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Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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lunedì 23 dicembre 2013

BOCCHE CUCITE AL CIE DI PONTE GALERIA

Domenica, 22 Dicembre 2013 12:40

Di

Redazione Contropiano


Bocche cucite al Cie di Ponte Galeria











Continua nel centro di detenzione per stranieri di Ponte Galeria a Roma l’eclatante protesta dei migranti che da ieri gradualmente hanno deciso di cucirsi letteralmente la bocca contro le tremende condizioni alle quali sono sottoposti. Da ieri alle 12 i protagonisti della protesta - arrivati mentre scriviamo a dieci - hanno cominciato a realizzare uno sciopero della fame e a non ritirare i pasti.
A partire da ieri sono sempre più numerosi i cittadini stranieri rinchiusi nella struttura alla periferia di Roma che con un ago di fortuna e il filo ottenuto da una coperta si sono cuciti la parte laterale della bocca per denunciare la propria prolungata detenzione nel Cie. Un atto disperato che almeno è servito a riportare l’attenzione dei media e di alcune forze politiche sulla sorte di migliaia di migranti stipati in centri di detenzione diffusi in tutto il territorio nazionale dopo la diffusione del filmato che ritraeva alcuni migranti rinchiusi nel centro di Lampedusa mentre venivano spogliati e disinfestati davanti a tutti.
Il primo a iniziare la protesta ieri in tarda mattinata sarebbe stato un giovane imam tunisino di 32 anni, seguito poi da altri 8 colleghi di sventura, tra i quali 4 marocchini e da altri 3 connazionali. 
 Nel Cie di Ponte Galeria sono attualmente rinchiuse 90 persone, 61 uomini e 29 donne, alcuni dei quali provenienti dalle carceri e poi trasferiti nella struttura alle porte di Roma in attesa di una identificazione che tarda mesi ad arrivare.
A quanto hanno appurato i collaboratori del Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - che settimanalmente accedono alla struttura - «i dimostranti sono in buone condizioni, anche se continuano a rifiutare di incontrare gli operatori che gestiscono il Cie». 

Ultima modifica il Domenica, 22 Dicembre 2013 17:22 
Fonte:

venerdì 2 agosto 2013

PIANO PRAWER, PROTESTE E ARRESTI NEL GIORNO DELLA RABBIA

Migliaia di persone in piazza in tutta la Palestina storica contro il progetto di espulsione. A Gerusalemme arrestato un bambino, ad Aara almeno 20 manifestanti.

venerdì 2 agosto 2013 09:25

 La manifestazione ad Arara in Negev (Foto: Activestills/Oren Ziv)
La manifestazione ad Arara in Negev (Foto: Activestills/Oren Ziv)


dalla redazione

 

Betlemme, 2 agosto 2013, Nena News - Il Giorno della Rabbia del popolo palestinese contro la minaccia concreta di una nuova Nakba - il Piano Prawer - ieri ha visto scendere nelle piazze di tutta la Palestina storica migliaia di manifestanti. Numerose le città coinvolte e, alla fine della lunga giornata di protesta, anche gli arrestati dalle forze militari israeliane dispiegate ovunque. Gli organizzatori parlano di decine di arrestati, tra cui un bambino detenuto alla Porta di Damasco a Gerusalemme.

Le due manifestazioni principali si sono svolte in Negev, dove centinaia di poliziotti sono stati dispiegati per reprimere le proteste: hanno chiuso le strade principali e bloccato quelle laterali per impedire ai manifestanti di raggiungere il corteo. Ad Aara la polizia ha disperso la folla lanciando gas lacrimogeni e arrestando almeno 20 persone.

A Ramallah la marcia è partita dalla Muqata, la sede del presidente palestinese, ed è poi proseguita verso Nord: a bordo di cinque autobus circa 150 manifestanti hanno tentato di attraversare il checkpoint di Hizma per arrivare in Negev e prendere parte alla manifestazione principale, ma sono stati circondati dai soldati e fatti risalire con la violenza negli autobus. Un gruppetto è comunque riuscito a evitare i controlli e a bloccare la superstrada diretta verso il checkpoint.
Protesta anche a Tel Aviv, dove centinaia di manifestanti si sono ritrovati vicino alla città di Levahim, lungo la superstrada Tel Aviv-Be'er Sheva. Manifestazioni in sostegno delle comunità beduine palestinesi del Negev è giunta anche dal mondo arabo: proteste si sono tenute anche in Libano, Marocco e Giordania, contro un progetto che ricorda da vicino la Nakba del 1948. Il Piano Prawer prevede il trasferimento forzato e l'urbanizzazione di 40mila beduini, la confisca di oltre 80mila ettari di terre e la demolizione di 45 villaggi non riconosciuti dallo Stato di Israele. Nena News




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