Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


giovedì 8 novembre 2012

BAMBINO DI 11 ANNI UCCISO DA ELICOTTERI ISRAELIANI A GAZA

 
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4303996951694&set=a.1254176228082.2039717.1039837289&type=1&theater


E' una serata triste e tragica, Gaza dice addio ad uno dei suoi figli Hamid Abu Dagkah 11 anni, rimasto ucciso dopo che elicotteri israeliani lo hanno colpito più volte. Vorrei chiedere a coloro che sostengono IDF e Israele dove stanno la giustizia e l'umanità in questo. Hamid stava giocando con alcuni amici q
uando è stato colpito, non era armato, non aveva missili con sè, portava soltanto amore, speranza e libertà, sentimenti che le forze sioniste uccidono in tutti i bambini. Che dio benedica la sua anima e dia conforto alla sua famiglia.

Hani Silman Salamah

Traduzione di Alessandra Capone (Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese)


Its so mourn and tragic Evening, Gaza is saying Good by for one of her sons Hamid Abu Dagkah 11 years Old. He murdered after his body got some shots from the Helicopters . I want to Ask the People who are supporting IDF and Israel where is the Justice and Humanity in this. Hamid was Playing with his friends when he got the shots ,He was not carrying weapons or Missiles, He was carrying love, hope and freedom. IDF killed all these things in all the Gazans children. God Bless his soul and give Patient to his Family.

ANCORA UNA VOLTA LA MARINA MILITARE ISRAELIANA ATTACCA I PESCATORI DELLA STRISCIA DI GAZA

Israele, contravvenendo a leggi e consuetudini internazionali, impone limiti sempre più ristretti alle imbarcazioni dei pescatori della striscia Gaza. Purtroppo vicino a terra, per questioni di basso fondale e di inquinamento, non è possibile pescare abbastanza per sostentare le proprie famiglie.
Questa mattina, un gruppo di 4 pescherecci, si è spinto, in cerca di pesce, oltre il limite attualmente imposto di 3 miglia nautiche.
Sono stati subito attaccati da due navi della marina militare israeliana: uno dei pescherecci, fatto segno di colpi di arma da fuoco di avvertimento, trovandosi il percorso sbarrato è stato costretto a rientrare immediatamente.
Gli altri tre pescherecci, riusciti momentaneamente a sganciarsi, hanno superato le 6 miglia nautiche, dove hanno gettato le reti.
Le navi della marina militare, quando li hanno raggiunti, li hanno attaccati con i cannoni ad acqua, dato che a bordo vi erano anche degli internazionali, tra cui la nostra Rosa Schiano.
I pescatori hanno chiesto di lasciare il tempo di ritirare le reti, che sarebbero subito rientrati, ma la marina militare ha continuato nella sua azione di disturbo.
Le barche hanno dovuto quindi rientrare sotto il limite delle tre miglia, e purtroppo non è stato possibile recuperare il pescato.
Seguendo il tracking della battuta di pesca via GPS è possibile osservare, ancora una volta, come il limite di navigazione sia imposto non per ‘ragioni di sicurezza’ dello stato di israele, ma per colpire, assieme a tutto il resto, anche l’economia di pesca della Striscia di Gaza.

Fonte:

http://www.freedomflotilla.it/2012/11/08/ancora-una-volta-la-marina-militare-israeliana-attacca-i-pescatori-della-striscia-di-gaza/

mercoledì 7 novembre 2012

CARO ROMAEUROPA FESTIVAL: RITIRI L'INVITO A BATSHEVA, AMBASCIATRICE CULTURALE DELL'APARTHEID ISRAELIANA


Nell'ambito del RomaEuropa Festival, l’8 ed il 9 novembre, si esibirà, con il patrocinio dell’ambasciata israeliana in Italia, la compagnia israeliana di ballo Batsheva.

Chiediamo al Festival di ritirare l'invito alla Batsheva, compagnia finanziata dal governo israeliano e figura centrale alla campagna propagandistica Brand Israel, che mira a distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale e nascondere la vergogna di un'occupazione brutale che si regge sull'Apartheid.

Partecipa alle proteste delle performance di Batsheva in Italia: Roma, 9 novembre; Torino 12-13 novembre. Le proteste in Italia sono in contemporanea con le proteste della campagna britannica Don’t Dance with Israeli Apartheid.

Scrivi al RomaEuropa Festival: non ci può essere spazio per un uso propagandistico della cultura.
 

IL CALCIATORE PALESTINESE MAHMOUD SARSAK CHIEDE CHE AD ISRAELE SIA NEGATO IL PRIVILEGIO DI OSPITARE LA COPPA UEFA UNDER 21


Mahmoud Sarsak è un calciatore palestinese che ha giocato per la squadra nazionale palestinese. È stato rilasciato dal carcere israeliano nel mese di luglio, dopo tre anni di detenzione e 92 giorni di sciopero della fame. Ha avuto il sostegno di persone di coscienza in tutto il mondo, tra cui figure di spicco del calcio. Fa appello per azioni di pressione sull’UEFA perché neghi ad Israele l’onore di ospitare importanti campionati di calcio. I campionati europei Under 21 maschile e Under 19 femminile si terranno in Israele rispettivamente nel 2013 e nel 2015 . Firma la lettera a Michel Platini: No alla Coppa Uefa Under 21 in Israele
Il 10 luglio di quest'anno sono stato rilasciato dopo tre anni di reclusione da parte delle forze di occupazione israeliane e dopo 92 giorni di sciopero della fame. La mobilitazione da parte di persone di coscienza in tutto il mondo e le dichiarazioni e i commenti da parte di organizzazioni calcistiche come FIFPro, calciatori professionisti del passato e del presente come Eric Cantona e Frederic Kanoute, figure di spicco del calcio come Sepp Blatter e altri personaggi pubblici di rilievo, sono stati sia fonte di ispirazione che immensamente utili per mantenere la pressione su Israele e una delle principali ragioni per il mio rilascio.

Fonte:

http://bdsitalia.org/index.php/campagne/altre/sportivo

lunedì 5 novembre 2012

Alcune domande scabrose per un appuntamento inquietante

Di Salvatore Ricciardi:

A Firenze il prossimo fine settimana, dall’8 all’11 novembre, alla Fortezza da Basso si terrà:

 

 

«“Firenze 10+10/Unire le forze per un’altra Europa” non vuole essere una commemorazione, ma un appuntamento che ha 2 obiettivi: rispondere con un fronte comune di forze sociali a livello europeo alla crisi e alle politiche imposte dalle istituzioni dell’Ue e della Bce; creare alleanze per una strategia a lungo termine capace di costruire un’Europa sociale e dei cittadini. La presenza di tante realtà quali reti, movimenti, sindacati, associazioni, ONG, di varia provenienza e composizione va intesa come una ricerca di convergenze e di lavoro comune verso una forte e diffusa mobilitazione antiliberista che si ponga in alternativa all’Europa dei banchieri, alla supremazia del mercato, alle speculazioni finanziarie, al fiscal compact».                                                         


 Non una parola, sui massacri del luglio 2001 a Genova che precedettero la kermesse di Firenze nel 2002. Non una parola sui manifestanti buttati in carcere e sui poliziotti massacratori promossi.

«Dieci anni fa Firenze ospitò il primo European Social Forum. L’appuntamento costituì un momento straordinario nella costruzione di un demos di ampiezza continentale, che presentò analisi, proposte e soluzioni che avrebbero evitato all’Europa lo scontro con la terribile crisi economica, sociale e democratica in cui è ora impantanata». (dal sito http://www.euroalter.com/IT/network/eventi/552/)
A questo punto è obbligatorio porci qualche sgradevole domanda:

 

- a Firenze nel 2002, in quella kermesse definita “demos di ampiezza continentale”, con centinaia di migliaia di partecipanti, coccolati dal comune, dalla provincia, dalla regione, dalla stampa e tollerati dalle forze dell’ordine, cosa avvenne realmente? 
- ci domandiamo: non avvenne per caso che un’area del movimento volle candidarsi a “nuovo ceto politico”, presunto rappresentante delle diffuse figure della precarietà? E per questa candidatura, quel “ceto politico”, forse patteggiò (si o no?) il silenzio e l’acquiescenza sullo scempio perpetrato dalle forze dell’ordine l’anno prima alla Diaz, a Bolzaneto e nelle piazze del 
 
G8, e l’oblio per quei dieci che oggi vengono sbattuti in galera con 100 anni complessivi di condanna?
Se poi quelle e quei candidati a “ceto politico” non sono riusciti a occupare posti granché  importanti, può darsi sia dipeso dal fatto che posti liberi ne erano rimasti pochi o forse per effetto della meritocrazia.

 

Quando solidarizziamo con i compagni e le compagne incarcerate per le proteste contro il G8 a Genova 2001, e dobbiamo continuare a farlo con sempre maggior energia, non dimentichiamo il passaggio di Firenze-fortezza-da-Basso-2002, non dimentichiamo le responsabilità di una parte del movimento!
Questa è solo una faccia della medaglia. L’altra riguarda gli obiettivi di “Firenze 10+10”
«1) Costruire il consenso su un insieme di richieste per la radicale democratizzazione dello spazio europeo. Queste richieste e proposte saranno il soggetto di uno strutturato dibattito online prima dell’Assemblea.
2) Contribuire all’innovazione delle pratiche politiche dei movimenti, partiti e sindacati in Europa, con la convinzione che la democrazia non dipende solo dalle istituzioni, ma anche dalla capacità della cittadinanza attiva di sviluppare nuove pratiche politiche transnazionali. Il processo partecipativo che vogliamo stabilire per la costruzione dell’assemblea mira anche a mostrare che un differente modello di pratiche democratiche transnazionali è concepibile e implementabile».  (http://www.euroalter.com/IT/network/eventi/552/%29/)

Che vuol dire: “radicale democratizzazione dello spazio europeo…”?
Che vuol dire: “innovazione delle pratiche politiche dei movimenti, partiti e sindacati”?
Non una parola sulla disoccupazione e sull’intensificazione dello sfruttamento e della precarietà, sull’aumento della diseguaglianza sociale e della povertà, sulle politiche dei sacrifici dei governi, sui patti scellerati tra sindacati e governi contro chi lavora e chi cerca lavoro. Non una parola sulle politiche razziste europee contro l’immigrazione, sulla “fortezza europea”, sull’enorme aumento della popolazione incarcerata e di quella sottoposta a controllo psichiatrico, sulle politiche imperialiste dei governi italiani, e tanto, tanto altro ancora”.

Fonte:

http://contromaelstrom.com/2012/11/05/alcune-domande-scabrose-per-un-appuntamento-inquietante/

sabato 3 novembre 2012

Monti resuscita il ponte sullo stretto e si piega alle lobby dei costruttori



Di CARLO LANIA

02.11.2012

Protestano comitati e associazioni ambientaliste: «Decisione pilatesca, il governo ci ripensi» Dopo averlo archiviato con la legge di stabilità, il governo contraddice se stesso e proroga di due anni di deroghe.

Stop al Ponte sullo Stretto di Messina. Anzi no. Il governo fa una repentina marcia indietro sulla già annunciata messa in soffitta del progetto del ponte che dovrebbe collegare la Sicilia alla Calabria. L'addio all'opera pubblica era stato dato con l'accantonamento nella legge di stabilità di 300 milioni di euro per il pagamento della penale dovuta al Consorzio che avrebbe dovuto realizzarlo, ma nel consiglio dei ministri della scorsa notte il governo ci ha ripensato. Se davvero ci sarà, lo stop al Ponte non verrà dato prima di due anni, tempo necessario - spiega una nota di palazzo Chigi - per «verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità». Nel frattempo non si starà però con le mani in mano, anzi si potrà continuare a cementificare: «In ogni caso - prosegue infatti Palazzo Chigi - durante il periodo di proroga, previa deliberazione del Cipe, potranno comunque essere assicurati sui territori interessati interventi infrastrutturali immediatamente cantierabili, a patto che presentino una funzionalità autonoma e siano già compresi nel progetto generale». Il sospetto è che la decisione sia frutto sia delle pressioni fatte in questi giorni dalla lobby del Ponte, sia della scelta di non spendere oggi, in piena crisi economica e con il governo che taglia i fondi anche ai malati di Sla, i 300 milioni già stanziati. Rimandando la patata bollente al prossimo governo, Monti/bis o no che sia.
Comunque stiano le cose, la retromarcia non è piaciuta a opposizione e associazioni ambientaliste, che nei giorni scorsi avevano salutato come un successo la decisione di mettere finalmente la parola fine a una storia decennale. Nella notte, invece, la brutta sorpresa del rinvio. «E' una decisione sbagliata, anzi è una non-decisione» scrive su Facebook Nichi Vendola. «Pensavamo fosse un capitolo finito - prosegue il leader di Sel e governatore della Puglia - pensavamo fosse chiaro che il progetto è insostenibile e irrealizzabile. Invece no. Il centrosinistra ha un'altra decisione da prendere con urgenza non appena sarà al governo del Paese».
In effetti l'addio al Ponte sembrava essere davvero definitivo. Lo stesso ministro dell'Ambiente Corrado Clini, nelle scorse settimane, aveva spiegato la contrarietà del governo alla realizzazione dell'opera, al punto da definanziarne la costruzione. Invece, complice la notte, l'ultimo consiglio dei ministri ha fatto slittare tutto di altri due anni. Motivando perdipiù la scelta come se le spiegazioni date solo qualche giorno prima non fossero mai state dette: «Tale decisione - spiega infatti palazzo Chigi - è motivata dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale. Ed è in linea con la proposta della Commissione europea dell'ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei». «Qualora in questo periodo di tempo non si giungesse a una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile - prosegue la nota - scatterà la revoca ex lege dell'efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina spa e il contraente generale, con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%».
Due anni durante i quali non è detto che non si continuino a spendere soldi. «Tenere in piedi il progetto del Ponte - denuncia infatti il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - significa continuare a pagare studi e magari costruire inutili opere di collegamento a un'opera che mai verrà costruita». L'associazione chiede quindi al governo di bocciare il progetto e procedere, subito dopo, a «sciogliere la Società Stretto di Messina». Critico anche il Wwf, che parla di «decisione pilatesca». «Il governo, dopo ben nove anni di studi, visto che il progetto preliminare è stato presentato nel 2003 ha già oggi tutti gli elementi per chiudere con il progetto, con il General Contractor, senza pagare penali, e con quell'ente inutile che è la Stretto di Messina spa», scrive l'associazione. Di «schiaffo all'Italia onesta» parla invece Angelo Bonelli. «Com'è possibile - si chiede il presidente dei Verdi - che un governo che taglia i fondi per l'assistenza ai malati di Sla non cancelli immediatamente un'opera che costerà più di 8,5 miliardi di euro e che rappresenta la sagra dello spreco e dell'inutilità».
Dal centrodestra si leva invece la voce soddisfatta dell'ex ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli: «E' certo - dice - che se il centrodestra tornasse a guidare il paese il Ponte sarebbe realizzato perché è un'opera che serve alla Sicilia, al Sud, all'Europa».