Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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martedì 14 gennaio 2014

IN SIRIA I PALESTINESI MUOIONO DI FAME. I NUMERI DELL'ASSEDIO A YARMOUK




Infografica aggiornata all'11 gennaio 2014


Nel campo profughi palestinese di Yarmouk, sobborgo di Damasco, la popolazione muore di fame. Letteralmente. E, come riporta il giornale online palestinese Ma’an, centinaia di persone rischiano di aumentare il bilancio delle vittime (che ha raggiunto, finora, le 43 persone) se nei prossimi giorni non viene aperto un canale umanitario che permetta di introdurre cibo nel campo. Il motivo della carestia è molto semplice: per piegare alla propria autorità la popolazione palestinese, i soldati del regime di Assad hanno assediato Yarmouk impedendo ogni passaggio di viveri. Cecchini dell’Esercito regolare siriano sono appostati per evitare che cibo e medicinali possano accedere al campo.




Fonte:

domenica 12 gennaio 2014

LA MATERNITA' IN SIRIA

Dal blog di Asmae Dachan http://diariodisiria.wordpress.com/:



Posted on  

Klolod Taban Emad Zaghloul erbin 12 gennaio 2014


12 gennaio 2014 – Erbin Damasco

Foto di famiglia oggi in Siria: non una madre con in braccio il figlio, ma una madre e un figlio avvolti in quelle che erano le loro coperte. Per loro non è stato possibile trovare neppure un sudario bianco, come richiede la tradizione. Dalle dimensioni è evidente che non si tratta di una tomba scavata per due persone; è una fossa comune, che conterrà i corpi di altre vittime innocenti. Le fosse comuni sono sempre più usate purtroppo in Siria, per far fronte all’urgenza di seppellire i corpi delle numerose vittime che cadono durante i bombardamenti.
La donna si chiamava Kholod Tabane, mentre suo figlio si chiamava Emad Zaghloul. Un quadro realizzato dai bombardamenti incessanti del regime siriano che sta sterminando quello che dovrebbe essere il suo stesso popolo. La firma è quella di bashar al assad e dei suoi sostenitori, di ogni nazionalità.
Indignarsi guardando questa immagine, pensando che quella madre col bambino erano come noi, come i nostri figli, deve essere almeno un inizio. L’inizio di un movimento forte di condanna alle violenze, di una mobilitazione mondiale per dire basta al genocidio in Siria, che oltre alla società civile e alle associazioni di volontariato coinvolga il mondo della politica e della diplomazia.




Foto:



martedì 17 dicembre 2013

SIRIA: STRAGE SENZA PRECEDENTI AD ALEPPO. SALE A 125 IL BILANCIO DELLE VITTIME DOPO IL RAID CON GLI ELICOTTERI

lunedì 16 dicembre 2013

 

Dal blog di Sebastiano Nino Fezza:

 

 http://ninofezzacinereporter.blogspot.it/

Il regime di Assad è accusato di aver condotto un attacco micidiale contro alcune zone della città di Aleppo in mano ai ribelli. Ci sono oltre cento morti tra i quali molti bambini.



Il bilancio del raid con gli elicotteri lanciato dall’aviazione siriana su alcune zone controllate dai ribelli ad Aleppo è salito a 125 morti. Lo rende noto al-Jazeera, aumentando così il bilancio di 76 morti, tra cui 28 bambini, denunciato in precedenza dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.
Gli abitanti stanno ancora cercando di recuperare i corpi dalle macerie il giorno dopo che gli elicotteri del regime hanno lanciato barili pieni di esplosivo sulle zone della città in mano ai ribelli. L’Aleppo Media Centre, una rete di attivisti attivi sul campo, ha definito ”senza precedenti” il raid sulla città.
“I barili di esplosivo non sono come bombe. Il loro impatto non è preciso, perché piombano a terra senza nessun sistema di guida, ed è per questo che provocano un gran numero di vittime “, dice Abdel Rahman direttore dell’Osservatorio Siriano per i diritti civili. “Gli apparecchi sono costituiti da fusti di metallo che hanno uno strato di calcestruzzo al loro interno, così che che causano tanto la distruzione quanto la morte”...
(IL Journal)
 




lunedì 16 dicembre 2013

SIRIA, RAID FA STRAGE DI CIVILI AD ALEPPO. LE ONG: "FRA LE VITTIME CI SONO 14 BAMBINI"...



 
 

domenica 15 dicembre 2013  

 

Dal blog di Sebastiano Nino Fezza

http://ninofezzacinereporter.blogspot.it/

 
 
 
ALEPPO - Nuova strage di bambini in Siria, dove secondo gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo (ong vicina all'opposizione) raid aerei condotti nelle ultime ore su alcune aree di Aleppo dalle forze governative avrebbero causato almeno 22 morti. Fra le vittime, stando alla stessa fonte, si contano 14 bambini. «L'aviazione siriana ha lanciato bidoni esplosivi i quali hanno ucciso 22 persone, inclusi 22 bambini e un adolescente», riferisce l'ong. I bombardamenti sono segnalati nei quartieri di Haydariye, Ared al-Hamra e Sakhur, in una città tuttora tagliata dalla linea del fronte, nella sanguinosa guerra civile tra milizie ribelli e forze fedeli al regime del presidente Bashar al-Assad. Intanto miliziani jihadisti di Al Nusra e salafiti hanno occupato stanotte il villaggio cristiano siriano di Kanaye imponendo alla popolazione di obbedire alla sharia e alle donne di indossare il velo islamico, pena l'immediata fucilazione. Un abitante ha dato l'allarme tramite l'arcivescovo emerito di Aleppo, monsignor Giuseppe Nazzaro, che ha contattato l'Ansa. «Temiamo - ha detto il presule - che la popolazione sia costretta a fuggire in massa o a convertirsi all'Islam se non vuol essere massacrata»...
 

giovedì 29 agosto 2013

"E ora chiamatemi imperialista amico dei tagliagole": una riflessione sull'imminente attacco sulla Siria




E alla fine il momento arrivò. Dopo due anni e mezzo di sangue e oltre 120mila morti, l’opinione pubblica scoprì che in Siria era in atto un massacro. E via di inni pacifisti, di post contro Obama, di “vi-siete-dimenticati-dell’Iraq?” vari. Per carità, ben venga alimentare un sentimento condiviso contro la guerra, al cui sviluppo il nostro giornale non si è sicuramente tirato indietro. E mi ritrovo pienamente in accordo con la linea di Emergency, che dice: “Ai morti già causati dalla guerra in Siria se ne aggiungeranno altri, perché scegliere le armi oggi significa decidere sempre, consapevolmente, di colpire la popolazione civile: nei conflitti contemporanei il 90% delle vittime sono sempre bambini, donne e uomini inermi”. Ma dove siamo stati, noi tutti, negli scorsi due anni e mezzo?
L’intervento paventato di Obama fa rabbrividire e abbiamo ancora tutti negli occhi, come una terribile sequenza di scene agghiaccianti tratte da un film dell’orrore, la distruzione “salvifica” in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia. Solo per rimanere nella contemporaneità e non citare altri ben noti esempi ancora vivi nell’immaginario collettivo. Da spettatori impotenti non possiamo che ridurre la Siria, i suoi morti e il suo futuro a un mero esercizio intellettuale da bistrot, di quelli che si fanno quando si è già detto tutto su calcio, meteo e Berlusconi. Nel nostro chiacchiericcio si formano fondamentalmente due schiere: quelli che “la guerra è brutta ma dobbiamo fermare un dittatore che sta sterminando il suo popolo” e quelli che “è tutto un bluff imperialista, c’è di mezzo anche il Mossad e Assad è amato dal suo popolo”. E via, in questo secondo caso, all’esaltazione dei Paesi non allineati, come se l’essere anti-americani esenti automaticamente da ogni analisi sul rispetto dei diritti umani e sul livello di democraticità.
Bene, vorrei che nel nostro bistrot ipotetico ci sia una terza tipologia di partecipante al dibattito. Quella delle persone che si informano, che da due anni e mezzo hanno un peso sullo stomaco per ciò che sta succedendo dall’altra parte del Mediterraneo. Quelli che sanno che in Siria operano gli shabiha, civili sciacalli al soldo del regime per reprimere nel sangue ogni dissenso. Quelli che allo stesso modo sanno che le ingerenze dei Paesi stranieri (Russia e Iran da un lato, Qatar, Arabia Saudita e Usa dall’altro), hanno letteralmente straziato la Nazione. E non è più tempo di fare il tifo. Non voglio più sentire interpretazioni geopolitiche basate sul sentito dire. Piuttosto si faccia un passo indietro e si cerchi di capire. Magari passeggiando per la città fermiamo qualche persona siriana, offriamo un caffè e facciamoci raccontare le loro storie.
Due mesi fa a Domiz, un campo rifugiati al confine tra Siria e Iraq, conobbi un ragazzo siriano che, per motivi di sicurezza della sua famiglia, mi chiese di non essere ripreso dalla telecamera. Era un soldato di Assad, a 25 anni aveva già molti uomini sotto di lui e tanta responsabilità sulle spalle. Poi un giorno il suo superiore gli chiese di mitragliare, insieme alla sua squadra, una schiera di civili disarmati. Sospettava che tra loro ci fossero informatori dell’Esercito libero. Così fu costretto ad aprire il fuoco verso vicini di casa e parenti. Decise di disertare. Da allora vive come un fantasma in un campo profughi nel deserto, senza aria condizionata (e credetemi, lì si raggiungono i 55 gradi) e con una tenda da condividere con altre sei persone. “Racconta la mia storia, fratello”, mi chiese supplicandomi. Ecco, devo a lui e alle decine di siriani che ho conosciuto negli ultimi due anni questo post.
Non possiamo cambiare le cose, non basta una petizione o una bandiera della pace sul proprio profilo Facebook per fermare la follia collettiva. Quello che però possiamo fare, e a questo punto diventa un obbligo morale al quale chi è sensibile al Medio Oriente non può fuggire, è cercare di capire e di essere pronti ad ascoltare, prima di sputare le nostre sentenze. Perché la follia omicida di al-Nusra e delle altre compagini qaediste infiltrate in Siria (in Rojava questi robot antropomorfi pseudo-religiosi hanno rapito 350 curdi yazidi, torturando alcuni di essi e tagliando la gola ad un uomo davanti agli altri rapiti) non ha nessuna giustificazione morale e la loro presenza i siriani la pagheranno a caro prezzo per anni e anni. Ma dare dei “tagliagola” a tutti i giovani ragazzi ancora sbarbati che cercano di difendere dal regime le proprie famiglie è intellettualmente disonesto oltre che privo di ogni rispetto.
Frontiere News continuerà a urlare NO alla guerra americana e a ogni soluzione che preveda attacchi stranieri. Ma tra l’essere contro la guerra e l’imperialismo occidentale e l’osannare un dittatore macellaio, persino più spietato del padre tiranno (amici anti-sionisti, avete dimenticato il massacro di Tel al-Zaatar perpetuato da Assad senior contro rifugiati palestinesi inermi?) ce ne passa. Quindi fatevi un esame di coscienza prima di dividere il mondo in buoni e cattivi e mettere nella prima lista chiunque vada “contro”. E ora chiamatemi imperialista amico dei tagliagole.



Fonte:

mercoledì 21 agosto 2013

DAMASCO SOTTO LE BOMBE. L'ACCUSA: "OLTRE 1000 MORTI, IL REGIME USA GAS TOSSICI".



I Comitati di coordinamento locale anti-regime nella regione di Damasco denunciano l’ennesima strage che sarebbe stata compiuta dalle forze del regime di Assad. Sarebbero oltre mille infatti le vittime dell’ultimo bombardamento aereo in cui, stando alle non ancora verificabili testimonianze degli attivisti, sarebbero state usate armi chimiche. L’aviazione avrebbe infatti lanciato non meglio specificati gas tossici contro la popolazione civile. Il regime, ovviamente, smentisce; la Lega Araba ha fatto pressione affinché gli ispettori Onu si rechino nella regione e approfondiscano quanto accaduto. Proprio in questi giorni gli ispettori sono infatti in missione a Damasco per verificare l’uso o meno di armi chimiche. E questa concomitanza, secondo il regime, non sarebbe una coincidenza: la denuncia dei gruppi armati sarebbe quindi solo “un tentativo di ostacolare il lavoro degli ispettori dell’Onu sulle armi chimiche”, secondo quanto riportato dalla tv di Stato Sana. Fonti militari riferiscono che l’attacco – in cui non sono state usate armi chimiche – è l’operazione “più massiccia dall’inizio del conflitto”, che è stato rivolto “ai jihadisti e ai terroristi” e che rappresenta “soltanto l’inizio”.


ATTENZIONE: IMMAGINI CRUDE.





IL SEGUENTE VIDEO E' VISIBILE SOLO DA UN PUBBLICO ADULTO:








Fonte:





lunedì 22 luglio 2013

SIRIA, SEI BAMBINI UCCISI INSIEME ALLA LORO FAMIGLIA







L’ong Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh) riporta la testimonianza di un abitante del villaggio: “Un parente è venuto oggi a far visita ai suoi familiari e ha trovato i cadaveri degli uomini fucilati riversi all’esterno. All’interno di una stanza ha trovato le donne e dei bambini, i cui corpi erano stati bruciati“. Bayda non è nuova ad episodi del genere: lo scorso maggio 110 persone, tra cui molti bambini, erano state trucidate.
Scontri e bombardamenti si sono verificati anche in altre zone del Paese come ad Ariha, nella provincia di Idlib, dove 13 persone sono morte sotto le bombe, e a Damasco dove 49 ribelli siriani sarebbero stati uccisi dalle forze fedeli al regime. Gravi scontri si sono registrati anche tra le varie fazione dei ribelli e in particolare tra milizie curde e jihadisti.



Fonte:

giovedì 21 febbraio 2013

SIRIA, AUTOBOMBA IN CENTRO A DAMASCO...

giovedì 21 febbraio 2013

 


Dal blog http://ninofezzacinereporter.blogspot.it/ di Sebastiano Nino Fezza:


BEIRUT
 (Reuters) - Cinquantatre persone sono morte e altre 200 sono rimaste ferite nell'esplosione di un'autobomba nel centro di Damasco lungo una strada trafficata, vicino alla sede del partito di governo Baath e all'ambasciata russa.
Lo riferisce la tv di Stato siriana e secondo i media di Stato l'attentato è stato compiuto da "terroristi" che combattono contro il presidente Bashar al-Assad.
Finora, nei quasi due anni di conflitto in cui hanno perso la vita circa 70.000 persone, il centro di Damasco non era stato particolarmente colpito da episodi di violenza che invece hanno interessato le zone attorno alla capitale.
Il gruppo ribelle di Jabhat al-Nusra, affiliato ad al Qaeda che ha rivendicato diversi di questi attacchi, ha detto di aver compiuto 17 attentati attorno a Damasco nella prima metà di febbraio, tra cui almeno sette messi a segno con esplosioni.
L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha detto che l'attentato di oggi, nel quartiere di Mazraa, ha provocato almeno 31 vittime, perlopiù civili. Altri attivisti parlano di 40 morti, inclusi bambini probabilmente di una vicina scuola.
Attivisti dell'opposizione hanno riferito di altre esplosioni altrove nella città dopo quella di Mazraa.


Fonte:

giovedì 31 gennaio 2013

ATTACCO ISRAELIANO CONTRO SIRIA, DAMASCO CONFERMA

Il raid aereo avvenuto la scorsa notte e' avvenuto ad una quindicina di km da Damasco e ha distrutto un centro ricerca militare e ucciso 2 persone.


mercoledì 30 gennaio 2013 17:06




 


Gerusalemme, 30 gennaio 2013, Nena News - Damasco conferma l'indiscrezione riferita da fonti diplomatiche occidentali all'agenzia di stampa britannica Reuters di un attacco compiuto la scorsa notte, intorno alle 2, dall'aviazione israeliana sul confine tra Libano e Siria. Obiettivo non un convoglio di armi diretto in apparenza al movimento sciita Hezbollah bensi' un centro ricerca militare ad una quindicina di km da Damasco.

Altri particolari non sono noti ma è certo, lo confermano anche rappresentanti della sicurezza di Beirut, che almeno 12 caccia con la Stella di David sono entrati nello spazio aereo libanese in tre ondate successive.

La notizia del raid aereo e' giunta dopo che ieri il capo dell'aviazione israeliana, il generale Amir Eshel, aveva lanciato l'allarme sulla presunta minaccia rappresentata dall'arsenale siriano mentre il regime di Bashar Assad starebbe precipitando nel caos. «Non possiamo permetterci di aspettare che scoppi una guerra» aveva affermato Eshel, lasciando intendere che Israele non attenderà che Hezbollah entri in possesso di armi più sofisticate, non necessariamente chimiche.

E' passata solo una settimana dalle elezioni legislative israeliane ma del quadro politico interno e dell'inizio delle consultazioni da parte del capo dello Stato Shimon Peres si parla ben poco. Ormai si parla solo di crisi siriana e del programma nucleare iraniano. Si respira di nuovo un'atmosfera di guerra imminente. Nena News




Fonte:

lunedì 26 novembre 2012

SIRIA, BOMBE A GRAPPOLO CONTRO STRUTTURE CIVILI: E' STRAGE DI BAMBINI


Cadaveri di bambini e madri disperate. Quello che prima era un brulicante spiazzo adibito a parco giochi è diventato uno scenario raccapricciante. Sono almeno dieci le persone morte a seguito del bombardamento (con le cluster bombs) di strutture civili in un sobborgo di Damasco, Dayr al-Asafir. Tra loro ci sono nove bambini.Nei media ufficiali siriani non c’è traccia dell’accaduto. Degli attivisti hanno diffuso un filmato in cui si mostrano alcune cluster bomb inesplose nei campi agricoli vicino alle case; su qualche bomba sono perfettamente visibili scritte in cirillico. Accusando l’alleato di Assad, un anziano signore afferma: “Ecco quello che la Russia ci manda”.

mercoledì 22 febbraio 2012

SIRIA: UCCISI TRE GIORNALISTI A HOMS

Due giornalisti occidentali e un siriano sono stati uccisi da bombe cadute sul centro stampa allestito nel quartiere Bab Amro di Homs, la città roccaforte dei disertori anti-Assad tenuta sotto pressione dalle truppe governative.


REDAZIONE

 

Roma, 22 febbraio 2012, Nena News – Dopo Jilles Jacquier, inviato della televisione francese, qualche ora fa altri due giornalisti occidentali, Marie Colvin e Remi Ochlik, sono rimasti uccisi a Homs, la città roccaforte dei disertori anti-Assad, tenuta sotto pressione dalle truppe siriane. Assieme a loro è stato ucciso un reporter siriano. Secondo i ribelli, i colpi sarebbero stati sparati dall’artiglieria dell’esercito regolare che da giorni circonda Homs. Da parte delle autorità di Damasco però non giungono conferme o smentite.
Gli occidentali uccisi erano due giornalisti noti. L’americana Marie Colvin aveva 55 anni e da diversi anni risiedeva in Gran Bretagna dove lavorava per il Sunday Times, per il quale ha coperto come inviata molte guerre e rivolte, compresi i conflitti in Iraq, in Cecenia, l’Intifada palestinese e le violenze in Sri Lanka. In quest’ultimo paese, nel 2001, rimase ferita gravemente da una scheggia di granata e perse un occhio. Quell’anno fu insignita del premio come miglior  inviato estero dell’anno dalla stampa britannica. Remi Ochlik, fotografo francese, 28 enne,  ha lavorato per diverse testate tra cui Le Monde, Paris Match, Time Magazine e The Wall Street Journal. L’anno scorso aveva vinto il “Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon” per tre fotoreportage intitolati «La caduta di Tripoli», «Egitto piazza Tahrir» e «La rivoluzione dei gelsomini».
Non è ancora noto invece il nome del reporter siriano ucciso, si sa soltanto che era originario della zona di Homs.
L’annuncio della morte dei tre giornalisti si è aggiunto al bilancio dei morti di oggi. Secondo le opposizioni sarebbero almeno 19 , tutti a Homs. Ma questo numero non ha ricevuto conferme da fonti indipendenti. Ieri sarebbero morte 98 persone, a Homs e e Idlib. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha esortato le autorità di Damasco ma anche i ribelli a una «decisione rapida» su una tregua umanitaria di due ore al giorno per consentire ai soccorsi di raggiungere le popolazioni colpite. «A Homs e in altre zone colpite, intere famiglie sono bloccate da giorni nelle loro case. Non possono uscire per ottenere pane, altro cibo o acqua, o cure mediche», ha detto il presidente del Cicr, Jacob Kellenberger.
A Damasco intanto continuano i preparativi per il referendum sulla nuova Costituzione. Ieri, di fronte al Parlamento, si è svolta una manifestazione non lealista ma autorizzata dal ministero degli interni. Un centinaio di persone, appartenenti per lo più al Partito social-nazionale siriano (Pssn), hanno chiesto la modifica dell’articolo 3 della nuova Costituzione, già presente in quella in vigore da 39 anni, che stabilisce la legge islamica base per la giurisprudenza e impone che il presidente della Repubblica debba essere musulmano. Nena News

Fonte:

venerdì 6 gennaio 2012

SIRIA: NUOVO ATTENTATO A DAMASCO, 25 MORTI

Un kamikaze, secondo la tv di stato, si e' fatto saltare in aria nei pressi di una scuola. Strage di civili

 




Damasco, 06 gennaio 2012, Nena News – Nuovo sanguinoso attentato stamani a Midan nel centro di Damasco, già sconvolta il 23 dicembre scorso da forti esplosioni che avevano causato decine di morti. Un kamikaze, secondo quanto riferito dalla tv statale, si è fatto esplodere non lontano da una scuola uccidendo almeno 25 persone. Le autorità hanno accusato gli oppositori del presidente Bashar Assad di essere dietro all’attacco suicida. «Siamo sicuri che è stata un’azione terroristica compiuta dai cosiddetti manifestanti per la libertà», ha detto la conduttrice della tv di Stato commentando le immagini provenienti dal luogo dell’attentato.
Le opposizioni replicano che proprio il regime avrebbe organizzato e realizzato gli attentati e riferiscono inoltre che oggi quattro manifestanti sonoo rimasti uccisi durante cortei anti-Assad. Nena News

Fonte: