Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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giovedì 2 gennaio 2014

"SIAMO DENTRO GAZA". LA DELEGAZIONE ITALIANA E' RIUSCITA AD ENTRARE

Ci hanno creduto mentre ormai noi non ci speravamo più, hanno insistito e alla fine la solidarietà ha vinto! La delegazione italiana è arrivata a Gaza! Yalla! Free Gaza! Free Palestine!

Qui la notizia su Contropiano con alcune informazioni su Piombo fuso per non dimenticare:


Giovedì, 02 Gennaio 2014 15:50

Di 


"Siamo dentro Gaza". La delegazione italiana è riuscita ad entrare


Intorno alle 14.00 la delegazione di attivisti italiani è riuscita a varcare il "valico maledetto" di Rafah ed entrare nella Striscia di Gaza. Ad attenderli la popolazione palestinese e le autorità. Gli attivisti italiani celebreranno insieme ai palestinesi i cinque anni trascorsi dal massacro dell'operazione Piombo Fuso scatenata dagli israeliani. Seguiranno aggiornamenti.

 Foto: LA DELEGAZIONE E' ENTRATA E SEMBRANO PIUTTOSTO CONTENTI E SU DI GIRI. L'ASSEDIO PER UN PO' E' STATO ROTTO. PALESTINA LIBERA!!


La delegazione italiana intende visitare i campi profughi palestinesi dentro la Striscia di Gaza nel quadro della campagna per il Diritto al Ritorno dei profughi nelle loro case dalle quali sono stati cacciati nel 1948 e che ogni anno vede una delegazione recarsi nei campi profughi palestinesi in Libano (quasi 500mila) per ricordare il massacro di Sabra e Chatila nel 1982. Inoltre si recherà all'ospedale Al Awda con il quale da cinque anni è attiva una campagna di sostegno. Infine si incontrerà con tutte le componenti del movimento palestinese all'insegna dell'unità della resistenza contro l'occupazione israeliana.




Qui sotto alcune informazioni per non dimenticare il mattatoio dell'operazione Piombo Fuso di cinque anni fa contro la popolazione palestinese di Gaza.

L’Operazione Piombo Fuso scatenata dalle forze armate israeliane ufficialmente come risposta al lancio dei rudimentali razzi da Gaza verso il territorio israeliano, inizierà il 27 dicembre 2008 e durerà 22 giorni. I bombardamenti israeliani da terra e cielo portano alla distruzione di abitazioni di 325.000 persone. Vengono distrutte 18 scuole e 280 danneggiate. Tra queste anche 50 scuole dell’UNRWA (United Nations relief and works agency for Palestine refugees in the near East). Il bilancio finale è di più di 1400 palestinesi uccisi, di cui un quarto bambini. I morti israeliani risultano 13.
Israele nel corso dell’Operazione utilizza come arma anche il fosforo bianco colpendo, tra le altre,la sede dell’UNRWA e l’ospedale al-Quds a Gaza City. Quando il fosforo bianco entra in contatto con la pelle può continuare a bruciare anche in profondità, fino a raggiungere la massa muscolare e la spina dorsale. A Gaza verrà sperimentata anche la micidiale bomba "Dima" che esplode in orizzontale mutilando le gambe e la parte inferiore del corpo. Il suo scopo è fare più feriti che morti. I morti vengono seppelliti, i mutilati restano come costo sociale e affettivo sulle loro famiglie e la collettività.


Qui di seguito le parole con cui Vittorio "Vik" Arrigoni descrisse il primo giorno dei bombardamenti su Gaza:

"Avete presente Gaza? Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull’altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei cosciente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali. Bombardando la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro, è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue.Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato lì vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà".
 
Ultima modifica il Giovedì, 02 Gennaio 2014 16:56



mercoledì 16 gennaio 2013

Gaza, 16 gennaio 2009

16/01/2009

Di Vittorio Arrigoni

 Il mio articolo per Il Manifesto di oggi:



Dante non avrebbe saputo immaginare gironi così infernali come le corsie dei dannati negli ospedali di Jabalia. La legge del contrappasso qui è applicata al rovescio. Tanto più innocente è la vittima tanto meno viene risparmiata dal martirio delle bombe. Al Kamal Odwan, all’Al Auda, le piastrelle in ceramica dei pronto soccorso sono sempre belle lustre, gli inservienti hanno sempre un gran da fare a ripulirle dal sangue che gronda dall’incessante via vai di barelle cariche di corpi massacrati. Iyad Mutawwaq stava camminando per strada quando una bomba ha aperto uno squarcio in un edificio poco distante. Insieme ad altri passanti si era precipitato per prestare i soccorsi, mentre un secondo ordigno colpiva il palazzo, uccidendo un padre di 9 figli, due fratelli, e un altro passante che al pari di Iyad era corso sul posto per aiutare i feriti. La solita storia ripetuta, dieci, cento volte. La tecnica preferita di ogni terrorismo ricalcata alla perfezione dall’armata israeliana Tsahal. Si lancia un bomba, si attendo i soccorsi, si ribombardano feriti e soccorsi. Per Iyad queste sono bombe americane ma portano l’autografo anche di Mubarack, il dittatore egiziano che qui a Gaza fa concorrenza ad Olmert in capacità di catalizzare livore.
Dietro il letto di Iyad, un anziano con le braccia ingessate sta disteso con gli occhi fissi al soffitto, non proferisce più parola, mi dicono abbia perso tutto, famiglia e casa. Fissa le crepe di un intonaco che cade a pezzi come per cercare una risposta alla disfatta della sua esistenza.
Khaled ha lavorato 25 anni in Israele, prima dell’ultima intifada. Come gratifica Tel Aviv non gli ha concesso una pensione, ma una serie di missili aria-terra sulla sua abitazione; presenta ferite su tutto il corpo da schegge di esplosivo. Gli chiedo dove andrà a vivere una volta dimesso dall’ospedale. Mi risponde dove sta ora la sua famiglia: per strada. Come la sua, numerose famiglie non sanno più dove rifugiarsi. I più fortunati hanno trovato ospitalità da parenti e conoscenti, come abbiamo verificato, ma si può definire vita lo stipare un centinaio di persone in due appartamenti di 3 stanze ciascuno?
Due bombe sull’abitazione di Ahmed Jaber hanno messo in fuga la sua famiglia, ma troppo tardi. Una terza esplosione ha sepolto sotto le macerie 7 suoi familiari, e anche due bambini di 8 e 9 anni suoi vicini di casa. Dice “ci hanno fatto fare un salto all’indietro nel 1948. Questo è il supplizio per il nostro attaccamento alla patria. Possono staccarmi le braccia e la gambe dal tronco, ma non mi lasceranno mai abbandonare la mia terra”.
Un dottore mi prende in disparte e mi confida che la figlia di 7 anni di Ahmed è arrivata in pezzi, stava contenuta in una minuscola scatola di cartone. Non hanno avuto il coraggio di riferirglielo per non deteriorare le sue già precarie condizioni di salute. In serata anche a Iyad hanno portato via il telefono per non fargli pervenire cattive notizie. Un tank ha centrato la casa della sorella, decapitandola.
Alla fine la nostra imbarcazione del Free Gaza Movement non è giunta al porto di Gaza. A 100 miglia dalla meta designata, in acque internazionali, sono stati intercettati da 4 navi da guerra israeliane, disposte a far fuoco e ammazzare il nostro carico di dottori, infermieri e attivisti per i diritti umani. Nessuno deve osare ostacolare la mattanza di civili che continua ininterrottamente da 3 settimane. A est di Jabilia, dinnanzi al confine, testimoni oculari parlano di decine di corpi in putrefazione per le strade, le loro carni putrescenti sono divorate dai cani. Ci sono anche centinaia di persone impossibilitate a muoversi, diverse ferite; le ambulanze non possono sopraggiungere nell’aera perchè ovunque ci sono cecchini che sparano.
I palestinesi sono esausti di schiattare nell’indifferenza generale, e diversi accusano anche Croce Rossa Internazionale e Onu di non fare abbastanza. Di non ottemperare in pieno al loro dovere, di non rischiare la loro vita per salvarne centinaia di altre. Andremo noi dell’ ISM, a piedi, con delle barelle, laddove l’umanità ha oltrepassato i suoi confini e si è eclissata. I soloni coi culi di pietra poggiati nei salotti buoni della politica discettano di strategie belliche e di guerra contro hamas, mentre qua ci stanno letteralmente massacrando. Bombardano gli ospedali, e c’è chi ancora si pronuncia sul diritto di Israele all’autodifesa. In qualsiasi Stato che si definisce minimante civile, l’autodifesa è proporzionale all’offesa. In questi 20 giorni abbiamo contato 1.075 vittime palestinesi, l’85% civili, più di 5.000 feriti, dei quali più della metà sono minori di 18 anni. 303 i bambini orrendamente trucidati. Fortunatamente solo 4 vittime civili israeliane. Come a dire che per Israele il giusto bagno di sangue per vendicare ognuno dei suoi civili ammazzati, è quello di sterminarne almeno 250 della parte avversa. Ditemi voi se questa sproporzione fra difesa e offesa non vi riporta agli eccidi compiuti come rappresaglia nelle pagine più nere della storia moderna europea.
Ma veniamo al punto, si tratta di legittima difesa? Ai Marco Travaglio, ai Piero Ostellino, ai Pierluigi Battista e agli Angelo Panebianco, che insistono con la loro solfa imputando ad Hamas la responsabilità di questo genocidio in quanto trasgressore della tregua fra Israele e Palestina, vorrei ricordare la posizione delle Nazioni Unite. Il professor Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha espresso idee chiare in proposito: Israele ha di fatto rotto la tregua in novembre sterminando bellamente 17 palestinesi. Nel mese di novembre si erano registrate zero vittime israeliane, zero vittime come in ottobre, come nel mese precedente e quello precedente ancora. Lo ha ricordato recentemente anche il premio Nobel, ed ex presidente USA, Jimmy Carter.
Dispiace, che giornalisti come Travaglio, su cui riponevamo la nostra stima perchè estremo baluardo di una informazione libera e quanto più possibile veritiera, si siano infiltati l’elmetto dell’IDF e intrattengano le masse dinnanzi al tubo catodico dilettandosi nello sport più di moda da queste parti, il tiro a segno sugli infanti. Batto i tasti in un ufficio dell’agenzia di stampa Ramattan, attorno i reporters palestinesi vestono giubbotti antiproiettili ed elmetti. Non tornano nè stanno per recarsi dinnanzi ai carri armati, siedono semplicemente davanti ai loro computer. Due piani più sopra gli uffici della Reuters sono stati appena colpiti da un razzo, due feriti gravi. Quasi tutti i piani dello stabile sono vuoti al momento, sono rimasti i giornalisti più eroici, questo inferno in qualche modo deve continuare a essere raccontato. Poco prima l’esercito israeliano aveva rassicurato la Reuters di non evacuare, di restare negli uffici perchè sicuri. Stamane è stato bombardato e distrutto anche l’edificio delle Nazioni Unite, stabile messo in piedi anche coi soldi del governo italiano. Berlusconi, esisti? Diversi i morti e i feriti.
John Ging, capo dell’UNRWA, agenzia dell’ONu per i profughi palestinesi, testimone oculare, parla chiaramente di bombe al fosforo bianco. Nel quartiere Tal el Hawa di Gaza city, un’ala dell’ospedale Al Quds è in fiamme, imprigionata dentro, insieme ad una quarantina fra medici e infermieri e un centinaio di pazienti, anche Leila, nostra compagna dell’ISM. Ci ha raccontato per telefono le loro ultime drammatiche ore. Un carro armato è dinnanzi all’ospedale e cecchini sono ovunque, sparano a qualsiasi cosa si muova. Tutt’attorno la distruzione. Nella notte hanno visto dalle loro finestre un edificio colpito dalle bombe incendiarsi, e udito le urla di terrore di intere famiglie, di bimbi, implorare aiuto. Non hanno potuto muoversi e impotenti, hanno osservato quei corpi arsi dal fuoco riversarsi in strada e ridursi in cenere. L’inferno si è rivoltato e al suo centro, nel cuore pulsante di Gaza, ci siamo noi, i dannati di un odio inumano. 

Restiamo umani 

Vik



Fonte:




martedì 8 gennaio 2013

Gaza, 8 gennaio 2009

08/01/2009



Di Vittorio Arrigoni:

Il mio articolo per Il Manifesto di oggi:
 

"Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola" mi dice Jamal, chirurgo dell'ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. "Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l'ultimo miagolio soffocato." Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua "Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell'opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste..." il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. "Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi l'ha schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati."
A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia,  più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito. Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia secondo le quali l'esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l'esercito di Tsahal utilizzò nell'ultima guerra in Libano, e l'aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali. Dinnanzi all'ospedale Al Auda siamo stati testimoni e abbiamo filmato dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente vicino a noi. Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l'illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori. Il dottor Abdel mi ha riferito che all'ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi come quelli portati all'ospedale nelle ultime ore. Mi ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a  vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l'impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all'interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner. Israele ci ha fatto sapere che da oggi ci è generosamente concessa una tregua ai suoi bombardamenti di 3 ore quotidiane, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza, con la stessa attendibilità dei leaders di Hamas quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici. Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide. Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza, ha individuato un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese muoversi compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato. Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti. Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l'attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l'ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 della famiglia Abed Rabbu. Una mezz'ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco.Eva e Alberto, miei compagni dell'ISM, erano sull'ambulanza, e hanno videodocumentato l'accaduto, passando poi i video e le foto ai maggiori media. Hanno gambizzato Hassan, fresco di lutto per la morte del suo amico Araf, paramedico ucciso due giorni fa mentre soccorreva dei feriti  a Gaza city. Si erano fermati a raccogliere il corpo di un moribondo agonizzante in mezza alla strada, sono stati bersagliati da una decina di colpi sparati da un cecchino israeliano. Un proiettile ha colpito alla gamba Hassan, e ridotto un colabrodo l'ambulanza. Siamo arrivati a quota 688 vittime, 3070 i feriti, 158 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Solo nella giornata di ieri si sono contati 83 morti, 80 dei quali civili. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Recandomi verso l'ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad una angola di una strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l'assurdità di questa di tempi e di questi luoghi.

Restiamo umani.

Vik




Fonte:





lunedì 9 aprile 2012

In memoria di Vittorio Arrigoni

 

Testo in italiano:
(Unadikum)

Vi chiamo tutti
Vi stringo le mani
Bacio la terra sotto i vostri piedi
E dico: "Offro la mia vita per la vostra."
Vi do la luce dei miei occhi
Come regalo
E il calore del mio cuore.
La tragedia che vivo
E' che il mio destino è lo stesso tuo destino.
Vi chiamo tutti
Vi stringo le mani
Non sono stato umiliato nel mio paese
E nemmeno mi sono ritratto dalla paura
Rimango in piedi davanti ai miei oppressori
Orfano, nudo, scalzo
Ho portato il mio sangue sulle mani
E non ho abbassato le bandiere
Ho preservato l'erba verde
Sulle tombe dei miei antenati
Vi chiamo tutti
Vi stringo le mani.



venerdì 27 gennaio 2012

A PROPOSITO DI GIORNATA DELLA MEMORIA

La memoria che non c’è: lo sterminio di rom e sinti

Fonte:


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Gli omosessuali durante il nazifascismo:

Fonte:


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Striscia di Gaza: fosforo bianco contro i civili:


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"Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
(Primo Levi)

"Di fronte alle sofferenze degli afroamericani, dei vietnamiti e dei palestinesi, il credo di mia madre  fu sempre: siamo tutti vittime dell'Olocausto". (Norman G. Finkelstein, Introduzione a "L'industria dell'Olocausto")

«Mia nonna fu uccisa da un soldato tedesco mentre era a letto malata. Mia nonna non è morta per fornire ai soldati israeliani la scusa storica per ammazzare le nonne palestinesi a Gaza. L’attuale governo israeliano sfrutta cinicamente e senza limiti il senso di colpa dei gentili per l’olocausto onde giustificare i suoi omicidii in Palestina».

(Sir Gerald Kaufman, membro del Parlamento britannico)

Fonte: