Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


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sabato 28 settembre 2013

Pisa: flash mob per la liberazione dei 5 cubani


Sabato, 28 Settembre 2013 13:34

Scritto da  Rete dei Comunisti - Pisa

Pisa: flash mob per la liberazione dei 5 cubani

Farà tappa anche a Pisa la Campagna internazionale per la liberazione dei cinque antiterroristi cubani prigionieri da quindici anni nelle carceri statunitensi. Gerardo Hernandez, Ramon Labanino, René Gonzales, Antonio Guerrero e Fernando Gonzales furono arrestati dall’FBI a Miami nel settembre 1998: indagavano sugli attentati perpetrati contro Cuba da terroristi confessi e ancora a piede libero, come Orlando Bosch e Posada Carriles, operanti a Miami e sul libro paga della Cia.
Nel dicembre 2001 furono condannati a pesantissime pene detentive. Oggi sono ancora in carcere: si tratta di un processo e di condanne di natura esclusivamente politica. I cinque patrioti o eroi, noti in tal modo a Cuba e nel mondo, hanno agito per impedire il terrorismo, e sono in carcere da quindici anni nel Paese che ha dichiarato la guerra al terrorismo. Il premio Nobel per la pace Obama non si è discostato dalla linea dei suoi predecessori, e l’esistenza di Cuba continua ad essere presentata come una minaccia alla “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti.
La Campagna lanciata dal Comitato internazionale per la liberazione dei Cinque, ha visto negli ultimi mesi momenti importantissimi, come i cinque giorni di mobilitazioni a Washington, con la partecipazione di attivisti da tutto il mondo. La Rete dei Comunisti era presente a Washington ed è impegnata nella campagna nel nostro Paese.
Lunedì saremo in Piazza dei Miracoli alle 12.00 per esprimere il nostro sostegno incondizionato a Cuba e alla sua Rivoluzione, per la liberazione immediata dei Cinque antiterroristi, indossando tutti un nastro giallo, il simbolo di speranza scelto per la Campagna.
Invitiamo a partecipare al flash mob tutti gli antimperialisti e le persone solidali con Cuba!

Rete dei Comunisti - Pisa



Fonte:










venerdì 26 luglio 2013

26 luglio 1953: assalto alla caserma Moncada

Venerdì 26 Luglio 2013 04:00 


altIl 26 luglio 1953: Cuba, Santiago, l'esercito rivoluzionario cubano compie il suo primo attacco al regime di Batista. L'attacco alla caserma Moncada di Santiago è l'evento che a causa di molti fattori, fa scoppiare la rivoluzione cubana. Questa data è considerata talmente importante e simbolica che dà il nome al movimento rivoluzionario cubano che porta il popolo cubano alla presa del potere nel giro di pochi anni. Il movimento “26 julio” nasce proprio da questa azione miltare.
La caserma Moncada è una delle roccaforti dell'esercito cubano, e viene scelta seguendo una logica politica che dovrebbe portare ad un'intensificazione della mobilitazione anti-regime e insurrezionale. L'attacco viene preparato per mesi e clandestinamente, dal movimento rivoluzionario che ha ormai addestrato molte centinaia di militanti all'uso delle armi. L'addestramento viene svolto all'interno di fattorie, abitazioni e università. A Cuba, dal golpe del 10 marzo del '52, fioriscono sempre di più organizzazioni rivoluzionarie armate per il rovesciamento del regime.
L'attacco alla Moncada viene guidato da: Fidel Castro, Abel Santamaría, José Luis Tasende, Renato Guitart Rosell, Antonio López Fernández (Ñico), Pedro Miret e Jesús Montané Oropesa, i quali sono anche ai vertici dell'organizzazione rivoluzionaria. L'attacco viene sferrato il giorno seguente alla festa patronale di Santiago per poter contare sulla stanchezza dei soldati. Simultaneamente vengono attaccati il Palazzo di giustizia da una decina di uomini guidati da Raul Castro, e  l'ospedale militare da una ventina sotto le direttive di Abel Santamaria.
È Fidel Castro a guidare l'attacco alla caserma. Mentre le altre due azioni riescono pienamente, la prima, la principale e con più uomini impegnati, circa un centinaio: è un fallimento totale sul piano tattico e militare. Molti rivoluzionari vengono uccisi,  altri fatti prigionieri, e in quasi una sessantina riescono a fuggire. Fidel Castro viene incarcerato e durante il suo processo farà il suo storico discorso: “la storia mi assolverà”.
L'azione del 26 luglio e il processo giudiziario, politico e di mobilitazione in solidarietà agli arrestati, è un detonatore della rivoluzione cubana che da quel giorno non fa che aumentare ed intensificarsi fino al 59 quando travolge il regime militare. Il programma scritto per l'occasione dell'attacco è un modello politico programmatico per la rivoluzione, e le sue rivendicazioni portano moltissime persone ad arruolarsi nel movimento 26 julio e a partecipare attivamente al processo rivoluzionario.



Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2174-26-luglio-1953-assalto-alla-caserma-moncada 

mercoledì 2 gennaio 2013

Obama peggio di Bush: “extraordinary rendition” e omicidi mirati coi droni

Mercoledì 02 Gennaio 2013 20:43 




Barack Obama continua i rapimenti e i trasferimenti di sospetti nemici negli Stati Uniti. Sempre più spesso  eliminati attraverso i droni che bombardano indisturbati in Yemen, Somalia, Pakistan. L’ultimo caso: due svedesi e un britannico rapiti a Gibuti.
L'Fbi continua a portare avanti la pratica delle "rendition", ovvero l'arresto-rapimento all'estero di “sospetti terroristi” con trasferimento forzoso all’interno dei confini statunitensi senza regolare processo e in violazione delle stesse leggi di Washington.
A denunciarlo è il quotidiano Washington Post, rivelando l'ultimo caso che ha coinvolto tre cittadini europei, due svedesi e un britannico, rapiti illegalmente nella piccola repubblica africana di Gibuti perché sospettati di essere membri di al-Shabab, formazione armata islamista attiva nella vicina Somalia. Il ministero degli Esteri svedese ha confermato l'arresto, in agosto, e la successiva estradizione clandestina, di Ali Yashin Ahmed, 23 anni, e Mohamed Yusuf, 29, poi trattenuti dall'Fbi per oltre due mesi e a lungo interrogati.
I due imputati sarebbero stati portati in un tribunale di Brooklyn lo scorso 21 dicembre. La polizia federale statunitense ha annunciato in un comunicato la comparsa dei due svedesi e del britannico - Mahdi Hashi, 23 anni - davanti ai giudici della corte newyorkese, ma non ha rivelato il luogo e le condizioni della loro detenzione. Secondo il legale di Yusuf non esiste una motivazione valida per processare l'assistito negli Stati Uniti e le autorità svedesi e britanniche non hanno riscontrato alcuna attività criminale negli spostamenti degli imputati tra Yemen, Gibuti e Somalia. I tre protagonisti dell’ultimo caso venuto alla luce erano stati fermati per un motivo apparentemente futile lo scorso agosto a Gibuti ma una volta in cella sono stati interrogati da agenti speciali statunitensi. Due mesi dopo il loro arresto i tre sono stati incriminati durante un'udienza segreta di un grand jury federale a New York e poi trasferiti in un carcere segreto sempre negli Stati Uniti.

Gibuti, il piccolo paese del Corno d'Africa controllato politicamente e militarmente dagli Stati Uniti, ospita la grande base di Camp Lemonnier, snodo strategico da cui partono i droni spia statunitensi e le cosiddette “operazioni antiterrorismo”.
"In un certo senso ora le rendition sono ancora più importanti di prima" afferma alla stampa statunitense Clara Gutteridge, attivista del gruppo per la difesa dei diritti umani “Equal Justice Forum”, spiegando che queste detenzioni segrete vengono utilizzate dagli Stati Uniti in maniera complementare rispetto ai sempre più frequenti e sanguinosi raid in Medio Oriente, in Asia Centrale e in diversi territori africani. Del resto Obama si è ben guardato dal chiudere il lager di Guantanamo, all’interno della base USA a Cuba, dove da anni i ‘sospetti’ rapiti in diverse parti del mondo vengono portati e poi interrogati e torturati. Nonostante gli sforzi dei giuristi agli ordini della Casa Bianca, non è stato trovato nessun cavillo che permetta, rispettando le leggi statunitensi, di elaborare un percorso legale che arrestare ‘sospetti terroristi’ all'estero e portarli davanti alla giustizia negli Stati Uniti. Tanto da far rivalutare i rapimenti e i trasferimenti illegali e da far ritenere spesso più breve e rapida la soluzione degli omicidi mirati o dei veri e propri bombardamenti indiscriminati attraverso i droni utilizzati per attacchi molto frequenti in Pakistan, Yemen, Somalia. Una opzione non disponibile ai tempi di Bush, che per il lavoro sporco era costretto a utilizzare squadre di agenti o militari.

Non è noto quante siano le extraordinary rendition che sono state portate a termine nel primo mandato di Obama. Nel 2009, nonostante le dichiarazioni di condanna rispetto all’operato dell’amministrazione precedente repubblicana, Obama ha autorizzato la prosecuzione dei rapimenti illegali di ‘sospetti’ al di fuori dei confini degli Stati Uniti e il loro trasferimento e interrogatorio negli USA, anche se con la ‘raccomandazione’ di evitare le torture come il waterboarding o la deprivazione sensoriale. 

 

sabato 27 ottobre 2012

Giovanni Ardizzone


 

Foto tratta da: 

Da una scheda a cura di Gianfranco Ginestri

Milano 27 ottobre 1962. - Giovanni Ardizzone nacque nel 1941 a Castano Primo, a nord di Milano; era figlio unico di una famiglia titolare di una farmacia. Quando fu ucciso aveva 21 anni, era iscritto al secondo anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Milano, e frequentava il collegio universitario Fulvio Testi, alle porte della città operaia di Sesto San Giovanni, alla periferia nord di Milano. Nell'ambiente studentesco e proletario apprese a conoscere e condividere gli ideali del movimento operaio ed arrivò ad essere un attivo militante comunista. Come in tante altre città italiane, sabato 27 ottobre 1962, in piena “crisi dei missili”, la Camera del Lavoro di Milano organizzò una grande manifestazione pacifista e di protesta contro l'aggressione imperialista degli Stati Uniti a Cuba. Dopo il discorso del segretario della CGIL, si formò un corteo che sfilò nelle vie del centro storico milanese. I manifestanti alzavano cartelli e striscioni, scandivano parole d'ordine e canzoni politiche: "Indipendenza per Cuba", "Cuba sì, yankee no", "Pace, Pace", "Disarmo", "Fuori le basi nordamericane"... Dopo l'arrivo del corteo in piazza del Duomo, il Comando della Polizia dette l'ordine di disperdere i manifestanti pacifisti. Il Terzo Battaglione della Celere, corpo speciale di intervento anti-manifestazioni, giunto appositamente da Padova, iniziò i caroselli con le jeep. Le camionette cariche di poliziotti si gettarono deliberatamente contro la testa del corteo, investendo lo studente Giovanni Ardizzone (davanti alla Antica Loggia dei Mercanti, di fronte al Duomo di Milano) e poco dopo altri due manifestanti: il muratore Nicola Giardino di 38 anni, e l’operaio Luigi Scalmana, di 57 anni. Giovanni Ardizzone morì nello stesso pomeriggio in ospedale; gli altri due feriti restarono in fin di vita per alcuni giorni, poi si salvarono. La popolazione milanese reagì all'aggressione poliziesca con lanci di pietre e bastoni, obbligando varie volte le jeep a ritirarsi. Durante gli scontri e specialmente nella caccia all'uomo attuata dalla polizia nelle vie adiacenti, ci furono altri feriti e arrestati. Nella notte tra il sabato e la domenica, gruppi di manifestanti giunsero alla spicciolata nel luogo dove era stato ucciso Giovanni Ardizzone, e dettero vita a un sit-in-non-stop. Domenica 28 ottobre 1962 una moltitudine sempre più impressionante di persone si concentrò in Piazza Duomo e dintorni, depositando fiori e cartelli che denunciavano gli autori dell'assassinio. Assurdamente, il ministero dell'interno e la stampa governativa e padronale cercarono di nascondere e mistificare l’assassinio, facendolo passare come “banale incidente stradale”. Lunedì 29 ottobre 1962 gli operai delle fabbriche milanesi entrarono in sciopero e furono sospese le lezioni nelle università e nelle scuole superiori al fine di potere partecipare alla protesta collettiva contro l’assassinio di Giovanni Ardizzone. Nella notte tra lunedì e martedì una immensa manifestazione collocò il ritratto del giovane caduto e molte corone di fiori nel vicino Sacrario dedicato ai Caduti della Resistenza, dove continuò il pellegrinaggio della popolazione milanese e lombarda. Una grande partecipazione vi fu pure al funerale di Giovanni Ardizzone, nel suo paese natale, Castano Primo, dove giunsero per l'estremo saluto oltre 5 mila persone. Anche in molte altre città italiane, dove nei giorni precedenti furono realizzate manifestazioni contro l’aggressione imperialista Usa a Cuba, ci furono scioperi nelle scuole superiori e nei posti di lavoro, e il popolo italiano scese ancora per le strade protestando contro l'assassinio dello studente di medicina ucciso a soli 21 anni per la libertà di Cuba e della Rivoluzione Cubana…
A Cuba Giovanni Ardizzone è molto amato e ricordato: a lui da molto tempo è dedicata la Facoltà Universitaria di Medicina ospitata presso l’ospedale dell'Isola della Gioventù, e una sua foto è esposta nell’aula magna di Nueva Gerona.

Fonte:
 

lunedì 8 ottobre 2012

8 ottobre 1967: Hasta siempre Comandante


Lunedì 08 Ottobre 2012 05:20 
Quanto si sa degli ultimi giorni del Che, e della sua morte, sono passati alla storia attraverso il suo celebre diario in Bolivia.
8 ottobreLe informazioni che ci arrivano,riguardo alle ultime giornate di Guevara sono sicuramente drammatiche e finiscono il giorno prima della sua cattura.
E` l`8 ottobre 1967 ed oramai da giorni la colonna dell'Esercito di Liberazione Nazionale Boliviano ,guidata dal Che, è circondata nella zona montuosa del quebrada del Yuro. Dopo una feroce battaglia con l'esercito Boliviano, supportato da una squadra di Rangers e dalla CIA, il Che viene catturato dopo essere stato ferito.
Tenuto prigioniero fino alla mattina dopo viene ucciso da diversi colpi di pistola dal soldato Mario Teràn, scelto a caso fra la truppa per fare da giustiziere.
Dopo l'esecuzione, il Che viene fotografato ancora con gli occhi aperti. Quelle foto della salma del guerrigliero più famoso del mondo, e divenuto ormai leggenda, fanno subito il giro del globo.

Ad aver comunicato la probabile posizione dei guerriglieri alle autorita' Boliviane e' stato un contadino, ma a condurre l`operazione di catura e' l`agente della CIA Félix Rodríguez. Negli anni a venire quest`ultimo non manchera'  mai occasione per vantarsi davanti ai giornalisti del proprio crimine.
La guerriglia in Bolivia e il tentativo di innescare un processo rivoluzionario in Bolivia da parte del Che, comunque supportato da tutto il governo rivoluzionario cubano, non fu un successo fin dal principio.
Infatti,da subito, i nuclei guerriglieri non trovarono l`appoggio della popolazione contadina, ne il supporto promesso dal Partito Comunista Boliviano. Solo alcuni dirigenti e membri di esso, trasghediranno alle direttive del partito per unirsi alla guerriglia.
La figura di Che Guevara, forse anche a causa della sua tragica morte, e' diventatata ed e' tuttora una parte importante dell`imaginario di rivolta e rivoluzione in Sud America ed in tutto il mondo.
I suoi scritti sulla guerra di guerriglia (tra cui anche il diario boliviano) sono delle pietre miliari per la tattica militare, ed ancora oggi sono fra i testi piu' importanti per capire il senso e i meccanismi della guerriglia come strumento politico.

Fonte:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2825-8-ottobre-1967-hasta-siempre-comandante

venerdì 13 gennaio 2012

DIECI ANNI DI GUANTANAMO





10/01/2012


Creato dall'Amministrazione Bush per i prigionieri della guerra in Afghanistan (e poi in Iraq), in un decennio Guantanamo ha ospitato 779 persone "sospette" di avere contatti con gruppi terroristici. Molti di questi individui sono stati imprigionati, interrogati e detenuti per anni in totale isolamento. Il tutto senza nemmeno la possibilità di vedere un avvocato.
A tutt'oggi, i prigionieri sono 171. Ognuno di loro costa al contribuente 800.000 dollari l'anno, una cifra 30 volte maggiore di quella spesa per un normale prigioniero sul suolo statunitense.
Le associazioni per i diritti umani sostengono che il solo detenere questi uomini a tempo indeterminato e senza un regolare processo costituisca una forma di tortura. Inoltre, i detenuti lamentano torture fisiche, umiliazioni sessuali, persecuzioni religiose e somministrazioni forzate di droghe. Gli ispettori della Croce Rossa hanno denunciato "forme di tortura" quali la privazione del sonno, la detenzione per lunghi periodi in celle di massima sicurezza a temperature minime e percosse fisiche di vario tipo.
In delle note dell'FBI rese pubbliche nel dicembre del 2004 degli agenti descrivono di aver assistito a una serie di maltrattamenti. "In un paio di occasioni," si legge in uno dei memorandum, "sono entrato in delle celle per interrogare i detenuti e li ho trovati sul pavimento incatenati mani e piedi in posizione fetale, senza acqua ne cibo. Il piu delle volte si erano urinati o defecati addosso, ed erano stati lasciati in quelle condizioni per 18-24 ore o ancora più a lungo." 
Come conseguenza di questi metodi, decine di detenuti hanno finito per suicidarsi. Secondo Amnesty Internationali suicidi "sono i tragici risultati di anni di detenzione arbitraria e a tempo indeterminato." Dopo che le Nazioni Unite hanno chiesto senza successo la chiusura del campo di detenzione di Guantanamo, un giudice dell'Alta Corte di Giustizia inglese ha osservato come "l'idea americana di ciò che costituisce tortura... non sembra coincidere con quella della maggior parte delle nazioni civili."
Nel 2007 Henry King Jr., ex pubblico ministero al processo di Norimberga (1945-1946), ha dichiarato alla Reuters che il Tribunale militare di Guantanamo creato ad hoc dal Congresso statunitense nel 2006 "viola i principi di Norimberga" ed è anche "contro lo spirito delle Convenzioni di Ginevra del 1949" sul trattamento dei prigionieri di guerra. Sempre secondo King, "Robert Jackson, l'architetto di Norimberga, si rivolterebbe nella tomba se venisse a sapere cosa sta succedendo a Guantanamo." 
Guantanamo e' stata definitivamente smascherata nel 2011, quando Wikileaks ha pubblicato più di 700 file segreti, dai quali emerge con chiarezza che persone innocenti sono stati imprigionate con pretesti banalissimi, internate e interrogate per anni senza la possibilità di avere un avvocato né di fare una chiamata alla propria famiglia. Tra le persone detenute ingiustamente c'erano anche ragazzini di 13 anni, anziani e malati di mente. Chi riesce a riottenere la libertà soffre spesso di problemi fisici e mentali.
Il governo di L'Avana rivendica la sovranità sul territorio della Baia di Guantanamo, situata all'estremità sud-orientale dell'isola di Cuba, che gli Stati Uniti presero in affitto nel lontano 1903. Dal 1960, un anno dopo la presa del potere, Fidel Castro rifiuta il pagamento di locazione da Washington, che ammonta alla cifra oramai ridicola di 5.000 dollari annui.
Durante la campagna presidenziale del 2008 Barack Obama  promise di chiudere Guantanamo, che definì "un capitolo triste della storia americana." Non ha mantenuto la parola. 

Dopo dieci anni dalla sua creazione, il campo di detenzione è ancora in funzione.
In un mondo pieno di ingiustizie, Guantanamo si erge a vergognoso simbolo dell'ipocrisia occidentale.

Alessio Fratticcioli

Fonte: