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Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


sabato 22 giugno 2013

DOVE SONO I DESAPARECIDOS DI GEZI PARK?


Dal blog di Bob Fabianihttp://bob-fabiani.blogspot.it/


venerdì 21 giugno 2013


Negli ultimi giorni il "pugno di ferro" di Erdogan si è trasformato in una caccia indecorosa all'uomo, sistematica e scientifica.
A certificare la drammatica evoluzione della situazione sono le parole  usate da Hatice Odemis: "Allo stato attuale ci sono 137 persone tecnicamente disperse". Le drammatiche parole sono pronunciate all'interno degli uffici Tohav (Toplum ve hukuk arastirmalari vakfi) organismo che fornisce assistenza legale e medica agli arrestati di Gezi Park.
Che cosa sta accadendo in Turchia?
La situazione è ormai ben delineata: il governo Erdogan ha fatto una scelta di campo ben precisa ricorrendo al "pugno di ferro" di fatto, ha instaurato un regime tipico dei sistemi dittatoriali. A mano a mano che passano i giorni dalla violenta "giornata di guerra" dello scvorso fine settimana, la polizia procede con durissime irruzioni nelle case, nelle sedi di partito dell'opposizione al governo Erdogan e, persino negli ospedali e nei tribunali oppure, nelle redazioni degli organi di stampa. Lo stesso governo ha già annunciato, nei giorni scorsi, una "legge punitiva" nei confronti dei social media.
E' storia di ieri.
La polizia governativa di concerto con il ministro dell'interno sta setacciando migliaia di pagine sui siti internet - senza tralasciare Twitter e facebook - con l'intento di risalire a quanti, in questo periodo di rivolta, stanno veicolando l'opposizione al governo.
Hatice Odemis passa le sue giornate praticamente "a stretto contatto" con il telefono e, con ammirevole impegno spiega i fatti di sabato scorso.
Passate le ore drammatiche del blitz di sette giorni fa a Gezi Park, dove la polizia turca, ha mostrato la sua violenza becera, ora, è possibile - spiega Odemis con voce ferma ma calma - fare la conta degli arrestati".
Tra sabato e domenica della settimana appena trascorsa, la polizia ha effettuato 400 arresti, dall'inizio della rivolta sono 883. I minori sono 35. A questo punto Odemis incrina - per un breve attimo - la voce e abbassando ancora il tono vocale pronuncia una derammatica verità. "140 persone non rispondono all'appello".
Nella sala degli uffici Tohav scende un silenzio carico di angoscia e paura.
"Si tratta di pèersone arrestata - torna a spiegare Hatice - ma non ancora identificate. Abbiamo raccolto testimonianze degli avvocati che stanno cercando di sbrogliare la matassa. Ci sono manifestanti che si trovano ancora stipati all'interno degli autobus con i quali sono stati accompagnati ai commissariati, sabato scorso. Da allora sono chiusi là dentro, con le manette ai polsi, senza possibilità di uscire e comunicare con l'esterno. Mangiano, dormono e aspettano dentro le vetture. Una sorta di tortura psicologica."
Con estrema difficoltà gli stessi avvocati sono riusciti a ricostruire la dinamica degli eventi e, a seguire 24 ore su 24, i manifestanti. Questo lavoro è stato fondamentale per dare una collocazione a coloro di cui si sono perse le tracce.
-DOVE SONO E QUANTI SONO I DESAPARECIDOS TURCHI?
Che cosa è realmente accaduto a questi manifestanti?
E' la stessa Hatice, in un'altra drammatica e intensa telefonata, a rispondere all'inquietante quesito. 
"In tutto sono 11 i manifestanti di cui non si ha alcuna notizia".
Il racconto seguente riporta alla mente "certe drammatiche giornate argentine" dove, i familiari erano sballottati di ufficio in ufficio, di commissariato in commissariato, senza certezze, lasciati completamente soli e privi del conforto delle Istituzioni.
Inizia uno stillicidio tra la voce di Hatice - che ormai diventa roca e cupa - e quella di parenti, amici e genitori che, dall'altra parte del contatto telefonico, confermano nomi e generalità di giovani attivisti senza però dare l'assenso per finire sul giornale, anche se straniero. Sono nomi di ragazze, studenti  e anche di un docente: tutti campeggiavano a Gezi Park. Non si tratta di cattiva fiducia nel Thav ma solo di paura, paura di compiere passi falsi dannosi per la sorte dei propri cari.
Anche l'altra associazione l'Ihd (Inslan Hakkari Dernegi) che sta monitorando la questione denucia lo "stallo della situazione". A parlare è  Umit  Efe: "Stiamo facendo il possibile per capire  dove siano finiti questi ragazzi ma la polizia e le Istituzioni non ci aiutano affatto". L'unica certezza è la "storia degli autobus". Efe aggiunge un dettaglio: quegli autobus sono di colore nero. Non è l'unico dettaglio. Umit Efe usa toni pacati ma, le sue parole, riescono a dare una ulteriore connotazione alla repressione governativa. 
"Chi è ancora là dentro (si riferisce ai bus neri;n.d.r) appartiene sopratutto a movimenti e partiti di sinistra radicale, i più invisi a Erdogan: il partito social-democratico (Spd) e L'unione socialista dei lavoratori (Isp)". L'esponente dell'Ihd aggiunge un'ultima informazione utile a inquadrare meglio ciò che il governo Erdogan sta portando avanti:"In  questi giorni, ai loro danni, è stata condotta una oiperazione speciale. Molti attivisti sono stati prelevati all'alba, nelle proprie case. Hanno perquisito la redazion e del magazine antagonista Barikat, sequestrando tutto. Temo sia solo l'inizio di una operazione in grande stile".
Stando così le cose è stato necessario far nascere una piattaforma che coordinasse tutta la mole di lavoro per seguire l'assistenza legale e medica dei manifestanti. Oltre alla Tohav e al Ihd, ha aderito l'associazione degli avvocati Chd (çagdas hukukçuloar dernegi) e quella degli attivisti per i diritti umani della Tihav (Turkiye Insan Haklari vakfi).
Parla l'avvocato Ramazan Nemir: "Stiamo raddoppiando l'impegno per non lasciare nessuno indietro - spiega Nemir, colui che ha fornito assistenza legale al fotografo livornese Daniele Stefanini dopo l'arresto avvenuto immediatamente dopo lo sgombero di Gezi Park. E' stato arrestato perché, come gli altri, fotografava gli agenti in tenuta antisommossa, nell'atto di sparare candelotti di gas e proiettili di gomma. Un'accusa assolutamente priva di fondamento - Ricordo che portava sul volto e ad una gamba i postumi di un'aggressione feroce da parte della polizia".
-LE DIFFICOLTA' DELLE AZIONI DEGLI AVVOCATI.
A mano a mano che passano i giorni l'azione degli avvocati si fa sempre più difficile. Si ripetono scientificamente le violazioni.   
 Una di queste resta la più eclatante. Istanbul, 12 giugno, le forze di polizia effettuano il blitz dell'irruzione all'interno della çaglayan courthouse, il tribunale della città sul Bosforo, arrestando 47 avvocati. Qual'era il motivo? Inscenavano una protesta contro le violenze avvenute a Piazza Taksim.
-LA TESTIMONIANZA DELL'AVVOCATO HUSSEYIN BOGATEKIN.
L'avvocato bogatekin al momento delle violenze della polizia si trovava in  piazza: " Ci eravamo riuniti nel cortile del palazzo di giustizia, dopo qualche minuto i poliziotti sono entrati nell'edificio con caschi, scudi e manganelli. Hanno strattanato e insultato me e gli altri colleghi, molti dei quali indossavano la tonaca. Ci hanno legato le mani dietro la schiena, schiacciandoci il volto al suolo, come fossimo criminali comuni. Quindi ci hanno condotti in commissariato. Erano in gran numero, molti di più degli avvocati presenti."
Anche l'avvocato Bogatekin ha aderito alla rete costituita per aiutare le famiglie dei ragazzi uccisi, dispersi e dei migliaia che sono feriti, spesso in maniera grave  e invalidante, durante il corso della protesta. Secondo il suo parere, proprio questo impegno è stato punito con la violenta azione poliziesca del 12 giugno: "è una palese violazione della libertà di espressione - e aggiunge - inoltre la polizia si è permessa di entrare all'interno di un palazzo di giustizia e di arrestare degli avvocati, solo perchè osavano manifestare. Quando hanno iniziato a portar via i colleghi, in molti si sono affacciati dalle finestre, protestando. A quel punto un ufficiale, con un megafono, ha minacciato l'intero tribunale...Se continuate a gridare, verrete arrestati anche voi! Appena appresa la notizia centinaia di colleghi da ogni parte della città hanno raggiunto il tribunale. Il risultato è che, appena qualche ora dopo il sit-in di quelle poche decine di avvocati, è andata in scena una manifestazione spontanea di almeno un migliaio di persone".
-L'AZIONE REPRESSIVA SI SNODA SU PIU' FRONTI.
La polizia turca ormai orienta la repressione su vari fronti.
I primi a cadere sotto la "tela del ragno" e del "pugno di ferro" dei zelanti poliziotti sono stati i giornalisti e subito dopo, come abbiamno visto, gli avvocati ora, negli ultimi giorni, è la volta dei medici  e il personale paramedico. Motivo: la scorsa settimana hanno prestato soccorsi ai feriti mentre infuriava la "guera repressiva" scatenata dai "precisi ordini del Sultano".
Addirittura a finire sotto inchiesta è la Chamber of Medics, la corporazione dei sanitari. La dottoressa Hardan Toprak non usa giri di parole: "Siamo sotto attacco" afferma mentre racconta lo scenario che si è trovata difronte nella "Guerra di piazza".
"Molti ragazzi sono stati colpiti agli occhi dai proiettili di gommasparati dagli agenti. Molti hanno perso la visione binoculare. Troppi ragazzi. Il che lascia pensare ad una sorta di tiro al bersaglio".
Un'infinita lista di nomi di ragazzi feriti agli occhi dall'inizio della protesta:
Mahir Gur
Sepher Wahabbi
Muharram Dalsuren
Burak Unveren
Yusuf Murat Ozdemir
Vedat Alex
Selim Polat
Erdal Sarikaya 
Necati Testo.
Non è tutto. La dottoressa Toprak racconta un caso che ha indignato l'intera Turchia. Si tratta di un bambino di 4 anni colpito ai testicoli da un proiettile.
Un ferimmagine eloquente della brutalità della repressione di Erdogan. Malgrado questo, la protesta non si arresta e va avanti: i turchi non vogliono nè tornare indietro nè rinunciare alla laicità dello stato, l'unica garanzia democratica contro l'autoritarismo che è già diventato qualcosa di altro. Un regime che, al primo posto mette la repressione e la sparizione di decine di manifestanti.
Dove sono?
(Fonte.:barikat;ohav;ihd;chd;tihav;ilmanifesto)
Bob Fabiani
Link
-www.barikat.tr;
-www.presseurope.eu/it;
-www.acikradio.com.tr;
-www.atilim.com.tr;
-www.milliyet.tr        



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