Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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sabato 8 febbraio 2014

VALLE DEL GIORDANO: DOPO LO SGOMBERO DI EIN HAJLA NASCE UN NUOVO VILLAGGIO DI PROTESTA

sabato 18 gennaio 2014

COMUNE IN VAL SUSA CONDANNA LA PIZZAROTTI, DITTA DEL TAV ISRAELIANO

Scritto da: valsusa report - gen• 18•14

tbm-pizzarotti 

Comune in Val Susa condanna Pizzarotti per il suo coinvolgimento nella TAV israeliana che attraversa la Cisgiordania. La Coalizione Italiana Stop That Train chiede al governo italiano di scoraggiare le imprese italiane che operano in violazione del diritto internazionale, seguendo l’esempio di altri paesi europei.


Il 27 dicembre il Consiglio comunale di Villar Focchiardo (TO) ha approvato all’unanimità una delibera che condanna la Pizzarotti Co S.p.A. di Parma per il suo coinvolgimento nella ferrovia ad alta velocità israeliana che attraversa la Cisgiordania occupata. La TAV israeliana, che dovrebbe collegare Tel Aviv a Gerusalemme, taglia per 6,5 km i Territori palestinesi occupati in palese violazione del diritto internazionale, comportando la confisca di terre palestinesi e il saccheggio di beni appartenenti al territorio occupato per la costruzione di una linea ferroviaria ad uso quasi esclusivo dei cittadini israeliani.

Villar Focchiardo diventa così la sesta amministrazione locale ad approvare una tale delibera. Il significato della misura è forte dato che il comune si trova in Val Susa, dove va avanti da 20 anni la lotta popolare contro la costruzione di una TAV attraverso la vallata. Nell’ottobre del 2013, una delegazione villar-focchiardoNo Tav si è recata nei Territori palestinesi occupati dove ha potuto costatare come la sottrazione continua di terre palestinesi è strumentale allo “spezzettare il territorio”.

L’estate scorsa l’organizzazione palestinese per i diritti umani Al-Haq ha pubblicato un parare legale sul caso in cui si afferma che ci sono “fondati motivi” per ritenere Pizzarotti responsabile di atti che “possono ammontare a gravi violazioni del diritto internazionale, come i crimini di guerra di saccheggio e di distruzione e appropriazione di beni”. Per gli stessi motivi, la Deutsche Bahn si era già ritirata dal progetto nel 2011. Oltre alla condanna politica e morale, la delibera approvata impegna il sindaco e la giunta di Villar Focchiardo a valutare la possibilità di inserire una clausola “che escluda la partecipazione di aziende e soggetti economici che operino in violazione dei diritti umani e/o in contrasto con i diritto internazionale” nel regolamento del comune “per la partecipazione a bandi comunali per l’esecuzione di opere pubbliche”.

La delibera di Villar Focchiardo arriva in un momento in cui governi e impresi europei prendono misure per evitare complicità con le violazioni del diritto internazionale commesse da Israele. Negli ultimi mesi, tre imprese olandesi, su consiglio del governo, hanno interrotto legami con gli insediamenti israeliani. A dicembre 2013 il governo britannico ha pubblicato linee guida che avvertono sui “chiari rischi connessi alle attività economiche e finanziarie negli insediamenti” e non incoraggia né offre supporto per tali attività. La Romania ha vietato ai suoi cittadini lavoratori edili di essere coinvolti nella costruzione delle colonie israeliane poiché in violazione di norme di diritto internazionale. Le nuove linee guida dell’Unione Europea, in vigore dal 1 gennaio 2014, vietano l’attribuzione di sovvenzioni comunitarie ai progetti in insediamenti illegali e il rilascio di prestiti UE a qualsiasi entità israeliana che operi negli insediamenti.

 railway to jerusalem

La Coalizione Italiana Stop That Train applaude la coerenza mostrata da Villar Focchiardo e le altre amministrazioni locali italiane nell’assicurare che le imprese che traggono profitti dalla violazione del diritto internazionale non abbiano accesso ai fondi pubblici. Stop That Train invita i consigli comunali in tutta Italia ad approvare delibere analoghe e esige che il governo italiano, in perfetta linea con la politica europea di non riconoscere la sovranità israeliana sui Territori palestinesi occupati, scoraggi attivamente le imprese italiane dal proseguire o intraprendere attività con imprese ed enti israeliani che operano nei territori palestinesi occupati.

Coalizione italiana Stop That Train


 © Copyright 2014 TG Valle Susa




Fonte:


venerdì 3 gennaio 2014

GAZA. LA SOLIDARIETA' ITALIANA CONTRO L'EMBARGO VERSO I PALESTINESI

Venerdì, 03 Gennaio 2014 19:11

Di 


Gaza. La solidarietà italiana contro l'embargo verso i palestinesi


La delegazione italiana entrata ieri a Gaza ha proseguito le sue attività nella Striscia, in barba ai bombardamenti israeliani della notte scorsa. Stamattina (3 gennaio) i delegati si sono recati all'ospedale Al Awda per consegnare gli aiuti che sono stati raccolti in decine di iniziative organizzate in molte città italiane per tutto il 2013. Ricordiamo che l'ospedale Al Awda era stato gravemente danneggiato nel corso dell'aggressione israeliana del 2008-2009. La delegazione italiana, dopo aver consegnato all'ospedale Al Awda gli aiuti portati dall'Italia (vedi foto) ha proseguito le sue attività con la visita al campo profughi di Jabalya, a circa tre chilometri dalla cittadina omonima, nel nord della Striscia di Gaza. L'obiettivo principale della delegazione è infatti quello di riportare l'attenzione sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi,come punto irremovibile e centrale per il futuro del popolo palestinese.



 
Fonte:


giovedì 2 gennaio 2014

"SIAMO DENTRO GAZA". LA DELEGAZIONE ITALIANA E' RIUSCITA AD ENTRARE

Ci hanno creduto mentre ormai noi non ci speravamo più, hanno insistito e alla fine la solidarietà ha vinto! La delegazione italiana è arrivata a Gaza! Yalla! Free Gaza! Free Palestine!

Qui la notizia su Contropiano con alcune informazioni su Piombo fuso per non dimenticare:


Giovedì, 02 Gennaio 2014 15:50

Di 


"Siamo dentro Gaza". La delegazione italiana è riuscita ad entrare


Intorno alle 14.00 la delegazione di attivisti italiani è riuscita a varcare il "valico maledetto" di Rafah ed entrare nella Striscia di Gaza. Ad attenderli la popolazione palestinese e le autorità. Gli attivisti italiani celebreranno insieme ai palestinesi i cinque anni trascorsi dal massacro dell'operazione Piombo Fuso scatenata dagli israeliani. Seguiranno aggiornamenti.

 Foto: LA DELEGAZIONE E' ENTRATA E SEMBRANO PIUTTOSTO CONTENTI E SU DI GIRI. L'ASSEDIO PER UN PO' E' STATO ROTTO. PALESTINA LIBERA!!


La delegazione italiana intende visitare i campi profughi palestinesi dentro la Striscia di Gaza nel quadro della campagna per il Diritto al Ritorno dei profughi nelle loro case dalle quali sono stati cacciati nel 1948 e che ogni anno vede una delegazione recarsi nei campi profughi palestinesi in Libano (quasi 500mila) per ricordare il massacro di Sabra e Chatila nel 1982. Inoltre si recherà all'ospedale Al Awda con il quale da cinque anni è attiva una campagna di sostegno. Infine si incontrerà con tutte le componenti del movimento palestinese all'insegna dell'unità della resistenza contro l'occupazione israeliana.




Qui sotto alcune informazioni per non dimenticare il mattatoio dell'operazione Piombo Fuso di cinque anni fa contro la popolazione palestinese di Gaza.

L’Operazione Piombo Fuso scatenata dalle forze armate israeliane ufficialmente come risposta al lancio dei rudimentali razzi da Gaza verso il territorio israeliano, inizierà il 27 dicembre 2008 e durerà 22 giorni. I bombardamenti israeliani da terra e cielo portano alla distruzione di abitazioni di 325.000 persone. Vengono distrutte 18 scuole e 280 danneggiate. Tra queste anche 50 scuole dell’UNRWA (United Nations relief and works agency for Palestine refugees in the near East). Il bilancio finale è di più di 1400 palestinesi uccisi, di cui un quarto bambini. I morti israeliani risultano 13.
Israele nel corso dell’Operazione utilizza come arma anche il fosforo bianco colpendo, tra le altre,la sede dell’UNRWA e l’ospedale al-Quds a Gaza City. Quando il fosforo bianco entra in contatto con la pelle può continuare a bruciare anche in profondità, fino a raggiungere la massa muscolare e la spina dorsale. A Gaza verrà sperimentata anche la micidiale bomba "Dima" che esplode in orizzontale mutilando le gambe e la parte inferiore del corpo. Il suo scopo è fare più feriti che morti. I morti vengono seppelliti, i mutilati restano come costo sociale e affettivo sulle loro famiglie e la collettività.


Qui di seguito le parole con cui Vittorio "Vik" Arrigoni descrisse il primo giorno dei bombardamenti su Gaza:

"Avete presente Gaza? Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull’altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei cosciente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali. Bombardando la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro, è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue.Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato lì vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà".
 
Ultima modifica il Giovedì, 02 Gennaio 2014 16:56



mercoledì 1 gennaio 2014

NUOVO STOP ALLA DELEGAZIONE ITALIANA CON DESTINAZIONE GAZA

Non si fa in tempo a pubblicare una buona notizia che si scopre che non è più tale. Leggo adesso da Contropiano che la delegazione italiana che era riuscita a partire stamane per Gaza è stata nuovamente bloccata. Qui l'articolo:


Mercoledì, 01 Gennaio 2014 16:45

Di





Nuovo stop alla delegazione italiana con destinazione Gaza



 
Un nuovo stop per la delegazione italiana decisa a raggiungere Gaza per ricordare i cinque anni dall'operazione Piombo Fuso e portare solidarietà agli ospedali e ai campi profughi palestinesi. Nel pomeriggio, a circa 150 km da Rafah, è arrivato un nuovo stop delle forze di sicurezza egiziane che hanno fatto fermare il pullman. Costretti al dietrofront fino al Canale di Suez. La delegazione fa sapere che domani mattina tenterà di nuovo di passare.
Era arrivato nel cuore della notte di Capodanno il via libera per la delegazione italiana con destinazione Gaza. Stamattina alle 7.00 si erano messi in marcia alla volta del valico di Rafah per poter poi entrare nel Territorio Palestinese sotto assedio dal 2006. Obiettivo i campi profughi palestinesi nella Striscia e l'ospedale al Awda, cinque anni dopo la sanguinosa operazione Piombo Fuso da parte delle forze armate israeliane. In mezzo, da allora,  più di 1.740 morti, migliaia di mutilati, un assedio che ancora permane. Free Gaza, un grido per la libertà.


Ultima modifica il Mercoledì, 01 Gennaio 2014 17:46



Fonte:


UNA BUONA NOTIZIA DI DIVERSE ORE FA: LA DELEGAZIONE ITALIANA DIRETTA A GAZA E' RIUSCITA A PARTIRE STAMATTINA.

Ho letto solo adesso una buona notizia di diverse ore fa: la delegazione italiana diretta a Gaza è riuscita a partire stamattina. Riporto qui l'articolo di Contropiano di questa notte.


Mercoledì, 01 Gennaio 2014 03:45





La delegazione italiana è riuscita a partire. Destinazione Gaza
E' arrivato nel cuore della notte di Capodanno il via libera per la delegazione italiana con destinazione Gaza. Stamattina alle 7.00 si metterà in marcia alla volta del valico di Rafah per poter poi entrare nel Territorio Palestinese sotto assedio dal 2006. Obiettivo i campi profughi palestinesi nella Striscia e l'ospedale al Awda, cinque anni dopo la sanguinosa operazione Piombo Fuso da parte delle forze armate israeliane. In mezzo, da allora,  più di 1.740 morti, migliaia di mutilati, un assedio che ancora permane. Free Gaza, un grido per la libertà.
Foto: La direttrice dell'ospedale palestinese del Cairo
Foto: Un momento dell'incontro con la direttrice dell'ospedale alla quale abbiamo consegnato i medicinali




Ultima modifica il Mercoledì, 01 Gennaio 2014 04:01 

Fonte:


martedì 31 dicembre 2013

GAZA. ANCHE LA SOLIDARIETA' E' SOTTO EMBARGO

Lunedì, 30 Dicembre 2013 19:26


Di

 Gaza. Anche la solidarietà è sotto embargo


Qui di seguito una corrispondenza arrivata questa sera dalla delegazione italiana che sta cercando di entrrare a Gaza in solidarietà con i palestinesi sotto assedio da sette anni.

La solidarietà è sotto embargo: ci impediscono di entrare a Gaza.

La delegazione italiana “Per non dimenticare... il diritto al ritorno”, da cinque giorni al Cairo, oggi ha stazionato per l'intera giornata davanti l'ambasciata italiana, per avere conferma del permesso d'ingresso a Gaza. Non è arrivato. Abbiamo con ostinazione provato in tutti i modi ad entrare a Gaza, ma questo ci è impedito. Ancora una volta Gaza rappresenta uno degli aspetti centrali del dramma del popolo palestinese. Si vuole chiudere in prigione una intera nazione e nessuno deve poter entrare. Di tutto ciò le responsabilità sono precise e chiare: se da una parte c'è l'occupazione israeliana (che non deve essere mai dimenticata), dall'altra ci sono le complicità degli stati arabi e dei governi occidentali che su questa regione si giocano interessi geopolitici di portata mondiale. Noi non ci sentiamo sconfitti e consapevoli di queste difficoltà rinnoviamo con forza il nostro impegno in solidarietà con il popolo palestinese. Denunciamo al contempo le complicità del nostro governo e dell'Egitto nel perpetuare su Gaza un embargo criminale e illegale. In questi giorni dall'ambasciata italiana e dalle autorità egiziane ci è stato più volte spiegato che per ragioni di sicurezza il Sinai non è accessibile per “grosse operazioni militari” in corso. Ci domandiamo il perchè questi rischi vengano amplificati quando si tratta di voler andare a Gaza mentre sono sottaciuti per quanto riguarda i luoghi di villeggiatura sul mar Rosso. La delegazione domani mattina consegnerà all'ospedale Palestina al Cairo i medicinali raccolti per essere portati a Gaza.


Ultima modifica il Lunedì, 30 Dicembre 2013 19:35 
Fonte:

sabato 21 dicembre 2013

RAPITO L'INTERPRETE DEL FILM DI SAMANTHA COMIZZOLI SULLA PALESTINA


sabato 21 dicembre 2013

 



Mentre le associazioni in Italia stanno preparando le serate del tour del film “SHOOT”, sulla Resistenza Palestinese non violenta, di Samantha Comizzoli; è arrivata la brutta notizia. Venerdì mattina uno dei due protagonisti del film, Murad Shtaiwi di Kuffr Qaddum, è stato rapito da israele.

Le modalità sono, come al solito, alquanto dubbie ed è per questo che lo definiamo “rapimento” e non arresto.

Durante la notte c'è stato un raid dei soldati israeliani nel villaggio di Kuffr Qaddum e hanno arrestato due abitanti; poi, sono andati nella casa di Murad a devastarla un po' e lo hanno minacciato che se avesse continuato ad organizzare le manifestazioni del venerdì lo avrebbero arrestato.

Il venerdì mattina Murad ha ovviamente confermato la manifestazione e due ore prima dell'inizio, mentre camminava sulla strada principale, è stato vittima di un agguato. I soldati sono sbucati da un nascondiglio, lo hanno ferito ad una gamba e portato via. Murad non ha fatto resistenza. Da allora non si hanno più notizie.

Murad Shtaiwi è il coordinatore della lotta non violenta di Kuffr Qaddum e lavora per il Dipartimento della Pubblica Istruzione.

Purtroppo questa è la normalità, orribile, in Palestina e tutto quello che stiamo facendo è proprio per denunciare questi crimini e smuovere le autorità e l'opinione pubblica internazionale.


Il tour del film, che inizia proprio da Ravenna il 19 gennaio pomeriggio, servirà anche a denunciare questo ennesimo crimine grazie alle voci degli altri Palestinesi invitati in Italia: Hakima Motlaq Hassan di Asira e Odai Qaddomi di Kuffr Qaddum. Per la libertà di Murad, di tutti i prigionieri politici palestinesi (211 bambini), per la fine dell'occupazione della Palestina noi proseguiamo Resistendo.










sabato 14 dicembre 2013

IL PIANO PRAWER NON E' PASSATO

Il piano di trasferimento dei beduini del Naqab è al momento sospeso. Analisi dei possibili scenari futuri e la lezione della mobilitazione palestinese. 

venerdì 13 dicembre 2013 15:06



di Roberto Prinzi

 
Roma, 13 dicembre 2013, Nena News - Il Piano Prawer almeno per ora non è passato. Ad annunciarlo è stato uno dei suoi architetti, l'ex ministro israeliano Benny Begin, in una conferenza stampa convocata ieri nel Quartiere Generale della Difesa a Tel Aviv. Begin ha detto che il premier Netanyahu ha accettato la sua proposta di bloccare il disegno di legge ma non ha precisato se il piano sarà del tutto accantonato o se è solo temporaneamente sospeso.

Begin, figlio del famoso leader di destra Menachem, non ha nascosto l'insoddisfazione ed il fastidio per la dura opposizione al suo piano: "Destra e sinistra, ebrei ed arabi insieme, hanno sfruttato la sofferenza dei beduini riscaldando l'ambiente per un tornaconto politico". Begin si è poi difeso da quanti lo avevano criticato perché, a loro dire, non aveva ascoltato la popolazione beduina nell'elaborare il Piano. Durante la scrittura del progetto di legge, infatti, "abbiamo ascoltato più di 1000 beduini e in seguito alle loro osservazioni abbiamo introdotto dei cambiamenti".

"Io personalmente" - ha aggiunto - "ne ho incontrati 600, e non li abbiamo sentiti, ma ascoltati attentamente". Il parlamentare del Likud (destra) ha rivendicato con orgoglio di aver "fatto il massimo" affinché il piano diventasse legge, ma pragmaticamente ha aggiunto: "a volte bisognare guardare in faccia la realtà".

Le parole di Begin di ieri non sorprendono. Tre giorni fa, infatti, il parlamentare aveva negato le dichiarazioni del governo dopo le partecipate proteste della comunità palestinese d'Israele il 30 novembre scorso. Allora il primo ministro Netanyahu disse che il piano sarebbe stato eseguito perché era stato "accettato dalla comunità beduina". Intervenendo alla Commissione della Knesset degli Interni e dell'Ambiente, Begin era stato risoluto: "Io voglio che sia chiaro che, contrariamente a quanto è stato riportato nelle scorse settimane, io non ho mai detto che i beduini sono favorevoli al mio piano. Non lo potrei mai dire perché non gliel'ho mai presentato. Gli emendamenti apportati alla legge non sono stati presentati agli abitanti. Pertanto non è possibile sapere se le modifiche abbiano incontrato il loro favore. Non sono capace di stabilire quanto [i beduini, ndr] sostengano la legge".

Parole che non lasciano spazio ad elaborate congetture e che mettono per l'ennesima volta in imbarazzo il governo israeliano che per settimane aveva ripetuto che il Piano Prawer/Begin aveva già incassato il sostegno della popolazione beduina. Alle dichiarazioni di Begin avevano fatto seguito quelle di Yariv Levin (anche lui del Likud) secondo cui il piano attuale non avrebbe avuto la maggioranza all'interno del governo. Non avendo così i numeri necessari per l'approvazione della legge alla seconda e terza lettura, il governo avrebbe preferito ieri sospendere il piano evitando una clamorosa debacle parlamentare.
 
Il Piano Prawer
 

Il Piano Begin-Prawer, introdotto per la prima volta nel 2011, è un progetto del governo israeliano di estrema destra che prevede la distruzione di 35 villaggi beduini non riconosciuti da Tel Aviv (e di conseguenza privati delle infrastrutture basilari e sotto costante minaccia di demolizione), l'espulsione e il trasferimento forzato di 70.000 beduini palestinesi in nuove township e la confisca di oltre 800.000 dunam di terra [un dunam corrisponde all'incirca a mille metri quadrati].

Il piano ha suscitato sin dall'inizio le dure critiche della popolazione locale, delle associazioni della società civile e dell'intera comunità palestinese. Sono state organizzate tre partecipate giornate di protesta (l'ultima delle quali il 30 novembre) duramente represse dalla polizia. Molti attivisti israeliani e palestinesi hanno sottolineato come sia stata proprio la violenza del 30 novembre ad avere attirato l'attenzione ("tardiva") dei media israeliani.

Ma se opposizione c'è stata da parte della sinistra dentro e fuori la Knesset, non bisogna sottovalutare la contrarietà al piano espressa anche da settori dell'estrema destra di governo. Secondo i falchi, infatti, "l'offerta [ai beduini, ndr] è troppo generosa". Soprattutto se viene "ceduta" ad una popolazione che è considerata dagli estremisti di destra "voce di minoranza" (nel migliore dei casi) e "popolazione occupante che cospira con i palestinesi della Cisgiordania per prendere possesso della terra degli ebrei" (nel peggiore).
 
Le reazioni politiche

 
Alla notizia della sospensione del Piano Prawer, la sinistra parlamentare e non, le ONG e l'intera comunità palestinese hanno esultato. Adalah, il centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele, ha definito il ritiro del progetto come "il maggior risultato nella storia della comunità palestinese d'Israele". Tuttavia, nonostante la gioia, Adalah mantiene la concentrazione alta: "La cancellazione della proposta di legge è solo un inizio. La lotta al Piano Prawer continua. I piani del governo per il Naghev porteranno alla demolizione, evacuazione e confisca delle case e delle terre dei beduini, tra cui il villaggio di Atir Umm al-Hieran, che saranno distrutti per essere sostituiti da una colonia ebraica e da una foresta".
Non trattengono la soddisfazione la sinistra parlamentare e i politici arabi. Dov Khanin (Hadash) si è augurato che "questo successo possa rappresentare la fine di un lungo capitolo nello scontro tra lo Stato ed i cittadini beduini e segni l'inizio di un dialogo tra le due parti". Anche Meretz (sinistra sionista) con Rozin ha esultato: "Tiro un sospiro di sollievo insieme agli abitanti del Neghev, i beduini e gli ebrei, per il congelamento del Piano Prawer. E' tempo d'investire i soldi che lo stato voleva sprecare per il trasferimento dei beduini per collegare i villaggi all'acqua, all'elettricità e alle altre infrastrutture". Un raggiante Tibi (Lista Araba Unita) ha lodato il coraggio delle migliaia di palestinesi scese in strada per "difendere la loro terra".
Tra i falchi del governo se la battaglia è persa non lo è la guerra. Miri Regev (Likud) è come suo solito chiarissima: "E' importante arrivare a regolamentare la situazione nel Neghev. Ho detto che bisogna porre fine alla conquista della terra dello Stato da parte dei beduini". "La legge che è arrivata alla Knesset" - ha aggiunto - "subirà delle modifiche in base al documento di intesa che è stato rivelato in commissione due settimane fa". Sarebbe interessante sapere se quella intesa con i beduini di cui parla è la stessa che Begin, suo collega di partito, ha negato categoricamente ieri.
 
I possibili scenari

 
Per ora, dunque, il progetto di "reinsediamento/trasferimento" (a seconda di chi parla) dei beduini è fermo. Tre sono gli scenari ipotizzabili al momento. Un primo più favorevole ai beduini: Netanyahu rinuncia all'idea di "pulizia etnica" del Neghev e si accontenta di proseguire l'attuale politica (magari incaricando un'altra commissione che però potrebbe impiegare molto tempo, se non anni, per arrivare a qualche decisione). Questa opzione sarebbe leggermente migliore dell'applicazione del Progetto Prawer per i beduini ma continuerebbe a condannarli ad una vita di stenti, precarietà, paura, ad appelli ai tribunali intervallati dalla distruzione delle loro case - come i casi al-Araqib e Umm al-Hiran dimostrano.

Questo primo scenario è il più facile da realizzare e creerebbe al governo pochi problemi con la Corte Suprema Israeliana. Tuttavia, le dichiarazioni di Regev e di Levin, l'estremismo di Casa Ebraica e del Ministro degli Esteri Lieberman di Yisrael Beitenu sembrano lasciare poco spazio a questa prima opzione. Una seconda ipotesi potrebbe vedere i falchi del governo prendere il sopravvento sulle voci "moderate" della coalizione di Netanyahu. In un contesto del genere maggiori sarebbero le pressioni sul premier per un nuovo e più radicale piano di sradicamento con poca o nessuna compensazione per i beduini.

Gli ostacoli alla realizzazione di questo piano potrebbero essere rappresentati dagli elementi più "moderati" (si legga pragmatici) del governo e dalle reazioni della Corte Suprema. Bisogna però ricordarsi che, come è accaduto con gli "infiltrati" pochi giorni fa, il governo Netanyahu ha saputo facilmente aggirare la sentenza della Corte Suprema con alcuni emendamenti che hanno cambiato di poco i principi della prima bozza contro gli immigrati.

L'eventuale coinvolgimento dei media mainstream non dovrebbe rappresentare un problema per i sostenitori di questo secondo scenario a meno che la repressione operata da Tel Aviv non dovesse rivelarsi estremamente brutale. Escludendo poche voci di dissenso, la stampa e la televisione locale, infatti, non si lamentano più di tanto quando non sono coinvolti ebrei (il fatto che siano rimasti in silenzio, o, nel migliore delle ipotesi, abbiano coperto gli eventi relativi al Piano Prawer con riluttanza ne è una dimostrazione).
Il terzo scenario, il più difficile da realizzare visto l'attuale governo di estrema destra, è che Netanyahu apra un immediato dialogo con i beduini, riveda i piani fatti dai leader locali e dalle ONG e inizi a riconoscere i villaggi del Neghev ed i diritti basilari dei loro abitanti. Difficile che si realizzi in pratica soprattutto se si tiene conto che il conciliatorio e "moderato" Begin di questi giorni è l'ideatore del piano ed esponente dello stesso partito di estrema destra dove militano falchi come Regev.
 
Il lascito della lotta anti-Prawer

 
Qualunque sia lo scenario che si verrà a creare la sospensione del Piano Prawer è un grande successo raggiunto innanzitutto da chi lotta dal basso. Pertanto è comprensibile che la comunità palestinese la rivendichi come una sua "vittoria": i palestinesi della Palestina storica hanno ostacolato la proposta di legge marciando e lottando uniti subendo la brutale repressione della polizia israeliana (15 manifestanti sono ancora in prigione) e, in alcuni casi, della stessa Autorità Palestinese.
Le tre giornate anti-Prawer hanno inoltre ribadito quanto sia profondo il divario tra palestinesi e i loro governanti. I primi lottano per mantenere la propria presenza sulla loro terra, i secondi svendono i pochi dunam rimasti per assicurarsi una piacevole e tranquilla vecchiaia. Non è solo Prawer contro cui i palestinesi stanno lottando. Non lo stanno facendo solo per i beduini e per il Neghev o per la "nuova Nakba" in corso.

La generazione Oslo sta rivendicando una nuova gestione del potere, sta gridando di essere unità al di là delle appartenenze di partito, di non svendere la terra per la quale generazioni di palestinesi sono morti e poeti ed intellettuali ne hanno declamato e cantato la bellezza. Indicano ai loro governanti quale è la strada da seguire soprattutto nelle ore in cui a Ramallah il delegittimato Abbas continua a "dialogare per la pace".

Insomma non bisogna chiedersi soltanto se Prawer passerà ma quanto ancora l'Autorità Palestinese e gli sceriffi di Hamas a Gaza resteranno asserragliati nei loro fortini. La bomba sociale è un fiume in piena. La solidarietà ai prigionieri, la lotta di Bab al-Shams e l'orgoglio dei palestinesi d'Israele - gli "stranieri nella loro terra" - sono un grido di libertà al di là dei risultati ottenuti, al di là dei cupi scenari che sono all'orizzonte. Lo slogan "Prawer non passerà" cantato dalle migliaia di manifestanti in Galilea, nel Naqab, a Ramallah e Gaza è un messaggio di rivendicazione politica, di esistenza e di appartenenza e non è esagerato definirlo di rivolta.

Il giovane poeta e giornalista Alì Mawasi ha sintetizzato perfettamente il senso di queste giornate: "Con la rabbia, sì con la rabbia, con la nostra unità nazionale: da Gerusalemme, dalla Galilea, dal Triangolo, dalla Cisgiordania, da Gaza ed il Neghev. Il piano è caduto ma non ancora il progetto sionista. Ci sarà una quarta giornata di rabbia, perché ogni nuovo piano dovrà cadere. Ora cambiamo lo slogan: Prawer non è passato!". Nena News





Fonte:


 

martedì 3 dicembre 2013

ITALIA-ISRAELE: NESSUN VERTICE SULLE NOSTRE TESTE

3 dicembre, 2013 - 00:00

2 DICEMBRE 2013 - NESSUN VERTICE SULLE NOSTRE TESTE!

Oggi si tiene a Roma un vertice tra il "nostro" capo di governo Letta e Nethanyau, primo ministro israeliano.

L'Italia è il quarto partner commerciale nel mondo di Israele, il secondo in Europa, col quale ha stretto numerosi accordi di cooperazione, commercio e ricerca in vari campi tra cui esportazioni di gas israeliano, produzione di energie rinnovabili, comparto aereospaziale, sicurezza informatica, Expo 2015 di Milano, agricoltura innovativa, ricerca biomedica e compravendita di sistemi di sorveglianza di produzione israeliana (usati nella costruzione del muro dell'Apartheid e destinati ad essere installati sulle coste delle grandi isole e del meridione italiano contro i migranti).

A trarre maggiore profitto dalla situazione palestinese sono le industrie che speculano sulla morte delle persone, prima su tutte il "fiore all'occhiello" dell'industria italiana Finmeccanica (primo produttore di armi in Italia) di cui fa parte Telespazio che oggi abbiamo contestato, senza dimenticarci di tutte le altre "degne compari" concentrate nel quadrante nord-est (Vitrociset, Alenia, Selex, solo per citarne alcune).

La Palestina infatti è un "laboratorio" a cielo aperto in cui si sperimentano tecniche e tecnologie di oppressione, in cui le aziende belliche studiano l'efficacia delle loro nuove creazioni: aerei drone senza pilota usati per bombardare e controllare i palestinesi e telecamere di ultima generazione per controllarli; il tutto con l'aperto consenso della comunità internazionale che legittima e appoggia l'operato di Israele.

Un esempio che ben dimostra la stretta connessione tra i 2 governi, le industrie belliche e non per ultima l'università è stata la conferenza tenutasi a La Sapienza sul tema della guerra cibernetica (cyber-war), organizzata dai centri di ricerca de La Sapienza e dell'università di Firenze in collaborazione con partner privati come Vitrociset, Finmeccanica e Maglan (quest'ultima società israeliana di difesa ed informazione leader nel settore della cyber-guerra), a cui erano invitate le più alte cariche dell'esercito italiano e vari ministri.

Nel periodo in cui chiede sacrifici da fame alle classi sociali più disagiate, il governo delle larghe intese, come i precedenti, continua nella politica di cooperazione con Israele, soprattutto in campo militare: ne sono dimostrazione le recenti esercitazioni militari congiunte tra Italia, Israele, U.S.A. e Grecia e l'acquisto dei tristemente noti F-35.

COMPLICI E SOLIDALI CON IL POPOLO PALESTINESE



Fonte:

sabato 23 novembre 2013

A TORINO CONTRO IL VERTICE ITALIA-ISRAELE PER DIRE NO AL PIANO PRAWER


Comunicato dell'Assemblea Nazionale

Dalla solidarietà alla Lotta Internazionalista - al fianco della Resistenza Palestinese


Siamo in dirittura d'arrivo in una fase che segnerà una nuova partenza: la solidarietà con la Palestina a livello nazionale ha intrapreso un percorso nel tentativo di sostenere la lotta di liberazione dall'occupazione israeliana perpetrata impunemente, rintracciando le strategie per appoggiare la Resistenza palestinese.




In tal senso sono stati organizzati tre convegni nazionali nei quali si è costruita una piattaforma di lotta che ribadisse con chiarezza alcuni punti fondamentali in appoggio ai diritti del popolo palestinese. Già nel primo incontro sono state approvate due mozioni, una relativa al sostegno alle lotte dei prigionieri, l'altra per indire una manifestazione nazionale che potesse finalmente esplicitare un nuovo linguaggio, che parli di sostegno alla Resistenza e che condanni gli accordi malevoli che invece mirano alla resa.
Inizialmente si era ipotizzato di organizzarla a Roma, successivamente si è convenuto per spostarla a Torino, in vista del post-annunciato vertice tra Italia-Israele che si sarebbe dovuto tenere nel capoluogo piemontese: un'occasione rilevante sia per costruire una forte contestazione contro un governo che stringe accordi di morte con il sionismo, sia per ribadire il nostro sostegno alla Resistenza palestinese, tra l'altro a ridosso della giornata internazionale di solidarietà con la Palestina che si celebra il 29 novembre.
Tutto questo non solo si è realizzato, grazie alla campagna per la mobilitazione generale che si è creata attorno alla piattaforma proposta, ma sta anche avendo prospettive di più ampia portata. Il 30 novembre saremo a Torino anche per dire no al Piano Prawer insieme alle compagne ed ai compagni palestinesi che nello stesso giorno organizzeranno manifestazioni di protesta a Gaza e a Ramallah.

Saremo inoltrea Torino per condannare lo stesso governo italiano che si piega alle logiche imperialiste dimostrando la sua sudditanza al governo fascista turco sequestrando il compagno Bahar Kimyongur, militante del movimento della Tayad, impegnato contro le guerre neocolinialiste del regime turco e nel sostegno delle classi oppresse, perché crediamo che l'internazionalismo sia far sentire la nostra vicinanza a chi lotta per l'autodeterminazione dei popoli.
Le iniziative promosse per costruire la mobilitazione hanno rilanciato in Italia un nuovo fermento di solidarietà con la Palestina caratterizzato da chiare parole d'ordine, come un nuovo fermento è oggi presente tra i palestinesi, sempre più determinati ed ostinati a resistere, e che troveranno in noi un sostegno nella loro lotta di liberazione.
Il 30 novembre dunque saremo a Torino, anche dopo aver appreso la notizia di un probabile tour italiano itinerante di Netanyahu che lo vedrebbe spostarsi nella capitale; nulla è cambiato rispetto al lavoro fatto e agli obiettivi prefissati, che non sono né inseguire il boia sionista in giro per l'Italia né tantomeno rincorrere gli eventi: le discriminazioni, gli assassini e gli arresti in Palestina sono all'ordine del giorno, gli accordi tra sionismo ed istituzioni ed i loro frutti sono sempre più capillari ed evidenti... E' necessario agire contro queste dinamiche portando avanti una campagna che dia progettualità ed obiettivi chiari all'impegno dei movimenti internazionalisti che si schierano contro la colonizzazione sionista della regione araba.
Riteniamo che a pochi giorni dall'appuntamento Roma non possa essere in grado di sostenere e riprendere in mano quello che invece è stato già costruito a e per Torino; allo stesso tempo siamo convinti di voler dare rilevanza a quanto abbiamo costruito insieme, per dar respiro ad una piattaforma di lotta e resistenza contro il sionismo chiara e netta, sicuri anche che la disponibilità data per la logistica e la gestione di tutti gli impegni presi resterà salda sia a Torino sia nel resto delle città in cui si sta continuando a lavorare.
Forse lo spirito della manifestazione non era o non è chiaro a tutti, ma spostarla con il solo scopo di essere presumibilmente nella stessa città in cui sarà Netanyahu significa mostrare una posizione politica fragile e precaria, volta solo a tentare di risolvere le problematiche presenti a livello territoriale e che non rientra nelle nostre logiche di internazionalismo.
Sappiamo che quella del 30 novembre sarà solo una tappa, la strada è certo lunga, ma è stata intrapresa e proseguiremo convinti che possa maturare dando dei frutti concreti. Come diceva il compagno George Habash «La lotta contro l’impresa sionista potrebbe durare un altro centinaio di anni; chi non ha la forza necessaria dovrebbe farsi da parte».
Perciò chiediamo a tutte le realtà che si sono adoperate nel costruire insieme questa “tappa” di continuare a sostenere il percorso che ci vedrà presenti in una mobilitazione nazionale che prevederà la Manifestazione Nazionale il 30 novembre ed il seminario sul sionismo il 1° dicembre a Torino, una o più giornate di contestazione attraverso presidi vicino ai luoghi della città in cui si terranno gli incontri bilaterali con la presenza di Netanyahu.
Per noi esiste un solo baricentro e non è a Torino, né a Milano, o Firenze, Salerno... e nemmeno a Roma, ma nella Palestina occupata.
 
CON LA RESISTENZA PALESTINESE
CON I POPOLI CHE LOTTANO CONTRO L'IMPERIALISMO ED IL COLONIALISMO
TUTTE A TUTTI A TORINO IL 30 NOVEMBRE 2013 PER UNA GRANDE
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
 
Rete di solidarietà con la Palestina - Milano
per l'Assemblea Nazionale
Dalla solidarietà alla Lotta Internazionalista - al fianco della Resistenza Palestinese
 

Inviato da admin il Ven, 22/11/2013 - 14:58





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