Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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venerdì 6 dicembre 2013

CIAO MADIBA!

E' con profonda commozione che apprendo della morte avvenuta poche ore fa di Nelson Mandela... Ciao Madiba, combattente per la libertà! Resterai sempre nei cuori di chi non smette di lottare contro l'ingiustizia perchè ha a cuore la libertà di tutti i popoli della terra! Ti saluto con le tue stesse parole: "Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare". Continueremo a sognare nel tuo nome. Addio Madiba! Ci mancherai. Riposa in pace.
D. Q.

Qui il saluto de il manifesto:


giovedì 17 ottobre 2013

Scampati dalla guerra e dal naufragio in mare ma non dalla legge

Fuga in massa dei migranti sbarcati a Reggio Calabria
Molti bloccati alla stazione e sui treni per il Nord

 

Hanno cercato di dileguarsi dal palazzetto dello sport di Pellaro dove erano stati radunati dopo lo sbarco di domenica notte, quando sono arrivati anche numerosi bambini. Sono stati rintracciati quasi tutti, mentre cercavano di partire per risalire l'italia

di GIOVANNI VERDUCI

Fuga in massa dei migranti sbarcati a Reggio Calabria
Molti bloccati alla stazione e sui treni per il  Nord
ORMAI è diventata una prassi, legata al fatto che la Calabria è solo un punto geografico di passaggio per i migranti. Scappare dei centri di prima accoglienza, per chi ha rischiato di morire in mare inseguendo la speranza di lasciare il proprio Paese in fiamme e trovare una nuovo vita in nord Europa, rischia di non essere più una notizia, così a Crotone come a Reggio Calabria. 
Ieri sera, infatti, alcuni gruppi di profughi che sono stati accolti presso la palestra di Pellaro, dopo il loro sbarco sulla banchina del porto di Reggio Calabria, hanno provato ad abbandonare il centro e tentato una fuga disperata approfittando della vicinanza della stazione ferroviaria al palazzetto dello sport di Pellaro che, dopo lo sbarco, era stato trasformato in un centro di accoglienza temporaneo. 
Alcuni gruppi di immigrati, dopo il riconoscimento e la foto segnalazione, avevano già lasciato il palazzetto dello sport di Pellaro per essere destinati ai centri di espulsione.
Ieri pomeriggio, però, le forze dell’ordine si sono dovute attivare per rintracciare diversi nuclei familiari che hanno provato a lasciare Reggio Calabria per risalire lo stivale e ricongiungersi con i parenti disseminati in diversi Paesi del nord Europa.
Dopo i primi controlli e le verifiche delle assenze dalla struttura di accoglienza provvisoria di Pellaro, è scattato il piano di ricerca da parte delle forze dell’ordine. Numerosi migranti, che stavano cercando di abbandonare Reggio Calabria a bordo di alcuni treni diretti a nord, sono stati rintracciati e fermati presso la stazione “Centrale” delle Ferrovie dello Stato dagli uomini dell’Ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato. Donne, uomini e bambini con borsoni e giocattoli in bella vista sono stati fatti scendere dai convogli ferroviari e trasferiti nell’androne dello scalo. Qui sono stati raggruppati, rifocillati e tenuti sotto controllo dagli uomini delle forze dell’ordine.
Il traffico ferroviario ha subito qualche ritardo per i controlli effettuati a bordo dei treni in partenza da Reggio Calabria dagli uomini delle forze dell’ordine.
Un episodio simile si era registrato ad agosto, quando gruppi di immigrati - dopo il loro sbarco a Reggio Calabria ed il trasferimento presso lo “Scatolone” - avevano provato a scappare dalla palestra e far perdere le tracce per le vie della città dello Stretto. Approfittando della debolezza della cintura di recinzione della struttura sportiva, diversi migranti avevano provato a rifugiarsi fra le case del viale Messina, altri erano riusciti ad arrivare sino in centro città. La maggior parte di loro, però, anche in quell’occasione venne rintracciata e fermata dagli agenti delle Volanti della Polizia di Stato.

REGGIO CALABRIA - Ormai è diventata una prassi, legata al fatto che la Calabria è solo un punto geografico di passaggio per i migranti. Scappare dai centri di prima accoglienza, per chi ha rischiato di morire in mare inseguendo la speranza di lasciare il proprio Paese in fiamme e trovare una nuova vita in nord Europa, rischia di non essere più una notizia, così a Crotone come a Reggio Calabria.  Ieri sera, infatti, alcuni gruppi di profughi che sono stati accolti presso la palestra di Pellaro hanno provato ad abbandonare il centro e tentato una fuga disperata approfittando della vicinanza della stazione ferroviaria al palazzetto dello sport di Pellaro che era stato trasformato in un centro di accoglienza temporaneo. Si tratta dei migranti approdati domenica nel porto di Reggio Calabria in quello che è stato definito l'esodo dei bambini, per il quale è stata poi intercettata la nave madre.
Alcuni gruppi di immigrati, dopo il riconoscimento e la foto segnalazione, avevano già lasciato il palazzetto dello sport di Pellaro per essere destinati ai centri di espulsione.
Ieri pomeriggio, però, le forze dell’ordine si sono dovute attivare per rintracciare diversi nuclei familiari che hanno provato a lasciare Reggio Calabria per risalire lo stivale e ricongiungersi con i parenti disseminati in diversi Paesi del nord Europa. Dopo i primi controlli e le verifiche delle assenze dalla struttura di accoglienza provvisoria di Pellaro, è scattato il piano di ricerca da parte delle forze dell’ordine. Numerosi migranti, che stavano cercando di abbandonare Reggio Calabria a bordo di alcuni treni diretti a nord, sono stati rintracciati e fermati presso la stazione “Centrale” delle Ferrovie dello Stato dagli uomini dell’Ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato. Donne, uomini e bambini con borsoni e giocattoli in bella vista sono stati fatti scendere dai convogli ferroviari e trasferiti nell’androne dello scalo. Qui sono stati raggruppati, rifocillati e tenuti sotto controllo dagli uomini delle forze dell’ordine.
Il traffico ferroviario ha subito qualche ritardo per i controlli effettuati a bordo dei treni in partenza da Reggio Calabria dagli uomini delle forze dell’ordine.Un episodio simile si era registrato ad agosto, quando gruppi di immigrati - dopo il loro sbarco a Reggio Calabria ed il trasferimento presso lo “Scatolone” - avevano provato a scappare dalla palestra e far perdere le tracce per le vie della città dello Stretto. Approfittando della debolezza della cintura di recinzione della struttura sportiva, diversi migranti avevano provato a rifugiarsi fra le case del viale Messina, altri erano riusciti ad arrivare sino in centro città. La maggior parte di loro, però, anche in quell’occasione venne rintracciata e fermata dagli agenti delle Volanti della Polizia di Stato.

giovedì 17 ottobre 2013 11:29



Fonte:



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Il sogno di libertà dei migranti sbarcati domenica sera sulle coste reggine finisce qui, su questa stessa città che li ha aiutati a scampare dal naufragio e aveva subito cominciato una gara di solidarietà perchè ricevessero tutti gli aiuti necessari. Quello che è successo non se lo aspettava nessuno perchè si diceva che sarebbero stati qui una ventina di giorni e poi sarebbero scappati all'estero in cerca dei parenti sparsi per il nord Europa. Invece ieri pomeriggio c'è stato il trasferimento di alcuni gruppi di migranti nei centri di espulsione, al quale è seguita la fuga in massa di tutti gli altri, in molti bloccati alla stazione centrale. Sicuramente saranno trasferiti anche loro nei centri di espulsione. Evidentemente sono senza documenti e quindi le forze dell'ordine hanno dovuto eseguire quanto previsto per legge. Il nodo è sempre lo stesso: finchè esisteranno leggi, come la Bossi-Fini, che (per l'ossessione verso una sicurezza che pone confini inviolabili verso ciò che è il 'nostro' o 'nostrum' - che dir si voglia - mare, stato, continente) trasformano le vittime di guerra e/o povertà in criminali colpevoli di vivere, questo è quel che accade. E in casi come questo salvarsi dalla guerra e dalla morte in mare non cambia la vita di persone che speravano in un futuro migliore.

Donatella Quattrone


martedì 15 ottobre 2013

Sorrisi di chi è scappato dalla guerra

Stamattina mia madre ha portato al centro accoglienza per i  migranti a Pellaro delle buste di biancheria intima e di asciugamani e teli che aveva preparato insieme a spazzolini da denti e bagnoschiuma.
Pomeriggio avevo da fare in centro e dopo ho deciso di comprare dei colori e qualche piccolo giocattolo per i bambini. In un negozio ho acquistato una scatola di colori a cera. Ho pensato che siano più pratici da usare rispetto a quelli a matita perchè così non c'è bisogno del temperamatite in caso mancasse. Poi in altri negozi ho scelto un libricino per bimbi sagomato con la forma di una pecorella e un orsetto di peluche. Mentre ero sul treno per tornare a Pellaro ho sistemato tutto in un sacchetto.
Arrivata al Palazzetto, un volontario della protezione civile mi chiede chi fossi: rispondo che ho portato colori e giocattoli per i bambini e gli porgo il sacchetto. Alcuni scout stavano giocando a pallavolo con dei ragazzi mentre qualcuno degli altri giovani migranti chiacchierava con un volontario. Due ragazze e un ragazzo stavano invece appoggiati alle transenne e guardavano la strada.
Mi sono avvicinata a quest'ultimi e ho detto loro: "Hello! How are you?". Tutti e tre sorridevano mentre il ragazzo mi guardava con espressione meravigliata: dapprima ha ripetuto la domanda che gli avevo appena fatto come se non capisse poi ha cominciato a dire qualcosa nella sua lingua. Una delle due ragazze mi ha fatto cenno di avvicinarmi a lei e mi ha detto qualcosa ridendo e  indicando il ragazzo. Questi ha riso e detto qualcos'altro indicando a sua volta le due ragazze. Poi insisteva nel parlarmi come se credesse o forse sperasse che qualcosa avrei capito. Aveva uno sguardo curioso e insieme divertito. Non sapevo cosa dirgli perchè non so una parola di arabo e così ho risposto: "I don't understand". Ho cominciato a salutare porgendo la mano ai tre ragazzi e dicendo loro "Bye bye". Il ragazzo, divertito, ha detto qualcos'altro nella sua lingua prima di rispondere a sua volta "Bye bye".
Per tutto il tempo i tre ragazzi non hanno smesso di sorridere. Ed io mentre tornavo a casa pensavo ai loro sorrisi, a quegli occhi luccicanti, alla voglia di ridere e scherzare, alla gioia di vivere di chi ha affrontato un difficile viaggio in mare per scappare dalla guerra civile nel suo paese.


Donatella Quattrone

lunedì 14 ottobre 2013

APPELLO PER AIUTO AI MIGRANTI OSPITI A PELLARO - Bimbi migranti, punti di raccolta, sorrisi e caramelle

14/10/2013 

 Appello per aiuto ai migranti ospiti a Pellaro:

Urgentissimi sono biancheria di ricambio per uomini donne e bambini di tutte le età (calze, mutande, reggiseni); asciugamani e teli di spugna (anche quelli da mare); prodotti per l’igiene personale (bagnoschiuma, shampoo, dentifrici, spazzolini da denti e assorbenti igienici); biberon. Servono poi capi di vestiario e scarpe misure medie 40-42 maschili e 38-40 femminili, più scarpe per bambini di tutte le misuregiocattoli da 0 a 10 anni, colori, carta, quaderni e penne.
Portarli al Palazzetto dello Sport di Pellaro-Reggio Calabria adibito a centro accoglienza.

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Bimbi migranti, punti di raccolta, sorrisi e caramelle


Oggi, al ritorno dalla casa famiglia per disabili mentali dove faccio volontariato,  volevo portare qualcosa ai migranti.  Siccome era quasi l'una non ho comprato nulla e sono andata direttamente al Palazzetto per vedere com'era la situazione. Stavano facendo le indentificazioni e c'erano due tende come punto raccolta degli aiuti portati dalla popolazione. Si vedevano alcuni bambini e ragazzetti che sorridevano all'ingresso del Palazzetto, in attesa dell'identificazione. C'erano molti poliziotti che vigilavano l'ingresso davanti ai bambini. Ho chiesto ad uno di loro di cosa avevano bisogno perchè ero arrivata tardi e non avevo potuto portare nulla. Mi risponde che sicuramente hanno bisogno di generi di prima necessità ma che dovevo chiedere alle signore (intendendo quelle nei punti raccolta) per saperne di più. Avevo due pacchetti di caramelle in borsa e volevo regalarle ai bambini ma non ci si poteva avvicinare. Allora dopo un paio di minuti ho chiesto al poliziotto se poteva farmi una cortesia porgendo da parte mia quelle caramelle ai bimbi. Un suo collega rispondeva che dovevo lasciarle alle signore. Ma il primo poliziotto ha fatto cenno ad un bambino di avvicinarsi per prendere le caramelle che avevo in mano. Con un gesto rapidissimo, prima che l'agente rimandasse al suo posto il bambino, ho fatto giusto in tempo a porgere i pacchetti e a sfiorare appena la testa del bimbo perchè non c'era tempo per una carezza. Il tutto sotto lo sguardo soddisfatto del poliziotto che sembrava dirmi: "Volevi fare un bel gesto e te l'ho fatto fare".


Donatella Quattrone
 



lunedì 2 settembre 2013

Su Elena Angeloni, Carlo Giuliani, stragi di Stato e depistaggi

Navigando su Internet mi accorgo che oggi è l'anniversario della morte di Elena Angeloni. Conosco questa storia ma a volte è difficile ricordare alcune date. Infoaut (che ha il merito di avere una sezione, denominata Storia di classe,  dedicata alla memoria) ha pubblicato un articolo per ricordare il fallito attentato (dimenticando di dire che nelle intenzioni di chi lo aveva preparato doveva essere solo dimostrativo ma poi qualcosa è andato storto causando la morte dei due compagni, Angeloni e il giovane militante greco Giorgio Tsekouris) all'ambasciata Usa di Atene il 2 settembre 1970. Qui potete leggere l'articolo di Infoaut: http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2481-2-settembre-1970-fallito-attentato-del-superclan-allambasciata-usa-di-atene
Purtroppo sul web non si trovano informazioni soddisfacenti sulla storia di Elena Angeloni un pò perchè fu a lungo dimenticata o taciuta un pò perchè fu tirata in ballo solo qualche anno fa in un articolo del quotidiano Il giornale. L'articolo in questione arriva ad accennare alla storia di Angeloni partendo dall'analisi di alcune foto del giovane Carlo Giuliani durante le manifestazioni del g8 del 2001. Il giornalista, Gian Marco Chiocci, mette in relazione due eventi completamente diversi così come lontani nel tempo (la donna è morta otto anni prima che nascesse Carlo), perchè Angeloni era la zia di Giuliani. Così facendo l'autore tenta di dar credito alle sue analisi delle foto di Carlo, descritto come un black block, come se le vicende passate della zia (peraltro poco conosciute come lo stesso giornalista ammette), potessero fornire la prova mancante del profilo criminale del giovane Carlo Giuliani, qualora non bastassero il passamontagna e le barricate. Qui l’articolo: http://www.ilgiornale.it/news/ecco-foto-inedite-black-bloc-giuliani.html
Su questo articolo e su uno più recente sempre dello stesso autore sulle stragi di Bologna e di Piazza della Loggia (dove Gian Marco Chiocci parla di depistaggi e tenta di rispolverare l’ipotesi - da tempo dimostrata essere falsa - delle piste rosse, questa, sì, vero depistaggio: qui l’articolo di Chiocci sulle stragi: http://www.ilgiornale.it/news/interni/stragi-e-br-quei-depistaggi-bologna-e-brescia-854592.html), ha scritto qualche mese fa, sul suo blog, Francesco “baro” Barilli. Barilli è autore, tra l’altro, del bellissimo libro Carlo Giuliani, il ribelle di Genova , edito da BeccoGiallo, con disegni di Manuel De Carli, in cui si racconta , anche attraverso il dialogo con i familiari del ragazzo, la vera storia di Carlo. 
 CARLO GIULIANI, IL RIBELLE DI GENOVA
Francesco Barilli vanta una vasta pubblicazione sui temi del g8 di Genova, sulle stragi di Stato e su diversi fatti di cronaca. Vale la pena dunque leggere la sua amara riflessione su un certo modo di fare giornalismo dove dà anche un accenno del contesto storico della vicenda in cui perse la vita Elena Angeloni. Per la vera storia di Angeloni, Barilli rimanda ad un testo molto interessante scritto da Paola Staccioli e Haidi Gaggio Giuliani e pubblicato nello scorso anno da DeriveApprodi: il libro s’intitola Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste, nel quale si narrano, attraverso dei racconti, le storie di sei donne, tra cui Elena Angeloni, che hanno dedicato le loro vite a sostegno delle lotte di liberazione di altri popoli. 
 
Concludo dicendo che il mio voleva essere un post per ricordare Elena Angeloni ma vi sono storie che si intrecciano con altre e la memoria è fatta anche di questo, di rimandi, di collegamenti perché non si spezzi il filo della storia e perché si cerchi di fare della verità il fine dell’informazione.


Donatella Quattrone


mercoledì 31 luglio 2013

ARGENTINA: LA CHIESA APRIRA' GLI ARCHIVI SUI DESAPARECIDOS?

Succederà davvero quanto promesso dal Papa e riportato nel seguente articolo? Mi auguro di sì. Me lo auguro, certo, sia pure a malincuore, perchè in un mondo che voglia essere giusto la verità dovrebbe venire a galla. Se lo meritano le "Nonne di Plaza de Mayo" che - con la calma che è la virtù dei forti - hanno accettato, dopo decenni di silenzi, un incontro col pontefice per chiedere ancora una volta la verità. Se lo meritano le "Madri di Plaza de Mayo" dopo decenni di dura lotta e repressione. E soprattutto se lo meritano i desaparecidos, i figli dell'Argentina che, chi più chi meno, portiamo sulla coscienza anche solo per il periodo in cui non abbiamo voluto neppure ascoltare questa storia.
Ma - tornando alla domanda che apre questa mia breve riflessione - succederà davvero questo? Verranno aperti quegli archivi? E se sì servirà a far venire a galla tutta la verità? O almeno parte di essa resterà nascosta chissà dove chissà da chi perchè una verità del genere è troppo grande per essere raccontata? Con quest'interrogativo vi lascio all'articolo di Contropiano.

Donatella Quattrone



Martedì 30 Luglio 2013 18:25

 Scritto da  Redazione Contropiano


 Argentina: Chiesa apre archivi su desaparecidos?
Dopo decenni di colpevole silenzio, la Chiesa argentina si è impegnata ad aprire i propri archivi per facilitare la ricerca dei "desaparecidos" e dei loro bambini sequestrati e affidati ad altre famiglie dalla dittatura militare di estrema destra che ha governato con il pugno di ferro dal 1976 al 1983. Dopo una riunione con le "Nonne della Plaza de Mayo", che da trent'anni chiedono un'iniziativa in tal senso, il presidente della Conferenza episcopale argentina José Maria Arancedo si è detto ora finalmente disposto ad accedere alle richieste assicurando che "la Chiesa sta già lavorando alla questione". La presidente dell'associazione, Estela de Carlotto, aveva chiesto il 24 aprile scorso un intervento di papa Francesco, durante un'udienza in Vaticano, ricevendo per la prima volta una risposta positiva. Fino ad oggi infatti la chiesa argentina - compreso il periodo in cui Jorge Mario Bergoglio ha ricoperto la carica di primate - aveva sempre risposto col silenzio alle richieste delle famiglie dei desaparecidos. Creata nel 1977, l'associazione è riuscita fino ad ora a identificare 108 bambini sequestrati e affidati a famiglie di militari o vicine al regime su un totale stimato di circa 500 casi. L'apertura degli archivi dovrebbe poter fornire l'accesso ai registri battesimali e ai documenti del Movimento Familiare Cristiano, associazione che sarebbe coinvolta nelle adozioni illegali.



Fonte:









sabato 31 dicembre 2011

Buon anno

Buon anno di speranza di pace alla Palestina, all’Egitto, alla Siria e a tutto il Medioriente, perché chi non è contro l’oppressione né è complice silenzioso ma complice.
Buon anno di speranza di crescita a tutto il Terzo Mondo che è il primo a sorridere anche se muore ingiustamente di fame, mentre noi con le pance piene abbiamo visi tristi.
Buon anno di forza per resistere a tutti coloro che hanno perso o stanno perdendo il lavoro e non hanno da offrire a se stessi e ai loro cari altro che l’amore e una lotta per la dignità.
Buon anno di speranza di libertà a tutti coloro che sono costretti in tutti i luoghi di detenzione, carceri , Cie, ecc., nel nostro paese e in tutto il mondo.
Buon anno a tutti gli uomini e le donne di tutte le nazionalità e di tutti i credi perché la fraternità è universale.
Buon anno a chi non ha una fissa dimora ed è fuori dalla frenesia del mondo perché ha imparato ad accarezzare le strade con i piedi, a fare della terra il proprio giaciglio e ad avere come tetto il cielo.
Buon anno a chi ha un amore diverso perché l’amore è dignità e non conosce barriere.
Buon anno a chi ha un corpo diverso perché le persone non si riducono al genere.
Buon anno a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che non hanno dimenticato di essere umani.

sabato 24 dicembre 2011

Auguri...

Buon Natale qualunque cosa intendiamo con queste parole, soprattutto un invito contro l'ipocrisia per essere davvero quello che diciamo. In questo senso voglio farvi gli auguri, pensando alla Palestina, all'Egitto, alla Siria e a tutto il Medio Oriente, all'Africa, alle persone che stanno perdendo il lavoro per colpa dei tagli, a chi non l'ha ancora trovato, ai detenuti nelle carceri, ai governi che ci rubano il futuro...