Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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sabato 25 gennaio 2014

DOMENICA 26 GENNAIO A ROMA PROIEZIONE DI “SHOOT” E SERATA A SOSTEGNO DELLA REALIZZAZIONE DELL’ASILO “VITTORIO ARRIGONI”

leave 2 


LEAVE THE KIDS ALONE#2_WeAreAllGaza::: DALLE ORE 19.00 
 
ANGELO MAI ALTROVE OCCUPATO
Via delle Terme di Caracalla, 55a


Serata a sostegno di Freedom Flotilla Italia per la realizzazione di un asilo per bambini e bambine a Gaza e del progetto Gaza’s Ark.


Foto, video, street art, graphic journalism, reading, musica, cena e…




 shoot


Proiezione del film “SHOOT” di Samantha Comizzoli e incontro con Hakima Hasan Motlaq (fondatrice e direttrice della Fondazione Retai delle donne palestinesi di Asira) e Odai Qaddomi (fotoreporter)


Presentazione del progetto per l’asilo “Vittorio Arrigoni” a Khan Younis
A seguire: 

*Fotografi Senza Frontiere_Windows From Gaza [video-promo di presentazione del progetto]

*Windows from Gaza for Contemporary Art_Shareef Sarhan_Majed Shala_Basel El Maqousi [arte in resistenza]

*Simona Ghizzoni_Afterdark [foto_proiezione] 

*William Parry_AGAINST THE WALL.The art of resistence in Palestina [street art_proiezione]

*Joe Sacco_Palestina [graphic journalism_expo]

*Guy Delisle_Cronache di Gerusalemme [graphic journalism_expo]

*Maximilien Le Roy_Saltare il muro [graphic journalism_expo]

*Bluemotion [reading]

*Music For Gaza_LIVE con ospiti molto a sorpresa

*L’Osteria di Pina_We are all Gaza! [cena] 


Link consigliati:







////DOCUMENTARI////


SHOOT di Samantha Comizzoli


Questo documentario nasce da immagini catturate con videocamera e telefonino durante i tre mesi di attivismo per i diritti umani che l’autrice ha svolto in Palestina con l’International Solidarity Movement.

E’ una testimonianza sulla resistenza palestinese non violenta e sui crimini perpetrati da Israele.

Il documentario dura all’incirca novanta minuti ed è arricchito da alcuni filmati del reporter palestinese Odai Qaddomi, fotografo e videoreporter nelle manifestazioni di Kuffr Qaddum.

Due protagonisti della Resistenza palestinese saranno presenti per il tour del documentario: Murad per Kuffr Qaddum e Hakima per Asira.Hakima Hasan Motlaq, 35 anni, sposata, fondatrice e direttrice della Fondazione Retai delle donne palestinesi di Asira. Murad è coordinatore del Comitato di Resistenza Popolare a Kuffr Qaddum, come lavoro è responsabile delle pubbliche relazioni e dei media al Ministero dell’istruzione nel distretto di Qalqilya.
Il titolo “Shoot” (sparo) si riferisce a ciò che ha colpito l’autrice.

 
Hakima Motlaq Hassan di Asira, Nablus. Co- protagonista del documentario SHOOT.

Hakima è la fondatrice e presidente del Retaj Women Center di Asira. Il centro per Donne è nel centro di Asira, un bellissimo villaggio con molte rovine storiche (romane ed ottomane). Questo luogo viene attaccato quotidianamente dai coloni e dall’esercito israeliano, ma Asira Resiste. Un ulteriore invito ad andarsene da parte di israele è arrivato anche quando hanno tolto l’acqua al villaggio. Asira dal 1992 è senz’acqua. Ma gli abitanti, Hakima e le Donne Resistono.

Al Retaj Centre si svolgono workshop, seminari, corsi e le Donne producono artigianato palestinese che Hakima porterà per il tour in Italia. Sempre presso il Retaj si svolgono corsi e workshop anche per i bambini.

Hakima è una Donna palestinese molto forte che con il suo operato Resiste all’occupazione israeliana e nel contempo affronta i problemi sociali della Palestina, è un eroe della Resistenza Palestinese, di grande onestà itellettuale ed un esempio per tutte le Donne.
Odai Qaddomi, fotoreporter di Kuffr Qaddum. Ha gentilmente fornito alcuni video per il documentario SHOOT.

Odai è un fotoreporter che svolge il suo operato a titolo di volontariato presso Kuffr Qaddum. Il villaggio di Kuffr Qaddum è sotto occupazione israeliana da 10 anni, da quando israele ha chiuso la strada principale per costruirci un insediamento illegale. Da quasi tre anni tutti i venerdì il villaggio manifesta contro a tutto questo, ma la Resistenza di Kuffr Qaddum non è solo il venerdì così come non lo è solo l’occupazione israeliana che si manifesta ogni giorno. Kuffr Qaddum è al momento il luogo dove avvengono più episodi di violenza israeliana in tutta la West Bank.

Odai Qaddomi ha un ruolo fondamentale: documenta con la videocamera cosa accade. E’ grazie ai suoi video che si sono avute le prove per vincere processi e dimostrare la violenza israeliana. I giornalisti palestinesi non vengono riconosciuti da israele, pertanto ogni volta che si presentano rischiano l’arresto e gli spari che avvengono sovente.

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FOTOGRAFI SENZA FRONTIERE_WINDOWS FROM GAZA [video-promo di presentazione del progetto]

«Nelle situazioni più disperate, che sembrano le più estreme e senza via d’uscita, sempre l’uomo più cosciente è che dietro l’angolo può esserci la sconfitta, lo scacco, eppure ci prova lo stesso, con tenacia, con la fede assoluta nell’uomo e nell’arte che l’uomo è capace di esprimere.» (Andrea Camilleri).

Basel, Majed, Shareef e Samah sono quattro artisti. Sono pittori, fotografi, performers e organizzatori di eventi e di corsi di formazione artistica che vivono a Gaza, una striscia di terra assediata e tagliata fuori dal mondo: tutt’in torno, lungo i confini territoriali e marittimi, c’è l’assedio dell’esercito israeliano che, nel segno della lotta al terrorismo, costituisce una costante minaccia militare per la popolazione civile e ne impedisce i rifornimenti; all’interno, c’è il governo di Hamas, integralista, totalitario, oltranzista e autoritario, che esercita un rigido controllo sulla vita pubblica e sul pensiero; sulle teste e negli animi dei cittadini di Gaza, regna perenne lo stato di guerra e la costante minaccia di distruzione e morte.

In questa difficile e complicata situazione, che date le contingenze assurge a simbolo assoluto dell’oppressione e della mancanza di libertà, Basel e gli altri membri del collettivo di artisti “Finestre da Gaza” cercano di portare avanti la propria esistenza d’insegnanti d’arte e di artisti, dedicandosi ogni giorno a farsi portatori di un messaggio e di una propria visione del mondo in una dimensione in cui i problemi quotidiani legati alla vita in famiglia, alle relazioni sociali e al proprio lavoro – soprattutto, al proprio lavoro di artisti — si presentano come ostacoli insormontabili.

La quotidianità di questi uomini e di queste donne è costantemente condizionata dalle privazioni e dal controllo: assenza della libertà di movimento, incostanza delle forniture energetiche, difficile reperibilità di beni di prima necessità e di materie prime per lavorare, complessità nel trovare spazi per riunirsi e lavorare, mancanza di libertà di espressione.

Basel, Majhed, Shareef e Samah sono artisti, ma sono anche gazaui, abitanti di una città che nell’immaginario di chi la osserva solo dall’esterno e attraverso la lente dei mezzi di comunicazione di massa rappresenta il posto peggiore del mondo, un vero inferno in Terra.

È nel cuore sofferente di questo inferno che, attraverso il loro affaccendarsi, Basel, Majhed, Shareef e Samah con la loro attività ci aprono una finestra su un universo vitale e prolifico fatto di artisti, sportivi, intellettuali e cittadini appassionati alla cultura e dediti al libero pensiero. Per le strade di Gaza si aggira un vero e proprio cosmo umano fatto di dedizione e impegno creativo, passione e disciplina lavorativa, ricerca e libertà di espressione. Si tratta di donne e uomini pittori, grafici, fotografi, videomakers, media-attivisti, musicisti, cantanti, rappers, teatranti, parkouristi, pugili, giocatori di basket, skaters, filosofi, scrittori, promotori di eventi, poeti. Si tratta di un’ignota parte della società civile di Gaza che, nonostante la guerra e la repressione, ha scelto di sopravvivere nella disperazione e di reagire alla tragedia con le armi pacifiche della propria forza espressiva e del proprio talento.

Per Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte è innanzitutto uno strumento per esprimersi e comunicare: per porsi, da un lato, in costante relazione con il prolifico mondo culturale che anima la striscia di Gaza e alimentarlo con le proprie idee e le proprie opere; dall’altro, per entrare in rapporto col mondo esterno attraverso le pagine internet dei social networks parlando con una voce propria e mostrando una propria visione del mondo. Per Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte è uno strumento per rompere i pregiudizi e recuperare la propria dignità di esseri umani, uno strumento per salvare il proprio equilibrio psicologico e per raccontare la vita di Gaza oltre gli stereotipi.

Laddove ciò che è umano sembra non avere più cittadinanza ed è represso e annichilito, con Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte diventa un formidabile strumento di sopravvivenza e allo stesso tempo di reazione, che permette, nonostante tutto, di recuperare e dare vita concretamente a ciò che è umano, «con la fede assoluta nell’uomo e nell’arte che l’uomo è capace di esprimere».


////ARTE IN RESISTENZA////


WINDOWS FROM GAZA

The space around us is limited, the ideas in us are unlimited. We came together to think about how we could break out from here and reach the outside; and how we could open small windows and breathe fresh air. In this restricted/cramped space -Gaza – we express ourselves in a cultural-bound artistic language, when we talk to others. A language, that is part of us. Gaza is rich in details, that we try to illustrate using new, descriptive colours. A group of young artists, bound to a specific, geographic area, in which ideas converge. Deeply believing in collective co-operation, they try to develop together the creative aspects in the art movement. They are looking at the most recent contemporary art, that serves them to fully express their artistic abilities and put them into form. The ideas and reflections of the group come to a synthesis, that is brought to public attention by regularly holding meetings, exhibitions and workshops, in which both local and international artists participate. Each of them has taken part in numerous international events in support of their culture, their art concept, and their effort to interplay.
Shareef Sarhan

Born in Gaza in 1976, Sharif Sarhan works as an artist, professional photographer and free-lance designer. He is a founding member of the Windows from Gaza for Contemporary Art group and an active member of the Association of Palestinian Artists . Sarhan has a diploma in arts from the University of ICS in the United States. He had participated in several art training courses and workshops. He was involved in the activities of the September Dara Academy of Jordanian Arts from 2000 to 2003 under the supervision of the German from a Syrian origin artist; Marwan Kassab Bashi. Sarhan had introduced his works in many individual and group exhibitions in Gaza in the Arts and Crafts village, the Port Gallery, and exhibited some of his works in Ramallah, Bethlehem, Jerusalem, Amman, Britain, the United States, Sharjah and Cairo.
Majed Shala

Born in 1960 in Gaza, Shala graduated with a Master of Arts from Scranton University, USA in 2001. Shala’s work has been shown in a number of solo exhibitions, including Suwar min Gaza, in Beirut, Lebanon (2004) and Gaza Hanin il Makan, at the Arts and Crafts village in Gaza (2003). Between 2000 and 2001, he attended Jordan’s Daaret Al Funun academy. His international exhibitions have included in the Middle East ,USA, South Africa, Hungary, Brazil, Amman Jordan, and Qatar. Most recently he has participated in exhibitions in Italy and Norway and also with the United Nations.
Basel El Maqousi

Born in Gaza City in 1971, Plastic artist and free lance photographer Basel is a painter, photographer and video artist. He attended in 2000, 2001 and 2003 the summer Academy of Arts of Darat al Funun-Khalid Shoman Foundation in Jordan, run by Syrian-German artist Marwan Qassab-Bashi; and completed an arts course at the Gaza City YMCA in 1995. In 2003 he was awarded the Charles Asprey Award for Palestinian artists, was short listed for the A.M. Qattan Foundation’s Artist of the Year Award, and spent one month art residency in Bangalore – India. Magoussi participated in a number of local and international solo and group exhibitions, and teaches art at the Jabalya Rehabilitation Center for deaf and dome children. General observer for the games program of the UNRWA summer camps 2007. Winner of the bronze price for the best photo from the Union of Arab photographers – Europ, Germany 2008 After and before the war against Gaza, Basel did participate in several Arab and International exhibitions. He also won the Oscar of bianli Nile culture TV in Cairo on 2009 Because of the closure imposed over the Gaza Strip, Basel could not participate in 7 international art workshops in EUROE and some Arab countries during the years 2008 – 2009. Maqousi is a founder of (Windows from Gaza For Contemporary Art)


////FOTOGRAFIA////


SIMONA GHIZZONI_AFTERDARK [proiezione]

I reached the Occupied Palestinian Territories for the first time in 2010, on assignement to document the condition of Palestinian women in the Gaza Strip.

At that time, I had the access to the Gaza Strip denied by the Israeli Government.

So, I decided to spend a couple of months in Jerusalem and the West Bank in order to research and study the Israeli-Palestinian conflict.

That was the beginning of my long-term project about the consequences of war on women’s life, Afterdark.

A few months later I got the permission to enter the Gaza Strip, where I stayed as a whole around three months., documenting the aftermath of Cast Lead Operation (ended in 2009), especially focusing on the everyday life of women in the extremely complex context of the Strip.

Women in Gaza suffer of a double pressure: the isolation from the outside world imposed by the Israeli blockade, with all the economical, physical and psychological consequences, and, on the other hand, the worsening of women’s human rights condition under Hamas government, which is pushing the society towards an effective gender separation.

The latest trip was in December and January 2012-13 right after the Operation Pillar of Defense on the Gaza Strip (14 to 21 November 2012). During the course of the operation, the IDF struck more than 1.500 sites in the Gaza Strip, including rocket launchpads and cache sites, Hamas command posts, the Hamas run interior ministry and other government buildings, as well as dozens of houses and apartment blocks. More than 180 Palestinians died in the operation, a half of them being civilians. An additional 1.200-1.300 Palestinians were heavily injured.

Civilians paid the highest toll during this 8 days operation, mainly women and children who didn’t recover yet from the traumas of Cast Lead Operation .

Through the stories of the women I met, I’m trying to understand what really happens when a military operation is declared “a success”: how the return to a normal everyday life can be possible, and which sort of “normality” can actually be restored, during a long-term conflict, such as the Israeli-Palestinian one.


////STREET ART////


WILLIAM PARRY_AGAINST THE WALL. The art of resistence in Palestina [proiezione]

This stunning book of photographs captures the graffiti and art that have transformed Israel’s wall into a living canvas of resistance and solidarity.

Featuring the work of artists Banksy, Ron English, Blu, and others, as well as Palestinian artists and activists, these photographs express outrage, compassion, and touching humor. They illustrate the wall’s toll on lives and livelihoods, showing the hardship it has brought to tens of thousands of people, preventing their access to work, education, and vital medical care.

Mixed with the images are portraits and vignettes, offering a heartfelt and inspiring account of a people determined to uphold their dignity in the face of profound injustice.
Artists Arofish | Banksy | Blu | ericailcane | Sam3 | Filippo Minelli | How&Nosm | Irish | Peter Kennard | Ron English | Vin Seven | Wisam Salsaa | and others


/////GRAPHIC JOURNALISM/////


CRONACHE DA GERUSALEMME [expo]

Agosto 2008: un volo notturno porta Guy Delisle a Gerusalemme, dove il fumettista e la sua famiglia trascorreranno un anno della propria vita per dare modo a Nadège, la compagna di Guy, di partecipare a una missione di Medici Senza Frontiere. Vivranno a Beit Hanina, un quartiere nella zona est della città che sin dalla prima passeggiata si mostrerà, in tutta la sua desolazione, decisamente diverso dalla Gerusalemme propagandata dalle guide turistiche; e si destreggeranno più o meno goffamente in una quotidianità fatta di checkpoint e frontiere – teatro di perquisizioni e infiniti quanto surreali interrogatori –, delle mille sfumature di laicità e ultraortodossia, di tensioni feroci e contrasti millenari, e della disperata speranza, della rabbia e della frustrazione del popolo palestinese, in lotta ogni giorno contro l’occupazione, devastato dall’atrocità di un attacco (la tristemente nota Operazione Piombo Fuso) di cui l’autore si trova a essere basito spettatore. Una quotidianità condizionata dunque da grandi questioni, eppure fatta, come ogni altra, di piccoli momenti, narrati con stile impeccabile e travolgente potenza espressiva dall’autore di Pyongyang, Cronache birmane e Shenzen.


GUY DELISLE (Quebec City, 1966), è un fumettista canadese e un professionista dell’animazione. Ha seguito per diverso tempo la lavorazione di prodotti animati in Francia, Germania, Canada e in Asia: la sua esperienza in Cina e in Corea del Nord è ampiamente documentata in Pyongyang e Shenzen. Per seguire invece sua moglie, amministratrice presso Medici Senza Frontiere, Delisle ha vissuto a Myanmar, descritta in Cronache Birmane, e ha vissuto un anno a Gerusalemme, esperienza da cui nasce questo libro. È comunemente ritenuto, insieme con Joe Sacco, tra i migliori rappresentanti del graphic journalism. Vive nel sud della Francia con sua moglie e i suoi figli.
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PALESTINA [expo]

Tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992 Joe Sacco ha trascorso due mesi in Israele e nei Territori Occupati, viaggiando e prendendo appunti. Ha vissuto nei campi palestinesi, condividendone la vita (o meglio, la loro sopravvivenza) in mezzo al fango, in baracche di lamiera arrugginita, tra coprifuoco e retate dell’esercito israeliano. Risultato del suo meticoloso lavoro d’inchiesta è questo volume che, combinando la tecnica del reportage di prima mano con quella della narrazione a fumetti, riesce a dare espressione a una realtà tanto complessa e coinvolgente come quella del Medio Oriente.

Ogni pagina racconta in modo approfondito chiaro i molti aspetti dell’ occupazione: le uccisioni, i ferimenti, le torture le detenzioni amministrative, le confische delle terre, la distruzione delle case. Senza la pretesa di dare giudizi, Palestina offre così al lettore una testimonianza ricca, articolata e diretta delle condizioni del popolo palestinese.
JOE SACCO (1960) è un fumettista e giornalista maltese, che vive e lavora negli Stati Uniti.

Dopo un primo periodo da fumettista satirico e da narratore di viaggi, Sacco trova la sua vera dimensione con Palestine (Palestina), una raccolta di racconti a fumetti più o meno brevi che fotografano i viaggi, gli incontri e le storie ascoltati dall’autore durante il suo soggiorno nei territori palestinesi e in Israele. Il volume gli è valso l’American Book Award nel 1996.

Negli anni successivi Sacco produce diverse altre opere di graphic journalism tra cui Safe Area Goražde (Goražde Area Protetta) con cui vince un Eisner Award e The Fixer (Neven, una storia da Sarajevo), entrambe sul conflitto serbo bosniaco. Nel 2009 pubblica Footnotes in Gaza (Gaza 1956).
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SALTARE IL MURO [expo]

Saltare il Muro racconta la vita di Mahmoud, un giovane palestinese che vive la situazione di ogni prigioniero, quella di non poter uscire fuori dalle mura che lo tengono rinchiuso all’interno della Palestina occupata. L’unico luogo in cui si sente veramente libero è la sua mente e attraverso questo artificio ripercorre la sua storia: quella di rifugiato palestinese, recluso dietro un muro di cemento e filo spinato, all’ombra delle torrette di vigilanza dell’occupazione.

I prigionieri, talvolta, ricevono delle visite. Mahmoud è sensibile al fascino delle belle straniere, ma decide di aprire la sua porta anche a Maximilien, un ragazzo venuto dalla Francia che disegna, sa vedere e ascoltare. Saltare il Muro è il risultato dell’incontro di questi due giovani ventiduenni, che insieme disegnano le immagini di una libertà per ora inaccessibile.

Maximilien e Mahmoud, distruggono simbolicamente non solo il muro in Palestina, ma tutti i muri che imprigionano gli uomini e li separano gli uni dagli altri. Uno dei migliori reportage a fumetti usciti nel 2010 in Francia


MAXIMILIEN LE ROY (1985) giovane disegnatore francese, si dedica interamente al fumetto e ai viaggi. Intrecciando le due passioni, viaggia attraverso Rwanda, India, Palestina, Europa e Vietnam utilizzando i viaggi come approfondimento e ispirazione per i suoi lavori.

Durante la guerra di Gaza coordina l’opera collettiva Gaza, un pavé dans la mer.

Nel 2008 è in Palestina dove conosce Mahmoud Abu Srournel abitante del campo profughi di Aida. Da questo incontro nasce, nel 2010, Faire le Mur (Saltare il muro), un racconto, una testimonianza della vita quotidiana di un ragazzo che vive in un territorio occupato; con la partecipazione grafica di Maya Mihindou.

Lo stesso anno realizza, con l’illustratore e scrittore Soulman, Les chemins de traverse l’incontro di due storie vere, quella di un israeliano e quella di un palestinese.






Fonte:





giovedì 1 agosto 2013

L'ARCA CHE PORTERA' GAZA NEL MONDO

Per gli organizzatori del viaggio è anche una sfida. La Marina da guerra israeliana farà di tutto per non lasciarli passare e per rafforzare il blocco navale di Gaza.

giovedì 1 agosto 2013 13:14



di Michele Giorgio - Il Manifesto

  Gerusalemme, 1 agosto 2013, Nena News - La partenza dell'Arca di Gaza è prevista nel giro di qualche settimana. O forse salperà ad ottobre, a un anno dall'ultimo tentativo effettuato da un'imbarcazione (la Estelle) della Freedom Flotilla di rompere il blocco navale che Israele attua davanti alle coste di Gaza. Per questo, incuranti del caldo e del digiuno che osservano durante il mese di Ramadan, i manovali palestinesi, con aiuto volontario di attivisti stranieri, stanno ultimando la riparazione e sistemazione dell'Arca, un ex pescherecchio lungo 24 metri, che dovrà trasportare verso l'Europa decine di passeggeri oltre a frutta, mobili, ricami e vari prodotti artigianali palestinesi. Video

Si potrebbe definire una missione della Freedom Flotilla al contrario. Dal 2008 a oggi sono stati effettuati diversi tentativi di raggiungere Gaza via mare, quasi tutti bloccati dalla Marina militare israeliana. In un'occasione, tre anni fa, la nave turca Mavi Marmara fu arrembata in acque internazionali da commando israeliani che aprirono il fuoco e uccisero nove passeggeri. Ora si pensa a un viaggio nell'altra direzione. L'Arca di Gaza dovrebbe prendere il largo con a bordo palestinesi esponenti della società civile, imprenditori locali e alcuni attivisti internazionali per denunciare il blocco navale e portare assieme alle merci il messaggio di tutta la popolazione della Striscia al resto del mondo.

Gli organizzatori sanno che difficilmente la Marina da guerra israeliana lascerà passare la barca. Il limite imposto a chi esce in mare da Gaza è di appena tre miglia nautiche. «Eppure l'Arca è una iniziativa pacifica, una nave civile che intende aprire il mare alla navigazione e al commercio palestinese. Questo è l'unico porto del Mediterraneo ad essere chiuso per un blocco», spiega Mahfouz Kabariti, a capo del progetto, ricordando l'embargo imposto da Israele che da ormai sette anni impedisce lo scambio di beni con la Striscia se non da un unico e controllato varco terrestre.

Kabariti sottolinea che la missione non ha un carattere umanitario. «Ha finalità commerciali oltre che politiche, vuole dimostrare al mondo che Gaza è una terra viva, operosa, che produce, che ha voglia di aprirsi al resto del mondo ma che viene tenuta sotto assedio dagli israeliani».

Lo svedese Charlie Andreasonn l'anno scorso era a bordo della Estelle, ora fa parte del progetto dell'Arca di Gaza. «Abbiamo mandato navi (a Gaza) per provare a rompere l'embargo - dice - questa volta facciamo al contrario e inviamo una barca da Gaza verso l'Europa, ai consumatori europei, con a bordo merci per far terminare questo assedio e mostrarne l'assurdità».

Il progetto ha ottenuto il sostegno di personalità mondiali, premi Nobel e anche di diversi israeliani. Tariq Ali, Desmod Tutu, Noam Chomsky, Shirin Ebadi, Mairead Maguire, la sopravvissuta all'Olocausto Hedy Epstein, Tawakkol Karman, Rigoberta Menchú, Miko Peled, John Pilger, il premio Pulitzer Alice Walker. Solo per citarne alcuni. A questi nomi si è aggiunto di recente quello della pediatra cubana Aleida Guevara, la figlia del «Che», che ha chiesto sostegno per l'Arca, per la Freedom Flotilla, e i palestinesi di Gaza.


Sino a oggi l'Arca ha raccolto 110 mila dei 150 mila dollari necessari per completare i lavori. Fondi necessari anche per pagare i manovali palestinesi, quasi tutti pescatori rimasti senza reddito a causa delle restrizioni israeliane alla pesca nelle acque di Gaza. Come Abu Ammar Bakr, che per 40 anni ha gettato le reti nelle acque del Mediterraneo orientale e che ora non è più in grado di sostenere la sua famiglia. «Lavorare all'Arca sta dando una mano a tante famiglie di pescatori - spiega - speriamo che la missione vada in porto così anche i contadini potranno cominciare a esportare i loro prodotti che Israele non fa uscire da Gaza».

Sogna di esportare i suoi oggetti artigianali anche Mohammed Abu Salmi, che lavora il legno. «I nostri manufatti - ricorda - ci venivano richiesti anche dall'Europa, poi nel 2007 (quando Hamas ha preso il potere a Gaza, ndr) gli israeliani hanno interrotto qualsiasi esportazione». Mona al Farra, vice presidente della Mezzaluna Rossa locale e membro del comitato organizzatore dell'Arca, riferisce che sono stati scelti i primi 13 passeggeri: alcuni attivisti francesi e canadesi e rappresentanti della Camera di Commercio di Gaza. Presto saliranno a bordo. Resta l'incognita della risposta di Israele. Nena News



Fonte:



giovedì 27 dicembre 2012

QUATTRO ANNI FA PIOMBO FUSO, ARRIVA A GAZA "BENVENUTI I N PALESTINA"

In questo giorno quattro anni fa i cacciabombardieri israeliani si alzarono in volo e colpirono a varie ondate la Striscia di Gaza. Oltre 200 morti in un solo giorno.


adminSito
giovedì 27 dicembre 2012 10:11


Gaza, 27 dicembre 2012, Nena News - Nel quarto anniversario dell'inizio dell'offensiva israeliana «Piombo Fuso» (che durò dal 27 dicembre 2008 fino al 21 gennaio 2009), una delegazione della Freedom Flotilla Italia è arrivata al Cairo da dove raggiungerà, forse già oggi Gaza, nell'ambito della quarta missione internazionale «Benvenuti in Palestina», che comprende anche rappresentanze di molti paesi, tra queste delegazioni francesi, belghe, irlandesi, statunitensi ed una rappresentanza egiziana.

L'obiettivo è quello di testimoniare la solidarietà degli italiani alla popolazione di Gaza.

La delegazione - che include anche l'italiano di origine ebraica Marco Ramazzotti Stocken, già a bordo dell'imbarcazione a vela «Estelle» fermata lo scorso ottobre dalla Marina militare israeliana mentre navigava verso Gaza - ha in programma incontri all'ospedale «Al Awda» di Jabalia e con varie strutture che fanno capo all'ong progressista «Union of Work Health Committees» (che opera sia a Gaza che in Cisgiordania sui terreni dell'intervento sanitario, sociale e culturale), con il «Palestinian Center for Human Rights», con l'associazione «Ghassan Kanafani» e con le associazioni dei pescatori e dei contadini, oltre che con esponenti della sinistra politica palestinese.

Il rientro al Cairo è previsto il 2 gennaio. Nena News
 
Fonte:

mercoledì 24 ottobre 2012

ULTIMI AGGIORNAMENTI DAL SITO DELLA FREEDOM FLOTILLA

Comunicato Ship to Gaza, 24 ottobre 2012

Gli ultimi attivisti svedesi sono arrivati all’aeroporto di Arlanda a Stoccolma alle 15 di questo pomeriggio dove alcuni di loro hanno tenuto una conferenza stampa.
Comunicato stampa Ship to Gaza, 24/10/2012, sintesi :
Ship to Gaza chiede ad Israele la restituzione anche di Estelle e del suo carico e si aspetta che i Governi del mondo reagiscano con determinazione al violento attacco, avvenuto in acque internazionali. E’ una questione e una responsabilità che riguarda i cittadini, la società civile e i Governi del mondo.La violenza che Estelle e gli attivisti a bordo hanno incontrato è, comunque, solo un riflesso della violenza insita nelle politiche dell’assedio. In realtà, non è comparabile alla situazione di intrappolamento in cui vive la società palestinese. Ribadiscono la ferma convinzione di  che ciò di cui Gaza ha bisogno non sia maggiori “aiuti” ma la possibilità di funzionare, come società e come economia. Questo include la Libertà di movimento e di scambi commerciali, accesso al resto della Palestina, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
L’ultima considerazione, la più importante: chiediamo la fine dell’assedio di Gaza.

Comunicato stampa di Ship to Gaza,  testo integrale con lista passeggeri su Estelle  Continue reading

M. Ramazzotti, sequestrato su Estelle, deposita oggi denuncia presso la Procura della Repubblica di Roma

Oggi, 24 Ottobre 2012, Marco Ramazzotti Stockel, con l’assistenza legale del Legal Team Italia (in particolare dell’Avvocato Gilberto Pagani e dell’Avvocato Simonetta Crisci) ha depositato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma un Atto di Denuncia per:                                
a) sequestro di persona
b) violenza privata
c) rapina
d) impossessamento di nave (reato p.e p. dall’art. 3 L. n. 422/1989)
chiedendo che vengano disposte indagini al fine di pervenire all’identificazione dei colpevoli, tra cui ufficiali e marinai delle unità che hanno condotto l’operazione, indicando comunque le seguenti persone, nella loro qualità di massimi responsabili dello stato di Israele, che hanno ordinato l’azione e la commissione dei reati di cui al presente esposto: Shimon PERES (presidente dello Stato di Israele), Benjamin NETANYAHU (primo Ministro), Ehud BARAK (ministro della Difesa), Avigdor LİEBERMAN(ministro degli Esteri),
Benny GANTZ (Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate), Ram ROTHBERG (comandante della Marina).
 
Qui di seguito il testo integrale della denuncia:  Continue reading
 

ROMA, 26 OTTOBRE: INCONTRO CON MARCO RAMAZZOTTI STOCKEL


Venerdì 26 ottobre, dalle 18.30 in poi, a Roma, in Via Baldassarre Orero n. 61, incontro-dibattito con Marco Ramazzotti Stockel e aperitivo robusto per sottoscrivere per la Freedom Flotilla Italia.

Menu dell’aperitivo:
Green Isaac’Special di Ernest Hemingway ( Isole nella Corrente)
Vino rosso rinvigorente all’ippocrasso di Piero Lorenzoni (Gli eroscopi)
Libum Catone (De Agri Cultura)
Sedano al formaggio molle di capra di Isabel Allende (Afrodita)
Caponatina del commissario Montalbano di Andrea Camilleri
Pane e pomodoro di M.V.Montalban (Ricette immorali)
Epityrum di Catone (De Agri Cultura)

 

Aggiornamento su attivisti Estelle


Shipt to Gaza Svezia riporta ieri sera 23 ottobre:
“TUTTI GLI ATTIVISTI SARANNO DEPORTATI STANOTTE
 Secondo gli avvocati Israeliani di Ship to Gaza, tutti gli attivisti saranno deportati domani mattina alle 4.30 AM. Gli attivisti Svedesi arriveranno all’aeroporto di Arlanda alle 15.”

Riporteremo conferma quando i 12 attivisti saranno effettivamente arrivati negli aeroporti dei paesi d’orgine e dicharazione e racconti che faranno.
Stay tuned

 

A ROMA “BELLA CIAO” PER ESTELLE

La manifestazione romana per Estelle davanti a Monte Citorio si è conclusa con il canto di Bella Ciao dedicato ad Estelle, ai compagni ancora nelle mani dei sionisti ed alla Palestina.
 


L’AVVICINAMENTO DEI BANDITI ISRAELIANI AD ESTELLE

Queste immagini sono state girate a bordo di Estelle e documentano la prima fase dell’aggressione israeliana.
 

Immagini di pirateria nel Mediterraneo

 


Maria-Pia Boëthius, 65 anni, a casa dopo giorni di orrore. “Hanno usato pistole stordenti contro di me”

22 ottobre 2012
 

Non ha dormito in questi giorni, con tutti i suoi beni sequestrati e è rimasta seduta durante le 10 ore di interrogatorio.
La scrittrice Maria-Pia Boëthius, 65 anni, è sbarcata in Svezia, dopo il periodo di orrore che ha subito per mano delle Forze di Sicurezza di Israele.
Hanno usato pistole stordenti contro di me, dice a Aftonbladet.
Le contusioni sono visibili sulle braccia nude, quando Maria-Pia Boëthius incontra la stampa alla sala arrivi dell’aeroporto.
L’aereo da Francoforte è atterrato alle 18:30. Quando si è svegliata, questa mattina, era in un carcere israeliano.
- Siamo stati trattati come merda. Siamo rimasti seduti, durante l’interrogatorio, per 10 ore di fila e umiliati in carcere. Poi sono stata portata davanti le Autorità dell’Immigrazione e, anche lì, sono stata umiliata.
La sua voce trema, quando parla.
In aeroporto, ha incontrato, tra gli altri, Victoria Beach di Ship to Gaza Svezia, che ha portato un mazzo di fiori.
Tutto è stato confiscato. Continue reading

 

Elik Elhanan : “Eccessivo uso di forza contro di noi, senza ragione: taser e odio vendicativo

Gli attivisti israeliani a bordo di Estelle sono stati rilasciati.
 

Elik Elhanan: “Uso eccessivo di forza contro di noi, senza alcuna ragione. Scosse elettriche con taser con odio vendicativo. Un parlamentare Greco è stato picchiato dagli addetti all’interrogatorio del Servizio di Sicurezza Shabak.
“Adesso sto tornando a casa, ma continuo a pensare ai miei compagni di viaggio, ai miei compagni attivisti di altri Paesi che sono ancora detenuti in condizioni durissime e sottoposti ad interrogatori condotti dal Servizio di Sicurezza Shabak, tra di loro ci sono Parlamentari di diversi Paesi” ha detto Elik Elhanan, uno degli attivisti israeliani che era a bordo di Estelle, barca svedese diretta a Gaza. Oggi, il tribunale ha ordinate il suo rilascio e quello di altri due detenuti israeliani, Yonatan Shapira and Reut Mor. “All’inizio hanno tentato di accusarci di ogni tipo di reati molto gravi, come “aiutare il nemico”. La Corte ha respinto. Oggi hanno provato a far applicare un articolo di legge che si chiama “Tentata infiltrazione in una parte della Terra di Israele che non è parte dello Stato di Israele” (sic). Ma la Corte ha respinto anche questa accusa.” Gli attivisti detenuti erano rappresentati dal Procuratore Gaby Lasky e dal suo team, che sono parecchio esperti in casi riguardanti i diritti umani. Continue reading