Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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venerdì 6 dicembre 2013

CIAO MADIBA!

E' con profonda commozione che apprendo della morte avvenuta poche ore fa di Nelson Mandela... Ciao Madiba, combattente per la libertà! Resterai sempre nei cuori di chi non smette di lottare contro l'ingiustizia perchè ha a cuore la libertà di tutti i popoli della terra! Ti saluto con le tue stesse parole: "Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare". Continueremo a sognare nel tuo nome. Addio Madiba! Ci mancherai. Riposa in pace.
D. Q.

Qui il saluto de il manifesto:


martedì 29 ottobre 2013

SUDAFRICA: LIBERATE MARWAN BARGHOUTI




Formata in Sudafrica una commissione internazionale, con Desmond Tutu e Ahmed Kathrada, per promuovere iniziative per la liberazione del piu' noto dei prigionieri palestinesi.

immagine dal sito Maannews
 immagine dal sito Maannews 

 martedì 29 ottobre 2013 09:50

 della redazione
 
Roma, 29 ottobre 2013, Nena News - Israele libera questa sera un altro gruppo di prigionieri politici palestinesi nel quadro delle intese volte, almeno in apparenza, a favorire il successo del negoziato con i palestinesi. Il premier Netanyahu continua però ad opporsi alla scarcerazione di Marwan Barghouti, il più famoso e popolare, tra la sua gente, dei palestinesi rinchiusi nelle sue carceri. A sostegno della liberazione del detenuto palestinese si è tenuta ieri una conferenza a Città del Capo, in Sudafrica.

L'incontro, al quale ha partecipato anche Luisa Morgantini, già vicepresidente dell'Europarlamento, si è chiuso con la formazione di una commissione internazionale incaricata di promuovere iniziative per la scarcercazione immediata di Barghouti.
Della commissione fanno parte anche i premi Nobel Desmond Tutu e Ahmed Kathrada, compagno di cella del leader sudafricano anti-apartheid Nelson Mandela.

«Marwan Barghouti è il prigioniero politico palestinese più importante e famoso, un simbolo della missione del popolo palestinese per la libertà, una figura che unisce e un sostenitore della pace basata sul diritto internazionale», si legge nella dichiarazione finale della conferenza.

La cerimonia ha avuto luogo all'interno della cella in Robben Island, sulla costa orientale del Sud Africa, dove Nelson Mandela ha scontato la sua lunghissima pena detentiva inflittagli dal regime di apartheid che esisteva nel suo paese. Il carcere è poi diventato un museo attirando visitatori da tutto il mondo. Nena News 



Fonte:

 

giovedì 12 settembre 2013

12 settembre 1977: muore Steve Biko

Giovedì 12 Settembre 2013 05:24 


Steve Biko nacque il 18 dicembre 1946 e fu un noto militante nella lotta contro l'apartheid e lo sfruttamento della popolazione nera 12 settembresudafricana e appartenete al Black Consciousness Movement (BCM).
Nel 1972 fu espulso dall'università di Natal a causa della sua militanza. Fu costretto quindi a rimanere nel distretto di King William's Town, gli fu vietato di parlare in pubblico, scrivere o parlare con i giornalisti e frequentare più di una persona alla volta. In più fu vietato a chiunque di citare qualsiasi suo scritto.
Durante il suo soggiorno coatto nel distretto di King William's Town iniziò a coinvolgere la popolazione nera e le altre minoranze etniche in collettivi autorganizzati.

Nonostante la repressione Biko e il BCM ebbero un ruolo fondamentale nell'organizzazione della rivolta di Soweto del giugno 1976, durante la quale studenti neri erano scesi in piazza contro la politica segregazionista del National Party, per essere poi duramente repressi dalla polizia, che uccise diverse centinaia di persone durante i dieci giorni di scontri. Dopo la rivolta, per i funzionari razzisti sudafricani, divvenne fondamentale l'eliminazione fisica di Biko.
L'occasione venne quando Biko fu fermato in un posto di blocco della polizia e arrestato con l'accusa di terrorismo il 18 agosto 1977. In caserma fu interrogato per ventidue ore di fila, picchiato e torturato dagli ufficiali di polizia Harold Snyman e Gideon Nieuwoudt nella stanza interrogatori 619. A causa del vile pestaggio Biko entrò in coma.
A questo punto i due sbirri lo ammanettarono e caricarono nudo nel bagagliaio della loro Land Rover per portarlo al carcere di Pretoria distante 1100 Km. Morì il 12 settembre 1977 a causa di una vasta emorragia cerebrale appena arrivato a Pretoria.
La polizia subito spiegò la morte come la conseguenza di un ipotetico sciopero della fame, ma l'autopsia rivelò le ferite del pestaggio tra cui quella mortale alla testa. Nonostante le prove evidenti del brutale omicidio la polizia riuscì ad insabbiare la storia.

Solo i giornalisti Helen Zille e Donald Woods, molto amici di Biko, qualche tempo dopo, riuscirono con un costante lavoro di controinchiesta a far emergere la verità sull'assassinio del loro amico.
Data la popolarità di Biko la notizia della sua morte si diffuse rapidamente aprendo molti occhi sulla brutalità del regime Sud Africano.
Al suo funerale parteciparono decine di migliaia di persone.
I giornalisti che indagarono su questa storia furono costretti a scappare dal Sud Africa a causa delle persecuzioni della polizia e nessuno dei due poliziotti omicidi fu mai processato dal governo razzista bianco nè dal successivo governo "democratico".




Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2561-12-settembre-1977-muore-steve-biko 

sabato 29 giugno 2013

EGITTO NEL CAOS, 7 I MORTI. USA PREOCCUPATI, DOMANI CORTEO ANTI MORSI

 29 giugno 2013 
 
Egitto nel caos, 7 i morti. Usa preoccupati, domani cortei anti Morsi © LaPresse
 
Washington (Usa), 29 giu. (LaPresse/AP) - Torna a infiammarsi l'Egitto. In vista della protesta nazionale contro Mohammed Morsi indetta dall'opposizione per domani, per le strade di diverse città si sono fronteggiati sostenitori e oppositori del presidente e molte sedi dei Fratelli musulmani sono state incendiate. Il bilancio degli scontri di questa settimana è di sette morti e almeno 85 feriti. Due delle vittime sono morte ieri ad Alessandria e una di loro è uno studente americano, che stava fotografando gli scontri in piazza Sidi Gabr. Domani ricorre l'anniversario dell'insediamento di Morsi alla presidenza e l'opposizione scenderà in piazza in tutto il Paese per chiederne le dimissioni, ma anche i sostenitori dei Fratelli musulmani scenderanno possibilmente in piazza. Intanto, mentre l'Egitto si prepara al peggio, gli Stati Uniti hanno diramato un avvertimento in cui invitano i cittadini americani a evitare i viaggi non essenziali in Egitto a causa della situazione di incertezza. Il dipartimento di Stato ha autorizzato "un numero limitato di membri dello staff diplomatico non essenziale" dell'ambasciata Usa al Cairo a lasciare l'Egitto insieme alle loro famiglie. E Obama dal Sudafrica ha fatto sentire la sua voce, dicendo che gli Usa sono preoccupati per le proteste in Egitto e stanno lavorando per proteggere l'ambasciata e i consolati Usa nel Paese.


L'EGITTO SI PREPARA ALLE PROTESTE DI DOMANI. L'opposizione intende portare nelle piazze domani milioni di persone contro Morsi. Ha fatto sapere infatti di avere raccolto 15 milioni di firme a favore delle dimissioni del presidente, cioè circa due milioni in più del numero di cittadini che ha eletto Morsi. Gli alleati del presidente, da parte loro, si sono detti pronti a difenderne il mandato anche "con il sangue" se necessario, dal momento che si tratta del primo presidente eletto liberamente. I cittadini, in un Paese che soffre già di blackout e carenza di carburanti, si stanno preparando al peggio facendo incetta di beni di prima necessità in modo da essere pronti nel caso in cui le manifestazioni dovessero degenerare e protrarsi a lungo. Vicino agli edifici chiave e ad alcune case sono state erette barricate e recinzioni e alcuni gruppi di cittadini si sono già organizzati per pattugliare i quartieri nel caso in cui si verifichino falle nella sicurezza. Al Cairo si prevede che le proteste si concentreranno nella zona del palazzo presidenziale, nel quartiere di Heliopolis. Già ieri gli oppositori si sono radunati davanti all'edificio, oltre che a piazza Tahrir, mentre i sostenitori si sono raccolti nella piazza antistante la moschea di Rabia el-Adawiya, non lontano dal palazzo.


GLI SCONTRI E LE VITTIME, MORTO UN GIOVANE AMERICANO. Violenti scontri si sono verificati ieri ad Alessandria, al Cairo e in diverse località del Delta del Nilo, a nord della capitale, come Samanod, Tanta e Bassioun. Ad Alessandria i disordini, con colpi d'arma da fuoco, sono scoppiati nei pressi della sede dei Fratelli musulmani, cui fa capo Morsi, la cui sede è stata incendiata dai manifestanti. Qui sono morte due persone, una delle quali è un cittadino statunitense, e i feriti sono almeno 85. Il dipartimento di Stato Usa ha identificato la vittima come il 21enne Andrew Pochter, uno studente originario Chevy Chase, in Maryland, che frequentava il Kenyon College di Gambier, in Ohio, e si trovava in Egitto per uno stage in una ong. A comunicare la sua identità è stata la portavoce del dipartimento di Stato, Marie Harf, che è intervenuta dal Medioriente dove si trova al seguito del segretario di Stato John Kerry.


OBAMA: PREOCCUPATI, PROTEGGERE AMBASCIATA USA. Dal Sudafrica, dove si trova in visita insieme alla moglie e le figlie, Barack Obama ha fatto sentire la sua voce. Gli Stati Uniti, ha detto, sono preoccupati per le proteste in Egitto e stanno lavorando per proteggere l'ambasciata e i consolati Usa nel Paese.


USA INVITANO AMERICANI A EVITARE VIAGGI IN EGITTO. L'amministrazione Obama ha lanciato nella notte un avviso ai cittadini americani chiedendo loro di evitare i viaggi non essenziali in Egitto a causa della situazione di incertezza nel Paese. L'avvertimento è stato diffuso poche ore dopo la notizia dell'uccisione del cittadino Usa ad Alessandria. Il dipartimento ha anche autorizzato "un numero limitato di membri dello staff diplomatico non essenziale" dell'ambasciata Usa al Cairo a lasciare l'Egitto insieme alle loro famiglie finché le condizioni non miglioreranno. Questo provvedimento non richiede a nessuno di partire, ma incoraggia il personale a farlo permettendo di muoversi a spese del governo.


© Copyright LaPresse

 http://www.lapresse.it/mondo/europa/egitto-nel-caos-7-i-morti-usa-preoccupati-domani-cortei-anti-morsi-1.355429

domenica 16 giugno 2013

16 giugno 1976: la rivolta di Soweto

Domenica 16 Giugno 2013 06:52

E' il 16 Giugno 1976 quando a Soweto in Sudafrica iniziano violenti scontri tra gli studenti neri e la polizia segregazionista del 16 giugnoNational Party, partito nazionalista al governo del paese.
Il motivo specifico della protesta studentesca di Soweto fu un decreto governativo che imponeva a tutte le scuole in cui erano segregati i neri, di utilizzare l'afrikaans come lingua paritetica all'inglese.
Quest' ultimo episodio, preceduto da una lunga serie di imposizioni da parte degli afrikaner, fu percepito come direttamente associato alla logica generale dell'apartheid.
L'inglese era la lingua più diffusa presso la popolazione nera ed era stata scelta come lingua ufficiale da molti bantustan al contrario dell'afrikaans, la lingua degli oppressori.
Il Ministro per l'Istruzione Bantu, Punt Janson, incurante del volere della popolazione arrivò ad affermare « Non ho consultato gli africani sulla questione della lingua e non intendo farlo. Un africano potrebbe trovarsi di fronte a un "capo" che parla afrikaans o che parla inglese. È nel suo interesse conoscere entrambe le lingue. »
Queste ultime dichiarazioni suscitarono numerose proteste da parte del corpo docenti e degli studenti neri delle scuole dov'erano segregati.
Il 30 aprile 1976, i bambini della "Orlando West Junior School" diedero inizio a uno sciopero, rifiutandosi di andare a scuola.
Gli studenti di Soweto intanto formarono un comitato d'azione, il "Soweto Students' Representative Council" per organizzare la protesta, indicendo una manifestazione di massa per il 16 giugno.
Migliaia di studenti e docenti neri si riversarono nelle piazze e si diressero verso lo stadio di Orlando.
Si decise per la linea pacifica, pianificando in modo accurato il tutto, in modo tale che fosse chiaro: nelle prime file del corteo erano esposti cartelli con scritte come "Non sparateci - non siamo armati".
Il corteo incontrò la polizia, che aveva preparato delle vere e proprie barricate.
Si optò per una deviazione del corteo su di un percorso alternativo: anziché andare allo stadio, giunsero presso la Orlando High School.
Qui, nuovamente trovarono la polizia ad attenderli che cercò subito di disperdere la folla con i gas lacrimogeni.
Dal corteo cominciarono a levarsi slogan di protesta ed i bambini esasperati dalla condizione di segregazione in cui si trovavano costretti a vivere sin dalla nascita e dal crescendo di angherie che erano costretti a subire, cominciarono a tirare pietre verso la polizia.
La polizia prontamente e senza alcuno scrupolo, aprì il fuoco uccidendo quattro bambini, fra cui il tredicenne Hector Pieterson di cui la fotografia del suo corpo martoriato divenne un simbolo della violenza della polizia sudafricana.
Negli scontri che seguirono durante la giornata morirono altre 23 persone.
Dopo il massacro del 16 giugno, la tensione fra gli studenti neri di Soweto e la polizia continuò a crescere.
Il giorno successivo, le forze dell'ordine sudafricane giunsero a Soweto armate di fucili automatici, inoltre furono dispiegate anche forze dell'esercito.
Soweto era pattugliata da elicotteri e automobili della polizia e diverse fonti riportarono di agenti in borghese che giravano in automobili civili e sparavano a vista sui dimostranti neri.
Le contestazioni durarono circa 10 giorni e si dovette arrivare alla morte di più di 500 manifestanti e il ferimento di oltre 1000, perchè il regime dell'apartheid crollasse.
La rivolta contribuì a consolidare il sentimento anti-afrikaner nelle masse nere e la posizione predominante dell'ANC come principale interprete di questo sentimento.
Molti dei cittadini bianchi sudafricani presero parte in modo deciso a favore dei dimostranti.
Alle manifestazioni di studenti neri si andarono ad aggiungere quelle degli studenti bianchi.
Dal mondo studentesco, inoltre, la protesta si allargò a diversi settori produttivi con una catena di scioperi da parte degli operai di molte fabbriche.
La rivoltà che si estese in tutto il Sudafrica pagò ed ebbe un ruolo fondamentale nella caduta del National Party e nella fine dell'apartheid, sancita definitivamente nel 1994.


Fonte:

lunedì 20 maggio 2013

ROMA, MARTEDÌ 21 MAGGIO, ORE 11.30 SIT-IN ALLA SEDE NAZIONALE DELLA FEDERCALCIO (VIA GREGORIO ALLEGRI 14)


Dal 22 al 24 maggio, si riunisce il calcio europeo a Londra per il comitato esecutivo e il congresso annuale della Uefa. In vista alla partecipazione della Federcalcio alle riunioni di Londra, la campagna Cartellino rosso all’Apartheid israeliana organizza un sit-in di protesta martedì 21 maggio alle ore 11.30 contro la decisione della UEFA di concedere l’onore di ospitare il campionato Under 21 ad Israele, paese che si fa beffa del diritto internazionale, occupando militarmente la Palestina e imponendo un sistema di apartheid sul popolo palestinese. I manifestanti denunciano anche la mancata presa di posizione da parte della Federcalcio, pur dichiarando un impegno per il calcio palestinese.
Mentre gli azzurrini si preparano ai giochi in Israele, ai giovani palestinesi sono negati i diritti fondamentali di studiare, muoversi, partecipare allo sport, e di vivere. Le brutali politiche di Israele non risparmiano nessun aspetto della vita dei palestinesi. Lo sport palestinese è stato più volte oggetto diretto di attacchi militari israeliani. Nei bombardamenti israeliani su Gaza del novembre 2012, infrastrutture sportive e del calcio, tra cui la sede del Comitato Nazionale Paralimpico e lo stadio di calcio di Gaza, sono state distrutte, mente colpi di artiglieria su campi sportivi hanno ucciso ragazzi palestinesi a Gaza mentre giocavano a pallone.
Queste azioni criminali hanno portato 50 calciatori europei ad affermare: “Il fatto che Israele ospiti il campionato europeo UEFA Under 21, in queste circostanze, verrà visto come un premio per azioni che sono contrarie ai valori dello sport.” In una lettera a Platini, anche l’ex ministro francese dello sport ha chiesto alla Uefa di spostare la coppa Under 21.
Il 24 maggio a Londra, attivisti della campagna Cartellino rosso provenienti da diversi paesi europei, l’Italia inclusa, manifesteranno davanti al congresso annuale della UEFA. Si è anche fatta formale richiesta perché Mahmoud Sarsak, giocatore palestinese detenuto dalle autorità israeliane per tre anni senza capo d’accusa né processo e rilasciato solo dopo tre mesi di sciopero della fame ed una protesta internazionale, possa intervenire al Congresso.
Se l’UEFA dovesse scegliere ignorare i tanti appelli per spostare il campionato, dando così ad Israele l’opportunità di presentare come paese normale e democratico, Cartellino Rosso all’Apartheid israeliana farà appello perché si svolgano proteste in tutta l’Italia l’8 giugno, giorno della partita Italia – Israele, auspicando l’apertura di un dibattito pubblico sul tema e una diffusa mobilitazione della società civile.
La campagna Cartellino Rosso fa parte del movimento globale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) lanciato dalla società civile palestinese nel 2005, che trae ispirazione dal movimento anti-apartheid in Sud Africa, nel quale il boicottaggio sportivo ha svolto un ruolo importante.
Finché Israele non rispetta la legalità internazionale e i diritti umani, e continua a operare contro i valori dello sport, non merita di essere premiato con eventi sportivi internazionali e non ha nessun diritto di rimanere nella UEFA.

CARTELLINO ROSSO ALL’APARTHEID ISRAELIANA

Prime adesioni: Rete Romana di Solidarietà con il Popolo palestinese; Gruppo BDS Roma; Per non dimenticare Gaza; Un ponte per…; Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese; Freedom Flotilla Italia; Partito dei Comunisti italiani.



Fonte:
 

venerdì 17 agosto 2012

36 minatori uccisi dalla polizia in Sudafrica

Venerdì 17 Agosto 2012 08:05 
 
 
È salito a 36 il numero dei minatori rimasti uccisi ieri in scontri con le forze dell'ordine nei pressi della miniera di platino di Marikana, nel nord ovest del Sudafrica.

La polizia sudafricana ha aperto il fuoco su migliaia di minatori in sciopero armati di machete. Nonostante questa strage, proseguono le proteste dei dipendenti della miniera di platino.

Nei giorni scorsi una decina di persone, tra cui due poliziotti, erano rimaste uccise in scontri tra sostenitori di due diversi sindacati. I disordini generali erano iniziati venerdì scorso, quando i lavoratori avevano incrociato le braccia nell'ambito di una vertenza salariale. Nel sito a 100 km da Johannnesburg lavorano oltre 3mila minatori guadagnando in media 400 euro al mese, che reclamano un aumento dello stipendio pari al triplo della paga attuale. L'azienda non intende cedere e minaccia di licenziare in massa i dipende nti se non si porrà fine alle dimostrazioni. Lo sciopero è poi degenerato in un conflitto aperto tra i membri dei due sindacati, la National Union of Mineworkers e la Association of Mineworkers and Construction Union.

Centinaia di minatori si sono radunati nuovamente nei pressi della miniera. Molti di loro erano armati di machete, bastoni e altre armi, e hanno ballato e cantato, osservati da agenti di sicurezza. La polizia ha permesso ai minatori di manifestare, mentre sono in corso trattative. La miniera è gestita dalla societa Lonmin, il terzo più grande produttore di platino del mondo.

Un'inchiesta governativa sulla strage sembra essere già stata decisa, per fare luce su uno degli episodi più gravi avvenuti in Sud Africa dalla fine dell’Apartheid e che per molti versi ricorda quel periodo. Ma oggi, a differenza d'allora, sia i poliziotti sia i manifestanti sono quasi tutti neri, come si vede anche dalle immagini. La contraddizione di colore, insomma, non appare rilevante in questo caso.

Dalle immagini diffuse dalla tv all news non è stato possibile capire che cosa ha spinto i responsabili delle forze dell’ordine, armati fino ai denti e protetti dalle tute antisommossa, ad aprire il fuoco. Le immagini diffuse in tutto il mondo hanno fatto vedere ad un certo punto un ufficiale che grida «cessate il fuoco». Subito dopo, in mezzo alla polvere, si notavano diversi corpi stramazzati al suolo, molti dei quali in una maschera di sangue.

Il presidente sudafricano, Jacob Zuma, stamattina ha lasciato d'urgenza il summit della SADC (Comunità di sviluppo dell'Africa australe) a Maputo per recarsi a Rustenburg, nei pressi della miniera di Marikana. «Il presidente ha interrotto la sua visita per andare a Rustenburg», si legge in un comunicato della presidenza sudafricana che non ha fornito ulteriori dettagli.



 

 

martedì 20 dicembre 2011

INFO DA NENA NEWS

CISGIORDANIA, MORTO GIOVANE FERITO A NABI SALEH

Mustafa Tamini e' spirato in ospedale. Era stato ferito ieri alla testa da un candelotto lacrimogeno sparato dai soldati israeliani. Nuovi raid aerei su Gaza, 5 i morti da mercoledi'.

http://nena-news.globalist.it/?p=15405

KAIROS: I CRISTIANI SONO PALESTINESI NON MINORANZA

A due anni dal lancio del documento "Kairos Palestine", firmato dalle chiese palestinesi, il movimento è cresciuto in numero e coscienza politica. Accrescendo gli scambi con il movimento di solidarietà internazionale e in particolare con il Sudafrica.

http://nena-news.globalist.it/?p=15398