Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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mercoledì 3 luglio 2013

IL 3 LUGLIO 2011, I SUOI 4357 LACRIMOGENI SPARATI E LA TORTURA SU UN RAGAZZO

Dal blog baruda.net di Valentina Perniciaro:

3 luglio 2013

Due anni fa a quest’ora il cielo azzurro sopra quelle montagne non aveva nulla di minaccioso,
anzi ci aveva accolti a migliaia da tutta Italia, così come i paeselli inerpicati, i tetti di lavagna, l’odore del pane fresco e poi quello dei boschi, sempre più fitto.



 
Due anni fa eravamo in tanti a resistere alla violenza di Stato, ad una militarizzazione di un territorio inaccettabile e stupratrice, a migliaia e migliaia di lacrimogeni lanciati a colpirci in faccia o comunque sul corpo.
Quel giorno non cercavano il morto, cercavano i nostri occhi, cercavano di mutilarci e soffocarci. Di farci capire che quelle montagne ormai son proprietà del filo spinato e degli anfibi, degli alberi tirati giù, dei cantieri fantasma, dei loro appalti milionari, del saccheggio della terra:
volevano farci capire che dobbiamo sparire, ridurci a pulviscolo nell’aria, permettere ai loro cingoli e alle trivelle di mangiare la nostra terra e il futuro dei nostri figli:
4357 lacrimogeni lanciati.
Se penso a metterli tutti in fila, visto che bel candelotto hanno questi Cs, si costruirebbe un lungo percorso tossico, di rappresaglia collettiva.
Non ce li dimentichiamo quei quattromila lacrimogeni ad appestare quei boschi, a limitare la respirazione, a farci sputare a terra l’odio per voi e la gioia infinita di essere tutti insieme:
tutti insieme contro la devastazione e il saccheggio che cercate di portare avanti impunemente nei territori, nelle nostre vite, nei posti di lavoro, nelle scuole.
Una sola cosa avete capito chiara, e da prima di quel giorno: “A sarà düra”


Fonte:



Qui http://baruda.net/2011/07/06/val-susa-ma-quali-black-bloc/ il racconto di Valentina su quella giornata di due anni fa che potete leggere anche in quest'altro link del mio vecchio sito, non più attivo, che esiste solo come archivio elettronico: http://parolenude.iobloggo.com/233/val-susa-ma-quali-black-block/&cid=286736


  Foto di Valentina Perniciaro _tonnellati di CS a frammentazione nei boschi_




Foto di Valentina Perniciaro _Lacrimogeni sparati addosso_




Foto di Valentina Perniciaro _il cavalcavia da dove lanciavano sassi e lacrimogeni_

Foto di Valentina Perniciaro _l'assedio nel bosco_ Foto di Valentina Perniciaro _l'assedio nel bosco_




Qui il video della conferenza stampa di Fabiano, un ragazzo torturato dalle forze dell'ordine in Val di Susa il 3 luglio 2011:





Qui invece avevo riportato l'articolo dal sito dei No Tav dove si parla per la prima volta della quantità di lacrimogeni usati lanciati quel giorno:

mercoledì 5 giugno 2013

AGGIORNAMENTI SULLA RIVOLTA IN TURCHIA

Martedì 04 Giugno 2013 20:50 


Il terzo morto ufficiale, ieri, ad Antiochia: un giovane ucciso da un colpo d’arma da fuoco. Ancora manifestazioni e scontri in tutto il paese. Oggi comincia lo sciopero di ‘avvertimento’ del sindacato Kesk nel settore pubblico.

Gli aggiornamenti

20.50 - 
Cala la sera su Piazza Taksim. E' stata la terza giornata senza incidenti con la polizia, che il governo ha ritirato sabato pomeriggio dalla spianata. Manifestanti e agenti anti-sommossa fino alla notte scorsa si sono scontrati duramente, ma in altri quartieri della megalopoli e in altre città. Sulle parecchie migliaia di giovani, e meno giovani, che questa sera presidiano la grande spianata, dopo le esplosioni delle granate assordanti e le nuvole bianche dei lacrimogeni dei giorni scorsi calano ora le note rassicuranti della musica classica. L'orchestra filarmonica Borusan ha deciso di esibirsi per i manifestanti. ''Anche i capulcu amano la cultura'' ironizza un giovane. Capulcu in turco vuol dire i vandali. Un termine che spopola su twitter da quando Erdogan tre giorni fa l'ha usato per minimizzare la protesta dei giovani, una rivolta, aveva detto, di ''3 o 5 capulcu''. Tutto su Taksim è diventato 'capulcu'. Nel pomeriggio i ragazzi hanno organizzato sedute di yoga 'per capulcu'. Poi, con qualche mattone (invece di usarli contro la polizia, come nei giorni scorsi) hanno costruito una biblioteca dei capulcu, con libri a disposizione dei manifestanti, accanto a un 'muro della solidarietà. Altri mattoni, sui quali anonimi posano pacchetti di biscotti, succhi di frutta, fazzoletti di carta, mele, bottigliette d'acqua. Su Taksim, spiega un ragazzo, ''fra le cariche della polizia é nata una grande famiglia''.

20.00 - Migliaia di manifestanti hanno di nuovo invaso piazza Taksim di Istanbul, nel quinto giorno di proteste anti-governative, estesesi a diverse città del Paese. I manifestanti scandiscono slogan contro il premier turco Recep Tayyp Erdogan e ne chiedono le dimissioni.

18.20 - 
E' stata per ora una giornata calma in Turchia, dopo gli scontri violenti della notte scorsa a Istanbul, Ankara, Smirne e Antiochia. Migliaia di manifestanti si sono concentrati nella centrale piazza di Kizilay, nel centro della capitale, chiusa su un lato da un fitto cordone di agenti in tenuta antisommossa. Dei manifestanti hanno offerto fiori ai poliziotti che chiudono la strada che porta agli uffici del premier Recep Tayyip Erdogan.

16.50 -
 Le violente proteste antigovernative in corso in numerose città della Turchia si sono estese anche nella parte settentrionale dell'isola di Cipro sotto occupazione militare turca dal 1974, nella cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), lo stato fantoccio proclamato unilateralmente nel 1983 e riconosciuto solo da Ankara ma non dalla comunità internazionale. Da sabato scorso, come mostrano le immagini delle tv turco-cipriote, centinaia di manifestanti, per lo più studenti, stanno inscenando dimostrazioni in diversi punti della capitale Lefkosa (come e' chiamata la parte Nord di Nicosia occupata) ma anche nelle città costiere di Famagosta, Kerynia e Morphou. Un gruppo di studenti si é radunato davanti alla sede dell'ambasciata di Turchia a Lefkosa scandendo slogan contro il premier turco Recep Tayyip Erdogan e, all'indirizzo dei manifestanti turchi, gridando frasi come ''auguri dall'isola di Cipro: Nicosia e piazza Taksim fianco a fianco contro il fascismo''. La polizia turco-cipriota ha cordonato la zona intorno alla sede diplomatica e vi sono stati brevi tafferugli fra dimostranti e agenti ma senza feriti.

16.30 - 
Si allarga l'adesione allo sciopero generale indetto in Turchia per oggi e domani dal sindacato Kesk (Confederazion dei sindacati del settore pubblico), contro la violenta repressione delle proteste di piazza degli ultimi giorni. Un altro dei sindacati più rappresentativi della Turchia, il Disk (Confederazione dei sindacati progressisti) ha annunciato la sua adesione alla giornata di sciopero di domani. Oggi, intanto, gli iscritti al Kesk si sono presentati al lavoro vestiti di nero e con un nastro nero al braccio, in segno di lutto per la morte di tre manifestanti, prima di smettere di lavorare alle 12, ora dell'inizio dello sciopero. L'astensione dal lavoro era stata indetta inizialmente contro una riforma nel settore del lavoro pubblico, ma é poi diventata un'espressione di solidarietà con i manifestanti.

16.10 - 
Sulle reti sociali diversi manifestanti turchi accusano la polizia di avere usato gas lacrimogeni scaduti contro la protesta antigovernativa dilagata negli ultimi giorni in tutto il paese. Alcuni di loro hanno ipotizzato che questa potrebbe essere la spiegazione degli effetti particolarmente forti sull'organismo dei manifestanti dei lacrimogeni. Su twitter @Fulyacondas ha pubblicato la fotografia di un candelotto esploso raccolto per terra a piazza Taksim a Istanbul sul quale c'é in turco la scritta ''Fabbricato nel 2006'' - ''Usare entro il 2011''. Molti manifestanti hanno denunciato il forte effetto tossico dei gas usati massicciamente dalla polizia a Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya e in altre città.
15.40 - Il manifestante morto nella notte negli scontri a Hatay (Antiochia, sud della Turchia) non sarebbe deceduto per un colpo d'arma da fuoco sparato dalla polizia. Lo riferisce la procura citando il primo rapporto dell'autopsia. I medici legali non avrebbero trovato ''nessun foro di entrata o di uscita di un proiettile'', ma hanno constatato una frattura nella scatola cranica di 3 centimetri per 2,5. Era stato il governatore di Hatay a riferire che Abdullah Comert, 22 anni, era morto per ''gli spari da parte di una persona non identificata''. Secondo il leader del Chp di Antiochia Servet Muallaoglu, il ragazzo é morto dopo essere stato colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno. Molti manifestanti hanno affermato negli ultimi giorni che in diversi casi gli agenti hanno sparato i candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo mirando proprio alla testa i dimostranti.

15.15 - Un interessante servizio della Tv di Mosca Russia Today - http://www.youtube.com/watch?v=o3_jyLp5FK0

15.00 - Un video sugli scontri di ieri ad Ankara: http://www.youtube.com/watch?v=uHc3t9yKlRo

14.25 -
Da Izmir dallo stesso Quartier generale della Polizia hanno fatto sapere che gli elementi in borghese che negli ultimi giorni hanno aggredito con mazze e bastoni gruppi di manifestanti...erano poliziotti in borghese. Nessun accenno però a eventuali punizioni o indagini.

14.15 -
Protesta degli avvocati contro la repressione e la limitazione alla loro agibilità all'interno del tribunale di Caglayan, ad Istanbul.
avvocati

14.00 - Video, una settimana di resistenza da Gezi Park a tutta la Turchia: http://www.youtube.com/watch?v=59XPBtofVGA



13.30 - Un interessante video con immagini, interviste e ricostruzioni della rivolta turca e sulle sue ragioni: http://www.youtube.com/watch?v=TJp6yCodAZE




13.00 -  
"La Turchia deve condurre un'indagine approfondita e indipendente sul comportamento delle forze di sicurezza nei confronti dei manifestanti scesi in piazza in tutta la Turchia". Lo chiede l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani. "Siamo preoccupati per le notizie di eccessivo uso della forza dal parte delle forze dell'ordine contro i manifestanti in Turchia" ha detto la portavoce Cecile Pouilly. "Accogliamo con favore l'ammissione delle autorità che può esserci stato un uso sproporzionato della forza e il loro appello a un'indagine sui funzionari di polizia che avrebbero infranto la legge e violato gli standard internazionali sui diritti umani" ha detto Pouilly ai giornalisti. "Queste indagini vanno condotte in modo tempestivo, completo, indipendente e imparziale, e i colpevoli vanno consegnati alla giustizia" ha aggiunto. Insomma dovrebbero essere le autorità governative turche a indagare sul loro stesso operato...

12.30 - 
La polizia turca ha sparato, nei giorni scorsi, gas lacrimogeni persino all'ingresso del pronto soccorso di piazza Taksim, dove venivano portati i dimostranti feriti negli scontri di Istanbul. Lo denuncia Amnesty International in un appello al premier turco Recep Tayyp Erdogan a porre fine alle violenze sui manifestanti.

12.20 - 
Dal 29 maggio, oltre 2000 persone sono rimaste ferite in diverse città della Turchia, quando la polizia ha usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i manifestanti. E' il bilancio fornito da Amnesty International in base a quanto riportato dall'Associazione medica turca. In particolare 1500 persone sono rimaste ferite a Istanbul, 414 ad Ankara, e 420 a Smirne. L'Associazione medica turca ha dichiarato che la maggior parte delle lesioni sono state causate dall'uso di idranti e lacrimogeni. Il conteggio non tiene conto dei feriti nelle altre città turche dove le manifestazioni, a volte imponenti, sono state attaccate brutalmente dalla polizia.

12.00 - 
La polizia turca ''ha fatto il suo lavoro'' negli ultimi giorni, ma ha subito ''provocazioni da parte di organizzazioni illegali''. Lo ha affermato oggi il vicepremier turco Bulent Arinc, che dirige il governo in assenza del premier Recep Tayyip Erdogan, in visita nel Maghreb. In una conferenza stampa Arinc ha anche accusato, come Erdogan due giorni fa, il Chp, il principale partito di opposizione, di essere dietro alle manifestazioni.

11.00 - 


10.35 - Al bilancio dei morti, informano fonti turche, va aggiunta una manifestante in coma dopo essere stata colpita da un lacrimogeno ad Istanbul. Secondo il governo, la rivolta ha fatto finora 160 feriti tra i poliziotti e 60 tra i civili. Cifre ridicole: per l'Associazione dei medici turchi i feriti sono 2.500 soltanto tra Istanbul e Ankara. E altrettanti gli arrestati.

10.20 - Il sindaco di Antalya, città sulla costa mediterranea della Turchia, si é rifiutato di fornire acqua per i veicoli dotati di cannoni ad acqua impiegati dalla polizia per disperdere le manifestazioni di questi giorni. Lo riporta l'agenzia Dogan, ricordando come il sindaco Mustafa Akaydin faccia parte del principale partito di opposizione a livello nazionale, il kemalista Partito repubblicano popolare (Chp). Akaydin ha respinto la richiesta della polizia di attingere ai tank pieni di acqua impiegati in genere dai vigili del fuoco, giustificando la sua decisione con i problemi che potrebbero esserci in caso di incendi. Il 'no' del sindaco é stato però aggirato dalla polizia, che ha ottenuto dal presidente del municipio Kerpez della città - che appartiene al Partito Giustizia e Sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyip Erdogan - l'ok a utilizzare le scorte d'acqua destinate all'irrigazione di aiuole e parchi. Dall'ufficio di Turan Eren, governatore di Antalya - carica non elettiva, ma di nomina governativa - é arrivato un monito al sindaco Akaydin ad assecondare le richieste della polizia.

Il bilancio della giornata di ieri
Continuano manifestazioni e scontri, soprattutto ad Ankara e in alcuni quartieri di Istanbul, e purtroppo continua a crescere anche il numero dei manifestanti uccisi dalla dura repressione delle forze di sicurezza. Il conteggio ufficiale dei morti è arrivato ieri sera a tre, con il decesso di un ragazzo di 22 anni, Abdullah Comert, ucciso da un colpo d’arma da fuoco durante una manifestazione ad Antakya (Antiochia, provincia di Hatay), città al confine con la Siria. Secondo alcune fonti Comert era un attivista del Partito repubblicano popolare (Chp), il principale partito di opposizione turco, socialdemocratico e nazionalista. Altre due persone hanno perso la vita nei giorni scorsi negli scontri che hanno infiammato il Paese. Un altro giovane manifestante di sinistra, Mehmet Ayvalitas, è morto a Istanbul dopo essere stato travolto da un'auto che si è lanciata contro un gruppo di dimostranti antigovernativi. A perdere la vita è stato anche un altro giovane, Ethem-Sarisuluk, alla quale un poliziotto ha sparato alla testa a bruciapelo sabato, durante una manifestazione nel centro di Ankara. Questo il bilancio ufficiale: in realtà il conteggio fornito dai coordinamenti dell’opposizione è ancora più alto, e parla di cinque vittime, includendo altri due attivisti uccisi a Istanbul durante i duri scontri di venerdì scorso. Moltissimi sono i manifestanti ricoverati negli ospedali del paese in gravi condizioni, colpiti alla testa dai candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo o da pallottole di gomma. Molti coloro che hanno perso un occhio o del tutto la vista a causa anche dell'effetto dei gas Cs usati in quantità industriale dalle forze di sicurezza.

Scontri duri si sono verificati ieri in molte città della Turchia. Mentre a Taksim decine di migliaia di persone manifestavano contro il governo, scontri sporadici si sono verificati ai margini della grande spianata e poi si sono spostati nel quartiere di Besiktas, dove i manifestanti da giorni assediano gli uffici del primo ministro Erdogan, attaccati e dati alle fiamme. Anche ad Ankara per tutto il giorno ieri e poi in serata i reparti antisommossa hanno tentato di sgomberare Piazza Kizilay con idranti e gas lacrimogeni sparati di nuovo dagli elicotteri, mentre i manifestanti hanno risposto lanciando pietre e bottiglie. Manifestazioni - spesso attaccate dalla Polizia - si sono tenute nella giornata di ieri anche a Bursa (dove a migliaia hanno bloccato l'autostrada), ad Adana, ad Antalya, a Izmir, a Mersin, Samsun, Trebisonda.

Questa mattina alle 11 intanto comincia uno sciopero di ‘avvertimento’ contro il governo che sta guadagnando numerose adesioni. A proclamarlo ieri, per 48 ore, è stato il Kesk, la Confederazione dei sindacati dei lavoratori pubblici. "Il terrore di Stato messo in atto contro proteste assolutamente pacifiche sta continuando in modo tale da minacciare la sicurezza della vite dei civili" scrive la confederazione, che conta circa 240 mila iscritti nel settore pubblico e che ha chiesto ad alre sigle sindacali e ai lavoratori non organizzati di mobilitarsi subito contro la repressione e contro il giro di vite antipopolare che il governo ha impresso alle politiche economiche negli ultimi anni. In queste ore la mobilitazione sembra crescere vista la chiusura di scuole e facoltà universitarie in particolare ad Istanbul e ad Ankara.

Ultima modifica Martedì 04 Giugno 2013 21:01 


Fonte:

domenica 2 giugno 2013

LA RIVOLTA DI TAKSIM CONQUISTA LA TURCHIA

Domenica 02 Giugno 2013 16:45 


1000 feriti, 1000 arresti e due morti. La protesta di Taksim si è trasformata in rivolta e si è estesa a tutto il paese, manifestazioni e scontri in 90 città, milioni in piazza. Erdogan ha accusato il colpo. Oggi nuove manifestazioni e nuovi scontri.
E’ stata una giornata campale, quella di ieri, ad Istanbul ed in tutta la Turchia. Basta vedere i dati – per quanto sommari e incompleti – forniti da media e istituzioni per rendersi conto del fatto che quella che era nata come una protesta localizzata per la difesa di un parco nel centro di Istanbul sia presto diventata una ribellione generalizzata e trasversale contro vari aspetti della politica del governo islamico-liberista dell’Akp e del premier Erdogan in particolare. Ieri il ‘sultano’, con un durissimo e minaccioso comunicato, aveva ribadito la linea dura, avvertendo i manifestando che il centro commerciale e la moschea nel fazzoletto verde ai margini di Piazza Taksim si sarebbe fatto ad ogni costo e che l’ordine sarebbe stato riportato. Ma già alle 15 era evidente che a mobilitarsi non erano più solo le associazioni ecologiste, i movimenti antagonisti e i partiti di estrema sinistra. In piazza, a Istanbul e non solo, erano nel frattempo scesi vasti settori sociali trasversali, tutti uniti dal ripudio della brutalità della polizia e dall’autoritarismo del governo. Dai militanti dei partiti di centrosinistra a quelli dei sindacati a un popolo variegato che ha covato per anni la rabbia nei confronti delle manie di grandezza e i progetti faraonici attraverso i quali l’ex sindaco di Istanbul ha cercato in questi anni di rafforzare il suo potere e i legami con l’oligarchia turca.
Quando Istiklalm il lungo viale dello shopping e della movida, era ormai invaso da decine di migliaia di manifestanti e ai margini di piazza Taksim erano già iniziati duri scontri con i reparti antisommossa della polizia, una telefonata del presidente della Repubblica Gul ha ‘consigliato’ a Erdogan un passo indietro. E così poco prima delle 16 alle migliaia di celerini che occupavano Piazza Taksim è arrivato l’ordine di ritirarsi, lasciando campo libero ad una marea umana che si è gonfiata man mano che altri cortei giungevano dalla sponda asiatica e da quella europea. Una marea umana che ha gridato all’unisono “libertà, giustizia, dimissioni”, “fermiamo il fascismo”, esplicitando che quella scoppiata poche ore prima era una rivolta di massa e con precisi obiettivi politici. Mentre alle finestre delle case e degli uffici attorno a Taksim comparivano ritratti del fondatore della Turchia laica – e autoritaria – Ataturk, la piazza festeggiava la vittoria sul regime, mentre i camerieri dei ristoranti o i lavoratori degli hotel offrivano acqua e limoni ai manifestanti ancora in lacrime per l’effetto degli spray urticanti e dei lacrimogeni.

Che i media turchi, e anche italiani, giustifichino i moti di ieri come conseguenza della rabbia giovanile contro le limitazioni alla vendita dell’alcool nelle ore notturne appare assai riduttivo, se non offensivo.

I numeri, dicevamo. Secondo le autorità turche solo ieri la polizia ha arrestato in tutta il paese ben 939 persone, che si sommano ad altre centinaia detenute tra giovedì e venerdì soprattutto a Istanbul. I feriti, secondo le autorità, sarebbero ‘solo’ un centinaio, ma fonti mediche parlano almeno di 1000 feriti, alcuni dei quali gravi. Alcuni hanno perso o perderanno completamente la vista, colpiti in pieno volto dalle spolette dei lacrimogeni Cs sparate ad altezza d’uomo. Altre asfissiate da nubi di gas tossici - gettati sulla folla addirittura dagli elicotteri - vietati dalla convenzioni internazionali, compreso un ‘nuovo’ gas arancione il cui scopo dovrebbe essere quello di marcare, macchiare chi ne viene investito per poterlo riconoscere in seguito e arrestare. Altre ancora con arti fratturati o teste spaccate.

Un video sul gas arancione:


La parola 'morti' continua ad essere tabù, nessuno osa pronunciarla ufficialmente. Ma dopo le associazioni mediche turche anche Amnesty International conferma oggi che almeno due persone hanno perso la vita durante gli scontri delle ultime 48 ore. Sulla rete girano immagini terribili di gente accasciata incosciente a terra in mezzo a pozze di sangue, di giovani travolti dai bulldozer e dai blindati della Polizia. I reparti antisommossa hanno usato in molti casi pallottole di gomma e non sono mancati i casi in cui i poliziotti hanno sparato sulla folla. Ad esempio ad Ankara, dove un poliziotto a sparato alla testa di un manifestante a breve distanza (http://s7.directupload.net/images/130602/oyxpcyd9.swf). In realtà il bilancio delle vittime della repressione potrebbe essere assai più consistente.
I media parlano di ‘decine di migliaia di manifestanti’ ma le immagini di una enorme piazza Taksim gremita di gente parlano chiaro: solo a Istanbul in piazza c’erano molte centinaia di migliaia di manifestanti, ed altrettanti nelle circa 90 città dove ieri si è protestato contro Erdogan. A milioni sono scesi in piazza, per lo più in modo pacifico. Ma scontri durissimi, barricate, fionde e lanci di razzi e di molotov si sono visti in almeno una decina di città.

E il dato più significativo di ieri è stata l’estensione della protesta di massa ad una città, Ankara, che è assai più conservatrice e conformista della cosmopolita e tollerante Istanbul. Nella capitale sono scese in piazza molte migliaia di persone, e gli scontri sono durati ore nonostante la brutalità della polizia che ha addirittura fatto ricorso ai taser e ai bastoni elettrificati contro i manifestanti. Ma dopo gli scontri, in serata, anche il popolo laico di Ankara ha voluto festeggiare la presa di Taksim, a lungo vietata alle organizzazioni progressiste e ai sindacati a suon di botte, arresti e denunce. Quando è calato il buio migliaia di auto si sono riversate nei viali della capitale, addobbate con le bandiere turche e i ritratti di Ataturk e con i clacson strombazzanti. Nel frattempo altre migliaia di persone hanno invaso la centrale arteria commerciale di Tunali, cantando ''Tayyp vattene''. Molti i giovani che ostentavano bottiglie di birra, in polemica con la campagna di ‘moralizzazione’ che vede impegnate le autorità dell’Akp. “Moralizzazione” contestata anche da diverse coppie che si baciavano sulla bocca.
Ma la pausa negli scontri ad Ankara è durata poco. Oggi pomeriggio la polizia ha di nuovo attaccato con lacrimogeni e idranti alcune centinaia di attivisti dell'opposizione che tentavano di avvicinarsi agli uffici del premier Erdogan, di cui i contestatori chiedono le dimissioni. Oggi pomeriggio si segnalano di nuovo scontri anche a Izmir.

Invece ad Istanbul questa mattina gruppi di attivisti hanno cominciato a dedicarsi alla pulizia di Piazza Taksim; armati di scope, palette e sacchi dell'immondizia hanno raccolto pezzi di vetro, bossoli di proiettili di gomma, candelotti lacrimogeni esplosi, insieme a montagne di rifiuti e sassi ereditati dalle quasi 30 ore di battaglia conclusesi con l'occupazione della piazza. Poi nel pomeriggio di oggi prima a centinaia, poi di nuovo a decine di migliaia, attivisti di organizzazioni di sinistra e dei sindacati e delle organizzazioni giovanili hanno cominciato di nuovo ad affluire nella spianata in un clima almeno per ora più disteso rispetto ai giorni scorsi. Alcuni provocatori hanno tentato di aggredire un gruppo di attivisti curdi, difesi però da cordoni di manifestanti al grido di "uniti contro il fascismo" mentre sulla spianata cominciava un concerto del Grup Yorum. Band i cui componenti sono stati nei mesi scorsi arrestati ed in alcuni casi torturati dalla polizia. Ma a quel tempo nessun media italiano se ne occupò...

Guarda: 

 

Ultima modifica Domenica 02 Giugno 2013 17:13 


Fonte:

ISTANBUL: UNA PROTESTA CHE DIVENTA RIVOLTA

Sabato 01 Giugno 2013 20:00 


Il premier Erdogan minaccia i manifestanti e promette che non fermerà i suoi faraonici progetti speculativi. La protesta per la difesa del Gezi Park si estende e diventa rivolta popolare contro un regime oscurantista e autoritario. Ancora manifestazioni e scontri.


20.20 - Con il calare del buio i coordinamenti di lotta temono che la polizia attacchi di nuovo i manifestanti ancora radunati, a centinaia di migliaia, in Piazza Taksim ed in altre decine di città turche. Scontri si segnalano già, violentissimi, ad Adana. Confermate le crepe nell'esercito, con molti militari che dichiarano apertamente il proprio sostegno al movimento per la difesa del Gezi Park ed indirettamente la propria opposizione al governo e alla polizia.

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20.00 - 
Mentre la polizia turca si é ritirata da piazza Taksim, gli agenti in tenuta antisommossa hanno usato gas lacrimogeni e idranti contro i manifestanti nel quartiere di Besiktas, a poca distanza, per disperdere un folto gruppo di manifestanti che stavano dirigendosi verso l'ufficio del premier, Recep Tayyip Erdogan. Lo riferisce la rete al Jazira aggiungendo che alcuni dei manifestanti avrebbero rovesciato e dato alle fiame un veicolo della polizia.

19.30 - 
In totale sarebbero stati 95 gli arresti odierni negli scontri tra manifestanti e polizia a piazza Taksim a Istanbul. Di questi, riferisce il quotidiano Hurriyet, 81 sarebbero stati rilasciati dopo essere stati interrogati dalla procura, che si riserva di incriminarli.

19.10 -
Mentre a Taksim l'atmosfera per ora è tranquilla, la polizia ha di nuovo attaccato i manifestanti nel popolare quartiere di Besiktas, a poca distanza. Anche ad Ankara continuano gli scontri, con i blindati della polizia che si lanciano a tutta velocità contro i dimostranti che rifiutano di abbandonare il centro della città: quattro di loro sarebbero stati investiti da un mezzo. Scontri anche ad Antalya, sulla costa vicino a Izmir.

18.50
- Piazza Taksim a Istanbul è gremita di persone, le foto pubblicate sui profili facebook degli attivisti turchi è impressionante. Sono ormai parecchie centinaia di migliaia di persone che stanno confluendo da tutti i quartieri dell'enorme metropoli verso il cuore della protesta contro il regime di Erdogan e del suo partito islam-liberista Akp che oggi, almeno sul Bosforo, ha dovuto incassare una sonora sconfitta.

18.40 - E' di almeno 1.000 feriti il bilancio provvisorio degli scontri ad Istanbul tra manifestanti e polizia degli ultimi giorni. Lo riferisce l'Associazione dei medici turchi, sottolineando che almeno 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni sparati dagli agenti mentre altri 4 sono curati per fratture al cranio.

18.15 - Migliaia di manifestanti stanno resistendo alle violenze della polizia turca nel centro della capitale Ankara. Nel quartiere di Kizilay centinaia di persone hanno lanciato pietre contro la polizia mentre un elicottero sparava candelotti di gas lacrimogeno sulla folla. La polizia ha anche fatto ricorso a bastoni elettrificati, che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone colpite, stordendole e provocando anche seri danni e lesioni.

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18.00 - Se a Istanbul la situazione è relativamente calma, è dalla capitale Ankara che arrivano notizie di scontri durissimi, barricate e decine di arresti e feriti, alcuni dei quali molto gravi. I media ufficiali turchi evitano accuratamente di fornire informazioni dettagliate come era già avvenuto a Istanbul, e il numero di giornalisti e di attivisti stranieri nella assai più conservatrice capitale turca è assai esiguo rispetto alla metropoli sul Bosforo.

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17.15 - Anche il regista turco Ferzan Ozpetek, come molti altri intellettuali e artisti di Istanbul, appoggia i manifestanti di Istanbul, aderendo a un appello ai media internazionali ''perché il resto del mondo sia messo a conoscenza di quello che sta accadendo e dello stato di polizia creato dal partito Akp del premier Recep Tayyip Erdogan''. ''I media turchi - afferma l'appello - controllati direttamente dal governo, o economicamente o politicamente legati al governo, si rifiutano di parlare degli scontri'' e ''le agenzie di stampa bloccano il regolare flusso delle informazioni''.

17.10 - Decine di migliaia di manifestanti continuano ad occupare pacificamente piazza Taksim. I manifestanti gridano slogan ostili al premier Erdogan e cantano ''uniti contro il fascismo'' e ''governo dimissioni''. La celebre via Istiklal - che congiunge la piazza con la torre di Galata - teatro di scontri ieri e questa mattina, ha l'aspetto di un campo di battaglia, con vetri infranti e spolette gas lacrimogeni per terra.

17.05 - Mentre a Istanbul la calma si è momentaneamente imposta segnalati duri scontri ad Ankara ed in altre città della Turchia. Manifestazione di solidarietà in corso al consolato turco di Milano.

17.00 - Un commento dell'intellettuale Slavoj Zizek sui fatti di Istanbul: 

16.50 - Moltissimi giornalisti e attivisti nelle scorse ore hanno segnalato grossi problemi alle connessioni telefoniche e soprattutto l'oscuramento di alcuni social network, probabilmente una misura intrapresa dalle autorità nella fase più acuta degli scontri per rallentare la mobilitazione popolare. Negli ultimi minuti la situazione sembra essere tornata quasi alla normalità.

16.45 - Si segnalano sporadici scontri nei quartieri adiacenti a Taksim, mentre alcuni cordoni di polizia si sono piazzati a ridosso del Gezi Park e controllano la situazione da lontano. La piazza ora è letteralmente invasa e la folla grida ripetutamente "Libertà, dimissioni".

16.35 - Il deputato turco Aykan Erdemir conferma in una dichiarazione l'uso da parte della polizia di un "gas colorato di arancione" oltre al normale gas cs. Oltre che a Istanbul, il gas arancione è stato usato - afferma il parlamentare - anche ad Ankara contro i manifestanti antigovernativi. E' più micidiale del 'normale gas Cs' e provoca violenti conati di vomito.

16.30 - ''Nessuno ha il diritto di aumentare le tensioni in Turchia usando come scusa alcuni alberi tagliati''. Cosi' il primo ministro turco ha commentato la protesta in corso a Istanbul. Intervenendo all'Assemblea generale dell'Export turco, Erdogan ha detto: ''Tutti in questo Paese hanno il diritto di manifestare all'interno della democrazia e della legge. Tuttavia, nessuno ha diritto di agire contro la legge, condurre azioni estranee alla democrazia e danneggiare negozianti o residenti. Nessuno ha diritto ad aumentare le tensioni in Turchia usando come scusa qualche albero tagliato''.

16.20 - Ora la colonna di fumo che si alza da Piazza Taksim si fa più consistente, e secondo alcuni giornalisti il fuoco avrebbe investito alcune strutture prefabbricate ad un lato della enorme piazza.

16.15 - La piazza è sempre più piena e in vari punti con amplificazioni improvvisate i promotori della protesta - partiti, coordinamenti, sindacati, associazioni - stanno parlando davanti a decine di migliaia di persone sempre più determinate. Negli ultimi minuti, da quando la polizia si è ritirata dalla piazza e si è posizionata nelle vie adiacenti, alcuni canali televisivi hanno cominciato a parlare insistentemente di incendi appiccati dai dimostranti, mostrando nuvole di fumo che si alzano dalla spianata. In realtà gli incendi in piazza c'erano già da ieri, da quando cioè gruppi consistenti di dimostranti hanno incendiato le barricate che avevano eretto per tentare di difendersi dagli attacchi dei reparti antisommossa.

16.05 - Manifestazioni di solidarietà anche in Austria, Olanda e Grecia.

16.00 - La polizia turca ha ricevuto ordine di ritirarsi da piazza Taksim ad Istanbul dove nel frattempo sono riuscite ad entrare decine di migliaia di persone. Secondo testimoni citati dall'agenzia di stampa 'Dpa', i manifestanti hanno applaudito e gioito quando i cordoni di poliziotti in assetto antisommossa hanno cominciato ad arretrare.

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15.50 -
 Mentre proseguono nel centro di Istanbul i violenti scontri fra polizia e manifestanti attorno all'area di Gezi Park e di Taksim, il Consolato generale d'Italia ha invitato i connazionali che si trovano nella megalopoli del Bosforo ad ''evitare gli assembramenti ed a restare in albergo se alloggiati in zona''. ''Sono in corso imponenti manifestazioni nei dintorni di Taksim e Istiklal e in altre zone della città'' avverte la sede consolare in un messaggio Sms.

15.45 -
 Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ammesso che possono esserci stati casi di azioni "estreme" delle forze dell'ordine nei confronti della gente che in questi giorni sta dimostrando nel centro di Istanbul contro l'attuazione di un progetto di ridisegno della piazza centrale della citta'. "Sì, é vero - ha detto Erdogan - potrebbero esserci stati degli errori, una risposta un po' troppo estrema da parte della polizia". E il ministero dell'Interno ha fatto sapere con un comunicato che sarà intrapresa azione legale contro i poliziotti che hanno agito in maniera "eccessiva". Sembra un segnale di debolezza da parte delle autorità.

15.40
- Decine di migliaia di persone occupano Istiklal Caddesi e le traverse intorno a piazza Taksim nonostante l'aria sia resa irrespirabile dai gas sparati dalla polizia. La folla non arretra e centinaia di persone hanno ingaggiato violenti scontri con i reparti antisommossa, lanciando pietre, bottiglie ed altri oggetti. Secondo alcune testimonianze riportate da giornalisti presenti la polizia starebbe lanciando i lacrimogeni anche dagli elicotteri ma migliaia di manifestanti sono comunque riusciti ad entrare in piazza Taksim.

Guarda: 


15.30 - Durante una conferenza stampa realizzata dalla Taksim Dayanisma, la piattaforma che coordina la difesa del Gezi Park, due medici hanno assicurato che durante l'assalto di ieri della polizia contro i manifestanti un giovane ha perso la vita. Su Internet gira anche un video che mostra un uomo abbattuto violentemente da un getto d'acqua sparato da un idrante della polizia in Piazza Taksim e che batte violentemente la testa sul selciato, perdendo conoscenza. Secondo alcune fonti l'uomo non sarebbe sopravvissuto ma anche in questo caso mancano conferme ufficiali.

15.25 -
Oltre che in molte città turche, manifestazioni di solidarietà con i manifestanti di Istanbul e contro il governo Erdogan sono in corso o sono state convocate per il tardo pomeriggio in Spagna, in Francia, in Gran Bretagna, in Belgio e soprattutto in Germania. A farsene promotrici alcune realtà della diaspora turca ma anche realtà della sinistra e associazioni per la difesa dei diritti umani.

15.20 -
Secondo il sito della sinistra greca Left.gr alcuni soldati turchi avrebbero distribuito mascherine ad alcuni manifestanti per potersi proteggere dall'effetto dei lacrimogeni con i quali i reparti antisommossa della polizia stanno da alcuni minuti di nuovo inondando migliaia di manifestanti che protestano nell'ultimo tratto di Istiklal Caddesi, ai margini di Piazza Taksim. Secondo il sito Kranos.gr la polizia, che inseguiva alcuni manifestanti rifugiatisi presso un ospedale militare, sarebbe stata minacciata con le armi da alcuni soldati per impedire che gli agenti facessero irruzione nella struttura. La polizia avrebbe risposto sparando lacrimogeni all'interno dell'ospedale militare.

15.15 -
Decine di migliaia di persone stanno scendendo in piazza in questi minuti in diverse parti di Istanbul, chiamati a raccolta dai partiti dell'opposizione, dai sindacati, dalle realtà antagoniste ed ecologiste, dalle associazioni per i diritti umani. Già stamattina a migliaia hanno inscenato manifestazioni spontanee contro il governo, ad esempio nella parte asiatica, dove hanno occupato i moli dei traghetti che solcano il Bosforo urlando slogan per la libertà e contro la repressione. Alcuni coordinamenti di lotta hanno dato appuntamento sulla via Istiklal per una marcia diretta verso Piazza Taksim, epicentro storico delle proteste della sinistra e dei sindacati e a due passi dal Gezi Park, dove ancora stamattina la polizia ha attaccato i manifestanti che nonostante la brutalità dei reparti antisommossa erano rimasti a presidiare il parco per impedire alle ruspe di sradicare gli alberi.

15.10 - 
L'ordine degli avvocati turco ha lanciato un appello questa mattina al capo dello stato Abdullah Gul perché intervenga per fare calare il livello di tensione fra manifestanti e forze di polizia attorno al caso di Gezi Park a Istanbul. 

15.05 - 
Amnesty International ha denunciato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia turca a Gezi Park a Istanbul ed ha affermato che ''l'utilizzo di gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici in uno spazio ridotto dove possono comportare un serio rischio per la salute é inaccettabile e viola gli standard internazionali dei diritti umani, deve essere fermato immediatamente''. In un comunicato il direttore per l'Europa di Amnesty John Dalhuisen, riferisce Hurriyet online, ha anche avvertito che ''l'uso della violenza da parte della polizia a questi livelli appare volto a negare il diritto di protesta pacifica e a scoraggiare altre persone dal parteciparvi''. Amnesty International ha chiesto una inchiesta sul comportamento delle forze di polizia a Gezi Park. Intanto il capo dell'opposizione, il socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu, ha chiesto al premier Recip Tayyip Erdogan di ordinare ''l'immediato ritiro'' delle forze di polizia che circondano i manifestanti a Gezi Park. ''Non mettete la polizia contro il popolo. Questa gente sta difendendo la sua città" ha affermato Kilicdaroglu.

14.55
- Le proteste si estendono oltre Istanbul. Nella capitale i manifestanti si sono radunati di fronte al Parlamento e hanno lanciato bombe molotov contro la polizia, che a sua volta ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Sempre ad Ankara, in migliaia si sono riuniti nel parco centrale della capitale per chiedere le dimissioni del governo. La polizia ha invece disperso violentemente centinaia di sostenitori dell'opposizione che tentavano di raggiungere la sede principale dell'AKP, il partito del primo ministero Recep Tayyip Erdogan. Manifestazioni di solidarietà nei confronti dei contestatori di Taksim si sono registrate anche a Eskisehir, Mugla, Konya e a Bolu. In alcuni casi i manifestanti sono stati attaccati dai reparti antisommossa della polizia.

Gli scontri della notte: http://www.youtube.com/watch?v=VqIJnMN7tB4

14.50 - 
Da stamattina si susseguono in molti quartieri di Istanbul, oltre che nel centro della città già diventato ieri un vero e proprio campo di battaglia, le manifestazioni, le proteste e i presidi.
Dopo le minacciose affermazioni di Erdogan, il Taksim Dayanisma, cioè la piattaforma che riunisce le varie realtà mobilitate in questi giorni a difesa del Gezi Park, ha invitato tutta la società a scendere in piazza sulla base di tre richieste:

1)      Le immediate dimissioni del Governatore di Istanbul e del capo della polizia della megalopoli
2)      L’immediata fine della repressione e della violenza della polizia contro la popolazione
3)      L’immediata rimozione delle barriere di sicurezza e delle transenne e dei blocchi di polizia piazzati da ormai una settimana intorno e dentro il Gezi Park, e la riapertura del parco all’utilizzo pubblico. 


14.30
- “Abbiamo deciso e andremo avanti”. Suona così, in sintesi, il lungo e minaccioso messaggio rivolto al paese attraverso i canali radio e tv dal premier islamico-liberista Recep Tayyip Erdogan, che ha intimato ai manifestanti di Piazza Taksim ad Istanbul di fermare "immediatamente" il loro intralcio alle forze dell'ordine impegnate a sgomberare il parco, il Gezi Park, dove il governo vuole edificare un centro commerciale e una moschea. “Chiedo ai manifestanti di fermare immediatamente le loro manifestazioni per evitate ulteriori danni ai visitatori, ai pedoni e ai commercianti" ha detto il primo ministro, ribadendo che non ritirerà il mega progetto urbanistico all'origine delle proteste. Una dichiarazione che suona come un nuovo via libera alla dura repressione già costata quasi 100 arresti e centinaia di feriti, e che promette di bypassare la decisione di un tribunale che ieri sera aveva fatto sapere di aver ordinato di far fermare le ruspe arrivate lunedì nel giardino a due passi dalla centralissima e animata Piazza Taksim. Non è ancora chiaro se la brutale violenza della polizia abbia provocato alcuni morti, come alcune fonti continuano a denunciare accusando i media di censura. Ma alcuni dei feriti sono in gravi condizioni. E questa mattina la repressione si è di nuovo scatenata contro parecchie migliaia di manifestanti che in vari quartieri del centro hanno dato vita a nuovi blocchi e manifestazioni. La polizia é nuovamente intervenuta con i gas lacrimogeni, le granate stordenti e i cannoni ad acqua, e si registrano altri feriti e altri arresti dopo quelli di ieri e dei giorni scorsi.  Nelle scorse ore migliaia di manifestanti appartenenti a diversi gruppi politici della estrema sinistra ma anche di centrosinistra hanno marciato sul ponte che collega i due lati del Bosforo, bloccando per ore il traffico e manifestando ormai non più contro la distruzione del Gezi Park ma ormai contro un regime autoritario e repressivo che dimostra di non farsi scrupoli nell’imporre, ad ogni costo, gli interessi economici dei suoi sostenitori e una visione oscurantista e reazionaria dell’Islam. Contro Erdogan e l'Akp si stanno coagulando, con la protesta del Gezi Park a fare da detonante, diverse proteste: quelle contro le restrizioni alla vendita degli alcolici; quella contro le restrizioni al diritto di aborto e di contraccezione per le donne; quella contro la devastazione ambientale; quella contro un modello economico liberista e autoritario in campo sociale e sindacale; quella contro la repressione delle minoranze etniche, culturali e religiose; quella contro l'interventismo di Erdogan nei confronti di un paese, la Siria, da molti turchi considerata un paese fratello.
A due passi da piazza Taksim, il Gezi Parki, costruito nel 1940, è circondato da alberghi di lusso. Il progetto approvato dall'amministrazione comunale islamica conservatrice, prevede al suo posto un centro commerciale, oltre al “rifacimento” di una caserma di epoca ottomana. Da lunedì, quando i bulldozer sono arrivati nel parco, gli istambulioti, frequentatori del parco o ambientalisti, hanno cominciato a montare la guardia per impedire lo scempio. Avviate da ecologisti e urbanisti, le manifestazioni si sono a poco a poco trasformate in un movimento contro il governo e i suoi mega progetti a Istanbul, come il terzo ponte Bosforo e il terzo aeroporto internazionale, per non parlare del canale artificiale parallelo allo stretto naturale che taglia in due la città. Cuore pulsante della città e centro della vita notturna, Piazza Taksim concentra divisioni e veleni non solo per quanto riguarda l'area verde del Gezi Parki. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, è ormai certo che nella nuova piazza troverà posto anche una moschea, fortemente voluta dal premier e che ha ricevuto critiche da residenti e urbanisti. Un indissolubile legame tra islam radicale e business che sembra la base del crescente potere di Erdogan e dell’Akp.

Ultima modifica Sabato 01 Giugno 2013 20:23 



Fonte:

http://www.contropiano.org/esteri/item/16997-istanbul-la-protesta-diventa-rivolta-la-diretta 

sabato 2 febbraio 2013

Per Edo


"Lo sa solo il cielo il perché. Per sempre con noi. Ciao Edo"
curva nord - stadio Marassi - Genova

"I colori non dividono un'amicizia. Ciao Edo"
curva sud - stadio Marassi - Genova









Edoardo e Carlo si conoscono al liceo scientifico: Carlo è in 3° (Carlo è avanti un anno), Edo in 1°. Tra loro nasce subito un'amicizia forte che li lega oltre la scuola, negli interessi comuni, nelle amicizie, nelle partite a pallone.
Un'amicizia che continua a tenerli vicini, anche dopo la fine della scuola; come è normale nella vita, alternano momenti in cui si frequentano di più, a periodi in cui non si sentono per un po'... per poi tornare insieme.

Dopo il 20 luglio 2001, Edo scriverà su un muro di Piazza Manin, (la piazza degli incontri con gli amici comuni), "Un amico, un fratello: ciao Carlo".
E dal 20 luglio 2001, Edoardo non riuscirà più a staccarsi da Piazza Alimonda.
Fino al 2 febbraio 2002.
Edoardo va in Svizzera, a Zurigo, per partecipare alla manifestazione contro il WTO e poi per seguire una sua grande passione: il Genoa, che giocherà a Como.
Si incontra con un suo amico, Mattia, che abita a Riva San Vitale, e vanno insieme al corteo. Quando tornano a casa, Edo si sente stanco, dice all'amico che ha voglia di dormire un po' e si sdraia su un letto...
E' il 2 febbraio 2002, Edoardo muore per una miocardite.




Fonte:



sabato 17 novembre 2012

LIBERI MA CON OBBLIGO DI FIRMA GLI STUDENTI CATTURATI IL 14 NOVEMBRE A ROMA

photopopoff 
photopopoff 
di Checchino Antonini

Liberi tutti, in serata, gli otto ragazzi arrestati nella caccia all'uomo delle forze dell'ordine seguita alla carica sul lungotevere di Roma quando è stato fermato il corteo di alcune decine di migliaia di persone che manifestava nell'ambito dello sciopero generale europeo e voleva raggiungere il presidio autorizzato sotto Montecitorio.

Uno dei difensori, l'avvocato Francesco Romeo, ha riferito che per due dei fermati non è stato convalidato l'arresto con l'immediata scarcerazione, mentre per gli altri sei è avvenuta la convalida con scarcerazione e unico obbligo quello della firma giornaliera. L'obbligo di firma è stato disposto dal Gip per Massimo D'Angelo, Lorenzo Bartoli, Natasha Grdich, Riccardo Masoch, Mattia Tommasi e Cristopher Chiesa.

La convalida non è stata invece stata accolta relativamente alle posizioni di Adriano Pasqua e Stefano Minore, quest'ultimo difeso proprio dall'avvocato Romeo. Per tutti gli indagati il pm Tescaroli aveva sollecitato la misura degli arresti domiciliari.

Per tutti le accuse contestate erano di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni e non devastazione e saccheggio come era circolato nell'immediatezza della retata. Il gip ha voluto esaminare i filmati e le foto realizzate nel corso degli scontri prima di prendere la decisione.

Intanto, di fronte all'evidenza della brutalità poliziesca, la notizia della liberazione passa in secondo piano nell'agenda setting in favore. Un secondo filmato, e probabilmente alcuni testimoni, dimostra che i lacrimogeni sono stati lanciati anche dal tetto del palazzo del ministero di Giustizia. Mentre la questura annuncia indagini severe e la procura ha anche aperto un fascicolo sugli eccessi delle forze dell'ordine, suonano grottesche le difese d'ufficio su alcuno organi di informazione per accreditare la plausibilità della tesi del questore secondo cui i lacrimogeni sarebbero stati lanciati da terra ma deviati dal palazzo.

La politica ufficiale, invece, ignora il tema del codice alfanumerico sulle giubbe di chi agisce travisato in ordine pubblico. A lanciarlo, in questa occasione, un giornalista di Micromega, Giacomo Russo Spena accolto dal silenzio tombale degli ambienti sindacali della Ps. Interviene però Luigi De Magistris, sindaco di Napoli: «E' arrivato il momento di introdurre il codice alfanumerico sulle divise che renda accertabile la responsabilità individuale di chi sbaglia evitando la criminalizzazione di massa». 


 sabato 17 novembre 2012 00:25


Fonte:

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41303&typeb=0&14N-liberi-con-obbligo-di-firma-gli-arrestati-di-Roma


venerdì 26 ottobre 2012

IL 3 LUGLIO FURONO LANCIATI (MIRANDO) 4537 LACRIMOGENI CONTRO I NO TAV


 25 ottobre 2012 at 11:33 
 

Dalla lettura dei leaks di Anonymous iniziamo a pubblicare qualche documento interessante tra quelli sottratti alla Polizia di Stato. Quello che pubblichiamo è sull’impiego dei lacrimogeni durante il 3 luglio del 2011, giorno dell’assedio al fortino/cantiere della MAddalena. Il Titolo è “MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TAV DEL 3.7.2011 – IMPIEGO DI ARTIFICI LACRIMOGENI E MEZZI SPECIALI” e si può trovare all’interno del pacchetto NOTAV classificato dall’operazione #Antisecita.
Scopriamo che  sono stati lanciati 4357 lacrimogeni contro i notav, così suddivisi:  Polizia di Stato (solo Reparti Mobili)   2157, Carabinieri 2000,  Guardia di Finanza 200. Sono stati autorizzati al lancio di acqua tre dei quattro idranti impiegati.
Dal proseguo della lettura si legge anche che “  I lacrimogeni, seppur in un uso così massiccio, si sono rilevati inefficaci nell’allontanamento dei manifestanti che, respinti, ritornavano sull’area rapidamente, vuoi perché attrezzati con maschere antigas, farmaci nonchè secchi d’acqua in cui spegnere i lacrimogeni e guantoni per rilanciarli all’indirizzo del personale operante, attenuandone di fatto l’effetto, vuoi per il peculiare contesto boschivo, ricco di vegetazione ed infine per le condizioni del vento, non sempre a favore.”
Ancora il documento pone l’accento sugli effetti collaterali nei confronti degli agenti stesi: “… peraltro affaticato nella respirazione già accelerata dalla corsa e complicata dall’uso delle maschere anti gas, rese altresì permeabili dal sudore, i cui filtri sono stati messi a dura prova dalla lunghezza dell’esposizione [...]. Frequentissimi gli episodi di vomito, irritazione cutanea, intossicazione, stato confusionale transitorio.
E wsugli idranti “… Gli idranti – della cui ultima data di impiego in questa provincia non si ha memoria – fatto salvo in un settore di impiego favorevole per la dislocazione, non hanno sortito l’effetto deterrente sperato
Insomma dopo 6 ore di scontri, 4357 lacrimogeni lanciati (molti prendendo bene la mira come le foto e i video dimostrano” I NOTAV NON HANNO MOLLATO, E gli agenti hanno pianto e vomitato parecchio!

venerdì 13 gennaio 2012

UNA NOTIZIA DI TRE ANNI FA PER NON DIMENTICARE GLI EFFETTI DI ARMI DEVASTANTI

Di Valentina Perniciaro

13 gennaio 2009

 Da Le Monde di mart 13 gennaio, pag 6:
Due medici norvegesi presenti a Gaza affermano di “aver visto delle vittime provocate da un nuovo tipo di arma, le DIME”
Al-Arish, Egitto
di Sophie Shihab

Dei feriti di un tipo nuovo –adulti e bambini le cui gambe non sono altro che dei moncherini bruciati e sanguinolenti- sono stati mostrati in questi ultimi giorni dalle televisioni arabe che trasmettono da Gaza. Domenica 11 gennaio, sono stati due medici norvegesi, i soli occidentali presenti nell’ospedale della città, che ne hanno dato testimonianza. I dottori, Mads Jilbert e Erik Fosse, che intervengono nella regione da una ventina d’anni con l’Organizzazione non governativa norvegese Norwac, sono potuti uscire dal territorio della città con 15 feriti gravi, attraverso la frontiera con l’Egitto. Non senza alcuni ultimi ostacoli: “Tre giorni fa, il nostro convoglio, per di più condotto dal Comitato internazionale della Croce rossa, è dovuto tornare indietro prima di arrivare a Khan Younis, dove alcuni dei carri armati hanno sparato per stopparci”, hanno detto ai giornalisti presenti ad Al-Arish. Due giorni piu tardi, il convoglio è riuscito a passare ma i medici e l’ambasciatore norvegese venuto ad accoglierli, sono stati bloccati tutta la notte “per ragioni burocratiche” all’interno del terminal della frontiera di Rafah, semi-apertounicamente per alcune missioni mediche.
Gli effetti delle bombe DIME
Gli effetti delle bombe DIME

In quella notte, i vetri e un soffitto del terminal sono stati distrutti dallo spostamento d’aria di una bomba caduta nelle vicinanze.
“All’ospedale al-Shifa, di Gaza, non abbiamo visto delle bruciature al fosforo, né dei feriti da bombe a sottomunizioni (cluster bombs). Abbiamo visto ferite di cui abbiamo tutte le ragioni di pensare che siano state provocate da un nuovo tipo di arma, sperimentato da militari americani e conosciuta sotto l’acronimo DIME –(Dense Inert Metal Explosive)” hanno dichiarato i medici.
Piccole bolle di carbone contenenti una lega di tungsteno, cobalto, nichel e ferro, queste armi hanno un enorme potere esplosivo, che si dissipa nell’arco di 10 metri. “A 2 metri il corpo è tagliato in due; a 8 le gambe sono tagliate, bruciate come da migliaia di punture d’ago. Non abbiamo visto i corpi scarnificati ma molti amputati. Ci sono stati casi simili nel Libano del sud nel 2006 e ne abbiamo visti a Gaza lo stesso anno, durante l’operazione “Pioggia d’estate”. Alcuni esperimenti su dei ratti hanno mostrato che le particelle che restano nel corpo sono canceragone” hanno spiegato i medici.
Un dottore palestinese intervistato domenica, da Al-Jazeera, ha parlato della sua impotenza di fronte a questi casi: “i feriti non hanno nessuna traccia di metallo nel corpo, ma delle strane emorragie interne. Una materia brucia i loro vasi e provoca la morte senza che noi possiamo fare nulla”. Secondo la prima squadra di medici arabi autorizzata passare la frontiera a sud della Striscia, l’ospedale di Khan Younis ha accolto decine di casi di questo tipo. I medici norvegesi sono stati obbligati, riferiscono, a testimoniare di ciò che hanno visto di fronte all’assenza, a Gaza, di qualsiasi altro rappresentante del “mondo Occidentale” – medici o giornalisti- : “E’ possibile che questa guerra sia un
Foto di Mahmud Hams _L'Ospedale di Al-Shifa_
Foto di Mahmud Hams _L'Ospedale di Al-Shifa_

laboratorio dei fabbricanti di morte? E’ possibile che nel XXI° secolo si possa ancora rinchiudere un milione e mezzo di persone e farne tutto ciò che si vuole chiamandoli terroristi?”
Arrivati al quarto giorno di guerra all’ospedale Al-Shifa, che loro hanno conosciuto prima e dopo il blocco, i medici hanno trovato l’edifico e l’attrezzatura “agli sgoccioli”, un personale già stremato, e agonizzanti ovunque. Il materiale che era stato preparato è rimasto bloccato al valico di Eretz. “Quando 50 feriti arrivano tutti d’un colpo all’emergenza, anche il miglior ospedale d’Oslo entrerebbe in crisi – raccontano – Qui possono cadere anche dieci bombe al minuto.” I vetri dell’ospedale sono stati infranti dalla distruzione della vicina moschea. “Quando suonano gli allarmi il personale deve rifugiarsi nei corridoi, il loro coraggio è incredibile” proseguono. “Dormono al massimo due/tre ore al giorno, la maggior parte hanno parenti tra le vittime, e sentono alla radio la litania dei nuovi luoghi colpiti, a volte proprio dove hanno i loro familiari, ma devono restare a lavorare…
“Il mattino della nostra partenza arrivando alle urgenze ho domandato come era andata la notte. Una infermiera ha sorriso. E poi è scoppiata in lacrime.” A questo punto del suo racconto la voce del dott Jilbert vacilla “vede, si riprende sorridendo, anche io…”.
QUI INVECE IL LINK  di un reportage su questi armamenti preso da Peacereporter
E QUI ANCORA
ARMI NON CONVENZIONALI: IL PARERE DEGLI ESPERTI DEL ‘NEW WEAPONS COMMITTEE’
“Siamo in contatto con medici che operano anche nella Striscia di Gaza, abbiamo visto immagini, già fatto studi approfonditi sulle armi utilizzate dagli israeliani in Libano nel 2006 e siamo arrivati alla conclusione che le ferite che vediamo oggi a Gaza sono identiche a quelle in Libano; e allora vennero utilizzate ‘Dime’ e fosforo bianco”: lo ha detto alla MISNA Paola Manduca, docente universitaria di genetica e rappresentante del ‘New weapons committee’ di Genova, un gruppo di accademici, ricercatori e studiosi di tutto il mondo che studia gli effetti degli ultimi ritrovati dell’industria bellica sugli individui e sulle popolazioni. “I Dime – dice la Manduca – sono un prodotto dell’industria americana di cui si conosce43761 l’esistenza dal 2004 ma che teoricamente non dovrebbero essere in commercio se ci si attiene alle dichiarazioni ufficiali; in realtà il loro impiego nel 2006 da parte degli israeliani in Libano è stato accertato”. La rappresentante del ‘New weapons committee’ spiega che i ‘Dime’ sono ordigni studiati per la guerra urbana e considerati dai loro ideatori ‘strumenti adeguati’ per ridurre i danni collaterali perché hanno una potenza controllabile e una forza distruttiva che in genere varia tra i cinque e i 10 metri. “I ‘Dime’ – continua la Manduca – contengono nanoparticelle di materiale pesante che a seconda della foggia del contenitore vengono diffuse in maniera omogenea o secondo alcune particolari forme; i tanti casi di amputazione sono probabilmente dovuti a ‘Dime’ che rilasciano le particelle plasmandole come una lama che trancia di netto qualunque cosa trovi all’interno del suo raggio di azione; ecco perché tante persone, bambini e donne, vengono ritrovati con braccia e gambe amputate, ma senza nessun frammento nel resto del corpo; anche l’innesco può essere modificato in base alle necessità. Volendo paragonare i ‘Dime’ a qualcosa che ci è più familiare, provate a immaginare delle accette giganti lanciatevi contro a folle velocità“. Sembra fantascienza, continua la docente genovese, ma sono armi reali che uccidono o lasciano con gravi disabilità chi viene colpito. Alcune immagini visionate dai ricercatori del ‘New weapons committee’ confermerebbero anche l’uso da parte di Israele di ordigni contenenti fosforo bianco: “Su questo non abbiamo ancora sufficienti testimonianze – aggiunge la Manduca – ma alcune immagini televisive ne dimostrerebbero l’impiego; contrariamente ai ‘Dime’, armi sperimentali per le quali non c’è ancora una posizione ufficiale della comunità internazionale anche se se ne auspica l’intervento quanto prima, l’uso del fosforo bianco in aree civili come Gaza è esplicitamente vietato da una convenzione di Ginevra perché causa la morte bruciando qualunque cosa contenga ossigeno come un corpo umano”. Per la Manduca, infine, i gas asfissianti che fonti giornalistiche riferiscono essere stati usati in alcune zone della Striscia sono probabilmente ‘gas Cs’, sorta di lacrimogeni più intensi che rendono l’aria completamente irrespirabile.

Fonte: