Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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sabato 1 febbraio 2014

CARA E CIE DI ROMA SOTT'ACQUA!



VI CHIEDIAMO UN AIUTO PER I NOSTRI FRATELLI RECLUSI NEL CARA E NEL CIE DI ROMA COLPITI DALL'ALLUVIONE. INVITATE TUTTI I VOSTRI AMICI A QUESTO EVENTO E CERCHIAMO DI DIFFONDERE SU BACHECHE, GRUPPI, SITI E BLOG QUESTO EVENTO NEL QUALE SPIEGA LE CONDIZIONI DEL CARA E DEL CIE. CI SARANNO AGGIORNAMENTI NELL'EVENTO APPENA CI SARANNO NUOVE INFO.
CHIUNQUE ABBIA DELLE INFORMAZIONI PUò MANDARLE PER MESSAGGIO A CHUCKY VECCHIOLLA... POI VERRANNO INSERITE NELL'EVENTO.

Nel bel mezzo del diluvio su Roma, una occhiata a chi sta dentro a delle gabbie. Intanto gli “ospiti” del Cara di Castelnuovo del Porto che, secondo quanto racconta una diretta di Radio Onda Rossa, sono stati lasciati chiusi dentro mentre l’acqua saliva e si son trovati costretti a cercare scampo sui tetti. Il Centro - costruito su una piana alluvionale del Tevere - è completamente allagato mentre un operatore è gravemente ferito a causa di un corto-circuito. Nonostante la situazione sia critica pure nella zona di Ponte Galeria, le gabbie continuano a rimanere chiuse. Questa mattina, anzi, c’è stata una protesta giacché da tre giorni nella baracche non c’è l’acqua calda e i soldati non volevano distribuire la colazione a chi, nel Centro, non sta facendo lo sciopero della fame: i prigionieri hanno ammassato un bel po’ di masserizie di fronte alla caffetteria e hanno appiccato un piccolo incendio. Spento l’incendio, il cibo è subito arrivato.

FONTE: http://www.autistici.org/macerie/?p=29946

ASCOLTA LA DIRETTA: http://www.ondarossa.info/newsredazione/cara-e-cie-situazione-difficile-danni-della-pioggia

Inoltre ci viene segnalata una situazione che potrebbe essere pericolosa nel CIE di Ponte Galeria: tutta la zona è in condizioni critiche ma al momento non ci sono dichiarazioni su come si intende garantire la sicurezza dei reclusi e delle recluse.
Antirazzist* invitano a chiamare il centralino del CIE di Ponte Galeria per sollecitare prese in carico della situazione ed intervento per la sicurezza delle recluse e dei reclusi.
Nr.centralino: 06/65854224

P.S.: La data dell'evento è casuale

EVENTO CREATO DA: Chucky Vecchiolla membro del Coordinamento Nazionale delle Lotte




giovedì 30 gennaio 2014

MAI PIU' CIE! 15 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE A ROMA

Domenica 26 Gennaio 2014 16:37 

nocieMai più CIE – Diritti e accoglienza per tutti Sabato 15 febbraio 2014 corteo al Centro d'Identificazione ed Espulsione di Roma-Ponte Galeria 

Dopo le mobilitazioni dell’autunno per casa e reddito, la Roma Meticcia è tornata in piazza il 18 dicembre. Un corteo numeroso e determinato ha attraversato le strade della capitale nella “giornata internazionale dei migranti” per chiedere una legge organica che garantisca il diritto d’asilo, la chiusura dei CIE, un’accoglienza dignitosa contro il business delle cooperative a partire dal diritto all’abitare e l’abrogazione di tutti i provvedimenti legislativi in materia di immigrazione che minano la libertà e il diritto di scelta delle persone a muoversi e risiedere dove meglio credono. La mobilità transnazionale dei migranti sfida infatti le politiche neoliberali di austerity e confinamento, ponendo il tema della costruzione di un nuovo modello sociale, di una diversa modalità di vita in comune, che forza gli angusti confini degli stati nazionali ed al tempo stesso le retoriche bipartisan dell’accoglienza e del multiculturalismo. Mentre da piazza del Popolo qualche “forcone” rivendicava una “soluzione italiana” alla crisi, noi affermavamo con determinazione che “le lotte contro l’austerità non hanno frontiere”. Pochi giorni dopo in diversi nodi decisivi del sistema di governo dei flussi migratori esplodevano proteste auto-organizzate. A Mineo, nel CARA più grande d’Italia, i richiedenti asilo riprendevano la mobilitazione contro le condizioni di vita indegne e i tempi di attesa infiniti. A Lampedusa, i migranti intrappolati sull’isola e trattati come animali nel Centro di Prima Accoglienza chiedevano dignità e il trasferimento immediato. A Ponte Galeria, numerosi reclusi si cucivano la bocca e iniziavano uno sciopero della fame contro una detenzione ingiusta e illegittima e per la liberazione di tutti i migranti imprigionati nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Anche nel dibattito politico le questioni connesse con le migrazioni e con il carattere meticcio della nostra società sono all’ordine del giorno dall’inizio dell’autunno appena trascorso. Da una parte, la Lega Nord e le formazioni neofasciste continuano a usare il colore della pelle di un ministro per promuovere una campagna razzista e dare visibilità alle posizioni anti-immigrati. Dall’altra, dopo ogni nuova strage in mare o "scandalo" sulla gestione dei CIE, i partiti di governo si lanciano in false dichiarazioni d’intenti, senza avere in realtà intenzione di modificare le politiche di controllo dell’immigrazione, se non in senso peggiorativo o per operazioni di facciata. La questione del reato di clandestinità e l’emendamento ipocrita appena approvato al Senato sulla materia ne sono l’ultima dimostrazione. In questo contesto, crediamo necessario mobilitarci per rivendicare dal basso una radicale trasformazione delle leggi che governano la vita di migliaia di cittadini migranti. In continuità con le proteste degli ultimi mesi dentro e fuori i CIE, chiediamo l’immediata chiusura di questi lager, dove migliaia di persone vengono detenute senza aver commesso alcun reato, dove i diritti fondamentali vengono calpestati quotidianamente. I CIE costituiscono uno degli ingranaggi del sistema di governo dei flussi migratori, che rende la popolazione migrante illegale e ricattabile, ai fini dello sfruttamento nel/del lavoro e nella/della vita e della collocazione in un ruolo subalterno nella società. I CIE hanno un costo umano e un costo economico - di soldi pubblici - che non abbiamo più intenzione di pagare. Al momento, oltre la metà dei CIE italiani sono stati chiusi grazie alle rivolte e alle proteste che li hanno interessati. È arrivato il momento di chiudere anche Ponte Galeria! Proprio oggi i cittadini migranti detenuti in quel luogo si sono cuciti nuovamente la bocca, ricominciando lo sciopero della fame: perché le promesse fatte dai rappresentanti delle istituzioni dopo la protesta di dicembre non sono state mantenute, perché i CIE non si possono riformare ma vanno chiusi per sempre. Vogliamo sostenere questa mobilitazione, aprendo una campagna condivisa e includente per mettere fine all’orrore di Ponte Galeria. Vogliamo farlo con i migranti auto-organizzati delle occupazioni, i movimenti per il diritto all’abitare, le reti e le associazioni anti-razziste, le comunità straniere e tutti coloro che credono che non debba esserci alcuno spazio per i CIE e per le leggi discriminatorie. Vogliamo avviare questa campagna nel mese di febbraio, anche verso un 1 marzo di mobilitazione meticcia che non lasceremo alle passerelle dei politici, recuperandone il significato originario della partecipazione e della pratica dei diritti messa in atto dai migranti.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare a un’assemblea pubblica mercoledì 5 febbraio alle ore 17.00 al Nuovo Cinema Palazzo, per discutere insieme della campagna che ci porterà il 15 febbraio in corteo a Ponte Galeria per dire “mai più CIE” e “diritti e accoglienza x tutti”.

Reti antirazziste Movimenti per il diritto all'abitare

#cieNO

#FacciamoliUscire

#RomaMeticcia

Mercoledì 5 febbraio h. 17:00 Assemblea pubblica Nuovo Cinema Palazzo (piazza dei Sanniti 9A) Sabato 15 febbraio h.15:00 CORTEO AL CENTRO D’IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DI ROMA #MAIPIUCIE chiudiamo Ponte Galeria





Fonte:


http://www.infoaut.org/index.php/blog/migranti/item/10429-mai-piu-cie-15-febbraio-manifestazione-a-roma 


lunedì 23 dicembre 2013

BOCCHE CUCITE AL CIE DI PONTE GALERIA

Domenica, 22 Dicembre 2013 12:40

Di

Redazione Contropiano


Bocche cucite al Cie di Ponte Galeria











Continua nel centro di detenzione per stranieri di Ponte Galeria a Roma l’eclatante protesta dei migranti che da ieri gradualmente hanno deciso di cucirsi letteralmente la bocca contro le tremende condizioni alle quali sono sottoposti. Da ieri alle 12 i protagonisti della protesta - arrivati mentre scriviamo a dieci - hanno cominciato a realizzare uno sciopero della fame e a non ritirare i pasti.
A partire da ieri sono sempre più numerosi i cittadini stranieri rinchiusi nella struttura alla periferia di Roma che con un ago di fortuna e il filo ottenuto da una coperta si sono cuciti la parte laterale della bocca per denunciare la propria prolungata detenzione nel Cie. Un atto disperato che almeno è servito a riportare l’attenzione dei media e di alcune forze politiche sulla sorte di migliaia di migranti stipati in centri di detenzione diffusi in tutto il territorio nazionale dopo la diffusione del filmato che ritraeva alcuni migranti rinchiusi nel centro di Lampedusa mentre venivano spogliati e disinfestati davanti a tutti.
Il primo a iniziare la protesta ieri in tarda mattinata sarebbe stato un giovane imam tunisino di 32 anni, seguito poi da altri 8 colleghi di sventura, tra i quali 4 marocchini e da altri 3 connazionali. 
 Nel Cie di Ponte Galeria sono attualmente rinchiuse 90 persone, 61 uomini e 29 donne, alcuni dei quali provenienti dalle carceri e poi trasferiti nella struttura alle porte di Roma in attesa di una identificazione che tarda mesi ad arrivare.
A quanto hanno appurato i collaboratori del Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - che settimanalmente accedono alla struttura - «i dimostranti sono in buone condizioni, anche se continuano a rifiutare di incontrare gli operatori che gestiscono il Cie». 

Ultima modifica il Domenica, 22 Dicembre 2013 17:22 
Fonte:

venerdì 20 dicembre 2013

Lampedusa lo sa, e noi pure!


Mercoledì 18 Dicembre 2013 14:12


Gli ultimi giorni sono stati densi di sgomento verso quanto accade all'interno dei CIE e dei CARA del nostro paese. Un impiccato e, soprattutto (per l'impatto mediatico che ha avuto), una scena di disinfestazione che sembra venire dai peggiori racconti sulle carceri di ogni tempo e luogo, accompagnati dalla notizia dell'ennesima morte in mare di stamattina: questo il freddo resoconto di tre avvenimenti registrati in Sicilia. Il primo al CARA di Mineo, il secondo al CIE di Lampedusa e il terzo a largo della stessa isola.
Lo scandalo urlato al Tg2 piuttosto che dai politicanti intervistati, da Alfano alla Boldrini, assume tutte le fattezze della sorpresa, dello sgomento: del punto di vista di chi evidentemente finge di non sapere. Sentire tutte le voci che reggono in piedi il sistema di carcerazione dei migranti indignarsi per quanto accaduto è quanto di più orrido possa esistere di fronte a sofferenze umane così grandi e a pratiche carcerarie che evidentemente sono la prassi e non l'eccezione all'interno di posti come il CIE di Lampedusa. Sentire Alfano assicurare che i responsabili pagheranno le conseguenze rende ben chiaro quale sia il risultato a cui tendono queste dimostrazioni di stupore, cioè, legittimare ancora una volta le politiche di chiusura delle frontiere allo spostamento delle persone.
Ecco, se questo è il prodotto dello stupore e dello sgomento verso le immagini passate in televisione, bisogna riuscire a non stupirsi e a metabolizzare quelle immagini per sintetizzare una rabbia che sia diretta verso chi progetta e permette che realtà come queste esistano quotidianamente. Noi non possiamo fingere di non sapere: sappiamo benissimo quello che accade ogni giorno nel Mediterraneo e dentro CIE e CARA, e sappiamo pure che le brutalità che si registrano al loro interno sono tanto sistemiche quanto l'esistenza stessa di questi centri. Sono luoghi tenuti appositamente ai margini dei nostri territori, posti al riparo da sguardi indiscreti e telecamere (evidentemente non del tutto al riparo), utilizzati per controllare gli spostamenti dei migranti e disciplinare i loro comportamenti.
Il problema del CIE di Lampedusa, infatti, non è l'uomo con la pompa che irriga il negretto come si faceva col DDT ad inizio del '900 negli USA, come il problema dei morti in mare non è lo scafista che lucra qualche migliaio di euro sulla vita dei migranti. O meglio questi sono corollari rispetto al centro del problema.
Sembra di poter riproporre la domanda retorica, fatta all'indomani del naufragio a largo di Lampedusa solo pochi mesi fa, circa la responsabilità ultima delle centinaia di migliaia di morti nel Mediterraneo. Bene, allora come oggi, la responsabilità va cercata nelle stesse sedi: tra le fila dei fautori di politiche anti-immigrazione che impongono le traversate su barconi di fortuna e prevedono la presenza di veri e propri lager sul territorio di questo paese e della fortezza Europa.
Sia ben chiaro che le responsabilità politiche ricadono a valanga su tutti i coinvolti. La disinvoltura con cui si lanciano i vestiti dei detenuti nel video in questione rende particolarmente odioso il secondino malcelato dietro l'etichetta di operatore. Ma la responsabilità in capo a lui, quanto a tutte le associazioni coinvolte in questo tipo di lavoro a sostegno dei centri, sarebbe stata la stessa se avesse svolto il suo compito con attenzione e gentilezza. E questo perché il suo compito, il suo infame lavoro, come quello di tutti coloro che stanno nella filiera di questi posti, permette l'esistenza stessa di queste pratiche e delle politiche che vi stanno dietro.
Il problema dei CIE, dei CARA e di tutte queste carceri speciali per immigrati non sta nelle situazioni di degrado o nella brutalità degli atteggiamenti al loro interno. Sta nella loro stessa esistenza, nel disegno criminale che ci sta dietro, e che implica di per sé degrado e brutalità. Sta nella scelta politica di criminalizzare i migranti proprio in quanto migranti, in tutte quelle pratiche tese a rendere lo straniero inferiore sia per status giuridico che per soggettività, subalterno alle dinamiche del mercato del lavoro e alle relazioni umane in genere in quanto costantemente ricattabile. E tutto inizia proprio da questi lager, posti in cui trascorrere fino ad un anno e mezzo per il solo fatto di non essere nato italiano, cioè con sangue italiano, figlio di italiani certificati da un atto di nascita o da una carta d'identità.
Se proprio dobbiamo stupirci, quindi, ci stupiamo per la sfacciataggine dimostrata da Alfano e Boldrini, non che neanche quelle fossero inaspettate per chi ha imparato a conoscere i comportamenti di governanti tanto colpevoli quanto ipocriti, ma perché è uno stupore che porta a una rabbia sicuramente meglio indirizzata e più proficua.



Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/10046-lampedusa-lo-sa-e-noi-pure 



Qui il video dei migranti dei migranti sogliati nudi e "disinfestati" nel centro di accoglienza di Lampedusa:



domenica 20 ottobre 2013

ROMA, 19 OTTOBRE 2013


Sabato 19 Ottobre 2013

intestazione19o

Un primo commento: è stata una grande giornata di mobilitazione. Almeno 100,000 persone hanno manifestato contro l'Austerity e le politiche del governo Letta, nonostante il clima di paura creato ad arte dai media per scoraggiare la partecipazione al corteo. Ma come da copione, adesso inizia a circolare la trita e ritrita boiata sugli “infiltrati”. Dobbiamo dirlo con chiarezza: nessun infiltrato, nessun provocatore, nessun black bloc dall'estero (gli unici “neri” erano davanti a Casa Pound); solo una composizione sociale e militante, compagne e compagni che hanno praticato gli obiettivi che si erano posti. Assedio doveva esserci al ministero dell'economia, e assedio è stato. Far sentire la propria rabbia davanti al ministero del lavoro, all'ambasciata tedesca e ad altri obiettivi riconoscibili, e così è andata. Nessun servizio d'ordine ha impedito nulla, perchè la maturità del movimento non aveva bisogno. Dalla testa alla coda un corteo unito, che non si è fatto spezzare neanche dalle provocazioni della guardia di finanza e dei carabinieri. Non è stata una passeggiata - undici compagni sono attualmente ancora in stato di fermo – ma pompieri e politicanti per una volta sono stati alla finestra, limitandosi ad osservare, senza tirare fuori la solita favoletta della “trappola”, che come un disco rotto ci siamo dovuti sorbire da Genova 2001 in poi.
La settimana che ha preceduto il corteo già forniva indicazioni importanti per la mobilitazione di oggi; unità, maturità, per costruire una soggettività sociale in grado di fare dello scontro e del conflitto senza mediazioni il proprio dna: radicalità e pratica dell'obiettivo. Sono dunque segnali importanti quelli che vengono da questa manifestazione, che auspichiamo vengano riprodotti, in altri territori, in altre metropoli. Infine, un ringraziamento ad Anonymous per la precisione e puntualità degli attacchi.



20:45 si confermano 15 fermati tra compagni e compagne 5 romani, 2 napoletani, uno da pesarese, un albanese, un casertano, uno proveniente da Arezzo, un genovese, un ciociaro e uno di Barletta.
20:20 Prefetto e questore "salvano" la giornata in zona cesarini: disinnescato dagli artificieri ordigno "più forte e pericoloso di una bomba a mano". Sfidano il senso del ridicolo pur di rimanere attaccati alla poltrona in bilico.
19:50 Dal camion giunge la notizia che ci si sta organizzando per la cena
19:35 Le voci dalla piazza parlano di un clima sereno che le intimidazioni delle forze dell'ordine non hanno saputo scalfire.
19:27 La polizia continua a circondare la piazza.
19:48 Dal camion del corteo dicono che si sta organizzando la cena in piazza!
19:17 La piazza conquistata resiste e non cede di un passo. Continuano musica e interventi dal camion.
19:15 Carica a freddo sull'acampada a Porta Pia. La polizia provoca ulteriormente i manifestanti che stanno organizzandosi per la notte.
19:05 Continua l'acampada ci si prepara per la notte bianca del dissenso
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18:58 Confermato il fermo di 11 persone.
18:43 Le tende continuano a moltiplicarsi. L'assedio si prepara per la notte.
18:30 Il servizio d'ordine del corteo si schiera davanti alla celere per difendere la piazza
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18:25 Porta Pia è conquistata le tende iniziano a spuntare a decine, l'assedio continua!
18:20 Il corteo sta convergendo su Porta Pia da due tragitti differenti
18:15 Sanzionata anche la sede di Trenitalia con molti petardi mentre un carabiniere lancia un lacrimogeno sulla folla dall'interno di una camionetta
18:13 Sanzionata l'ambasciata tedesca contro #merkel e #austerity
18:12 La testa del corteo è ormai giunta a Porta Pia di fronte al ministero delle Infrastrutture.
18:10 La coda del corteo si è ricomposta con la testa, si procede oltre il ministero dell'economia
18:05 Barricate in via quintino sella per proteggere il corteo
18:00 La testa del corteo è ormai quasi arrivata a Porta Pia mentre si susseguono gli scontri di chi è rimasto indietro
17:58 Il corteo riesce comunque a compattarsi e proseguire nonostante le cariche e provocazioni della guardia di finanza. Un cassonetto brucia di fronte al ministero dell'economia
17:57 Claudio in diretta su RadioBlackout:
 
17:55 Vengono effettuati i primi fermi, mentre l'assedio continua: si innalzano le prime barricate oer difendersi dalle cariche della Guardia di Finanza.
primi_fermicarrozinacariche
17:53 sviluppoeconomico.gov.it TangoDown! #19o #Assedio #Roma #SollevazioneGenerale
17:52 Caroselli di camionette contro i manifestanti
17:50 Lacrimogeni e cariche hanno diviso il corteo che risponde determinato cercando di ricompattarsi
17:45 Carica della polizia davanti al ministero dell'economia,
17:40 Sotto attacco sembrerebbero anche il sito del corriere e di repubblica
17:40 Anche la cassa depositi e prestiti è stata sanzionata con fumogeni e petardi
17:35 In tango down anche il sito del messaggero
ministero_fumogeno17:35 Fumogeni e petardi contro il ministero dell'Economia ribatezzato dal corteo ministero della #precarietà
17:30 Il comunicato di anonymous sul suo assedio ai ministeri 
17:30 Il Ministero è adesso completamente circondato da migliaia di manifestanti
17:25 Dal corteo volano uova verso il Ministero dell'Economia che sta per essere circondato, sanzionate anche una sede dei Monte dei paschi di Siena
17:20 Il corteo è a pochi metri dal ministero dell'economia. L' #assedio sta per cominciare!
17:00 Il corteo continua a crescere ormai più di centomila persone invadono Roma per assediare i ministeri
16:43 Adesso è il turno del sito della Cassa depositi e prestiti (Cassaddpp.it) in tango down
16:43 Anche Corteconti.it in tango down
16:40 Provocazione dei fascisti di CasaPound su via Farini il corteo prosegue, qualche lancio verso i fascisti protetti dalla polizia. Su twitter la gente si chiede perché casapound può scorrazzare con caschi e mazzi senza che vi siano sequestri?
fascifasci_mazze
16:40 Il sito del ministero delle infrastrutture e dei trastporti è giù : Tangodown http://mit.gov.it/anon_mit
16:35 Il corteo è ormai nei pressi del Ministero dell'Economia e delle Finanzea_merde
16:30 il corteo sta arrivando in piazza Esquilino, manca poco all'assedio
16:10 Dal corteo si dicono 70.000 partecipanti, mentre la testa giunge a Santa Maria Maggiore piazza San giovanni è ancora piena
16:00 Gian Luca su RadioOndarossa:
15:50 8 compagni di Modena fermati in macchina  mentre  raggiungevano il corteo
15:40 da Spinoza: "In Piazza San Giovanni centinaia di tende. Sembrava Decathlon a inizio giugno."
15:32 Da RadiOndarossa: dallo spezzone per il diritto all'abitare moltissime le mamme con carrozine in apertura del corteo: #19O qui la paura non è di casa
15:30 Dai migranti slogan contro la Bossi Fini e rabbia espressa per i morti di Lampedusa
15:20 Anche i cittadini dell'Aquila presenti alla manifestazioneaquila
15:10 Una studentessa di RadioBlackout  presente alla manifestazione:
15:05 La testa del corteo inizia ad imboccare via merulana, l'assedio ai ministeri si avvicinacasa
15:00 Fermato al  casello e ripartito pullman da Bologna

14:55 Anche i vigili del fuoco sono NoTav
vigili_urbanivvff2

14:55 Nella piazza anche Erri De Luca de_luca
14:50 Anche i pulman milanesi e bergamaschi sono nuovamente in marcia, mentre gli studenti dei diversi collettivi cittadini sono giunti nella piazza.
14:50 La Polizia dichiara tra i 50 ed i 60 mila manifestanti, la piazza stracolma obbliga il corteo a partire, movimento per la casa e  migranti in testa
14:40 Una prima diretta dalla piazza con i Blocchi Precari Metropolitani realizzata da RadioBlackout:
14:35 Pullman da Milano fermato a Roma Nord, Napoletani rilasciati dopo  le perquisizioni grazie allla minacciata occupazione dell'autostrada se non li avessero lasciati proseguire verso verso Piazza San Giovanni
14:30 Da tweet 99 Posse: Buona manifestazione ai tantissimi che ci sono, ai tantissimi che avrebbero voluto esserci ma non hanno potuto, e buone polemiche virtuali ai tastieristi.
14:30 Nonostante i tentativi di creare panico e paura i bar lungo il tragitto del corteo sono tutti aperti
14:25 Fermato pullmano proveniente da Firenze a Fiano, al momento è incorso la terza perquisizione successiva.
14:20 Nella piazza giungono anche le bandiere blu dei comitati per l'acqua pubblica
14:16 il pullman con i compagni di Brescia fermati alle porte di Roma è ripartito senza problemi e sta raggiungendo la città
14:15 Un manifestante  'armato' di megafono scandisce uno dietro l'altro i posti di Roma dove ci sono edifici occupati, e la risposta dei manifestanti ogni volta è "occupato!"
14:14 Gli studenti partiti dalla Sapienza anche loro giunti in piazza
migranti.jpg14:10 Lo spezzone dei migranti è giunto in Piazza San Giovanni.
14:00 Si confermano 14 fermi preventivi mentre su tutto il grande raccordo anulare si registrano numerosi posti di blocco
13:50 Pullman da #palermo appena arrivato a #Roma direzione piazza San Giovanni splende il sole . Tutti in piazza # sollevazione #19o #assedio
13:40 Bus da Napoli: La fermezza dei manifestanti presenti sui bus ha evitato un lungo e inutile fermo. Si riparte, non vediamo l'ora di raggiungere la piazza!
Si parte e si torna tutti insieme, cantando LAVORARE TUTTI! LAVORARE MENO! #19O

degage13:30 Partito il corteo degli universitari dalla Sapienza. Centinaia di studenti contro l'austerity. Le prime foto da Piazza San Giovanni parlano di una folla che cresce di minuto in minuto
13:09 I bus partiti da Napoli sono stati fermati a Roma Sud e stanno per essere perquisiti. Altri bus sempre da Napoli fermati alla prartenza, tutti identificati e sequestrate pericolosissime bandiere...
Nella notte, il viaggio dei #NoTav verso roma.



Piazza San Giovanni già affollata da ieri sera inizia a riempirsi di manifestanti in arrivo da Roma e da tutta Italia, molti i pullman che arrivano da fuori. Intanto i media continuano con il delirio securitario imbastito da ieri.
All'ingresso di Roma fermati i pullman in arrivo da Piacenza e da Pisa. Quelli partiti da Torino hanno trovato i caselli sgombri e la polizia con una volante sul carro attrezzi.
Molti i bus fermati e perquisiti all'entrata in Roma. Ma la determinazione è molta e non basta l'intimidazione a fermare il #19o.

wifiDa diverse ore sta circolando la voce (alimentata anche da alcuni giornali come Il Corriere della Sera di Roma, Il tempo ed il Giornale) che FFOO e questura di Roma si stiano prodigando per isolare le celle telefoniche dislocate lungo il tragitto del corteo del #19o. Anonymous Italia lancia l'appello agli abitanti di Roma sul percorso: tenete i wirless aperti!






Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/9352-diretta-dal-#19o 

giovedì 17 ottobre 2013

Scampati dalla guerra e dal naufragio in mare ma non dalla legge

Fuga in massa dei migranti sbarcati a Reggio Calabria
Molti bloccati alla stazione e sui treni per il Nord

 

Hanno cercato di dileguarsi dal palazzetto dello sport di Pellaro dove erano stati radunati dopo lo sbarco di domenica notte, quando sono arrivati anche numerosi bambini. Sono stati rintracciati quasi tutti, mentre cercavano di partire per risalire l'italia

di GIOVANNI VERDUCI

Fuga in massa dei migranti sbarcati a Reggio Calabria
Molti bloccati alla stazione e sui treni per il  Nord
ORMAI è diventata una prassi, legata al fatto che la Calabria è solo un punto geografico di passaggio per i migranti. Scappare dei centri di prima accoglienza, per chi ha rischiato di morire in mare inseguendo la speranza di lasciare il proprio Paese in fiamme e trovare una nuovo vita in nord Europa, rischia di non essere più una notizia, così a Crotone come a Reggio Calabria. 
Ieri sera, infatti, alcuni gruppi di profughi che sono stati accolti presso la palestra di Pellaro, dopo il loro sbarco sulla banchina del porto di Reggio Calabria, hanno provato ad abbandonare il centro e tentato una fuga disperata approfittando della vicinanza della stazione ferroviaria al palazzetto dello sport di Pellaro che, dopo lo sbarco, era stato trasformato in un centro di accoglienza temporaneo. 
Alcuni gruppi di immigrati, dopo il riconoscimento e la foto segnalazione, avevano già lasciato il palazzetto dello sport di Pellaro per essere destinati ai centri di espulsione.
Ieri pomeriggio, però, le forze dell’ordine si sono dovute attivare per rintracciare diversi nuclei familiari che hanno provato a lasciare Reggio Calabria per risalire lo stivale e ricongiungersi con i parenti disseminati in diversi Paesi del nord Europa.
Dopo i primi controlli e le verifiche delle assenze dalla struttura di accoglienza provvisoria di Pellaro, è scattato il piano di ricerca da parte delle forze dell’ordine. Numerosi migranti, che stavano cercando di abbandonare Reggio Calabria a bordo di alcuni treni diretti a nord, sono stati rintracciati e fermati presso la stazione “Centrale” delle Ferrovie dello Stato dagli uomini dell’Ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato. Donne, uomini e bambini con borsoni e giocattoli in bella vista sono stati fatti scendere dai convogli ferroviari e trasferiti nell’androne dello scalo. Qui sono stati raggruppati, rifocillati e tenuti sotto controllo dagli uomini delle forze dell’ordine.
Il traffico ferroviario ha subito qualche ritardo per i controlli effettuati a bordo dei treni in partenza da Reggio Calabria dagli uomini delle forze dell’ordine.
Un episodio simile si era registrato ad agosto, quando gruppi di immigrati - dopo il loro sbarco a Reggio Calabria ed il trasferimento presso lo “Scatolone” - avevano provato a scappare dalla palestra e far perdere le tracce per le vie della città dello Stretto. Approfittando della debolezza della cintura di recinzione della struttura sportiva, diversi migranti avevano provato a rifugiarsi fra le case del viale Messina, altri erano riusciti ad arrivare sino in centro città. La maggior parte di loro, però, anche in quell’occasione venne rintracciata e fermata dagli agenti delle Volanti della Polizia di Stato.

REGGIO CALABRIA - Ormai è diventata una prassi, legata al fatto che la Calabria è solo un punto geografico di passaggio per i migranti. Scappare dai centri di prima accoglienza, per chi ha rischiato di morire in mare inseguendo la speranza di lasciare il proprio Paese in fiamme e trovare una nuova vita in nord Europa, rischia di non essere più una notizia, così a Crotone come a Reggio Calabria.  Ieri sera, infatti, alcuni gruppi di profughi che sono stati accolti presso la palestra di Pellaro hanno provato ad abbandonare il centro e tentato una fuga disperata approfittando della vicinanza della stazione ferroviaria al palazzetto dello sport di Pellaro che era stato trasformato in un centro di accoglienza temporaneo. Si tratta dei migranti approdati domenica nel porto di Reggio Calabria in quello che è stato definito l'esodo dei bambini, per il quale è stata poi intercettata la nave madre.
Alcuni gruppi di immigrati, dopo il riconoscimento e la foto segnalazione, avevano già lasciato il palazzetto dello sport di Pellaro per essere destinati ai centri di espulsione.
Ieri pomeriggio, però, le forze dell’ordine si sono dovute attivare per rintracciare diversi nuclei familiari che hanno provato a lasciare Reggio Calabria per risalire lo stivale e ricongiungersi con i parenti disseminati in diversi Paesi del nord Europa. Dopo i primi controlli e le verifiche delle assenze dalla struttura di accoglienza provvisoria di Pellaro, è scattato il piano di ricerca da parte delle forze dell’ordine. Numerosi migranti, che stavano cercando di abbandonare Reggio Calabria a bordo di alcuni treni diretti a nord, sono stati rintracciati e fermati presso la stazione “Centrale” delle Ferrovie dello Stato dagli uomini dell’Ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato. Donne, uomini e bambini con borsoni e giocattoli in bella vista sono stati fatti scendere dai convogli ferroviari e trasferiti nell’androne dello scalo. Qui sono stati raggruppati, rifocillati e tenuti sotto controllo dagli uomini delle forze dell’ordine.
Il traffico ferroviario ha subito qualche ritardo per i controlli effettuati a bordo dei treni in partenza da Reggio Calabria dagli uomini delle forze dell’ordine.Un episodio simile si era registrato ad agosto, quando gruppi di immigrati - dopo il loro sbarco a Reggio Calabria ed il trasferimento presso lo “Scatolone” - avevano provato a scappare dalla palestra e far perdere le tracce per le vie della città dello Stretto. Approfittando della debolezza della cintura di recinzione della struttura sportiva, diversi migranti avevano provato a rifugiarsi fra le case del viale Messina, altri erano riusciti ad arrivare sino in centro città. La maggior parte di loro, però, anche in quell’occasione venne rintracciata e fermata dagli agenti delle Volanti della Polizia di Stato.

giovedì 17 ottobre 2013 11:29



Fonte:



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Il sogno di libertà dei migranti sbarcati domenica sera sulle coste reggine finisce qui, su questa stessa città che li ha aiutati a scampare dal naufragio e aveva subito cominciato una gara di solidarietà perchè ricevessero tutti gli aiuti necessari. Quello che è successo non se lo aspettava nessuno perchè si diceva che sarebbero stati qui una ventina di giorni e poi sarebbero scappati all'estero in cerca dei parenti sparsi per il nord Europa. Invece ieri pomeriggio c'è stato il trasferimento di alcuni gruppi di migranti nei centri di espulsione, al quale è seguita la fuga in massa di tutti gli altri, in molti bloccati alla stazione centrale. Sicuramente saranno trasferiti anche loro nei centri di espulsione. Evidentemente sono senza documenti e quindi le forze dell'ordine hanno dovuto eseguire quanto previsto per legge. Il nodo è sempre lo stesso: finchè esisteranno leggi, come la Bossi-Fini, che (per l'ossessione verso una sicurezza che pone confini inviolabili verso ciò che è il 'nostro' o 'nostrum' - che dir si voglia - mare, stato, continente) trasformano le vittime di guerra e/o povertà in criminali colpevoli di vivere, questo è quel che accade. E in casi come questo salvarsi dalla guerra e dalla morte in mare non cambia la vita di persone che speravano in un futuro migliore.

Donatella Quattrone


Mare monstrum

Scritto da Giulio Marcon, il manifesto | 16 Ottobre 2013  


SBARCHI
L'iniziativa militare-umanitaria Mare Nostrum ha finalità ambigue e tutte da verificare. Lo spiegamento di navi da guerra e velivoli di vario genere nel Mediterraneo sembra avere un duplice e contraddittorio scopo: soccorrere - come dice Letta - i profughi e gli immigrati delle carrette del mare e - come dice Alfano - il controllo delle frontiere. Tanto è vero che il vicepremier ha dichiarato: non è detto che se interviene una nave italiana porti i migranti in un porto italiano.
Il messaggio è chiaro. Il soccorso italiano potrebbe essere finalizzato solamente a riportare a "casa loro" i migranti. E quali saranno le "regole di ingaggio" delle navi, delle fregate e dei pattugliatori nell'esercitare, come dice Alfano, un «effetto deterrente con la possibilità di intercettare i mercanti di morte»? Ancora non è dato di sapere. E la questione delle regole di ingaggio non è di poco conto, visto come andarono le cose nel marzo 1997 quando la corvetta Sibilia (impegnata in analoga opera di pattugliamento nel Canale di Otranto) speronò la Kater I Rades, provocando oltre 100 vittime tra i migranti albanesi. Cosa significa avere un «effetto deterrente» e «intercettare i mercanti di morte»? Il rischio di nuovi incidenti è all'ordine del giorno. Che poi il governo pensi di portare avanti questa iniziativa raccordandosi con le autorità dei paesi di provenienza delle navi ci mostra tutto il carattere velleitario dell'operazione: si pensi a cosa voglia dire raccordarsi con il governo libico colluso con i trafficanti di migranti.
La miscela di comportamenti militari e afflato umanitario (a loro copertura) produce sempre effetti nefasti e ambigui e l'esperienza del passato, tra guerre umanitarie e imperialismo democratico, ci dimostra tutta l'ipocrisia di politiche belliciste e in questo caso securitarie che camuffano da buoni sentimenti interventi ispirati a pure logiche di potenza, di chiusura e egoismo nazionale. Colpisce poi come l'impostazione di un'iniziativa come questa riproponga il solito approccio: la riduzione di un dramma sociale e umano a problema di sicurezza. Lo stesso meccanismo che porta alla criminalizzazione del disagio sociale e al sovraffollamento delle nostre carceri di immigrati e di tossicodipendenti per piccoli reati che dovrebbero essere depenalizzati o affrontati in altro modo.
Invece di questa esibizione militar-umanitaria, il governo avrebbe fatto meglio ad affrontare i nodi veri del dramma dei migranti del mediterraneo: creare un corridoio umanitario per le navi, cancellare il reato di clandestinità e quello di favoreggiamento per chi - come i pescherecci siciliani - si è trovato spesso nel dilemma se aiutare o meno le barche dei migranti in difficoltà. Ma quello che, al fondo, sarebbe necessario è un cambio di rotta nelle politiche sulle migrazioni: accanto all'abrogazione della Bossi Fini, una politica positiva fondata sull'accoglienza, l'integrazione, la cooperazione internazionale.
Questa iniziativa, se prevarrà l'impostazione umanitaria, potrebbe portare aiuto e sollievo a tanti migranti. Se invece sarà l'approccio securitario e militarista a avere la meglio, allora il Mediterraneo rischia di trasformarsi in un Mare Monstrum per chi lo deve attraversare, con il terrore di essere speronato dalla corvetta di turno o di essere riportato indietro, magari negli stessi paesi in cui si rischia di tornare nelle mani dei "signori della guerra" o dei dittatori di turno. È una prospettiva da evitare: bisogna riportare nei porti le navi da guerra e le corvette e mettere in campo politiche di accoglienza e di rispetto dei diritti umani.



martedì 15 ottobre 2013

Sorrisi di chi è scappato dalla guerra

Stamattina mia madre ha portato al centro accoglienza per i  migranti a Pellaro delle buste di biancheria intima e di asciugamani e teli che aveva preparato insieme a spazzolini da denti e bagnoschiuma.
Pomeriggio avevo da fare in centro e dopo ho deciso di comprare dei colori e qualche piccolo giocattolo per i bambini. In un negozio ho acquistato una scatola di colori a cera. Ho pensato che siano più pratici da usare rispetto a quelli a matita perchè così non c'è bisogno del temperamatite in caso mancasse. Poi in altri negozi ho scelto un libricino per bimbi sagomato con la forma di una pecorella e un orsetto di peluche. Mentre ero sul treno per tornare a Pellaro ho sistemato tutto in un sacchetto.
Arrivata al Palazzetto, un volontario della protezione civile mi chiede chi fossi: rispondo che ho portato colori e giocattoli per i bambini e gli porgo il sacchetto. Alcuni scout stavano giocando a pallavolo con dei ragazzi mentre qualcuno degli altri giovani migranti chiacchierava con un volontario. Due ragazze e un ragazzo stavano invece appoggiati alle transenne e guardavano la strada.
Mi sono avvicinata a quest'ultimi e ho detto loro: "Hello! How are you?". Tutti e tre sorridevano mentre il ragazzo mi guardava con espressione meravigliata: dapprima ha ripetuto la domanda che gli avevo appena fatto come se non capisse poi ha cominciato a dire qualcosa nella sua lingua. Una delle due ragazze mi ha fatto cenno di avvicinarmi a lei e mi ha detto qualcosa ridendo e  indicando il ragazzo. Questi ha riso e detto qualcos'altro indicando a sua volta le due ragazze. Poi insisteva nel parlarmi come se credesse o forse sperasse che qualcosa avrei capito. Aveva uno sguardo curioso e insieme divertito. Non sapevo cosa dirgli perchè non so una parola di arabo e così ho risposto: "I don't understand". Ho cominciato a salutare porgendo la mano ai tre ragazzi e dicendo loro "Bye bye". Il ragazzo, divertito, ha detto qualcos'altro nella sua lingua prima di rispondere a sua volta "Bye bye".
Per tutto il tempo i tre ragazzi non hanno smesso di sorridere. Ed io mentre tornavo a casa pensavo ai loro sorrisi, a quegli occhi luccicanti, alla voglia di ridere e scherzare, alla gioia di vivere di chi ha affrontato un difficile viaggio in mare per scappare dalla guerra civile nel suo paese.


Donatella Quattrone

lunedì 14 ottobre 2013

APPELLO PER AIUTO AI MIGRANTI OSPITI A PELLARO - Bimbi migranti, punti di raccolta, sorrisi e caramelle

14/10/2013 

 Appello per aiuto ai migranti ospiti a Pellaro:

Urgentissimi sono biancheria di ricambio per uomini donne e bambini di tutte le età (calze, mutande, reggiseni); asciugamani e teli di spugna (anche quelli da mare); prodotti per l’igiene personale (bagnoschiuma, shampoo, dentifrici, spazzolini da denti e assorbenti igienici); biberon. Servono poi capi di vestiario e scarpe misure medie 40-42 maschili e 38-40 femminili, più scarpe per bambini di tutte le misuregiocattoli da 0 a 10 anni, colori, carta, quaderni e penne.
Portarli al Palazzetto dello Sport di Pellaro-Reggio Calabria adibito a centro accoglienza.

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Bimbi migranti, punti di raccolta, sorrisi e caramelle


Oggi, al ritorno dalla casa famiglia per disabili mentali dove faccio volontariato,  volevo portare qualcosa ai migranti.  Siccome era quasi l'una non ho comprato nulla e sono andata direttamente al Palazzetto per vedere com'era la situazione. Stavano facendo le indentificazioni e c'erano due tende come punto raccolta degli aiuti portati dalla popolazione. Si vedevano alcuni bambini e ragazzetti che sorridevano all'ingresso del Palazzetto, in attesa dell'identificazione. C'erano molti poliziotti che vigilavano l'ingresso davanti ai bambini. Ho chiesto ad uno di loro di cosa avevano bisogno perchè ero arrivata tardi e non avevo potuto portare nulla. Mi risponde che sicuramente hanno bisogno di generi di prima necessità ma che dovevo chiedere alle signore (intendendo quelle nei punti raccolta) per saperne di più. Avevo due pacchetti di caramelle in borsa e volevo regalarle ai bambini ma non ci si poteva avvicinare. Allora dopo un paio di minuti ho chiesto al poliziotto se poteva farmi una cortesia porgendo da parte mia quelle caramelle ai bimbi. Un suo collega rispondeva che dovevo lasciarle alle signore. Ma il primo poliziotto ha fatto cenno ad un bambino di avvicinarsi per prendere le caramelle che avevo in mano. Con un gesto rapidissimo, prima che l'agente rimandasse al suo posto il bambino, ho fatto giusto in tempo a porgere i pacchetti e a sfiorare appena la testa del bimbo perchè non c'era tempo per una carezza. Il tutto sotto lo sguardo soddisfatto del poliziotto che sembrava dirmi: "Volevi fare un bel gesto e te l'ho fatto fare".


Donatella Quattrone
 



domenica 13 ottobre 2013

EMERGENZA MIGRANTI: ARRIVATO BARCONE A REGGIO CALABRIA. IL PALAZZETTO DELLO SPORT DI PELLARO DA STRUTTURA INAGIBILE A CENTRO DI ACCOGLIENZA.

Sbarco dei migranti. Quasi tutti siriani e qualche egiziano #emergenzamigranti #temporeale

  Aggiornamento:

 Pubblicato da On 14 ottobre 2013

 ore 00.11 – Quasi tutti siriani e pochi egiziani. Queste le conclusioni della Protezione Civile in merito allo sbarco di migranti di questa sera. Per l’identificazione dei singoli bisognerà aspettare i prossimi giorni. “Tutta gente di grande dignità” è stato il commento di alcuni volontari.

 

Aggiornamento:

  ore 23.03 – Dal centro accoglienza di Pellaro avvisano che c’è bisogno di teli e asciugamani.

 

Pellaro. Arrivano altri pullman #emergenzamigranti #temporeale

ore 22.48 – Pochi minuti fa sono arrivati al centro di accoglienza di Pellaro altri pullman con a bordo i migranti sbarcati poco fa al porto di Reggio Calabria. Di seguito le immagini 
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sabato 12 ottobre 2013

LACRIME E COMMOZIONI NON FERMANO LE STRAGI: DUE NUOVI NAUFRAGI NEL MEDITERRANEO

Un natante si rovescia nel Canale di Sicilia, a 70 miglia da Lampedusa, in acque maltesi, l’altro in acque egiziane. Muoiono oltre 60 persone. Tra loro donne e bambini

11 ottobre 2013

Commozione, lacrime, emergenza, funerali di stato, richiami all’Europa, annunci, bagarre parlamentari. Questa è in concreto la reazione della politica alla strage di Lampedusa. E mentre ancora si recuperano i cadaveri inghiottiti dal mare lo scorso 3 ottobre, in mare si consumano nuove tragedie. Questa volta in acque maltesi, a circa settanta miglia dalle coste di Lampedusa. Ancora un barcone carico di eritrei e somali, ancora corpi inghiottiti dalla frontiera europea, ancora donne e bambini.
Un natante con a bordo circa 250 persone si è rovesciato al passaggio di un arero militare. Duecento persone sono state tratte in salvo dalla Guardia Costiera e dalla Marina maltese, per gli altri invece il destino è lo stesso toccato a quei 339 migranti in fuga che ancora giaciono senza vita all’interno dell’hangar di Lampedusa.
L’altro naufragio è avvenuto in acque maltesi dove una barca diretta in Europa con a bordo circa 150 cittadini siriani e palestinesi è affondata. Le vittime sono probabilmente dodici.
Intanto l’Europa che si inginocchia di fronte alle bare di Lampedusa ha saputo solo discutere di rinforzare i pattugliamenti di Frontex, di aumentare i controlli, di redistribuire i superstiti per far fronte all’emergenza, di ritoccare le norme, di abolire alcuni provvedimenti simbolo (come il reato di clandestinità) per poi in fondo non cambiare nulla.
Ma è un’emergenza?
Sì, se di emergenza si tratta è quella di una quotidiana tragedia che si consuma al largo di Lampedusa e che i suoi abitanti vivono sul molo dell’Isola. Quella che anche quando i riflettori accesi vede quasi un morto al giorno approdare sull’Isola.
Se ne esiste una di emergenza, non è certo quella che vede gli Stati impegnati a far fronte ad una "ondata" di sbarchi. Se esiste un’emergenza non è quella che si risolve con la speranza di essere più fortunati al prossimo allarme lanciato da una barca in mezzo al Mar Mediterraneo.
Se esiste un’emergenza è quella di smetterla di desiderare che si muoia lo stesso, ma lontano da noi. E’ quella per l’apertura immediata di un canale umanitario, un canale di ingresso che permetta a chi fugge da guerra e torture, da violenze e persecuzioni, di non morire nel tentativo di raggiungere l’Europa. E’ quella di una nuova Europa che abbandoni l’ossessione per il controllo delle sue frontiere, tanto violento quanto evidentemente dannoso ed inutile al suo stesso scopo dichiarato.
E’ quella di smetterla di essere soddisfatti per le gloriose operazioni che hanno portato la Guardia Costiera a salvare 50 persone, mentre altre 50 sono state inghiottite dalle acque. E’ quella di chi non vuole che ci sia più alcuna vita da salvare in mare perché l’Europa ha imparato a rispettare i diritti riconosciuti come sacrosanti dalle carte costituenti e dai trattati, quelli che animano le cerimonie e poi invece vengono dimenticati in mezzo al mare e nei luoghi in cui si scrivono le regole.
Perché non accada più, perché queste emergenze diventino le nostre urgenze, è necessario mettersi in cammino e non stare a guardare, mettersi in moto tutti insieme senza pensare che qualcuno possa farlo al posto nostro.
Difficilmente l’Europa Fortezza smetterà di imporre confini mortali se non saremo noi tutti, cittadini europei, a dare un’altra direzione a questa Europa: la rotta dei diritti.



Fonte: