Perchè questo nome:

Credo che la verità vada urlata contro ogni indifferenza mediatica e delle coscienze. Perciò questo è uno spazio di controinformazione su tutto ciò che riguarda le lotte sociali. Questo blog è antisionista perchè antifascista. Informatevi per comprendere realmente e per resistere.

Donatella Quattrone


lunedì 17 giugno 2013

AGGIORNAMENTO SUGLI SCONTRI E GLI ARRESTI IN TURCHIA

  Da  Taksim Gezi Parki Italy:
 
16.06.2013 03.39 ULTIMO POST

Anche oggi abbiamo assistito alla divisione di due eventi molto contrastanti tra loro. Da un lato il solito Erdogan che con molta euforia carica una folla di 100 mila persone. Un discorso molto severo il suo, attacando prima i manifestanti, chiamati terroristi, e poi, ancora una volta, denunciando i media e l'Europa. Molti lo hanno definito "pazzo" oggi.
Dall'altra parte, le continue repressioni della polizia non conoscono limiti. Gezy Park rimane inagibile, intaccabile. La polizia è barricata e non lascia a nessuno l'ingresso nel parco.

Se oggi era la giornata dei numeri, l'AKP è riuscito a raggiungere quota 100 mila, aiutato dalla solita strategia "compra e ottieni". La voce del popolo invece ha sbaragliato tutti. Si parla di 500 mila e più in tutta la Turchia a marciare per la libertà e la democrazia... E siamo solo all'inizio.
Per domani è convocato uno sciopero di molti sindacati. Perché ciò che è successo non sia stato vano. Ciò che è capitato fino ad ora deve avere un seguito. E il suo messaggio deve continuare a raggiungere i migliaia di cuori di persone sparse in tutto il paese...
La libertà è un diritto. La libertà va difesa. E questo straordinario popolo non lo dimentica. Anzi. Ogni giorno più persone vengono coinvolte dal suo dolce soffio, e trasformano il suo sentimento in azione.

In Turchia si sta muovendo qualcosa.
Qui la speranza non muore mai.
Questa è la terra dove tutto in questo momento, almeno per un'altra calda notte, sembra possibile...

Buonanotte e un caloroso grazie a tutti,

Andrea Mazzone
 
16.06.2013 3.15

LIVE #ANKARA

L'ultima notizia parla di 103 arrestati negli scontri di questa sera nella capitale.
2 di questi sarebbero stranieri: un russo e un iraniano.

Andrea Mazzone
 
17.06.2013 02.48

LIVE #ISTANBUL

GLI SCONTRI SEMBRANO PLACARSI. DOPO UNA RETATA DI ARRESTI LA POLIZIA SEMBRA DARE UN PO' DI TREGUA AI GRUPPI DI MANIFESTANTI ATTORNO A TAKSIM.

LA PIAZZA E' ANCORA INAGIBILE.

LIVE #ANKARA

CONTINUANO ANCORA GLI ATTACCHI IN TUNALI STREET. UN TOMA STA ANCORA GIRANDO PER LE STRADE.

LA SITUAZIONE SEMBRA CALMARSI ANCHE NELLA CAPITALE.

DOMANI SI TORNA AL LAVORO, ANCHE SE MOLTI SINDACATI HANNO INDETTO UNO SCIOPERO PER TUTTA LA GIORNATA.

Andrea Mazzone
 
17.06.2013 01.58

LIVE #ISTANBUL

Dal tribunale di Istanbul giunge la notizia che il numero degli arrestati è salito a 390.

Baro’nun açıkladığı rakamlara göre gözaltına alınan kişi sayısı 390′a yaklaştı

LIVE #ANKARA

Gli scontri proseguono in Kennedy Street. La polizia continua il lancio di lacrimogeni sulla folla.

Tunus Caddesi’nden Kennedy’e saldırı durmaksızın sürüyor. Polis, sürekli gaz bombaları atıyor.
 
17.06.2013

LIVE #ISTANBUL

UNA FOTO CHE MOSTRA IN CHE MODO I MANIFESTANTI VENGONO ARRESTATI DALLA POLIZIA... IL PRIMA LO LASCIO IMMAGINARE A VOI

İŞTE GÖZALTILAR HUKUKİ HİÇ BİR GEREKÇESİ OLMAYAN VE ŞİDDET UYGULANARAK ALINAN

Andrea Mazzone

17.06.2013 00.46
STANNO GIRANDO VIDEO DI PERSONE CON "CAMICIA BIANCA" AD ISTANBUL, ZONA ISTIKLAL, CHE COLPISCONO VIOLENTEMENTE LE PERSONE MENTRE I POLIZIOTTI LI ARRESTANO.

LA TV HALKHABERTV SI STA CHIEDENDO CHI SIANO.

ISTIKLAL CADDESINDE POLIS TUTUYOR BEYAZ GOMLEKLI SIVIL VURUYOR!!
KIM BU BEYAZ GOMLEKLI?? SIVIL POLIS MI, YANDAS MI?

E' chiaro che sono persone esterne. Probabilmente fanno loro il lavoro sporco in modo da liberare la polizia da eventuali "pene giudiziarie"?

Andrea Mazzone

TURCHIA. IL JENIX NELL'ACQUA DEGLI IDRANTI

Domenica 16 Giugno 2013 22:54 















Cos'è il materale chimico messo negli idranti della polizia e poi sparato contro i manifestanti? Tutto quel che c'è da sapere sul Jenix. Ovvero un estratto del peperoncino trasformato in arma chimica.


 

http://www.jenixbibergazi.com/en/




Di sicuro non è solo acqua quella sparata sino ad oggi dai potenti cannoni Toma usati dalla polizia turca contro i manifestanti di piazza Taksim e Gezi Park. Negli idranti c'è infatti una miscela a base di Jenix, un potente liquido urticante al peperoncino, a base di capseicina.

Stamattina alcuni medici avevano ipotizzato l'uso di agenti chimici dopo aver soccorso alcuni dei manifestanti feriti durante gli scontri. Sospetti diventati certezze quando alcuni attivisti hanno diffuso le foto dei poliziotti turchi che caricavano gli idranti con taniche di Jenix.

Basta fare un giro su internet e dare un'occhiata alle tante foto messe sul web dai manifestanti che ne sono stati colpiti per rendersi conto di cosa può causare questa sostanza, che il governatore di Istanbul ha definito «soluzione medica» (oltretutto bisognerebbe capire quale sia la concentrazione). La pelle si arrossa e si sviluppano grandi e profonde piaghe. Molti manifestanti e operatori dell'informazione sono stati ricoverati in ospedale con lesioni evidenti, soprattutto sulle parti più esposte come viso, braccia e gambe.

Secondo il sito che lo commercializza, il Jenix viene prodotto a Istanbul e, nelle taniche da 10 chili, venduto solo a esercito, polizia e gendarmeria. L'azienda assicura che il prodotto è altamente concentrato e ha un effetto immediato. Segue una descrizione delle caratteristiche: «Uso pratico, facile e veloce, e soprattutto - se usato in quantità ridotte - nessun effetto negativo sull'ambiente e sulla salute».



Ultima modifica Domenica 16 Giugno 2013 23:17 
Fonte:

domenica 16 giugno 2013

16 giugno 1976: la rivolta di Soweto

Domenica 16 Giugno 2013 06:52

E' il 16 Giugno 1976 quando a Soweto in Sudafrica iniziano violenti scontri tra gli studenti neri e la polizia segregazionista del 16 giugnoNational Party, partito nazionalista al governo del paese.
Il motivo specifico della protesta studentesca di Soweto fu un decreto governativo che imponeva a tutte le scuole in cui erano segregati i neri, di utilizzare l'afrikaans come lingua paritetica all'inglese.
Quest' ultimo episodio, preceduto da una lunga serie di imposizioni da parte degli afrikaner, fu percepito come direttamente associato alla logica generale dell'apartheid.
L'inglese era la lingua più diffusa presso la popolazione nera ed era stata scelta come lingua ufficiale da molti bantustan al contrario dell'afrikaans, la lingua degli oppressori.
Il Ministro per l'Istruzione Bantu, Punt Janson, incurante del volere della popolazione arrivò ad affermare « Non ho consultato gli africani sulla questione della lingua e non intendo farlo. Un africano potrebbe trovarsi di fronte a un "capo" che parla afrikaans o che parla inglese. È nel suo interesse conoscere entrambe le lingue. »
Queste ultime dichiarazioni suscitarono numerose proteste da parte del corpo docenti e degli studenti neri delle scuole dov'erano segregati.
Il 30 aprile 1976, i bambini della "Orlando West Junior School" diedero inizio a uno sciopero, rifiutandosi di andare a scuola.
Gli studenti di Soweto intanto formarono un comitato d'azione, il "Soweto Students' Representative Council" per organizzare la protesta, indicendo una manifestazione di massa per il 16 giugno.
Migliaia di studenti e docenti neri si riversarono nelle piazze e si diressero verso lo stadio di Orlando.
Si decise per la linea pacifica, pianificando in modo accurato il tutto, in modo tale che fosse chiaro: nelle prime file del corteo erano esposti cartelli con scritte come "Non sparateci - non siamo armati".
Il corteo incontrò la polizia, che aveva preparato delle vere e proprie barricate.
Si optò per una deviazione del corteo su di un percorso alternativo: anziché andare allo stadio, giunsero presso la Orlando High School.
Qui, nuovamente trovarono la polizia ad attenderli che cercò subito di disperdere la folla con i gas lacrimogeni.
Dal corteo cominciarono a levarsi slogan di protesta ed i bambini esasperati dalla condizione di segregazione in cui si trovavano costretti a vivere sin dalla nascita e dal crescendo di angherie che erano costretti a subire, cominciarono a tirare pietre verso la polizia.
La polizia prontamente e senza alcuno scrupolo, aprì il fuoco uccidendo quattro bambini, fra cui il tredicenne Hector Pieterson di cui la fotografia del suo corpo martoriato divenne un simbolo della violenza della polizia sudafricana.
Negli scontri che seguirono durante la giornata morirono altre 23 persone.
Dopo il massacro del 16 giugno, la tensione fra gli studenti neri di Soweto e la polizia continuò a crescere.
Il giorno successivo, le forze dell'ordine sudafricane giunsero a Soweto armate di fucili automatici, inoltre furono dispiegate anche forze dell'esercito.
Soweto era pattugliata da elicotteri e automobili della polizia e diverse fonti riportarono di agenti in borghese che giravano in automobili civili e sparavano a vista sui dimostranti neri.
Le contestazioni durarono circa 10 giorni e si dovette arrivare alla morte di più di 500 manifestanti e il ferimento di oltre 1000, perchè il regime dell'apartheid crollasse.
La rivolta contribuì a consolidare il sentimento anti-afrikaner nelle masse nere e la posizione predominante dell'ANC come principale interprete di questo sentimento.
Molti dei cittadini bianchi sudafricani presero parte in modo deciso a favore dei dimostranti.
Alle manifestazioni di studenti neri si andarono ad aggiungere quelle degli studenti bianchi.
Dal mondo studentesco, inoltre, la protesta si allargò a diversi settori produttivi con una catena di scioperi da parte degli operai di molte fabbriche.
La rivoltà che si estese in tutto il Sudafrica pagò ed ebbe un ruolo fondamentale nella caduta del National Party e nella fine dell'apartheid, sancita definitivamente nel 1994.


Fonte:

ATTACCO DI STANOTTE SU PIAZZA TAKSIM

 
 
16.06.2013 3.01

LIVE #ISTANBUL

TUTTI PER LE VIE CON LA MACCHINA SUONANO I CLACSON E INCITANO SLOGAN E CORI CONTRO IL GOVERNO. LA POLIZIA LANCIA LACRIMOGENI CONTRO LE AUTO IN CORSIA IN AUTOSTRADA!!!! ASSURDO!!!

Andrea Mazzone
 
16.06.2013 2.51

LIVE #ISTANBUL

I TIFOSI DEL FENERBAHCE E DEL BESIKTAS INSIEME HANNO SVUOTATO UN TANK (TOMA) DELLA POLIZIA PIENO DI LIQUIDO!!

Andrea Mazzone

 
16.06.2013
ECCO LA PROVA del mixing di additivo ai Toma...
Il liquido che fuoriesce NON E' ACQUA MA E' A CONTENUTO ACIDO E PROVOCA USTIONI!!

Andrea Mazzone
 
16.06.2013 2.30

DECINE DI SCARICHE DI LACRIMOGENI NELLE VIE INTORNO AD ISTANBUL. LA POLIZIA STA CERCANDO DI REPRIMERE I MANIFESTANTI. SONO ARRIVATI ANCHE QUELLI DELLA POLIZIA MILITARE ORA A LORO RINFORZO (Jandarma)...

Andrea Mazzone

 
16.06.2013 2.26
LIVE #ISTANBUL

CARTINA ESPLICATIVA DI ISTANBUL ORA

In rosso le zone da cui migliaia di manifestanti stanno cercando di raggiungere la piazza!!!

Andrea Mazzone
 
16.06.2013 2.20

LIVE #ISTANBUL

VOLETE SAPERE COSA HA APPENA DETTO IL GOVERNATORE ORA SU TWITTER???
SU ANDA TWITTERDEKI ISTANBULUN GOVERNOR NE SOYLEDI BILMEK ISTIYOR MUSUNUZ??

Il governatore di Istanbul, Huseyn Avni Mutlu, su Twitter: I provocatori stanno iniziando ad usare più armi. Due agenti di polizia sono stati feriti.

Huseyn Avni Mutlu (Istanbul Governor): Provokatörler artık silah kullanmaya başladı. İki emniyet görevlisi yaralandı.

Andrea Mazzone
 
16.06.2013 2.00

LIVE #TURKEY

50.000 PERSONE IN #ESKISEHIR

10.000 PERSONE ORA A #KADIKOY - ISTANBUL

30.000 PERSONE AD #ANKARA

PER NON PARLARE DI QUELLE IN TUTTE LE ALTRE CITTA'...

E DOMANI SI VUOLE ESSERE 1 MILIONE A TAKSIM!!!

ECCO LA VOCE DEL POPOLO!!!

Andrea Mazzone

 
16.06.2013 1.35
LE IMMAGINI DEI POLIZIOTTI ALL'INTERNO DELL'HOTEL DIVAN MOSTRANO I LORO CASCHI SENZA NESSUN NUMERO IDENTIFICATIVO...

DIVAN'IN OTELINDEKI POLISLER KASKODA NUMARA YOK....

LASCIO A VOI COMMENTI

Andrea Mazzone

16.06.2013 1.26

LIVE #TURKEY

RAGAZZI E' INCREDIBILE!!! TUTTI SI STANNO RIVERSANDO PER STRADA!! CI SARANNO DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE IN QUESTO MOMENTO A PROTESTARE CONTRO IL GOVERNO IN TUTTA LA #TURCHIA!! ANCHE DALLE CITTA' MINORI MI SONO ARRIVATE SEGNALAZIONI DI GRUPPI DI CENTINAIA DI #PERSONE CHE #MARCIANO E CANTANO "ISTIFA ....!!!" PER STRADA!!

SE ERDOGAN VOLEVA UN MILIONE DI PERSONE IN PIAZZA AD ANKARA PER LUI OGGI, STA AVENDO SOTTO GLI OCCHI UN POPOLO INTERO CHE SI STA FINALMENTE OPPONENDO!!!

Andrea Mazzone
 
 
16.06.2013 00.55 
 
 LIVE #ISTANBUL IN QUESTO MOMENTO CONTINUANO I #BLOCCHI DELLA POLIZIA ATTORNO A TAKSIM. I CORTEI PER STRADA SI FANNO SEMPRE PIU' GRANDI E LA POLIZIA FA FATICA A CONTENERLI. TUTTI CERCANO DI MARCIARE VERSO TAKSIM. LIVE #ANKARA LA POLIZIA HA LANCIATO...
 
 

15.06.2013 00.26
LIVE #ISTANBUL

Sembra CHE QUESTA SERA ABBIANO USATO ADDITIVI CHIMICI ALL'ACQUA DEI CANNONI... GUARDATE QUESTA FOTO

Andrea Mazzone
 
16.06.2013 00.17

LIVE #ISTANBUL

QUESTA SERA IL GOVERNO HA DAVVERO OLTREPASSATO IL LIMITE...

CONTINUANO LE BARRICATE PER LE VIE DI ISTANBUL. LA POLIZIA STA ATTACCANDO I MANIFESTANTI... E CONTINUA...

GEZY PARK STA VENENDO SVUOTATO E DISTRUTTO...

MIGLIAIA DI PERSONE DA TUTTE LE PARTI STANNO SCENDENDO IN PIAZZA.

DA GAZII A TAKSIM SONO IN MIGLIAIA IN QUESTO MOMENTO!

Gazii den Taksim'e bin insan yolda yuruyor!!!

MI SEMBRA CHE QUALCUNO FORSE CAPIRA' DOPO STASERA, TAYYIP?

Andrea Mazzone
 
15.06.2013 23.53

LIVE #ISTANBUL

IL GOVERNATORE STA PARLANDO...

E' stato necessario intervenire per liberare l'area di Taksim.

Taksim Platformu'nun kararı ile müdahale gereği doğmuştur.

Il Governatore Mutlu: Ci stiamo sforzando perché in qualche ora tutto sia più calmo.

İstanbul Valisi Mutlu: Bir kaç saat içinde çok daha rahat bir ortamın tesisi için çabalıyoruz.

Andrea Mazzone
 
 ***
 
Leggi anche qui:
http://baruda.net/2013/06/16/lennesimo-attacco-notturno-sul-gezi-park-e-la-lunga-notte-in-tutta-la-turchia-resitanbul/ 
http://baruda.net/2013/06/16/piazza-taksim-perche-ci-basta-respirare-per-sanguinare-ce-lo-spiegate/
 
Petizione:
 http://www.change.org/it/petizioni/all-unione-europea-all-ambasciata-turca-in-italia-al-parlamento-italiano-chiediamo-l-immediata-sospensione-della-repressione-violenta-di-erdogan#share
 

sabato 15 giugno 2013

DAL MOLIN: QUANDO INAUGURANO, FIACCOLATA



 martedì 18 giugno ASSEMBLEA PUBBLICA al Presidio per organizzare insieme le iniziative


 14 giugno 2013


Secondo la stampa locale, la cerimonia d’inaugurazione della nuova base Usa al Dal Molin sarà martedì 2 luglio. Un giorno infrasettimanale, di piena estate, perché - dopo la brutta esperienza del 4 maggio, quando furono costretti ad annullare l’open day - gli statunitensi non vogliono brutte sorprese.
Qualunque sia la giornata in cui decideranno di fare la cerimonia, noi la sera saremo in piazza, con le nostre fiaccole che, in questi anni, hanno illuminato i momenti più importanti della mobilitazione contro la militarizzazione della città. Perché l’inaugurazione della nuova installazione militare non è la fine della storia né la giornata in cui mettersi a lutto, ma è un passaggio a cui non vogliamo mancare, per dire, con i volti di tante famiglie, che Vicenza ha un obiettivo chiaro da perseguire: quello di liberarsi dall’opprimente presenza delle servitù militari.
E’ un percorso già iniziato, con la smilitarizzazione di metà area del Dal Molin - il Parco della Pace che, nei piani statunitensi, sarebbe dovuta rientrare nel loro perimetro di filo spinato - e il congelamento di nuovi progetti per Site Pluto. E’ un percorso lungo, la cui meta non si vede, oggi, all’orizzonte. Ma noi vogliamo continuare il cammino, come sempre abbiamo fatto in questi anni, portandoci nello zaino i tanti strumenti che hanno caratterizzato la nostra mobilitazione.
Quando inaugurano, dunque, la sera tutti in fiaccolata. Intanto, martedì 18 giugno alle 21.00 ci troviamo al Presidio Permanente NoDalMolin per un’assemblea pubblica durante la quale costruire insieme le prossime iniziative. E continuiamo a raccogliere le firme perché le autorità locali non si prestino, ancora una volta, alle campagne di propaganda a stelle e strisce, chiedendo loro di non partecipare alla cerimonia inaugurale.



Fonte:

http://www.nodalmolin.it/Dal-Molin-quando-inaugurano#.UbuUspxGgm1 

venerdì 14 giugno 2013

BOLZANETO: "L'ITALIA E' UN PAESE IN CUI SI PRATICA LA TORTURA"

 


 




 La Cassazione conferma l'impianto della sentenza di secondo grado. Assolti i carabinieri, condannati tutti gli altri. 

 Venerdì 14 giugno 2013 17:53


 di Checchino Antonini

«L'Italia è un Paese in cui si pratica la tortura, ma si fa finta che non sia così», sbotta Lorenzo Guadagnucci uscendo dal Palazzaccio. Da pochi istanti è stata pronuciata la sentenza di Cassazione per i massacri e gli abusi commessi a Bolzaneto nel 2001. La Quinta sezione penale della Cassazione ha messo un paletto definitivo sul capitolo delle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto, carcere provvisorio del G8 di Genova, confermando 7 condanne e concedendo 4 assoluzioni. Oronzo Doria, Franco, Trascio e Talu, sono i nomi degli agenti assolti. Mentre sono state confermate le condanne - inflitte dalla Corte d'appello di Genova il 5 marzo 2010 - per l'assistente capo della polizia Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi), che divaricò le dita delle mano di un detenuto fino a strappare la carne, gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e il medico Sonia Sciandra.

Pene confermate a un anno per gli ispettori della polizia Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi che avevano rinunciato alla prescrizione. Anche nei confronti di Amenza i giudici della Suprema Corte hanno cancellato la condanna per il reato di minaccia. Ma la quinta sezione penale del Palazzaccio - presieduta da Gaetanino Zecca - ha fatto di più, riducendo i risarcimenti nei confronti delle vittime delle violenze. Il verdetto, infatti, stabilisce che i danni subiti dai manifestanti, dovranno essere rideterminati da un giudice civile «per assenza di prova».

Ad attendere la sentenza, assieme ai loro legali, c'erano alcune vittime di Bolzaneto e della Diaz, alcuni reduci di quel luglio più qualche sparuto militante più giovane.

C'è Marco Poggi, l'"infame", lui ci scherza su ma da quando ha deciso di testimoniare sugli orrori del carcere provvisorio per le retate del G8 non ha più lavorato come infermiere penitenziario. Solo 8 anni dopo avrebbe potuto fare il suo mestiere ma in un Opg. Da allora fa il sindacalista. Di Bolzaneto ricorda gli occhi strabuzzati del ragazzo coi rasta a cui il medico della prigione strappò via il piercing così, per sfregio. Vide dar calci e pugni sulle reni. Li sentiva cantare Faccetta nera, gliela facevano sentire agli "ospiti" anche dai finestroni, con i telefonini. Lì dentro c'è era gente come Lorenzo di Roma, che aveva 21 anni, e lo pescarono il sabato 21, in corso Torino mentre era con alcuni amici, non stava facendo nulla se non prendere parte a un corteo contro il G8. Uscì da Bolzaneto con le costole incrinate e tantissima paura. Da allora non gli va mica di farsi vedere in giro. Evandro, torinese, era più anziano di diciotto anni. Fu preso quando spezzarono il corteo del sabato mentre fuggiva in una via laterale e poi nella rampa di un garage. E giù cazzotti sul muso e quella manganellata a freddo all'ingresso del carcere di Alessandria.

«Non ho ancora sentito una parola da parte del presidente della Repubblica e dei ministri. Dopo due sentenze su quello che è successo a Genova ci aspettiamo le scuse da parte dello Stato - dice Enrica Bartesaghi, presidente del comitato Verità e giustizia per Genova e madre di una ragazza picchiata alla Diaz e inghiottita da Bolzaneto - chi è stato coinvolto in questa vicenda faccia un passo indietro». Un passo indietro, certo, l'ha fatto la politica, specie la "sinistra" per bene, quella non rancorosa, in giro per il Palazzaccio c'è solo Italo Di Sabato, che segue per Rifondazione le cose di repressione, e Vittorio Agnoletto.

Quelli accaduti nel luglio 2001 nella caserma di Bolzaneto a Genova sono "soprusi" e "vessazioni" assolutamente "inqualificabili", aveva detto il pg di Cassazione, Giuseppe Volpe, nella sua requisitoria.

E "correttamente la Corte d'appello di Genova ha tenuto conto di questo a differenza del primo giudice che si limitò a valutare una percezione de visu". In primo grado, infatti, nel luglio 2008, vennero pronunciate 30 assoluzioni e 15 condanne.

Tale verdetto venne ribaltato in appello, il 5 marzo 2010, quando tutti gli imputati vennero ritenuti responsabili di quanto accaduto: per 7 ci fu la condanna penale, per 37 fu dichiarata la prescrizione del reato, ma per tutti venne stabilita la condanna a risarcire le vittime. Il pg Volpe, quindi, ha rilevato come chi a Bolzaneto rivestiva in quei giorni "posizioni di garanzia" sia responsabile di "omissioni, che hanno consentito il verificarsi degli eventi delittuosi. La percezione di ciò che avveniva era resa possibile anche dal contesto, dagli odori e dalle urla".

Il pg aveva chiesto di confermare le condanne ma di ridurre i risarcimenti stabiliti dai giudici d'appello per i no-global vittime delle violenze. Le parti civili che non presentarono appello, secondo Volpe, che nella sua requisitoria ha citato ampia giurisprudenza su questo tema, "non hanno interesse ad avere risarcimenti".

«Così è stato - spiega Vittorio Agnoletto, che fu portavoce del Genoa social forum in quel 2001 tremendo - le modifiche sono avvenute solo su questioni formali. Ora che è concluso l'iter giudiziario dovrebbero entrare in scena l'Ordine dei medici e i comandi delle forze dell'ordine per i provvedimenti disciplinari contro i condannati». Resta, tanto per Agnoletto, quanto per Simonetta Crisci, una delle avvocate di parte civile, lo scandalo dell'assenza del reato di tortura. Inammissibile, per la Cassazione, il ricorso della procura genovese che aveva posto la questione di legittimità costituzionale sul mancato adeguamento dell'Italia ai principi della Convenzione europea che sanciscono l'imprescrittibilità di ogni reato commesso in violazione della norma che pone il divieto di trattamenti inumani e degradanti. «Se ci fosse stato quel reato Bolzaneto non lo ricorderemmo per tutto questo - riprende Agnoletto - se la politica fosse intervenuta dopo non ci sarebbero stati gli omicidi di Aldrovandi, Cucchi, Uva ecc... perché un reato imprescrittibile funzionerebbe da deterrente».




 
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Secondo i pm nella caserma sono state "inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano 'trattamenti inumani e degradanti'". Nelle motivazioni della sentenza, vengono elencati numerose violenze che risultano provate ai danni dei manifestanti trattenuti (tra cui alcuni di quelli provenienti dalla scuola Diaz): "lunghe attese prima di essere accompagnati ai bagni" al punto da doversi urinare addosso, "distruzione di oggetti personali", "insulti di ogni tipo, da quelli a sfondo sessuale, diretti in particolare alle donne [...], a quelli razzisti [...] a quelli di contenuto politico" e varie minacce, "spruzzi di sostanze urticanti o irritanti nelle celle", "percosse in tutte le parti del corpo, compresi i genitali [...] inferte con le mani coperte da pesanti guanti di pelle nera e con i manganelli" anche senza motivo, l'obbligo di assumere posizioni scomode o vessatorie, anche nei confronti di manifestanti feriti, per lunghi periodi e senza motivazioni valide. I giudici commentano anche il fatto che l'assenza di uno specifico reato di tortura nell'ordinamento italiano ha costretto i pubblici ministeri a riferirsi al reato di abuso di ufficio, non adeguato alle condotte degli accusati ritenuti colpevoli, pur essendo le loro azioni "pienamente provate" e potendo esse "ricomprendersi nella nozione di "tortura" adottata nelle convenzioni internazionali". Nel testo delle motivazioni si legge che: «L'elenco delle condotte criminose poste in essere in danno delle persone arrestate o fermate transitate nella caserma di Bolzaneto nel giorni compresi tra il 20 e il 22 luglio 2001 consente di concludere, senza alcun dubbio, come ci si trovi dinanzi a comportamenti che rivestono, a pieno titolo, i caratteri del trattamento inumano e degradante e che, quantunque commessi da un numero limitato di autori, che hanno tradito il giuramento di fedeltà alle leggi della Repubblica Italiana e, segnatamente, a quella che ne costituisce la Grundnorme, la Carta Costituzionale, e in una particolare (e si spera irripetibile) situazione ambientale, hanno, comunque, inferto un vulnus gravissimo, oltre a coloro che ne sono stati vittime, anche alla dignità delle Forze della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria e alla fiducia della quale detti Corpi devono godere, in virtù della meritoria attività quotidiana svolta dalla stragrande maggioranza dei loro appartenenti, nella comunità dei cittadini». « Purtroppo, il limite del presente processo è rappresentato dal fatto che, quantunque ciò sia avvenuto non per incompletezza nell'indagine, che è stata, invece, lunga, laboriosa e attenta da parte dell'ufficio del pm, ma per difficoltà oggettive (non ultima delle quali, come ha evidenziato la Pubblica Accusa, la scarsa collaborazione delle Forze di Polizia, originata, forse, da un malinteso "spirito di corpo") la maggior parte di coloro che si sono resi direttamente responsabili delle vessazioni risultate provate in dibattimento è rimasta ignoto».

Nelle motivazioni si riporta anche che dopo la morte di Carlo Giuliani il venerdì pomeriggio era stato deciso che i carabinieri presenti a Genova non avvrebbero più svolto servizio in strada, per cui il sabato furono mandati a Bolzaneto. Secondo alcune testimonianze, rese nel processo e riportate nelle motivazioni, la condizione dei manifestanti trattenuti durante il periodo in cui di guardia alle celle vi erano i carabinieri (dal sabato sera all'alba di domenica) era meno vessatoria e si erano registrate meno violenze (per la giornata di sabato una relativa intermittenza del trattamento vessatorio accompagnato in diverse occasioni da un atteggiamento, definito più umano dalle stesse parti lese, tenuto dagli appartenenti all'Arma, i quali sono intervenuti in diverse occasioni, per quanto hanno potuto, al fine di impedire le vessazioni), oltre al fatto che ai detenuti era stato concesso di sedersi ed era stata data dell'acqua, mentre vi erano stati dei battibecchi tra dei poliziotti che volevano entrare nella zona delle celle e carabinieri che avevano l'ordine di non farli passare.

IL PROCESSO DI PRIMO GRADO

Il 14 luglio 2008, al termine di un processo dopo oltre 9 ore di camera di consiglio, la Prima sezione penale del tribunale di Genova, pronunciò una sentenza di condanna per 15 imputati e 30 assoluzioni tra poliziotti, funzionari della questura, medici e poliziotti della penitenziaria, comminando pene variabili fra i 5 mesi e i 5 anni per complessivi 23 anni e 9 mesi di reclusione. I reati contestati agli imputati, a vario titolo, erano abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Il tribunale aveva condannato Alessandro Perugini, all'epoca numero due della Digos di Genova, il funzionario di polizia con il grado più alto nella struttura, e l'ispettore Anna Poggi, rispettivamente a 2 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno; Daniela Maida, ispettore superiore ad 1 anno e 6 mesi di reclusione; Antonello Gaetano, a 1 anno e 3 mesi, gli ispettori della polizia di Stato Matilde Arecco, Natale Parisi (poi deceduto), Mario Turco e Paolo Ubaldi ad 1 anno di reclusione ciascuno. Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia a 3 anni e 2 mesi di reclusione; Barbara Amadei a 9 mesi, Alfredo Incoronato a 1 anno, Giuliano Patrizi a 5 mesi. Sono inoltre stati condannati i medici Giacomo Toccafondi ad 1 anno e 2 mesi di reclusione e Aldo Amenta a 10 mesi. La pena più alta, 5 anni, è stata inflitta a Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria responsabile della sicurezza del carcere di Bolzaneto a cui i giudici hanno lasciato la contestazione del reato di abuso d'ufficio doloso. I pm Patrizia Petruzziello e Ranieri Vittorio Miniati avevano chiesto condanne per oltre 76 anni complessivi di carcere con pene variabili da 6 mesi a 5 anni e 8 mesi e una sola assoluzione. Il tribunale di Genova aveva condannato i ministeri della Giustizia e degli Interni, responsabili civili, al risarcimento di numerose parti civili in solido con alcuni degli imputati condannati. Tra gli imputati assolti c'era il colonnello di polizia penitenziaria Oronzo Doria, ora generale, per il quale i pm avevano chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi. Sono stati inoltre assolti tutti i carabinieri imputati. Confermata per Giuseppe Fornasiere ufficiale della polizia penitenziaria l'assoluzione come avevano chiesto i pm.

LA SENTENZA DI APPELLO

La sentenza d'appello è stata pronunziata il 5 marzo 2010 dopo oltre 11 ore di camera di consiglio. La corte d'appello ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado. Confermata la sentenza di primo grado a carico di quattro imputati mentre ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per altri 28 imputati tra i quali Alessandro Perugini, ex vicecapo della digos della questura di Genova ai tempi del G8. Tutti, comunque, sono stati dichiarati responsabili dei reati ai soli effetti civili e condannati in solido al risarcimento del danno con i rispettivi ministeri. In riforma della sentenza di primo grado sono stati condannati anche quattro imputati per un totale di 6 anni e 6 mesi di reclusione. A tutti e quattro sono stati applicati i doppi benefici anche se devono rispondere in solido del risarcimento danni a favore di alcune parti civili. Un passaggio della sentenza è illuminante su quanto accadde, i cori fascisti e le suonerie dei telefonini di alcuni agenti inneggianti al fascismo.

Scrivono i giudici: «Richiamarsi platealmente al nazismo e al fascismo, al programma sterminatore degli ebrei, alla sopraffazione dell'individuo e alla sua umiliazione, proprio mentre vengono commessi i reati contestati o nei momenti che li precedono e li seguono, esprime il massimo del disonore di cui può macchiarsi la condotta del pubblico ufficiale».

Amnesty International, all'epoca, ha sottolineato l'importanza della sentenza, che riconosce che a Bolzaneto vi furono «gravi violazioni dei diritti umani». È stato fatto notare da diversi media che la prescrizione sarebbe stata impedita se l'Italia avesse già introdotto nel suo sistema penale il reato di tortura, come da obblighi derivanti dalla firma della Convenzione ONU contro la Tortura del 1988.

L'avvocatura dello Stato, ritenendo eccessive le somme liquidate alle parti civili (comprensive di spese legali), ne ha sospeso il pagamento e ha fatto ricorso alla corte di Cassazione per chiedere la sospensione delle condanne civili. La quinta sezione penale della Cassazione ha tuttavia rigettato il ricorso, ritenendo legittimi i risarcimenti. 



Fonte:


ISTANBUL: LA TRAPPOLA DI ERDOGAN

Venerdì 14 Giugno 2013 09:56 


Erdogan alterna minacce ai manifestanti con presunte aperture: incontrando alcuni rappresentanti della 'Piattaforma Taksim' promette che rispetterà la decisione dei tribunali su Gezi Park. Le manifestazioni continuano.

“Il governo di Ankara rispetterà la decisione del Tribunale” che prevede la sospensione dei lavori per la demolizione del Gezi Park a Istanbul per la costruzione di un centro commerciale. Lo ha reso noto il portavoce del partito al governo Akp, Huseyin Celik, dopo il vertice di quattro ore avvenuto durante la notte tra il primo ministro Recep Tayyip Erdogan e una delegazione di 16 rappresentati dei manifestanti tra cui alcuni membri della 'Piattaforma Taksim' e otto artisti che hanno espresso il loro sostegno alla protesta. Facendo riferimento a una sentenza del Tribunale sulla sospensione del progetto che il governo aveva previsto per il Gezi Park, Celik ha detto che se non verrà accolto l'appello presentato dal governo – che vuole rimuovere il parco per costruirvi una moschea, un centro commerciale e una ‘ricostruzione’ di antiche caserme ottomane - l'area sarà mantenuta a parco. Nel caso in cui il progetto venisse invece approvato in appello, il governo terrà un referendum sul destino di Gezi Park. ''La Turchia é uno stato di diritto. E' impossibile che il ramo esecutivo compia un atto illecito. C'é una decisione della Corte e il governo si deve adeguare'', ha detto Celik, precisando che il parco non sarà toccato fino all'ulteriore pronunciamento del Tribunale. Durante il vertice si é anche discusso dell'uso sproporzionato della forza da parte della polizia turca contro i manifestanti. ''Hanno chiesto sensibilità su questo argomento. Se verrà provato (che un ufficiale, ndr) ha commesso un reato, sarà punito come prevede la legge'', ha dichiarato Celik. Durante un incontro con la stampa, il portavoce dell'Akp ha anche ribadito l'appello ai manifestanti ad abbandonare la protesta a Gezi Park. ''Mi rivolgo ai giovani che fanno parte del movimento ambientalista. Tornate nei vostri caldi letti a casa'', ha detto.

Per quanto riguarda la decisione di abbandonare la protesta di piazza, i manifestanti lasceranno che ognuno decida come crede. ''Tutto é iniziato per la sensibilità rispetto al parco. Le persone sensibili decideranno in proprio, così come da sole hanno deciso di intervenire dopo le violenze'' della polizia sui manifestanti, ha detto Eyup Muhcu della Piattaforma Taksim. Tra gli otto artisti che hanno incontrato Erdogan anche Halit Ergenc, primo attore della serie televisiva 'Suleyman il Magnifico', secondo cui il primo ministro ha ascoltato attentamente i loro timori e le soluzioni proposte. ''Ci hanno garantito che non compieranno alcuna azione che sia incompatibile con la decisione della Corte'', ha detto.

Ma l'ipotesi ventilata dal governo di tenere un referendum a Istanbul sulla sorte di Gezi Park sembra più che altro una boutade. Tra l'altro inammissibile dal punto di vista legislativo, ha detto ieri il presidente del Consiglio di Stato turco, Huseyin Karakullukcu, ricordando come ci sia già una sentenza che boccia il progetto del governo per il parco, emessa dal Tribunale Amministrativo di Istanbul il 31 maggio. "Non lo definirei referendum - ha detto Karakullukcu, citato dal sito del quotidiano Hurriyet - sarebbe una sorta di sondaggio sulle opinioni dei cittadini, perché non si può tenere un referendum contro la decisione di un giudice. Nello stato di diritto, la decisione di un giudice é vincolante".

Insomma il governo utilizza toni concilianti, dice alcune bugie e continua ad alternare il bastone della repressione alla carota del 'dialogo'. Poco dopo l'inizio dell'incontro tra il premier turco e i “delegati del movimento” di protesta di Istanbul, la polizia antisommossa ha di nuovo attaccato con gas lacrimogeni e idranti alcune centinaia di manifestanti che protestavano nel centro di Ankara, a pochi metri dalla residenza del premier dove si sta svolgendo l’incontro. Cinque i dimostranti fermati dalla polizia.

Intanto per oggi pomeriggio i rappresentanti della 'Piattaforma Taksim' hanno annunciato una cerimonia di commemorazione delle vittime della protesta, quattro finora quelle confermate dalle autorità ma in numero superiore se ci considerano alcuni dimostranti che si trovano ormai in stato di coma irreversibile a causa dell’impatto in zone vitali di pallottole di gomma o spolette di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo dai reparti antisommossa.

Ieri il premier aveva ribadito che la sua pazienza era terminata e che entro ieri sera tutti i dimostranti avrebbero dovuto abbandonare il Gezi Park. Qualche ora prima aveva chiesto ai ‘veri ecologisti’ di abbandonare il parco e di lasciare da soli ‘i terroristi’ che si erano ‘infiltrati nella protesta’. Nell’ennesima dichiarazione paternalistica e minacciosa Erdogan aveva anche rivolto un invito alle ‘madri’ affinché riportassero a casa i loro figli impegnati nella protesta. Per tutta risposta ieri in serata molte mamme sono scese a manifestare in piazza Taksim e nel corso di una catena umana hanno simbolicamente chiesto alle mamme dei poliziotti di riportare a casa loro i loro figli.
Poco prima in molti quartieri di Istanbul é andata di nuovo in scena la protesta delle luci - a migliaia hanno acceso e spento le luci nei loro appartamenti - mentre nelle strade manifestanti sbattevano pentole una contro l'altra o suonavano i clacson delle loro auto in segno di opposizione al governo e alla repressione e in solidarietà con i manifestanti. 

Ultima modifica Venerdì 14 Giugno 2013 10:27