Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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venerdì 16 agosto 2013

VENERDI' DELLA RABBIA IN EGITTO

venerdì 16 agosto 2013 10:24

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 20 
80 MORTI IN PIAZZA RAMSES, EDIFICI IN FIAMME
Sarebbero 80 i morti solo in Piazza Ramses al Cairo. Lo riferiscono fonti locali. In gran parte sono attivisti e simpatizzanti dei Fratelli Musulmani. La polizia avrebbe sparato anche dagli elicotteri. Nella piazza sono stati dati alle fiamme alcuni edifici. Notizie di numerosi morti arrivano anche da altre citta', a conferma che quella di oggi e' stata un'altra giornata di sangue in tutto il Paese.
AGGIORNAMENTO ore 18.30
FRATELLANZA: AL CAIRO ALMENO 45 VITTIME

Secondo il braccio politico dei Fratelli Musulmani, il partito Giustizia e Libertà, al Cairo le forze di sicurezza avrebbero ucciso almeno 45 persone, oltre 250 i feriti. Per il Ministero della Salute, in tutto il Paese, le vittime sarebbero 27.
AGGIORNAMENTO ore 16.30
TRE MORTI A FAYOUM. SI DIMETTE PORTAVOCE DEL FRONTE DI SALVEZZA

Tre vittime a Fayoum fanno salire ancora il bilancio delle vittime che tocca ormai quota 40. A livello politico, dopo le dimissioni del vicepresidente ad interim El Baradei, giungono anche quelle di Khaled Dawd, portavoce del Fronte di Salvezza Nazionale, ombrello delle opposizioni al regime di Morsi e oggi sostenitori dell'esecutivo provvisorio. Secondo alcuni osservatori, un'ammissione di colpa per aver avallato e sostenuto un golpe che si sta rivelando incapace di gestire la crisi egiziana.
AGGIORNAMENTO ORE 16.00 25 MORTI IN PIAZZA RAMSES, FRATELLI MUSULMANI
I Fratelli Musulmani denunciano che ci sarebbero stati 25 morti a Piazza Ramses, al Cairo, dove si fronteggiano i sostenitori del deposto presidente, Mohammed Morsi e la polizia. La televisione di Stato egiziana riferisce che 12 persone hanno perso la vita negli scontri scoppiati dopo la preghiera di mezzogiorno a nord ed est del Cairo.
AGGIORNAMENO ore 15.30
OTTO MORTI A DAMIETTA, SCONTRI AD ALESSANDRIA

Secondo fonti mediche, sarebbero stati uccisi almeno otto manifestanti a Damietta, facendo salire il bilancio di oggi a dodici morti. Scontri in corso ad Alessandria e Tanta.
AGGIORNAMENTO ore 14.30
QUATTRO MORTI A ISMAILIYA, UN POLIZIOTTO UCCISO AL CAIRO

Sono in corso le manifestazioni indette dai sostenitori del presidente Morsi. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, ad Ismailiya le forze di sicurezza avrebbero ucciso quattro persone, undici i feriti.
Al Cairo un poliziotto è stato ucciso ad un checkpoint. A Tanta, la polizia lancia gas lacrimogeni per disperdere la folla, che sta lanciando pietre in risposta. I manifestanti stanno marciando verso la sede del governatorato.
AGGIORNAMENTO ore 11.35
L'ESERCITO CIRCONDA TAHRIR SQUARE, TAMAROD A DIFESA DEI COPTI

Le forze armate egiziane hanno chiuso con filo spinato tutte le entrate e le uscite per Tahrir Square. La piazza simbolo della rivoluzione del 25 gennaio 2011 è circondata da veicoli blindati. Chiusa anche la fermata della metropolitana in attesa delle manifestazioni di oggi.
Intanto, dopo gli attacchi alle chiese copte, il gruppo Tamarod - la campagna di raccolta firme che ha avviato le proteste anti-Morsi di luglio e il successivo intervento dell'esercito - ha detto che difenderà le chiese e le moschee, in particolare i luoghi di culto cristiani presi di mira da gruppi islamisti nei giorni scorsi.
dalla redazione

Roma, 16 agosto 2013, Nena News - Il Venerdì della Rabbia attende oggi l'Egitto, ormai ad un passo dalla guerra civile. Dopo i durissimi scontri dei giorni scorsi (con un bilancio che oscilla tra le 500 e le 700 vittime), i sostenitori del deposto presidente Morsi hanno indetto per oggi manifestazioni contro il golpe militare in tutto il Paese. "Manifestazioni contro il colpo di Stato partiranno dalle moschee del Cairo e si dirigeranno verso piazza Ramsis - ha annunciato il portavoce dei Fratelli Musulmani, Gehad Al-Haddad - Dopo gli arresti e le uccisioni che stiamo subendo, le emozioni sono troppo forti per essere guidate da qualcuno". Ovvero, difficile prevedere cosa accadrà nelle piazze, soprattutto dopo l'ordine dato dal Ministero degli Interni a polizia ed esercito: aprite il fuoco contro chiunque attacchi le forze di sicurezza o gli edifici governativi.

L'Alleanza per il Sostegno della Legittimità fa altrettanto e chiama milioni di egiziani a scendere in strada dopo la preghiera del venerdì, da 28 diverse moschee della capitale: "La nostra rivoluzione è pacifica. La violenza non è la nostra dottrina e il vandalismo è usato dai leader del golpe militare per mantenere il controllo del Paese".

A livello internazionale, si muove l'Unione Europea. Oggi l'inviato speciale di Bruxelles in Medio Oriente, Bernardino Leon, ha fatto sapere che le forze armate egiziane hanno rifiutato un accordo di pace con la Fratellanza, qualche ora prima dei sanguinari sgomberi di mercoledì. L'accordo era stato raggiunto con l'aiuto della UE e degli Stati Uniti: "Avevamo un piano politico sul tavolo, accettato dalla Fratellanza. L'esercito avrebbe potuto accettare tale opzione".

I ministri degli Esteri della UE si vedranno nei prossimi giorni, al massimo martedì come richiesto dall'italiana Emma Bonino, per affrontare la questione della crisi egiziana. Intanto la Danimarca chiede la sospensione dei progetti bilaterali con l'Egitto e la Svezia lo stop ai finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale.

Richieste che seguono alla decisione dell'amministrazione statunitense di interrompere le esercitazioni militari congiunte con l'Egitto, previste per il prossimo mese, seppur Obama continui ad affermare di non voler prendere le parti né dell'esercito né degli islamisti. Gli errori della comunità internazionale stanno venendo a galla, insieme alle loro atroci conseguenze. L'appoggio incondizionato alla Fratellanza - previa accettazione di determinati parametri economici e misure liberiste, così da ottenere i prestiti dell'FMI - hanno trascinato l'Egitto in una crisi economica peggiore dell'era Mubarak. Una crisi che si è aggiunta alle politiche antidemocratiche e non inclusive dei Fratelli Musulmani, provocando la rabbia popolare e il conseguente intervento militare.

Il risultato è una guerra civile. Nena News



 Fonte:

giovedì 15 agosto 2013

ALTRE NEWS DALL'EGITTO IN CAOS: DECINE DI CHIESE CRISTIANE ASSALTATE



http://frontierenews.it/wp-content/uploads/2013/08/Egitto_chiese2.jpeg
foto: Mostafa Hussein

Dopo il massacro di Rabaa, in cui centinaia di manifestanti pro-Morsi sono stati uccisi dalle forze di sicurezze egiziane, molti membri dei Fratelli Musulmani hanno iniziato a riversare la propria vendetta verso la comunità cristiana, accusata di aver appoggiato il golpe. Nel nord dell’Egitto diverse comunità cristiane sono state aiutate dalla popolazione musulmana a difendersi e mettersi al riparo durante gli attacchi dei gruppi islamisti.
Diverse chiese sono state bruciate; in totale, tra luoghi di culto e strutture di proprietà di cristiani, ad ora gli edifici assaltati sono 20. Di seguito l’elenco, fornito all’Huffington Post da alcune Ong operanti sul campo.

1) Il monastero S. Maria & Ebraam di Delga, Minya. Assaltato
2) Chiesa evangelica di Abou Hilal. Data alle fiamme
3) Chiesa Al Islah di Minya. Data alle fiamme
4) La Chiesa della diocesi di Sohag – Marigirgis. Bruciata
5) La Chiesa battista di Beni Mazar, Minya. Assaltata
6) La Chiesa S. Maria del villaggio Al Nazla di Al Fayoum. Assaltata
7) Il quartier generale della Bible Society di Al Fayoum. Bruciato
8 ) La Chiesa Al Ra’ai Al Saleh di Suez. Attaccata lievemente, solo finestre rotte
9) La scuola francescana di Suez. Bruciata
10) La Chiesa Al Anba Mousa di Minya. Bruciata
11) Chiesa Mariagiovanna di Minya. Bruciata
12) Il quartier generale dei Gesuiti di Minya. Bruciato
13) La scuola superiore copta di Minya. Assaltata
14) Un orfanotrofio di Minya. Assaltato
15) La Chiesa del principe Tadros El Shatby di Minya. Bruciata
16) La scuola S.Giuseppe e il monastero di Minya. Assaltato
17) La Chiesa di Abou Hilal. Attaccata
18) Due hotel e negozi di proprietà dei copti a Luxor. Saccheggiati
19) La Chiesa S.Michele di Assiut. Assaltata
20) La Chiesa Marigirgis di Arish. Bruciata



Fonte:


mercoledì 14 agosto 2013

EGITTO NEL CAOS: E' STATO DI EMERGENZA

Si parla di 300 morti. Arrestati leader del movimento islamista. Sostenitori di Morsi incendiano tre chiese coopte e attaccano edifici governativi.

mercoledì 14 agosto 2013 09:26

 
AGGIORNAMENTO ore 17.30
DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA, EL BARADEI SI DIMETTE

Ad annunciarlo è la tv di Stato egiziana: da oggi per un mese il Paese è in stato di emergenza. Il governo ha imposto anche coprifuoco notturno per 30 giorni al Cairo e in 10 province egiziane e ha ordinato all'esercito di ristabilire l'ordine.
Continua a salire il bilancio dei morti: i Fratelli Musulmani parlano di almeno 300 vittime, la metà secondo il governo ad interim.
A livello politico la prima "vittima" è il vicepresidente e leader delle opposizioni a Morsi, Mohammed El Baradei, che ha annunciato poco fa le sue dimissioni.
dalla redazione
Roma, 14 agosto 2013, Nena News - Sarebbero almeno cento i morti e 2mila i feriti (gli ultimi aggiornamenti, non confermati, parlano di 250 morti e oltre 5mila feriti) per le cariche della polizia egiziana volte a sgomberare le piazze el Nahda e Rabaa al Adawiyeh, i due presidi che tengono i Fratelli Musulmani al Cairo per protestare contro il golpe militare del 3 luglio e la destituzione del presidente islamista Mohamned Morsi. Lo comunica Gihad el Haddad, il portavoce dei Fratelli Musulmani. Altre fonti riferiscono di un bilancio più basso.

Le forze di sicurezza affermano di avere il controllo di piazza el Nahda. Fratelli Musulmani e polizia si scambiano accuse sull'uso armi da fuoco. Secondo diverse agenzie di stampa, questa mattina la polizia ha attaccato i due sit-in dei sostenitori dei Fratelli Musulmani, in Al-Nahda Square e alla moschea di Rabaa Al-Adawiya: i poliziotti hanno circondato i manifestanti e lanciato gas lacrimogeni.

L'agenzia di stato Mena ha riportato la notizia di un incendio appiccato dai sostenitori del deposto presidente Morsi contro una chiesa copta a Sohag, città nel centro del Paese. I manifestanti hanno lanciato contro la chiesa di Mar Gergiss delle bombe incendiarie. Date alle fiamme anche due chiese nella provincia di El-Menia.
Scontri in corso ad Alessadria, dove i manifestanti islamisti hanno dato fuoco ad un edificio governativo nel quartiere di Kom el-Deka e si sono scontrati con le forze di sicurezza. A Luxor, gli scontri si stanno svolgendo in piazza Abu Haggag: i sostenitori di Morsi hanno attaccato alcuni negozi e incendiato auto della polizia. A Giza presa di mira una stazione di polizia.

Intanto il generale Abdel Fattah Othman, del Ministero dell'Interno, ha annunciato l'arresto di alcuni leader della Fratellanza: "Abbiamo arrestato alcuni leader dei Fratelli Musulmani ma è presto per annunciare i loro nomi". Nena News




Fonte:

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=82543&typeb=0 

martedì 23 luglio 2013

STRETTA REPRESSIVA IN BAHRAIN SULL'ORLO DELLA SOLLEVAZIONE

Il neonato movimento Tamarod, gemello di quello egiziano, chiede alla popolazione di scendere in massa in strada contro la monarchia il 14 agosto.

 martedì 23 luglio 2013 11:14

 

di Michele Giorgio


Roma, 23 luglio 2013, Nena News - Si radicalizza la lotta dei bahraniti. Cresce di intensità anche la repressione attuata dalla monarchia assoluta. Ieri il raggruppamento che include i principali partiti dell'opposizione - Al Wefaq, Waad, Al Qawmi e Wahdawy - ha diffuso un comunicato di forte condanna delle nuove gravi restrizioni alla libertà di manifestazione pubblica del dissenso contro re Hamad bin Isa al Khalifa. «Non ci viene più consentito di scendere in strada a Manama. Il 19 luglio il regime ha vietato due raduni pacifici nella capitale senza alcun motivo. Il diritto a protestare è garantito dalle leggi internazionali e non può essere vietato da qualsiasi autorità», denunciano le principali formazioni dell'opposizione.

Tuttavia questo linguaggio morbido non soddisfa più il movimento giovanile bahranita, deluso dai leader dell'opposizione che hanno creduto alle promesse di riforme o fatte dalla monarchia di fronte all'accampamento di protesta a Piazza della Perla, nel febbraio-marzo 2011 (simile a quello di Piazza Tahrir al Cairo), spazzato via dalla polizia con l'aiuto delle unità speciali inviate dall'Arabia saudita.

Lo scontro, comunque, si fa più acceso, assumendo sempre più il carattere di un conflitto settario tra la minoranza sunnita al potere e la maggioranza sciita, da sempre discriminata in economia e in politica. Ad alimentare il settarismo è proprio re Hamad che descrive le manifestazioni come «un progetto di Tehran volto ad espandere lo sciismo iraniano nella regione». Tesi che convince gli altri petromonarchi del Golfo schierati contro l'Iran e offre un appiglio agli Stati Uniti che si guardano dal fare pressioni sul fedele alleato re Hamad che in Bahrain ospita l'importante base della V Flotta americana.

Domenica la polizia ha arrestato i tre presunti responsabili del lancio (senza danno) di una bomba contro una moschea sunnita, l'ultimo di una serie di attacchi con bottiglie molotov e ordigni rudimentali che prendono di mira soprattutto i commissariati e le forze di sicurezza nei centri abitati sciiti. Qualche giorno fa è stata colpita per la seconda volta in pochi giorni la casa dell'influente deputato Abbas Isa al-Madi. Non ci sono state vittime ma i segnali sono inequivocabili. «È sempre più arduo tenere sotto controllo giovani che non vogliono vivere come i loro padri e nonni, discriminati e privati di diritti fondamentali. La repressione sta aggravando il clima», spiega al manifesto la giornalista e attivista dei diritti umani Reem Khalifa.

Tutti ora attendono il 14 agosto, data della «chiamata» alla sollevazione popolare da parte del neonato movimento «Tamarod», analogo a quello egiziano che il 30 giugno ha organizzato al Cairo e in altre città gigantesche manifestazioni contro il presidente islamista Mohammed Morsi, sfociate poco dopo nel colpo di stato militare. Il 14 agosto è anche l'anniversario della partenza dei britannici dal Bahrain, nel 1971, ma i sovrani al Khalifa, in omaggio ai colonizzatori loro storici protettori, hanno invece scelto come data del Giorno dell'Indipendenza il 16 dicembre.

Il Bahrain però non è l'Egitto. Nel piccolo arcipelago le forze armate e di sicurezza sono composte in buona parte da mercenari sunniti di vari Paesi (persino del Pakistan) pagate per servire la monarchia. Senza contare che l'Arabia saudita è pronta ad intervenire di nuovo per spazzare via qualsiasi sogno di libertà e uguaglianza. Governo e polizia hanno ammonito la popolazione dal prendere parte alla sollevazione chiesta da Tamarod-Bahrain. «Reagiremo nella maniera idonea a qualsiasi piano volto a mettere a rischio la sicurezza e la stabilità del Paese», ha avvertito il ministero dell'interno. Ma il sostegno a Tamarod-Bahrain cresce sia tra le forze di opposizione moderate, come al Wefaq, che tra quelle più radicali che chiedono l'instaurazione della Repubblica, come sostiene al Haq di Hassan Mushaimeh (arrestato due anni fa e condannato all'ergastolo). Nena News



Fonte:

mercoledì 10 luglio 2013

Egitto, Hazem el Beblawi nuovo primo ministro

Mohammed el Baradei e' il vice premier con delega agli affari esteri. Il nuovo primo ministro incontra i favori dei salafiti ma non della Fratellnza che prosegue le proteste.

martedì 9 luglio 2013 17:23

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 20
MIGLIAIA IN PIAZZA A FAVORE DI MOHAMMED MORSI
Sono molte migliaia i sostenitori dei Fratelli Musulmani in piazza Rabaa al-Adawiya, al Cairo, per partecipare alla manifestazione in sostegno del presidente deposto dai militari Mohamed Morsi, per chiedere la sua liberazione e il ripristino della "legittimita'".

  Il Cairo, 9 luglio 2013, Nena News - Il presidente ad interim egiziano, Adly Mansour, ha nominato l'ex ministro delle Finanze, Hazem el Beblawi, primo ministro di un governo di transizione, e l'ex numero uno dell'Aiea, Mohamed El Baradei, vicepresidente con delega agli Affari esteri. Anche il partito islamico salafita al Nour appoggia la nomina di Beblawi mentre sta ancora valutando quella dell'ex premio Nobel per la Pace.

La nomina di el Beblawi sembra accrescere la rabbia dei Fratelli Musulmani per il colpo di stato militare della scorsa settimana e la destituzione del presidente eletto Mohammed Morsi. Il movimento islamista ha già respinto la Road Map annunciata da Adly Mansour per tentare di uscire dalla grave crisi politica che rischia di sfociare in una guerra civile. E per oggi i Fratelli Musulmani hanno convocato nuove massicce manifestazioni di protesta.

L'itinerario politico tracciato da Mansour prevede la lomina di un comitato costituente incaricato di presentare modifiche alla costituzione da sottoporre a referendum. Poi arriveranno le elezioni legislative e, una volta insediato il nuovo Parlamento, nel giro di una settimana dovranno essere convocate anche le elezioni per un nuovo presidente.

In particolare il documento prevede che entro 15 giorni sia istituita una commissione costituente che entro due mesi presenti alla presidenza gli emendamenti alla Costituzione voluta dai Fratelli Musulmani e sospesa nel colpo di stato della scorsa settimana. Gli emendamenti saranno quindi sottoposti a referendum popolare entro un mese dalla loro presentazione. Svolta la consultazione popolare, entro due mesi, cioe' entro la fine dell'anno, si dovranno tenere le elezioni parlamentari. Solo allora, con una nuova costituzione e un Parlamento funzionante, saranno indette nuove elezioni presidenziali.

Ad annunciare la scorsa notte le proposte del presidente ad interim sono stati i mezzi d'informazione egiziani al termine di una giornata drammatica segnata dal massacro al Cairo di 51 sostenitori di Morsi sui quali ha aperto il fuoco la Guardia Repubblicana. Nena News



Fonte:

venerdì 5 luglio 2013

EGITTO: GOLPE DEI MILITARI, DESTITUITO MORSI

Dal blog http://bob-fabiani.blogspot.it/ di Bob Fabiani:

mercoledì 3 luglio 2013

La drammatica giornata in Egitto si è conclusa nel modo previsto: alla fine l'esercito egiziano - che era già schierato nelle piazze e nelle strade del Paese da giorni - è intervenuto e, così, l'ennesimo golpe aveva inizio.
Alle 16,30 locali, scadeva il drammatico ultimatum dei militari nei confronti del presidente Morsi. Dal canto suo, il presidente della Fratellanza Musulmana, ha rifiutato con fermezza e sdegno, di dimettersi. Non ha ceduto nè alle richieste del movimento Tamarrod - i ribelli - nè alle richieste esplecite dei militari. I vertici militari egiziani appresa la volontà del presidente, a quel punto si muovevano di conseguenza, informando, seccamenta Morsi: "Da questo momento, Morsi, non è più il presidente".

-LA ROAD MAP DEI MILITARI.

Nel drammatico "messaggio televisivo alla nazione", il ministro della Difesa annunciava queste parole: "Da questo momento è sospesa la Costituzione si provvederà alla formazione di un Governo Tecnico e, subito dopo si provvederà a indire elezioni presidenziali". 
Così terminava lo stillicidio di supposizioni e di possibili scenari alla crisi egiziana e, la linearità della road map dei militari non lascia dubbi anche se, non tutto è chiaro al Cairo in questo momento. Le incognite ci sono perchè, in realtà in questa difficile situazione, non è possibile fare previsioni; bisognerà vedere intanto, cosa accadrà nella notte egiziana, si dovrà verificare se, l'appello dei militari sarà accolto da tutti gli egiziani. I militari, nel loro intervento alla televisione di Stato hanno fatto sapere chiaro e tondo che, non saranno tollerati atti di violenza anche se, hanno tenuto a precisare il diritto degli egiziani di protestare: soltanto che i militari pretendono che le proteste si svolgano in modo civile e senza violenze. Se così non sarà, l'esercito reprimerà con la massima durezza tutti coloro che non si atterranno a questo "ordine". Tuttavia, l'incognita maggiore, è costituita dai Fratelli Musulmani: cosa faranno questa notte? Come si muoveranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni? A tal proposito, destano molte preoccupazioni le parole da loro usate, non appena Morsi è stato destituito dall'esercito: "Reagiremo" hanno fatto sapere a caldo e, questa non è una notizia positiva.
Se da un lato, il golpe che si è consumato oggi, 3 luglio 2013, in Egitto non può essere del tutto una buona notizia, bisogna però registrare la reazione, del tutto imprevedibile, di Piazza Tahrir. Appena terminato l'intervento dei militari in televisione, la piazza, ha inscenato i fuochi d'artificio. Si tratta di una notizia di portata storica: nessuna presa di potere da parte dei militari, in Egitto, era mai stata salutata con questo entusiasmo popolare. Non deve sorprendere più di tanto questa reazione: i vertici militari sono stati abili nel tenere in considerazione le richieste della piazza e della persone e, il fatto che, tutte le richieste del movimento Tamorrod siano state accolte è un segno che lascia ben sperare.

-L'ORA DEL GOLPE.

Erano le 19 al Cairo quando l'esercito annunciava: "Il Golpe militare è cominciato". La situazione in Egitto è molto confusa e certezze non ce ne sono: i militari sapranno tenere fede alla road map da loro annunciata nel discorso televisivo alla nazione? A questa domanda, in questo momento mentre scrivo, non è possibile rispondere; solo le prossime ore potranno chiarire in quale direzione andrà l'Egitto.
Dalle 19 ora locale, di questa drammatica giornata, l'esercito ha provveduto a circondare con barriere e filo spinato, il palazzo dove lavora Morsi, il presidente destituito: questa parte del Cairo è isolata dal resto della città.
Tuttavia, il momento più drammatico di tutta la giornata, è stato quando, l'esercito annunciava la road map e, nel passaggio, in cui i militari, hanno accusato Morsi condannandolo a un anno di carcere. Nello stesso passaggio, il ministro della Difesa faceva sapere che sarà direttamente la Corte Costituzionale a guidare la transizione verso le prossime elezioni.
Terminava così l'anno di governo di Morsi e, per l'Egitto ora inizia una nuova fase, nell'incertezza e sotto l'occhio attento e vigile dei militari: spetterà ancora una volta al movimento, riunito in modo compatto sotto il cartello Tamarrod, il compito di vigilare per continuare la rivoluzione iniziata nel 2011.

(Fonte.:ahnam;aljazeera,alarabiya/english)
Bob Fabiani
Link
-tamarod.com;
-www.aljazeera.com;
-http://english.alarabiya.net;
-www.ahnam.com


martedì 2 luglio 2013

ABUSI SULLE DONNE IN PIAZZA TAHRIR

martedì 2 luglio 2013 09:07


 


Almeno 46 casi di violenza sessuale registrati al Cairo durante la manifestazione di domenica. Secondo l'ONU, il 99% delle egiziane ha subito molestie.

di Emma Mancini 
 

Roma, 02 luglio 2013, Nena News - Tornano le violenze sessuali, abusi contro le donne egiziane scese in piazza Tahrir domenica e di nuovo ieri contro il presidente Morsi.

Almeno 46 casi di violenza sessuale: a riportare i dati, relativi solo alle denunce sporte dalle donne abusate domenica 30 giugno è OpAntiSh, Operation Anti-Sexual Harassment, gruppo di volontari impegnato nelle piazze e nelle strade per prevenire le violenze e fornire sostegno nel caso di denuncia. "Uomini con dei bastoni, all'ingresso della stazione della metropolitana a Tahrir hanno attaccato delle donne".

Ieri erano centinaia di migliaia i manifestanti nella principale piazza della capitale: secondo il gruppo, ci sono stati almeno 17 casi di tentata violenza, in otto di questi sono intervenuti i volontari. Con le proteste, quindi, sono tornate le violenze, una vera e propria piaga negli ultimi mesi: dal secondo anniversario della rivoluzione egiziana, lo scorso 25 gennaio, ad oggi si sono moltiplicati i casi di violenza sessuale e abusi sulle donne che hanno preso parte alle manifestazioni. Violenze perpetrate da poliziotti, sostenitori di Morsi o semplici criminali.

Per questo in breve tempo sono nate delle vere e proprie ronde, squadre di difesa composte sia da uomini che da donne, per impedire gli stupri. E se ieri, ben 46 casi si sono registrati solo a Tahrir, nessuna denuncia è stata sporta nelle altre città dove si sono svolte manifestazioni. "Molti sono casi gravi che richiedono un trattamento fisico o psicologico", ha commentato Engy Ghozlan, una dei membri di OpAntiSh.

Che riceve il plauso del governo: il portavoce dei Fratelli Musulmani, Gehad al-Haddad, ha chiesto che vengano prese iniziative simile a OpAntiSh "per evitare che qualcosa accada ai cittadini durante le manifestazioni". Ma i volontari del gruppo rispediscono al mittente il consiglio: "Non crediamo nella presidenza e nelle preoccupazioni improvvise della Fratellanza sull'integrità delle donne e il loro diritto alla protezione, perché sappiamo quali sono le loro posizioni sull'uguaglianza di genere".

Secondo un rapporto pubblicato ad aprile dalle Nazioni Unite, il 99% delle donne egiziane ha subito nella sua vita almeno una forma di vessazione e abuso sessuale da parte di un uomo, dallo stupro alla molestia verbale. Una percentuale spaventosa a cui si tenta di porre un freno: oltre all ronde per la strada, sono nati gruppi - spesso online - per denunciare gli aggressioni e permettere alle donne di compiere un primo passo verso la denuncia ufficiale. Nena News




Fonte:


sabato 29 giugno 2013

EGITTO NEL CAOS, 7 I MORTI. USA PREOCCUPATI, DOMANI CORTEO ANTI MORSI

 29 giugno 2013 
 
Egitto nel caos, 7 i morti. Usa preoccupati, domani cortei anti Morsi © LaPresse
 
Washington (Usa), 29 giu. (LaPresse/AP) - Torna a infiammarsi l'Egitto. In vista della protesta nazionale contro Mohammed Morsi indetta dall'opposizione per domani, per le strade di diverse città si sono fronteggiati sostenitori e oppositori del presidente e molte sedi dei Fratelli musulmani sono state incendiate. Il bilancio degli scontri di questa settimana è di sette morti e almeno 85 feriti. Due delle vittime sono morte ieri ad Alessandria e una di loro è uno studente americano, che stava fotografando gli scontri in piazza Sidi Gabr. Domani ricorre l'anniversario dell'insediamento di Morsi alla presidenza e l'opposizione scenderà in piazza in tutto il Paese per chiederne le dimissioni, ma anche i sostenitori dei Fratelli musulmani scenderanno possibilmente in piazza. Intanto, mentre l'Egitto si prepara al peggio, gli Stati Uniti hanno diramato un avvertimento in cui invitano i cittadini americani a evitare i viaggi non essenziali in Egitto a causa della situazione di incertezza. Il dipartimento di Stato ha autorizzato "un numero limitato di membri dello staff diplomatico non essenziale" dell'ambasciata Usa al Cairo a lasciare l'Egitto insieme alle loro famiglie. E Obama dal Sudafrica ha fatto sentire la sua voce, dicendo che gli Usa sono preoccupati per le proteste in Egitto e stanno lavorando per proteggere l'ambasciata e i consolati Usa nel Paese.


L'EGITTO SI PREPARA ALLE PROTESTE DI DOMANI. L'opposizione intende portare nelle piazze domani milioni di persone contro Morsi. Ha fatto sapere infatti di avere raccolto 15 milioni di firme a favore delle dimissioni del presidente, cioè circa due milioni in più del numero di cittadini che ha eletto Morsi. Gli alleati del presidente, da parte loro, si sono detti pronti a difenderne il mandato anche "con il sangue" se necessario, dal momento che si tratta del primo presidente eletto liberamente. I cittadini, in un Paese che soffre già di blackout e carenza di carburanti, si stanno preparando al peggio facendo incetta di beni di prima necessità in modo da essere pronti nel caso in cui le manifestazioni dovessero degenerare e protrarsi a lungo. Vicino agli edifici chiave e ad alcune case sono state erette barricate e recinzioni e alcuni gruppi di cittadini si sono già organizzati per pattugliare i quartieri nel caso in cui si verifichino falle nella sicurezza. Al Cairo si prevede che le proteste si concentreranno nella zona del palazzo presidenziale, nel quartiere di Heliopolis. Già ieri gli oppositori si sono radunati davanti all'edificio, oltre che a piazza Tahrir, mentre i sostenitori si sono raccolti nella piazza antistante la moschea di Rabia el-Adawiya, non lontano dal palazzo.


GLI SCONTRI E LE VITTIME, MORTO UN GIOVANE AMERICANO. Violenti scontri si sono verificati ieri ad Alessandria, al Cairo e in diverse località del Delta del Nilo, a nord della capitale, come Samanod, Tanta e Bassioun. Ad Alessandria i disordini, con colpi d'arma da fuoco, sono scoppiati nei pressi della sede dei Fratelli musulmani, cui fa capo Morsi, la cui sede è stata incendiata dai manifestanti. Qui sono morte due persone, una delle quali è un cittadino statunitense, e i feriti sono almeno 85. Il dipartimento di Stato Usa ha identificato la vittima come il 21enne Andrew Pochter, uno studente originario Chevy Chase, in Maryland, che frequentava il Kenyon College di Gambier, in Ohio, e si trovava in Egitto per uno stage in una ong. A comunicare la sua identità è stata la portavoce del dipartimento di Stato, Marie Harf, che è intervenuta dal Medioriente dove si trova al seguito del segretario di Stato John Kerry.


OBAMA: PREOCCUPATI, PROTEGGERE AMBASCIATA USA. Dal Sudafrica, dove si trova in visita insieme alla moglie e le figlie, Barack Obama ha fatto sentire la sua voce. Gli Stati Uniti, ha detto, sono preoccupati per le proteste in Egitto e stanno lavorando per proteggere l'ambasciata e i consolati Usa nel Paese.


USA INVITANO AMERICANI A EVITARE VIAGGI IN EGITTO. L'amministrazione Obama ha lanciato nella notte un avviso ai cittadini americani chiedendo loro di evitare i viaggi non essenziali in Egitto a causa della situazione di incertezza nel Paese. L'avvertimento è stato diffuso poche ore dopo la notizia dell'uccisione del cittadino Usa ad Alessandria. Il dipartimento ha anche autorizzato "un numero limitato di membri dello staff diplomatico non essenziale" dell'ambasciata Usa al Cairo a lasciare l'Egitto insieme alle loro famiglie finché le condizioni non miglioreranno. Questo provvedimento non richiede a nessuno di partire, ma incoraggia il personale a farlo permettendo di muoversi a spese del governo.


© Copyright LaPresse

 http://www.lapresse.it/mondo/europa/egitto-nel-caos-7-i-morti-usa-preoccupati-domani-cortei-anti-morsi-1.355429

lunedì 28 gennaio 2013

EGITTO: RIPRESI GLI SCONTRI

Lo stato d'emergenza proclamato dal presidente islamista Mohammed Morsi non placa le proteste nel Sinai. Opposizione riunita per decidere su dialogo.

lunedì 28 gennaio 2013 11:15



Roma, 28 gennaio 2013, Nena News - Lo stato d'emergenza proclamato ieri sera dal presidente islamista Mohammed Morsi non placa le proteste nel Sinai.

Scontri violenti sono ripresi oggi a Ismailiya e Suez, disordini si registrano ad Assiut, finora meno toccata dalle proteste, e continuano i tafferugli anche al Cairo.

In queste ore sono in tanti che puntano l'indice contro Morsi accusato di non avere il polso per mettere fine a proteste che spesso sono atti di teppismo, come nel caso dei tifosi di calcio di Port Said che si lanciano all'assalto di prigioni e uffici pubblici per protestare contro la condanna a morte di 21 ultras trovati responsabili della strage di un anno fa allo stadio cittadino di 72 sostenitori della squadra avversaria dell'Ahly.

In questo clima che da giovedì scorso ha visto la morte di una sessantina di egiziani, il Fronte di salvezza nazionale di opposizione, si è riunito per decidere la risposta all'invito al dialogo lanciato di Morsi.

La corrente di sinistra guidata da Hamdin Sabbahi ha già rifiutato i colloqui, mentre un altro noto oppositore, Mohamed el Baradei, chiede che il presidente si impegni a formare un governo di unità nazionale e un comitato per la modifica della Costituzione. Nena News 



Fonte:

domenica 27 gennaio 2013

EGITTO: ASSALTO AL CARCERE PORT SAID, 27 MORTI

L'attacco lanciato dopo la sentenza che oggi ha condannato 21 giovani a morte per il massacro dello scorso febbraio nel quale rimasero uccisi 73 tifosi della squadra dell'Ahly.

sabato 26 gennaio 2013 11:44






della redazione
Roma, 26 gennaio 2012, Nena News - Continua a salire il bilancio degli scontri violentissimi scoppiati stamani a Port Said, in Egitto, dopo l'annuncio della condanna a morte per 21 degli imputati nell'uccisione di 73 tifosi della squadra di calcio dell'Ahly, avvenuta circa un anno fa.

Tra le vittime figurano anche due calciatori della città. Si tratta di Tamer al-Fahla, ex portiere dell'al-Masry e Mohammad al-Dadhwi, che ha giocato con l'al-Mareekh.

Stamani, dopo la lettura della sentenza, gruppi di manifestanti, tra cui anche familiari dei condannati, hanno tentato di fare irruzione nel carcere per liberare i condannati. Oltre ai morti negli scontri, altre decine di persone sono rimaste ferite nell'attacco della folla inferocita al penitenziario.
Al Cairo nello stesso momento migliaia di tifosi dell'Ahly festeggiavano il verdetto con balli, canti e fuochi d'artificio.

E' stata una nuova fiammata di violenza che segue la giornata di ieri quando il secondo anniversario della rivoluzione contro l'ex presidente Hosni Mubarak si è trasformato in un bagno di sangue. Negli scontri scoppiati tra manifestanti e forze di polizia al Cairo, Alessandria, Ismaila, Port Said e Suez sono rimaste uccise 10 persone, 8 dimostranti e due poliziotti, e ferite altre 400 persone.

In piazza Tahrir al Cairo ieri riecheggiava "Il popolo vuole la caduta del regime", lo slogan della sollevazione anti-Mubarak, ora rivolto al presidente Mohammed Morsi e al suo movimento politico, i Fratelli musulmani. Anche questo è un regime da abbattere, dice l'opposizione progressista, perchè non ha risposto alle domande di riforme democratiche e giustizia sociale per cui due anni fa il popolo egiziano versò il proprio sangue. Nena News




Fonte:


venerdì 25 gennaio 2013

EGITTO: DUE ANNI DOPO, LA RIVOLUZIONE CONTINUA

 


gennaio 25, 2013 - 8:13


A due anni dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011 che ha portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak, l’Egitto scende in piazza per celebrare il cambiamento, in un clima caratterizzato dalle divisioni politiche e dalla crisi economica incombente. A distanza di 24 mesi dai cortei e dalle manifestazioni seguite dalle televisioni di tutto il mondo, che hanno fatto di Piazza Tahrir un’icona della cosiddetta ‘Primavera araba’, il più popoloso dei paesi arabi lotta ancora per ritrovare la sua stabilità. Le lacerazioni tra un’autorità politica legittimata dalla vittoria alle urne, e i movimenti di opposizione che accusano gli islamici al potere di aver ‘tradito’ gli ideali della rivoluzione, ha raggiunto il suo apice.
Gli scontri di piazza e l’assedio del presidente Mohammed Morsi al palazzo presidenziale, agli inizi di dicembre, subito dopo l’approvazione di una nuova Costituzione e un’estensione dei poteri del presidente, hanno fatto temere per una svolta autoritaria delle istituzioni, con esiti imprevedibili sulla pace e la stabilità sociale del paese.
È in questo clima che per oggi l’opposizione ha indetto manifestazioni di piazza e cortei nelle principali città del paese, allo scopo di celebrare una rivoluzione “che continua” (Al thawra mustamirra è appunto uno degli slogan, ndr) e i cui obiettivi, è opinione di molti, non sono stati ancora raggiunti.
“Per le strade risuona il motto ‘pane, libertà e giustizia sociale’ che era uno degli slogan della rivoluzione contro Mubarak” dice alla MISNA Namira Negm, professore di Scienze politiche all’Università Americana del Cairo, “a dimostrare il fatto che poco è cambiato dal 2011”.
“Dal punto di vista politico la situazione è confusa. È vero gli egiziani sono andati alle urne cinque volte in due anni, più di quanto non avessero fatto negli ultimi 30, ma si ritrovano con una Costituzione che non li rappresenta e senza un parlamento. Inoltre il presidente, allo stato attuale, ha più poteri di quanti non ne avesse mai avuti Mubarak” osserva la docente, secondo cui però a pesare di più sulla vita degli egiziani medi “non è la crisi politica, ma quella economica”.
Nei due anni di caos e sconvolgimenti politici, gli investimenti esteri nel paese sono crollati, il turismo è in crisi e il valore della sterlina ha raggiunto minimi storici. In questo scenario, le misure di austerity che il governo ha promesso di adottare, in cambio di un prestito dal Fondo monetario internazionale (Fmi) di 4,8 miliardi di dollari sono state sospese per timore di una rivolta popolare.
“I diritti politici, delle donne e delle fasce più deboli sono a rischio – prosegue l’esperta – e come se non bastasse, c’è il sentimento diffuso di promesse non mantenute”. Per rispondere alle accuse di immobilismo, il governo ha appena lanciato la campagna “Costruiamo insieme l’Egitto”, prevedendo pianificazioni nazionali e locali in vista del voto che si terrà a marzo o aprile.
Il clima, infine, è reso ancor più incandescente dall’atteso verdetto, in programma per sabato, nel processo a carico di imputati coinvolti nella strage del febbraio scorso a Port Said. Lo stadio della città, che affaccia sul canale di Suez, fu teatro di gravi disordini durante una partita tra la squadra locale Al Masry e i sostenitori del club cairota dell’Ahly, conclusisi con oltre una settantina di morti. I tifosi dell’Ahli – che accusano le forze dell’ordine di mancato intervento e di aver provocato l’incidente – hanno partecipato attivamente alle manifestazioni e agli scontri con le forze di polizia nei primi mesi della rivoluzione. Oggi, hanno promesso che scenderanno in piazza anche loro.

[AdL]


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Fonte:

http://www.misna.org/economia-e-politica/due-anni-dopo-la-rivoluzione-continua-25-01-2013-813.html 

venerdì 4 gennaio 2013

Egitto, le opposizioni aprono a Morsi

Il Fronte Nazionale pronto al dialogo a patto di modificare la nuova Costituzione. Intanto la Procura del Cairo accusa i leader delle opposizioni di aver tentato un golpe.

adminSito




venerdì 4 gennaio 2013 10:55

Il presidente egiziano Morsi (Foto: AFP)
Il presidente egiziano Morsi (Foto: AFP)
 

dalla redazione

Roma, 4 gennaio 2013, Nena News - Dopo un mese di scontri e tensione, l'opposizione egiziana apre al presidente Morsi. Ieri il Fronte Nazionale - coalizione dei diversi gruppi di opposizioni laici, liberali e cristiani, al governo dei Fratelli Musulmani - si è detto pronto ad avviare il dialogo con la presidenza.

Ad alcune condizioni. Prima di tutto il "negoziato" dovrà fondarsi su un'agenda chiara ed ufficiale, in particolare riguardo alla nuova Costituzione del Paese, un testo controverso che ha portato in piazza migliaia di persone e che è stato approvato con un referendum popolare a cui ha partecipato solo un terzo della popolazione.

Il Fronte chiede inoltre la creazione di una commissione che si occupi di emendare e modificare alcuni articoli della Costituzione e che sia formata da esperti di entrambe le parti, governo e opposizione.

L'apertura giunge dopo la richiesta dello stesso presidente Morsi di sedersi al tavolo con le opposizioni per discutere del futuro del Paese, spaccato in due dal testo costituzionale e da alcuni decreti presidenziali considerati alla stregua di un colpo di Stato. A novembre Morsi aveva emesso un decreto con il quale si auto attribuiva poteri assoluti e si liberava del controllo degli altri poteri dello Stato, in primis della magistratura.

Un atto che ha provocato la rabbia del popolo egiziano, che ha ancora vivido il ricordo dei 40 anni di regime dittatoriale dell'ex presidente Hosni Mubarak. Una rabbia tanto forte da spingere le opposizioni a rifiutare di sedersi a tavolo con la presidenza. Ad un mese di distanza, però, arriva l'apertura che segue alle accuse mosse al Fronte dalla Procura del Cairo.

A fine dicembre il tribunale ha aperto un'inchiesta contro il Nobel per la Pace Mohammed El Baradei, l'ex presidente della Lega Araba Amr Moussa e il leader della sinistra Hamdeen Sabbahy, accusati di aver tentato di rovesciare il governo dei Fratelli Musulmani e di aver istigato al colpo di Stato contro il presidente Morsi, democraticamente eletto dal popolo egiziano.

Un'accusa che le opposizioni definiscono un tentativo di intimidazione per fermare le proteste popolari. Nena News

lunedì 26 novembre 2012

EGITTO: ATTACCO SEDE FRATELLI MUSULMANI, UN MORTO. AVEVA 15 ANNI.


Foto ANSA
25 novembre, 22:40

 A Damanhour in delta Nilo. Vittima aveva 15 anni

 (ANSA) - IL CAIRO, 25 NOV - Un ragazzo è stato ucciso e 60 persone sono rimaste ferite nel corso di un assalto alla sede dei Fratelli Musulmani a Damanhour, nel delta del Nilo. Secondo fonti della sicurezza la vittima, 15 anni, è stata uccisa con una bastonata, mentre 25 persone, tra oppositori e sostenitori del presidente Mohamed Morsi, sono rimaste ferite da colpi d'arma da fuoco. Da giorni in Egitto si susseguono manifestazioni contro Morsi, accusato di 'svolta autoritaria' per aver rafforzato i propri poteri.

sabato 24 novembre 2012

EGITTO: DATI ALLE FIAMME GLI UFFICI DEI FRATELLI MUSULMANI

Il presidente egiziano ha emesso un decreto che intacca gravemente il potere giudiziario. Le opposizioni si sollevano: manifestazioni anti-Morsi in tutto il Paese.

Piazza Tahrir al Cairo, il cuore della rivoluzione egiziana
Piazza Tahrir al Cairo, il cuore della rivoluzione egiziana

AGGIORNAMENTO ORE 18.15
Il presidente egiziano Morsi ha parlato alla folla pro-islamista riunitasi sotto il palazzo presidenziale al Cairo, dicendo che l'Egitto è nel sentiero della democrazia e della libertà: "La stabilità politica, sociale ed economica è quello che voglio e quello a cui sto lavorando. Sono qui e starò qui per volere del popolo, con chiara legittimazione".

AGGIORNAMENTO ore 14.00:

Durante le manifestazioni in Egitto contro il presidente Morsi, i manifestanti hanno dato fuoco agli uffici dei Fratelli Musulmani in tre diverse città: a Suez, a Ismailiya e a Port Said. Raid nella sede del partito ad Alessandria, dove sono esplosi scontri tra gli oppositori e i sostenitori di Morsi. Duri scontri anche al Cairo, dove sono scesi in piazza centinaia di manifestanti guidati dalle opposizioni. Sarebbero 15 i feriti.

di Emma Mancini


Roma, 23 novembre 2012, Nena News
- Dopo aver ricevuto plausi da tutto il mondo per il raggiungimento della tregua tra Hamas e Israele, il presidente egiziano Morsi è costretto a tornare ai problemi di casa. Previste per oggi manifestazioni a Tahrir Square e nel resto del Paese contro Morsi e la sua decisione di modificare la costituzione a favore della poltrona che occupa.

Ieri il presidente egiziano ha emesso un decreto costituzionale con cui si auto-attribuisce i poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo. Alla magistratura viene tolto il potere di sciogliere l'Assemblea Costituente e il Consiglio della Shura, il diritto di veto e quello di annullamento di leggi e decreti presidenziali. Fino all'entrata in vigore della nuova Costituzione, nessun potere dello Stato può revocare le decisioni del presidente.

Il decreto di Morsi - che lui stesso ha definito una forma di protezione della rivoluzione egiziana e lo strumento per "distruggere le infrastrutture istituzionali del vecchio regime" - ha messo fine ad una settimana di protagonismo delle opposizioni in Assemblea Costituente: numerose le bozze proposte in questi giorni dalle fazioni laiche.

Le forze di opposizione si sono immediatamente sollevate
, facendo appello alla popolazione egiziana perché scenda in piazza oggi contro quello che considerano "un colpo di Stato senza legittimazione". La chiamata alla piazza è giunta ieri notte durante un meeting nel quartier generale del Partito Wafd, a cui hanno preso parte numerose figure di spicco dell'opposizione al governo dei Fratelli Musulmani: Mohamed El Baradei, Ayman Nour, Amr Moussa, George Ishaq e Hamdeen Sabbahy.

Durante la conferenza, le opposizioni hanno chiesto l'immediata revoca del decreto, pena il crollo sia della legittimità del presidente sia del consenso popolare: Morsi è accusato di "monopolizzare i tre poteri dello Stato e di annullare l'indipendenza della magistratura". Ma non solo: secondo gli oppositori, è necessario lo scioglimento dell'Assemblea Costituente e la creazione di un nuovo corpo a cui affidare il compito di redigere la legge fondamentale dello Stato egiziano.

El Baradei, Nobel per la Pace e leader nei primi giorni della rivoluzione contro il regime di Hosni Mubarak nel 2011, ha scritto nel suo account Twitter: "Il presidente si è autoproclamato nuovo faraone. Un grave attacco alla rivoluzione che potrebbe avere pericolose conseguenze".

Dure critiche anche da parte della magistratura egiziana, che vede nell'intervento a gamba tesa di Morsi "un assalto allo Stato di diritto e all'indipendenza giudiziaria, un atto che respinge l'Egitto indietro all'era preistorica". A puntare il dito contro il presidente è il capo del Judges Club, Ahmed Al-Zend, secondo il quale la dichiarazione di Morsi è volta a permettere al presidente, al ministro della Difesa e a quello degli Interni di tenere in scacco la magistratura.

Non solo: nel decreto, Morsi ha previsto il ritorno di fronte ai tribunali di coloro che repressero le rivolte di piazza. Una decisione che potrebbe riaprire anche il processo all'ex presidente Mubarak, condannato all'ergastolo. Nena News

domenica 18 novembre 2012

ISRAELE ATTACCA NELLA NOTTE LE SEDI DELLE TV A GAZA. SALE A 70 IL BILANCIO DEI MORTI MENTRE GIUNGE LA MINACCIA DEGLI HACKER ANONYMOUS CONTRO ISRAELE.

domenica 18 novembre 2012 
dalla redazione

Gaza, 18 novembre 2012, Nena News - Nel quinto giorno dell'operazione Pillar of Defence, Israele attacca nella notte le sedi delle tv a Gaza. Il bilancio dei morti continua a salire, mentre giunge la minaccia degli hacker Anonymous contro Israele.
La giornata di ieri. La giornata di venerdì. La giornata di giovedì.

ORE 18.12
Militanti palestinesi nella Striscia di Gaza hanno riferito di aver abbattuto un elicottero Apache israeliano, secondo quanto riportato da Al Arabiya.

ORE 18.04
Il governo israeliano ha reso noto di essere stato vittima di 44 milioni di attacchi informatici a siti governativi negli ultimi quattro giorni.
Il ministro delle Finanze israeliano, Yuval Steinitz, ha riferito che gli attacchi sono stati bloccati dalla sicurezza informatica israeliana.

ORE 18.01
Husam Hussein Abu Shawish è la 69esima vittima palestinese dell'operazione militare Pillar of Defense, lanciata da Israele contro Gaza: è stato ucciso a Deri Al Balah.
E la 70esima è Mohammad Bakr 'Aref Al-'Aff, 33 anni: è stato ucciso nel quartiere Sheikh Ramadan nel cuore di Gaza City, da un bombardamento aereo israeliano.

ORE 17.42
Le sirene d'emergenza suonano a Tel Aviv: il sistema antimissilistico israeliano Iron Dome intercetta un missile lanciato dalla Striscia.

ORE 17.40
Ad Hebron, giovane palestinese ferito da un proiettile di gomma sparato dall'esercito israeliano durante manifestazioni contro l'operazione militare nella Striscia. Le sue condizioni sono gravi.

ORE 17.34
Gli attivisti internazionali ed egiziani partiti dal Cairo sono riusciti ad attraversare il confine di Rafah ed orano si stanno dirigendo verso Gaza.

ORE 17.31
Reporters Senza Frontiere e il Comitato per la Protezione dei Giornalisti esprimono sdegno per l'aggressione israeliana ai media nella Striscia di Gaza, condannando duramente l'attacco della notte: "Questi attacchi costituiscono un ostacolo alla libertà di informazione - ha detto il segretario generale di Reporters Senza Frontiere, Christophe Deloire - Ricordiamo alle autorità israeliane che, secondo il diritto internazionale, i media godono della stessa protezione dei civili e non possono essere trattati come target militari".
Deloire chiede infine che i responsabili del bombardamento siano identificati.

ORE 17.30
Un uomo di 54 anni, Atiyyeh Mubarak, è stato ucciso in un bombardamento aereo nel campo di Nuseirat al centro della Striscia di Gaza. Sale a 68 il numero delle vittime palestinesi.

ORE 17.25
Gli Stati Uniti donano 300 milioni di dollari ad Israele per migliorare il sistema anti-missilistico Iron Dome. È quanto riporta Al-Akhbar News.

ORE 17.15
Al Aqsa News dichiara che un missile delle Brigate Al Qassam ha centrato una nave militare israeliana.

ORE 17.05
Undicesima vittima del bombardamento israeliano sulla casa della famiglia Al Dalu , a Gaza City: è un bambino, Ranin al Dalu.

ORE 16.45
Le Brigate Al Qassam twittano all'IDF : "Il massacro contro la famiglia Al Dalu non resterà impunito".

ORE 16.42
Blitz dell'esercito israeliano nella sede del Teatro Nazionale Palestinese a Gerusalemme . Le autorità hanno chiuso con un ordine militare le porte del teatro per 24 ore vietando ogni tipo di attività all'interno dell'edificio.

ORE 16.17
Un'altra vittima palestinese: si tratta di Sami Al-Ghufeir, un ragazzo di 22 anni , ucciso da un'esplosione provocata da un razzo dell'IDF lanciato sul Mantar, a Nord di Gaza.

ORE 15.56
Secondo fonti israeliane, l'aviazione di Tel Aviv avrebbe ucciso Yihia Abbia, il comandante di Hamas responsabile del lancio dei razzi verso Israele. L'IAF avrebbe bombardato la sua casa e ucciso anche la moglie.

ORE 15.51
Si aggrava il bilancio dei morti,che sale a 64: due palestinesi sono stati uccisi nel campo di Jabaliya,a Nord di Gaza, dopo che la loro auto è stata bombardata. Si tratta di Suheil Hamada e di suo figlio Mo'men.

ORE 15.49
In corso duri scontri al campo profughi di Aida , a Betlemme, tra manifestanti palestinesi e esercito israeliano. I soldati stanno sparando gas lacrimogeni, anche all'interno delle abitazioni, e proiettili di gomma. Uno avrebbe colpito una volontaria basca alla testa.

ORE 15.37
Funzionari egiziani rimasti anonimi hanno detto all'agenzia stampa AP che un ufficiale israeliano è arrivato al Cairo per negoziare la tregua. Tel Aviv non ha voluto commentare la notizia.

ORE 15.34
Proteste al confine di Rafah tra Egitto e Gaza da parte degli attivisti egiziani ed internazionali appena giunti a Gaza in solidarietà col popolo palestinese.

ORE 15.32
Continua a salire il bilancio delle vittime palestinesi della famiglia Al Dalu: trovati morti anche il padre Mohammed e tre bambini, Sara, Yousef e Jamal. Nel bombardamento dell'aviazione israeliana contro la loro abitazione a Gaza City, sono state uccise dieci persone.

ORE 15.21
Il leader di Fatah, Nabil Shaath, arriverà a Gaza stasera . Lo rende noto l'OLP. Il presidente Abbas ha dato istruzioni a Shaath di unirsi agli sforzi egiziani per evitare un'invasione via terra della Striscia.

ORE 15.17
Ventuno feriti durante gli scontri tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano presso il checkpoint di Qalandiya, a Ramallah(Cisgiordania).

ORE 15.04
Il messaggio del gruppo Gaza Youth Breaks Out (GYBO):
"Da Gaza alla gente di tutto il mondo. Noi non siamo numeri, noi siamo esseri umani! Abbiamo dei nomi, abbiamo delle famiglie, abbiamo dei bambini, abbiamo delle emozioni e abbiamo dei sentimenti. Ogni vita ha una storia come le avete voi e come qualsiasi essere umano! Non siamo solo delle dannate notizie di morte!"

ORE 15.01
Gli attivisti egiziani hanno appena passato i cancelli di Rafah e si stanno avvicinando al confine con Gaza.

ORE 15.00
Si aggrava il bilancio del bombardamento israeliano contro un edificio di tre piani a Gaza City: cinque le vittime, di cui un bambino di un anno d'età, Ibrahim Ad-Dalu. L'abitazione civile era di proprietà della famiglia Al Dalu. Oltre alla neonata, le vittime sono Suhila Al Dalu, 50 anni, Samah Al Dalu, 25, Siham Al Dalu, 45, e Abdall Almzanar, 16.
La foto della casa della famiglia Al Dalu completamente rasa al suolo dall'aviazione israeliana.



ORE 14.48
Gli attivisti egiziani partiti dal Cairo in solidarietà col popolo di Gaza sono arrivati a Sheikh Zowaid. Tra pochissimo raggiungeranno Rafah.

ORE 14.41
Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha chiamato il presidente egiziano Morsi per discutere della tregua con Israele. Haniyeh ha ringraziato Morsi per l'immediato sostegno a Gaza.

ORE 14.36
Wafa News riferisce del ferimento di un'attivista internazionale durante scontri tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano nel campo profughi di Aida (area di Betlemme).

ORE 14.35
Oltre 320 attivisti egiziani sono partiti dal Cairo nel tentativo di entrare a Gaza . Arriveranno al valico di Rafah tra un'ora.

ORE 14.32
Al Quds News pubblica la foto del lancia razzi utilizzato per la prima volta dall'ala militare della Jihad Islamica verso Israele.



ORE 14.22
Scontri al checkpoint di Huwwara (Nablus, Cisgiordania) tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano. Arrestato un palestinese.

ORE 14.12
Da Bangkok il presidente americano Barack Obama parla di Gaza: "Gli Stati Uniti sostengono pienamente il diritto alla difesa di Israele". Ma aggiunge: necessario fermare l'escalation delle violenze. "Nelle prossime 36-48 ore sapremo come la situazione si evolverà".

ORE 14.08
Il nostro inviato a Gaza riporta di una grande esplosione nella capitale Gaza City: l'aviazione israeliana ha ucciso due donne, 26 i feriti.

ORE 14.01
L'esercito israeliano ha annunciato di aver assunto il controllo delle frequenze della radio di Hamas dalla Striscia di Gaza . Secondo Ynet News, l'esercito sta ora usando la radio per inviare messaggi alla popolazione palestinese, avvertendola di stare lontano dai target dell'aviazione.

ORE 13.56
Una delegazione della Lega Araba sarà a Gaza martedì, guidata dal segretario generale Nabil el Arabi. Parteciperanno diversi ministri degli Esteri degli Stati membri della Lega.
El Arabi ha parlato al telefono con il presidente dell'ANP Abbas , informandolo della visita di martedì.

ORE 13.54
Altri due morti a Gaza : i bombardamenti israeliani hanno ucciso Muhammad Abu Naqira a Rafah e Saadiyya al-Theib nel quartiere Shujaiyya di Gaza City.

ORE 13.45
Il quotidiano israeliano Ha'aretz riporta che il premier Netanyahu sta comunicando ai leader internazionali che Hamas ha due opzioni: o fermare il lancio dei razzi o prepararsi di una guerra.

ORE 13.44
Sit-in di decine di giornalisti in piazza Al-Manara a Ramallah per protestare contro l'attacco israeliano ai giornalisti e alle sedi degli organi di informazione a Gaza.

ORE 13.40
Il capo dell'esercito israeliano, Benny Gantz , dopo aver incontrato stamattina a Gaza i comandanti dell'IDF, ha partecipato ad un meeting al quartier generale di Tel Aviv. Al termine della riunione, ha dato ordine all'esercito di intensificare gli attacchi contro target militari a Gaza.

ORE 13.29
Il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon sarà domani in Egitto per incontrare il presidente Morsi . Morsi è impegnato in questi giorni in meeting con numerosi leader arabi e internazionali per giungere ad una tregua.

ORE 13.13
Un video di Bethlehem TV mostra l'esplosione che colpisce la casa della famiglia Al Hadad a Zeitoun, nella Striscia di Gaza.


ORE 13.10
Oggi il sistema anti-missilistico israeliano ha intercettato due missili diretti su Tel Aviv , riporta la polizia israeliana. Le Brigate Al Qassam dicono di aver lanciato un missile Fajr 5 verso la capitale israeliana, che avrebbe colpito un'auto, senza provocare feriti.

ORE 13.05
L'emittente israeliana Channel 10 afferma che le brigate al Qassam hanno appena lanciato 8 razzi verso Ashdod e Ber Sheva.

ORE 12.55
Il segretario agli Esteri britannico William Hague ha avvertito Israele: un'invasione via terra di Gaza farebbe perdere a Israele il sostegno e la solidarietà internazionale. Hague ha rilasciato un'intervista a Sky News, sottolineando che un'operazione via terra prolungherebbe il conflitto e aumenterebbe di molto il numero di vittime civili.
"Il premier David Cameron e io abbiamo detto a Israele che un'invasione via terra farebbe perdere a Tel Aviv il sostegno internazionale".

ORE 12.51
La Palestine Airilines sta trasportando una delegazione di medici dalla capitale giordana Amman al Cairo . Lo rende noto il ministro dei Trasporti dell'Autorità Palestinese.
L'aeroporto di Gaza è stato distrutto da Israele nel 2002: i medici arriveranno in Egitto e poi entreranno nella Striscia via Rafah.

ORE 12.49
Sono usciti dalla Striscia di Gaza gli otto cooperanti italiani . Hanno appena attraversato il valico di Erez.

ORE 12.13
L'esercito israeliano avverte i giornalisti internazionali a Gaza: "State lontano da basi e strutture di Hamas". Aggiungendo di aver bombardato il quartier generale dei mezzi di informazione a Gaza City perché nello stesso edificio si trovavano gli addetti alla comunicazione di Hamas.

ORE 12.11
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di essere pronto ad una significativa intensificazione dell'attacco militare a Gaza.

ORE 12.08
Dai cooperanti del CISS a Gaza:
"La scorsa notte abbiamo assistito ad uno dei momenti più terribili vissuti dalla Striscia di Gaza. Dopo aver ricevuto notizie confuse riguardo una tregua, verso le due della notte siamo stati scossi da violente esplosioni. Droni, apaches e F16 volavano in continuazione su tutta la Striscia.
Quanto è accaduto è stato un deliberato attacco alle sedi degli organi di informazione che ha causato il ferimento di 6 giornalisti palestinesi, uno dei quali ha perso una gamba.
L'attacco alla stampa risponde alla volontà di nascondere quello che sta attualmente accadendo a Gaza. [.]
Al "risveglio" i bombardamenti continuano con una frequenza discontinua e fino al momento attuale continuiamo a sentire il rumore di esplosioni ed aerei sopra la nostra testa. [.]
Firmato:
Salvo Maraventano
Valentina Venditti
Ciss Cooperazione Internazionale Sud Sud

ORE 12.06
Violenti scontri tra i manifestanti e esercito israeliano nella città di Tulkarem . I soldati hanno aperto il fuoco contro i manifestanti e lanciato gas lacrimogeni.

ORE 11.43
L'aviazione israeliana ha centrato di nuovo il porto di Gaza, a pochi minuti dal primo attacco.

ORE 11.40
Diverse fonti israeliane parlano di una imminente tregua che potrebbe avvenire prossimamente. Da stamattina si è ridotta l'intensità degli attacchi palestinesi: i militanti non hanno lanciato un solo razzo verso Israele, l'ultimo razzo era stato lanciato ieri alle 21, mentre le forze militari israeliane hanno colpito 70 obiettivi a Gaza (tre volte meno l'intensità del giorno prima).
Il ministro degli Esteri israeliano avrebbe chiesto al primo ministro Netanyahu di non intensificare la violenza in questi giorni per dar spazio agli sforzi di mediazione del presidente egiziano.

ORE 11.37
Dal nostro inviato: bombardato in questo momento il porto di Gaza City. Una colonna di fumo si sta alzando in aria.

ORE 11.30
Trovato il corpo di una donna palestinese di 52 anni , Nawal Abed al-Ali, a Nord di Gaza, tra le macerie di una stazione di polizia di Al Tufah. Bilancio: 52 morti.

ORE 11.01
Il nostro inviato a Gaza City riferisce di un bombardamento al campo profughi di Sheeta: due vittime, un ragazzo di 27 anni, Ahmad al-Nahal, e una bimba, Tasnim Al Nalah, di 4 anni. Il bilancio dei morti palestinesi sale a 51.

ORE 10:57
Polizia israeliana ha effettuato stamani perquisizioni in case di attivisti Anarchici contro il Muro per sostegno dato alla popolazione palestinese.

ORE 10:40
Altri due missili lanciati in direzione di Tel Aviv. Le sirene sono risuonate per la 4° volta nella città. La portavoce della polizia israeliana Luba Samri ha confermato che due missili sono stati intercettati vicino Tel Aviv dal sistema anti-missilistico "Iron Dome".

ORE 09.40
Un bilancio ufficioso di vittime palestinesi, rilanciato anche dal quotidiano Haaretz, riferisce di 52 palestinesi uccisi da mercoledi' scorso. Nove soltanto la scorsa notte. Oltre 400 feriti. Tre i morti israeliani.

ORE 09.30
Confermata la morte in un bombardamento di un bimbo o una bimba (al momento non e' stato ancora chiarito) di 18 mesi del campo profughi di al Burej.

08.45
La scorsa notte da Gaza sono stati lanciati solo pochi razzi, nessuno per alcune ore. I raid aerei isreaeliani e i cannoneggiamenti della Marina pero' sono andati avanti, anche in modo piu' intenso rispetto alle notti precedenti. Ora i palestinesi rispondono con il lancio di razzi. Sono suonate le sirene di allarme ad Ashkelon.

ORE 8.05
Secondo attacco contro strutture dell'informazione. Colpito lo Shuruq Building Danneggiati gli uffici di Sky News Arabic e della televisione saudita al Arabiya.

ORE 7.52
L'attacco a Tufah e' stato contro la stazione di polizia ma l'esplosione ha distrutto commpletamente un'abitazione adiacente. I primi feriti giunti ora allo Shifa Hospital.

ORE 7.46
Missili israeliani hanno colpito un'edificio a Tufah (sud di Gaza). Diverse persone sarebbero sotto le macerie. I soccorritori lottano contro il tempo per tentare di salvarle. Intanto i bombardamenti aerei proseguono. Ma nelle scorse ore anche la Marina ha aperto il fuoco dal mare contro decine di punti della costa di Gaza.

ORE 07.35
Dopo l'attacco contro la televisione al Quds, l'aviazione israeliana avrebbe colpito anche l'emittente Al Aqsa, del movimento islamico Hamas. Gli attacchi non si sono mai interrotti. Il ronzio dei droni che sorvolano la Striscia e' incessante e gli F-16 proseguono i raid con le bombe piu' potenti. Le immagini della televisione ITV girate durante la notte

ORE 5:28
Dal nostro inviato: esplosione terrificante avvenuta nel centro di Gaza city. Potrebbe essere stato un attacco aereo a sede Consiglio legislativo palestinese

ORE 4:13
La giornalista Asmaa Alghoulm, intervistata pochi minuti fa da Al-Jazeera, riferisce:
"Le persone che hanno case con molte finestre cercano di coprire i vetri con lenzuola e coperte. Anc'io sto usando coperte - in modo che se il vetro esplode dalla pressione - c'è qualcosa che possa bloccare il vetro da diffondersi in tutta la casa ... Le persone cercano di ripararsi nelle stanze circondate da mura, perché non siamo al sicuro in spazi aperti.

Non possiamo uscire. Ieri (Venerdì, ndr) siamo rimasti in casa, ma durante la giornata di Sabato, ci sono state lunghi periodi di pausa, alcuni sono usciti per comprare cibo ma sono subito corse a casa ... intorno all'una gli attacchi sono ricominciati".

Circa dieci minuti fa, la mia casa tremava dalle bombe di F16 - ma non so esattamente dove le bombe siano atterrate ... "

ORE 3:47
ecco come appare Gaza adesso


ORE 3:21
Un corrispondente dellAFP riporta che a Gaza City, mentre l'aviazione israeliana ha attaccato dall'alto, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco, lanciando più di una dozzina di missili verso la riva.

ORE 3:06
Domani mattina alle 10 si terrà una conferenza stampa del sindacato dei giornalisti palestinesi per condannare l'attacco israeliano contro la sede dell'emittente palestinese Al-Quds News

ORE 3:01
Dal nostro inviato a Gaza: "Sono sei i giornalisti palestinesi rimasti feriti questa notte nell'attacco aereo israeliano agli studi della televisione Al Quds nel palazzo Housari-Shawa. Uno di essi e' grave e ha perduto una gamba nell'esplosione. I reporter hanno riferito che c'e' stato un attacco iniziale, seguito dopo alcune decine di secondi da altri raid. L'edificio e' fortemente danneggiato.
Questa notte i raid aerei si sono intensificati e hanno colpito ovunque a Gaza city e nel resto della Striscia di Gaza.

ORE 2:56
Il giornalista e fotografo Khader Al Zahar ha perso una gamba nell'attaco aereo israeliano alla TV AlQuds nella città di Gaza 
ORE 2:52 I due Bambini uccisi da Israele in un bombardamento a nord di Gaza City sono Jumana Abu Seifan, di un anno, e Tamer Abu Seifan.

ORE 2:49
Sempre da Meri: "sparatorie nella middle area sulla spiaggia tra palestinesi e israeliani"

ORE 2:41
Meri da Gaza riferisce che "pesanti bombardamenti sui media center di tutta Gaza City. Li hanno tutti bombardati per mettere fuori uso tutta la comunicazione interna. Sappiamo che le navi sono a 300 metri dalla costa e hanno appena bombardato anche il ponte che allaccia una parte e l'altra di Gaza. Hanno fatto credere per circa tre ore che c'era la tregua e tutto ad un tratto hanno cominciato a bombardare incessantemente. Da circa mezzora non si fermano a tirare bombe dal mare e dal cielo"


ORE 02:40

Bombardamento israeliano su Gaza colpisce la sede di Al-Quds News . Feriti sei giornalisti