Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


mercoledì 14 agosto 2013

EGITTO NEL CAOS: E' STATO DI EMERGENZA

Si parla di 300 morti. Arrestati leader del movimento islamista. Sostenitori di Morsi incendiano tre chiese coopte e attaccano edifici governativi.

mercoledì 14 agosto 2013 09:26

 
AGGIORNAMENTO ore 17.30
DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA, EL BARADEI SI DIMETTE

Ad annunciarlo è la tv di Stato egiziana: da oggi per un mese il Paese è in stato di emergenza. Il governo ha imposto anche coprifuoco notturno per 30 giorni al Cairo e in 10 province egiziane e ha ordinato all'esercito di ristabilire l'ordine.
Continua a salire il bilancio dei morti: i Fratelli Musulmani parlano di almeno 300 vittime, la metà secondo il governo ad interim.
A livello politico la prima "vittima" è il vicepresidente e leader delle opposizioni a Morsi, Mohammed El Baradei, che ha annunciato poco fa le sue dimissioni.
dalla redazione
Roma, 14 agosto 2013, Nena News - Sarebbero almeno cento i morti e 2mila i feriti (gli ultimi aggiornamenti, non confermati, parlano di 250 morti e oltre 5mila feriti) per le cariche della polizia egiziana volte a sgomberare le piazze el Nahda e Rabaa al Adawiyeh, i due presidi che tengono i Fratelli Musulmani al Cairo per protestare contro il golpe militare del 3 luglio e la destituzione del presidente islamista Mohamned Morsi. Lo comunica Gihad el Haddad, il portavoce dei Fratelli Musulmani. Altre fonti riferiscono di un bilancio più basso.

Le forze di sicurezza affermano di avere il controllo di piazza el Nahda. Fratelli Musulmani e polizia si scambiano accuse sull'uso armi da fuoco. Secondo diverse agenzie di stampa, questa mattina la polizia ha attaccato i due sit-in dei sostenitori dei Fratelli Musulmani, in Al-Nahda Square e alla moschea di Rabaa Al-Adawiya: i poliziotti hanno circondato i manifestanti e lanciato gas lacrimogeni.

L'agenzia di stato Mena ha riportato la notizia di un incendio appiccato dai sostenitori del deposto presidente Morsi contro una chiesa copta a Sohag, città nel centro del Paese. I manifestanti hanno lanciato contro la chiesa di Mar Gergiss delle bombe incendiarie. Date alle fiamme anche due chiese nella provincia di El-Menia.
Scontri in corso ad Alessadria, dove i manifestanti islamisti hanno dato fuoco ad un edificio governativo nel quartiere di Kom el-Deka e si sono scontrati con le forze di sicurezza. A Luxor, gli scontri si stanno svolgendo in piazza Abu Haggag: i sostenitori di Morsi hanno attaccato alcuni negozi e incendiato auto della polizia. A Giza presa di mira una stazione di polizia.

Intanto il generale Abdel Fattah Othman, del Ministero dell'Interno, ha annunciato l'arresto di alcuni leader della Fratellanza: "Abbiamo arrestato alcuni leader dei Fratelli Musulmani ma è presto per annunciare i loro nomi". Nena News




Fonte:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=82543&typeb=0 

lunedì 12 agosto 2013

LA STRAGE DI TALL EL ZAATAR

agosto 11, 2013

 

In origine Tall El Zaatar (la collina del timo) era una bidonville alla periferia est di Beirut in Libano. Giunti i palestinesi, si trasformò a poco a poco: sorsero i palazzi, nacquero le fabbriche. Alla vigilia della guerra, la città aveva 50.000 abitanti. Poi la guerra scoppiò e la parte orientale di Beirut cadde in mano ai cristiani. Tutta, tranne la “collina del timo”.
Il 22 giugno 1976 i cristiani piazzarono intorno alla “città dei palestinesi” cannoni, razzi, mortai e seimila uomini. Cominciò l’assedio. I palestinesi non potevano arrendersi, perchè la resa avrebbe significato morte sicura. Resistettero, ma era una resistenza senza speranza: i siriani vigilavano che nessun aiuto fosse portato ai trentamila assediati, i cristiani avevano provveduto a interrompere le forniture d’acqua.
Dentro Tall El Zaatar la gente prese a morire di sete, di fame e per le ferite. Le ferite si sarebbero potuto curare ma i cristiani non permettevano l’invio di soccorsi. Il 17 luglio due medici e un infermiera svedesi lanciarono un appello alla Croce Rossa perchè fossero evaquati quattromila feriti gravi. Giunsero le ambulanze ma i cristiani le mitragliarono. Il 25 luglio crollò un palazzo e 500 civili restarono sotto le macerie. Morirono tutti soffocati, perchè i cristiani si esercitarono al tiro a segno sui soccorritori. Dal 3 al 6 agosto la Croce Rossa riuscì ad evacuare 407 civili. Ma il 7 l’organizzazione dovette desistere a causa del fuoco ininterrotto degli assedianti. All’alba del 12 agosto 1976, i miliziani fascisti della Falange, delle Tigri del Libano e i kataebisti cristiano-maroniti, penetrati a Tall El Zaatar trucidano senza misericordia gli scampati all’assedio che sono usciti dai rifugi per organizzare il trasporto dei feriti. Nelle stradine di terra c’è una caccia all’uomo feroce, anche con i coltelli. Gli uomini del campo dai 15 ai 40 anni sono tutti eliminati a freddo. Lo stesso destino capita a donne e ai loro bambini. Vengono assassinati 60 infermieri. Più tardi, in due riprese, il convoglio della Croce Rossa raccoglie direttamente dalle mani delle milizie cristiane alcune migliaia di persone. Sono contro il muro, un’immagine di vergogna. Un testimone afferma che l’entrata nord del campo, a Dekuaneh, è una visione terribile, di orrore. Per muoversi tra le stradine, dove regna l’odore del putrido, dove decine e decine di cadaveri giacciono al suolo tanto che è impossibile contarli, bisogna usare la maschera. C’è chi alla resa preferisce la morte combattendo. Chi, fatto prigioniero, è ferocemente torturato prima di essere eliminato. Alla fine i morti saranno circa 3000.
 

[da “La diaspora palestinese in Libano e i tempi della guerra civile”, di Mariano Mingarelli]



Fonte:

domenica 11 agosto 2013

«Sono gay, nessuno mi capisce». A Roma si uccide 14enne

11 agosto 2013


gay suicida roma lapresse 480
 

Nuovo dramma dell'omofobia a Roma, si tratta di un 14enne suicida gettatosi dal terrazzo di casa. In un biglietto, il giovane avrebbe spiegato di sentirsi emarginato per la sua omosessualità. «La notizia del quattordicenne che l'altra notte a Roma si è tolto la vita perché non sopportava più di essere deriso e marginalizzato per la sua omosessualità ci fa sprofondare in un dolore terribile», ha commentato Flavio Romani, presidente di Arcigay.
«Quel gesto estremo - ha proseguito Romani - è una sconfitta dal peso insopportabile, che ci riporta la fotografia di persone esasperate, sole, emarginate, alle quali nessuno parla e nessuno trasmette la possibilità di un futuro migliore. Mentre i politici discutono di omofobia rassicurando i vescovi sul loro <<salvacondotto>>, la realtà con un tempismo tragico e maledetto ci sbatte in faccia il problema: è ai ragazzi e alle ragazze come questo quattordicenne che bisogna pensare quando si dibatte dell'omofobia.
Così come è al corpo massacrato di Andrea, la transessuale trovata senza vita dieci giorni fa a Termini, che bisogna pensare quando si parla di transfobia. Perchè questa è la realtà. Ed è una realtà ancora molto lontana dal cambiamento e che è un tunnel senza uscite per le persone che la vivono». «Il Parlamento italiano si accapiglia sull'estensione della legge Mancino, che è tutela minima e dovuta, riconosciuta da anni a molti gruppi e condizioni bersaglio di violenza e discriminazione, e non si interroga nemmeno su quanto questa legge sarà risolutiva dell'intero problema, nè riesce a mettere in agenda provvedimenti in grado di produrre un cambiamento nei luoghi scolastici, in quelli sportivi, nelle famiglie, nella cultura», ha sottolineato Romani.
Il ragazzo si è suicidato due notti fa buttandosi dal terrazzo della sua abitazione, dopo aver lasciato due messaggi, uno cartaceo e uno su una pen drive, con scritto: «Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia». Il ragazzo, nelle lettere, ha raccontato le prese in giro subite dai coetanei che lo avevano escluso dalla comitiva. Poi si è procurato tagli sulle braccia e all'inguine, prima di lanciarsi nel vuoto da un'altezza di 20 metri. Sulla vicenda indaga la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo contro ignoti. 

GAY CENTER DOPO SUICIDIO 14ENNE,
«SERVE DECRETO URGENTE»
Il governo approvi urgentemente un decreto legge contro l'omofobia, come è stato fatto per il femminicidio. È l'appello, rivolto al premier, Enrico Letta, da Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, dopo il suicidio di un 14enne gay a Roma. «La politica smetta di giocare sulla pelle dei gay ed il Presidente Letta approvi d'urgenza un decreto serio contro l'omofobia, come fatto per il femminicidio», chiede Marrazzo.
«C'è un fenomeno preoccupante che riguarda i giovani e il mondo della scuola dove si verificano un numero altissimo di discriminazioni verso ragazzi gay. Il governo a partire da Letta e dal Ministro dell'Istruzione Carrozza, mettano in campo politica concrete e campagne contro l'omofobia nelle scuole. Chiediamo che il prossimo anno scolastico inizi in tutte le scuole italiane con un ricordo di questo ragazzo», sottolinea il portavoce di Gay Center. 
«Questo suicidio come tanti altri casi di discriminazione che avvengono a scuola in famiglia e nei gruppi di amici è colpa di un'Italia ancora in gran parte omofoba», prosegue Marrazzo. «Nella ricerca che abbiamo elaborato su un campione di 4 mila studenti delle scuole superiori, tra i 14 ed i 18 anni, circa il 5% si sono dichiarati omosessuali, uno su 3 ha pensato almeno una volta al suicidio, ed oltre il 70% ha dichiarato che la propria scuola e la propria famiglia non sono accoglienti verso lesbiche e gay e sono spesso il primo luogo della discriminazione. La stessa omofobia che si scatena in parlamento ogni volta che si discute di una legge che vuole combatterla con una parte della politica che addirittura rivendica la libertà di opinione a scapito del diritto a non essere aggrediti e discriminati. Spesso chi denuncia i propri genitori o compagni di scuola per discriminazioni ed aggressioni poi continua a vivere in casa o a scuola con i propri aguzzini, questo non aiuta le vittime che vogliono denunciare, e provoca un senso di isolamento che può portare a gesti estremi», conclude il portavoce di Gay Center. 

PIAZZONI (SEL), SI APRA UN'AUTENTICA
RIFLESSIONE 
«Durante il dibattito alla Camera sulla legge scontro l'omofobia ci sono stati esponenti politici che hanno espresso perplessità sulla priorità della discussione. Li invito oggi a porsi la stessa domanda. Il ragazzo gay che si è suicidato a Roma è l'ennesima vittima dell'omofobia. Omofobia non è solo violenza manifesta ed espressa: omofobia è anche derisione pubblica, non accoglienza, paura di confessare il proprio segreto». Lo afferma la deputata di Sel Ileana Piazzoni. 

GRILLINI (GAYNET) «SUBITO UNA LEGGE»
Contro l'omofobia serve «con urgenza l'approvazione di una buona legge e l'estensione della Mancino-Reale (in vigore da ben 38 anni) ai reati commessi in base all'orientamento sessuale». È l'appello rivolto da Franco Grillini, presidente Gaynet Italia, dopo il suicidio di un 14enne a Roma. «I morti per omofobia ormai non si contano più. L'ultimo è un povero ragazzo di 14 anni sopraffatto dalle insolenze e dalle ingiurie dei bulli di quartiere e dall'incapacità dei coetanei di accettarlo nella cerchia degli amici», sottolinea Grillini. 



Fonte:




TRAGEDIA DELL'IMMIGRAZIONE A CATANIA. PRIVILEGIATA L'IPOTESI DELLA "NAVE MADRE"


11/08/2013
 
 
 

CATANIA. Potrebbero non essere stato un viaggio lungo quello dei migranti egiziani e siriani arrivati ieri a Catania con lo sbarco in cui sono annegati sei giovani.
È l'ipotesi al vaglio di investigatori e della Procura distrettuale che sembra privilegiare l'esistenza di una “nave madre” che avrebbe trainato il piccolo peschereccio in legno lasciandolo poi al largo della Sicilia. Tra i rilievi a sostegno di questa ipotesi anche lo stato di salute degli extracomunitari: provati e affamati, ma che non avevano segni evidenti di avere fatto una lunga traversata in mare.
Anche il piccolo di sette mesi ricoverato e dimesso poche ore dopo un controllo nell'ospedale Garibaldi di Catania è apparso ai medici in buone condizioni di salute: paffuto e non mostrava segni di sofferenza fisica, ma soltanto una non grave disidratazione. Il bambino è stato riconsegnato ai suoi genitori.
Erano più di cento, tra le sei vittime e i 94 soccorsi e rifocillati, i migranti che erano sull'imbarcazione arrivata ieri a Catania. Ne sono certi gli investigatori sulla base di diverse testimonianze. Alcuni extracomunitari sarebbero riusciti a fuggire appena toccata terra. Tra loro ci potrebbero anche essere i potenziali
scafisti che non sarebbero stati identificati nè tra le vittime nè tra i superstiti.
È ritenuta invece non verosimile da investigatori e Procura l'ipotesi che ci siano dispersi in mare, visto le buone condizioni meteo-marine di ieri nella zona.

FERMATI DUE VIVANDIERI MINORENNI. Due egiziani, di 16 e 17 anni, sono stati fermati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina da carabinieri e polizia. Secondo l'accusa avrebbero fatto parte dell'equipaggio dell'imbarcazione con mansione di vivandieri.
Dalle indagini delle procure distrettuale e per i minorenni di Catania è emerso che tre 'scafistì si sarebbero buttati in mare e sarebbero riusciti a fuggire prima dell'arrivo delle forze dell'ordine.
 
 
 
Fonte:
 

 

sabato 10 agosto 2013

NO MUOS: IN MIGLIAIA CONTRO LA BASE MILITARE

Venerdì 09 Agosto 2013 15:55

alt


















Terminato il corteo NoMuos che rientra al campeggio dopo una giornata di lotta il cui apice è stato l'occupazione della base militare Usa. Dopo una prima carica delle forze dell'ordine i NoMuos non sono arretrati anzi hanno continuato a spingere riuscendo a entrare nella base. Entrati in massa i NoMuos hanno percorso quasi interamente la base per raggiungere i compagni sull'antenne da ieri. Solo a questo punto i NoMuos decidono di scendere e di unirsi al corteo per far ritorno al campeggio. Quella di oggi è stata una manifestazione capace di dimostrare la determinazione del popolo No Muos. Una giornata praticata da tutti e tutte, nella quale anche i bambini insieme alle mamme Nomuos hanno divelto reti per entrare nella base per occuparla simbolicamente.

ore 20.30:  Scendono dall'antenne i NoMuos per unirsi al corteo.

ore 20.00: Dopo aver percorso quasi interamente la base, i manifestanti sono arrivati alle antenne sulle quali ci sono i 7 attivisti.

ore 19.30: In più punti sono stati aperti dei varchi nelle reti. Le migliaia di manifestanti sono riusciti ad entrare nella base e si stanno dirigendo verso le antenne dove si trovano i sette attivisti che da ieri resistono sulle antenne.

ore 19.15: Centinaia di nomuos ha varcato la seconda recinzione e sono entrate nella base. Altre cariche sono susseguite, ma i manifestanti rimangono compatti.

ore 19.00: Un altro attivista è riuscito a salire un'antenna. Lo scopo dei manifestanti è entrare nella base da cittadini, cosa che gli è proibita da 22 anni. Se così non sarà, prevedono di restare a manifestare sulle antenne per almeno altri due giorni.

ore 18.46: Alcuni manifestanti, tra cui bambini, hanno sfondato la prima recinzione che delimita la base militare Usa. Chi si sta spingendo oltre con lo scopo di varcare la seconda, protetta dal filo spinato. Le forze dell'ordine caricano i nomuos che cercano di entrare nella base.

ore 18.30: Il corteo, procede lentamente mentre la testa è arrivata alla base. Una persona è riuscita a salire su un'antenna, mentre le migliaia di persone sono determinate ad entrare all'interno della base. Le forze dell'ordine sono in assetto antisommossa davanti al cancello 4.

ore 18.10: Sono circa 5mila le persone che stanno piano piano raggiungendo le reti. In testa al corteo stavolta non ci sono le mamme, ma tanti giovani, che intonano cori contro il governatore Crocetta. Presenti alla manifestazione anche diversi sindaci di città siciliane, come il primo cittadino di Messina e di Palagonia.
Ascolta Ivan, NoMuos (RadioBlackOut) 

ore 17.45: Il corteo è partito da circa 20 minuti. Migliaia di persone stanno in questo momento attraversando la riserva della sughereta al cui interno di trova la base militare. Le forze dell'ordine sono già schierate da alcune ore nei pressi mentre alcuni elicotteri stanno sorvolando la zona. I nomuos, compatti e determinati si dirigono verso la base.

Mentre continuano a resistere i nomuos che da oltre 20 ore sono aggrappati sulle antenne a diversi metri di altezza all'interno della base della marina militare statunitense, si appresta a partire il corteo previsto per oggi a Niscemi contro le antenne statunitensi. Una manifestazione nazionale che attraverserà la riserva della sughereta di Niscemi. Numerosi i pullman partiti da diverse città della sicilia e che hanno raggiunto il luogo da cui partirà il corteo che raggiungerà la base militare. Si contano a migliaia le persone che stanno partecipando al corteo di quest'oggi.



Fonte:

USA: ammazzato con il taser a 18 anni, per un graffito

USA: ammazzato con il taser a 18 anni, per un graffito
Morire per un graffito, a soli 18 anni: è accaduto a Israel Hernandez-Llach, teenager di origini colombiane, trasferitosi da qualche anno in Florida, e nonostante la sua giovane età già diventato un noto muralista. Conosciuto come Reefa, martedì all’alba il giovane stava facendo dei graffiti sul muro di un Mc Donald’s abbandonato a Miami Beach. Quando é stato intercettato da una pattuglia dalla polizia, intorno alle cinque del mattino, ha cercato di scappare, ma i solerti agenti lo hanno inseguito. E per bloccarlo, forse stanchi di correre, i poliziotti lo hanno colpito al torace con il taser, la pistola elettrica definita ‘arma non letale’ e da tempo in dotazione alle forze di polizia degli Stati Uniti e di altri paesi. Reefa é caduto a terra ed é morto poco dopo in ospedale, al Mount Sinai Hospital, forse per un arresto cardiaco dicono i medici. 
''Gli agenti sono stati costretti a usare il taser per evitare uno scontro fisico'' si è giustificato il locale capo della polizia Ray Martinez al quotidiano Miami Herald. Ma secondo due degli amici di Reefa, testimoni di quanto accaduto, i poliziotti si sono congratulati uno con l'altro dopo averlo colpito con il taser. ''Era per terra e loro si divertivano'' afferma uno dei ragazzi, Thiago Souza. L'altro, Felix Hernandez, riferisce di aver visto cinque poliziottti inseguire Reefa. La sorella del ragazzo, Offir Hernandez, ha spiegato che il fratello ''voleva cambiare il mondo attraverso l'arte''. ''Vogliamo delle risposte, voliamo sapere cosa è successo'' denuncia ora. Reefa era uno scultore, pittore e fotografo, oltre a dilettarsi nell'eseguire graffiti sui muri degli edifici abbandonati, una passione che gli è stata fatale. L'avvocato della famiglia, Todd McPharlin, ha ricordato ai media locali che chiederà l'apertura di un'indagine indipendente sulla vicenda. "La polizia lo aveva già avvertito che se lo avesse trovato ancora una volta lo avrebbe riempito di botte", ha detto al Miami Herald Tracy West, una parente del ragazzo.
Secondo un rapporto di Amnesty International tra il 2008 e il 2011 negli Stati Uniti - dove i taser sono molto usati dalla polizia - sono morte 334 persone, dopo essere state colpite dalla micidiale arma. Le vittime salgono a 500 negli Stati Uniti dal momento della sua introduzione nelle dotazioni delle pattuglie, nel 2001. E nel 90% dei casi letali coloro che sono stati colpiti da un "uso eccessivo della forza" erano disarmati.
L'Onu nel 2007 aveva sostenuto che l'uso di queste armi "causa dolori acuti, costituendo una forma di tortura". 



Fonte:



giovedì 8 agosto 2013

Roma: distrutta la targa per Valerio Verbano

  • Scritto da  Redazione Contropiano
Roma: distrutta la targa per Valerio Verbano

E' stata ritrovata frantumata in mille pezzi, tutti dispersi a terra, la targa in memoria di Valerio Verbano al Parco delle Valli, zona verde nell'area a nord est di Roma, nel quartiere di Montesacro. La notte scorsa, i soliti noti hanno prima distrutto due panchine di legno del parco e poi hanno completamente distrutto l'insegna in ricordo del giovane militante dell’Autonomia Operaia assassinato da un commando dei Nar il 22 febbraio del 1980 nella casa dove viveva con i genitori, in Via Monte Bianco, sotto i loro occhi.
A trentatrè anni di distanza nessuno è stato processato e condannato per uno degli omicidi politici più efferati compiuti dall'estrema destra fascista nella capitale contro un giovanissimo studente "colpevole" di essere antifascista e di aver raccolto in un dossier dettagliate informazioni, evidentemente scomode, sulle relazioni che intercorrevano tra i neofascisti e settori della politica.

La targa che dà il nome alla via interna al parco venne inaugurata nel 2006, in occasione del 26/mo anniversario dell’omicidio, dall'allora sindaco di centrosinistra Walter Veltroni.
Di seguito il comunicato diffuso da alcune realtà sociali e territoriali di Roma Nord:
1targaverbano"L'ennesimo atto di sfregio alla memoria e alla figura di Valerio Verbano e a tutta la città di Roma, a tutti gli antifascisti e le antifasciste: è stata distrutta la lapide all'interno del Parco delle Valli dedicata alla memoria di Valerio e inaugurata da Carla Verbano. 
Un gesto vigliacco e barbaro, figlio della cultura dell'odio neofascista, un gesto che s'inserisce nel quadro delle aggressioni di stampo squadrista nel territorio del III municipio, portate avanti da gruppi e organizzazioni i cui voti il Pdl e il centrodestra non hanno disdegnato all'ultima tornata elettorale. 
La targa in questione con ipocrisia definiva Valerio vittima della "violenza", come se questa possa essere neutra, chiediamo invece che finalmente la targa possa dire la verità esplicitando la matrice della violenza che ha assassinato Valerio. Per questo parteciperemo al consiglio municipale che si terrà proprio oggi a Piazza Sempione alle ore 14 e invitiamo tutt@ a partecipare".

Astra 19 Spa, Lab! Puzzle, Palestra Popolare Valerio Verbano, Centro di Cultura Popolare Tufello, Sinistra Anticapitalista III Municipio

             
Ultima modifica il Giovedì, 08 Agosto 2013 12:12 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte: