Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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martedì 24 dicembre 2013

GAZA: VIGILIA DI NATALE INSANGUINATA. UCCISO ISRAELIANO E DUE PALESTINESI TRA CUI UNA BAMBINA DI 4 ANNI.

L'uomo, un beduino, stava lavorando alla riparazione delle recinzioni tra Israele e Gaza. E' una bimba di 4 anni una delle due vittime palestinesi dei raid aerei israeliani.

martedì 24 dicembre 2013 14:20




AGGIORNAMENTO

E' Hala Abu Sbeikha, una bimba di 4 anni, una delle due vittime palestinesi dei raid aerei israeliani. E' stata uccisa nel campo profughi di Maghazi. Secondo fonti di Gaza, l'aviazione di Israele ha condotto sei attacchi dopo l'uccisione di un israeliano da parte di un cecchino palestinese.

 
(ANSA) - TEL AVIV, 24 DIC - Un beduino israeliano, impiegato come manovale per il ministero della difesa, e' morto dopo essere stato colpito stamane da un cecchino palestinese mentre lavorava in prossimita' della linea di demarcazione con Gaza.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha definito questo episodio ''molto grave'' e ha avvertito che Israele rispondera' con forza a questa uccisione. L'artiglieria israeliana ha aperto il fuoco su Beit Lahiya e si ha notizia di un palestinese ferito.

Poco fa e' entrata in azione l'aviazione israeliana che ha colpito due presunte basi di addestramento della polizia di Hamas. Gli aerei hanno sganciato tre missili a Est di Khan Yunis e uno verso Tel al Sultan (Rafah). Al momento non si ha notizia di vittime. Nena News




Fonte: 



 

sabato 14 dicembre 2013

IL PIANO PRAWER NON E' PASSATO

Il piano di trasferimento dei beduini del Naqab è al momento sospeso. Analisi dei possibili scenari futuri e la lezione della mobilitazione palestinese. 

venerdì 13 dicembre 2013 15:06



di Roberto Prinzi

 
Roma, 13 dicembre 2013, Nena News - Il Piano Prawer almeno per ora non è passato. Ad annunciarlo è stato uno dei suoi architetti, l'ex ministro israeliano Benny Begin, in una conferenza stampa convocata ieri nel Quartiere Generale della Difesa a Tel Aviv. Begin ha detto che il premier Netanyahu ha accettato la sua proposta di bloccare il disegno di legge ma non ha precisato se il piano sarà del tutto accantonato o se è solo temporaneamente sospeso.

Begin, figlio del famoso leader di destra Menachem, non ha nascosto l'insoddisfazione ed il fastidio per la dura opposizione al suo piano: "Destra e sinistra, ebrei ed arabi insieme, hanno sfruttato la sofferenza dei beduini riscaldando l'ambiente per un tornaconto politico". Begin si è poi difeso da quanti lo avevano criticato perché, a loro dire, non aveva ascoltato la popolazione beduina nell'elaborare il Piano. Durante la scrittura del progetto di legge, infatti, "abbiamo ascoltato più di 1000 beduini e in seguito alle loro osservazioni abbiamo introdotto dei cambiamenti".

"Io personalmente" - ha aggiunto - "ne ho incontrati 600, e non li abbiamo sentiti, ma ascoltati attentamente". Il parlamentare del Likud (destra) ha rivendicato con orgoglio di aver "fatto il massimo" affinché il piano diventasse legge, ma pragmaticamente ha aggiunto: "a volte bisognare guardare in faccia la realtà".

Le parole di Begin di ieri non sorprendono. Tre giorni fa, infatti, il parlamentare aveva negato le dichiarazioni del governo dopo le partecipate proteste della comunità palestinese d'Israele il 30 novembre scorso. Allora il primo ministro Netanyahu disse che il piano sarebbe stato eseguito perché era stato "accettato dalla comunità beduina". Intervenendo alla Commissione della Knesset degli Interni e dell'Ambiente, Begin era stato risoluto: "Io voglio che sia chiaro che, contrariamente a quanto è stato riportato nelle scorse settimane, io non ho mai detto che i beduini sono favorevoli al mio piano. Non lo potrei mai dire perché non gliel'ho mai presentato. Gli emendamenti apportati alla legge non sono stati presentati agli abitanti. Pertanto non è possibile sapere se le modifiche abbiano incontrato il loro favore. Non sono capace di stabilire quanto [i beduini, ndr] sostengano la legge".

Parole che non lasciano spazio ad elaborate congetture e che mettono per l'ennesima volta in imbarazzo il governo israeliano che per settimane aveva ripetuto che il Piano Prawer/Begin aveva già incassato il sostegno della popolazione beduina. Alle dichiarazioni di Begin avevano fatto seguito quelle di Yariv Levin (anche lui del Likud) secondo cui il piano attuale non avrebbe avuto la maggioranza all'interno del governo. Non avendo così i numeri necessari per l'approvazione della legge alla seconda e terza lettura, il governo avrebbe preferito ieri sospendere il piano evitando una clamorosa debacle parlamentare.
 
Il Piano Prawer
 

Il Piano Begin-Prawer, introdotto per la prima volta nel 2011, è un progetto del governo israeliano di estrema destra che prevede la distruzione di 35 villaggi beduini non riconosciuti da Tel Aviv (e di conseguenza privati delle infrastrutture basilari e sotto costante minaccia di demolizione), l'espulsione e il trasferimento forzato di 70.000 beduini palestinesi in nuove township e la confisca di oltre 800.000 dunam di terra [un dunam corrisponde all'incirca a mille metri quadrati].

Il piano ha suscitato sin dall'inizio le dure critiche della popolazione locale, delle associazioni della società civile e dell'intera comunità palestinese. Sono state organizzate tre partecipate giornate di protesta (l'ultima delle quali il 30 novembre) duramente represse dalla polizia. Molti attivisti israeliani e palestinesi hanno sottolineato come sia stata proprio la violenza del 30 novembre ad avere attirato l'attenzione ("tardiva") dei media israeliani.

Ma se opposizione c'è stata da parte della sinistra dentro e fuori la Knesset, non bisogna sottovalutare la contrarietà al piano espressa anche da settori dell'estrema destra di governo. Secondo i falchi, infatti, "l'offerta [ai beduini, ndr] è troppo generosa". Soprattutto se viene "ceduta" ad una popolazione che è considerata dagli estremisti di destra "voce di minoranza" (nel migliore dei casi) e "popolazione occupante che cospira con i palestinesi della Cisgiordania per prendere possesso della terra degli ebrei" (nel peggiore).
 
Le reazioni politiche

 
Alla notizia della sospensione del Piano Prawer, la sinistra parlamentare e non, le ONG e l'intera comunità palestinese hanno esultato. Adalah, il centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele, ha definito il ritiro del progetto come "il maggior risultato nella storia della comunità palestinese d'Israele". Tuttavia, nonostante la gioia, Adalah mantiene la concentrazione alta: "La cancellazione della proposta di legge è solo un inizio. La lotta al Piano Prawer continua. I piani del governo per il Naghev porteranno alla demolizione, evacuazione e confisca delle case e delle terre dei beduini, tra cui il villaggio di Atir Umm al-Hieran, che saranno distrutti per essere sostituiti da una colonia ebraica e da una foresta".
Non trattengono la soddisfazione la sinistra parlamentare e i politici arabi. Dov Khanin (Hadash) si è augurato che "questo successo possa rappresentare la fine di un lungo capitolo nello scontro tra lo Stato ed i cittadini beduini e segni l'inizio di un dialogo tra le due parti". Anche Meretz (sinistra sionista) con Rozin ha esultato: "Tiro un sospiro di sollievo insieme agli abitanti del Neghev, i beduini e gli ebrei, per il congelamento del Piano Prawer. E' tempo d'investire i soldi che lo stato voleva sprecare per il trasferimento dei beduini per collegare i villaggi all'acqua, all'elettricità e alle altre infrastrutture". Un raggiante Tibi (Lista Araba Unita) ha lodato il coraggio delle migliaia di palestinesi scese in strada per "difendere la loro terra".
Tra i falchi del governo se la battaglia è persa non lo è la guerra. Miri Regev (Likud) è come suo solito chiarissima: "E' importante arrivare a regolamentare la situazione nel Neghev. Ho detto che bisogna porre fine alla conquista della terra dello Stato da parte dei beduini". "La legge che è arrivata alla Knesset" - ha aggiunto - "subirà delle modifiche in base al documento di intesa che è stato rivelato in commissione due settimane fa". Sarebbe interessante sapere se quella intesa con i beduini di cui parla è la stessa che Begin, suo collega di partito, ha negato categoricamente ieri.
 
I possibili scenari

 
Per ora, dunque, il progetto di "reinsediamento/trasferimento" (a seconda di chi parla) dei beduini è fermo. Tre sono gli scenari ipotizzabili al momento. Un primo più favorevole ai beduini: Netanyahu rinuncia all'idea di "pulizia etnica" del Neghev e si accontenta di proseguire l'attuale politica (magari incaricando un'altra commissione che però potrebbe impiegare molto tempo, se non anni, per arrivare a qualche decisione). Questa opzione sarebbe leggermente migliore dell'applicazione del Progetto Prawer per i beduini ma continuerebbe a condannarli ad una vita di stenti, precarietà, paura, ad appelli ai tribunali intervallati dalla distruzione delle loro case - come i casi al-Araqib e Umm al-Hiran dimostrano.

Questo primo scenario è il più facile da realizzare e creerebbe al governo pochi problemi con la Corte Suprema Israeliana. Tuttavia, le dichiarazioni di Regev e di Levin, l'estremismo di Casa Ebraica e del Ministro degli Esteri Lieberman di Yisrael Beitenu sembrano lasciare poco spazio a questa prima opzione. Una seconda ipotesi potrebbe vedere i falchi del governo prendere il sopravvento sulle voci "moderate" della coalizione di Netanyahu. In un contesto del genere maggiori sarebbero le pressioni sul premier per un nuovo e più radicale piano di sradicamento con poca o nessuna compensazione per i beduini.

Gli ostacoli alla realizzazione di questo piano potrebbero essere rappresentati dagli elementi più "moderati" (si legga pragmatici) del governo e dalle reazioni della Corte Suprema. Bisogna però ricordarsi che, come è accaduto con gli "infiltrati" pochi giorni fa, il governo Netanyahu ha saputo facilmente aggirare la sentenza della Corte Suprema con alcuni emendamenti che hanno cambiato di poco i principi della prima bozza contro gli immigrati.

L'eventuale coinvolgimento dei media mainstream non dovrebbe rappresentare un problema per i sostenitori di questo secondo scenario a meno che la repressione operata da Tel Aviv non dovesse rivelarsi estremamente brutale. Escludendo poche voci di dissenso, la stampa e la televisione locale, infatti, non si lamentano più di tanto quando non sono coinvolti ebrei (il fatto che siano rimasti in silenzio, o, nel migliore delle ipotesi, abbiano coperto gli eventi relativi al Piano Prawer con riluttanza ne è una dimostrazione).
Il terzo scenario, il più difficile da realizzare visto l'attuale governo di estrema destra, è che Netanyahu apra un immediato dialogo con i beduini, riveda i piani fatti dai leader locali e dalle ONG e inizi a riconoscere i villaggi del Neghev ed i diritti basilari dei loro abitanti. Difficile che si realizzi in pratica soprattutto se si tiene conto che il conciliatorio e "moderato" Begin di questi giorni è l'ideatore del piano ed esponente dello stesso partito di estrema destra dove militano falchi come Regev.
 
Il lascito della lotta anti-Prawer

 
Qualunque sia lo scenario che si verrà a creare la sospensione del Piano Prawer è un grande successo raggiunto innanzitutto da chi lotta dal basso. Pertanto è comprensibile che la comunità palestinese la rivendichi come una sua "vittoria": i palestinesi della Palestina storica hanno ostacolato la proposta di legge marciando e lottando uniti subendo la brutale repressione della polizia israeliana (15 manifestanti sono ancora in prigione) e, in alcuni casi, della stessa Autorità Palestinese.
Le tre giornate anti-Prawer hanno inoltre ribadito quanto sia profondo il divario tra palestinesi e i loro governanti. I primi lottano per mantenere la propria presenza sulla loro terra, i secondi svendono i pochi dunam rimasti per assicurarsi una piacevole e tranquilla vecchiaia. Non è solo Prawer contro cui i palestinesi stanno lottando. Non lo stanno facendo solo per i beduini e per il Neghev o per la "nuova Nakba" in corso.

La generazione Oslo sta rivendicando una nuova gestione del potere, sta gridando di essere unità al di là delle appartenenze di partito, di non svendere la terra per la quale generazioni di palestinesi sono morti e poeti ed intellettuali ne hanno declamato e cantato la bellezza. Indicano ai loro governanti quale è la strada da seguire soprattutto nelle ore in cui a Ramallah il delegittimato Abbas continua a "dialogare per la pace".

Insomma non bisogna chiedersi soltanto se Prawer passerà ma quanto ancora l'Autorità Palestinese e gli sceriffi di Hamas a Gaza resteranno asserragliati nei loro fortini. La bomba sociale è un fiume in piena. La solidarietà ai prigionieri, la lotta di Bab al-Shams e l'orgoglio dei palestinesi d'Israele - gli "stranieri nella loro terra" - sono un grido di libertà al di là dei risultati ottenuti, al di là dei cupi scenari che sono all'orizzonte. Lo slogan "Prawer non passerà" cantato dalle migliaia di manifestanti in Galilea, nel Naqab, a Ramallah e Gaza è un messaggio di rivendicazione politica, di esistenza e di appartenenza e non è esagerato definirlo di rivolta.

Il giovane poeta e giornalista Alì Mawasi ha sintetizzato perfettamente il senso di queste giornate: "Con la rabbia, sì con la rabbia, con la nostra unità nazionale: da Gerusalemme, dalla Galilea, dal Triangolo, dalla Cisgiordania, da Gaza ed il Neghev. Il piano è caduto ma non ancora il progetto sionista. Ci sarà una quarta giornata di rabbia, perché ogni nuovo piano dovrà cadere. Ora cambiamo lo slogan: Prawer non è passato!". Nena News





Fonte:


 

martedì 3 dicembre 2013

ITALIA-ISRAELE: NESSUN VERTICE SULLE NOSTRE TESTE

3 dicembre, 2013 - 00:00

2 DICEMBRE 2013 - NESSUN VERTICE SULLE NOSTRE TESTE!

Oggi si tiene a Roma un vertice tra il "nostro" capo di governo Letta e Nethanyau, primo ministro israeliano.

L'Italia è il quarto partner commerciale nel mondo di Israele, il secondo in Europa, col quale ha stretto numerosi accordi di cooperazione, commercio e ricerca in vari campi tra cui esportazioni di gas israeliano, produzione di energie rinnovabili, comparto aereospaziale, sicurezza informatica, Expo 2015 di Milano, agricoltura innovativa, ricerca biomedica e compravendita di sistemi di sorveglianza di produzione israeliana (usati nella costruzione del muro dell'Apartheid e destinati ad essere installati sulle coste delle grandi isole e del meridione italiano contro i migranti).

A trarre maggiore profitto dalla situazione palestinese sono le industrie che speculano sulla morte delle persone, prima su tutte il "fiore all'occhiello" dell'industria italiana Finmeccanica (primo produttore di armi in Italia) di cui fa parte Telespazio che oggi abbiamo contestato, senza dimenticarci di tutte le altre "degne compari" concentrate nel quadrante nord-est (Vitrociset, Alenia, Selex, solo per citarne alcune).

La Palestina infatti è un "laboratorio" a cielo aperto in cui si sperimentano tecniche e tecnologie di oppressione, in cui le aziende belliche studiano l'efficacia delle loro nuove creazioni: aerei drone senza pilota usati per bombardare e controllare i palestinesi e telecamere di ultima generazione per controllarli; il tutto con l'aperto consenso della comunità internazionale che legittima e appoggia l'operato di Israele.

Un esempio che ben dimostra la stretta connessione tra i 2 governi, le industrie belliche e non per ultima l'università è stata la conferenza tenutasi a La Sapienza sul tema della guerra cibernetica (cyber-war), organizzata dai centri di ricerca de La Sapienza e dell'università di Firenze in collaborazione con partner privati come Vitrociset, Finmeccanica e Maglan (quest'ultima società israeliana di difesa ed informazione leader nel settore della cyber-guerra), a cui erano invitate le più alte cariche dell'esercito italiano e vari ministri.

Nel periodo in cui chiede sacrifici da fame alle classi sociali più disagiate, il governo delle larghe intese, come i precedenti, continua nella politica di cooperazione con Israele, soprattutto in campo militare: ne sono dimostrazione le recenti esercitazioni militari congiunte tra Italia, Israele, U.S.A. e Grecia e l'acquisto dei tristemente noti F-35.

COMPLICI E SOLIDALI CON IL POPOLO PALESTINESE



Fonte:

sabato 23 novembre 2013

A TORINO CONTRO IL VERTICE ITALIA-ISRAELE PER DIRE NO AL PIANO PRAWER


Comunicato dell'Assemblea Nazionale

Dalla solidarietà alla Lotta Internazionalista - al fianco della Resistenza Palestinese


Siamo in dirittura d'arrivo in una fase che segnerà una nuova partenza: la solidarietà con la Palestina a livello nazionale ha intrapreso un percorso nel tentativo di sostenere la lotta di liberazione dall'occupazione israeliana perpetrata impunemente, rintracciando le strategie per appoggiare la Resistenza palestinese.




In tal senso sono stati organizzati tre convegni nazionali nei quali si è costruita una piattaforma di lotta che ribadisse con chiarezza alcuni punti fondamentali in appoggio ai diritti del popolo palestinese. Già nel primo incontro sono state approvate due mozioni, una relativa al sostegno alle lotte dei prigionieri, l'altra per indire una manifestazione nazionale che potesse finalmente esplicitare un nuovo linguaggio, che parli di sostegno alla Resistenza e che condanni gli accordi malevoli che invece mirano alla resa.
Inizialmente si era ipotizzato di organizzarla a Roma, successivamente si è convenuto per spostarla a Torino, in vista del post-annunciato vertice tra Italia-Israele che si sarebbe dovuto tenere nel capoluogo piemontese: un'occasione rilevante sia per costruire una forte contestazione contro un governo che stringe accordi di morte con il sionismo, sia per ribadire il nostro sostegno alla Resistenza palestinese, tra l'altro a ridosso della giornata internazionale di solidarietà con la Palestina che si celebra il 29 novembre.
Tutto questo non solo si è realizzato, grazie alla campagna per la mobilitazione generale che si è creata attorno alla piattaforma proposta, ma sta anche avendo prospettive di più ampia portata. Il 30 novembre saremo a Torino anche per dire no al Piano Prawer insieme alle compagne ed ai compagni palestinesi che nello stesso giorno organizzeranno manifestazioni di protesta a Gaza e a Ramallah.

Saremo inoltrea Torino per condannare lo stesso governo italiano che si piega alle logiche imperialiste dimostrando la sua sudditanza al governo fascista turco sequestrando il compagno Bahar Kimyongur, militante del movimento della Tayad, impegnato contro le guerre neocolinialiste del regime turco e nel sostegno delle classi oppresse, perché crediamo che l'internazionalismo sia far sentire la nostra vicinanza a chi lotta per l'autodeterminazione dei popoli.
Le iniziative promosse per costruire la mobilitazione hanno rilanciato in Italia un nuovo fermento di solidarietà con la Palestina caratterizzato da chiare parole d'ordine, come un nuovo fermento è oggi presente tra i palestinesi, sempre più determinati ed ostinati a resistere, e che troveranno in noi un sostegno nella loro lotta di liberazione.
Il 30 novembre dunque saremo a Torino, anche dopo aver appreso la notizia di un probabile tour italiano itinerante di Netanyahu che lo vedrebbe spostarsi nella capitale; nulla è cambiato rispetto al lavoro fatto e agli obiettivi prefissati, che non sono né inseguire il boia sionista in giro per l'Italia né tantomeno rincorrere gli eventi: le discriminazioni, gli assassini e gli arresti in Palestina sono all'ordine del giorno, gli accordi tra sionismo ed istituzioni ed i loro frutti sono sempre più capillari ed evidenti... E' necessario agire contro queste dinamiche portando avanti una campagna che dia progettualità ed obiettivi chiari all'impegno dei movimenti internazionalisti che si schierano contro la colonizzazione sionista della regione araba.
Riteniamo che a pochi giorni dall'appuntamento Roma non possa essere in grado di sostenere e riprendere in mano quello che invece è stato già costruito a e per Torino; allo stesso tempo siamo convinti di voler dare rilevanza a quanto abbiamo costruito insieme, per dar respiro ad una piattaforma di lotta e resistenza contro il sionismo chiara e netta, sicuri anche che la disponibilità data per la logistica e la gestione di tutti gli impegni presi resterà salda sia a Torino sia nel resto delle città in cui si sta continuando a lavorare.
Forse lo spirito della manifestazione non era o non è chiaro a tutti, ma spostarla con il solo scopo di essere presumibilmente nella stessa città in cui sarà Netanyahu significa mostrare una posizione politica fragile e precaria, volta solo a tentare di risolvere le problematiche presenti a livello territoriale e che non rientra nelle nostre logiche di internazionalismo.
Sappiamo che quella del 30 novembre sarà solo una tappa, la strada è certo lunga, ma è stata intrapresa e proseguiremo convinti che possa maturare dando dei frutti concreti. Come diceva il compagno George Habash «La lotta contro l’impresa sionista potrebbe durare un altro centinaio di anni; chi non ha la forza necessaria dovrebbe farsi da parte».
Perciò chiediamo a tutte le realtà che si sono adoperate nel costruire insieme questa “tappa” di continuare a sostenere il percorso che ci vedrà presenti in una mobilitazione nazionale che prevederà la Manifestazione Nazionale il 30 novembre ed il seminario sul sionismo il 1° dicembre a Torino, una o più giornate di contestazione attraverso presidi vicino ai luoghi della città in cui si terranno gli incontri bilaterali con la presenza di Netanyahu.
Per noi esiste un solo baricentro e non è a Torino, né a Milano, o Firenze, Salerno... e nemmeno a Roma, ma nella Palestina occupata.
 
CON LA RESISTENZA PALESTINESE
CON I POPOLI CHE LOTTANO CONTRO L'IMPERIALISMO ED IL COLONIALISMO
TUTTE A TUTTI A TORINO IL 30 NOVEMBRE 2013 PER UNA GRANDE
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
 
Rete di solidarietà con la Palestina - Milano
per l'Assemblea Nazionale
Dalla solidarietà alla Lotta Internazionalista - al fianco della Resistenza Palestinese
 

Inviato da admin il Ven, 22/11/2013 - 14:58





Fonte:

martedì 29 ottobre 2013

SUDAFRICA: LIBERATE MARWAN BARGHOUTI




Formata in Sudafrica una commissione internazionale, con Desmond Tutu e Ahmed Kathrada, per promuovere iniziative per la liberazione del piu' noto dei prigionieri palestinesi.

immagine dal sito Maannews
 immagine dal sito Maannews 

 martedì 29 ottobre 2013 09:50

 della redazione
 
Roma, 29 ottobre 2013, Nena News - Israele libera questa sera un altro gruppo di prigionieri politici palestinesi nel quadro delle intese volte, almeno in apparenza, a favorire il successo del negoziato con i palestinesi. Il premier Netanyahu continua però ad opporsi alla scarcerazione di Marwan Barghouti, il più famoso e popolare, tra la sua gente, dei palestinesi rinchiusi nelle sue carceri. A sostegno della liberazione del detenuto palestinese si è tenuta ieri una conferenza a Città del Capo, in Sudafrica.

L'incontro, al quale ha partecipato anche Luisa Morgantini, già vicepresidente dell'Europarlamento, si è chiuso con la formazione di una commissione internazionale incaricata di promuovere iniziative per la scarcercazione immediata di Barghouti.
Della commissione fanno parte anche i premi Nobel Desmond Tutu e Ahmed Kathrada, compagno di cella del leader sudafricano anti-apartheid Nelson Mandela.

«Marwan Barghouti è il prigioniero politico palestinese più importante e famoso, un simbolo della missione del popolo palestinese per la libertà, una figura che unisce e un sostenitore della pace basata sul diritto internazionale», si legge nella dichiarazione finale della conferenza.

La cerimonia ha avuto luogo all'interno della cella in Robben Island, sulla costa orientale del Sud Africa, dove Nelson Mandela ha scontato la sua lunghissima pena detentiva inflittagli dal regime di apartheid che esisteva nel suo paese. Il carcere è poi diventato un museo attirando visitatori da tutto il mondo. Nena News 



Fonte:

 

lunedì 16 settembre 2013

VALLE DEL GIORDANO, UN INTERO VILLAGGIO DEMOLITO

Stamattina i bulldozer israeliani hanno distrutto la comunità di Khirbet Makhool, 120 palestinesi rimasti senzatetto. Dal 2009 trasferiti quasi 4mila palestinesi.

lunedì 16 settembre 2013 11:16



dalla redazione

  Betlemme, 16 settembre 2013, Nena News - Un intero villaggio raso al suolo. È successo questa mattina, all'alba: i bulldozer militari israeliani hanno demolito Khirbet Makhool, comunità palestinese beduina nella Valle del Giordano, nel distretto di Tubas. Centoventi i residenti rimasti senza un tetto sopra le testa, dopo la distruzione delle loro abitazioni e delle strutture agricole del villaggio. Aref Daraghmed, sindaco delle comunità di al-Malih e al-Madarib, ha raccontato all'agenzia palestinese Ma'an News, che le autorità israeliane sono giunte sul posto senza prima inviare alcun ordine di demolizione:"Israele sta tentando di giudaizzare la Valle del Giordano - ha detto Daraghmed - e lo fa attraverso il trasferimento forzato della popolazione palestinese".

La distruzione del villaggio di Khirbet Makhool è solo l'ultima di una lunga serie di demolizioni nella Valle del Giordano, area sotto il controllo civile e militare israeliano, quasi completamente dichiarata "zona militare chiusa". Una politica implementata da tempo, che si accompagna al divieto per i residenti palestinesi di costruire qualsiasi tipo di struttura permanente: obiettivo finale è l'espansione delle colonie agricole israeliane e l'assunzione del totale controllo delle risorse naturali.

Secondo dati dell'agenzia delle Nazioni Unite OCHA, nella Valle del Giordano vivono oggi 60mila palestinesi, per lo più concentrati nella città di Gerico, l'unica in Area A (sotto il controllo civile e militare palestinese). A causa della politica israeliana di trasferimento forzato, oggi solo un quarto della popolazione palestinese vive in Area C, che copre l'87% dell'intera Valle del Giordano. Oltre 9.500 i coloni israeliani residenti in 37 insediamenti illegali.

Una simile politica è finita ad agosto nel mirino di Human Rights Watch, che ha fatto appello al governo di Tel Aviv perché interrompa subito le demolizioni illegali di abitazioni e strutture di proprietà palestinese. "Quando le forze militari israeliane demoliscono ripetutamente case nei Territori Occupati senza dimostrare che si tratta di un'azione necessaria a operazioni militari, si comprende che la sola ragione è costringere le famiglie a lasciare le proprie terre, un crimine di guerra - ha commentato Joe Stork, direttore di HRW Medio Oriente - La politica del processo di pace non rende meno illegali le demolizioni israeliane di case palestinesi".

Secondo il rapporto dell'organizzazione, nei primi otto mesi del 2013 sono già state distrutte 420 strutture e 716 persone sono state cacciate dalle loro terre e dalle loro comunità in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Dal 2009, data di insediamento del governo Netanyahu, secondo dati OCHA, le forze israeliane hanno costretto 3.799 palestinesi a lasciare le proprie case; nello stesso periodo, quasi 4.600 unità abitative per coloni sono state costruite negli insediamenti di Gerusalemme Est e Cisgiordania.

La giustificazione che Tel Aviv dà a tale politica è la mancanza di permessi di costruzione. Permessi quasi impossibili da ottenere: in oltre il 90% dei casi le autorità israeliane non concedono alle famiglie palestinesi il permesso di costruire in Area C, costringendole ad agire senza copertura legale e a restare in attesa di una prossima demolizione. Nena News.




Fonte:

venerdì 2 agosto 2013

MIGRANTI, LA PRIGIONE E' UN CAMPO DI TENDE

Il governo Netanyahu approva la creazione di un campo in Negev dove detenere gli immigrati clandestini. Protesta anche il Ministero per gli Affari Sociali: "Gravi disagi".
 
venerdì 2 agosto 2013 11:35
 
 
Centro di detenzione per migranti (Foto: Eliyahu Hershkovitz)
Centro di detenzione per migranti (Foto: Eliyahu Hershkovitz) 
 
 
di Michele Giorgio
 
 
Gerusalemme, 2 agosto 2013, Nena News - I migranti destinati alla deportazione saranno tenuti in gran parte in tende. Lo ha deciso il governo israeliano che ha approvato un piano per erigere un campo di tende nel centro di detenzione del Negev che accoglie i clandestini.
Si tratta, spiega il quotidiano Ha'aretz, della struttura di detenzione più grande del mondo, con la capacità di ospitare oltre 11.000 migranti. Di questi però solo 3mila potranno godere di locali con condizionatori e bagni, mentre altri 3mila avranno a disposizione dei container. Altri 5.600, ha stabilito il governo Netanyahu, vivranno in un campo di tende per consentire una «occupazione immediata» della struttura.

A nulla sono servite le obiezioni del Ministero degli Affari Sociali che ha fatto notare il grave disagio che subiranno coloro che saranno destinati alle tende e rimarcato che il numero dei migranti entrati illegalmente nel Paese dal Sinai è drasticamente calato nell'ultimo anno. Secondo i dati del Comando Sud delle Forze Armate di Israele, nel mese di giugno solo cinque migranti hanno attraversato il confine.

Nei giorni scorsi sono circolate notizie sulle pressioni che funzionari ministeriali e della polizia avrebbero esercitato su numerosi migranti eritrei per costringerli a firmare una dichiarazione di «partenza volontaria» da Israele. Il 19 luglio il sito del giornale Yediot Ahronot aveva riferito della firma da parte di Tel Aviv di una serie di accordi con tre Stati africani ai quali andrebbero armi e addestramento militare (anche aiuti economici) «in cambio» di decine di migliaia di migranti.

La nuova legge israeliana in materia di migrazione è molto dura: almeno tre anni di carcere per chi entra illegalmente nel Paese. E i migranti africani detenuti sono passati in un anno da poche centinaia a oltre 2.400. Nena News 
 
 
 
Fonte:
 

domenica 3 marzo 2013

ARAFAT JARADAT E' STATO ASSASSINATO DAGLI AGUZZINI SIONISTI DOPO OTTO GIORNI DI TORTURA


Arafat Jaradat è stato assassinato dagli aguzzini sionisti dopo otto giorni di tortura! 

di ForumPalestina

Continua la mobilitazione dei palestinesi dopo la notizia della morte nel lager israeliano di Megiddo del militante palestinese Arafat Jaradat. Il giovane palestinese era stato arrestato 8 giorni fa dalle unità speciali dell’esercito israeliano durante un rastrellamento. La sua detenzione nel centro dedicato agli interrogatori, che avvengono in regime di totale isolamento e che prevedono l’uso di pressioni “fisiche e psicologiche”, lascia pochi dubbi sulle cause della sua morte; Arafat Jaradat è stato assassinato dopo otto giorni di tortura.
La tensione sta salendo nelle strade della Palestina occupata che risponde così a questo ennesimo assassinio e si stringe intorno allo sciopero della fame ingaggiato da tremila detenuti politici palestinesi, che si sono aggiunti alla lotta dei quattro detenuti politici Samer Issawi, Ayman Sharawneh, Ja’far Ezzedine, Tariq Qa’dan, in digiuno contro l’infame regime giudiziario e carcerario sionista.
La dirigenza politica e militare sionista, di fronte a questa prova di forza del popolo palestinese, sta rispondendo con le forme consuete di un’entità occupante e coloniale, repressione e terrore. L’esercito e la polizia sionisti hanno risposto alle manifestazioni popolari palestinesi sparando lacrimogeni e proiettili di gomma ad altezza d’uomo, effettuando rastrellamenti nel tentativo di fermare le proteste. Il Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu, con l’arroganza che contraddistingue la peggior genia di dittatori, pretende che sia l'Anp a riportare la calma nella Cisgiordania, dopo che i soldati israeliani hanno ucciso Jaradat.
L’escalation della repressione israeliana ha spinto il segretario generale della Lega Araba Nabil el Araby ad elevare una formale protesta. Una reazione priva di qualsiasi reale impatto per gli israeliani, visto che i maggiori rappresentanti della Lega Araba sono tra i garanti della resa ad Israele. I governi che compongono la Lega Araba, tra cui Giordania, Oman, Arabia Saudita e, nonostante l’avvento dei Fratelli Musulmani, Egitto e Tunisia, hanno ribadito la loro alleanza con gli USA e l’UE e non si sognano affatto di mettere in discussione i trattati di pace con Israele.
E’ necessario continuare a denunciare la complicità internazionale a sostegno di Israele; questo significa attaccare politicamente gli interessi della borghesia europea ed italiana con l’occupante sionista. E’ altrettanto importante far sentire in maniera concreta e diretta la nostra solidarietà al movimento di liberazione palestinese e ai prigionieri politici, che in questo momento rappresentano il punto più alto della lotta contro l’occupante sionista.
Ci stringiamo a fianco del popolo palestinese per la morte di Arafat Jaradat.
Libertà per i prigionieri politici palestinesi!
Basta con la detenzione amministrativa!
Basta con le torture nei lager israeliani!

Forum Palestina


Fonte:

mercoledì 16 gennaio 2013

BAB AL-SHAMS, SECONDA VIOLENTA EVACUAZIONE

Ieri 100 attivisti palestinesi sono tornati nel villaggio in area E1. Raid di polizia ed esercito: decine i feriti, tutti arrestati. Ma in Israele l'imbarazzo è palpabile.

mercoledì 16 gennaio 2013 11:38


 
dalla redazione Betlemme, 16 gennaio 2013, Nena News - Seconda evacuazione forzata per gli attivisti palestinesi del villaggio di Bab al-Shams. Che però non si arrendono e continuano a lottare per difendere l'esistenza del nuovo villaggio palestinese sorto in piena area E1. Ieri le forze militari israeliane, oltre 200 tra soldati e poliziotti di frontiera, hanno attaccato con granate stordenti e gas lacrimogeni i circa cento palestinesi tornati nella collina vicino a At-Tur, dalla quale erano stati espulsi sabato notte.

Nella mattina di ieri, fingendosi diretti ad un matrimonio, il gruppo di attivisti ha raggiunto la collina dove venerdì mattina erano state montate 23 tende, il villaggio di Bab al-Shams. Immediata la reazione israeliana che ha di nuovo utilizzato la violenza per disperdere il gruppo: molti i feriti, picchiati da soldati e poliziotti, dieci ricoverati in ospedale e tutti arrestati. Dopo qualche ora dall'inizio dell'azione, l'esercito ha fermato tutti i presenti, li ha costretti a salire su degli autobus e li ha rilasciati poco dopo al checkpoint di Hizma, tra Gerusalemme e Ramallah.

Duro l'attacco israeliano: tra i feriti alcuni giornalisti e cameraman, mentre la polizia bloccava per ore l'arrivo delle ambulanze.
"Il nostro piano è tornare di nuovo - ha detto Lina Tamimi, una delle attiviste presenti intervistata da Al-Akhbar - Non diremo quando perché altrimenti gli israeliani arriveranno e ci arresteranno, ma continueremo a provare. Non ci fermeranno mai".

L'imbarazzo in casa israeliana è palpabile: sabato è stato lo stesso premier Netanyahu a ordinare l'evacuazione di Bab al-Shams, nonostante una decisione della Corte Suprema che vietava lo sgombero per i successivi sei giorni. Un imbarazzo dovuto alla visibilità e la notorietà che in poche ore il villaggio ha saputo conquistare a livello mondiale: l'area E1 rientra nel progetto di espansione coloniale israeliana, un corridoio sensibile perché se chiuso impedirebbe il collegamento tra Nord e Sud della Cisgiordania, e quindi cancellerebbe dalle mappe la continuità territoriale di un eventuale Stato di Palestina. Nena News



Fonte:

domenica 13 gennaio 2013

GERUSALEMME: RAID NOTTURNO. SGOMBERATO IL VILLAGGIO BAB AL SHAMS, 6 FERITI


Intorno a mezzanotte 600 agenti della polizia di frontiera sono entrati nel villaggio di tende eretto dai palestinesi due giorni fa e hanno arrestato tutti.
 domenica 13 gennaio 2013 07:22
L'incursione israeliana a Bab al Shams
L'incursione israeliana a Bab al Shams


Gerusalemme, 13 gennaio 2013, Nena News - E' finita come si aspettavano tutti. Circa 600 fra agenti della polizia di frontiera e soldati hanno atteso la notte e poi si sono lanciati in Bab al Shams, il villaggio di tende eretto da palestinesi e da attivisti internazionali due giorni fa sulle terre del corridoio E 1, a Est di Gerusalemme, dove Israele ha annunciato di voler costruire migliaia di case per coloni.

Tutti gli attivisti sono stati arrestati, messi su autobus e portati in varie stazioni di polizia per essere interrogati e detenuti. Almeno sei palestinesi sono rimasti feriti ma la radio israeliana continua a ripetere che "non ci sarebbero state conseguenze per le persone".

Secondo le ultime notizie tutti i palestinesi e internazionali sgomberati con la forza da Bab al Shams sono stati rilasciati questa mattina al posto di blocco di Kalandia, tra Gerusalemme e Ramallah, dove ora manifestano contro Israele e l'occupazione.

Il premier israeliano Netanyahu ha voluto con grande determinazione questa evacuazione immediata del villaggio palestinese. Un trattamento che non e' certo riservato ai coloni israeliani che hanno occupato e ancora occupano illegalmente. anche per la normativa israeliana, oltre cento alture della Cisgiordania palestinese. La rimozione degli avamposti colonici avviene raramente e solo al termine di battaglie legali che talvolta durano anni. Nella maggior parte dei casi lo Stato di Israele alla fine riconosce queste occupazioni selvagge. Nena News
Fonte:
 

martedì 20 novembre 2012

PROSEGUE L'OPERAZIONE MILITARE CONTRO GAZA: BILANCIO SALITO A 109 MORTI

Prosegue l'operazione militare. Bilancio salito a 109 morti. Delegazione Fatah oggi a Gaza. Trattative di tregua: le condizioni di Hamas e Israele.

dalla redazione

Gaza, 19 novembre 2012, Nena News
- Continua a salire il numero dei morti palestinesi. Attesa oggi a Gaza una delegazione delle Nazioni Unite.
La giornata di domenica. La giornata di sabato. La giornata di venerdì. La giornata di giovedì.

ORE 00:30

In un raid aereo israeliano nella striscia sarebbero rimasti feriti 4 egiziani del gruppo entrato ieri attraverso il valico di Rafah

ORE 00:16

Aereo israeliano bombarda la sede centrale della Islamic National Bank a Gaza City.

ORE 23.08

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon ha incontrato oggi al Cairo il ministro degli Esteri egiziano Mohammed Kamel Amr e il segretario della Lega Araba Nabil al-Arabi. Ban Ki-moon ha detto di sostenere gli sforzi egiziani per giungere ad una tregua tra Hamas e Israele.
Il segretario generale delle Nazioni Unite sarà a Gerusalemme domani o mercoledì per incontrare il premier israeliano Netanyahu e poi a Ramallah per un meeting con il presidente dell'ANP Abbas.

ORE 21.49

Nel bombardamento di Beit Lahiya è morta anche la madre della famiglia Hijazi, Amna.

ORE 21.05

È morto anche Foad Hijazi, padre dei due bambini
, uccisi nel bombardamento di Beit Lahiya pochi minuti fa.

ORE 21.01

Secondo la radio pubblica israeliana, il governo israeliano si è riunito stasera per discutere la proposta egiziana per la tregua con Hamas. Non sono noti i punti della proposta, nata dai negoziati indiretti in corso al Cairo in questi giorni.

ORE 20.58

Un funzionario egiziano ha detto ad Ha'artez che la tregua tra Hamas e Israele è molto vicina.

ORE 20.56

Una delegazione diplomatica libica visiterà Gaza mercoledì. Il vicepresidente libico, Salah Makhzoun e il vicepremier Mustafa Abu Hakor saranno a capo della delegazione, formata anche da medici.

ORE 20.46

Hamdi Jawad Salah, 22 anni, è stato ucciso questa sera durante violenti scontri contro l'esercito israeliano nella città di Hebron
. Secondo quanto riferisce Wafa, il giovane è morto a seguito delle ferite riportate durante un sit-in in solidarietà con il popolo di Gaza.

ORE 20.45

Noam Chomsky e altri esponenti del mondo culturale scrivono un appello ai media mainstream: "Nous accusons. La stampa non informa sulle atrocità di Gaza". E si rivolgono ai giornalisti: "Rifiutate di essere strumento di questa politica".

ORE 20.35

Due bambini, di 4 e 2 anni, Sohaib e Mohammed Hajazi, sono rimasti uccisi
in un bombardamento aereo sul campo profughi di Jabaliya. Lo riferisce radio Al-Aqsa

ORE 19.58

L'associazione Internazionale dei Giuristi Democratici (IADL) condanna l'illegale aggressione israeliana a Gaza e invita la comunità internazionale e porre fine all'impunità di Israele adottando misure concrete per far terminare la violenza.

ORE 19.22

Due palestinesi sono stati uccisi
nel bombardamento del campo profughi al-Nuseirat nel centro di Gaza: Husam Shahadeh e suo nipote Khalil.

ORE 19.08

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, incontrerà il presidente palestinese Abbas e il premier israeliano Netanyahu dopo la visita al Cairo.

ORE 19.02

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si sta riunendo a porte chiuse in questo momento a New York
insieme allo staff del segretario generale Ban Ki-moon.

ORE 18:57

Ahmad Ismael, 21 anni
, è in questo momento in sala operataria per rimuovere una pallottola dalla sua testa. Ahmad era stato colpito questo pomeriggio durante una manifestazione di proteste a Betlemme.

ORE 18:27

La Federezione Internazionale dei Giornalisti ha chiesto alle Nazioni Unite di investigare sul "deliberato attacco" israeliano contro l'edificio che ospita le emittanti televisive a Gaza.

ORE 18.02

I ministri degli Esteri dell'Unione Europea hanno fatto appello oggi per l'immediata fine delle ostilità: "L'immediata cessazione delle violenze è nell'interesse di tutti, soprattutto in un periodo di instabilità nella regione".

ORE 18.00

Altre due vittime palestinesi: un bombardamento contro il campo profughi di Bureij ha ucciso Arkan Abu Kmayel e Ibrahim Al-Hawajri.

ORE 17:18

Manal Tamimi, del comitato popolare di Nabi Saleh ha riferito a Nena News la morte di Rushdi Al Tamimi, il ragazzo di 28 anni di Nabi Saleh gravemente ferito sabato durante gli scontri con le forze israeliane durante la manifestazione in solidarietà con Gaza. I funerali si svolgeranno domani mattina nel villaggio.

ORE 17:11

Il quotidiano israeliano Haaretz riporta di almeno due razzi, pronti per essere lanciati contro Israele, ritrovati nel sud del Libano. "I due razzi di fabbricazione sovietica, Grad, sono stati trovati nel villaggio libanese di Hilta, al confine con Israele", ha riferito la fonte libanese a Haaretz.

ORE 17:04

Il primo ministro egiziano Hesham Qandil afferma che un cessate il fuoco può essere firmato tra breve tra Israele e Hamas.
"I negoziati continuano, e mi auguro che presto arriveremo a qualcosa che metterà fine alla violenza reciproca. Penso che siamo vicini, ma è difficile fare previsioni. Il presidente Morsi è impegnato a adempiere al suo ruolo di principale attore dell'area e ad aiutare la ricerca di una soluzione". (Reuters)

ORE 16.39

Secondo fonti egiziane, il presidente americano Barack Obama ha chiesto al presidente Morsi di arrivare ad una tregua tra Israele e Hamas entro 24 ore.

ORE 16.33

Altra vittima dell'operazione militare israeliana
: Ziaad Tabil 25 anni, ucciso da un raid aereo israeliano nella zona centrale di Gaza.

ORE 16.31

Israele nega quanto riferito oggi dal leader di Hamas Meshaal, secondo il quale il premier israeliano Netanyahu ha richiesto una tregua: "I commenti di Hamas riguardo una tregua sono accurati quanto gli annunci di missili sulla Knesset o dell'abbattimento di un F16".
Meshaal aveva detto in conferenza stampa al Cairo che il premier Netanyau, e non Hamas, ha chiesto per primo una tregua
.

ORE 17.22

"Se Israele vuole la tregua, deve prima fermare i suoi raid" perché sono stati gli israeliani "a iniziare la guerra".
E' quanto ha detto oggi al Cairo il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, precisando che "Gaza resisterà con fermezza alla macchina omicida di Israele".

"Noi non abbiamo aggredito nessuno. Chiunque attacchi la Palestina sarà ucciso e sepolto", ha aggiunto Meshaal. "Questo è un momento difficile, ma è anche un momento glorioso nella storia del popolo palestinese", ha concluso il leader di Hamas.

ORE 17.16

Due dei feriti dell'attacco israeliano a Media Center di Gaza city sono cameramen, di cui uno del canale saudita Al-Arabiya.

ORE 16.07

La seconda vittima palestinese del bombardamento del palazzo dei media a Gaza City è Ramez Harb, il leader delle Brigate Al Quds, ala armata della Jihad Islamica.

ORE 15.58

L'inviato del Quartetto per il Medio Oriente, Tony Blair, ha incontrato oggi a Gerusalemme il presidente israeliano Shimon Peres.

ORE 15.40

Il nostro inviato a Gaza, Michele Giorgio, intervista il viceministro degli Esteri di Hamas, Ghazi Hamad. Tra poco il video dell'intervista su Nena News.

ORE 15.38

Altre tre vittime
al campo profughi di Nuseirat, bombardato dall'aviazione israeliana: si tratta Ramez Harb, Aaed Radi e Ameer Al-Malahy. Cento i morti palestinesi da mercoledì.

ORE 15.31

Dal Cairo il leader di Hamas, Khaled Meshaal, avverte il premier israeliano Netanyahu: un'operazione via terra sarà "un disastro politico, una guerra criminale e un genocidio di bambini". E aggiunge: "Se lancia l'invasione, ci trova già pronti".

ORE 15.20

L'arresto di un manifestante privo di coscienza durante la dimostrazione di ieri a Hawara, Nablus.




ORE 15.01
Il direttore dell'ospedale Owde di Gaza, Fadel Joude, è rimasto ucciso da un raid aereo che ha colpito la sua macchina. Bilancio: 96 morti palestinesi dall'inizio dell'operazione Pillar of Defence.

ORE 14.51
Due morti (identificato Salem Swailem) e tre feriti: il palazzo Burj al Shuruq, che ospita Aqsa TV e altre emittenti televisive straniere, è stato nuovamente colpito da un raid aereo israeliano. L'edificio era stato bombardato domenica: Israele si era giustificata dicendo che l'obiettivo dell'operazione era un'antenna di comunicazione usata da Hamas, sul tetto del palazzo.

ORE 14:22
Video Shock: Voices from Israel
Lo scorso 15 Novembre alcune organizzazioni pacifiste hanno organizzato a Tel Aviv una manifestazione contro la guerra a Gaza. Questo è filmato mostra la contro-manifestazione della destra.
L'uomo che parla in questo video è Michael Ben Ari, un membro della Knesset israeliana.
Questa che vedete non è una minoranza estrema, ma il consenso della stragrande maggioranza del pubblico israeliano.
Riprese di Omer Manor



ORE 14.03
Il rappresentante di Fatah, Nabil Shaath, è arrivato oggi a Gaza inviato dal presidente dell'ANP Abbas. Coordinerà lo staff di medici, paramedici e infermieri (una delegazione di 17 specialisti guidati dal dottor Awad )e le squadre di protezione civile arrivati da Ramallah.

ORE 13.52
Meeting al Cairo: il primo ministro egiziano Qandil informa la stampa che i negoziati per una tregua sono ancora in corso e il cessate il fuoco è vicino, seppure sia difficile prevedere i risultati.

ORE 13.35
Un giovane palestinese è stato colpito alla gamba da un proiettile sparato dall'esercito israeliano, nel corso della manifestazione di protesta di fronte al carcere di Ofer, vicino Ramallah. Il giovane è stato portato all'ospedale di Ramallah.
Sono centinaia i manifestanti che si stanno scontrando in questo momento con i soldati israeliani.

ORE 13.33
Un palestinese, Husam Abdul Jawwad, è stato ucciso durante un raid aereo che ha colpito la sua macchina nei pressi di Duwar Al Saftawi a Nord della Striscia di Gaza. Il bilancio sale a 94 morti.

ORE 13.30
I funerali delle undici vittime della famiglia Al Dalu, uccisa ieri da un bombardamento aereo israeliano che ha raso al suolo la loro casa. L'aviazione israeliana ha detto che si è trattato di "un errore" e che l'obiettivo era un militante di Hamas residente nello stesso edificio. (Foto: Mahmoud Hams/AFP)



ORE 13.15
Due i feriti gravi nell'area di Betlemme negli scontri tra manifestanti palestinesi e esercito israeliano. A Tuqu, Sud Est di Betlemme, il 17enne Mohammad Saeed al-Badan è stato colpito da un proiettile all'addome e portato all'ospedale di Hebron in gravi condizioni.
A Dar Salah, Nord di Betlemme, il 16enne Bilal al-Hzaibi è stato gravemente ferito alla testa dal candelotto di un gas lacrimogeno.

ORE 13.10
Dalle 7 alle 13 di oggi, lanciati verso Israele 16 razzi artigianali, 37 missili Grad; 26 le operazioni aeree dell'IAF contro la Striscia. Bilancio di 10 morti palestinesi e almeno 19 feriti.

ORE 13.06
Negli scontri tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano al checkpoint 300 tra Betlemme e Gerusalemme, cinque giovani palestinesi sono rimasti feriti.

ORE 13.00
Il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha espresso preoccupazione per l'escalation di violenza nella Striscia di Gaza. Prima del meeting con i ministri della Difesa dei Paesi membri della UE, Rasmussen ha condannato l'uccisione di civili a Gaza e in Israele, sottolineando che Tel Aviv ha il diritto di difendersi ma che la comunità internazionale chiede moderazione.

ORE 12.55
Ultimatum di Israele ad Hamas: se entro 36 ore non cesserà il lancio di razzi, inizierà la "grande offensiva". Il ministro delle Finanze israeliano, Yuval Steinitz, ha dichiarato alla radio dell'IDF che il tempo che rimane prima che intensifichino gli attacchi può essere misurato in ore e non in giorni: "Siamo ad un bivio: si va verso la calma o verso un ampliamento significativo dell'operazione a Gaza".
Israele chiede che il cessate il fuoco dei razzi duri "diversi anni" e che fermi il contrabbando di armi a Gaza: queste le condizioni della proposta di sei punti avanzata dal governo israeliano al Cairo. La proposta chiede che sia consentito ad Israele a dare la caccia ai "terroristi" in caso di un attacco.

ORE 12.50
Il ministro degli Esteri egiziano sarà a Gaza domani insieme ad una delegazione dei ministri degli Esteri dei Paesi membri della Lega Araba.

ORE 12.45
Secondo fonti al Cairo, la trattativa Israele-Hamas prosegue. Hamas chiede la fine dell'embargo a Gaza e degli omicidi mirati; Israele lo stop del lancio dei missili. 

ORE 12.28
Il premier palestinese Salam Fayyad ha riaffermato la necessità che le varie fazioni politiche palestinesi rispondano positivamente all'appello del presidente dell'ANP Abbas: la partecipazione ad un meeting tra OLP, Consiglio Nazionale e leader di tutti i partiti politici palestinesi, compresi Hamas e Jihad Islamica.

ORE 12.10
Fatah e Hamas, secondo quanto riportato dall'agenzia stampa AFP, avrebbero deciso di riunire le loro forze per affrontare la crisi a Gaza.

ORE 11.58
Conferenza stampa congiunta del premier italiano, Mario Monti, e il primo ministro del Qatar, Sheikh Hamad bid Jassim Al Thani. Il premier del Qatar commenta: "Le violenze a Gaza dovrebbe fermarsi da entrambe le parti, tuttavia Gaza è sotto assedio, 1,7 milioni di persone non hanno cibo e acqua. Ringraziamo l'Egitto per l'apertura del valico di Rafah".
Il premier Monti: "Ci siamo consultati con tutti i partiti e speriamo in una tregua. Siamo preoccupati per l'escalation di violenza di cui ho parlato con Netanyahu, Morsi e l'Autorità Palestinese".

ORE 11.54
Cominciato al Cairo il meeting tra l'intelligence egiziana, il leader di Hamas Khaled Meshaal e i leader della Jihad Islamica Ramadan Shallal.

ORE 11.39
Intervento del ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi: Israele può autolimitare la sua forza solo c'è la sicurezza assoluta che non si ripetano lanci di missili".

ORE 11.33
Sondaggio del quotidiano israeliano Ha'aretz: l'84% degli israeliani è favorevole all'operazione militare contro Gaza, il 20% opta per un'operazione via terra. Solo il 19% è a favore di una tregua.
Infine, il 63% degli intervistati non ritiene ci sia un legame tra l'attacco a Gaza e le imminenti elezioni israeliane.

ORE 11.29
Una donna palestinese è stata uccisa in un bombardamento aereo a Beit Hanoun, a Nord di Gaza.

ORE 11.27
Manifestazioni di protesta in corso al checkpoint 300 tra Betlemme e Gerusalemme: scontri tra l'esercito israeliano e le decine di giovani palestinesi.

ORE 11.14
I funerali delle undici vittime della famiglia Al Dalu si terranno oggi. Si prevedono proteste durante la commemorazione.

ORE 11.13
La diplomazia europea sta esprimendo la propria preoccupazione per il continuo aumentare delle vittime di Israele a Gaza. Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri della UE, dice che la crisi può essere risolta solamente affidandosi a soluzioni di lungo periodo e che gli attacchi di Gaza verso Israele devono terminare. "Ciò che dobbiamo fare è trovare (.) una soluzione che porti sicurezza alla regione", aggiunge la Ashton.

ORE 11.08
Dall'inizio dell'attacco a Gaza oltre 102 civili palestinesi in Cisgiordania sono stati arrestati dall'esercito israeliano, secondo un rapporto pubblicato dal Ministero per i Prigionieri dell'ANP. La maggior parte dei arrestati è minorenne.
Secondo il rapporto, gran parte dei detenuti sono stati sottoposti a pestaggi e abusi durante la detenzione per mano dei soldati israeliani.

ORE 11.06
Manifestazioni di protesta in Cisgiordania: un gruppo di palestinesi ha bloccato la strada vicino all'insediamento israeliano di Ofar.



ORE 11.04
Il Marocco ha annunciato che invierà a Gaza un ospedale da campo per alleviare l'emergenza umanitaria della Striscia e la mancanza di medicinali e forniture mediche.

ORE 10.50
L'Autorità Palestinese riporta la partenza di una delegazione medica verso Gaza, composta da 17 medici palestinesi, guidata dal dottor Jawad Awad.
La delegazione vola con la linea aerea palestinese verso l'aeroporto egiziano di Al 'Arish e da lì continuerà via terra verso il valico di Rafah. L'arrivo e' previsto per mezzogiorno.

ORE 10.41
Ramadan Mahmoud è morto oggi a seguito delle ferite riportate nell'attacco di domenica dell'aviazione israeliana contro il campo profughi di Al Maghazi.

ORE 10.28
Israele ha modificato le rotte aeree da e per l'aeroporto internazionale di Tel Aviv, dopo che dei missili sono stati sparati da Gaza verso la capitale israeliana - afferma il capo dell'aviazione.
Le nuove regolamentazioni per il Ben Gurion, commenta Giora Rom, non hanno in alcun modo influenzato decolli ed atterraggi. Rom rassicura la popolazione: "Non sussiste pericolo, grazie all'adeguamento delle rotte civili".

ORE 10.25
Tre nuove vittime dei bombardamenti israeliani: a Tel Al Haua (Gaza City) è stato ucciso Muhammed Riyad Shamlakh in un attacco contro l'auto su cui viaggiava
A Khan Younis, Nord della Striscia, sono stati uccisi Mahmoud Said Abu Khatir e Abdullah Harb Anu Khatir.

ORE 10.02
Israele manda ad Hamas un ultimatum. L'Army Radio riporta le intenzioni di Tel Aviv: se Hamas non cessa il lancio di missili entro 36 ore, l'Operazione Colonna di Difesa sarà estesa.

ORE 9.53
"Dobbiamo radere al suolo interi quartieri di Gaza. Radere al suolo Gaza tutta intera. Gli americani non si sono fermati di fronte ad Hiroshima". Queste le dichiarazioni rilasciate dal figlio di Ariel Sharon al Jerusalem Post. "Il desiderio di evitare di colpire civili innocenti a Gaza alla fine porterà a danneggiare i veri innocenti: i residenti a Sud di Israele. I residenti di Gaza non sono innocenti, hanno eletto Hamas".

ORE 9.42
Dal nostro inviato a Gaza: L'aviazione israeliana ha colpito un taxi con su la scritta "Press" a Tel Al Haua, a Gaza City. In questi giorni, i tassisti che trasportano giornalisti palestinesi e internazionali da una parte all'altra della capitale hanno scritto sul tetto delle auto "Press" e "Tv" per evitare di diventare target dell'IDF.
Ma a quanto pare, non è servito. Fortunatamente nel taxi preso di mira dall'aviazione non c'era a bordo nessuno.

ORE 9.30
Continuano le manifestazioni in tutta la Cisgiordania. Scontri tra studenti ed esercito israeliano a Dar Salah (area di Betlemme). Nel villaggio di 'Urif, vicino a Nablus, l'esercito si è scontrato contro gli studenti delle scuole e due ragazzi sono stati soccorsi dagli uomini del pronto soccorso dopo aver respirato gas lacrimogeni.

ORE 9.00
Altri due morti a Khan Younis, Sud della Striscia di Gaza: Nahmoud Abu Khater e Abdallah Abu Khater.

ORE 8.56
All'alba, altri missili hanno raggiunto il sobborgo di al-Shuja'iyah, uccidendo Muhammad Salameh Jundi, 31 anni; il campo profughi di al-Shati, dove è stato ucciso Imad Abu Hamda, 30 anni; Jabaliya, dove è morto Jalal Nasr, 35 anni; Rafah, dove sono morte tre persone.

ORE 8.54
Rama Al-Shandi, una bambina di un anno uccisa dall'attacco aereo di quattro F16 che avevano come target un compound di sicurezza di Al-Saraya a Gaza City.

ORE 08.30
Alle 4,10 del mattino, Israele ha bombardato la casa appartenente alla famiglia Azzam. Tre le persone uccise, almeno 40 I feriti. Fonti dell'ospedale di Shifa riferiscono che 15 bambini sono arrivati all'ospedale, tre dei quali in condizioni gravissime. Le vittime: il bambino Mohammed Iyad Abu Zour di 5 anni, Nisma Abu Zourm una ragazza di 19 anni e Ahed Al Qattaty di 38 anni. Nena NewsFonte:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41460&typeb=0&DIRETTA-Gaza-sotto-attacco