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Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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martedì 8 ottobre 2013

FANTA, COCA COLA: BEVANDE FATTE COL SANGUE DEGLI OPPRESSI

lunedì 7 ottobre 2013 15:17


 

La Fanta è un prodotto della Coca-Cola Corporation.
  La Fanta è un prodotto della Coca-Cola Corporation. 



di Franco Fracassi

«100% a base di arance italiane». È questo lo slogan con cui la Coca-Cola Corporation promuove in Italia la più nota aranciata al mondo: la Fanta. Ed è vero, le arance vengono effettivamente prodotte in Italia. Quello che i consumatori non sanno, però, è che buona parte di questi agrumi provengono da Rosarno, in Calabria, e sono prodotti grazie allo sfruttamento di immigrati illegali. La stessa Coca-Cola ha confermato l'informazione, aggiungendo, però, «che tutto è in regola e che l'azienda non è a conoscenza di fenomeni di sfruttamento degli immigrati».

I migranti di Rosarno provengono dall'Africa (Ghana, Burkina Faso, Costa d'Avorio). Fuggono dalla fame, e più spesso dalla guerra.

L'Italia è uno dei principali produttori di agrumi del mondo: tre milioni e seicentomila tonnellate di frutta all'anno, che vengono coltivate in 170.000 ettari. La Calabria è la seconda regione per la produzione di arance (dopo la Sicilia) con 870.000 tonnellate l'anno. La maggior parte di queste vengono coltivate nella zona di Rosarno. In particolare, nella cittadina calabrese vengono prodotti i concentrati di succo d'arancia che sono alla base dell'aranciata.

E così, ogni inverno giungono a Rosarno duemila immigrati illegali. Che si vanno ad aggiungere a coloro che vivono stabilmente nella cittadina calabrese. Venticinque euro per ogni giornata di lavoro. Dieci, dodici ore in mezzo ai campi. Soldi da cui vanno decurtati cinque euro per il trasporto (a carico dei caporali).

«Non è tutta colpa solo dei caporali e delle aziende agricole. Diciamo che vengono incoraggiate allo sfruttamento da parte delle grandi aziende produttrici di aranciata, tra cui la Coca-Cola», dichiara Pietro Molinaro, della Coldiretti Calabria. «Gli agricoltori vengono letteralmente schiacciati dalla concorrenza estera: Brasile, Cina, Stati Uniti, Messico, Spagna. A questo vanno aggiunti i bassi prezzi pagati dalle aziende acquirenti. Il prezzo di mercato è sceso sotto al prezzo di produzione. Le arance industriali (quelle utilizzate per i concentrati) vengono pagate 7 centesimi al chilo. Mentre i lavoratori vengono pagati 8 centesimi al chilo». Molinaro tra le righe fa capire che lo sfruttamento è una necessità di sopravvivenza per le aziende agricole.

La Coldiretti Calabria sostiene di aver scritto alle aziende che acquistano i concentrati di succo d'arancia per protestare contro i prezzi sleali pagati agli agricoltori. A oggi non ha ricevuto alcuna risposta.

La Coca-Cola Corporation ha dichiarato che è in possesso di certificati che assicurano la correttezza della produzione e il non utilizzo di immigrati illegali sottopagati per la raccolta di arance. Ammette, però, che la multinazionale statunitense non è in grado di controllare ogni azienda produttrice di arance.



 Fonte:




Leggi pure questo post di qualche mese fa su Coca Cola - che è anche israeliana - e occupazione:

La dottrina Kerry: ai palestinesi Coca-Cola. Le armi a Israele 

link: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=72309

 

L'aereo militare V-22 Osprey a decollo verticale che gli Usa forniranno a Israele
L'aereo militare V-22 Osprey a decollo verticale che gli Usa forniranno a Israele

martedì 8 gennaio 2013

IL SANGUE VERDE: DOCUMENTARIO SULLA RIVOLTA DI ROSARNO

  • Pubblicato il 15/09/2010

di Andrea Segre

da un'idea di Roberto Galante
 






















I volti dei giovani immigrati africani protagonisti di quella che ormai viene ricordata come la “rivolta di Rosarno” sono arrivati fino al 67mo Festival del Cinema di Venezia e Andrea Segre che ha realizzato su di loro il documentario “Il sangue Verde” ha ricevuto il premio “Cinema Doc” alle Giornate degli Autori.
Rosarno e la rivolta dei neri sfruttati. Pochi euro per raccogliere arance, dormire per terra e se si azzardavano a dire qualcosa scattava la violenza. Con la consulenza della ‘ndrangheta.

La storia di Abraham, John, Amadou, Zongo, Jamadu, Abraham e Kalifa, sette migranti africani. Girato tra Rosarno, Caserta e Roma, il film propone un resoconto di quei giorni e di quelli che seguirono raccogliendo le voci di chi, pur protagonista, viene spesso lasciato nel silenzio, restituendo loro così la dignità del racconto in prima persona. Tutti parlano, senza rancore, di cosa è successo dal loro punto di vista e descrivono com'era, e com'è ora, la loro vita in Italia.

Andrea Segre ci racconta come sono cambiati i loro destini. Dopo centinaia di ore di talk-show di uomini bianchi, finalmente la parola agli uomini neri.

L'AUTORE
Oltre ad essere regista di documentari - tra i più noti Marghera canale Nord e il pluripremiato Come un uomo sulla terra, trasmesso nella scorsa stagione di Doc3 - Andrea Segre è dottore in scienze delle comunicazioni  e autore di una tesi di dottorato sul racconto video della sofferenza a distanza.



Fonte:


giovedì 15 novembre 2012

Caponero capobianco


 

 
(doc, 6’, Italia, 2012)
di Rossella Anitori e Antonio Laforgia
Fotografia – Rossella Anitori, Antonio Laforgia, Raffaele Petralla
Montaggio – Rossella Anitori, Antonio Laforgia, Chiara Russo

Si svegliano quando è ancora buio; ammassati nei furgoni percorrono un labirinto di strade sterrate fino ai campi dove lavorano a testa bassa per oltre dieci ore. Sono i braccianti della grande piana del pomodoro italiano. Migliaia di migranti africani condannati dalla mancanza di alternative a nutrire il grande serbatoio di lavoro nero che sostiene i profitti dell’industria agroalimentare. Non conoscono buste paga, contratti né diritti. Vengono reclutati dai loro stessi connazionali, i “capineri”, dietro a cui si nasconde il “padrone bianco”. Due facce della stessa medaglia, quella di un sistema che dal 2011 la legge riconosce come reato, ma che nelle campagne italiane è ancora la regola.

Fonte: