Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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venerdì 7 settembre 2012

Ivo Zini



Scheda a cura di Andrea Barbera

Sono da qualche tempo sempre più frequenti le azioni della destra eversiva a Roma. Molti sono firmate dai "NAR" ("Nuclei Armati Rivoluzionari"). La sigla non sottintende la presenza di un vero gruppo costituito, vuole piuttosto essere il contenitore per vecchi e nuovi fascisti più o meno vicini a organizzazioni gravitanti ai margini del MSI (come il FUAN). Il 19 settembre 1978 si registra l'ennesima "gesta" squadristica: nel quartiere di Monteverde Nuovo viene ferito un giovane militante della FGCI, Paolo Lanari. Nove giorni dopo la sigla NAR viene utilizzata nuovamente per rivendicare un attentato dal tragico epilogo:
E' sera, poco prima delle dieci. Davanti la sezione ancora aperta del PCI di via Appia Nuova, al quartiere Alberone, sostano tre ragazzi; stanno leggendo "L'Unità" che come ogni giorno viene affissa nell'apposita bacheca. In particolare stanno dando uno sguardo alla programmazione prevista nei cinema per quella sera. Il popolare e periferico quartiere non offre tante possibilità e spazi di svago per i giovani, così spesso il cinema rappresenta l'unica alternativa per trascorrere una serata con gli amici. I tre ragazzi presenti sono Vincenzo De Blasio, ventotto anni, Luciano Ludovisi, trent'anni e Ivo Zini, il più giovane, di venticinque anni. All'improvviso si avvicina un "Vespone" bianco da cui scendono due ragazzotti a volto coperto. Sono pochi gli istanti per capire quello che sta per accadere; Luciano accortosi che i due hanno un'arma, non ha neanche il tempo per avvisare gli amici che quelli esplodono quattro colpi di pistola. Questi rimane fortunatamente illeso ma Vincenzo e Ivo giacciono a terra. Da subito le condizioni di quest'ultimo, colpito al torace, sembrano gravissime. Accorre presto un ambulanza chiamata dai militanti che accorrono fuori dalla sezione; Ivo non ce la farà a raggiungere neanche l'ospedale S.Giovanni e morirà poco dopo a bordo dell'autoambulanza. Vincenzo, colpito alla gamba e al polso, è operato d'urgenza, se la caverà. Alle 23:00 circa i NAR rivendicheranno con una telefonata al "Messaggero" la paternità dell'attentato.
Ivo si era da poco laureato in scienze politiche; era come tanti altri in cerca di un lavoro che gli aprisse una prospettiva di vita migliore. Era simpatizzante del PCI, ma come tanti ne criticava le scelte.
L'attentato cade a poco meno di un anno da un altro tragico evento: l'omicidio di Walter Rossi; probabilmente ciò nelle farneticanti intenzioni dei suoi esecutori non era un caso. Si voleva ribadire e perpetuare la stessa campagna di odio. Ma la grande manifestazione con cui Roma rispondeva, ricordando Walter e Ivo, testimoniava la mobilitazione popolare per rafforzare, vigilare e isolare i criminali fascisti.
Gli esecutori materiali di quell'"azione" rimangono tutt'oggi ignoti. In una delle sue numerose dichiarazioni il "pentito" Cristiano Fioravanti si è professato totalmente estraneo agli eventi scagionando inoltre i "fondatori" della sigla NAR (Valerio Fioravanti e Alessandro Alibrandi su tutti). Secondo Cristiano Fioravanti gli esecutori sono probabilmente da ricercarsi tra i fascisti che frequentavano a quei tempi la sede del FUAN di via Siena 8. Durante la sua esistenza in esso sono confluite numerose sezioni del MSI come quelle della Montagnola, della Balduina, di via Noto e del rione Prati. Da quest'ultima proviene Mario Corsi detto "Marione" (attualmente popolare conduttore di una trasmissione radiofonica sulla A.S.Roma). Egli viene accusato nel 1984 per l'omicidio di Ivo nonché per gli omicidi di Fausto Tinelli e Lorenzo "Jaio" Jannucci (18 marzo 1978). Il 2 maggio 1985 Corsi riceve una condanna a nove anni per altri reati minori ma per il delitto Zini viene prosciolto per non aver commesso il fatto. Il 19 aprile c'è il secondo grado. In appello Corsi viene condannato a ventitre anni di carcere. Il 9 aprile 1987, la Cassazione dispone un nuovo processo che si conclude con la sua assoluzione. Nel 1989 la Cassazione ratifica e Corsi viene prosciolto in via definitiva. Da allora dei due esecutori di quel delitto non si saprà più nulla.

***

BIBLIOGRAFIA
* "Lotta Continua", "L'Unità", "L'Avanti!" dei giorni immediatamente successivi l'omicidio.
* V. Borracetti, (a cura di), "Eversione di destra terrorismo e stragi. I fatti e l'intervento giudiziario", Franco Angeli, Milano 1986. In particolare il saggio di G. Capaldo, L. D'Ambrosio, "L'eversione di destra a Roma dal 1977 al 1983".
* G. Bianconi (a cura di), "A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti", Baldini&Castoldi, Roma 1996.
* Baldoni, S. Provvisionato, "A che punto è la notte?", Vallecchi, Firenze 2003.

Fonte:

giovedì 15 marzo 2012

Fausto e Iaio

Milano, 18 marzo 1978. Tardo pomeriggio. Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci detto Iaio, diciannove anni, sono due amici  inseparabili: due ragazzi impegnati a sinistra,frequentano il centro sociale Leoncavallo. Negli ultimi mesi fanno parte di un gruppo di giovani che lavorano ad un dossier sullo spaccio di eroina a Milano. Non sono militanti di partiti politici. Spesso di sabato si recano a casa di Fausto dove la madre Danila prepara la cena. L'appuntamento è alle 19,30 alla Crota piemunteisa di via Leoncavallo, proprio davanti al centro sociale. Fausto raggiunge il locale intorno alle 19. Nella sala biliardo sono presenti tre giovani mai visti prima. Lo confermano alcuni testimoni. Lorenzo arriva alle 19,35, in ritardo di pochi minuti. Alle 19,45, Fausto e Lorenzo escono dal locale, attraversano la strada e a piedi si incamminano lungo via Lambrate. Il tragitto è breve, trecento metri. I due ragazzi si trovano ora in piazza San Materno, svoltano a sinistra in via Casoretto. Altri ottanta metri e sono davanti al chiosco dei giornali. L'edicolante li sente commentare i titoli dei quotidiani del pomeriggio, La Notte e Il Corriere dinformazione, con gli articoli relativi alle indagini sul sequestro del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro e l'uccisione dei cinque uomini di scorta, fatti avvenuti soltanto due giorni prima (16 marzo 1978), a Roma, in via Fani. Fausto e Lorenzo stanno percorrendo il tratto di strada tra via Casoretto e via Mancinelli. Sono le 19,58. Tre persone sono ferme davanti al portone dell'Anderson School. Fausto e Lorenzo vengono attirati da qualcosa o da qualcuno in via Mancinelli. Il campanile della chiesa del Casoretto batte le 20. Il loro cammino si ferma, per sempre. Otto proiettili Winchester, calibro 7,65, vengono sparati da un killer professionista. Una esecuzione. I corpi si accasciano a terra. Il primo a cadere è Fausto. Il proiettile lo colpisce all'addome; gli altri tre in rapida successione all'emitorace sinistro, al braccio destro e alla regione lombare sinistra. Fausto compie una torsione su se stesso. Il quinto proiettile lo raggiunge di striscio bucando gli indumenti. Poi tocca a Lorenzo. Tre colpi lo fanno crollare sul marciapiede, mentre tenta una fuga impossibile. Vicine ai killer si trovano Marisa Biffi e le sue due figlie minori Alessandra e Cinzia Frontini. Dice la signora Biffi: "Tre ragazzi sono in piedi sul marciapiede e si trovano a 5-6 metri da me. Contemporaneamente un altro giovane è leggermente piegato e si comprime lo stomaco con entrambe le mani. Odo tre colpi attutiti che lì per lì sembrano petardi tanto che penso che quel gruppo di quattro persone sta scherzando. Non vedo alcuna fiammata di arma da fuoco. I tre giovani sul marciapiede scappano velocemente mentre quello che è piegato su se stesso cade in terra. Solo allora comprendo che è successa una cosa pazzesca e mi avvicino al giovane caduto anziché entrare subito nella parrocchia. Scorgo la fisionomia di un ragazzo steso per terra in una pozza di sangue. Subito oltre il suo corpo e quindi più vicino alla via Leoncavallo, cè davanti a me, a un paio di metri, il corpo di questo ragazzo che prima non avevo visto né in piedi né a terra. Posso senz'altro affermare che quello che cade per primo è Lorenzo Iannucci mentre quello già steso a terra è Fausto Tinelli. Nessuno dei due ragazzi pronuncia alcuna parola, neppure uninvocazione di aiuto. Altrettanto fanno gli assassini che fuggono nel silenzio, avviandosi verso via Leoncavallo. Escludo di aver visto mettersi in moto una macchina verso via Mancinelli, subito dopo gli spari. Noto che il giovane con limpermeabile ha un sacchetto che sembra di cellophane bianco in mano. Mi pare che lo abbia diretto verso il killer che si contorce e che entrambe le mani stanno dentro il sacchetto. Il giovane sta sparando verso Iannucci. Non ho visto altri sacchetti nelle mani dei due giovani e non ho neppure visto alcuno di loro assumere un atteggiamento quale quello che può assumere uno sparatore. Secondo me allo Iannucci spara una sola persona. Forse i colpi sono attutiti da unarma dotata di silenziatore. Ripeto: ho la netta impressione che il sacchetto bianco sia di plastica e che lassassino vi tenga le mani dentro. Le braccia del giovane comunque sono distese in avanti". Marisa Biffi riconosce dunque due killer. Il primo è alto circa un metro e settanta, snello, capelli castano scuri, indossa un impermeabile chiaro. Il secondo è simile al primo come corporatura, porta un giubbotto color cammello. Alessandra e Cinzia Frontini osservano il delitto dalla stessa visuale della madre Marisa Biffi. Le tre testimonianze sono sovrapponibili. Spunta il quarto teste. Natale Di Francesco, invalido civile, nota tre giovani in fuga all'incrocio tra via Mancinelli e via Leoncavallo, a pochi metri dal centro sociale. Due assassini sono di corporatura normale, alti un metro e settanta, capelli scuri e lisci. Sul luogo del duplice delitto non vengono rinvenuti bossoli, né proiettili. Due calibro 7,65 sono ritrovati tra gli indumenti di Fausto e  Lorenzo. Accanto al corpo senza vita di Iaio, i killer lasciano un berretto di lana di colore blu intriso di sangue. Sarà distrutto nel 1988 dallUfficio Corpi di Reato del Tribunale di Milano. Intorno alle 20,10 in piazza Durante, la polizia ritrova una pistola calibro 9, lanciata da una persona a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata. E pochi minuti dopo, in iazza Aspromonte, Pierre Manuel Orbeson e Magda Margutti notano due giovani a bordo di una Kawasaki color verde chiaro. La coppia osserva attentamente la scena: il passeggero scende dalla moto, zoglie dalla targa una sorta di copertura legata con un elastico ed entra in una vicina pizzeria. Pierre Manuel Orbeson memorizza il numero della targa (MI 538738) e lo passa al giornalista Antonio Belloni.  La moto è intestata a Gaetano Russo, pregiudicato per rapina e furti, e Antonio Ausilio, incriminato per vari reati, tra cui tentato omicidio. Sul loro conto, nessun ulteriore accertamento viene svolto dalla polizia giudiziaria.

a cura di
Daniele Biacchessi

www.faustoeiaio.it
a cura della Associazione Familiari e Amici di Fausto e Iaio
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