Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


lunedì 8 ottobre 2012

8 ottobre 1967: Hasta siempre Comandante


Lunedì 08 Ottobre 2012 05:20 
Quanto si sa degli ultimi giorni del Che, e della sua morte, sono passati alla storia attraverso il suo celebre diario in Bolivia.
8 ottobreLe informazioni che ci arrivano,riguardo alle ultime giornate di Guevara sono sicuramente drammatiche e finiscono il giorno prima della sua cattura.
E` l`8 ottobre 1967 ed oramai da giorni la colonna dell'Esercito di Liberazione Nazionale Boliviano ,guidata dal Che, è circondata nella zona montuosa del quebrada del Yuro. Dopo una feroce battaglia con l'esercito Boliviano, supportato da una squadra di Rangers e dalla CIA, il Che viene catturato dopo essere stato ferito.
Tenuto prigioniero fino alla mattina dopo viene ucciso da diversi colpi di pistola dal soldato Mario Teràn, scelto a caso fra la truppa per fare da giustiziere.
Dopo l'esecuzione, il Che viene fotografato ancora con gli occhi aperti. Quelle foto della salma del guerrigliero più famoso del mondo, e divenuto ormai leggenda, fanno subito il giro del globo.

Ad aver comunicato la probabile posizione dei guerriglieri alle autorita' Boliviane e' stato un contadino, ma a condurre l`operazione di catura e' l`agente della CIA Félix Rodríguez. Negli anni a venire quest`ultimo non manchera'  mai occasione per vantarsi davanti ai giornalisti del proprio crimine.
La guerriglia in Bolivia e il tentativo di innescare un processo rivoluzionario in Bolivia da parte del Che, comunque supportato da tutto il governo rivoluzionario cubano, non fu un successo fin dal principio.
Infatti,da subito, i nuclei guerriglieri non trovarono l`appoggio della popolazione contadina, ne il supporto promesso dal Partito Comunista Boliviano. Solo alcuni dirigenti e membri di esso, trasghediranno alle direttive del partito per unirsi alla guerriglia.
La figura di Che Guevara, forse anche a causa della sua tragica morte, e' diventatata ed e' tuttora una parte importante dell`imaginario di rivolta e rivoluzione in Sud America ed in tutto il mondo.
I suoi scritti sulla guerra di guerriglia (tra cui anche il diario boliviano) sono delle pietre miliari per la tattica militare, ed ancora oggi sono fra i testi piu' importanti per capire il senso e i meccanismi della guerriglia come strumento politico.

Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2825-8-ottobre-1967-hasta-siempre-comandante

domenica 7 ottobre 2012

Anna coraggio, la sua amica racconta chi era Politkovskaya

IMG


5 ottobre 2012

Quando si è giornalista, scrittrice e traduttrice letteraria, la vita è fatta di incontri. Essendo di origini russe ed esperta di questioni politiche, storiche e letterarie russe, negli ultimi trent’anni ho incontrato molte personalità russe, ma soprattutto persone straordinarie. Tra autori e amici posso annoverare, e lo dico senza presunzione, Mikhail Gorbaciov e Vladimir Bukovsky, Andrei Tarkovsky e Viktor Pelevin, Dmitri Bykov e Sergei Kovalev, Ludmila Ulitskaya e Anna Politkovskaya, per fare alcuni nomi. Purtroppo alcuni dei miei amici non sono più qui con noi. Tra questi Anna Politkovskaya, uccisa a bruciapelo da sicari.

La morte di un amico è sempre una dura prova, ma quando si tratta di un omicidio è come una pugnalata che ti colpisce al cuore e resta fissa lì, per anni. Tutto quello che mi resta è parlare di Anna e continuare a pubblicarla. È ciò che faccio dalla sua scomparsa.

Ho conosciuto Anna alla fine del 1999. Un amico mi aveva fatto leggere dei reportage sulla seconda guerra in Cecenia che lei aveva pubblicato sul giornale dell’opposizione, la Novaya Gazeta.
Ho proposto subito all’editore francese Robert Laffont di farne un libro. Fu allora che, insieme all’editor della casa editrice, partimmo per Mosca per incontrare Anna. All’epoca lei viveva ancora con suo marito, un giornalista, e i loro due figli. Un anno dopo suo marito, che non sopportava più la sua lotta a favore del popolo ceceno, la lasciò.

Sono stata subito colpita dalla sua integrità morale e dal suo senso della tragedia. Era appena iniziata una nuova guerra in Cecenia, Putin era appena stato eletto, e nessuno immaginava ancora che il cinismo, l’odio per l’altro, il nazionalismo russo, il patriottismo sovietico, l’arbitrio giuridico e amministrativo, stessero assumendo rapidamente delle proporzioni esorbitanti. Anna fu la prima a parlare di una fascistizzazione della società russa, ormai malata, senza direzione, completamente nelle mani di un capo di stato venuto dal Kgb.

A Mosca, tra i suoi colleghi, Anna passava per un’isterica. Andava in Cecenia ogni mese, dove tutto era a ferro e fuoco, per tornare poi a Mosca, dove invece l’intellighenzia era più presa dall’acquisto di macchine e beni di consumo che da quella lontana Cecenia, i cui abitanti non ispiravano né compassione né simpatia. Le esplosioni di palazzi e abitazioni che ci furono a Mosca nell’autunno del 1999 hanno largamente contribuito all’avanzare di un sentimento anti-ceceno, anche se esistono diversi indizi che provano che questi atti terroristici (quasi 300 le vittime) furono organizzati dal Fsb (i servizi segreti russi) per giustificare l’intervento militare in Cecenia. Anna, da sola, si batteva per la popolazione cecena, che era stretta nella morsa tra gli indipendentisti e le truppe federali. Per molte famiglie lei incarnava l’ultima speranza di ritrovare un figlio o un padre rapito, di far curare un bambino ferito, di ottenere la condanna di un assassino o di un torturatore in uniforme. Ogni tanto ci riusciva, ma il più delle volte era una battaglia disperata: una donna contro la macchina di uno Stato.

Sono fiera di aver contribuito alla sua notorietà. Il suo primo libro che abbiamo pubblicato, Le Voyage en enfer ( Un piccolo angolo d’inferno, Rizzoli, 2008), non ha avuto un gran successo e l’editore francese non ha più voluto continuare questa avventura. Allora ho trovato un altro editore in Francia, meno grande ma più impegnato, Buchet Chastel. Il secondo libro, a cui abbiamo lavorato insieme, ha funzionato bene. Cecenia. Il disonore russo (Fandango, 2009) ha ricevuto diversi premi internazionali, e da quel momento è iniziata la carriera letteraria di Anna. I suoi libri sono stati tradotti in Europa e negli Stati Uniti e nel giro di qualche anno è diventata una testimone fondamentale della tragedia cecena. Spesso la accompagnavo e ogni volta la vedevo stanca e delusa dopo i suoi interventi pubblici. «Non capiscono niente - mi diceva con amarezza - mi sembra di parlare a vuoto». Era in parte vero e in parte no. Le sue testimonianze davanti al Congresso americano o davanti al Consiglio europeo non hanno certo cambiato la politica russa, ma comunque è grazie ad Anna, ai suoi libri e ai suoi interventi, che l’Occidente ha preso coscienza della natura del regime russo. 

Questa donna, grande e fragile allo stesso tempo, è diventata in pochi anni uno dei critici più acerbi e spietati del sistema Putin. Nel 2004 ha pubblicato una requisitoria personale contro il presidente russo, La Roussie selon Poutine, in cui scriveva: «Lo detesto (Putin) perché non ama il popolo. Ci disprezza, ci vede solo come un mezzo per raggiungere i suoi scopi, per estendere e conservare il suo potere. Si crede in diritto di fare di noi quello che vuole, di giocare con coi, di manipolarci, di distruggerci se lo ritiene necessario… la Russia ha già avuto dei dirigenti di queste fattezze. E ogni volta ci hanno portato a tragedie, bagni di sangue, guerre civili. Voglio buttarmi alle spalle tutto questo. Ecco perché provo tanta avversione per questo cekista che cammina sul tappeto rosso del Cremlino arrampicandosi fino al trono».


IL RISVEGLIO DELL’INTELLIGHENZIA
Scrivendo questo libro Anna sapeva il rischio che correva. Non è stata la prima giornalista ad essere uccisa in Russia. Né sarà l’ultima. Ma quando le raccomandavo di essere prudente, mi diceva: «Galia, non ho scelta. È il mio mestiere, e se non faccio tutto quello che è in mio potere per aiutare le persone che soffrono e per smascherare i loro carnefici, come potrei guardare i miei figli negli occhi?» Grande ammiratrice di Tolstoj e di Cechov, aveva conservato un’anima pura e il senso di responsabilità e dell’onore che hanno da sempre caratterizzato l’intellighenzia russa. Ci sono voluti alcuni anni per far risvegliare quest’intellighenzia. A partire dal 2009, la data del secondo processo, del tutto costruito, di Mikhail Khodorkovsky, scrittori e artisti hanno cominciato a rendersi conto di quello che Anna diceva nella prima metà degli anni Duemila, prima del suo assassinio, il 7 ottobre 2006. Solo da un anno a questa parte assistiamo a manifestazioni di piazza dell’opposizione, che reclama apertamente le dimissioni di Putin e la democratizzazione del paese. Ma nel frattempo il regime si è rafforzato, il Fsb ha allargato il suo potere, il campo politico è stato non solo spianato, ma cementato, affinché niente possa distruggerlo.

La lezione di coraggio e di lucidità che ci ha dato Anna, ai russi come agli occidentali, non è stata vana. Se nessuno nelle file dell’opposizione non possiede la sua stessa umanità, il suo talento e passione per la verità di giustizia, migliaia di giornalisti, scrittori, artisti, attivisti politici, ecologisti, uomini d’affari sono decisi oggi a portare avanti una lotta che era anche la sua. La lotta per una Russia libera.


sabato 6 ottobre 2012

STUDENTI IN CORTEO IN TUTTA ITALIA; LA POLIZIA RISPONDE CON UNA MEGA MAGANELLATA IN TUTTA ITALIA...

05 ottobre 2012


 

Violente cariche delle forze dell'ordine contro gli studenti a Roma, Milano e Torino. Nel capoluogo piemontese, gli agenti hanno hanno fermati 15 manifestanti per essere identificati. Un fermato anche a Roma.  La manifestazione su Twitter. Guarda la FOTOGALLERY. (VIDEO)

5 ottobre, tornano in piazza in tutta Italia gli studenti e le studentesse dei licei e degli istituti tecnici, tornano in piazza contro il governo Monti e le sue politiche di austerity in una data lanciata dalla rete di collettivi studenteschi StudAut.

segui su InfoAut la diretta dalle piazze, su Twitter segui @StudAut e l'hashtag #5ott.


"Vergognosa repressione degli studenti che oggi, a migliaia, in diverse città italiane, Torino, Roma, Milano e tante altre, sono scesi in piazza contro i tagli di Profumo all'istruzione e alla formazione pubbliche - dichiara Paolo Ferrero, Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista - Aumentano le tasse in scuole e università, i costi di libri e trasporti, le strutture cadono a pezzi e la democrazia nei luoghi del sapere viene consapevolmente ridotta. Oggi siamo in piazza con gli studenti, come lo saremo il prossimo 12 ottobre, perché il mondo della formazione sta pagando un prezzo altissimo per colpa di Monti e dei “tecnici”. È scandaloso che il governo dei poteri forti invece che rispondere alle giuste rivendicazioni degli studenti mandi le forze dell'ordine a caricare i ragazzi in corteo".


"Solleva il cuore - dichiara Fabio Alberti, Segretario romano di Rifondazione Comunista - vedere migliaia di giovanissimi studenti colorare le vie di Roma in difesa di una scuola pubblica, democratica e veramente aperta a tutti. Si tratta di una importante lezione di senso civico - aggiunge - Gli studenti hanno dato un segnale a tutta la città: non bisogna rassegnarsi. Al dominio della finanza e alla abdicazione di una classe politica - conclude - i cittadini, studenti, lavoratori, devono prendere la parola e la strada. Altri devono raccogliere questo segnale. Una occasione sarà la manifestazione "no Monti" del 27 ottobre".

Dai promotori della No Monti Day solidarietà agli studenti oggi brutalmente manganellati nelle strade del nostro paese.


Il Comitato promotore della manifestazione No Monti Day, esprime piena solidarietà agli studenti che oggi a migliaia hanno manifestato in tutta Italia, contro il governo Monti e le misure di austerity imposte dai governi e dalle istituzioni finanziarie dell’Unione Europea.
Gli studenti sono stati brutalmente inseguiti e manganellati dalla polizia in diverse città, segno questo che tale era l’indicazione che veniva dal governo: stroncare sul nascere le proteste, soprattutto se vengono dalle nuove generazioni fortemente penalizzate e ipotecate sul futuro proprio dalle misure del governo Monti.
I promotori del No Monti Day sono solidali con gli studenti aggrediti e li invitano ad essere insieme in piazza il prossimo 27 ottobre alla manifestazione nazionale a Roma, con gli stessi obiettivi, con la stessa determinazione e con le stesse aspettative di cambiamento per il futuro.

Fonte:

http://www.osservatoriorepressione.org/2012/10/studenti-in-corteo-in-tutta-italia-la.html

ARTICOLI SUL 15 OTTOBRE 2011


Condanne pesantissime contro alcuni manifestanti arrestati il 15 ottobre del 2011 durante la cosiddetta manifestazione degli indignados italiani nel centro di Roma. Carlo Seppia condannato a cinque anni.

Ancora una pena spropositata comminata da un tribunale italiano nei confronti di un manifestante. Infatti i giudici della settima sezione penale del tribunale di Roma hanno inflitto cinque anni di reclusione a Carlo Seppia (di San Miniato), arrestato con l'accusa di aver contribuito "ad alimentare l'incendio" del blindato dei carabinieri preso d'assalto dai manifestanti in Piazza San Giovanni al termine della manifestazione dei cosiddetti Indignados del 15 ottobre 2011 nel centro della capitale. Su quella camionetta qualcuno scrisse con la vernice spray 'Carlo vive', ricordando quanto avvenne a Genova nel luglio del 2001.
Una manifestazione contestata dai settori più radicali del movimento perchè considerata un tentativo da parte del centrosinistra di strumentalizzare le ragioni di chi protestava non solo contro il governo Berlusconi ma anche contro le politiche di rigore e austerity imposte ai paesi europei dalla cosiddetta troika e che di lì a neanche due mesi portarono alle dimissioni forzose del governo di destra e all'instaurazione del cosiddetto governo Monti.

Una pena enorme quella inflitta dal tribunale di Roma ma che comunque è stata ampiamente ridotta rispetto ai nove anni di reclusione chiesti dal pm Francesco Minisci. Il 28enne è stato condannato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e  devastazione, in concorso con altre dieci persone. Secondo l'accusa tando al capo di imputazione, il manifestante avrebbe lanciato all'interno del blindato "del liquido infiammabile, cercando di aprire la portiera del mezzo ed incitando i correi ad avvicinarsi allo stesso veicolo, al fine di opporsi al personale dei carabinieri". Contro di lui i giudici della settima sezione penale hanno ammesso come parti civili il Comune di Roma, l'Ama, l'Atac e l'Arma dei Carabinieri.

Dopo il suo arresto, all'indomani dei fatti del 15 ottobre, un lungo elenco di gruppi sociali e politici toscani aveva sottoscritto un appello per la sua liberazione. Ne riportiamo alcuni stralci:

"Carlo Seppia non appartiene ad alcun gruppo politico: è uno dei tanti “indignati” che partecipano a manifestazioni, cortei e iniziative contro la crisi; (...) Il volto di Carlo non era coperto. Era andato da solo al corteo, girando per tutti gli spezzoni, fino a Piazza San Giovanni. Quando la foto che lo ritrae vicino al blindato in fiamme è apparsa sulla stampa, Carlo non è fuggito ma è rimasto nella sua abitazione, ha continuato la vita di sempre, ha consegnato spontaneamente lo zainetto e i vestiti indossati durante il corteo. (...) Inaccettabile è e rimane il comportamento della Polizia e dei Carabinieri che hanno caricato indiscriminatamente i manifestanti in Piazza San Giovanni, dividendo il corteo e aggredendolo con idranti e blindati lanciati a tutta velocità: un comportamento che ci riporta alle giornate di Genova 2001, e che conferma la volontà del governo di reprimere con la violenza e con il carcere il movimento anti liberista".

E' stata invece aggiornata al 19 novembre l'udienza a carico di Alessandro Pirri, un altro manifestante, accusato di aver lanciato alcuni oggetti contro le forze dell'ordine e di aver fatto parte del gruppo che incendio' un immobile del Ministero della Difesa, utilizzato dall'Esercito e dalla Guardia di Finanza, e distrusse la statua della Madonna di Lourdes prelevandola dalla Chiesa dei SS Marcellino e Pietro in via Merulana. 

Ultima modifica Giovedì 04 Ottobre 2012 19:11

Fonte:

http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/11613-15-ottobre-2011-5-anni-di-galera-a-un-manifestante


Per saperne di più dal blog di Valentina Perniciaro altri post scritti subito dopo la manifestazione del 15 ottobre 2011:

http://baruda.net/tag/15ottobre/

  

venerdì 5 ottobre 2012

FRANCESCO MASTROGIOVANNI, ANNULLAMENTO DISEGNO LEGGE SULLA TORTURA, ALBERTO PATISHTAN, WIKKI LAW. - DAL MESSICO CONTRO IL CARCERE

 3 ottobre, 2012 - 18:54


Ieri prima udienza per la morte di Francesco Mastrogiovanni, ucciso dopo essere stato legato al letto di contenzione per 85 ore. Viene annullato in parlamento il disegno di legge per inserire nel Codice penale il reato di tortura contro le forze dell'ordine. Un compagno del Nodo Solidale ci racconta delle gravi condizioni di salute di Alberto Patishtan rinchiuso nelle carceri messicane. Intervista dagli Usa con la militante abolizonista Wikki Law.

Fonte:

http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/contro-il-carcere-310


*

Dal Messico per Alberto e contro il carcere:
 

http://www.10x100.it/?p=1011

giovedì 4 ottobre 2012

Nuove informazioni sul caso di Niki Aprile Gatti


Niki Aprile Gatti 

[La Tribuna] Ora nuove informazioni sulla vergogna del traffico internazionale di dati e l’omicidio di Niki Gatti . Banca Centrale mette sotto commissariamento la società finanziaria Sibi ex Sofisa sa. Dallo studio del Presidente della finanziaria, indicato come collaboratore del Sismi, fu inviato l’avvocato che assistette Gatti durante l’ultimo interrogatorio. Sibi uguale Sofisa, Sofisa uguale Oroscop, Oroscop uguale Operazione Premium, Premium uguale Niki Aprile Gatti.
Forse questa volta Banca Centrale ha l’occasione di scoprire uno dei segreti più vergognosi della storia sammarinese, quello che portò alla morte (apparentemente per suicidio, ma sul quale si nutrono fortissimi dubbi) del giovane di 26 anni che lavorava come esperto informatico alla Oroscop di San Marino. Ieri l’autorità di vigilanza, ai sensi della legge 165/2005 ha disposto la procedura di amministrazione straordinaria perla SIBI Finanziaria Spa (…)
Fra il 19 e il 23 giugno a 2008 accade però qualcosa di inquietante: sebbene in isolamento e nell’impossibilità di comunicare con chiunque, il 20 giugno Niki ricevette in carcere un telegramma inviato da casa sua in cui veniva indicato il nome dell’avvocato che avrebbe dovuto nominare perla sua difesa in sostituzione di quello che lo aveva assistito fino a quel momento. L’avvocato era collaboratore dello studio di Bologna di Umberto Guerini, noto in Repubblica per la difesa di Antonio Toniolo, e meno noto, ma ufficialmente presente quale presidente del Consiglio di Amministrazione della Sofisa, la società che nel 2009 cambiò denominazione in Sibi Finaziaria, la stessa che ieri Banca Centrale ha posto sotto commissariamento. (…)

domenica 30 settembre 2012

L'ECCIDIO DI MONTE SOLE

LA STRAGE DI MARZABOTTO 



L'eccidio di Monte Sole (noto anche come strage di Marzabotto, dal maggiore dei tre comuni colpiti) è un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste del 16mo Reparto Esplorante comandato dal Maggiore Walter Reder tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nell’area di Monte Sole in provincia di Bologna, nel quadro di un'operazione di rastrellamento di vaste proporzioni contro la Brigata Stella Rossa.

Sicuramente l’azione nasce dalla volontà del feldmaresciallo Albert Kesselring di dare un duro colpo ai partigiani della Stella Rossa e ai civili che li sostengono ma, per l’efferatezza e capillarità delle azioni contro semplici civili appare evidente che di fatto lo scopo ultimo è l’eliminazione della popolazione civile in quanto tale.
Gli italiani infatti sono visti come traditori dopo l’armistizio con gli alleati.

Il modus operandi del Reparto comandato da Reder prevede che le varie Compagnie si distribuiscano a ventaglio nella valle in modo da rastrellare tutti i nuclei abitativi e radunare gli abitanti in sacche, per poter poi facilmente procedere alla loro eliminazione fisica.

Alla fine dei sette giorni di operazione si contano 770 vittime civili, fra donne, vecchi, bambini, neonati.
Immediatamente la stampa fascista nega la strage dalle colonne de Il Resto del Carlino, additando come menzognere le voci in circolazione; solo dopo la Liberazione l'entità del massacro è stata resa pubblica.