Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


mercoledì 25 gennaio 2012

Roma: cariche della polizia davanti Montecitorio contro i pescatori in lotta

25 gennaio 2012




I pescatori  arrivati a Roma da tutta Italia di prima mattina, molti di loro con addosso giubbotti arancioni di salvataggio. «La Comunità Europea ci affonda», «Vi state mangiando anche le nostre barche», «Le regole del Nord Europa non valgono per il Mediterraneo», sono stati caricati dalle forze dell’ordine davanti Montecitorio. Negli scontri sarebbero finora almeno 5 le persone rimaste ferite durante le cariche: 2 pescatori sono stati ricoverati all'ospedale San Giovanni e al Santo Spirito.

Fonte:

http://www.osservatoriorepressione.org/2012/01/roma-cariche-della-polizia-davanti.html


EGITTO: LA RIVOLUZIONE UN ANNO DOPO CONTINUA

Oggi grande manifestazione in Piazza Tahrir per il primo anniversario della sollevazione contro Hosni Mubarak. Bilancio di un anno esaltante. Ma la rivoluzione non e' terminata, continuera'

 

GIULIA SUDANO

Il Cairo, 25 gennaio 2012, Nena News – “#25Jan C’è ancora speranza”, “#25Jan la seconda parte sta per cominciare”. Il canale Twitter #25Jan è un fiume in piena. Straripa delle speranze e della voglia di riscatto dei giovani egiziani, determinati più che mai in vista del primo anniversario dell’inizio della rivoluzione a impedire che quest’ultima resti incompiuta. E’ partito il conto alla rovescia per il prossimo 25 gennaio. La schiacciante vittoria elettorale delle forze islamiche nell’elezione della camera bassa del parlamento e i feroci scontri di fine novembre e metà dicembre fra manifestanti e militari nei pressi di Piazza Tahrir, sembrano aver dato alla ricorrenza un significato e un’importanza che vanno al di là del semplice cerimoniale. Per i movimenti rivoluzionari, il 25 gennaio rappresenta un nuovo trampolino di lancio per far ripartire il processo di cambiamento, iniziato con la caduta del presidente Mubarak e in seguito tradito dal Consiglio Supremo delle Forze Armate che ne ha assunto ad interim i poteri esecutivi.
Gli scontri di metà dicembre, la cui immagine simbolo è divenuta la scena del pestaggio e del parziale denudamento di una donna velata da parte di un gruppo di soldati, hanno profondamente segnato la società egiziana. Un numero crescente di politici, giornalisti, attivisti, ha reagito richiedendo il rapido passaggio dei poteri esecutivi dal consiglio dei militari a un’autorità civile. Nel corso di una conferenza stampa lo scorso 20 dicembre, la Coalizione della Gioventù Rivoluzionaria e il gruppo “We are all Khaled Said” (Siamo tutti Khaled Said-uno dei gruppi promotori della manifestazione del 25 gennaio 2011) hanno avanzato la proposta di anticipare le elezioni presidenziali alla data simbolica del 25 gennaio. La proposta, oltre a generare i forti dubbi degli analisti politici per la breve tempistica e per le conseguenze dell’elezione di un presidente con eccessivi poteri prima della redazione della nuova costituzione, ha incassato il netto rifiuto dei Fratelli Musulmani. Non ha avuto migliore fortuna Ibrahim Eissa, caporedattore del quotidiano Al-Tahrir, con la sua idea del passaggio immediato di consegne dal Consiglio Supremo delle Forze Armate al futuro presidente della Camera, in attesa delle elezioni presidenziali previste il prossimo giugno. I Fratelli Musulmani hanno rifiutato poiché non intendono accettare proposte che si discostino dalla dichiarazione costituzionale, a cui tutte le forze politiche hanno aderito lo scorso marzo. Mentre, le forze liberali e secolari hanno declinato lo scenario proposto da Eissa, perché favorirebbe i Fratelli Musulmani, in quanto detentori della maggioranza parlamentare. La terza ipotesi in circolazione, già emersa nel corso degli scontri di fine novembre, consiste nella formazione di un consiglio presidenziale temporaneo, a cui lo SCAF affiderebbe i suoi poteri esecutivi in attesa delle elezioni presidenziali.
Il dibattito sul passaggio dei poteri esecutivi dai militari a un’autorità civile è stato portato in strada lo scorso 4 gennaio da decine di attivisti, capitanati da Alaa Abdel-Fattah, il blogger egiziano rilasciato il giorno di Natale dopo circa due mesi di carcere per l’accusa di aver incitato alla violenza contro le forze armate, nel corso della manifestazione del 9 ottobre dei copti cristiani davanti a Maspero (edificio della tv di stato). E’ stata un’interessante occasione di confronto di diversi e anche contrastanti punti di vista. Abdel-Fattah ha sottolineato la necessità che i cittadini mantengano alta la pressione sui parlamentari neoeletti affinché realizzino le domande della rivoluzione e ha ribadito che la responsabilità politica della popolazione non può esaurirsi nel semplice voto. Haitham El-Shawaf, coordinatore generale dell’Alleanza delle Forze Rivoluzionarie che riunisce circa 60 partiti e movimenti rivoluzionari,  ha rifiutato invece l’idea di cedere l’autorità esecutiva all’attuale parlamento dominato dalle forze islamiche.
La posizione di El-Shawaf è esemplificatrice di un pericoloso antagonismo che va prefigurandosi fra molti gruppi rivoluzionari, che sentono di mantenere la legittimità “rivoluzionaria”, e i partiti politici, che hanno ottenuto la legittimità “rappresentativa” derivante dal processo elettorale. Nell’attuale contesto politico post-elezioni, se il blocco rivoluzionario si contrapporrà al nuovo parlamento, divenuto il detentore della legittimità popolare grazie all’elevata affluenza elettorale (circa il 50%), correrà il grave rischio di perdere la propria credibilità e legittimità simbolica. Del resto, gli scontri iniziati lo scorso 19 novembre avevano già evidenziato la presenza di numerosi segmenti della società contrari alla proteste verso i militari, perché convinti che potessero ostacolare la transizione democratica del paese e incrementare le perdite economiche, già stimate intorno ai 7,5 miliardi di dollari dal gennaio scorso. Una realtà confermata dai numeri della piazza che non si sono mai avvicinati all’obiettivo prefissato del milione. A questo proposito, è significativo riportare anche le parole pronunciate nel corso della manifestazione del 4 gennaio dall’attivista Ziad Aly, pubblicate dal quotidiano egiziano Al-Ahram il giorno seguente: “mi guardo intorno e quel che vedo sono le solite facce […] non potremo essere efficaci fino a quando un maggior numero di persone non si unirà a noi”.
Le iniziative dei movimenti giovanili e degli attivisti, finalizzate a richiamare i propri sostenitori in piazza il 25 gennaio e ad accrescere la consapevolezza degli obiettivi e delle richieste rivoluzionarie,  si moltiplicano sempre di più con l’avvicinarsi dell’attesa ricorrenza. Ad esempio, l’Associazione Nazionale per il Cambiamento, guidata da Mohammed El-Baradei, sta promuovendo numerose campagne per coinvolgere i cittadini a partecipare alle manifestazioni del 25 gennaio, inclusa una campagna porta-a-porta per distribuire cd e posters che documentano le violazioni commesse dai militari. La Coalizione della Gioventù Rivoluzionaria del 25 gennaio sta pianificando come coinvolgere gli egiziani nelle zone rurali a partecipare alle manifestazioni. Il movimento del 6 Aprile, uno dei principali organizzatori delle manifestazioni che hanno portato alla caduta del presidente Mubarak l’11 febbraio 2011, ha annunciato giovedì scorso di voler organizzare delle marce quotidiane in preparazione dell’ “Iniziativa dell’Unità” che ha programmato il 25 gennaio, con lo scopo di coordinare tutte le attività dei rivoluzionari nel restante periodo di transizione politica.
Prosegue anche la campagna “Liars” (Bugiardi), promossa da numerosi attivisti e movimenti, a seguito degli scontri fra manifestanti e militari davanti la sede del consiglio dei ministri il 16 dicembre, per incrementare la consapevolezza del pubblico sulle violazioni commesse dal Consiglio Supremo delle Forze Armate.  La campagna si è ormai estesa in tutto il paese in maniera spontanea e decentralizzata con lo scopo di diffondere un’informazione alternativa rispetto a quella promossa dai media statali sui fatti accaduti in piazza Tahrir fra novembre e dicembre scorsi. Ogni cittadino può organizzare in un luogo pubblico una proiezione dei video e delle foto che mostrano gli abusi dei militari contro i manifestanti negli scontri degli ultimi mesi, perché, come ripetono i promotori su Twitter, “la campagna non ha coordinatori ed è una proprietà pubblica”.
Le forze rivoluzionarie sono determinate a continuare la loro azione per portare a termine la rivoluzione e il primo anniversario del suo inizio rappresenta un importante appuntamento politico. Ad ogni modo, la partita rivoluzionaria non si gioca a Piazza Tahrir il 25 gennaio, ma tutti i giorni nelle strade, nelle moschee e nei vari luoghi di aggregazione sociale del paese. Molti attivisti ne sono ormai consapevoli. La rivoluzione continua. Nena News

Fonte:

http://nena-news.globalist.it/?p=16581

lunedì 23 gennaio 2012

Roberto Franceschi




"Fondazione Roberto Franceschi - O.N.L.U.S."

Roberto Franceschi nasce a Milano il 23 luglio 1952. Per ragioni di lavoro del padre tutta la famiglia si trasferisce per due anni in Sicilia, il primo anno a Gela dove egli termina il ciclo della scuola media dell’obbligo, il secondo anno a Catania dove frequenta il primo anno del liceo scientifico statale. Tornato a Milano completa gli studi liceali presso il Liceo Scientifico Statale “Vittorio Veneto” ottenendo la stima e la considerazione dei suoi insegnanti e l’affetto dei suoi compagni. Viene scelto a rappresentare la scuola milanese in un viaggio, organizzato attraverso il Ministero della Pubblica Istruzione, per un gruppo di studenti italiani in Germania su invito delle autorità scolastiche di Bonn (1-26 luglio 1970). In tale occasione è ospite della famiglia del giudice Hans Stossel Presidente del Tribunale Regionale di Wurzburg. È l’amicizia tra un vecchio democratico tedesco e un giovane democratico italiano.
Inizia negli anni di liceo a sviluppare i suoi interessi sociali e politici aderendo all’allora Movimento Studentesco. Dopo la maturità, conseguita con il massimo dei voti, si iscrive alla facoltà di Economia politica presso l’Università “Luigi Bocconi” facendosi subito notare per la vastità del sapere, per la serietà e l’impegno non solo in campo culturale ma anche in quello sociale e politico. All’Università Bocconi è uno dei leader del movimento studentesco che cerca di arginare l’insorgere di quella mentalità che voleva l’attività politica prioritaria rispetto all’impegno culturale e la ricerca della via facile nello studio, convinto che l’essere dalla parte degli sfruttati significa mettere a loro disposizione il meglio della ricerca scientifica. Scrisse di lui un compagno di studi:
“Roberto era estremamente duro contro la superficialità, la faciloneria, il disprezzo per la cultura e la scienza: Egli era convinto che una attività politica non sorretta da una seria e continua analisi della situazione è sterile e cieca, per questo rifiutava la contrapposizione radicale tra politica e studio ritenendoli complementari: l’una stimola l’altro e viceversa. Ricercare lo studio facile per poter fare “politica” è il peggior servizio che un militante può offrire alla causa del socialismo. Roberto, la sua ferrea volontà, la sua onestà intellettuale, la sua incrollabile fede nella scienza, la sua costante ricerca della verità, il suo amore per la cultura, la sua illimitata fiducia nelle possibilità dell’uomo, dopo la sua morte, hanno aiutato me e molti altri compagni a superare le difficoltà, a correggere gli errori e ad andar avanti”.
La sera del 23 gennaio 1973 era in programma un’assemblea del Movimento Studentesco presso l’Università Bocconi. Assemblee di questo tipo erano state fino ad allora autorizzate normalmente e non avevano mai dato adito a nessun incidente e, nel caso specifico, si trattava dell’aggiornamento di una assemblea già iniziata alcuni giorni prima; ma l’allora Rettore dell’Università quella sera ordinò che potessero accedere solo studenti della Bocconi con il libretto universitario di riconoscimento, escludendo lavoratori o studenti di altre scuole o università. Ciò significava vietare l’assemblea e il Rettore informò la polizia, che intervenne, con un reparto della celere, intenzionata a far rispettare il divieto con la forza.
Ne nacque un breve scontro con gli studenti e i lavoratori e, mentre questi si allontanavano, poliziotti e funzionari spararono vari colpi d’arma da fuoco ad altezza d’uomo.
Lo studente Roberto Franceschi fu raggiunto al capo, l’operaio Roberto Piacentini alla schiena. Entrambi caddero colpiti alle spalle.

LA FONDAZIONE

La Fondazione si è costituita, nel 1996, per ricordare Roberto, studente ventenne dell’Università Bocconi di Milano, colpito a morte il 23 gennaio 1973 da un proiettile di pistola in dotazione alla polizia, che quella sera presidiava la sua Università onde impedire una assemblea aperta agli studenti delle altre Università milanesi
La Fondazione si propone di svolgere attività culturale nel campo delle ricerche sociali, dei diritti umani, dell’educazione alla mondialità ecc. coerentemente con il percorso ideale, di forte impegno intellettuale e sociale, che Roberto avrebbe voluto seguire nella sua vita.
In questi anni la Fondazione ha offerto, soprattutto per i giovani, iniziative culturali e occasioni di riflessioni critica attraverso pubblicazioni edite dalla Fondazione, incontri, dibattiti sui diritti umani e civili, mostre ecc… anche in collaborazione con altre associazioni, ha provveduto all’erogazione di premi di laurea e svolto attività di ricerca per la documentazione in campo storico-sociale.
Le pubblicazioni, edite dalla Fondazione e presentate ogni 23 gennaio presso l’aula magna dell’Università Bocconi, sono state: La Costituzione della Repubblica Italiana; Dei Diritti dell’Uomo; Dei Diritti del Bambino; Dei Diritti della Donna e della Cittadina; Dei Diritti dei Popoli Indigeni; Del Diritto alla Buona Acqua; Alla Periferia del Mondo, il popolo dei rom e dei sinti escluso dalla storia; della collana Documenti, inoltre “Che cos’è un monumento”, “ Il Nome che abbiamo scelto” in collaborazione con i docenti della scuola media statale” Roberto Franceschi”.
Tali pubblicazioni sono frutto di ricerche storiche, di documenti e atti che la Comunità a livello internazionale, europeo e nazionale ha prodotto a riguardo, articoli scritti, appositamente per gli studenti, da qualificate personalità della cultura che hanno cercato di rendere accessibili anche tematiche non facili o principi di diritto internazionale.
La redazione ha cercato di offrire agli studenti ed ai loro insegnanti materiale di lavoro, difficilmente reperibile con i ristretti tempi scolastici, affinché potessero affrontare ed approfondire, a partire dai diritti umani, temi e problematiche con cui spesso siamo costretti a confrontarci.
Gli stessi libri sono anche disponibili e scaricabili dal sito della Fondazione: www.fondfranceschi.it.
La Fondazione Roberto Franceschi ha sede in Milano, via E. De Marchi,8.

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Vedi anche:

Roberto Franceschi: Ricordiamo Roberto Franceschi

Fonte:

http://www.reti-invisibili.net/robertofranceschi/

mercoledì 18 gennaio 2012

Le torture su Alessandro Padula

 di  Paolo Persichetti

gennaio 17, 2012

 

Alessandro Padula viene arrestato il 14 novembre 1982 a Castel Madama, in provincia di Roma. L’appartamento che faceva da base-rifugio per alcuni militanti latitanti delle Brigate rosse – partito comunista combattente era stato individuato da alcuni giorni dalla Digos che vi aveva fatto irruzione arrestando i presenti. Alcuni dei quali, Romeo Gatti in particolare, furono sottoposti a tortura. La polizia si istalla nella base e attende l’arrivo di Padula che appena entrato viene bloccato e bendato in attesa dell’arrivo di «un gruppo di poliziotti particolari», così gli dicono gli uomini che l’hanno immobilizzato. La squadra speciale arriva e Padula è avvolto in un tappeto per essere trasportato via all’insaputa dei vicini che in questo modo non si accorgono dell’arresto. Caricato all’interno di un furgone civile da finti facchini viene condotto con gli occhi bendati in un luogo imprecisato, forse una caserma della zona. Lì inizia il “trattamento”: denudato viene legato per le braccia a delle corde appese in alto ad una parete e sottoposto ad una infinità di colpi su tutto il corpo e sulla testa fino al punto da non sentire più nulla. «Ad un certo punto – racconta quelle poche volte che riesco a strappargli qualche ricordo dalla bocca – il dolore si anestetizza». I colpi distribuiti con i pugni o altri oggetti si alternano a bruciatore di sigarette nelle parti meno visibili ed a scariche elettriche. I seviziatori non hanno alcun ritegno. Il pestaggio condito dal solito florilegio di minacce non sortisce alcun effetto.
A quel punto gli aguzzini passano alla fase due: quella raccontata decine e decine di volte dagli altri torturati sottoposti all’acqua e sale, testimoniata da Salvatore Genova nelle interviste del 1997 a Matteo Indice e nel libro recente scritto da Nicola Rao, tutti materiali che potete trovare in questo blog. Torture ammesse dallo stesso “professor De Tormentis”, il grande maestro dell’acqua e sale, sempre in una intervista a Matteo Indice e nel libro di Rao.
Sandro viene disteso su un tavolo posto accanto ad un lavandino con una parte del corpo, dalla vita in sù, sospesa all’esterno. In bocca gli viene introdotto un tubo ma prima le labbra vengono cosparse di sale. Uno degli aguzzini gli tiene il naso chiuso. Sandro che non è un eroe e tantomeno un campione di apnea (non sa nemmeno nuotare) tuttavia resiste. «Conta che ti passa», gli aveva detto un compagno pochi mesi prima, Umberto Catabiani, membro dell’esecutivo dell’organizzazione ucciso il 24 maggio precedente dopo un lungo inseguimento, mentre ferito aveva guadato un fiume per tentare di fuggire all’arresto. L’acqua e sale nonostante la sua bestialità non sortisce risultati. Un medico, presente, monitorava il cuore. Alla fine i seviziatori di Stato desistono. Uno di loro dirà con disappunto: «Ma questo conta. Ci sta fregando. E’ esperto di apnea».
Arrivati a quel punto il problema era quello di rendere presentabile Padula, che imputato nel processo Moro in corso avrebbe dovuto comparire immediatamente in aula. Sandro viene “preso in cura” da uno strano personaggio che si qualifica come «massaggiatore di una squadra di calcio» che allevia gli ematomi e le contusioni di cui è pieno il suo corpo con massaggi a base di vegetallumina.
Per tre volte le udienze del processo vengono rinviate tra le proteste degli imputati che denunciano le torture in corso e ricordano al presidente di essere complice di quel che stava accadendo. In aperta violazione della legge Sandro Padula resta nelle mani della polizia anche durante l’interrogatorio del 19 novembre, quando Domenico Sica lo va ad ascoltare in questura. Arriverà in aula solo il 19 novembre. Le cronache deformate delle udienze, raccotate con grande disonestà carica di livore in particolare dall’Unità, le potete trovare qui sotto.
Alessadro Padula è ancora in carcere, sottoposto a regime di semilibertà. Dal suo arresto e dalle torture sono passati 29 anni e due mesi. Per ottenere la liberazione condizionale il tribunale di sorveglianza pretende una richiesta di perdono: a chi? Ai suoi torturatori?


Assente l’imputato Padula, rinviato il processo Moro

L’Unità  venerdì 19 novembre 1982
ROMA — È durata tre minuti l’udienza di Ieri del processo Moro. La Corte è entrata e il presidente Santiapichi ha annunciato che nessuno poteva prendere la parola mancando un imputato che invece aveva diritto ad assistere al processo: il br in questione è Alessandro Padula, arrestato nei giorni scorsi vicino Roma e accusato di almeno 7 tra I più efferati delitti delle Brigate rosse. La procedura prevede infatti che se un Imputato appena arrestato non fa pervenire l’esplicita rinuncia ad essere presente, il processo non può andare avanti. E infatti il dibattimento è stato aggiornato a lunedì prossimo. La comunicazione del presidente ha dato il via a una serie di proteste e di pesanti minacce dei brigatisti in gabbia. «Lo stanno torturando – hanno gridato i br – avete chiesto perché Padula non è venuto?». Poi una minaccia diretta al presidente della Corte da parte di Pancelli: «Lei si sta rendendo complice delle torture», ma il giudice Santiapichi ha replicato seccamente. «Non sono complice di nessuno, la legge prevede che non si può fare udienza mancando un imputato». Poi sono arrivate anche le minacce ai giornalisti. Lunedì si dovrebbe quindi riprendere con le audizioni dei collaboratori di Moro Rana e Freato, rinviati da alcune udienze per la discussione sulle richieste (tutte respinte) dì alcune parti civili per l’approfondimento in aula di alcuni scottanti retroscena del caso Moro. L’interrogatorio di Nicola Rana era già iniziato e il teste era stato sentito su alcune registrazioni telefoniche. Con queste deposizioni, a seguito della decisione della Corte di rimandare ogni altro approfondimento a una nuova inchiesta della Procura, il processo entra nella fase finale.

Il Br Padula si rifiuta di rispondere al giudice. Lunedì sarà presente al processo per via Fani

La Stampa  Anno 116  Numero 251 - Pagina 6 – Sabato 20 Novembre 1982
DALLA REDAZIONE ROMANA ROMA – Sandro Padula, il brigatista rosso arrestato nel corso dell’ultima operazione della Digos, si è rifiutato di rispondere alle domande del sostituto procuratore della Repubblica Domenico Sica, dichiarandosi «militante comunista». Al magistrato, che lo ha interrogato in questura, Padula ha denunciato di essere stato maltrattato dagli agenti che l’avevano arrestato. Il suo difensore, avvocato Giuseppe Mattina, ha fatto mettere a verbale le accuse formulate dall’imputato, preannunciando una denuncia, che verrà presentata probabilmente oggi alla procura della Repubblica. Il magistrato, prima di chiedergli se volesse rispondere alle domande, ha contestato a Padula le accuse di partecipazione a banda armata e di violazione della legge sulle armi. Al momento dell’arresto gli è stata infatti, sequestrata una pistola. A conclusione dell’interrogatorio, Padula avrebbe mostrato al magistrato, a sostegno della sua denuncia, diversi ematomi sul corpo e sugli arti. Ha inoltre sostenuto di essere stato portato in un luogo di cui non sa indicare l’ubicazione e, una volta bendato, di essere stato steso supino su di un tavolo, legato, e costretto a bere acqua e sale. Padula sostiene anche di aver ricevuto pugni sulla testa e sulle orecchie, e di essere stato trattenuto nella casa in cui venne arrestato per un’intera giornata, ammanettato e bendato. Padula ha poi dichiarato al magistrato che, dopo le percosse, ha ricevuto qualche cura dagli agenti che l’avevano in consegna prima di essere trasferito, nelle celle di sicurezza della questura. L’imputato ha quindi sostenuto che, in cambio di un’ampia confessione e dei nomi di suoi compagni di clandestinità, gli è stato anche offerto un passaporto per espatriare e somme di danaro.
Lunedì, Padula sarà nell’aula del Foro Italico dove si celebra il processo per l’uccisione di Aldo Moro.

Processo Moro: Padula dice di essere stato «torturato». I brigatisti lanciano accuse alla DIGOS e lasciano l’aula

L’Unità, lunedì 23 novembre 1982
ROMA — Quasi tutta a porte chiuse la sessantacinquesi-ma udienza del processo Moro. Fuori il pubblico, i giornalisti, i fotografi, i cineoperatori, tutti, insomma, tranne gli «addetti ai lavori» muniti di toga: la corte, il pubblico ministero e gli avvocati. Non perché si dovesse parlare di chissà quali segreti (un processo serve proprio per verificare ogni cosa alla luce del sole) ma semplicemente per poter ascoltare in aula le registrazioni delle telefonate intercettate durante Il rapimento, senza violare la «privacy» di nessuno. L’ascolto di queste intercettazioni ha fatto da base per le domande rivolte a Nicola Rana e a Sereno Freato, che furono – assieme a Corrado Guerzoni – I più stretti collaboratori del presidente democristiano. Freato, ascoltato In serata« ha tra l’altro ricostruito la storia di un incontro tra il sottosegretario agli interni Lettieri e l’avvocato svizzero Payot, il quale aveva promesso, facendosi pagare cinque milioni, un Interessamento risolutore, mediante i suoi supposti agganci con I terroristi tedeschi della RAF. Ma la cosa si sarebbe rivelata un volgare «bidone».
Alle deposizioni dei due testimoni non erano presenti neppure gli imputati, che pure ne avrebbero avuto facoltà: nella tarda mattinata hanno abbandonato le gabbie in segno di protesta, dopo che era scoppiato In aula un nuovo «caso», legato al nome di Alessandro Padula, il brigatista accusato di otto omicidi arrestato dalla polizia nove giorni fa a Roma e comparso ieri per la prima volta al processo. Padula ha dichiarato di essere stato «torturato» dagli agenti della DIGOS ed ha inoltre accusato la polizia di avergli impedito di partecipare alle tre udienze della scorsa settimana (com’era suo diritto) attraverso un «falso». La corte ha passato la denuncia di Padula al pubblico ministero, affinché la procura romana possa vagliare le accuse alla DIGOS con una regolare inchiesta.
Il «caso Padula» non è stato aperto dall’interessato ma dal brigatista Prospero Gallinari, imputato di essere stato il boia di Aldo Moro. Appena la corte si é seduta, in apertura d’udienza. Gallinari si è fatto passare il microfono ed ha affermato che Padula é stato tenuto lontano dall’aula del processo per otto giorni ed è stato lasciato nelle mani dei «torturatori di Stato». Il portavoce dell’ala «militarista» delle Br è stato interrotto dal presidente Santiapichi, ma a questo punto ha incalzato lo stesso Padula, ribadendo le stesse accuse alla polizia e aggiungendo una sequela di slogan brigatisti. L’imputato ha mostrato al giornalisti un livido al polso destro ed ha sostenuto di essere stato appeso per le braccia e di aver ricevuto «il trattamento acqua e sale».
Il legale di Padula, l’avvocato Attillio Baccioli, del foro di Grosseto, ha eccepito la nullità delle ultime tre udienze del processo celebrate in assenza dell’imputato e dopo il suo arresto. Tutti gli altri legali si sono opposti, il Pm pure, e la corte – dopo mezz’ora di camera di consiglio – ha respinto l’eccezione di nullità passando, come si è detto, il verbale dell’udienza al rappresentante dell’accusa, per l’apertura di un’inchiesta da parte della procura. il presidente Santiapichi ha inoltre spiegato l’assenza dell’imputato la settimana scorsa, dichiarando che la DIGOS aveva comunicato di aver Identificato il brigatista per Alessandro Padula soltanto il 17 novembre (aveva in tasca documenti falsi). L’interessato ha smentito, accusando di «falso» la polizia, e anche su questo indagherà la procura.


Link
Torture contro i militanti della lotta armata

Anche il professor De Tormentis era tra i torturatori di Alberto Buonoconto

Caro professor De Tormentis, Enrico Triaca che hai torturato nel 1978 ti manda a dire
Le torture ai militanti Br arrivano in parlamento
“De Tormentis” è venuto il momento di farsi avanti
Torture: Ennio Di Rocco, processo verbale 11 gennaio 1982. Interrogatorio davanti al pm Domenico Sica

Le torture della Repubblica /2,  2 gennaio 1982: il metodo de tormentis atto secondo

Le torture della Repubblica 1/, maggio 1978: il metodo de tormentis atto primo

Torture contro le Brigate rosse: il metodo “de tormentis”

Torture contro le Brigate rosse: chi è De Tormentis? Chi diede il via libera alle torture?

Parla il capo dei cinque dell’ave maria: “Torture contro i Br per il bene dell’Italia”
Quella squadra speciale contro i brigatisti: waterboarding all’italiana

Fonte:



Vedere anche il post sul blog di Valentina Perniciaro dove rimanda anche ad altri link:







IL COMANDANTE FRANCESCO SCHETTINO HA ABBANDONATO LA NAVE CON A BORDO CENTINAIA DI NAUFRAGHI






domenica 15 gennaio 2012

Costa Concordia, 3 i morti, 70 dispersi. Nave troppo vicino alla costa. Legambiente: svuotate i serbatoi

14 gennaio 2012
Il comandante era sul ponte di comando, al momento dell’impatto. Ma ancora non è chiaro come mai la Costa Concordia, naufragata nella notte, con un carico di 4229 persone a bordo (4179 identificate e a terra) sia passata così vicina all’Isola del Giglio.Il numero dei morti è fermo a tre, i feriti gravi sono due e altri 40 sono ricoverati in diversi ospedali della zona.
I racconti dei passeggeri sono drammatici, i riferimenti a famose sventure e naufragi in mare si rincorrono nelle testimonianze. Un fatto ritorna nei racconti: poche le scialuppe – anche perché la nve si è inclinata su un fianco dopo l’impatto con un gruppo di scogli – pochi i salvagenti, scarsissimo l’aiuto da parte del personale di bordo.
La nave, come si vede dal video, ha uno squarcio di una trentina di metri con uno scoglio conficcato nella chiglia.


Legambiente chiede che «siano messe in opera le operazioni di svuotamento dei grandi serbatoi del carburante» della Costa Concordia «per scongiurare anche la tragedia ambientale». Il naufragio all’Isola del Giglio, si afferma in una nota, «solleva nuovamente seri interrogativi sul traffico delle grandi navi, passeggeri e commerciali, nel Santuario dei mammiferi Marini Pelagos e nel mare protetto dell’Arcipelago Toscano.

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Fonte:

G8 Genova: prescrizione per l'ex comandante del reparto mobile Canterini

 14 gennaio 2012

I giudici della corte d’appello di Genova hanno dichiarato di non doversi procedere per intervenuta prescrizione dei reati nei confronti di Vincenzo Canterini, l’ex comandante del VII Nucleo Sperimentale Antisommossa del primo Reparto Mobile di Roma, oggi in pensione. Canterini era accusato di violenza privata e di lesioni per aver spruzzato lo spray urticante in dotazione alle forze dell’ordine contro tre avvocati del Legal Social Forum che si trovavano nella zona di corso Buenos Ayres, a Genova, il 20 luglio 2001, durante i disordini del G8. Si erano costituiti parte civile i tre legali e l’Associazione Giuristi Democratici.
I giudici hanno condannato Canterini al risarcimento dei danni, in separato giudizio, nei confronti delle parti civili costituite e Canterini e il ministero dell’Interno al pagamento delle spese sostenute dalle parti civili.
In primo grado, l’11 dicembre 2008, il giudice monocratico aveva condannato Canterini, difeso dagli avvocati Silvio e Rinaldo Romanelli, a 4 mesi per violenza privata e lo aveva assolto dal reato di lesioni. Il pm Francesco Cardona Albini aveva chiesto sei mesi.

fonte: il secolo XIX

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