Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


venerdì 14 giugno 2013

BOLZANETO: "L'ITALIA E' UN PAESE IN CUI SI PRATICA LA TORTURA"

 


 




 La Cassazione conferma l'impianto della sentenza di secondo grado. Assolti i carabinieri, condannati tutti gli altri. 

 Venerdì 14 giugno 2013 17:53


 di Checchino Antonini

«L'Italia è un Paese in cui si pratica la tortura, ma si fa finta che non sia così», sbotta Lorenzo Guadagnucci uscendo dal Palazzaccio. Da pochi istanti è stata pronuciata la sentenza di Cassazione per i massacri e gli abusi commessi a Bolzaneto nel 2001. La Quinta sezione penale della Cassazione ha messo un paletto definitivo sul capitolo delle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto, carcere provvisorio del G8 di Genova, confermando 7 condanne e concedendo 4 assoluzioni. Oronzo Doria, Franco, Trascio e Talu, sono i nomi degli agenti assolti. Mentre sono state confermate le condanne - inflitte dalla Corte d'appello di Genova il 5 marzo 2010 - per l'assistente capo della polizia Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi), che divaricò le dita delle mano di un detenuto fino a strappare la carne, gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e il medico Sonia Sciandra.

Pene confermate a un anno per gli ispettori della polizia Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi che avevano rinunciato alla prescrizione. Anche nei confronti di Amenza i giudici della Suprema Corte hanno cancellato la condanna per il reato di minaccia. Ma la quinta sezione penale del Palazzaccio - presieduta da Gaetanino Zecca - ha fatto di più, riducendo i risarcimenti nei confronti delle vittime delle violenze. Il verdetto, infatti, stabilisce che i danni subiti dai manifestanti, dovranno essere rideterminati da un giudice civile «per assenza di prova».

Ad attendere la sentenza, assieme ai loro legali, c'erano alcune vittime di Bolzaneto e della Diaz, alcuni reduci di quel luglio più qualche sparuto militante più giovane.

C'è Marco Poggi, l'"infame", lui ci scherza su ma da quando ha deciso di testimoniare sugli orrori del carcere provvisorio per le retate del G8 non ha più lavorato come infermiere penitenziario. Solo 8 anni dopo avrebbe potuto fare il suo mestiere ma in un Opg. Da allora fa il sindacalista. Di Bolzaneto ricorda gli occhi strabuzzati del ragazzo coi rasta a cui il medico della prigione strappò via il piercing così, per sfregio. Vide dar calci e pugni sulle reni. Li sentiva cantare Faccetta nera, gliela facevano sentire agli "ospiti" anche dai finestroni, con i telefonini. Lì dentro c'è era gente come Lorenzo di Roma, che aveva 21 anni, e lo pescarono il sabato 21, in corso Torino mentre era con alcuni amici, non stava facendo nulla se non prendere parte a un corteo contro il G8. Uscì da Bolzaneto con le costole incrinate e tantissima paura. Da allora non gli va mica di farsi vedere in giro. Evandro, torinese, era più anziano di diciotto anni. Fu preso quando spezzarono il corteo del sabato mentre fuggiva in una via laterale e poi nella rampa di un garage. E giù cazzotti sul muso e quella manganellata a freddo all'ingresso del carcere di Alessandria.

«Non ho ancora sentito una parola da parte del presidente della Repubblica e dei ministri. Dopo due sentenze su quello che è successo a Genova ci aspettiamo le scuse da parte dello Stato - dice Enrica Bartesaghi, presidente del comitato Verità e giustizia per Genova e madre di una ragazza picchiata alla Diaz e inghiottita da Bolzaneto - chi è stato coinvolto in questa vicenda faccia un passo indietro». Un passo indietro, certo, l'ha fatto la politica, specie la "sinistra" per bene, quella non rancorosa, in giro per il Palazzaccio c'è solo Italo Di Sabato, che segue per Rifondazione le cose di repressione, e Vittorio Agnoletto.

Quelli accaduti nel luglio 2001 nella caserma di Bolzaneto a Genova sono "soprusi" e "vessazioni" assolutamente "inqualificabili", aveva detto il pg di Cassazione, Giuseppe Volpe, nella sua requisitoria.

E "correttamente la Corte d'appello di Genova ha tenuto conto di questo a differenza del primo giudice che si limitò a valutare una percezione de visu". In primo grado, infatti, nel luglio 2008, vennero pronunciate 30 assoluzioni e 15 condanne.

Tale verdetto venne ribaltato in appello, il 5 marzo 2010, quando tutti gli imputati vennero ritenuti responsabili di quanto accaduto: per 7 ci fu la condanna penale, per 37 fu dichiarata la prescrizione del reato, ma per tutti venne stabilita la condanna a risarcire le vittime. Il pg Volpe, quindi, ha rilevato come chi a Bolzaneto rivestiva in quei giorni "posizioni di garanzia" sia responsabile di "omissioni, che hanno consentito il verificarsi degli eventi delittuosi. La percezione di ciò che avveniva era resa possibile anche dal contesto, dagli odori e dalle urla".

Il pg aveva chiesto di confermare le condanne ma di ridurre i risarcimenti stabiliti dai giudici d'appello per i no-global vittime delle violenze. Le parti civili che non presentarono appello, secondo Volpe, che nella sua requisitoria ha citato ampia giurisprudenza su questo tema, "non hanno interesse ad avere risarcimenti".

«Così è stato - spiega Vittorio Agnoletto, che fu portavoce del Genoa social forum in quel 2001 tremendo - le modifiche sono avvenute solo su questioni formali. Ora che è concluso l'iter giudiziario dovrebbero entrare in scena l'Ordine dei medici e i comandi delle forze dell'ordine per i provvedimenti disciplinari contro i condannati». Resta, tanto per Agnoletto, quanto per Simonetta Crisci, una delle avvocate di parte civile, lo scandalo dell'assenza del reato di tortura. Inammissibile, per la Cassazione, il ricorso della procura genovese che aveva posto la questione di legittimità costituzionale sul mancato adeguamento dell'Italia ai principi della Convenzione europea che sanciscono l'imprescrittibilità di ogni reato commesso in violazione della norma che pone il divieto di trattamenti inumani e degradanti. «Se ci fosse stato quel reato Bolzaneto non lo ricorderemmo per tutto questo - riprende Agnoletto - se la politica fosse intervenuta dopo non ci sarebbero stati gli omicidi di Aldrovandi, Cucchi, Uva ecc... perché un reato imprescrittibile funzionerebbe da deterrente».




 
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Secondo i pm nella caserma sono state "inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano 'trattamenti inumani e degradanti'". Nelle motivazioni della sentenza, vengono elencati numerose violenze che risultano provate ai danni dei manifestanti trattenuti (tra cui alcuni di quelli provenienti dalla scuola Diaz): "lunghe attese prima di essere accompagnati ai bagni" al punto da doversi urinare addosso, "distruzione di oggetti personali", "insulti di ogni tipo, da quelli a sfondo sessuale, diretti in particolare alle donne [...], a quelli razzisti [...] a quelli di contenuto politico" e varie minacce, "spruzzi di sostanze urticanti o irritanti nelle celle", "percosse in tutte le parti del corpo, compresi i genitali [...] inferte con le mani coperte da pesanti guanti di pelle nera e con i manganelli" anche senza motivo, l'obbligo di assumere posizioni scomode o vessatorie, anche nei confronti di manifestanti feriti, per lunghi periodi e senza motivazioni valide. I giudici commentano anche il fatto che l'assenza di uno specifico reato di tortura nell'ordinamento italiano ha costretto i pubblici ministeri a riferirsi al reato di abuso di ufficio, non adeguato alle condotte degli accusati ritenuti colpevoli, pur essendo le loro azioni "pienamente provate" e potendo esse "ricomprendersi nella nozione di "tortura" adottata nelle convenzioni internazionali". Nel testo delle motivazioni si legge che: «L'elenco delle condotte criminose poste in essere in danno delle persone arrestate o fermate transitate nella caserma di Bolzaneto nel giorni compresi tra il 20 e il 22 luglio 2001 consente di concludere, senza alcun dubbio, come ci si trovi dinanzi a comportamenti che rivestono, a pieno titolo, i caratteri del trattamento inumano e degradante e che, quantunque commessi da un numero limitato di autori, che hanno tradito il giuramento di fedeltà alle leggi della Repubblica Italiana e, segnatamente, a quella che ne costituisce la Grundnorme, la Carta Costituzionale, e in una particolare (e si spera irripetibile) situazione ambientale, hanno, comunque, inferto un vulnus gravissimo, oltre a coloro che ne sono stati vittime, anche alla dignità delle Forze della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria e alla fiducia della quale detti Corpi devono godere, in virtù della meritoria attività quotidiana svolta dalla stragrande maggioranza dei loro appartenenti, nella comunità dei cittadini». « Purtroppo, il limite del presente processo è rappresentato dal fatto che, quantunque ciò sia avvenuto non per incompletezza nell'indagine, che è stata, invece, lunga, laboriosa e attenta da parte dell'ufficio del pm, ma per difficoltà oggettive (non ultima delle quali, come ha evidenziato la Pubblica Accusa, la scarsa collaborazione delle Forze di Polizia, originata, forse, da un malinteso "spirito di corpo") la maggior parte di coloro che si sono resi direttamente responsabili delle vessazioni risultate provate in dibattimento è rimasta ignoto».

Nelle motivazioni si riporta anche che dopo la morte di Carlo Giuliani il venerdì pomeriggio era stato deciso che i carabinieri presenti a Genova non avvrebbero più svolto servizio in strada, per cui il sabato furono mandati a Bolzaneto. Secondo alcune testimonianze, rese nel processo e riportate nelle motivazioni, la condizione dei manifestanti trattenuti durante il periodo in cui di guardia alle celle vi erano i carabinieri (dal sabato sera all'alba di domenica) era meno vessatoria e si erano registrate meno violenze (per la giornata di sabato una relativa intermittenza del trattamento vessatorio accompagnato in diverse occasioni da un atteggiamento, definito più umano dalle stesse parti lese, tenuto dagli appartenenti all'Arma, i quali sono intervenuti in diverse occasioni, per quanto hanno potuto, al fine di impedire le vessazioni), oltre al fatto che ai detenuti era stato concesso di sedersi ed era stata data dell'acqua, mentre vi erano stati dei battibecchi tra dei poliziotti che volevano entrare nella zona delle celle e carabinieri che avevano l'ordine di non farli passare.

IL PROCESSO DI PRIMO GRADO

Il 14 luglio 2008, al termine di un processo dopo oltre 9 ore di camera di consiglio, la Prima sezione penale del tribunale di Genova, pronunciò una sentenza di condanna per 15 imputati e 30 assoluzioni tra poliziotti, funzionari della questura, medici e poliziotti della penitenziaria, comminando pene variabili fra i 5 mesi e i 5 anni per complessivi 23 anni e 9 mesi di reclusione. I reati contestati agli imputati, a vario titolo, erano abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Il tribunale aveva condannato Alessandro Perugini, all'epoca numero due della Digos di Genova, il funzionario di polizia con il grado più alto nella struttura, e l'ispettore Anna Poggi, rispettivamente a 2 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno; Daniela Maida, ispettore superiore ad 1 anno e 6 mesi di reclusione; Antonello Gaetano, a 1 anno e 3 mesi, gli ispettori della polizia di Stato Matilde Arecco, Natale Parisi (poi deceduto), Mario Turco e Paolo Ubaldi ad 1 anno di reclusione ciascuno. Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia a 3 anni e 2 mesi di reclusione; Barbara Amadei a 9 mesi, Alfredo Incoronato a 1 anno, Giuliano Patrizi a 5 mesi. Sono inoltre stati condannati i medici Giacomo Toccafondi ad 1 anno e 2 mesi di reclusione e Aldo Amenta a 10 mesi. La pena più alta, 5 anni, è stata inflitta a Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria responsabile della sicurezza del carcere di Bolzaneto a cui i giudici hanno lasciato la contestazione del reato di abuso d'ufficio doloso. I pm Patrizia Petruzziello e Ranieri Vittorio Miniati avevano chiesto condanne per oltre 76 anni complessivi di carcere con pene variabili da 6 mesi a 5 anni e 8 mesi e una sola assoluzione. Il tribunale di Genova aveva condannato i ministeri della Giustizia e degli Interni, responsabili civili, al risarcimento di numerose parti civili in solido con alcuni degli imputati condannati. Tra gli imputati assolti c'era il colonnello di polizia penitenziaria Oronzo Doria, ora generale, per il quale i pm avevano chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi. Sono stati inoltre assolti tutti i carabinieri imputati. Confermata per Giuseppe Fornasiere ufficiale della polizia penitenziaria l'assoluzione come avevano chiesto i pm.

LA SENTENZA DI APPELLO

La sentenza d'appello è stata pronunziata il 5 marzo 2010 dopo oltre 11 ore di camera di consiglio. La corte d'appello ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado. Confermata la sentenza di primo grado a carico di quattro imputati mentre ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per altri 28 imputati tra i quali Alessandro Perugini, ex vicecapo della digos della questura di Genova ai tempi del G8. Tutti, comunque, sono stati dichiarati responsabili dei reati ai soli effetti civili e condannati in solido al risarcimento del danno con i rispettivi ministeri. In riforma della sentenza di primo grado sono stati condannati anche quattro imputati per un totale di 6 anni e 6 mesi di reclusione. A tutti e quattro sono stati applicati i doppi benefici anche se devono rispondere in solido del risarcimento danni a favore di alcune parti civili. Un passaggio della sentenza è illuminante su quanto accadde, i cori fascisti e le suonerie dei telefonini di alcuni agenti inneggianti al fascismo.

Scrivono i giudici: «Richiamarsi platealmente al nazismo e al fascismo, al programma sterminatore degli ebrei, alla sopraffazione dell'individuo e alla sua umiliazione, proprio mentre vengono commessi i reati contestati o nei momenti che li precedono e li seguono, esprime il massimo del disonore di cui può macchiarsi la condotta del pubblico ufficiale».

Amnesty International, all'epoca, ha sottolineato l'importanza della sentenza, che riconosce che a Bolzaneto vi furono «gravi violazioni dei diritti umani». È stato fatto notare da diversi media che la prescrizione sarebbe stata impedita se l'Italia avesse già introdotto nel suo sistema penale il reato di tortura, come da obblighi derivanti dalla firma della Convenzione ONU contro la Tortura del 1988.

L'avvocatura dello Stato, ritenendo eccessive le somme liquidate alle parti civili (comprensive di spese legali), ne ha sospeso il pagamento e ha fatto ricorso alla corte di Cassazione per chiedere la sospensione delle condanne civili. La quinta sezione penale della Cassazione ha tuttavia rigettato il ricorso, ritenendo legittimi i risarcimenti. 



Fonte:


ISTANBUL: LA TRAPPOLA DI ERDOGAN

Venerdì 14 Giugno 2013 09:56 


Erdogan alterna minacce ai manifestanti con presunte aperture: incontrando alcuni rappresentanti della 'Piattaforma Taksim' promette che rispetterà la decisione dei tribunali su Gezi Park. Le manifestazioni continuano.

“Il governo di Ankara rispetterà la decisione del Tribunale” che prevede la sospensione dei lavori per la demolizione del Gezi Park a Istanbul per la costruzione di un centro commerciale. Lo ha reso noto il portavoce del partito al governo Akp, Huseyin Celik, dopo il vertice di quattro ore avvenuto durante la notte tra il primo ministro Recep Tayyip Erdogan e una delegazione di 16 rappresentati dei manifestanti tra cui alcuni membri della 'Piattaforma Taksim' e otto artisti che hanno espresso il loro sostegno alla protesta. Facendo riferimento a una sentenza del Tribunale sulla sospensione del progetto che il governo aveva previsto per il Gezi Park, Celik ha detto che se non verrà accolto l'appello presentato dal governo – che vuole rimuovere il parco per costruirvi una moschea, un centro commerciale e una ‘ricostruzione’ di antiche caserme ottomane - l'area sarà mantenuta a parco. Nel caso in cui il progetto venisse invece approvato in appello, il governo terrà un referendum sul destino di Gezi Park. ''La Turchia é uno stato di diritto. E' impossibile che il ramo esecutivo compia un atto illecito. C'é una decisione della Corte e il governo si deve adeguare'', ha detto Celik, precisando che il parco non sarà toccato fino all'ulteriore pronunciamento del Tribunale. Durante il vertice si é anche discusso dell'uso sproporzionato della forza da parte della polizia turca contro i manifestanti. ''Hanno chiesto sensibilità su questo argomento. Se verrà provato (che un ufficiale, ndr) ha commesso un reato, sarà punito come prevede la legge'', ha dichiarato Celik. Durante un incontro con la stampa, il portavoce dell'Akp ha anche ribadito l'appello ai manifestanti ad abbandonare la protesta a Gezi Park. ''Mi rivolgo ai giovani che fanno parte del movimento ambientalista. Tornate nei vostri caldi letti a casa'', ha detto.

Per quanto riguarda la decisione di abbandonare la protesta di piazza, i manifestanti lasceranno che ognuno decida come crede. ''Tutto é iniziato per la sensibilità rispetto al parco. Le persone sensibili decideranno in proprio, così come da sole hanno deciso di intervenire dopo le violenze'' della polizia sui manifestanti, ha detto Eyup Muhcu della Piattaforma Taksim. Tra gli otto artisti che hanno incontrato Erdogan anche Halit Ergenc, primo attore della serie televisiva 'Suleyman il Magnifico', secondo cui il primo ministro ha ascoltato attentamente i loro timori e le soluzioni proposte. ''Ci hanno garantito che non compieranno alcuna azione che sia incompatibile con la decisione della Corte'', ha detto.

Ma l'ipotesi ventilata dal governo di tenere un referendum a Istanbul sulla sorte di Gezi Park sembra più che altro una boutade. Tra l'altro inammissibile dal punto di vista legislativo, ha detto ieri il presidente del Consiglio di Stato turco, Huseyin Karakullukcu, ricordando come ci sia già una sentenza che boccia il progetto del governo per il parco, emessa dal Tribunale Amministrativo di Istanbul il 31 maggio. "Non lo definirei referendum - ha detto Karakullukcu, citato dal sito del quotidiano Hurriyet - sarebbe una sorta di sondaggio sulle opinioni dei cittadini, perché non si può tenere un referendum contro la decisione di un giudice. Nello stato di diritto, la decisione di un giudice é vincolante".

Insomma il governo utilizza toni concilianti, dice alcune bugie e continua ad alternare il bastone della repressione alla carota del 'dialogo'. Poco dopo l'inizio dell'incontro tra il premier turco e i “delegati del movimento” di protesta di Istanbul, la polizia antisommossa ha di nuovo attaccato con gas lacrimogeni e idranti alcune centinaia di manifestanti che protestavano nel centro di Ankara, a pochi metri dalla residenza del premier dove si sta svolgendo l’incontro. Cinque i dimostranti fermati dalla polizia.

Intanto per oggi pomeriggio i rappresentanti della 'Piattaforma Taksim' hanno annunciato una cerimonia di commemorazione delle vittime della protesta, quattro finora quelle confermate dalle autorità ma in numero superiore se ci considerano alcuni dimostranti che si trovano ormai in stato di coma irreversibile a causa dell’impatto in zone vitali di pallottole di gomma o spolette di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo dai reparti antisommossa.

Ieri il premier aveva ribadito che la sua pazienza era terminata e che entro ieri sera tutti i dimostranti avrebbero dovuto abbandonare il Gezi Park. Qualche ora prima aveva chiesto ai ‘veri ecologisti’ di abbandonare il parco e di lasciare da soli ‘i terroristi’ che si erano ‘infiltrati nella protesta’. Nell’ennesima dichiarazione paternalistica e minacciosa Erdogan aveva anche rivolto un invito alle ‘madri’ affinché riportassero a casa i loro figli impegnati nella protesta. Per tutta risposta ieri in serata molte mamme sono scese a manifestare in piazza Taksim e nel corso di una catena umana hanno simbolicamente chiesto alle mamme dei poliziotti di riportare a casa loro i loro figli.
Poco prima in molti quartieri di Istanbul é andata di nuovo in scena la protesta delle luci - a migliaia hanno acceso e spento le luci nei loro appartamenti - mentre nelle strade manifestanti sbattevano pentole una contro l'altra o suonavano i clacson delle loro auto in segno di opposizione al governo e alla repressione e in solidarietà con i manifestanti. 

Ultima modifica Venerdì 14 Giugno 2013 10:27




giovedì 13 giugno 2013

TURCHIA, MUORE UN MANIFESTANTE: E' IL QUINTO

Dopo 13 giorni di agonia, è morto un ragazzo di 26 anni colpito alla testa da un lacrimogeno durante gli scontri del 1 giugno ad Ankara. E' la quinta vittima.

 giovedì 13 giugno 2013 12:16


Un manifestante ferito durante le proteste ad Ankara è stato dichiarato morto, portando a cinque il bilancio delle vittime nelle proteste in Turchia.

Lo ha annunciato l'avvocato della famiglia, Sema Aksoy, precisando che il giovane turco, il 26enne Ethem Sarisuluk, era stato colpito alla testa da un lacrimogeno il primo giugno durante gli scontri con la polizia nella capitale e da allora era ricoverato in terapia intensiva.


Fonte:

INFO SUGLI SCONTRI DI QUESTA NOTTE IN TURCHIA


 Da Taksim Gezi Parki Italy
 

-13.06.2013

*** IMPORTANTE!! *** ATTENZIONE ***

SEMBRA SIA IN UTILIZZO UN NUOVO TIPO DI BOMBA.
TROVATA AD ANKARA.

La scritta dice: MP-..4- FX, 40 mm, PRODUCE FUMO AD AMPIO RAGGIO.
DA NON USARE PER DISTANZE AL DI SOTTO DI 15 M. SOLO PERSONALE QUALIFICATO PUO' UTILIZZARLO.

ANKARA'DA YENI BOMBA CIKTI. KIM HABERI VAR BURDA YAZABILIR MSN LUTFEN??

Andrea Mazzone
 
-13.06.2013 ore 02.30

LIVE ANKARA

Giungono voci di bambini asfissiati parzialmente da gas dei lacrimogeni lanciati dalla polizia!!!

La luce ancora non è stata ripristinata e proseguono i bombardamenti...

Andrea Mazzone
 
-13.06.2013 01.55




LIVE ANKARA


In via Kennedy hanno tagliato la corrente. Dalle strade giungono urla di persone che cercano di entrare all'interno dei portoni di casa per sfuggire ai lacrimogeni!




CHI E' AD ANKARA ORA: LASCIATE I PORTONI APERTI!!!




Kennedy de elektrikleri kestiler, sokaklardan ciglik sesleri geliyor!




Kim Ankara'da: Kapi acik brakin!!!!




Andrea Mazzone
 
-13.06.2013 01.22


ISTANBUL


Le note di John Lennon, "Imagine", risuonano in questo momento a Gezi Park, in un atmosfera quasi surreale... note di pace ed armonia che si spargono come un tumulto di gioia e speranza per tutta la piazza, entrando nel cuore di tutte le persone che in questo momento stanno vivendo un breve ma intenso sogno.


Che il futuro sia così.


Andrea Mazzone
-13.06.2013 01.15


LIVE ANKARA


DUE PERSONE SONO STATE COLPITE IN TESTA DAI LACRIMOGENI LANCIATI DALLA POLIZIA. IN TAXI ORA SONO TRASPORTATE ALL'OSPEDALE.


SPERIAMO NON SIA NULLA DI GRAVE.




Kafasına gaz kapsülü isabet eden direnişçi taksi ile hastaneye gönderildi.


Umarim hic bir sey olacak...




Andrea Mazzone
 
-13.06.2013 00.55




ISTANBUL


Proseguono i canti e le feste in piazza. Musica live in Piazza Taksim, si suona il pianoforte. C'è un'atmosfera surreale. Quasi per un attimo scompare il dolore e il ricordo di ciò che è successo fino ad ora...




Taksim'de piano canli musik var. Eglenmek var.


ANKARAS


La polizia sta nuovamente attaccando i manifestanti.


Castsma, Dortyol, Kennedy, Tunus e Bestekar Street sono sotto attacco.


Ancora lanci di lacrimogeni sulla folla...




Ankara'da polis saldırdı. Çatışma Küçükesat, Dörtyol,Kennedy, Tunus Caddesi ve Bestekar Sokak'a yayıldı


Andrea Mazzone
 

-13.06.2013 00.31




LIVE ANKARA




Inizia a circolare via social la foto del NUMERO del casco del poliziotto che avrebbe sparato a Ethem Sarısülük il 3 giugno scorso. Il numero sarebbe 62412



Vi ricordo che i poliziotti hanno TUTTI quanti un NUMERO identificativo, ma che QUASI TUTTI li coprono con nastro adesivo o altro quando sono in piazza!! Ne ho visti molti anche io!



Sosyal'dan : Ethem Sarısülük'ü öldüren polisin kask numarası 62412 diyorlar.



Andrea Mazzone


 
-13.06.2013 00.29




LIVE ANKARA


Questa sera di fronte alla casa di Ethem Sarisuluk centinaia di persone si sono riunite e hanno ricordato il giovane che purtroppo il 3 giugno (10 giorni fa) ha perso la vita a seguito di un colpo di pistola sparato da un poliziotto ad Ankara.


In questo momento si stanno preparando seconde barricate in Kennedy Street.




Bu aksam Ethem Sarısülük'ün Evinin onunde insanlar toplandi.




Su anda 2-3 bin kisi yolda var. Ikinci barikat Kennedi'de kuruyor.




Andrea Mazzone
 
-12.06.2013 23:58




ISTANBUL




Situazione ancora tranquilla per il momento




Su anda hala sakin bir durumu var ...




LIVE ANKARA




In via Kennedy si iniziano a preparare le prime barricate...




Kennedy Caddesinde barikat kurulmaya başlandı...




Andrea Mazzone
 
-12.06.2013 23.42

LIVE ANKARA

La polizia ad Ankara in via Dikmen ha appena fatto un annuncio: "Se entro 5 minuti non ve ne andate da qui ci penseremo noi..."

Dikmen'den yürüyenlere polis "5 dk içinde dağılmazsanız zorla dağıtılacaksınız." dedi

Andrea Mazzone
 
-12.06.2013 23.20

AGGIORNAMENTO.

ISTANBUL

La situazione è per il momento calma, ma dopo le parole di Erdogan: "In 24 ore ripuliremo tutto" risuonano ancora nell'aria...

La gente fa festa e si diverte, musica e balli. Una coppia questo pomeriggio tardi si è addirittura sposata e ha fatto festa in Piazza Taksim.

Su anda sakim bir durum var. Ama Erdogan kelimeler: "24 saat sonra hepsi bitecek"
hala havada ucuyor...

Protestocular yolda dans ediyor, sarki soyluyor. Ogleden sonra iki kisi evlendi Taksim'de de.

ANKARA

In via Itibari e Kennedy sta aumentando la gente per strada. Tutti pronti ad una nuova notte di manifestazioni.

Itibari ile Kennedy Caddesi. Kalabalık artıyor

Andrea Mazzone
 
-12.06.2013 22.59 locali

ISTANBUL GEZI PARK

Dopo le parole di Huseyn Celik, in piazza Taksim i manifestanti intonano tutti insieme: "Noi non andremo da nessuna parte!"

Hüseyin Çelik'in açıklamalarından sonra Taksim Dayanışması'ndan da açıklama geldi: "Hiçbir yere gitmiyoruz"!

Andrea Mazzone

mercoledì 12 giugno 2013

TURCHIA: "LA NOSTRA RIVOLUZIONE RESTA PACIFICA, ORA TOCCA ALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE"

Ankara, 12 giugno. A parlare è una manifestante che non ha mai abbandonato la strada, "perché quello che sta accadendo è semplicemente straordinario".




di Marcello Canepa



Ad Ankara stiamo vivendo qualcosa di straordinario. Nei miei primi 10 giorni trascorsi in strada, ho assistito ad alcune scene che mai potrò dimenticare. Al solo pensiero della violenza usata dalla polizia, le labbra cominciano a bruciare e gli occhi a lacrimare. Vedere una signora anziana aprire la porta di casa per far entrare perfetti sconosciuti per salvarli dalla polizia, è qualcosa di singolare che non saprei come spiegare ad un estraneo. Episodi come questi sono ormai all'ordine del giorno ma nonostante gli appelli, e in barba alla nostra richiesta di libertà, la risposta è sempre negativa.

"What is happening here, is not democracy anymore".



Quali i punti strategici della rivoluzione?


Oggi la partita si gioca tra piazza Kizilay e Kugulu Park. Il primo si trova nel centro della città, mentre il secondo è immerso nel quartiere delle ambasciate. Questi i punti focali delle prime due settimane di risveglio civile.


Kizilay raccoglie fino a 10.000 persone, ma è un arma a doppio taglio perché, se è vero che da una parte la sua posizione permette a noi di essere al centro dell'attenzione, è anche vero che le quattro strade che confluiscono nella piazza la rendono facile bersaglio per gli attacchi della polizia.


A Kugulu Park, così come a Gezi Park a Istanbul, i ragazzi hanno provato a creare una "città nella città", ma la polizia è rapidamente intervenuta con lacrimogeni, cannoni ad acqua e manganelli.




Chi si cela dietro le maschere antigas?


In questi giorni abbiamo sentito parlare della presenza di Black Bloc, di infiltrazione di reparti speciali della polizia tra i manifestanti.


Quello di cui sono sicura è che, a parte possibili casi sporadici, ad indossare le protezioni contro il gas sono persone comuni stanche della politica dittatoriale messa in atto dal governo.


Dietro alle maschere si celano persone normali, stanche delle continue privazioni, stanche di non veder riconosciuti i propri diritti, stanche di assistere alla svendita del paese. Ho avuto modo di sedere vicino ad avvocati, di dividere un panino con uno studente di ingegneria, di aiutare una signora colpita da un getto d'acqua e di prestare aiuto ad alcuni dottori oberati di lavoro.


La cosa brutta è che i media nazionali, salvo sporadici casi, sono ancora impegnati a supportare le tesi di Erdoğan ed è toccato ai social network rivelare il vero volto della rivolta. Non più tardi di due giorni fa il premier ha duramente attaccato Twitter definendolo 'una cancrena nelle mani dei manifestanti'.



Un poliziotto ha sparato ad un manifestante. Quale è stata la reazione della piazza?


Personalmente ho avuto paura. É successo tutto così velocemente che ho avuto bisogno di alcuni secondi per capire cosa fosse successo. Nella confusione totale qualcuno inveiva contro la polizia, altri cercavano di chiamare un ambulanza ed altri ancora hanno chiesto ai poliziotti stessi di lasciare le armi e aiutare il ragazzo.


In pochissimi attimi si è creato un gruppo di persone che lo ha portato al sicuro dai tafferugli, in attesa dei medici. Anche la polizia ha fatto un passo indietro... probabilmente stordita e impaurita per l'accaduto.


Nonostante l'episodio, la nostra linea rimane quella della protesta pacifica e non cederemo alla rabbia la costruzione del nostro futuro.



Domenica Erdoğan è rientrato in Turchia. 


Innanzitutto vorrei sottolineare quanto il viaggio di Erdoğan in Africa fosse inutile e fuori luogo. La tensione era già alle stelle e ad Istanbul si erano già verificati i primi tafferugli.


La notizia della sua partenza è stata presa come l'ennesima riprova del suo 'assenteismo' democratico nel confronto con i suoi cittadini ed elettori.


Non si è mai esposto fisicamente e le uniche 'uscite' pubbliche sono state a mezzo stampa dal Marocco, dalla Tunisia e dall'aeroporto di Ankara gremito di supporter a pagamento.


Da tre giorni inoltre sta cercando di aumentare la tensione, spingendo i suoi sostenitori allo scontro. Poco fa ho visto alcuni suoi supporter muniti di coltelli e bastoni schierarsi al fianco della polizia contro il popolo della rivoluzione.



Ieri lo smantellamento di Gezi Park. E ora?


Ad essere sincera non so come questo possa cambiare qualcosa qui ad Ankara o altrove in Turchia. Quello che sta succedendo è un evento inaspettato e insperato.


Gezi Park ha avuto la forza di unire persone con differenti visioni politiche, religioni o credenze, compattandole verso un obiettivo comune.


Come dicevo, credo che quanto successo ieri ad Istanbul non abbia il potere di cambiare le carte in tavola perché oggi le persone hanno aperto gli occhi e non sono più disposte a credere alle bugie di Erdoğan.


Sicuramente adesso ci aspettano le ore più difficili e il rischio che gli scontri si inaspriscano è molto alto. Dall'altra parte la risposta armata del premier sta creando dei malcontenti a livello internazionale e spero che questo possa essere l'elemento risolutivo degli scontri.



Fino a quando sei disposta a rimanere in strada?


Alla fine di maggio ho deciso di cavalcare l'onda e ho intenzione di arrivare fino alla fine. Da parte mia credo che le sorti di questo paese, oggi più che mai, siano nelle mani di un premier ignorante, classista e devoto solo ai soldi.


Sono fermamente convinta sia arrivato il momento di esprimere tutto il nostro sdegno e il nostro malcontento, costi quel che costi.




12 giugno 2013

Fonte:

ASSALTO A TAKSIM


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Ultima modifica Martedì 11 Giugno 2013 19:49


Fonte:

http://www.contropiano.org/archivio-news/archivio-news/in-breve/esteri/item/17256-assalto-a-taksim-le-foto