre dovrebbero essere rilasciate a breve. L’accusa sembrerebbe essere la solita resistenza aggravata.
ore 18.52: le persone caricate sui cellulari sono state portate in Via Veglia non Grattoni come detto in precedenza. Confermata l’assemblea di stasera alle ore 21 allo svincolo di Chianocco al Vernetto. Le persone fermate dovrebbero essere una ventina. La loro posizione è al vaglio degli inquirenti.
ore 18.31: scena clamorosa. Le 40 persone  (i numeri non sono ancora chiari) del presidio sono state portate via. Ora le camionette sono partite, con le persone che sporgevano dai cellulari con le bandiere no tav. L’autostrada è libera, per le statali usare la 24. Diversi anziani tra le persone portate via, tra cui Nicoletta Dosio.
Nicoletta direttamente dal cellulare della polizia per Radio Onda D’Urto
 ore 18.20: le persone fermate al presidio sono circa 40, tutte circondate dai poliziotti in assetto antisommossa. Pare che la polizia stia provando a caricare molte di queste persone sui cellulari per portarle in Questura, identificarle e prendergli le impronte digitali. Tutte le persone che sono attorno al presidio stanno facendo pressione per evitare che vengano portati via. C’è la conferma che uno dei camion fermati portava del cemento diretto al cantiere.
ore 18.00: la situazione al Vernetto è questa: se si cerca di avvicinarsi al presidio parte l’inseguamento all’uomo. Chi può salga in valle, da Borgone una stradina alternativa è via Ducco per San Didero – Bruzolo.
ore 17.50: Giunge notizia che il presidio al Vernetto di Chianocco, che da sulla statale, è riuscito ad individuare e fermare un trasporto diretto alla Clarea. La reazione della polizia non si è fatta attendere ed è intervenuta una carica, portando via due persone e tenendone diverse altre in stato di fermo sul posto.
Ancora non si sa chi è stato portato via, pare due giovani (un ragazzo ed una ragazza), mentre la decina di persone in stato di fermo è composta perlopiù da anziani della Valle che stavano al gazebo del presidio.
Al momento ci sono centianaia di persone sparse lungo la lunghezza della statale, ma rimbalza l’appello a dare immediata solidarietà.
Chiunque può accorra velocemente!
ps: alla faccia dei giornali che oggi in maniera scanzonatoria dicevano che tutti i trasporti erano transitati… il buon senso e l’intelligenza dei No Tav non si lascia ingannare! Forza No Tav!



Fonte: