Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


martedì 22 maggio 2012

IL MASSACRO DI TANTURA



<<[…] il 22 maggio 1948, il villaggio fu attaccato di notte. […]
L’offensiva partì da quattro lati , seguendo una tattica insolita; si solito infatti la brigata circondava il villaggio su tre lati, lasciando libero il quarto in modo da consentire alla gente di fuggire. La mancata coordinazione fece sì che le truppe ebraiche accerchiarono completamente il villaggio e si trovarono quindi con un numero molto elevato di abitanti nelle loro mani.
Gli abitanti di Tantura furono condotti in massa alla spiaggia sotto minaccia delle armi. Lì le truppe ebraiche separarono gli uomini dalla donne e dai bambini, che furono trasferiti nella vicina Furaydis, dove alcuni degli uomini le raggiunsero dopo un anno e mezzo. nel frattempo centinaia di uomini erano stati radunati sulla spiaggia e fu ordinato loro di sedersi e aspettare l’arrivo di un ufficiale dei servizi segreti israeliani, Shimshon Mashvitz, che abitava nell’insediamento di Givat Ada, poco distante, e nel cui “distretto" si trovava il villaggio di Tantura.
Mashvitz arrivò insieme a un collaboratore locale, incappucciato come ad Ayn al_Zaytun, e selezionò alcuni uomini tra quelli radunati – per l’esercito isreaeliano, “uomini” significava maschi dai dieci ai cinquant’anni -, che vennero poi condotti a gruppi in un luogo poco distante e giustiziati. La selezione avvenne secondo un elenco preparato in precedenza e tratto dall’archivio di Tantura, ed erano coloro che avevano partecipato all’insurrezione del 1936 e ad attacchi contro le attività commerciali degli ebrei, coloro che avevano contatti contro le attività con il Mufti e chiunque avesse “commesso” uno dei crimini che comportassero automaticamente una condanna.
Questi però non furono gli unici uomini a essere giustiziati. Prima di procedere alla selezione a alle esecuzioni sulla costa, l’unità occupante si era lasciata andare alle uccisioni sfrenate nelle case e nelle strade. Joel Skolnik , geniere nel battaglione, era stato ferito in quest’attacco, ma durante il ricovero  in ospedale sentì dire da altri soldati che questa era stata <una delle più vergognose battaglie dell’esercito israeliano>. Secondo la sua testimonianza, spari provenienti dai cecchini del villaggio contro i soldati avevano provocato un fuggi fuggi tra le truppe ebraiche subito dopo l’occupazione e prima di quanto era accaduto sulla spiaggia. L’attacco ebbe luogo dopo che gli abitanti avevano dato un segno di resa sventolando bandiera bianca.
Skolnik sentì dire che due soldati in particolare si erano scatenati e che avrebbero continuato a uccidere se non fossero arrivati a fermarli alcuni ebrei dal vicino insediamento di Zikhron Yaacov. Fu il capo dell’insediamento, Yaacov Epstein, che riuscì a porre fine all’orgia di uccisioni a Tantura, ma arrivò <troppo tardi>, come ebbe a commentare amaramente un sopravvissuto.
La maggior parte delle uccisioni furono eseguite a sangue freddo sulla spiaggia. Alcune vittime furono dapprima interrogate sulla presunta esistenza di un <enorme deposito> di armi, nascosto da qualche parte nel villaggio. Poiché non sapevano niente – tale deposito non esisteva – furono giustiziati all’istante. Oggi molti dei sopravissuti a questi episodi orrendi vivono nel campo profughi di Yarmik, in Siria, e cercano di superare con grande difficoltà il trauma subito per aver assistito a quelle esecuzioni.
Ecco come un ufficiale ebreo descrisse le esecuzioni a Tantura:

I prigionieri venivano condotti in gruppi 200 metri più in là e poi fucilati. I soldati andavano dal comandante supremo e gli dicevano: <Mio cugino è stato ucciso in uno degli scontri>. Il comandante ordinava alla truppa di prendere un gruppo di cinque, sette persone, condurle da parte e ucciderle. Poi arrivava un altro soldato e diceva che suo fratello era morto in una battaglia. Per un fratello, la punizione era maggiore. Il comandante ordinava alle truppe di prendere un gruppo più numeroso e fucilarlo, e così via.>>


I. Pappe, La pulizia etnica della Palestina, Fazi Editore, Roma 2008, pp. 167-169.

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