Perchè questo nome: Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.
Con la Legge 30 marzo 2004 n.92 il Parlamento ha dichiarato il 10 febbraio “Giornata del Ricordo”.
In realtà un tentativo di squallido revisionismo sulla storia
dell’occupazione dell’esercito italiano della Jugoslavia e delle
attività militari nei territori dei confini orientali; una riscrittura
falsificata utile agli inciuci nazionalisti unitari della politica
dell’oggi .
Col
passare degli anni la storiografia “progressista”, invece di fare
chiarezza sulle menzogne di marca fascista e neoirredentista, si è
invece appiattita su di esse, e troviamo oggidì sindaci “progressisti”,
storici “democratici” ed esponenti del centrosinistra sostenere le
stesse tesi che fino a dieci – quindici anni fa erano patrimonio
esclusivo degli ambienti della destra più retriva, con l’unica
differenza che dalla “causa etnica” (“infoibati sol perché italiani”) si
è passati a quella “politica” (“infoibati perché contrari al comunismo
titoista”). Tutto ciò ovviamente è strumentale alla demonizzazione del
comunismo.
«La
storia viene usata per l’oggi, per le esigenze politiche attuali. Si
tratta di una campagna di intossicazione delle coscienze con
ri-scritture, reinterpretazioni e falsità belle e buone, funzionali, da
una parte, alla mobilitazione nazionalista, alla diffusione di
stereotipi sciovinisti e razzisti, assunti ormai anche da buona parte
del ceto politico di sinistra;dall’altra, alla criminalizzazione di chi
oggi non si piega alle compatibilità del sistema capitalista. Tale
campagna si concretizza anche nella legittimazione dei fascisti odierni,
che diventano portatori di una ideologia come le altre. Una ideologia
dell’ordine, della sicurezza, autoritaria, fatta propria da buona parte
del ceto politico autodefinitosi democratico. In questi anni molti si
sono resi conto del significato della giornata del Ricordo e molte sono
state le iniziative per combattere questa campagna di intossicazione. È,
però, necessario combattere con maggior efficacia, unendo le forze e le
conoscenze». [Dalla quarta di copertina del libro: Foibe, revisionismo di stato e amnesie della repubblica. Ed Kappa Vu 2008]
«Per
troppi decenni, sulle foibe, si sono scritte le menzogne più infami,
dimenticando che nei Balcani il lavoro sporco lo hanno compiuto
interamente gli italiani, seguendo precise direttive dei più bei nomi
del gotha dell’esercito di Mussolini». [ Angelo Del Boca pag 21 Foibe, revisionismo di stato e amnesie della repubblica. Ed Kappa Vu 2008]
«Durante l’occupazione dall’11 aprile 1941 all’8 settembre 1943 gli invasori italiani, nella sola provincia di Lubiana
hanno fucilato 1.000 ostaggio, ammazzato proditoriamente oltre 8.000
persone, fra le quali alcune erano state prosciolte dal famigerato
tribunale militare di guerra di Lubiana; incendiarono
3.000 case, deportarono nei vari campi di concentramento in Italia oltre
35.000 persone, uomini, donne e bambini, e devastarono completamente
800. Attraverso la questura di Lubiana passarono decine
di migliaia di sloveni. Là furono sottoposti alle più orrendi torture,
donne vennero violentate e maltrattate a morte. Il tribunale militare di
Lubiana pronunciò molte condanne all’ergastolo e alla reclusione, cosicché nel solo campo di Arbe perirono di fame più di 4.500 persone. [Di Sante,Italiani senza onore, citato in Angelo del Boca, Italiani brava gente?]
Intervista con lo storico Sandi Volk sul Revisionismo di stato, sulle falsificazione delle Foibe e sulla giornata del ricordo.
[Storico si occupa di storia contemporanea del confine orientale
italiano con particolare riguardo alla questione dei profughi istriani e
dalmati. Ha pubblicato numerosi saggi tra cui: Esuli a Trieste. Bonifica nazionale e rafforzamento dell'italianità sul confine orientale- Ed. Kappa Vu, 2004]
Intervento di Alessandra Kersevan. [Ricercatrice di storia dello studio della storia del Novecento delle terre del confine orientale. Nel 2003 ha pubblicato una dettagliata ricerca su: Un campo di concentramento fascista. Gonars 1942-1943. Nel 2008 ha pubblicato: Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi, 1941-1943. Nel 1995 ha pubblicato il dettagliato studio su una delle più controverse vicende della Resistenza italiana: Porzus. Dialoghi sopra un processo da rifare].
Quando
l’Italia è venuta in Calabria, ha portato questi doni. E come si
conviene, nelle occasioni d’ogni anno, li ha rinnovati e li rinnova
ancora.
Avvenne anche dopo la rivolta di Reggio, erano gli anni ’70, fecero il porto, dicendo che avrebbe sviluppato la Calabria e l’Italia, almeno quella del sud… intanto sviluppò la ‘ndrangheta e la fece diventare impresa.
Poi, dopo decenni di stasi in cui al porto ci andavamo a fare i tuffi, fu aperto veramente, e da allora sviluppò i profitti dell’MCT,
la multinazionale che lo usa a proprio consumo e convenienza, lasciando
inutilizzata buona parte della struttura ma non lasciandone il
monopolio e ricattando i lavoratori con la cassa integrazione: o fai
così o te ne vai.
Ultimamente, i profitti tornano a crescere ma i cassintegrati restano almeno un terzo, come mai?
“Un’eccellenza italiana”, parlando dello stesso porto recita così il Ministro Lupi, che in dono ci porta a nome dell’Italia e della comunità internazionale le armi chimiche della Siria. Così a costo 0 il Governo italiano si fregia di partecipare alla “più importante operazione di disarmo negli ultimi dieci anni”, come dice quell’altra ministra.
E
siamo contenti, e…? Se le operazioni militari che le potenze mondiali
conducono, nell’epoca della guerra permanente, per farsi concorrenza a
conquistare posizioni in regioni martoriate e far valere i propri
interessi imperialisti… se queste operazioni per una volta producono
una cosa buona, la distruzione di micidiali arsenali chimici, certo che
siamo contenti!
E saremmo ancor più contenti se si prendessero provvedimenti contro quelle multinazionali che sintetizzano e commerciano gli ingredienti di questi composti terrificanti, che spesso son le stesse che c’avvelenano coi pesticidi, con gli OGM… società che
per realizzare questi commerci di morte chissà quante volte fanno
passare queste stesse sostanze per questi luoghi, senza che si sappia, o
le interrano con la complicità della ‘ndrangheta…
Una cosa buona certo, ma una domanda sorge spontanea: perché
prima d’esser distrutte a queste armi devono fargli fare il giro di
mezzo mondo? Non sarà che lo smaltimento, come ogni cosa al giorno
d’oggi, è un altro business e un’altra speculazione? O ancora: perché
proprio a Gioia Tauro senza se e senza ma, quando in Sardegna appena
hanno puntato i piedi il governo ha cambiato subito rotta?
Ora si rincorrono i politici locali tutti, pure Scopelliti, ch’è dello stesso partito di Lupi
e della faccenda era di certo informato, mo’ cade dal pero… tutti
indignati: “da qua non si passa!” Come si dice? “non nel mio giardino”!
E
che vuol dire? Che avete fatto voi per difendere prima questo giardino
dagli scempi speculativi reali che si realizzano continuamente? Cosa
pensate voi per esempio di quella bomba a tempo che è il Rigassificatore
più grande d’Europa, che si vuole impiantare in uno dei territori più
sismici e saturo d’altri impianti, a rischio evidente catastrofe e
certezza di morte per sempre del mare e di tutte le attività connesse…?
Con quello molti di voi son d’accordo!
Già, quello fa meno notizia.
Chiediamo
al Ministro Lupi: forse che si potrebbe fare questa delicatissima
operazione in questo porto/eccellenza se ci fossero in mezzo le cisterne
piene di Gas Naturale Liquefatto?
E
cosa fa il Governo per questo porto/eccellenza? Non è forse vero che lo
abbandona, che non lo aiuta, che rivolge le attenzioni verso altri
scali?
“Un'eccellenza
italiana che solo nel 2013 ha trattato 29.800 tonnellate di prodotti
chimici pericolosi come questo. Ci sono le attrezzature, la profondità
dei fondali, la capacità, capacità professionale, la capacità di gestire
operazioni complesse" così recita ancora il Ministro, ma non dice
cosa fa il governo per difendere quelle professionalità, per difenderne
l’occupazione e per difenderne i diritti aggrediti dall’ingordigia
dell’MCT.
O ancora: cosa fa per difenderne la sicurezza?!?
Così dichiarano i Portuali del SUL: “Nessuna relazione tecnica è materialmente arrivata all'Autorità portuale… Non conosciamo i dettagli tecnici del trasbordo di armi chimiche siriane deciso dal governo,
non sappiamo quanti di noi saranno materialmente necessari per
l'operazione, non siamo al corrente di un piano di evacuazione nel caso
di incidente, non sappiamo nemmeno esattamente quali sostanze chimiche
maneggeremo e a quale tipologia appartengono le navi coinvolte” e
ricordano che a Gioia Tauro non c’è un ospedale né un centro antiveleni…
Già,
di questi regali non ha pensato mai a portarcene, l’Italia, piuttosto
un megadepuratore che smaltisce sostanze tossiche da ogni dove… è
normale che abbiano pensato, allora, che i cittadini di qui sono
abituati, tanto alle sostanze tossiche quanto ad affrontare rischi senza
alcuna garanzia.
Sono
abituati a tutto e a stare zitti e subire sempre. Basta qualche
promessa, qualche favore qua e là ogni tanto, per mantenere viva la
speranza che qualcuno prima o poi ti può sistemare… basta questo perché
ognuno, qui, si faccia i fatti suoi.
Ecco, a questo, almeno a questo, è arrivato il momento di dire NO!
E
chiedere garanzie: per la sicurezza, per la sostenibilità del porto e
l’integrità del territorio, che se, dietro tutte le garanzie che ancora
devono arrivare, accettiamo di fare la nostra parte ora, si faccia una
moratoria sugli impianti impattanti – come il rigassificatore – e si
risparmi questa terra per il futuro.
Thomas Sankara il 15 ottobre 1987 viene assassinato da
un commando golpista - organizzato e diretto da Blaide Compaoré - a soli 37
anni. Era nato il 21 dicembre 1949 a Yako, nell'ex Alto Volta, una colonia
francese piuttosto turbolenta e, che soli molti anni dopo durante la
rivoluzione del 1983 prenderà il nome di Burkina Faso. La data ufficiale in cui l'Alto
Volta diventa "Burkina Faso" è il 4 agosto 1984; nell'incrocio di due
lingue locali (dioula e mooré) significa "La patria degli integri". A Thomas Sankara sono state date
molte definizioni: "Il presidente dei contadini", per la decisione di
metterli al centro e dar potere ai produttori di sopravvivenza, quel 90% di
contadini condannati alla miseria più marcata e disperante; dimenticati e da
sempre rovinati da tradizioni feudali e, in euguale misura dalla distruzione
della natura complice l'avanzamento del deserto. "Il ribelle" a causa
delle proposte in favore del disarmo e dell'indipendenza economica terzomondista,
contro l'imperialismo e il capitalismo divoratore di risorse. "Il presidente più povero del
mondo" per la sua visione personale della figura del presidente: ossia la
messa in pratica di un principio di non-privilegio. A tal proposito
spiegava:"Non possiamo essere i dirigenti ricchi di un paese povero". "L'incorruttibile" per
la lotta senza quartiere che lanciò durante gli anni della Rivoluzione
Burkinabé contro gli abusi. "Il Femminista". Sankara
si guadagnò questa definizione per l'attenzione speciale che riservò alle donne
vittime del patriarcato capitalista. Se dovessimo sintetizzare cosa ha
rappresentato Sankara per l'Africa (e non solo) potremmo prendere in prestito
la nota scritta dal sociologo svizzero, Jean Zigler:" L'esperienza di
Sankara è stata unica in Africa e in tutto il Terzo Mondo. La morte di questo
uomo eccezionale è una tragedia per l'intera Africa". Vent'anni prima della dipartita
del presidente del Burkina Faso, autentica coscienza ribelle per l'Africa
intera, alla stessa età, Che Guevara trovò la morte e, prima di morire fece in
tempo a scrivere una delle sue proverbiali frasi:"Quando lo straordinario
diventa quotidiano, ecco la Rivoluzione". Parole perfette per la storia e
per l'esperienza di Sankara alla guida della Rivoluzione Burkinabé. -IL BURKINA FASO Il Burkina Faso è situato
nell'Africa sub-sahariana è un paese chiuso (senza sbocchi sul mare); un paese
agricolo. Ha una superficie di 274.000 Km2, la popolazione è di circa
12.000.000 abitanti, con il 75% dei cittadini tra i 15 e i 40 anni. Il Burkina Faso è limitato a
nord-ovest dal mali, ad est dal Niger, a sud-ovest dalla Costa D'Avorio, a sud
dal Ghana e dal Togo, a sud-est dal Benin. La capitale è Ouagadougou è situata
proprio al centro del paese e, Bobo Dioulasso, il centro delle attività si
trova ad ovest. -IL PRESIDENTE RIBELLE" Thomas Sankara è stato il paladino
assoluto del rifiuto di apporre la sua firma - a nome del Burkina Faso - al
programma di aggiustamento strutturale con il Fondo Monetario Internazionale.
Questa sua posizione rivoluzionaria lo rende assolutamente moderno e attuale
oggi che, in quell'Europa che per oltre 100 anni produsse ( e ancora produce,
sotto altre mentite spoglie un moderno colonialismo fatto di schiavismo, guerre
civili, dittature e coflitti che stanno riesplodendo in modo drammatico e
proccupante, con la Francia in prima fila...) un colonialismo che condannò
l'Africa alla miseria più diffusa e drammatica, l'esempio di Sankara sarebbe la
migliore risposta alla "dittatura della Troika" che sta imponendo
sistemi autoritari anche nei cosiddetti paesi del "Primo Mondo". In un memorabile discorso ad Addis
Abeba, in Etiopia, nel 1986 Sankara spiegò perché l'Africa non doveva pagare il
debito estero: "Abbiamo detto all'Fmi: quel che chiedete noi l'abbiamo già
fatto. Abbiamo ridotto i salari dei funzionari, risanato l'economia, non avete
niente da insegnarci. ci è sembrato di capire che quel che il Fondo cerca sia
un controllo politico". -LA FORMA ISTITUZIONALE DELLA
RIVOLUZIONE BURKINABE' La Rivoluzione che Sankara portò a
compimento aveva come forma istituzionale rivluzionaria, la democrazia diretta.
nacque da un'alleanza fra la rivolta popolare contro governi corrotti e un
gruppo di militari giovani capitanati da Sankara, Compaoré ( che poi partecipò
al commando golpista che lo rovesciò...e ancora oggi siede sulla poltrona
presidenziale...), Lingani e Zongo (il giornalista assassinato nel 1988). Il potere a partire dal 1983 fu
amministrato dal governo formato da militari e civili e dal Consiglio Nazionale
della "rivoluzione" (Cnr, che aveva all'interno membri del governo e
membri dei partiti di sinistra); tuttavia il nerbo della "democrazia
diretta", la cassa di risonanza del popolo, dovevano essere i comitati di
difesa della Rivoluzione (Cdr), presenti in tutti i villaggi, quartieri,
luoghi di lavoro. Sensibilizzare le masse,
impegnarsi nel lavoro collettivo di sviluppo socioeconomico e difendere la
Rivoluzione anche con le armi erano questi i compiti che il "Comandante
Sankara" assegnò a tutti coloro che, nel popolo si impegnarono a favore
dello sviluppo del Burkina Faso. Sankara attribuiva una grande importanza alle
organizzazioni di massa: credeva che, l'Unione dei contadini, delle donne, dei
giovani, degli anziani, sarebbero state la vera espressione della
democrazia diretta mentre, invece, non aveva alcuna fiducia nei partitini
che si richiamavano a modelli rivoluzionari di stampo urbano ed elitario. -THOMAS SANKARA I DISCORSI E LE
IDEE Sankara è stato una figura
fondamentale e importantissima per milioni di giovani africani ieri come oggi,
il suo grande insegnamento in tema di diritti umani, sociali e su quelli
economici e contro il disarmo dell'Africa rendo no la sua figura assolutamente
centrale per la rivendicazione della "coscienza indipendente dell'Africa".
Qui di seguito abbiamo selezionato alcuni brani di celebri discorsi e alcune
idee che possono meglio inquadrare la figura rivoluzionaria del presidente del
Burkina Faso, sopratutto per quanti, tra coloro nche non ne conoscono nè la
storia nè l'operato.
(Bob Fabiani)
Il filmato eccezionale di questo discorso tenuto dal
"Comandante Sankara" fu definito importantissimo tra quanti quel
giorno si trovavano a Harlem, il "cuore del ghetto nero" di Nyc. Un
discorso a favore dei paesi non-allineati e a sostegno di Cuba e
dell'indipendenza dell'Africa e contro il colonialismo soffocante dei
capitalisti oppressori. -SANKARA PARLA DEL PROBLEMA
DELLA DONNA E DELLA PIAGA DELLA PROSTITUZIONE IN BURKINA FASO. "La prostituzione non è che
la quintessenza di una società dove lo sfruttamento è divenuto regola ed è il
simbolo del disprezzo che l'uomo prova per la donna. Di questa donna che non è
altro che il viso doloroso della madre, della sorella o della sposa di altri
uomini, dunque di ciascuno di noi. E' in definitiva, il disprezzo incoscente
che proviamo per noi stessi. Là dove ci sono prostitute ci sono
"prostitutori". (8 marzo 1987, in occasione
della giornata internazionale della donna a Ouagadougou)* *Sankara nel suo programma
poneva un'enorme attenzione alla donna: il nuovo governo comprendeva 5 donne;
alla radio molte erano le trasmissioni di educazione sessuale, sulla
contraccezione e sulla pericolosità dell'infibulazione; era stata concessa alle
donne non sposate o conviventi il diritto di ottenere unità catastali per
costruire; il 22 settembre 1985 fu indetta la giornata dei "mariti al
mercato".Sankara tentò invano di dare alle donne automaticamente una parte
del salario dei propri mariti perché riteneva che fossero più abili nello
gestire il denaro di molti uomini. La scorta in motocicletta di Sankara era
costituita da donne. Nel 1987 vietò la prostituzione ma per questo ottenne forti
critiche, venendo accusato di non aver preso in debita considerazione la
situazione economica del paese!
-L'AFRICA NON PAGHI IL DEBITO ESTERO E NON COMPRI PIU'
ARMI* ADDIS ABEBA,1986, VERTICE
DELL'ORGANIZZAZIONE PER L'UNITA' AFRICANA (OUA) Il problema del debito va analizzato
prima di tutto partendo dalle sue origini. Quel che ci hanno prestato il denaro
sono gli stessi che ci hanno colonizzati, sono gli stessi che hanno per tanto
tempo gestito i nostri stati e le nostre economie; essi hanno indebitato
l'Africa presso i donatori di fondi. Noi siamo estranei alla creazione di
questo debito, dunque non possiamo pagarlo.** Il debito, inoltre, è anche legato
a meccanismi neocoloniali; i colonizzatori si sono trasformati in assistenti
tecnici...o dovremmo dire assassini tecnici, e ci hanno proposto dei
meccanismi di finananziamento con i finanziatori, i bailleurs de fonds,
un termine continuamente usato: come se ci fossero "uomini il cui
sbadiglio (baillement in francese...) bastasse a creare lo sviluppo nei nostri
paesi! (Risate) I finanziatori ci sono stati
consigliati, raccomandati. Ci hanno presentato dei vantaggi finanziari. Così ci
siamo indebitati per decenni e per decenni abbiamo rinunciato a soddisfare i
bisogni delle nostre popolazioni. Il debito nella sua forma attuale,
controllato e dominato dall'imperialismo, è una riconquista coloniale
organizzata con perizia, affinché l'Africa, la sua crescita, il suo sviluppo,
obbediscano a regole che ci sono del tutto estranee, e che ciascuno di noi
diventi finanziariamente schiavo, o peggio, schiavo tout court di quelli che
hanno avuto l'opportunità, l'astuzia, la furbizia di piazzare capitali da noi
con l'obbligo di rimborsarli. Ci si dice di rimborsare il debito. Ma non si
tratta di una questione morale: qui non è in gioco il cosiddetto
"onore". Signor presidente, abbiamo
ascoltato e applaudito il primo ministro di Norvegia che ha parlato qui ieri,
anche lei, che è europea, ha detto che il debito non può essere interamente
rimborsato. Il debito non può essere
rimborsato prima di tutto perché, se noi non paghiamo, i prestatori di capitali
non moriranno, possiamo esserne certi; invece, se paghiamo, saremo noi a
morire, possiamo esserne altrettanto certi. Quelli che ci hanno portato
all'indebitamento hanno giocato, come al casinò: finché ci guadagnavano, andava
tutto bene; adesso che hanno perduto al gioco, esigono che li rimborsiamo(...) Quando si parla oggi di crisi
economica, si dimentica di dire che la crisi non è venuta dal nulla, esiste da
sempre, e andrà avanti sempre più man mano che le masse popolari diventeranno
più coscienti dei propri diritti di fronte agli sfruttatori. C'è crisi oggi perché le masse
rifiutano la concertazione delle richezze nelle mani di qualche individuo. c'è
crisi perché qualche individuo deposita in banche all'estero somme che
basterebbero a sviluppare l'Africa. C'è crisi perché di fronte a
quelleenormi richezze individuali le masse popolari non ci stanno più a vivere
in ghetti e aeree fatiscienti. C'è crisi perché i popoli dappertutto rifiutano
di essere dentro Soweto a guardare Johannesburg. Ci sono dunque lotte, che
inducono all'inquietudine i detentori del potere finanziario. Ci viene chiesto
di essere complici nella ricerca di meccanismi di equilibrio: equilibrio in
favore di chi ha il potere finanziario, equilibrio a scapito delle nostre masse
popolari. No, non possiamo essere complici! No, non possiamo accompagnare il
passo assassino di chi succhia il sangue dei nostri popoli (...) Si sente parlare di gruppo dei 5,
gruppo dei 7, magari gruppo dei 100 e chissà altro ancora - è davvero tempo di
creare il nostrro club, il nostro gruppo: facciamo sì che da oggi da Addisa
Abeba diventi la sede di un nuovo club, il Fronte unito di Addis Abeba contro
il debito - è nostro dovere proclamare di fronte a tutti che nel nostro rifiuto
di pagare il debito non ci sono intenti bellicosi; al contrario, c'è un intento
amichevole e fraterno, quello di dire come stanno le cose. Le masse popolari
europee non sono opposte a quelle africane, anzi quelli che vogliono sfruttare
l'Africa sono gli stessi che sfruttano l'Europa. I nemici sono comuni. Il nostro
club di Addis Abeba dovrà dire a tutti: "Il debito non sarà pagato"
(...) (...) Impegnamoci molto
saggiamente a ricercare delle soluzioni; facciamo sì che altre conferenze
spieghino con chiarezza che non possiamo pagare il debito. Dobbiamo dirlo tutti
insieme, perché individualmente andremmo a farci assassinare. Se il Burkina
Faso da solo rifiuta di pagare il suo debito, io non sarò qui alla prossima
conferenza (Risate); ma con il sostegno di tutti - e ne ho bisogno (Applausi) -
potremo evitare di pagare. Evitare di pagare è una condizione sine qua non
perché possiamo provvedere al nostro sviluppo. Ma non posso terminare senza
sottilineare che ogni volta che un paese africano acquista armi, è contro gli
africani. Quando nel lanciare la risoluzione di non pagare il debito dobbiamo
contestualmente trovare una soluzione al problema degli armamenti (...) Cari fratelli, con la
collaborazione di tutti possiamo arrivare alla pace fra noi. E potremo
utilizzare le nostre immense possibilità di sviluppare l'Africa. Il nostro
suolo, il nostro sottosuolo sono ricchi. Abbiamo abbastanza braccia, abbiamo un
mercato, abbiamo sufficenti capacità intellettuali per creare e utilizzare la
tecnologia, e la scienza che non mancano (...) (...) Facciamo sì che a partire
dal Fronte unito di Addis Abeba contro il debito si decida di frenare la corsa
agli armamenti fra paesi deboli e poveri (...) (...) Facciamo sì inoltre che il
mercato degli africani sia davvero il mercato degli africani: produrre in
Africa, trasformare in Africa, consumare in Africa. Produciamo ciò di cui
abbiamo bisogno, e consumiamo quel che produciamo, invece di importare! (...) La patrie ou la mort, nous
vaincrons! (Applausi) *In un discorso con punte di
umorismo accompagnato da applausi e risate degli incravattati capi di stato
africani, Thomas Sankara vestito con il Faso dan Fani, cotone del suo paese,
espone e motiva la proposta del Burkina Faso di creare un Fronte unito di Addis
Abeba contro il pagamento del debito estero. Non risparmia tuttavia stoccate ai
governanti che accumulano ricchezze all'estero e condanna lo scandaloso
acquisto di armi da parte di paesi africani. infine invita l'Africa a produrre
quello di cui ha bisogno e a consumare quello che ha prodotto invece di
importare, accettando di vivere degnamente all'africana. ** Il Burkina Faso in realtà
era uno dei paesi meno indebitati d'Africa, anche grazie alle politiche di
contenimento delle importazioni e all'austerità di bilancio autoimposta. Il
servizio del debito costituiva solo il 2,5% del Pil.
-L'ASSASSINIO Nel pomeriggio del 15
ottobre 1987 un commando militare assassina Thomas Sankara e, con lui, 15
persone, guardie e consiglieri. Vennero tutti sepolti la notte
stessa nel cimitero di Dagnonen, un quartiere situato nella zona est di
Ouagadougou. Era la fine di tutto. Era finita
la Rivoluzione Burkinabé. La rivoluzione fu spezzata e
stroncata nel momento "opportuno": Sankara aveva chiesto e preteso
troppo al cuore dello stato, ai funzionari, ai militari, ai sindacati, ai
partitini urbani, ai commercianti, ai capi tradizionali, per non parlare dei
suoi colleghi di governo: del resto è dagli ambienti governativi che partì
l'ordine per rovesciarlo, sotto la regia golpista di Compaoré; è l'ordine
concordato con il consenso delle potenze straniere - sopratutto la Francia che
lo considerava una minaccia per i suoi interessi colonialisti in Africa... -
disturbate dalla possibilità dell'estensione del modello "burkinabé"
in altre colonie e nell'Africa intera. Sankara si accorse troppo tardi
che ai vertici del Burkina Faso era isolato e solo: mentre la base rurale non
era ancora "socializzata alla politica", l'Esercito, intanto,
rivoleva prendere tutto il potere. -LIBRI SU THOMAS SANKARA I titoli che qui troverete sono
solo una piccola guida per orientarsi nello studio di Sankara non ha alcuna
pretesa di essere "assoluta" e tanto meno definitiva.
(Bob Fabiani) -Bruno Jaffré -
Biographie de Thomas Sankara; -Bruno Jaffré -
Burkina Faso Les années Sankara; -Sawadogo
- Le président Sankara; -Carlo Batà
- L'Africa di Thomas Sankara - Le idee non si possono
uccidere - Achab Editrice, 2003; -Thomas Sankara - I discorsi e
le idee - Esizioni Sankara, 2003; -Alessandro Aruffo - Sankara.
Un rivoluzionario africano. - Edizioni Massari, 2007; -Thomas Sankara - Il presidente
ribelle - a cura di Marinella Correggia -Discorsi tradotti da Marinella
Correggia - Edizioni Manifesto Libri; -Valentina Biletta - Una
foglia, una storia. Vita di Thomas Sankara -Edizioni Ediarco, 2003; -Vittorio
Martinelli (con Sofia Massai) - La voce nel deserto (prefazione
Jean-Léonard Touadi) Edizioni Zona, 2009.
(Fonte.:jeuneafriquearchivie;sankara20ans)
Bob Fabiani
Link -www.thomassankara.net; -www.sankara20ans.net; -www.jeuneafrique.com
Foto di famiglia oggi in Siria: non una madre con in braccio il
figlio, ma una madre e un figlio avvolti in quelle che erano le loro
coperte. Per loro non è stato possibile trovare neppure un sudario
bianco, come richiede la tradizione. Dalle dimensioni è evidente che non
si tratta di una tomba scavata per due persone; è una fossa comune, che
conterrà i corpi di altre vittime innocenti. Le fosse comuni sono
sempre più usate purtroppo in Siria, per far fronte all’urgenza di
seppellire i corpi delle numerose vittime che cadono durante i
bombardamenti.
La donna si chiamava Kholod Tabane, mentre suo figlio si chiamava
Emad Zaghloul. Un quadro realizzato dai bombardamenti incessanti del
regime siriano che sta sterminando quello che dovrebbe essere il suo
stesso popolo. La firma è quella di bashar al assad e dei suoi
sostenitori, di ogni nazionalità.
Indignarsi guardando questa immagine, pensando che quella madre col
bambino erano come noi, come i nostri figli, deve essere almeno un
inizio. L’inizio di un movimento forte di condanna alle violenze, di una
mobilitazione mondiale per dire basta al genocidio in Siria, che oltre
alla società civile e alle associazioni di volontariato coinvolga il
mondo della politica e della diplomazia.