Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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domenica 9 febbraio 2014

GLI ATTIVISTI NO MUOS, CONTINUAMENTE DENUNCIATI, PREPARANO DUE MANIFESTAZIONI: IL 22 FEBBRAIO CON IL COMITATO NO MUOS DI CATANIA, IL 1 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE ALLA SUGHERETA

Ingresso non autorizzato in una struttura militare, interruzione di pubblico servizio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Sono i reati contestati in questi mesi agli attivisti contrari alla costruzione dell’impianto di antenne satellitari dell’esercito Usa a Niscemi. Ieri, a Catania, hanno parlato dei propri problemi legali alla presenza di alcuni avvocati. E pianificato una prima manifestazione per giorno 22 febbraio, «per denunciare il paradosso di una attività repressiva, mentre sono state commesse violazioni nel cantiere».

muos completo_interna

Dall’ingresso non autorizzato in una struttura militare, reato punibile con sanzione amministrativa, passando per l’interruzione di pubblico servizio, fino ad accuse ben più gravi, quali resistenza e violenza a pubblico ufficiale. «Reati per i quali molti di voi sono indagati, ma è difficile al momento fare ipotesi sull’iter», chiarisce l’avvocato Goffredo D’Antona ai militanti No Muos, ieri sera a Catania per fare il punto su una situazione giudiziaria dagli esiti ancora incerti. E non solo per quanto riguarda gli attivisti, ma anche per l’oggetto delle loro manifestazioni: l’impianto di antenne satellitari della marina militare Usa da poco concluso a Niscemi.
D’Antona fa parte del pool di legali che assiste i manifestanti, provenienti da tutta la Sicilia, raggiunti in questi giorni da decine di notifiche dalle procure di Caltanissetta e Gela per i reati che avrebbero commesso nel corso delle varie manifestazioni dell’ultimo anno contro la base Usa niscemse. «C’è un paradosso tra questa attività, repressiva, e le violazioni commesse nel cantiere», afferma l’avvocato Paola Ottaviano. «Un impianto costruito in area protetta, con illegittimità nell’iter autorizzatorio, mancanza del certificato antimafia per alcune ditte che vi lavorano. E anche profili di incostituzionalità», afferma il legale, che sta portando avanti un ricorso al tribunale amministrativo regionale, «sull’abusività della costruzione, il cui esito è atteso per il 27 marzo e che, se accolto, potrebbe cambiare realmente il quadro della situazione», afferma.
Nell’attesa, i militanti sono concentrati nell’organizzazione di due manifestazioni: la più grande sarà giorno 1 marzo e si svolgerà in contrada Ulmo, arrivando alla base militare che si trova dentro l’area protetta della Sughereta. «Giorno 22 febbraio ci sarà invece una mobilitazione a Caltanissetta, che arriverà fino in prefettura», ricorda Alfonso Di Stefano, del comitato No Muos di Catania. Sarà «un momento di denuncia della situazione, a Caltanissetta, dove non si agisce sui rilievi anche penali della costruzione», continua Ottaviano.
«La manifestazione sarà in contemporanea a quella nazionale contro la costruzione della Tav, andremo a informare la cittadinanza su quanto accade», afferma Elvira Cusa, uno dei membri più attivi del comitato No Muos di Niscemi. E’ venuta a Catania anche lei per esporre ai legali il suo caso, con varie denunce accumulate e una perquisizione e il sequestro di una macchina fotografia e del computer, nei giorni scorsi, in casa. «Anche un altro compagno ha subito una perquisizione», ricorda ai presenti. «Nuove denunce continuano a arrivare agli attivisti, soprattutto per l’ingresso in massa nella base del 9 agosto. Al momento siamo sette i legali a fare supporto ai denunciati, divisi tra Niscemi, Catania e Messina», conclude Ottaviano.

[Foto di Fabio D'Alessandro]




Fonte:


sabato 8 febbraio 2014

VALLE DEL GIORDANO: DOPO LO SGOMBERO DI EIN HAJLA NASCE UN NUOVO VILLAGGIO DI PROTESTA

giovedì 30 gennaio 2014

MAI PIU' CIE! 15 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE A ROMA

Domenica 26 Gennaio 2014 16:37 

nocieMai più CIE – Diritti e accoglienza per tutti Sabato 15 febbraio 2014 corteo al Centro d'Identificazione ed Espulsione di Roma-Ponte Galeria 

Dopo le mobilitazioni dell’autunno per casa e reddito, la Roma Meticcia è tornata in piazza il 18 dicembre. Un corteo numeroso e determinato ha attraversato le strade della capitale nella “giornata internazionale dei migranti” per chiedere una legge organica che garantisca il diritto d’asilo, la chiusura dei CIE, un’accoglienza dignitosa contro il business delle cooperative a partire dal diritto all’abitare e l’abrogazione di tutti i provvedimenti legislativi in materia di immigrazione che minano la libertà e il diritto di scelta delle persone a muoversi e risiedere dove meglio credono. La mobilità transnazionale dei migranti sfida infatti le politiche neoliberali di austerity e confinamento, ponendo il tema della costruzione di un nuovo modello sociale, di una diversa modalità di vita in comune, che forza gli angusti confini degli stati nazionali ed al tempo stesso le retoriche bipartisan dell’accoglienza e del multiculturalismo. Mentre da piazza del Popolo qualche “forcone” rivendicava una “soluzione italiana” alla crisi, noi affermavamo con determinazione che “le lotte contro l’austerità non hanno frontiere”. Pochi giorni dopo in diversi nodi decisivi del sistema di governo dei flussi migratori esplodevano proteste auto-organizzate. A Mineo, nel CARA più grande d’Italia, i richiedenti asilo riprendevano la mobilitazione contro le condizioni di vita indegne e i tempi di attesa infiniti. A Lampedusa, i migranti intrappolati sull’isola e trattati come animali nel Centro di Prima Accoglienza chiedevano dignità e il trasferimento immediato. A Ponte Galeria, numerosi reclusi si cucivano la bocca e iniziavano uno sciopero della fame contro una detenzione ingiusta e illegittima e per la liberazione di tutti i migranti imprigionati nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Anche nel dibattito politico le questioni connesse con le migrazioni e con il carattere meticcio della nostra società sono all’ordine del giorno dall’inizio dell’autunno appena trascorso. Da una parte, la Lega Nord e le formazioni neofasciste continuano a usare il colore della pelle di un ministro per promuovere una campagna razzista e dare visibilità alle posizioni anti-immigrati. Dall’altra, dopo ogni nuova strage in mare o "scandalo" sulla gestione dei CIE, i partiti di governo si lanciano in false dichiarazioni d’intenti, senza avere in realtà intenzione di modificare le politiche di controllo dell’immigrazione, se non in senso peggiorativo o per operazioni di facciata. La questione del reato di clandestinità e l’emendamento ipocrita appena approvato al Senato sulla materia ne sono l’ultima dimostrazione. In questo contesto, crediamo necessario mobilitarci per rivendicare dal basso una radicale trasformazione delle leggi che governano la vita di migliaia di cittadini migranti. In continuità con le proteste degli ultimi mesi dentro e fuori i CIE, chiediamo l’immediata chiusura di questi lager, dove migliaia di persone vengono detenute senza aver commesso alcun reato, dove i diritti fondamentali vengono calpestati quotidianamente. I CIE costituiscono uno degli ingranaggi del sistema di governo dei flussi migratori, che rende la popolazione migrante illegale e ricattabile, ai fini dello sfruttamento nel/del lavoro e nella/della vita e della collocazione in un ruolo subalterno nella società. I CIE hanno un costo umano e un costo economico - di soldi pubblici - che non abbiamo più intenzione di pagare. Al momento, oltre la metà dei CIE italiani sono stati chiusi grazie alle rivolte e alle proteste che li hanno interessati. È arrivato il momento di chiudere anche Ponte Galeria! Proprio oggi i cittadini migranti detenuti in quel luogo si sono cuciti nuovamente la bocca, ricominciando lo sciopero della fame: perché le promesse fatte dai rappresentanti delle istituzioni dopo la protesta di dicembre non sono state mantenute, perché i CIE non si possono riformare ma vanno chiusi per sempre. Vogliamo sostenere questa mobilitazione, aprendo una campagna condivisa e includente per mettere fine all’orrore di Ponte Galeria. Vogliamo farlo con i migranti auto-organizzati delle occupazioni, i movimenti per il diritto all’abitare, le reti e le associazioni anti-razziste, le comunità straniere e tutti coloro che credono che non debba esserci alcuno spazio per i CIE e per le leggi discriminatorie. Vogliamo avviare questa campagna nel mese di febbraio, anche verso un 1 marzo di mobilitazione meticcia che non lasceremo alle passerelle dei politici, recuperandone il significato originario della partecipazione e della pratica dei diritti messa in atto dai migranti.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare a un’assemblea pubblica mercoledì 5 febbraio alle ore 17.00 al Nuovo Cinema Palazzo, per discutere insieme della campagna che ci porterà il 15 febbraio in corteo a Ponte Galeria per dire “mai più CIE” e “diritti e accoglienza x tutti”.

Reti antirazziste Movimenti per il diritto all'abitare

#cieNO

#FacciamoliUscire

#RomaMeticcia

Mercoledì 5 febbraio h. 17:00 Assemblea pubblica Nuovo Cinema Palazzo (piazza dei Sanniti 9A) Sabato 15 febbraio h.15:00 CORTEO AL CENTRO D’IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DI ROMA #MAIPIUCIE chiudiamo Ponte Galeria





Fonte:


http://www.infoaut.org/index.php/blog/migranti/item/10429-mai-piu-cie-15-febbraio-manifestazione-a-roma 


sabato 18 gennaio 2014

COMUNE IN VAL SUSA CONDANNA LA PIZZAROTTI, DITTA DEL TAV ISRAELIANO

Scritto da: valsusa report - gen• 18•14

tbm-pizzarotti 

Comune in Val Susa condanna Pizzarotti per il suo coinvolgimento nella TAV israeliana che attraversa la Cisgiordania. La Coalizione Italiana Stop That Train chiede al governo italiano di scoraggiare le imprese italiane che operano in violazione del diritto internazionale, seguendo l’esempio di altri paesi europei.


Il 27 dicembre il Consiglio comunale di Villar Focchiardo (TO) ha approvato all’unanimità una delibera che condanna la Pizzarotti Co S.p.A. di Parma per il suo coinvolgimento nella ferrovia ad alta velocità israeliana che attraversa la Cisgiordania occupata. La TAV israeliana, che dovrebbe collegare Tel Aviv a Gerusalemme, taglia per 6,5 km i Territori palestinesi occupati in palese violazione del diritto internazionale, comportando la confisca di terre palestinesi e il saccheggio di beni appartenenti al territorio occupato per la costruzione di una linea ferroviaria ad uso quasi esclusivo dei cittadini israeliani.

Villar Focchiardo diventa così la sesta amministrazione locale ad approvare una tale delibera. Il significato della misura è forte dato che il comune si trova in Val Susa, dove va avanti da 20 anni la lotta popolare contro la costruzione di una TAV attraverso la vallata. Nell’ottobre del 2013, una delegazione villar-focchiardoNo Tav si è recata nei Territori palestinesi occupati dove ha potuto costatare come la sottrazione continua di terre palestinesi è strumentale allo “spezzettare il territorio”.

L’estate scorsa l’organizzazione palestinese per i diritti umani Al-Haq ha pubblicato un parare legale sul caso in cui si afferma che ci sono “fondati motivi” per ritenere Pizzarotti responsabile di atti che “possono ammontare a gravi violazioni del diritto internazionale, come i crimini di guerra di saccheggio e di distruzione e appropriazione di beni”. Per gli stessi motivi, la Deutsche Bahn si era già ritirata dal progetto nel 2011. Oltre alla condanna politica e morale, la delibera approvata impegna il sindaco e la giunta di Villar Focchiardo a valutare la possibilità di inserire una clausola “che escluda la partecipazione di aziende e soggetti economici che operino in violazione dei diritti umani e/o in contrasto con i diritto internazionale” nel regolamento del comune “per la partecipazione a bandi comunali per l’esecuzione di opere pubbliche”.

La delibera di Villar Focchiardo arriva in un momento in cui governi e impresi europei prendono misure per evitare complicità con le violazioni del diritto internazionale commesse da Israele. Negli ultimi mesi, tre imprese olandesi, su consiglio del governo, hanno interrotto legami con gli insediamenti israeliani. A dicembre 2013 il governo britannico ha pubblicato linee guida che avvertono sui “chiari rischi connessi alle attività economiche e finanziarie negli insediamenti” e non incoraggia né offre supporto per tali attività. La Romania ha vietato ai suoi cittadini lavoratori edili di essere coinvolti nella costruzione delle colonie israeliane poiché in violazione di norme di diritto internazionale. Le nuove linee guida dell’Unione Europea, in vigore dal 1 gennaio 2014, vietano l’attribuzione di sovvenzioni comunitarie ai progetti in insediamenti illegali e il rilascio di prestiti UE a qualsiasi entità israeliana che operi negli insediamenti.

 railway to jerusalem

La Coalizione Italiana Stop That Train applaude la coerenza mostrata da Villar Focchiardo e le altre amministrazioni locali italiane nell’assicurare che le imprese che traggono profitti dalla violazione del diritto internazionale non abbiano accesso ai fondi pubblici. Stop That Train invita i consigli comunali in tutta Italia ad approvare delibere analoghe e esige che il governo italiano, in perfetta linea con la politica europea di non riconoscere la sovranità israeliana sui Territori palestinesi occupati, scoraggi attivamente le imprese italiane dal proseguire o intraprendere attività con imprese ed enti israeliani che operano nei territori palestinesi occupati.

Coalizione italiana Stop That Train


 © Copyright 2014 TG Valle Susa




Fonte:


martedì 14 gennaio 2014

IN SIRIA I PALESTINESI MUOIONO DI FAME. I NUMERI DELL'ASSEDIO A YARMOUK




Infografica aggiornata all'11 gennaio 2014


Nel campo profughi palestinese di Yarmouk, sobborgo di Damasco, la popolazione muore di fame. Letteralmente. E, come riporta il giornale online palestinese Ma’an, centinaia di persone rischiano di aumentare il bilancio delle vittime (che ha raggiunto, finora, le 43 persone) se nei prossimi giorni non viene aperto un canale umanitario che permetta di introdurre cibo nel campo. Il motivo della carestia è molto semplice: per piegare alla propria autorità la popolazione palestinese, i soldati del regime di Assad hanno assediato Yarmouk impedendo ogni passaggio di viveri. Cecchini dell’Esercito regolare siriano sono appostati per evitare che cibo e medicinali possano accedere al campo.




Fonte:

domenica 12 gennaio 2014

41 PALESTINESI MORTI DI FAME E PER CARENZA DI MEDICINALI NEL CAMPO PROFUGHI DI YARMUK IN SIRIA

AFP/AFP - Bambini palestinesi nel campo profughi di Yarmuk

 

11 gennaio 2014

AFP - Un gruppo di monitoraggio siriano ha detto venerdì che ha documentato la morte di 41 rifugiati palestinesi, tra cui donne e bambini, nel campo di Yarmuk assediato, a causa di carenze di cibo e medicinali .

"Il cibo e la carenza di medicine hanno ucciso almeno 41 persone negli ultimi tre mesi a Yarmuk " nel sud di Damasco, che è stato sotto assedio soffocante da parte dell'esercito fin da quando i gruppi ribelli ne hanno preso il controllo, ha detto l'Osservatorio siriano per i diritti umani.

Del totale, 24 sono morti a causa della malnutrizione. Il resto è morto sia a causa di una mancanza di trattamento specializzato o a causa di una carenza di medicinali, ha detto il direttore dell'Osservatorio Rami Abdel Rahman alla AFP .

Secondo il gruppo con sede in Gran Bretagna, che si basa su una rete di attivisti e medici in tutta la Siria per le sue relazioni, tre delle vittime erano bambini e 13 donne.
"Tra loro c'era un bambino di un giorno di età che avrebbe potuto sopravvivere se ci fosse stato un incubatore", ha detto Abdel Rahman .

L'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi ha spesso messo in guardia sulle condizioni terribili in Yarmuk .
Giovedi', il portavoce dell'Unrwa Chris Gunness ha descritto "la sofferenza umana estrema" nel campo , dicendo che le carenze alimentari sono continuate e che l'assenza di cure mediche ha portato a donne che muoiono di parto .

Yarmuk una volta era la casa di circa 170.000 persone, ma decine di migliaia sono fuggite per i combattimenti nel campo .
La Siria è ufficialmente la patria di quasi 500.000 profughi palestinesi , circa la metà dei quali sono stati sfollati a causa del conflitto scoppiato nel marzo 2011, diventando profughi per la seconda volta.
L'esercito di Siria ha imposto assedi stretti in diverse città e quartieri vicini a Damasco e oltre, tenuti dai ribelli.




Fonte:


martedì 7 gennaio 2014

BRASILE, COCA COLA COMPRA ZUCCHERO "MACCHIATO DI SANGUE INDIGENO"

La multinazionale Usa compra dal gigante alimentare Bunge, che acquista canna da zucchero dalla terra rubata ai Guarani. Chi protesta rischia la vita. [Massimo Lauria]

martedì 7 gennaio 2014 16:47


 



 
di Massimo Lauria

Coca Cola Company è di nuovo alla ribalta delle cronache per uno scandaloso caso di sfruttamento. La multinazionale delle bollicine più popolari del pianeta è accusata di comprare zucchero proveniente dalle terre sottratte alla tribù brasiliana dei Guarani, che chiedono alla compagnia statunitense di interrompere i propri affari con Bunge, vera protagonista della vicenda.

Bunge, il gigante alimentare americano dei cereali, è accusato da Survaival International - il movimento per i popoli indigeni - di sfruttare gli antichi territori Guarani per procurarsi canna da zucchero «macchiata di sangue indigeno». Allarme lanciato anche dalla comunità Jata Yvary, nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul. «Coca Cola deve smettere di comprare zucchero dalla Bunge», ha detto un portavoce Guarani a Survival International.

«Mentre queste compagnie si arricchiscono, noi soffriamo la fame, la miseria e gli omicidi». Chi lotta per difendere il proprio diritto ad abitare lì, infatti, è oggetto di rappresaglie, fino ad all'assassinio. Il 3 dicembre scorso è toccato ad Ambrósio Vilhalva, leader della comunità Guyra Roká e protagonista, insieme a Claudio Santamaria del film di Marco Bechis Birdwatcher - La terra dei rossi, in cui viene raccontata la condizione della sua tribù.

Vilhalva ha lottato per oltre 10 anni contro gli allevatori che sfruttano quelle terre, inimicandosi tra gli altri anche José Teixeira, proprietario terriero e potente politico locale. «Ecco cosa vorrei più di ogni altra cosa - aveva detto Ambrósio Vilhalva nella sua ultima intervista -: terra e giustizia... Vivremo nella nostra terra ancestrale; non ci arrenderemo mai». Ma l'esasperazione della popolazione locale cresce al ritmo di un alto tasso di suicidi.

Il trentaquattro per cento in più della media nazionale brasiliana. Il resto dei morti è dovuto ai pesticidi tossici scaricati dagli aerei sui terreni da coltivare. «Gli allevatori hanno distrutto quasi tutta la nostra foresta, le nostre piante medicinali, i nostri frutti e le nostre risorse», ha denunciato Arlindo, leader della comunità di Jata Yvary. Senza contare che i Guarani sono costretti a vivere circondati dalle coltivazioni di canna da zucchero per le multinazionali.

In quella zona, infatti, si sviluppa da anni un florido mercato di biocarburanti. I produttori locali costringono le tribù indigene a vivere in un lembo di terra, per far spazio a corporation del calibro di Bunge, Shell o Cosan - le ultime due avevano creato Raízen, una joint venture per produrre i carburanti definiti ecologici-. Tutto questo sotto gli occhi complici del governo brasiliano, che in nome della crescita economica sacrifica gli ultimi scampoli di cultura locale.




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mercoledì 1 gennaio 2014

NUOVO STOP ALLA DELEGAZIONE ITALIANA CON DESTINAZIONE GAZA

Non si fa in tempo a pubblicare una buona notizia che si scopre che non è più tale. Leggo adesso da Contropiano che la delegazione italiana che era riuscita a partire stamane per Gaza è stata nuovamente bloccata. Qui l'articolo:


Mercoledì, 01 Gennaio 2014 16:45

Di





Nuovo stop alla delegazione italiana con destinazione Gaza



 
Un nuovo stop per la delegazione italiana decisa a raggiungere Gaza per ricordare i cinque anni dall'operazione Piombo Fuso e portare solidarietà agli ospedali e ai campi profughi palestinesi. Nel pomeriggio, a circa 150 km da Rafah, è arrivato un nuovo stop delle forze di sicurezza egiziane che hanno fatto fermare il pullman. Costretti al dietrofront fino al Canale di Suez. La delegazione fa sapere che domani mattina tenterà di nuovo di passare.
Era arrivato nel cuore della notte di Capodanno il via libera per la delegazione italiana con destinazione Gaza. Stamattina alle 7.00 si erano messi in marcia alla volta del valico di Rafah per poter poi entrare nel Territorio Palestinese sotto assedio dal 2006. Obiettivo i campi profughi palestinesi nella Striscia e l'ospedale al Awda, cinque anni dopo la sanguinosa operazione Piombo Fuso da parte delle forze armate israeliane. In mezzo, da allora,  più di 1.740 morti, migliaia di mutilati, un assedio che ancora permane. Free Gaza, un grido per la libertà.


Ultima modifica il Mercoledì, 01 Gennaio 2014 17:46



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martedì 31 dicembre 2013

GAZA. ANCHE LA SOLIDARIETA' E' SOTTO EMBARGO

Lunedì, 30 Dicembre 2013 19:26


Di

 Gaza. Anche la solidarietà è sotto embargo


Qui di seguito una corrispondenza arrivata questa sera dalla delegazione italiana che sta cercando di entrrare a Gaza in solidarietà con i palestinesi sotto assedio da sette anni.

La solidarietà è sotto embargo: ci impediscono di entrare a Gaza.

La delegazione italiana “Per non dimenticare... il diritto al ritorno”, da cinque giorni al Cairo, oggi ha stazionato per l'intera giornata davanti l'ambasciata italiana, per avere conferma del permesso d'ingresso a Gaza. Non è arrivato. Abbiamo con ostinazione provato in tutti i modi ad entrare a Gaza, ma questo ci è impedito. Ancora una volta Gaza rappresenta uno degli aspetti centrali del dramma del popolo palestinese. Si vuole chiudere in prigione una intera nazione e nessuno deve poter entrare. Di tutto ciò le responsabilità sono precise e chiare: se da una parte c'è l'occupazione israeliana (che non deve essere mai dimenticata), dall'altra ci sono le complicità degli stati arabi e dei governi occidentali che su questa regione si giocano interessi geopolitici di portata mondiale. Noi non ci sentiamo sconfitti e consapevoli di queste difficoltà rinnoviamo con forza il nostro impegno in solidarietà con il popolo palestinese. Denunciamo al contempo le complicità del nostro governo e dell'Egitto nel perpetuare su Gaza un embargo criminale e illegale. In questi giorni dall'ambasciata italiana e dalle autorità egiziane ci è stato più volte spiegato che per ragioni di sicurezza il Sinai non è accessibile per “grosse operazioni militari” in corso. Ci domandiamo il perchè questi rischi vengano amplificati quando si tratta di voler andare a Gaza mentre sono sottaciuti per quanto riguarda i luoghi di villeggiatura sul mar Rosso. La delegazione domani mattina consegnerà all'ospedale Palestina al Cairo i medicinali raccolti per essere portati a Gaza.


Ultima modifica il Lunedì, 30 Dicembre 2013 19:35 
Fonte:

lunedì 23 dicembre 2013

BOCCHE CUCITE AL CIE DI PONTE GALERIA

Domenica, 22 Dicembre 2013 12:40

Di

Redazione Contropiano


Bocche cucite al Cie di Ponte Galeria











Continua nel centro di detenzione per stranieri di Ponte Galeria a Roma l’eclatante protesta dei migranti che da ieri gradualmente hanno deciso di cucirsi letteralmente la bocca contro le tremende condizioni alle quali sono sottoposti. Da ieri alle 12 i protagonisti della protesta - arrivati mentre scriviamo a dieci - hanno cominciato a realizzare uno sciopero della fame e a non ritirare i pasti.
A partire da ieri sono sempre più numerosi i cittadini stranieri rinchiusi nella struttura alla periferia di Roma che con un ago di fortuna e il filo ottenuto da una coperta si sono cuciti la parte laterale della bocca per denunciare la propria prolungata detenzione nel Cie. Un atto disperato che almeno è servito a riportare l’attenzione dei media e di alcune forze politiche sulla sorte di migliaia di migranti stipati in centri di detenzione diffusi in tutto il territorio nazionale dopo la diffusione del filmato che ritraeva alcuni migranti rinchiusi nel centro di Lampedusa mentre venivano spogliati e disinfestati davanti a tutti.
Il primo a iniziare la protesta ieri in tarda mattinata sarebbe stato un giovane imam tunisino di 32 anni, seguito poi da altri 8 colleghi di sventura, tra i quali 4 marocchini e da altri 3 connazionali. 
 Nel Cie di Ponte Galeria sono attualmente rinchiuse 90 persone, 61 uomini e 29 donne, alcuni dei quali provenienti dalle carceri e poi trasferiti nella struttura alle porte di Roma in attesa di una identificazione che tarda mesi ad arrivare.
A quanto hanno appurato i collaboratori del Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - che settimanalmente accedono alla struttura - «i dimostranti sono in buone condizioni, anche se continuano a rifiutare di incontrare gli operatori che gestiscono il Cie». 

Ultima modifica il Domenica, 22 Dicembre 2013 17:22 
Fonte:

sabato 21 dicembre 2013

RAPITO L'INTERPRETE DEL FILM DI SAMANTHA COMIZZOLI SULLA PALESTINA


sabato 21 dicembre 2013

 



Mentre le associazioni in Italia stanno preparando le serate del tour del film “SHOOT”, sulla Resistenza Palestinese non violenta, di Samantha Comizzoli; è arrivata la brutta notizia. Venerdì mattina uno dei due protagonisti del film, Murad Shtaiwi di Kuffr Qaddum, è stato rapito da israele.

Le modalità sono, come al solito, alquanto dubbie ed è per questo che lo definiamo “rapimento” e non arresto.

Durante la notte c'è stato un raid dei soldati israeliani nel villaggio di Kuffr Qaddum e hanno arrestato due abitanti; poi, sono andati nella casa di Murad a devastarla un po' e lo hanno minacciato che se avesse continuato ad organizzare le manifestazioni del venerdì lo avrebbero arrestato.

Il venerdì mattina Murad ha ovviamente confermato la manifestazione e due ore prima dell'inizio, mentre camminava sulla strada principale, è stato vittima di un agguato. I soldati sono sbucati da un nascondiglio, lo hanno ferito ad una gamba e portato via. Murad non ha fatto resistenza. Da allora non si hanno più notizie.

Murad Shtaiwi è il coordinatore della lotta non violenta di Kuffr Qaddum e lavora per il Dipartimento della Pubblica Istruzione.

Purtroppo questa è la normalità, orribile, in Palestina e tutto quello che stiamo facendo è proprio per denunciare questi crimini e smuovere le autorità e l'opinione pubblica internazionale.


Il tour del film, che inizia proprio da Ravenna il 19 gennaio pomeriggio, servirà anche a denunciare questo ennesimo crimine grazie alle voci degli altri Palestinesi invitati in Italia: Hakima Motlaq Hassan di Asira e Odai Qaddomi di Kuffr Qaddum. Per la libertà di Murad, di tutti i prigionieri politici palestinesi (211 bambini), per la fine dell'occupazione della Palestina noi proseguiamo Resistendo.










domenica 8 dicembre 2013

CISGIORDANIA: ADOLESCENTE PALESTINESE UCCISO DAVANTI ALLA SUA SCUOLA

Saturday Dec 07, 201311:38 PM

I soldati israeliani hanno ucciso un adolescente palestinese di 15 anni con proiettili davanti alla sua scuola nel campo profughi di al-Jalazun, vicino alla città di Ramallah. 
Secondo fonti mediche, Wajih al-Ramhi è stato trovato ucciso da un unico colpo di pistola.  
I media israeliani hanno riferito che l'adolescente è stato ucciso durante uno scontro sabato notte vicino l'insediamento illegale di Beit El, che è teatro di frequenti scontri tra giovani soldati palestinesi e israeliani. I residenti locali, tuttavia, dicono che non ci sono stati scontri quando l'adolescente è stato ucciso. E la famiglia Ramhi dice che il loro figlio è stato assassinato a sangue freddo in pieno giorno. 
Più di 30 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane dall'inizio di quest'anno, la maggior parte in Cisgiordania. Il 3 novembre, le forze israeliane hanno sparato e ferito un palestinese nella città di al-Khalil (Hebron). La vittima, che è stata colpita a un piede, è stata trasportata in un vicino ospedale per ricevere cure mediche.
Il 30 ottobre, le truppe israeliane hanno colpito a morte un palestinese di 22 anni, identificato come Ahmad Tazazaa, durante un raid nel nord della West Bank città di Qabatiya. 
La Cisgiordania è sotto occupazione militare israeliana dal 1967. Ci sono centinaia di posti di blocco in Cisgiordania, che hanno reso la vita difficile per i palestinesi.
L'esercito israeliano fa anche incursioni nelle case palestinesi in Cisgiordania su base regolare per arrestare attivisti e civili - per lo più senza alcuna accusa.



Fonte:

martedì 3 dicembre 2013

ITALIA-ISRAELE: NESSUN VERTICE SULLE NOSTRE TESTE

3 dicembre, 2013 - 00:00

2 DICEMBRE 2013 - NESSUN VERTICE SULLE NOSTRE TESTE!

Oggi si tiene a Roma un vertice tra il "nostro" capo di governo Letta e Nethanyau, primo ministro israeliano.

L'Italia è il quarto partner commerciale nel mondo di Israele, il secondo in Europa, col quale ha stretto numerosi accordi di cooperazione, commercio e ricerca in vari campi tra cui esportazioni di gas israeliano, produzione di energie rinnovabili, comparto aereospaziale, sicurezza informatica, Expo 2015 di Milano, agricoltura innovativa, ricerca biomedica e compravendita di sistemi di sorveglianza di produzione israeliana (usati nella costruzione del muro dell'Apartheid e destinati ad essere installati sulle coste delle grandi isole e del meridione italiano contro i migranti).

A trarre maggiore profitto dalla situazione palestinese sono le industrie che speculano sulla morte delle persone, prima su tutte il "fiore all'occhiello" dell'industria italiana Finmeccanica (primo produttore di armi in Italia) di cui fa parte Telespazio che oggi abbiamo contestato, senza dimenticarci di tutte le altre "degne compari" concentrate nel quadrante nord-est (Vitrociset, Alenia, Selex, solo per citarne alcune).

La Palestina infatti è un "laboratorio" a cielo aperto in cui si sperimentano tecniche e tecnologie di oppressione, in cui le aziende belliche studiano l'efficacia delle loro nuove creazioni: aerei drone senza pilota usati per bombardare e controllare i palestinesi e telecamere di ultima generazione per controllarli; il tutto con l'aperto consenso della comunità internazionale che legittima e appoggia l'operato di Israele.

Un esempio che ben dimostra la stretta connessione tra i 2 governi, le industrie belliche e non per ultima l'università è stata la conferenza tenutasi a La Sapienza sul tema della guerra cibernetica (cyber-war), organizzata dai centri di ricerca de La Sapienza e dell'università di Firenze in collaborazione con partner privati come Vitrociset, Finmeccanica e Maglan (quest'ultima società israeliana di difesa ed informazione leader nel settore della cyber-guerra), a cui erano invitate le più alte cariche dell'esercito italiano e vari ministri.

Nel periodo in cui chiede sacrifici da fame alle classi sociali più disagiate, il governo delle larghe intese, come i precedenti, continua nella politica di cooperazione con Israele, soprattutto in campo militare: ne sono dimostrazione le recenti esercitazioni militari congiunte tra Italia, Israele, U.S.A. e Grecia e l'acquisto dei tristemente noti F-35.

COMPLICI E SOLIDALI CON IL POPOLO PALESTINESE



Fonte: