Ciro
Principessa
di Guido
Panvini
Il 1979
fu un anno particolare per la città di Roma. La campagna politico - militare
delle Brigate rosse, infatti, culminata con l'uccisione di Aldo Moro, accelerò
il processo di disgregazione e di riflusso dei movimenti collettivi
protagonisti della stagione del '77.
Se da un lato intorno alla gestione del sequestro si registrò una spaccatura
all'interno dei gruppi armati, con l'uscita, ad esempio, dalla colonna romana
delle Br di due esponenti di spicco come Valerio Morucci e Adriana Faranda,
dall'altro molti gruppi di militanti accentuarono la loro militarizzazione
ingrossando le fila del movimento di lotta armata.
Ne scaturì, di conseguenza, un incremento di azioni, in molti casi mortali, ai
danni di esponenti delle forze dell'ordine, di avversari politici o attivisti
dei partiti politici della maggioranza governativa.
La reazione repressiva delle istituzioni, non di rado punitiva, coinvolgendo
l'intero arco dei movimenti collettivi e sociali, privò la società civile di
un'importante spazio politico, contribuendo, in questo modo, ad esasperare la
dialettica delle armi.
Allo stesso tempo, costantemente sottovalutato, se non tollerato, il terrorismo
neofascista, proprio nella città di Roma, riprendeva slancio e guadagnava
consensi soprattutto tra la base giovanile del Msi.
Se l'egemonia militare rimaneva appannaggio dei Nuclei armati rivoluzionari
(Nar) guidati da Valerio Fioravanti, sul piano politico emergevano e si
consolidavano i movimenti di Terza Posizione e "Costruiamo l'azione".
Nonostante le indicazioni teoriche e le elaborazioni culturali espresse da
queste formazioni, che miravano ad un'alleanza strategica di tutti i gruppi
rivoluzionari in funzione antisistema, le azioni e gli omicidi contro i
militanti di sinistra si inasprirono.
La tensione a Roma esplose con forza nei giorni successivi il primo
anniversario dell'eccidio di Acca Larentia. Il 9 gennaio, ad esempio, un
commando dei Nar assalì la sede dell'emittente Radio Città Futura, in via dei
Marsi, nel popolare quartiere di San Lorenzo, lanciando molotov all'interno dei
locali e ferendo con un mitra cinque donne che in quel momento stavano
affrontando un dibattito alla radio. Nel pomeriggio esplosero due bombe: una
all'interno della sezione del Pci di via del Boschetto e l'altra contro
l'entrata secondaria della sede del quotidiano «Il Messaggero» in via dei
Serviti.
Nella stessa sera un'azione di protesta contro una sezione Dc nel quartiere di
Centocelle, effettuata da un gruppetto di neofascisti, finì in tragedia con
l'uccisione di un giovane da parte delle forze dell'ordine che avevano aperto
il fuoco contro gli assalitori.
Poco più tardi, nel quartiere Talenti, da una macchina in corsa furono sparati
colpi di pistola contro un gruppo di ragazzi che sostavano davanti un bar,
ritenuto luogo di ritrovo per gli attivisti di destra, che provocarono diversi
feriti ed una vittima.
Il 19
aprile 1979 Claudio Minetti, estremista di destra e frequentatore del Msi
di via Acca Larentia, entrò nella sede del Partito Comunista di via di
Torpignattara, dove all'interno da tempo era stata allestita una piccola
biblioteca, per chiedere un libro in prestito. Alla richiesta di esibire un
documento di identità Claudio Minetti oppose il suo rifiuto e prese un libro da
un tavolo scappando poi per la strada. Inseguito da due iscritti della sezione,
il neofascista si voltò di scatto ferendo con un coltello Ciro Principessa, 23
anni, militante del Pci.
Arrestato dalla polizia dentro un bar dove si era rifugiato, Claudio Minetti
risultò poi essere afflitto da gravi disturbi mentali. Questi, infatti, era
figlio di Leda Pagliuca, a suo tempo convivente di Stefano Delle Chiaie,
fanatica neofascista che viveva nel culto di Mussolini obbligando i suoi figli
a condividere la sua fede. Per questo motivo, in passato, le autorità giudiziarie
le avevano tolto l'affidamento di quattro figlie. Il fratello maggiore di
Claudio Minetti, inoltre, si era suicidato due anni prima nel carcere di Regina
Coeli mentre era in attesa di testimoniare al processo di Catanzaro per la
strage di piazza Fontana. Per questa serie di motivi, la Corte d'Assise del
Tribunale di Roma dichiarò non punibile Claudio Minetti perché ritenuto
incapace di intendere e di volere e ne dispose il ricovero in un manicomio
giudiziario per un periodo non inferiore ai dieci anni.
Ciro Principessa, le cui condizioni non sembrarono all'inizio essere
molto gravi, morì in ospedale il 20 aprile.
Lo stesso giorno un ordigno ad alto potenziale scoppiò nella piazza del
Campidoglio provocando gravi danni. L'attentato non provocò una strage per una
casualità. Un'ora prima che scoppiasse la bomba, infatti, si era appena
conclusa la seduta del consiglio comunale, mentre la piazza, solitamente
affollata di turisti, era vuota a causa di un temporale. La bomba, composta da
quattro chili e mezzo di tritolo e collocata sotto il portale del Palazzo
Senatorio, al momento dell'esplosione ne divelse il portale, l'arcata e le
colonne di sinistra, danneggiando poi il basamento del monumento equestre a
Marco Aurelio.
Tra le tante
telefonate che il giorno dopo rivendicarono l'attentato, una fece riferimento
all'arresto di Claudio Minetti, il responsabile dell'omicidio di Ciro
Principessa.
L'attentato al Campidoglio fu in seguito attribuito alla formazione neofascista
"Movimento rivoluzionario popolare" (Mrp), nato dallo scioglimento
del gruppo "Costruiamo l'azione". Con la stessa sigla vennero
rivendicati un attentato contro il carcere di Regina Coeli il successivo 14
maggio e la mancata strage, per un difetto del timer che doveva innescare la
bomba, di piazza Indipendenza, il 20 maggio, in occasione del raduno nazionale
degli alpini a Roma.
Sul «Mrp» indagò, inoltre, Mario Amato, il giudice assassinato dai Nar il 23
giugno 1980.
Il Partito comunista organizzò in occasione dei funerali di Ciro Principessa
una grande manifestazione. Il 24 aprile, infatti, fu allestita nella sezione
del Pci di via Torpignattara una camera ardente, riempita per l'occasione di
bandiere e drappi rossi. Nel tardo pomeriggio visitò la salma del ragazzo
ucciso il segretario del partito Enrico Berlinguer. Poco più tardi partì dalla
sezione un lungo corteo che passò per via Casilina e per via Prenestina fino ad
arrivare a Porta Maggiore. Giunta nel quartiere di San Lorenzo la bara fu
salutata da centinaia di persone che sui lati della strada cantavano
"bandiera rossa". La manifestazione si sciolse poi in piazza del
Verano dove fu allestito un palco per un comizio tenuto poco dopo dagli
esponenti della Federazione romana del Pci.
Una lapide in via di Torpignattara ricorda oggi l'assassinio di Ciro
Principessa.
Bibliografia:
M. Galleni, Rapporto
sul terrorismo, Le stragi, gli attentati, le sigle, 1969 - 1980, Rizzoli,
Milano 1981.
Venti anni
di violenza politica in Italia, 1969 - 1988, Ricerca Isodarco, Università degli Studi di Roma
"La Sapienza", Roma 1992.
Federazione
Romana del Pci, La violenza eversiva a Roma negli anni 1978 - 1982, Le
proposte per l'ordine democratico, suppl. al n. 1 - 1983 di «Democrazia e
diritto», Roma 1983.
Quotidiani
utilizzati:
«Paese
Sera», del 20, 21 e 25/04/1979.
«Il Tempo»,
del 20, 21 e 25/04/1979.
«Il
Messaggero», del 20, 21 e 25/04/1979.
«l'Unità»,
del 20, 21 e 25/04/1979.
«Il Corriere
della Sera», del 20, 21 e 25/04/1979.
Fonte: