Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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sabato 12 ottobre 2013

LACRIME E COMMOZIONI NON FERMANO LE STRAGI: DUE NUOVI NAUFRAGI NEL MEDITERRANEO

Un natante si rovescia nel Canale di Sicilia, a 70 miglia da Lampedusa, in acque maltesi, l’altro in acque egiziane. Muoiono oltre 60 persone. Tra loro donne e bambini

11 ottobre 2013

Commozione, lacrime, emergenza, funerali di stato, richiami all’Europa, annunci, bagarre parlamentari. Questa è in concreto la reazione della politica alla strage di Lampedusa. E mentre ancora si recuperano i cadaveri inghiottiti dal mare lo scorso 3 ottobre, in mare si consumano nuove tragedie. Questa volta in acque maltesi, a circa settanta miglia dalle coste di Lampedusa. Ancora un barcone carico di eritrei e somali, ancora corpi inghiottiti dalla frontiera europea, ancora donne e bambini.
Un natante con a bordo circa 250 persone si è rovesciato al passaggio di un arero militare. Duecento persone sono state tratte in salvo dalla Guardia Costiera e dalla Marina maltese, per gli altri invece il destino è lo stesso toccato a quei 339 migranti in fuga che ancora giaciono senza vita all’interno dell’hangar di Lampedusa.
L’altro naufragio è avvenuto in acque maltesi dove una barca diretta in Europa con a bordo circa 150 cittadini siriani e palestinesi è affondata. Le vittime sono probabilmente dodici.
Intanto l’Europa che si inginocchia di fronte alle bare di Lampedusa ha saputo solo discutere di rinforzare i pattugliamenti di Frontex, di aumentare i controlli, di redistribuire i superstiti per far fronte all’emergenza, di ritoccare le norme, di abolire alcuni provvedimenti simbolo (come il reato di clandestinità) per poi in fondo non cambiare nulla.
Ma è un’emergenza?
Sì, se di emergenza si tratta è quella di una quotidiana tragedia che si consuma al largo di Lampedusa e che i suoi abitanti vivono sul molo dell’Isola. Quella che anche quando i riflettori accesi vede quasi un morto al giorno approdare sull’Isola.
Se ne esiste una di emergenza, non è certo quella che vede gli Stati impegnati a far fronte ad una "ondata" di sbarchi. Se esiste un’emergenza non è quella che si risolve con la speranza di essere più fortunati al prossimo allarme lanciato da una barca in mezzo al Mar Mediterraneo.
Se esiste un’emergenza è quella di smetterla di desiderare che si muoia lo stesso, ma lontano da noi. E’ quella per l’apertura immediata di un canale umanitario, un canale di ingresso che permetta a chi fugge da guerra e torture, da violenze e persecuzioni, di non morire nel tentativo di raggiungere l’Europa. E’ quella di una nuova Europa che abbandoni l’ossessione per il controllo delle sue frontiere, tanto violento quanto evidentemente dannoso ed inutile al suo stesso scopo dichiarato.
E’ quella di smetterla di essere soddisfatti per le gloriose operazioni che hanno portato la Guardia Costiera a salvare 50 persone, mentre altre 50 sono state inghiottite dalle acque. E’ quella di chi non vuole che ci sia più alcuna vita da salvare in mare perché l’Europa ha imparato a rispettare i diritti riconosciuti come sacrosanti dalle carte costituenti e dai trattati, quelli che animano le cerimonie e poi invece vengono dimenticati in mezzo al mare e nei luoghi in cui si scrivono le regole.
Perché non accada più, perché queste emergenze diventino le nostre urgenze, è necessario mettersi in cammino e non stare a guardare, mettersi in moto tutti insieme senza pensare che qualcuno possa farlo al posto nostro.
Difficilmente l’Europa Fortezza smetterà di imporre confini mortali se non saremo noi tutti, cittadini europei, a dare un’altra direzione a questa Europa: la rotta dei diritti.



Fonte:

lunedì 7 ottobre 2013

LEGGE BOSSI-FINI - AFFONDA I NAUFRAGHI, INCRIMINA I SOPRAVVISSUTI: ECCO PERCHE' VA CANCELLATA

 7 ottobre 2013

Indagati per reato di immigrazione irregolare (10bis) i sopravvissuti al naufragio di Lampedusa

Mentre non si ferma la passerella di visite a Lampedusa, la Procura di Agrigento apre un procedimento, a sua detta dovuto, nei confronti dei sopravvissuti al naufragio di giovedì scorso.
Intanto il dibattito intorno a quanto accaduto ha aperto una discussione sulla necessità di cancellare la legge Bossi Fini. Osteggiato da molti, agitato da altri, rischia però di riempire le pagine della cronaca senza che però nulla di concreto si faccia.
Il pericolo insomma è che se ne parli molto per non cambiare nulla.
Ed infatti chi oggi parla di "fare di più" perché non si ripetano queste tragedie, propone poi di rifinanziare e rinforzare le operazioni di Frontex, riorganizzare i respingimenti, riscrivere in maniera più restrittiva nuovi accordi bilaterali con il solo scopo di rinforzare quel sistema di controllo delle frontiere e quel mosaico di normative europee sull’immigrazione che ha alla base della strage di Lampedusa.
L’iscrizione nel registro degli indagati dei superstiti di quel naufragio è qui a ricordarci quale sia il quadro normativo in cui si consumano queste tragedie, una sceneggiatura scritta tra egoismi degli stati e mancanza di un’ Europa dei diritti.
Perché cancellare la Bossi-Fini? Perché diritto d’asilo europeo?
Perché è la legge Bossi-Fini a rendere impossibile l’ingresso legale in Italia, perché il sistema dei flussi per lavoro, dei ricongiungimenti, delle restrizioni nel rilascio dei visti, si traducono in mercati di compravendita di vite umane.
Perché se in gioco c’è la vita di chi fugge dalla guerra, dei loro figli, delle loro famiglie, non c’è procedura o controllo che tenga. Se si restringono le possibilità di ingresso legale, cresceranno le strade di ingresso irregolare. Perché chi non muore viene incriminato, internato nei CIE, sottoposto al ricatto ed allo sfruttamento, politicamente e culturalmente messo ai margini, continuamente ricacciato nell’ombra del non diritto.
Perché se il diritto d’asilo in Europa è una gabbia che costringe i richiedenti asilo, con il regolamento Dublino, a rimanere nel primo paese d’approdo senza poter raggiungere altri Stati, si cercheranno altre vie per raggiungerli, quelle più rischiose, lasciando al Governo italiano la possibilità di gridare all’allarme e di invocare l’intervento europeo per coprire la sua incapacità di gestire l’arrivo di poche migliaia di persone.
Insomma, se vogliamo evitare che ancora si ripetano tragedie come quelle dello scorso giovedì, non c’è altra strada se non quella di cancellare la Bossi-Fini, il sistema di internamento diffuso che ha costruito, ed insieme ad essa l’ approccio generale delle politiche europee.
Iniziamo da qui.



Fonte:


giovedì 3 ottobre 2013

APPELLO PER L'APERTURA DI UN CANALE UMANITARIO PER IL DIRITTO D'ASILO EUROPEO

Da http://www.meltingpot.org/ :

 

Ai Ministri della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alle istituzioni europee, alle organizzazioni internazionali

 

A cadenza ormai quotidiana la cronaca racconta la tragedia che continua a consumarsi nel mezzo del confine blu: il Mar Mediterraneo.
Proprio in queste ore arriva la notizia di centinaia di cadaveri raccolti in mare, ragazzi, donne e bambini rovesciati in acqua dopo l’incendio scoppiato a bordo di un barcone diretto verso l’Europa.
Si tratta di richiedenti asilo, donne e uomini in fuga da guerra e persecuzioni, così come gli altri inghiottiti da mare nel corso di questi decenni: oltre 20.000.
Lo spettacolo della frontiera Sud ci ha abituato a guardare l’incessante susseguirsi di queste tragedie con gli occhi di chi, impotente, può solo sperare che ogni naufragio sia l’ultimo. Come se non vi fosse altro modo di guardare a chi fugge dalla guerra che con gli occhi di chi attende l’approdo di una barca, a volte per soccorrerla, altre per respingerla, altre ancora per recuperarne il relitto.
Per questo le lacrime e le parole dell’Europa che piange i morti del confine faticano a non suonare come retoriche.
Perché l’Europa capace di proiettare la sua sovranità fin all’interno del continente africano per esternalizzare le frontiere, finanziare centri di detenzione, pattugliare e respingere, ha invece il dovere, a fronte di questa continua richiesta di aiuto, di far si che chi fugge dalla morte per raggiungere l’Europa, non trovi la morte nel suo cammino
Si tratta invece oggi di "esternalizzare" i diritti. Di aprire, a livello europeo, un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo direttamente alle istituzioni europee in Libia, in Egitto, in Siria o lì dove è necessario (presso i consolati o altri uffici) senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino dei naufragi.
Nessun appalto dei diritti, nessuna sollevazione di responsabilità ai governi europei, piuttosto la necessità che l’Europa si faccia veramente carico di evitare queste morti costruendo una presenza diretta e non terza che, fin dall’interno dei confini africani, possa raccogliere le richieste di chi chiede protezione per poi accogliere sul suolo europeo chi fugge ed esaminare qui la sua domanda.
Alle Istituzioni italiane, ai Presidenti delle Camere, ai Ministri della Repubblica, chiediamo di farsi immediatamente carico di questa richiesta.
Alle Istituzioni europee di mettersi immediatamente al lavoro per rendere operativo un canale umanitario verso l’Europa.
Alle Associazioni tutte, alle organizzazioni umanitarie, ai collettivi ed ai comitati, rivolgiamo l’invito di mobilitarsi in queste prossime ore ed in futuro per affermare
IL DIRITTO D’ASILO EUROPEO

Prime sottoscrizioni:
Progetto Melting Pot Europa
Arci Immigrazione
CGIL
Campagna LasciateCIEntrare
Medici per i Diritti Umani
Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR)
Prendiamo La Parola
ZaLab
Rifondazione Comunista
SEL (Sinistra Ecologia e Libertà)
Rete Antirazzista Catanese
Associazione Lunaria
Associazione Articolo21
Terre des Hommes
Ambasciata dei Diritti Marche
ADL Cobas
Associazione Antigone
Aps Garibaldi 101
Movimento migranti e rifugiati
Terra del fuoco
PRIME Italia
Osservatorio Carcere UCPI
Class Action Procedimentale
Unione forense per la tutela dei diritti umani
Associazione "Solidarite Nord Sud" ONLUS
Voice off Onlus
Opera Nomadi di Padova Onlus
Comitato No Muos Milano
Associazione Volontari per la Protezione Civile ASTRA
Associazione Finis Terrae Onlus 





Per adesioni:

http://www.meltingpot.org/Appello-per-l-apertura-di-un-canale-umanitario-per-il.html#.Uk29ZRCrHwg

MIGRANTI BLOCCANO IL CARA DI MINEO, LA POLIZIA CARICA

03 ottobre 2013

Mentre si fa la conta dei migranti  morti in queste ore al largo di Lampedusa e facciamo indegestione dei soliti comunicati da lacrime di coccodrillo da parte delle alte cariche dello Stato, migranti che si autorganizzano per rivendicare diritti vengono caricati e picchiati violentemente dalla polizia



Circa 200 migranti, originari di Gambia, Mali e Somalia, hanno bloccato per alcune ore la circolazione sulla statale 417, la Catania-Gela, all’altezza del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo. 

Il traffico in entrambe le direzioni è stato fermato dai manifestanti in protesta per le eccessive lungaggini negli esami delle richieste di asilo. I migranti hanno messo sassi in mezzo alla strada e alcuni si sono sdraiati sull’asfalto. Subito sono intervenute le forze dell’ordine e una ventina di poliziotti hanno sorvegliato i migranti con il supporto di altrettanti finanzieri dislocati dall’altro lato del blocco. La protesta è terminata quando gli agenti hanno effettuato delle cariche disperdendo i manifestanti, che si sono divisi tra l’interno del centro e le campagne limitrofe.

«È una protesta fisiologica», spiega Alfonso Distefano, membro della rete antirazzista catanese che segue anche la situazione all’interno del Cara. «A monte ci sono le lungaggini nel lavoro delle commissioni che hanno dimezzato il lavoro a fronte del numero di migranti, che è raddoppiato».

A dare vita alla protesta di oggi sono stati soprattutto gli immigrati provenienti dall’Africa subsahariana, «esasperati dalle condizioni di vita del centro», continua Distefano. I richiedenti asilo adesso si sono riuniti nel campo sportivo del Cara, mentre i dipendenti sono stati fatti uscire dalla struttura. 

Il traffico, secondo le informazioni fornite dalla polizia stradale, è ancora bloccato e le auto sono dirottate nelle strade adiacenti. Quella odierna è solo l’ultima di una lunga serie di manifestazioni che hanno visto protagonista il centro di Mineo. Una situazione, con la nuova ondata di sbarchi che si succedono quotidianamente, destinata solo a peggiorare.

fonte: ctzen 

BARCONE IN FIAMME, ECATOMBE A LAMPEDUSA

lampedusa naufragio wide 900 REU 


3 ottobre 2013

 Brucia una barca dei migranti, strage a Lampedusa. Una tragedia dell'immigrazione senza precedenti ha sconvolto questa mattina l'isola delle Pelage, dove si contano a centinaia, tra morti e dispersi, le vittime di un naufragio probabilmente causato da un incendio innescato a bordo del barcone dagli stessi migranti  che cercavano così di farsi avvistare e soccorrere a poche miglia dalla costa dell'Isola dei Conigli. Sono 94 i cadaveri finora recuperati, compresi quelli di due donne incinte e di tre. Circa 150 i superstiti tratti in salvo, ma secondo il loro racconto sull'imbarcazione c'erano almeno 500 persone, tutte provenienti dai Paesi dell'Africa subsahariana, soprattutto Eritrea e Somalia.

- VIDEO: Ecatombe a Lampedusa, corpi in mare

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Oltre 250 profughi, dunque, mancano all'appello. Guardia costiera, carabinieri, Guardia di finanza, ma anche decine di pescatori lampedusani continuano a cercarli in un mare «pieno di cadaveri», come ha detto il sindaco, Giusi Nicolini, stamattina. Commossa e sconvolta, in lacrime sul molo dove sono allineati i cadaveri, Nicolini ha affermato: «È un orrore infinito. Ora basta, cosa dobbiamo ancora aspettare dopo questo?». Il presidente del Consiglio Gianni Letta, invitato dal sindaco ad andare nell'isola per contare i morti, segue la situazione da Palazzo Chigi, mentre il vicepremier e ministro dell'Interno, Angelino Alfano, vola a Lampedusa. Riferirà alla Camera domani.

La politica davanti alla tragedia si è fermata: annullate conferenze stampa e incontri politici in programma stamattina, mentre sono unanimi le dichiarazioni di cordoglio e sgomento, a cominciare da quella del presidente della Camera, Laura Boldrini. Fa eccesione la Lega Nord, che addebita la «responsabilità morale» della strage alla stessa Boldrini e al ministro Cecile Kyenge.

La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un'inchiesta sul tragico naufragio di un barcone carico di immigrati a Lampedusa, dove i corpi recuperati sono 62 ma si temono centinaia di vittime. Titolare del fascicolo è il sostituto procuratore Andrea Maggioni. I reati ipotizzati, al momento a carico di ignoti, sono di omicidio plurimo colposo, naufragio colposo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina aggravato.

La polizia sta interrogando diverse persone individuate tra i sopravvissuti e sospettate di essere lo scafista del barcone, il cui relitto è stato individuato, quasi completamente sommerso.

Poche ore prima della tragedia, un altro barcone era approdato a Lampedusa con a bordo 463 immigrati, tutti siriani. Tra loro ci sono anche diverse donne, tre delle quali incinte, e una ventina di bambini. Uno di questi è un neonato di 2 mesi. Visitati nel poliambulatorio di Lampedusa, sono apparsi tutti in buone condizioni di salute.

Sbarchi di immigrati anche a Siracusa, dove sono giunti 117 profughi, e nella sua provincia, a Portopalo di Capo Passero, dove sono state soccorse 200 persone.

Solo quattro giorni fa la tragedida di Scicli (Ragusa) dove lunedì mattina sulla spiaggia di Sampieri erano annegati 13 eritrei nelle secche a pochi metri dalla riva dove si era arenato il loro barcone. Per quello sbarco sono stati arrestati 7 scafisti, 5 siriani e due egiziani, accusati di aver frustato i migranti per farli saltare in mare. 



Fonte: